The Drip, Michael Gullo · Italiano

The Drip by Michael Gullo, in Italiano. The whole translation on one page.

English

Capitolo 1 – giovedì 2 novembre 2023

“Non ce la faccio.”

“Non ce la fai a fare cosa?”

“Michael, io semplicemente non lo faccio. Non passo dal vivere in un cantiere al vivere nel prossimo. Non lo farò.”

“Stef, Non abbiamo i soldi per la tua visione, trasferirci a Sevierville, mettere lo spazzolino Nel bicchiere e andare da O.P. Jenkins a prendere il divano.”

“Non è una visione, Michael. Questa non è casa mia. Abbiamo fatto un errore a venire qui, e io voglio tornare a casa.”

“Lo so, ma non è così facile --- Ci arriveremo. Te lo prometto.”

“Siamo qui da dieci anni, e tu mi prometti che torneremo indietro praticamente da sempre.”

“Sono i soldi, Stef.”

“Michael, non è quello, e lo sai. Ci hai messo un anno a scavare e finire delle fondamenta che sono lì finite da un altro anno ancora. Due anni che vivo con delle fondamenta fuori dalla finestra della sala da pranzo. Sto pensando di dipingerci sopra una bella H rossa e dire a tutti che è l’eliporto.”

“Oh cazzo, sì! Tu prendi i pennelli, io vado da Sherwin Williams.”

“Michael.”

“Lo so, amore. Ma io non sto fermo. Patrick ci trova un terreno a poco, e il tizio dice che possiamo andare a vederlo, e il prezzo è giusto, ma non abbiamo i soldi per costruire una casa nuova intera e finire pure questa. È tutto qui dentro.”

“Ed è proprio questo il punto. Hai speso ogni centesimo che avevamo negli ultimi dieci anni ad avvitare roba su questa casa, e adesso è costata più di quanto ne ricaveremo mai.”

“Era invendibile.”

“Quale mercato?”

“Il mercato immobiliare. È rimasta lì 430 giorni prima che la comprassimo – perché nessuno cerca una casa con tre camere da letto su quattro piani. L’abbiamo pagata quasi metà prezzo perché Era invendibile.”

“Tranne che per te.”

“Non ti ricordi i primi ospiti, quei primi mesi? James, Karen, tutti che avevano paura di scendere fino al lago per paura di restare impantanati?”

“Va bene, sistema la fossa settica. Getta un vialetto - ma di chi è stata l’idea di trasformare tre camere da letto in sei? Di chi è stata l’idea di sventrare la cucina e metterci un santuario da chef toscano? E santo cielo, cosa mai ti è preso di staccare tutto dalla rete?”

“Non di nuovo il solare. Senti, abbiamo comprato questo posto sognando tutta la famiglia sul pontile, moto d’acqua, gonfiabili, grigliate, e la verità è che è troppo lontano per tutto quello.”

“Va bene, allora lo vendiamo.”

“Da qui il cantiere.”

“No, Michael. Il cantiere va avanti da otto anni.”

“Sette.”

“E mezzo.”

“Non è tutta un’idea mia. L’economia di Hardin Valley è cambiata. Hanno fatto la scuola e le migliaia di case, e questo posto è passato da campeggio sul lago a tenuta multigenerazionale di undici acri con sei camere da letto.”

“Ma non lo è. Ha sei camere da letto, sì, ma i letti sono vecchi, l’arredamento è spaiato, e il 1990 rivuole indietro le sue piastrelle del bagno.”

“Mi hai appena aggiunto roba alla lista delle ristrutturazioni?”

“No, Michael. Non posso vivere così. Sei camere da letto, Michael. Sei. Non le arrediamo nemmeno. Vecchia robaccia in ogni angolo. E il divano; sì, voglio un divano nuovo. Cioè, unghie di gatto e zampe di cane. I cuscini sono sudici. C’è dentro la polvere di cartongesso di novantasei lavori. Non ce la faccio più.”

“Aspetta, devo ancora andare a prendere la vernice?”

“E il seminterrato. Chi cazzo scava letteralmente una buca accanto alla casa con un trattorino da giardino – un trattorino da giardino, Michael. Chi scava una buca accanto alle fondamenta, scavando ogni centimetro della lunghezza della casa, plinti compresi, e poi sega un buco nel muro di fondazione in cemento per metterci una porta solo perché la contea non voleva contare quella camera da letto senza una seconda uscita?”

“Ma avevo già allargato la fossa settica a sei camere da letto. Andava fatto, è tutto quello che dico.”

“Sì, vai a prendere la vernice. Mi serve per il contorno col gesso.”

“Va bene, allora mettiamo questo posto sul mercato.”

“Poi si vende, e dove viviamo?”

“Credo che potremmo prendere un appartamento per qualche mese.”

“Qualche me --- dici sul serio?”

“Stef, sei tutta agitata.”

“Agitata? Hai comprato quattro macchine nell’ultimo anno, dandole tutte indietro in permuta perché non erano proprio perfette,”

“Combatti lealmente.”

“Sto combattendo lealmente – per me stessa. Hai comprato quattro macchine in un anno. L’Audi era troppo piccola. Poi la Rivian troppo scomoda, e di nuovo un’Audi ma diversa, e adesso non riesco nemmeno ad attraversare il garage per arrivare alla mia macchina perché quel tuo Hummer da coglione è letteralmente schiacciato contro il muro così puoi chiudere il garage.”

“Dai. Non è giusto. Devo avere un’elettrica. Abbiamo il fotovoltaico. La benzina è gratis.”

“Sei impossibile! Sei Wabi-Sabi con l’accento di Brooklyn, e a volte bisogna solo fare le cose, cazzo.”

Capitolo 2 – sabato 4 novembre 2023

Prima settimana di novembre, 2023. Dripping Springs Road Seymour, Tennessee. Hummer EV GMC 2024 verde opaco, Three-X, che avanza lentissimo davanti alle case mobili e alle fattorie in mattoni a un piano stile ranch dei primi anni Settanta, che erano nate con una giovane famiglia tanti anni fa, ma che adesso erano abitate dai bisnonni ormai anziani della classe medio-alta di Knoxville. Oltre le piccole fattorie private di famiglia con le vacche Black Angus. Scivola davanti allo sfasciacarrozze del Vecchio Teague con i suoi pickup arrugginiti e le macchine da cantiere. C’è perfino uno scuolabus sui blocchi di cemento e una o due roulotte malridotte in condizioni ancora peggiori di quel buco di merda cadente, una volta color granata e ora sbiadito dal sole, da cui Lonnie sta seduto a guardare quel ridicolo bestione che gratta lungo la strada. Quella cazzo di cosa faceva il rumore di un nido di vespe che ronzava dritto dentro i suoi incubi. L’autista invisibile dietro i vetri scurissimi, ma Lonnie lo vede. Lonnie conosce il tipo. Se lo aspettava da quando avevano messo il cartello.

Neanche due settimane prima li aveva guardati scavare le buche per i pali dell’enorme cartello stampato, grande come un pannello di compensato, Terreno in vendita – Dwight Price. Un altro di città che si crede un pezzo grosso. Terreno, diceva il cartello. Terreno voleva dire una cosa sola. Terreno voleva dire lottizzazioni e gente e traffico e casino e forestieri con i loro soldi e i loro figli e i loro cambiamenti. La mente di Lonnie vide quell’uomo nell’astronave mentre gli passava davanti. Vedeva il suo orologio d’oro appoggiato sul volante. Vedeva la sua camicia stirata. Vedeva le sue stupide scarpe lucide con la suola liscia. Lo vedeva. Un altro pezzo grosso che rotola per le stradine tranquille d’America a perlustrare le colline e le valli pianificando come tagliare tutti quei fastidiosi alberi da tutti quei boschi e piazzarci dentro più case possibile su cui mettere le mani coi suoi dollari. Lonnie lo vedeva, eccome.

Il problema è che alcuni di quegli ottuagenari se n’erano andati prima di compiere ottant’anni verso quella ricompensa per cui avevano pregato per tutti quegli anni di domeniche alla Dupont Baptist. E adesso i loro figli altolocati con cui Lonnie era andato a scuola, loro stavano meglio, e non sapevano che farsene dei quindici acri della vecchia mamma qui in culo al mondo quando lei se ne andava. Ma Lonnie non se n’era andato. Era rimasto. Aveva il suo ragazzo qui, inutile com’è. E il suo ragazzo aveva pure una bambina qui, una bellissima piccolina di nove mesi che è la luce di tutta la vita di Lonnie. Dalla mattina a mezzanotte quella bambina è il punto luminoso di tutte le sue giornate. Tutto quello che sogna è camminare per queste colline e valli con lei, cacciare, pescare, sfamare la famiglia proprio come aveva sempre fatto lui. Come avrebbe dovuto fare Cody con lui.

Ma ecco che arriva Dwight Price con tutte le sue idee brillanti. Deve piazzarci un cartello grosso con scritto Terreno In Vendita. Non dice fattoria o casa o podere, dice terreno. E vuol dire una cosa sola. Sicuro come la merda ecco che arrivano le lottizzazioni. Sì, negli anni le matriarche e i patriarchi erano morti, e avevano lasciato il loro pezzetto ai figli, e i figli ci si erano trasferiti o l’avevano venduto a famiglie che ci stavano bene. E ogni tanto un camion nuovo e luccicante con il trasporto eccezionale risaliva la valle e gente nuova si sistemava in una bella roulotte pulita. Una volta o due, soprattutto giù verso Ellijoy, una casa nuova era stata costruita sul posto, ma niente fuori posto rispetto a noialtri. Ma quella cazzo di cosa non è in tono con niente da queste parti. E il tizio là dentro non ci mette mica una Clayton Homes Double Wide, eh.

Perso nei suoi pensieri, aveva lasciato passare l’Hummer. E anche se sentiva ancora quelle stupide gomme, salì sul pickup che si era fatto prestare da Jed dopo che l’anno prima gli avevano finalmente tolto la patente per la sua terza guida in stato d’ebbrezza, sperando di raggiungere quella cazzo di cosa all’Exxon del Wye. È lì che va. Si ferma al Wye. Si siede lì col telefono e chiama il vecchio Dwight, tranquillo, senza far capire che vuole comprarsi tutta la strada. E Dwight starà al gioco pure lui, perché sa che questo tizio ha appena finito giù a Hardin Valley, e gli serve terra per tirar su la prossima così il rubinetto dei soldi non si secca.

E pure lei partì subito. Certo, c’è un filo di fumo e un tintinnio in quella valvola, ma questo è un pickup. Fa un rumore vero. Mica quello stupido ronzio. Ci credi che l’hanno fatto apposta? La sua testa scappò via di nuovo. Eccoli lì, un paio di quei burocrati sperperasoldi e i loro leccapiedi aziendali seduti a pranzo coi soldi dei contribuenti, a inventarsi problemi per ogni soluzione. “E se un cieco vuole attraversare la strada?” chiede quello del guvverno. “Non capisco,” risponde il leccaculo. “E se non sente il motore?” Ed eccola lì, la nascita della stupidità. Fanno ronzare e fischiare e bippare quelle cose e ogni sorta di rumore da coglioni solo perché qualche coglione in città non venga investito perché non ha abbastanza cervello da restare sul marciapiede finché non guarda da tutte e due le parti.

“Oh Merda!” Abbaiò prendendo quella curva troppo veloce. Per poco non si schiantò dritto nel culo di quel pezzo di merda di Hummer proprio lì nel punto cieco che sale in quei boschi fitti che nascondono il posto di pesca di Lonnie. Proprio davanti alla casa del molestatore di bambini. Questa è una storia. Giuro, questo tizio è un molestatore sessuale registrato. Proprio come tutti quelli che dovevano per forza scappare dall’America dei paesini. Devono scappare da questo vecchio posto noioso e attaccarsi alla vita di città, questo qui si è perso per strada. E questo tizio non si è solo perso per strada. Questo ha trovato un cancello aperto tra la realtà e un mondo di fantasia che noialtri non abbiamo l’immaginazione per figurarci. Gli è venuto il gusto per i bambini. Chi lo sa – magari è finito su uno di quei siti porno, e gli è piaciuto quello che ha visto. O magari lo zio Harry non sapeva tenere le mani a posto, e il ragazzino ce l’ha preso di famiglia. In ogni caso gli è venuto il gusto, e va a provarlo pure lui, ma era una trappola, e l’hanno beccato che cercava di mettere le mani su un bambino. Era il 2008. Ed eccoci qua, fine del ’23, e non solo è già fuori per strada da dieci anni. È pure proprietario terriero. E la storia non finisce lì. È come è arrivato ad avere quella terra che riempie quella terza dimensione.

2022, è fuori da un po’. Lavora per il papà. Vive con la mamma. Quei due divorziati. E indovina un po’, questo tizio ha una moglie. Non ho idea di come uno si trovi una moglie con una fedina così, pubblica com’è. Non mancano siti web e siti d’allerta e schermi di computer con quei puntini rossi su tutta la mappa che fanno vedere dove abitano questi molestatori. Si devono registrare con lo stato, la contea, la città. Devono vedere un agente ogni tanto e dimostrare che non vanno in giro a dar fastidio ai bambini. Come diavolo fa una brava donna a conoscere un uomo così, con una fedina che è un cartellone al neon di avvertimento, stai lontana! E lei si innamora. E non è solo innamorata. Hanno una bambina. E hanno pure due di quei cani Rottweiler. È qui che la storia si fa interessante, e come è arrivato ad avere quella terra. Come dicevo, l’aveva comprata la mamma. Lui vive con la mamma. Una grande famiglia felice. Toccabambini, mamma, moglie immigrata, neonata, e quei due cani. Be’, un giorno c’è la mamma che guarda la bambina nella sdraietta, e quei cani la attaccano e le squarciano la gola, e lei muore. E lo sappiamo perché è così che li ha trovati la polizia. La bambina bella paffuta e contenta nel seggiolino a dondolo e quei due cani col muso coperto di sangue. Ed è pure una storia vera. Lui aveva letto tutto negli archivi online l’anno scorso quando aveva visto quella Mitsubishi rossa nel vialetto e aveva guardato i registri delle tasse. Aveva scoperto che la proprietà aveva appena cambiato mano.

Be’, quell’Hummer stava entrando proprio nel vialetto del toccabambini quando lui per poco non gli parcheggiava il pickup sul sedile di dietro. Ma non Lonnie. No, Lonnie è un cazzo di bravo autista. Ha dovuto appena toccare il freno e sfiorare il volante a sinistra. Ha a malapena toccato la doppia linea gialla – liscio come il ghiaccio. Quello stronzo probabilmente non ha nemmeno visto che stava per succedere – sicuro stava al telefono o contava i soldi o qualche cazzata del genere. Lonnie andò avanti tranquillo. Fece inversione al Community Center e ripassò davanti. Che ci faceva questo tizio qui giù? È venuto a comprare terreno, ed eccolo qua che sale su per la collina a invadere il posto di pesca di Lonnie da una vita.

Capitolo 3 – sabato 4 novembre 2023

“Ehi, Michael. Che si dice?”

“Ehi Phil. Stef è impegnata o che?”

“Ci sono. Sei sul vivavoce della macchina.”

“Quindi niente parolacce, ricevuto.”

“Dove sei?”

“Il GPS dice che sono a un minuto.”

“Com’è?”

“Siamo belli fuori dalla rete di ricarica adesso, Toto. Ma il telefono prende bene.”

“Com’è la strada?”

“È, ehm… Un vecchio trattore arrugginito che sta in mezzo al campo da quando la fattoria è rimasta incolta. È un cimitero di famiglia recintato dentro un pascolo di vacche.”

“Possiamo saltare la versione poetica?”

“No. È una recinzione di ferro arrugginita fino a diventare pizzo. Il pezzo che sto passando adesso è uno sfasciacarrozze su tutti e due i lati della strada, che ovviamente taglia proprio a metà la sua proprietà. Ma la roba, è tipo proprio fino al bordo della strada, tipo un passo o due indietro. È quasi come una riga col gesso, da una parte lo stemma del cofano di un camion millenovecento-e-chissà che dice White e sotto Super Power – giuro su dio.”

“Ma di che parli?”

“È una vecchia marca di camion – il punto è che le ruote e tutto il resto sono tipo su questa linea immaginaria perfetta lungo tutto il fronte da tutti e due i lati. C’è una banderuola e l’immancabile cassetta delle lettere ammaccata a mazzate, un congelatore a pozzo. C’è il guscio di una cabina telefonica senza metà dei vetri, e l’elenco del telefono è ancora lì appeso alla catena.”

“Tipo, tutta la strada?”

“No, Solo questo pezzo. Cioè questo tizio ha una barchetta sulla linea – dritta, piena di acqua piovana e di ninfee. C’è un camino di pietra…”

“Non capisco. È tutta la strada così?”

“Stavo dicendo. No, allora sono entrato dal retro come avevamo detto, tipo passando per la Blount County e tutto quanto…”

“Com’era la Pellissippi?”

“Ti dico una cosa, questo Super Cruise è una figata. L’ho acceso, e ho lasciato guidare la macchina…”

“Intendo il traffico.”

“Lo so cosa intendevi. C’era traffico, ma ho acceso il Super Cruise, e mi guardavo intorno e vedevo le facce di tutti gli automobilisti mentre rubavano una prima occhiata a questa cosa allo stato brado.”

“Sì, ti piace la tua macchina. Ma il quartiere?”

“Be’, c’è un sacco di Tyvek sbiadito e lavori lasciati a metà.”

“Ah, quindi è come casa nostra.”

“Ahia!”

“Zitto, Phil.”

“Noi non abbiamo Tyvek, tesoro. È come ogni quartiere povero da generazioni lontano dalla strada principale. Verande cominciate a metà con quell’aria da l’ho-fatto-a-modo-mio, cortili pieni di erbacce – non erbacce nel prato. È come se gli spargessero mai il diserbante, tutto il terreno diventerebbe come questo qui dove il cane è legato a un paletto ed è rimasto solo fango. Ma c’è anche orgoglio di proprietà – qua e là.”

“Quindi proprio come casa.”

Sospiro. “Saresti dovuta venire.”

“Non potevo. Abbiamo inchiodato questa tizia, e questo era l’unico giorno in cui potevamo farci firmare il mandato.”

“Lo so, ma saresti dovuta venire, è tutto quello che dico.”

“Quanto ci hai messo?”

“Potevo venire un’ora dopo, e avresti visto con i tuoi occhi.”

“…In macchina… Vivavoce.”

“È una lite domestica?”

“Zitto, Phil.”

“Un’ora più o meno.”

“Saresti dovuta venire.”

“Avresti dovuto aspettare fino a domani.”

“Neanche per sogno. E se questo cambia idea?”

“Se…”

“Non importa. Ormai sono qui.”

“Com’è?”

“Proprio come su Street View. È una strada sterrata, tutta invasa dalla vegetazione. C’è un piccolo cartello di ferro Proprietà Privata tutto picchiettato di ruggine. C’è il terreno di un vicino di generazioni lì accanto. Due roulotte, una nuova più indietro dalla strada, ben tenuta con una veranda zanzariera. C’è un picchetto di confine con un nastro rosa sbiaditissimo, il nodo che marcisce al sole. Adesso scendo.”

“Va bene, chiamami quando riparti.”

“È un bel pezzo che nessuno sale fin quassù in macchina. Il cancello è appena crollato mentre lo aprivo.”

“C’è un cancello?”

“Non come il nostro cancello. Di sicuro niente citofono che arriva fino a casa. Era tipo un cancello per le vacche o roba simile – catena e lucchetto arrugginiti e bloccati. Il palo è caduto e basta quando ho provato a spalancarlo.”

“Comincio a fare le valigie.”

“Eh?”

“Chi rompe paga. Ormai non hai scelta, devi trasferirti.”

“Trasferirmi dove? Sto cercando di salire per il vialetto, ma sale su una collina fino a una curva a destra, ed è tutto fango e uno strapiombo ripido di cinque metri su un ruscello che gorgoglia.”

“C’è un Ruscello?!?”

“Non ti esaltare troppo. Questa è la parte della servitù di passaggio, e la strada – se si può chiamare così – è tutta scavata dall’acqua. Neanche questo coso riesce a passare.”

“E quindi che vuol dire?”

“Vuol dire che devo uscire in retromarcia e parcheggiare a lato della strada così salgo a piedi.”

“Quindi non ci tiriamo indietro?”

“No, amore, non ci tiriamo indietro, lo compriamo ancora, ma la servitù ha bisogno di un sacco di lavoro. Se non avessi la telecamera posteriore qui dentro, sarei già finito giù dalla collina da…. Gesù!...”

“Da Gesù?”

“C’è una curva sulla strada proprio prima del vialetto, e questo tizio per poco non mi parcheggiava un pickup, sembrava appena uscito da quello sfasciacarrozze, dritto sul sedile di dietro! Ha inchiodato, ha dato una strattonata al volante. Lo guardavo nella telecamera. Ha lasciato mezzo chilo di gomma sulla strada, e per poco non si portava via la cassetta delle lettere dall’altra parte della strada. Ecco un’altra cosa che ho notato. Tutte le cassette delle lettere stanno da un lato della strada. Dovremo attraversare per prendere la nostra posta spazzatura.”

“È la parte rurale del giro postale rurale. Vicini che aiutano i vicini – decorano il fronte strada con le cassette delle lettere.”

“Ehi.”

“Ehi.”

“Hai fatto presto. Ormai non puoi tirarti indietro. Hai rotto il cancello a quell’uomo.”

“Sì, chi rompe paga. L’avevo capito la prima volta.”

“Sei riuscito a vedere tutto?”

“No, sono arrivato fino a questo bivio nella servitù, e il sentiero di sinistra non mi sembrava giusto quindi sono andato a destra, nel bosco.”

“Te ne sei andato così nel bosco a caso?”

“No, c’era un bivio nella servitù. A sinistra, rovi, a destra bosco.”

“Il bosco va bene.”

“E invece no perché credo di aver preso la strada sbagliata, e ho camminato tipo tre quarti d’ora. Poi sono dovuto tornare indietro. E la strada giusta, che è quella di sinistra, non mi sembra giusta.”

“Che c’ha che non va?”

“Be’, tanto per cominciare non ci riesco a passare. È tutto rovi di more, ed è dritta in salita. Non riesco a vedere dove dovrebbe essere lo stagno.”

“Adoro le more!”

“Le adoriamo tutti, e pure gli orsi, che in effetti la fanno nei boschi.”

“Ne hai visti?”

“Cacche, sì. Orsi no. Ma ce ne sono un sacco quassù, te lo dico io.”

“Benvenuto negli Smokies.”

Quello che voglio davvero vedere è lo stagno, ma oggi non riesco a passare. È tardi dopo la mia camminata di un’ora e mezza.”

“Avevi detto tre quarti d’ora.”

“Tre quarti d’ora all’andata, e poi il ritorno, poi i rovi. Adesso sto uscendo dalla servitù.”

“Sembra che stai camminando.”

“Sarà già buio quando arrivo a casa.”

“Sembra una camminata dura.”

“Non male. È tutto invaso. Un sacco di chinarsi e infilarsi in mezzo.”

“Sicuro che è solo quello? Sembra un po’ di più.”

“Non cominciare. Sì, sto fumando, e no, non mi sono fatto male al polmone.”

“Non è una cosa con cui scherzare. Se quella bolla ti scoppia mentre sei lassù nel bosco fitto come un cretino tutto da…”

“Stef. Sto bene.”

“E pure ti fumi una sigaretta mentre ci sei.”

“Allora appena entri nel vialetto, c’è subito il vicino. Cioè tipo un metro separa i vialetti.”

“Bel cambio di argomento. Sembra che fai fatica.”

“I vialetti sono vicini, ma c’è questo burrone tra le proprietà; una bella pendenza ripida a un certo punto.”

“Chiamiamo Brittany domani giusto per farti ascoltare?”

“Stefanie, sto bene.”

“Non sembri stare bene.”

“Vieni quassù domani, aiutami a trovare quello stagno, e tra le punture di insetti e i rovi, e questo cazzo di Twister di rami d’albero di traverso sulla strada, se non sei col fiatone, chiamo Brittany per una visita a domicilio proprio qui nel sentiero di fango, e mi alzo la maglietta, e lei mi può dire che ho il respiro pesante e il battito veloce per lo sforzo, e tu la smetti di starmi addosso così ti posso raccontare di questo cartello More in vendita.”

“Ma che cazzo stai dicendo?”

“C’è questo cartello di compensato. È tipo mezzo pannello di compensato. È vecchio, tipo consumato dal tempo…”

“Non ti sento.”

“È vecchio e grigio scuro. È appoggiato alla seconda casa…”

“Non ti sento.”

“Non posso parlare forte. Sono proprio nel punto stretto tra le proprietà, e non voglio disturbare nessuno. Di sicuro non sono abituati a vedere qualcuno da queste parti, e un tizio con la mia voce.”

“Sì, usciranno sparando.”

“Spiritosa. Ho due voci. Forte e tutti mi sentono.”

“Forte da morire, e borbottio, più che altro.”

“Com’è andata col giudice?”

“Io e Phil siamo arrivati fino alla Jefferson County, e siamo usciti di lì in cinque minuti. Giura che tutto questo corrisponde al…. Bla bla bla. Abbiamo il nostro mandato, e lunedì mattina per prima cosa andiamo a prendere questa tizia.”

“Sei una malata.”

“È una criminale. Non mi sento in colpa.”

“E non devi sentirti in colpa, ma ci godi.”

“Passiamo un anno intero alla volta su questi casi, e lavoriamo giorno dopo giorno a costruire il caso…”

“Ho una gomma a terra.”

“Come sarebbe che hai una gomma a terra?”

“Sono salito in macchina e il disegnino sullo schermo dice che ho 3 gomme sui 60 e una a 29. A terra.”

“Ma è a terra?”

“Non lo so. Mi serviva una pausa. Il disegnino dice che è a terra. Ho girato gli specchietti, e sembrano a posto. Ma la gomma posteriore lato passeggero segna ventinove libbre.”

“Be’ vai a controllare.”

“Ci sto andando. Ed è decisamente sgonfia. Sembra che ci sono passato sopra a qualcosa, tipo una scheggia di metallo o roba simile, ma è nel fianco appena sopra il battistrada. Spunta fuori come un coltello da galera ficcato fino in fondo e girato un sacco di volte finché non si è spezzato… Ha tipo questa forma a cavatappi, ma è metallo piatto – era metallo piatto.”

“È ridicolo, chi ti accoltellerebbe la gomma?”

“Non ne ho idea, ma qui non la posso cambiare. Sono parcheggiato mezzo nel fosso di scolo e nelle erbacce fitte proprio sulla curva. Qualcuno l’ha già presa come se fosse la pista delle macchinine, e la luce se ne sta andando.”

“C’è quel benzinaio al Wye. Ce la fai ad arrivarci?”

“Non so quanto è lontano. Sono entrato dal retro, ricordi.”

“Be’, non è lontano.”

“Vado avanti zoppicando e vedo se ci arrivo. È quasi tutta discesa comunque. Fammi chiudere e concentrare.”

“Chiamami quando arrivi.”

“La ruota di scorta è facile da trovare, ma non ho idea di dov’è il cric.”

“Non sei più a Knoxville, adesso è la Sevier County. Puoi sempre convincere qualcuno a prestartene uno.”

“Questo coso pesa cinque tonnellate. Non sono sicuro che tanta gente abbia il cric che serve per tirarlo su – e se lo chiedo proprio al tizio che mi ha accoltellato?”

“Nessuno ti ha accoltellato la gomma. Passi metà del tempo a guidare fuori dalla banchina con quel coso. Avrai preso un chiodo.”

“Questo non è un chiodo. Fammi chiudere così mi concentro.”

“Cerca di tenerla tra le righe. Peccato che non hai preso l’offerta due per uno quando mi hai comprato quel compressore per le gomme per il compleanno.”

“C’è questo Community Center stupendo da questa parte, proprio di fronte a una chiesa d’altri tempi tipo una cappella… Questo posto ti piacerà da morire.”

“Chiamami quando arrivi.”

“Non vedo l’ora di fartelo vedere domani. Veniamo su da questa parte e pranziamo sulla Chapman.”

“Ok, vai a sistemarti la gomma.”

Capitolo 4 – sabato 4 novembre 2023

Su per la strada sorge una chiesa battista. Dall’altra parte del vicolo, sotto i rami intrecciati degli alberi secolari, sorge il Community Center. La chiesa è nata qui dentro. Così andava con i piccoli greggi di allora. Nascono come una giovane congregazione che si riunisce nella scuola o in qualche posto comodo, e crescono e mettono insieme i fondi, e costruiscono una casa per la chiesa. Questi due edifici centenari sono parenti, in un certo senso, uno nato dall’altro, nessuno dei due che dimentica le proprie radici. In mezzo a loro, sulla veranda davanti, appoggiata a una scopa di saggina Kear’s, Mernie Newell, che ha tutta l’aria di essere spuntata dalla terra insieme alla veranda nel 1907. Vecchia, segnata dal tempo, le sue mani che hanno consumato la vernice di parecchie scope, nemmeno un nome su un manico, un’intera industria passata insieme all’epoca in cui fare una cosa era il modo in cui viveva un’intera regione. E con essa la sua giovinezza si era staccata come la vernice sulle pareti di assi, eppure ancora una bellezza tutta sua, quella che esiste in un’unità complementare con ciò che la circonda, la bellezza nata non dalla simmetria ma dall’uguaglianza di pesi assestati sulla terra che allo stesso tempo li ha sollevati e ha portato il carico delle loro vite. Un po’ ricurva, un dottore lo diagnosticherebbe, di sicuro, ma il termine le renderebbe poca giustizia perché è una cosa sola il nome che le si addice meglio. Il tempo trasforma le cose da una vita di lenti guasti accumulati e degli aggiustamenti fatti per loro nell’atemporalità dell’imparare la lezione.

“Chi è quello, Emma?”

“Chi è cosa, Mamaw?”

Emma, più giovane. Adora il tempo che passa con Mernie, perplessa davanti all’edificio, a fare l’elenco in testa del catalogo di persone a cui potrebbe chiedere di offrirsi volontarie per raschiare e ridipingere le assi del Community Center proprio come aveva fatto per la chiesa l’anno scorso. Ci sono Connie e Rose, e perfino il vecchio Joad aveva pagato la vernice. Si chiede se riesce a trovare qualcuno che sostituisca queste porte d’ingresso. Distoglie lo sguardo dalla porta d’acciaio dipinta con l’antiruggine che stava rimuginando fosse così fuori posto.

“Quello è il pickup di Jed, ma non è lui che guida.”

“Quello è Lonnie. Jed glielo ha prestato quando gli hanno tolto la patente.”

“Lonnie è a posto. Quel suo ragazzo però non mi piace – ha il brutto vizio di trovare la roba degli altri prima ancora che si accorgano che manca”

“ Credo che stia solo facendo inversione.”

“Basta che non è quel ragazzo.”

Sono due porte diverse, non di epoche diverse; tutte e due sono bianche. Tutte e due d’acciaio, senza finestre. Ma una è arrivata col telaio, e l’altra chiaramente è stata appesa ai cardini che c’erano già. Non erano le stesse porte, e stranamente non erano nemmeno nello stesso buco come dovrebbe stare una porta doppia. Queste sono due porte completamente diverse in due buchi completamente diversi, una accanto all’altra come se ci fossero sempre state, sessanta centimetri di assi tra loro. Eppure entrano nell’unica stanza aperta nello stesso punto. Lo sforzo che c’è dietro insiste su un’altra epoca. Sono dello stesso colore, ma non nello stesso stato di scolorimento dal sole. E hanno lo stesso uso, ma una presenza diversa. C’è un motivo. C’è sempre un motivo. Sono state appese lo stesso giorno? Chi ha fatto il lavoro? Soprattutto, chi ha organizzato il lavoro? È lui il vero colpevole qui. Se lei fosse stata qui quel giorno, sarebbero diverse. Tanto per cominciare sarebbero uguali. E di certo non sarebbero d’acciaio come il bagno esterno di un benzinaio. Qui non c’entrano niente. Magari riusciva a convincere qualcuno a donare delle porte come si deve.

Ed è così che passò la giornata, Mernie che scopava dappertutto, Emma che si preoccupava dei lavori da fare. Mernie che scopava dentro, Emma che spuntava i servizi da farsi donare. Le ombre dei rami si muovevano sul parcheggio, prima puntando di qua e poi puntando di là. I vicini passavano davanti di qua e di là, e ogni tanto un cervo o un tacchino lanciava l’allarme o chiamava dal bosco dietro. Gli uccelli cinguettavano nella chioma sopra, e un Orso Nero sgattaiolò nel cortile laterale senza che nessuno se ne accorgesse. Così era stato per generazioni. Da quando, tanto tempo fa, quelle due porte erano state incorniciate la prima volta. Ed Emma ha ragione. C’è sempre un motivo, e il motivo per queste era semplice. I tempi erano diversi quando questo edificio era spuntato, perfino il nome del paese era diverso, Non era diventato Seymour fino al 1909 quando cambiarono il nome della stazione ferroviaria in onore di Charles Seymour, Ingegnere Capo della Knoxville, Sevierville Eastern Railway. Prima di allora era Newell’s Station e questo Community Center era la Pickens School House, e quelle porte erano le porte separate dei maschi e delle femmine, ed Emma aveva proprio ragione, avrebbe fatto il diavolo a quattro per cambiarlo se fosse stata qui quando fecero il lavoro. I cambiamenti stavano arrivando. Arrivavano sempre. Arrivavano col tempo. E le ore passavano, proprio come erano sempre passate. L’edificio costruito per separare maschi e femmine sulla soglia è adesso il posto dove tutta la valle passa in fila per essere contata come una cosa sola.

“Che è quello?” chiamò Mernie dalla veranda dove le stava dando una seconda passata. Voleva proprio fare le scale.

“Che è cosa?” E poi lo sentì. Il rumore di pesanti ruote di carro che rotolavano lungo la strada. Si girò. “È un camion, credo.”

“È in panne?”

“Boh.”

“Non ho sentito il motore. È spuntato lì così, che rotolava piano.”

“Sembra un po’ che è in panne, sì, e si muove come se la gravità se lo portasse giù per la collina.”

“Il finestrino è tipo uno specchio o roba simile. Non si vede chi guida.”

E sottovoce, scommetto che però un paio di porte come si deve se le potrebbe comprare.

Capitolo 5 – domenica 5 novembre 2023

“E stava lì, proprio lì. Come se fosse sbucato fuori da dietro la casa del vecchio Teague, strisciato fuori da quel rimorchio di camion grosso. Non ho sentito niente finché non ho sentito quelle gomme. L’ho seguito però. È entrato col coso nel sentiero del posto di pesca. Ha buttato giù la recinzione ed è entrato dritto come se fosse roba sua. “Cody, mi stai a sentire?”

“Sì, Pa’, grossi alieni verdi sono usciti dal rimorchio del vecchio Teague.”

“Sei di nuovo attaccato alla pipa, ragazzo?” Cazzo di ragazzo non ascolta, per niente. Non gliene frega della tradizione o della storia o della cultura. Le radici del ragazzo vanno fondo come il filo di terra del recinto delle vacche, ed eccolo qua, tutto rispostacce.”

“Pa’, è buio ed è tardi, e tu stai qua fuori a sbraitare. E nel recinto delle vacche non c’è nessun filo di terra, Pa’. Ti sto a sentire, è che non dici niente che abbia senso.”

“Io non dico niente che abbia senso?” Lui è fatto così, sta seduto qua in casa mia, la casa che pago io…

“Non la paghi tu, Pa’. Non paghi l’affitto da due anni da quando io e Meghan ci siamo trasferiti. Adesso lo paghiamo noi.”

“Voi non pagate un cazzo. Lo paga la mamma di lei perché l’hai messa incinta.” Cazzo di ragazzo sempre a rispondere. Si trova una giornata di lavoro, si prende un po’ d’erba, e adesso fuma e mi risponde. “Perché non ti fai i cazzi tuoi?”

“Pa’, sei tu quello che è arrivato zoppicando con una spina nel culo.”

Non sa farsi i cazzi suoi. Ecco cos’è che non va. Non sa ascoltare quando io cerco di dirgli qualcosa ma tanto vale che esco qua fuori e lo dico agli alberi…

Uh, Eccoli là! proprio come l’avevo detto su dalla valle stamattina. “Cody, non li hai visti questi Cachi qua fuori sul terrazzo? Ci sei passato sopra con quegli stivali dalla suola liscia.” Cazzo di ragazzo, s’è preso gli stivali, c’hanno sopra la bandiera, e lui si crede ’Mericano. Non c’è nessuno stivale con la bandiera che ti fa ’Mericano. Sono le tue radici che lo decidono, e le radici al ragazzo gliele ho date io, e lui va in giro coi jeans sporchi infilati in quegli stivali così tutti vedono che c’ha la bandiera. Forse dovrebbe far vedere invece il conto corrente che c’ha, lasciare l’estratto conto sul bancone che tutti vedono che è andato in rosso, e quegli stivali buoni a niente dovevano costare Novanta dollari da Tecova’s, ma alla fine sono costati centocinquantacinque perché era in rosso quando li ha pagati, ed è pure in ritardo a pagare, così gli mettono trentacinque e trentacinque in più. “Cody, sei sordo?”

“No, non sono sordo, ma non ti sto nemmeno a sentire. Tutto quello che fai in questi giorni è parlare a vanvera. Dovresti farti gli affari tuoi invece di parlare di me che mi faccio i miei.”

Sempre a rispondere. “Cerco di dirgli cosa ho trovato lassù nella valle, e lui non ascolta. “Portami un coltello che ne taglio uno di questi bambolotti qua fuori. Non vuoi saperlo?”

“Pa’, ne ho già tagliato uno quando abbiamo riportato la bambina dal dottore. Non si capisce se è un coltello o una forchetta o un cucchiaio o niente di quei cazzo di semi. È frutta. C’è un seme. Non mi pare che ci sono posate dentro.”

“Dammi quel coltello. È che non li sai scegliere, ecco. Avrai preso uno di quelli che stanno per terra sotto la panca da tutta la settimana. Li ho visti pure io, ma non sono quelli. Ieri notte c’è stata la prima gelata, e sono tutti questi scuri qua che hai spiaccicato in gelatina prima che riuscivamo a metterli nella ciotola, sono quelli che dicono il tempo. Arriva la prima gelata, e il pomeriggio dopo arriva il caldo del sole, ed eccoli là, tutti caduti per terra in una volta. Quelli aspri non hanno ancora visto la gelata, quelli lì, non dicono niente.” Cazzo di buono a niente non capisce perché quelli stavano sotto la panca. Stanno lì da tutta la settimana. Se fossero buoni a qualcosa i topi ne avrebbero preso uno e l’avrebbero trascinato in casa da quella fessura lì che gli avevo detto di sistemare.

“Cody! Vuoi tornare qua fuori? Vedo la luce della cucina da questa fessura nella porta tanto è grossa ormai. Guarda qua, c’è scritto Phillips proprio lì sulla lampadina. Fessura così grossa che leggo la lampadina, Cody!” E ieri notte la prima gelata forte, e lui c’ha una bambina piccola in casa, e invece di comprarsi un po’ di legno per le rifiniture e i battiscopa, “vai a prenderti gli stivali di Tecova’s che non puoi pagare.” E non è nemmeno una forchetta. Il seme è un cucchiaio. “Lo sai che vuol dire neve, ragazzo, e un buco in casa che ci leggi una lampadina attraverso. Scarpe lisce dice tutto. Proprio come su in quella valle. Quell’uomo c’ha le suole lisce proprio come dico io, Cody. “Mi stai a sentire?” Proprio come quel completino di Hummer lassù, c’ha un fuoristrada grosso cattivo e luccicante. Lo sai che l’ho cercato sull’internette. Dovrebbe grugnire e ringhiare e arrampicarsi su qualsiasi cazzata. C’ha le ruote dietro che sterzano e una piastra paramotore fatta di qualche lega fighetta sotto. Non è riuscito a passare quel tratto scavato dall’acqua, però, e a salire nel nostro cazzo di posto di pesca.

“Cody, mi stai a sentire? È tutta la sera che cerco di dirti cosa ho visto lassù stamattina.

“Pa’, non me ne frega cosa hai visto lassù. Hai detto che quell’uomo veniva giù da Knoxville a comprare il terreno in vendita su dalle parti di Ellijoy. È andato dall’altra parte, doveva pisciare e basta, sicuro. E poi, non ci arriva neanche vicino a quello stagno, il vecchio Wiggins sta curando quel raccolto di More a tutta birra. Ogni Autunno corre lassù a buttare giù tutti quei rovi, la Primavera dopo il raccolto è doppio. Sta diventando che non ci riesco più nemmeno a salire a pescare.”

“Buono per la caccia però. Lui arriva, butta giù tutti quei rovi, e io salgo su per la collina bello come niente. Non serve girare e contorcersi tra tutti gli alberelli soffocati dal Caprifoglio. Si cammina dritti in mezzo ai rovi buttati giù.”

“Sì, quello mi piace.”

“Perché non la sistemi questa porta?”

“Devi sempre cominciare. Io non sono un falegname. Perché non ti fai sistemare quella porta dal tuo amico Kerry King?”

“Pago l’affitto alla signora King da quando eri non più grande di Layla là dentro, ed era lei che ci dava da mangiare alla porta di dietro della chiesa tutte quelle volte. Ci ha tenuto la luce attaccata più volte di quante ne posso contare.”

Questo ragazzo non c’ha radici. Pensa che solo perché la mamma di lei gli paga l’affitto per stare qui così non devono vivere con lei nella lottizzazione, lei ha un qualche diritto di vivere nello schifo. Ha il diritto di dire al vecchio caro Kerry King di venire qua con un martello e qualche asse a sistemare questa porta che lui per primo ha lasciato marcire fuori dal telaio. Proprio come quei rovi, il vecchio Harry Wiggins, settantanove anni, e c’ha un bel commercetto con quelle more. Mette fuori il cartello ogni anno, sale sulla collina, raccoglie le more, tira fuori le vaschette che ha messo da parte tutto l’anno, e vende more così veloce che non riesce a raccoglierne abbastanza. E qui c’è questo rispondone saputello che si trova una giornata di lavoro e va a comprarsi gli stivali andando in rosso, e parla male della gente che lavora per vivere.

“Cody, sta’ a sentire. Questa è la parte che conta. Prova che non doveva pisciare. Esco stamattina prima che sorge il sole perché devo andare a piedi, non posso parcheggiare lì nel vialetto. Devo andare a piedi…”

“Sì, quella parte l’hai detta, Pa’.”

“Cazzo di ragazzo, sempre a rispondere. E non voglio nemmeno passarci sopra al segno con la macchina. Di un uomo capisci un sacco se riesci a vedere tutti i cambi di peso nella camminata. E ho pure ragione. C’ha le scarpe con la suola liscia. Mi stai a sentire, Cody?”

“A sentire? Come faccio a non sentirti? Jed ti sente dalla sua roulotte nel cortile dietro. Deve alzare la TV per sentirla sopra il tuo sbraitare. Ti sentono da tutta la valle. Che cazzo te ne frega tanto della suola delle sue scarpe?”

“Jed non fa niente. Il problema è Jed lassù sulla sua collina, che si dà le arie. Non gli frega che la TV sveglia Layla. Di un uomo capisci un sacco da cosa si mette ai piedi. Quest’uomo non c’ha il battistrada. Viene su nei boschi, e c’ha le scarpe con la suola liscia fatte per la moquette dell’ufficio, non per queste colline. Sono fatte per far vedere, non per lavorare.”

“Tu c’hai il battistrada sulle scarpe, Pa’, e non c’hai un lavoro.”

“Brutto figlio di una… Stai esagerando! Si fa giorno, ed eccomi lì al lavoro di prima mattina a tenere al sicuro questa valle, e ci sono quelle impronte; una pesante e una un po’ più leggera. Segno sicuro che zoppica quando cammina, e si ferma pure un sacco.”

“Sicuro si guardava intorno e basta. Prima volta che ci veniva, prima volta che l’ha sentito.”

“Sì, questo torna, credo. Me la ricordo la prima volta che l’ho sentito.”

“Mette i brividi da morire quella prima volta.”

“La storia è così quando sta in quei posti come sta lassù. Ma questo non lo spiega. Questo era diverso dal fermarsi per i brividi. Questa fermata è diversa. Si ferma perché è senza fiato, soprattutto al ritorno. Il bello però è che il vecchio Wiggins quest’anno è in ritardo a pulire i rovi.”

“Ha tempo, non ha ancora gelato.”

“Ti ho appena detto che ieri notte c’è stata la prima gelata!”

“Ha tempo. Neanche vicino alla gelata forte, ancora.”

“Il punto è che il vecchio Wiggins è in ritardo, e quei rovi sono pure più cattivi senza le foglie. Spine marroni, indurite. Nessuno ci vuole passare in mezzo.”

“Quindi si gira e torna giù a piedi.”

“No, ragazzo, fammela raccontare.”

“Va bene allora, vai avanti.”

“Ragazzo linguacciuto. È per questo che non sa niente, interrompe a ogni passo. Allora, non può andare a sinistra, e piega a destra per via di quei rovi, e va su per la collina al bivio, ed è stanco. Lo capisco perché si siede su quel Cedro caduto di traverso. Sta seduto lì e scalcia e dondola i piedi più di un pochino, e torna in quei boschi dall’altra parte della piana completamente dalla parte sbagliata rispetto al nostro stagno.”

“Quindi con tutta la tua preoccupazione l’uomo non è nemmeno arrivato allo stagno? Sei tu quello che esagera.”

“Ragazzo, dovrei proprio. No, non arriva mai allo stagno, ma non stava nemmeno solo pisciando. Torna indietro a piedi fino in fondo, e nemmeno un segno che si è fermato a pisciare contro un albero.”

Capitolo 6 – venerdì 15 dicembre 2023

“Cody?”

“Sì.”

“Sono Tanner.”

“Perché chiami come se fossi uno dell’agenzia di recupero crediti? Lo sai che sono io, come io sapevo che eri tu.”

“Già.”

“Allora?”

“Stavo pensando. Ehm. Allora sto lavorando per un tizio su per la strada da te. È un lavoro grosso. Ehm. Allora stiamo…”

“Ma vaffanculo, no! È il tizio con l’Hummer elettrico verde? Non dirmi che è lui.”

“Sì, perché?”

“Mio Pa’ è tutto il mese che sta con gli occhi spalancati per quel tizio. Quando comincio?”

“Non vuoi sapere che lavoro è?”

“No. Pa’ sta piegando le assi della veranda tutto l’Inverno da quando ha visto per la prima volta quel coso salire su per la valle. se comincio a lavorare per il tizio dell’Hummer, il suo culo matto se ne vola dritto oltre la ringhiera.”

“Già, è per questo che ho chiamato, darti un lavoro e mettere un po’ di dispetto in quella guerra stupida che c’hai con tuo padre.”

“…Già è brutto che s’è comprato il posto di pesca, già è brutto che non è di queste parti. Già è brutto che Pa’ è sicuro come la merda che ci stanno costruendo lassù ogni sorta di aeroporto…È che sta a guardare le richieste di permesso alla contea. È andato fino laggiù…. Se vado a lavorare per quel tizio, lui (esce di testa, cazzo.).”

“Lonnie non è un cattivo tipo. Perché gli stai sempre addosso così?”

“È andato fino al tribunale, tanto ci teneva a sapere.”

“Be’, va bene. Allora, ehm, hai lavorato bene con me da mia Nonna, e abiti proprio in fondo alla strada, e lui ha un sacco da scavare.”

“Scavare? Oh, cazzo sì, ci sto!”

“Be’, ehm. Allora non ha detto che avresti scavato tu. Mi ha chiesto se conosco qualcuno…”

“E ti è venuto in mente il vecchio Cody? Sono commosso.”

“Commosso, eh? Che ne dici di, non avevo voglia di tagliare alberi, sramare, infilarci la catena sotto e fare il pollice in su mentre lui sta seduto nella cabina riscaldata a fumare.

“Proprio come diceva Pa’, è un pigro. Fammi chiedere, quel tizio c’ha le scarpe con la suola liscia?”

“Ma che cazzo dici con le scarpe con la suola liscia?”

“Ah, niente, scherzavo, sei l’unico che ha assunto?”

“Lui sta lì nella macchina, ma c’ha questa cosa al polmone.”

“È malato?”

“È strano. Parla di questa cosa che c’ha sul polmone che potrebbe scoppiare o roba simile, ma fuma come se se le deve fare tutte prima che il cammello scappa col pacchetto.”

“Il cammello scappa col pacchetto? Ma che cazzo dici?”

“Non ne ho idea. Parla pure strano. Mi starà contagiando.”

“Quindi ti fa fare il lavoro duro, legare la catena, e lui se lo trascina via?”

“Più o meno è così.”

“E tu pensi che il vecchio Cody vuole stare là fuori a sollevare un tronco mentre tu lavori con la catena così lui se ne va e ammucchia i tronchi da tagliare per il legname della casa?”

“Li stiamo trinciando.”

“Trinciando? Dici sul serio?”

“Già, lassù c’ha una trinciatrice forestale Fae nuova di zecca, e stiamo trinciando il legno.”

“Non gli hai lasciato trinciare così tutti quei Pioppi e Querce Bianche e tutto quel legno buono da costruzione e da ardere?”

“Non è legno mio. Io faccio quello che mi dicono.”

“Leccaculo.”

“No. Dipendente. Lui dice ammucchia i tronchi e impila le frasche, io ammucchio i tronchi come dice lui, e impilo le frasche nella stessa direzione così lui ci passa sopra con la trinciatrice.”

“Lo sapevo che avevo sentito una trinciatrice, ma queste colline, fanno sembrare il rumore più da su verso Ellijoy, non da quaggiù.”

“Paga bene. Paga giusto. E coi soldi non scherza. Ha offerto la colazione o il pranzo o tutti e due almeno quattro volte questa settimana.”

“Ma sta solo sprecando il legname?”

“Allora… non lo usa, se è questo che intendi.”

“Pensi che mi lascia prendere la legna da ardere?”

“Non lo so.”

“E c’ha tutto quel Pioppo e Quercia lassù, perfetto per il legno della casa e le rifiniture, e lo trincia e basta?”

“La quercia non la taglia. Davvero, è super protettivo con le latifoglie e la roba grossa. Non ti dico quante curve e strettoie ha messo nella strada solo per tenersi un albero più grosso o qualcosa di speciale.”

“C’è una strada?”

“Più o meno. Stiamo spargendo ghiaia e tirando una linea su per la collina fino a dove la diga è stata scavata dall’acqua.”

“Lo sapevo. L’ho detto a Pa’ proprio questo ottobre che era meglio trovare un modo per sistemare quello sfioratore, se no l’Estate prossima non c’abbiamo più il posto di pesca.”

“Già, è proprio lì dove lo sfioratore sbuca dal retro in mezzo alla collina. Non vengo a pescare quassù da qualche anno, ma si vedeva che lo sfioratore stava scavando il retro di quella diga.”

“È quello che ho detto a Pa’. Quindi sei lassù adesso?”

“Già. La giornata è quasi finita, e volevo mettermi d’accordo con te prima di partire per il weekend.”

“Vai a pescare?”

“È letteralmente metà dicembre, Cody.”

“Ma lo stagno c’ha ancora l’acqua, no?”

“Lo stagno è ancora quasi pieno, ma lui vuole fare uno sfioratore tutto nuovo giù di lato dove incontra la collina invece che lì in mezzo così non scava di nuovo il centro.”

“Non avevi detto che è malato?”

“Cosa?”

“Hai detto che è malato. Nessun malato può fare un lavoro di terra del genere.”

“Non lo so, Cody. Mi ha chiesto se conosco qualcuno, e sta ancora rispondendo ai messaggi su Facebook per l’annuncio che ha messo sua moglie.”

“C’ha un titolo?”

“Nah, però sta lassù su Seymour Speaks Out.”

“È il 15. Qualche soldo per Natale non mi farebbe schifo.”

“Puoi venire lunedì?”

“Però nel weekend non posso lavorare per Layla. Meghan fa la cameriera.”

“I weekend non te li ha chiesti.”

“Tutti chiedono i weekend.”

“Questo tizio è un po’ diverso.”

“Si sta comportando bene, è tutto.”

“Ehm, non sono sicuro.”

“Allora c’ha una trinciatrice nuova di zecca, o – tipo più nuova?”

“No, dico proprio nuova di zecca – anche la skid steer, e un escavatore.” “Lo sapevo della skid steer e dell’escavatore. Pa’ c’era quando li hanno consegnati.”

“Scommetto che sai tutto.”

“Che vorresti dire?”

“Lo so che voi due topi di valle siete stati lassù la sera quando le macchine si fermano.”

“Topi? Perché non possiamo essere procioni o un roditore con un po’ di stile?”

“Va bene, topi è pesante, ma voi due non siete procioni.”

“Perché no? Sgattaioliamo piuttosto bene, e ci arrampichiamo sugli alberi, be’ Pa’ non più, e ci mimetizziamo, non camminiamo in mezzo al campo come qualche cazzo di topo da quattro-hooter.”

“Che cazzo è un quattro-hooter?”

“Uno di quei gufi grossi, l’Allocco Barrato.”

“Hai detto topo.”

“Il topo è quello che si mangia il gufo.”

“Lassù c’ha le fototrappole.”

“Le fototrappole. Le hai guardate bene quelle telecamere? Non si sa come le batterie ci sono finite al contrario.”

“Cody, non cerco guai lassù.”

“Non sono io, è Pa’. Voleva andare a pescare un’ultima volta, allora s’è arrampicato lassù e mi dice che ha girato le batterie.”

“È dicembre, Cody.”

“Non sta bene. Te l’ho detto che quell’uomo c’ha la testa in fiamme per questo yankee.”

“Non venire quassù a fare casino, Cody. Non fumi ancora, vero?”

“Merda, no.”

“Meglio di no, la sua donna è una sbirra. E questo tizio, non è --- normale.”

“Che vuol dire non normale?”

“Le cose le capisce, tipo roba complicata. Sta seduto e guarda per un po’, cammina avanti e indietro, fuma, sta seduto sul sedile di quella skid steer col riscaldamento acceso. Non è solo un passo avanti, è già lì che costruisce tutta la chiesa guardando una cartolina.”

“È così che fanno quei ricchi. Sempre a far finta che c’hanno il condimento segreto che fa mandar giù facile le stronzate.”

“Non è quello.”

“Sempre a far finta che i soldi sono la parte facile e tu sei al verde a lavorare per loro solo perché nessuno ti ha ancora detto il segreto. E tu stai lì ad ascoltare, e loro lo dicono come se fosse magia, spendi meno di quello che guadagni.”

“Be’, Cody, quella parte è vera.”

“Come faccio a spendere meno di quello che guadagno, se i soldi sono già tutti spesi prima ancora di guadagnarli?”

“Mi sembra un problema tuo.”

“Problema mio? È un problema di tutti. Nessuno guadagna quello che deve guadagnare per tirare avanti in questo mondo.”

“Cody, ho pensato a te perché stai proprio su per la strada. Sai manovrare una macchina. Hai lavorato piuttosto bene da mia nonna con me, e lo so che ti servono i soldi.”

“Quella parte è giusta.”

“Questi sono soldi buoni. Tipo, buoni davvero.”

“Quanto paga?”

“Mi ha fatto partire a diciotto, ma mi ha alzato a diciannove la seconda settimana. E questa settimana, sto girando dappertutto per prendere un serbatoio di gasolio e un rimorchio per portarlo e una pompa, e girando dappertutto...”

“Col tuo pickup?”

“Già, ma mi ha alzato a diciannove e cinquanta per coprire la benzina e l’usura.”

“Cazzo, quel pickup è già bello usurato.”

“Hai proprio ragione.”

“Comunque, anche la roba rottamata c’ha ancora da dare. Basta metterci il tempo.”

“non è così messo male. Non è come quei rottami accanto a casa tua.”

“Già, al vecchio Teague gli piacciono sfasciati. Non si sa come però la roba la fa partire.”

“Già, giusto il tempo di farsela pagare da qualcuno.”

“E quell’Hummer? Te l’ha già fatto guidare?”

“Certo, non ci è attaccato. È pieno di fango di cantiere e pacchetti di Camel. Il tizio fuma un sacco. Me lo fa portare fino all’Harley Davidson di Kodak per caricarlo e ricaricarlo.”

“Aspetta, il pezzo grosso ti lascia stare seduto nel parcheggio tutto il giorno a caricare quel coso?”

“È un mito.”

“Cos’è un mito?”

“Ci vogliono venti minuti, e se lo vuole pieno fino in cima, tipo tre quarti d’ora. Non ci vuole tutto il giorno. Quell’ultimo venti percento è quello che ci mette di più.”

“Allora, lunedì?”

“Sì, lunedì. E ricordati, lavori per me. Il capo è lui, ma le buste paga le firmo io.”

“Buste paga? Non paga in contanti?”

“No, non sono contanti Mi ha mandato alla contea a prendere una licenza per ristrutturazioni, Mi ha mandato dal suo avvocato e mi ha fatto aprire un paio di conti alla Truist, e la banca si occupa di tutte le tasse sugli stipendi e le trattenute e…”

“Trattenute? Io le tasse non le pago.”

“Non c’è da stupirsi che li hai spesi prima di averli.”

“È che non mi servono le trattenute, e quella FICA o come cazzo si chiama, fra quarant’anni quando posso tirarli fuori non ci sarà più nessuna Previdenza Sociale.”

“O assegno o niente. Lo vuoi ancora?”

“Lo prendo. Lunedì. A che ora?”

“Io comincio alle otto. Lui arriva prima di me ogni giorno. Non ho idea di come. Fa un’ora di macchina da Hardin Valley ogni mattina ed è lì che fuma e beve da quella tazza di caffè prima di me ogni volta. Arrivavo ogni giorno sempre più presto, ed eccolo lì, che aspetta.”

Capitolo 7 – venerdì 15 dicembre 2023

Emma non ha ancora trovato la combinazione, quel codice segreto in cui la sua testa e il suo momento vissuto si incastrano nell’ordine giusto per risolvere il rompicapo del Community Center. Come farlo dipingere, come far sostituire quelle porte. Ma eccola qui, parcheggiata davanti, Mernie sul sedile del passeggero. Pensaci abbastanza a lungo, e qualcosa cederà. Sul sedile di dietro, la pronipote di Mernie, Bernice, la chiamano Bernie come baby Mernie. E come tutti i ragazzi della sua età, sta al telefono. Ma non è come tutti i ragazzi della sua età. È Mernie con la pelle liscia. Se non è un sosia, è l’incarnazione viva e che respira di ciò che un sosia aspirerebbe a essere. È saggia e testarda e curiosa; Curiosità non solo per la risposta che ha davanti, ma alla ricerca della domanda successiva e di tutta la rete di domande e risposte che vengono dall’esplorazione. Non è onnisciente per il tempo guadagnato sul compito, è intelligenza artificiale senza tutti i complimenti finti. È Claude e Copilot e Gemini messi insieme con una coscienza e una consapevolezza.

Si era Diplomata in anticipo a quindici anni, e aveva scelto di non andare all’università, optando invece per studiare da sola. Non per qualche connotazione negativa, ma per la semplice consapevolezza che si sarebbe insegnata meglio da sola restando al suo posto (allusione al confinamento in casa – serve un cartello da qualche parte) senza tutti gli imbuti di birra e gli esami che, più che mettere alla prova le conoscenze dello studente, sono pensati per verificare se l’istituzione ha insegnato allo studente e gli ha dato le esperienze giuste. Bernice non è fatta per quelle esperienze. Tutto quello che le serve sono Mernie ed Emma. Nessun imbuto di birra richiesto.

“Allora prendo il telefono,” stava dicendo Emma, “ed è Lonnie Norman! Eccomi qui che cerco di sistemare il bilancio della chiesa, che cerco di trovare due soldi, comprare una lotteria o un po’ di capitale iniziale per i dolci da vendere per dare il via a un facciamolo-e-basta su quel Community Center. E guardando quei libri contabili, chiedo al Signore un segno. Ed ecco che mi squilla il telefono, ed è Lonnie Norman, figurati.”

“Le vie del Signore sono infinite,” intervenne Mernie.

“Eccome se lo sono. Be’, lo sai come faccio io. Ne ho uno all’amo, e do la ferrata. Non ci penso nemmeno, che sia una bella Trota sana o un’anguilla. Do la ferrata e lo tiro a riva. E il povero Lonnie che si dimena sulla spiaggia aprendo le branchie a cercare di capire come ha chiamato per un po’ di pettegolezzi sullo Yankee su per la vecchia valle del Sentiero, e l’ho preso io.

Bernice si intromise, “Non l’ho mai chiesto, Perché la chiamano la Vecchia Valle del Sentiero?”

Mernie prese la domanda della studentessa, “Si chiama così da queste parti solo da quelli che conoscono la storia.”

“Quindi, è folklore.”

“Certo, è il sapere della gente, ma è anche di più. È storia vera che è passata nel bucato dell’uomo e del tempo che l’ha plasmato. La storia viene giù dal filo dei panni asciutta con un profumo fresco di Primavera di più di quello che c’era sulla storia quando è andata in lavatrice. A volte è di meno, e certe macchie proprio non vanno via, come la benzina su uno straccio. Quella non è solo una macchia per sempre, ma è pure una puzza.”

“Va bene, ma le parole del nome, sono un anagramma per qualcosa di più grande”

“È più grande, eccome. Non lo è sempre?”

“Eccolo.”

Mernie arricciò il naso, “Quel vecchio pickup affumica tutta la valle.”

Emma portò avanti il sottinteso, “Non era così quando ce l’aveva Jed.”

“Arriva a tutta. Quasi ti aspetti che quel catorcio non si ferma prima di essere dentro l’edificio.”

“Lonnie non è un granché come autista. Gli sei mai stata dietro? Va fuori dalle righe più di Bernie qui col suo primo album da colorare.”

Bernie lanciò un’occhiataccia teatrale, “Parlate proprio voi due. Io sto sul sedile di dietro perché lassù davanti la mia faccia è troppo vicina alla strada.”

Tutti e otto i piedi toccarono l’asfalto del parcheggio più o meno nello stesso momento; Lonnie col passo secco di un uomo con uno scopo, Bernie con la scioltezza della gioventù, Mernie che studiava dove mettersi come Emma delinea le sue prossime mosse con Lonnie. L’aveva portato qui, e adesso tirato a riva, l’uomo in carne e ossa faceva a gara con la realtà di lui e con l’idea di liberarsi dal suo stesso amo.

“Signora Mernie.” Lonnie fece un cenno col capo.

“Lonnie. È un bel pezzo che non ti vedo.”

“Sì, signora, però mi sento guarito dell’assenza con lei qui adesso.”

“Lonnie, parli con le parole difficili quando stai con le signore,” si inserì Emma.

“Signor Norman,” fece un cenno Bernie.

“Niente di così formale, piccola Bernie. Come te la sei passata in questi mesi?”

“Mi serve ancora uno sgabello per arrivare al ripiano in alto della credenza, ma per il resto tutto bene.”

Ridacchiarono tutti

“Be’, Emma, immagino ti chiedi perché ho chiamato.”

“Questo è un fatto…”

“Be’, sapevo che se qualcuno aveva lo scoop su quello Yankee su…”

“Aspetta, prima di beccarci tutta la tua interruzione sull’argomento, ti ho dato appuntamento qui per un motivo.”

“Mi sa che tutti e due c’avete i vostri motivi,” disse Mernie. “Ma sta cominciando a piovere, e io preferisco non bagnarmi mentre voi due affogate nei vostri moventi.”

“Sì, signora, mettiamola sotto il tetto di quella veranda.” offrì Lonnie in fretta.

“Lonnie, guarda quelle assi lassù. Le vedi?”

“Sì, signora. Ci sto pensando da quando mi ha chiesto di vederci qui. Ho pensato, sicuro, stai reclutando una squadra per pulire qualcosa come quella volta che hai invitato Cody per la pulizia del ciglio della strada.”

“Be’, Lonnie, e sei venuto subito quando ti ho proposto di vederci?. Che dolce che sei. Che tesoro.” Emma lo blandì, ma dentro di sé sapeva benissimo di quale pulizia del ciglio della strada parlava Lonnie perché quella era stata davvero un’idea sua, si era attaccata al telefono con lo Sceriffo Hodges e l’aveva organizzata lei. Cody non l’aveva preso lei, l’aveva preso il giudice, ed ecco Lonnie che crede alla storia di quel ragazzo che spiega come si era offerto volontario.

“Già, lo sapevo che c’avevi un piano, ed ero giù alla Co-op a prendere il propano per la stufa ieri sera, e ci sono passato davanti, e mi ha colpito l’occhio. Sicuro come niente, Emma propone di vederci qui il giorno dopo invece di parlare al telefono di quello Yankee così può riempire la sua lista di aiutanti. Sicuro vuole raschiare e dipingere il community center.

“E sei venuto subito. Che dolce che sei.”

“Be’, sono venuto, ma devo dire che con le scale ormai non vado tanto d’accordo. Ma Cody. Quel ragazzo sì che sa dipingere.”

Ed eccolo lì, quel rimpianto che la tormentava, che scendeva dalla macchina adesso arrivato e tirato sul pontile a impuzzolire tutto di pesce.

“Be’, ma è fantastico! Guarda lì, Mamma, hai la tua prima recluta.” cinguettò Bernice. “E pure alla prima chiamata. Se scavi in quelle tue rubriche, sicuro che questo posto lo sistemi in un attimo.” Alzò gli occhi verso Lonnie, “Signor Norman, perché non mi dà il numero di Cody così lo metto qui negli appunti del progetto?”

Lonnie si spostò sui piedi, “A dire la verità, piccola Bernie, Cody coi telefoni non ci sta tanto dietro. Non sai mai quando ha pagato la bolletta o perso quel benedetto aggeggio. Che ne dici se per gli appunti prendi il mio?”

Mernie borbottò, “Ma figurati.”

“Come dice, signora?”

Indicò, e come un’altra preghiera esaudita, questa suonò vera. “Quell’orso seduto là di lato come se stesse origliando.” E l’argomento Cody cadde.

Emma riempì il vuoto in fretta, “Allora sei curioso della famiglia che ha comprato la valle del sentiero.”

“È una famiglia?”

“Sì, la valle del sentiero, torniamo a quella. Perché si chiama così?” punzecchiò Bernice.

Emma si intromise, “Ehi, colpo di scena, veramente toccava a me.”

“Non saltare le scene di intermezzo, Mamma, la lore è importante, Non è quello che dici sempre?”

Va bene voi due. È il Sentiero delle Lacrime, tesoro. Vedi, tutte quelle storie a scuola e le targhe storiche, parlano della Battaglia di Boyd’s Creek e della marcia vera e propria dei Cherokee – e di tutti gli altri – e del trasferimento forzato, ma non pensano a cosa li ha messi tutti in quelle colonne dirette a ovest o come sia stato che tutti quegli Indiani sono stati radunati in primo luogo. La Valle del Sentiero non la trovi nemmeno nel tuo telefono con l’IA.”

“Già,” Lonnie si prese la scena, “Devi essere di qui per sapere la storia di quella valle.”

“La valle ha preso il nome dalla gente che è scappata,” continuò Emma. “Questo era il loro territorio di caccia. Sapevano che quella valle era una fortezza naturale, nascosta e difendibile.” Guardò verso Lonnie.

“Già, tenevano le donne e i piccoli giù nella valle sani e salvi, e mettevano quei combattenti su sui crinali di vedetta per i soldati di John Sevier di Boyd’s Creek.”

“Ed è così che sono rimasti, e il folklore dice che sono loro che possiedono tutta la zona lassù vicino alla quattro-zero-sette oggi,” concluse Emma.

Per Lonnie la storia aveva bisogno di più. “È un’ironia da fantasmi che un uomo di nome Boyd, il ritratto del male in persona, è l’uomo che possiede la terra che segna l’unico ingresso al posto ai giorni nostri.”

“Be’, Lonnie, ha smesso di piovere,” offrì Mernie, “e devo tornare a casa a cominciare la cena.”

“Aspetti, solo una cosa. Dice che c’era una famiglia che si trasferiva lassù?”

“Be’, Lonnie, non ho detto proprio così. Stavo riassumendo e andavo veloce sull’argomento. Non ne so davvero più di te, a parte che tutti quei camion ribaltabili vanno e vengono e hanno consegnato dei tubi di drenaggio che ho dovuto aspettare dietro nel traffico perché non c’avevano nessuno là sulla strada a farmi sapere che la curva cieca era libera.”

E così come niente era finita, otto piedi in meno sull’asfalto, e anche le macchine andate, e la terra tornò a reggere il suo carico.

In macchina, anche Emma, Mernie e Bernie reggevano il loro peso.

“Mamaw Mernie, lo conosci da tanto Lonnie, vero?”

“Direi. Viviamo in questa valle da tanto tempo, io e lui, da quando tua nonna si era appena sposata, prima che tua nonna avesse la tua mamma qui. Lonnie lavorava alla segheria con tuo nonno, il papà della tua mamma. Lonnie era più giovane di lui, e Lonnie allora era un brav’uomo. Lo conosco da tanto. Ma una ventina d’anni fa, sua moglie muore di cancro e lo lascia tutto solo col bambino, e la segheria chiude, e lui comincia a bere e da allora fa fatica. È stato un brav’uomo per tanto tempo, e poi è cambiato e basta.”

“Il telefono dice che la più antica testimonianza conosciuta di popolazioni paleolitiche nella zona risale a 10.000 anni fa ed è stata trovata a Buckingham Island su Boyd’s Creek, che a sua volta prende il nome da un commerciante della Virginia ucciso da una banda di Cherokee.”

“Chi ha bisogno dell’università? La nostra bambina c’ha un Samsung.”

Mernie rise, “Ha più di quello, ha 10.000 anni di esseri umani che si ripetono.”

“Allora raccontatemi di Cody”

“Cody è il mostro sotto il suo stesso letto,” cominciò Mernie.

Emma inarcò un sopracciglio, “Cody è quel ragazzo che non ha mai lasciato che cose come la paura e il buon senso lo fermassero da una decisione sbagliata. Non te lo ricordi?”

“No, me lo ricordo, ma non è mai stato davvero nella finestra di contesto attiva. Io ero al primo anno, e lui era all’ – ultimo anno. Mi ricordo che non si è diplomato.”

“Be’, io me lo ricordo,” disse Emma. “Mi ricordo il mondo intorno a lui. Non l’ho mai conosciuto il ragazzo, ma è stato argomento di conversazione più volte di quante ne posso contare. E quella cosa del diploma. Era prevedibile, ma mi ricordo Cody in particolare perché la signora Wiggins era la sua consulente scolastica. E ci si è riversata tutta su quel ragazzo. Diceva sempre che era intelligente, ma per quanto ci provasse, non riusciva mai a fare breccia. Un giorno stavamo parlando di voi ragazzi, tutti quanti, e come faceva spesso ha tirato fuori l’argomento Cody Norman. Ed è così che lo conosco. L’ho visto in giro, certo, ma a parte scambiarsi i convenevoli, non ho mai speso una parola con Cody.”

“Be’, ecco la tua grande occasione.” tagliò corto Mernie.

“Lo so, Mamma, ma queste squadre vanno messe insieme come si deve. Scegli la mela sbagliata, e prima che te ne accorgi, hai un edificio dipinto a metà e il legno marcisce dove la vernice è stata raschiata via.”

“Mela, eh?”

“Già, si guasta – “

“Lo sapevo cosa intendevi.”

“Comunque, la signora Wiggins, una volta, è al Club delle Signore, e si sta preoccupando per i ragazzi, come al solito – voi ragazzi eravate il nostro argomento preferito – ma eccola che parte di nuovo sull’argomento Cody. Il ragazzo aveva un argomento tutto suo. Comunque, è preoccupata perché adesso sa chi non si diploma quest’anno, e Cody è nella lista. E chissà come le spezza proprio il cuore. Non lo conosce il ragazzo; nessun legame speciale con la famiglia o la storia. Non ha nemmeno un riflesso nella sua famiglia che c’ha gli stessi problemi della famiglia di lui, ed è una cosa rara di questi tempi. Tutti hanno droga e galera da qualche parte nell’albero genealogico. Ma Betty no. Chissà come, questo ragazzo le fa venire uno sfogo che proprio non riesce a grattarsi. Ci ha lavorato su per tutti e quattro gli anni, e prova questo programma e quella tecnica, e ce lo racconta per tutto il tempo. E quel giorno, il giorno che è uscita la lista, l’ha descritto con una frase, quel ragazzo non prende solo decisioni sbagliate, le colleziona come premi. E quando si tratta di sgusciare via dalle conseguenze, c’ha più trucchi della tasca di un pagliaccio – ma non stavolta. Ed è così che l’ha descritto.”

Capitolo 8 – lunedì 18 dicembre 2023

Oggi è diverso. Si avvicina al vialetto come ha fatto mille volte prima. Ma stavolta è diverso. Il ciglio della Cicoria Blu non c’è più, ma c’era da aspettarselo. Restano solo la pianta caduta e i capolini di semi di cardo dell’anno prossimo. “L’anno prossimo sarà un bel raccolto,” ma qualcosa di simile alla paura lo colpì.

Tutte e dieci delle centinaia di volte che aveva fatto questa camminata, quei fiori avevano sempre segnato il confine, la prima sensazione di esso. La loro fioritura del mattino, vista sempre e solo da pochi privilegiati. Aperti per il mattino — la cicoria chiude i fiori entro il pomeriggio, così il blu che orla la strada all’alba non c’è più quando la maggior parte della gente torna a casa in macchina, e mezza valle non l’ha mai vista fiorire perché passa da quel tratto all’ora sbagliata. Un ciglio di strada pieno di fiori che si nascondono a chiunque abbia orari normali. Quella cosa è bella sullo stesso ciglio da cent’anni e solo la gente mattiniera e gli insonni e gli uomini che escono da una notte dura sanno che c’è. Bellezza con un orario che nessuno ha fissato, che si tiene i suoi pensieri per sé, che chiude bottega prima che il mondo si svegli abbastanza da guardare.

È qui in orario, ma i fiori se ne sono andati da un pezzo insieme al balsamo che sono per la sua insicurezza. Per tutti gli anni passati, le innumerevoli giornate di pesca su per la Trail Holler, quei fiori erano stati una specie di medicina. Un ultimo tiro dal vetro per dare la carica a quell’ultimo tratto. Il tratto più in contrasto con la valle stessa. Il tratto dei Wiggins.

E svoltò per cominciare la salita. La sentiva lì alle sue finestre, oggi non era diverso, dietro tutte quelle tapparelle e ombre – che lo guardava – che lo giudicava – e quella vecchia frase, “Non puoi solo sperare, devi anche darti da fare.”

“Fa vedere quanto ne sa. Non c’è darsi da fare che tenga come sfamare il bisogno.”

Su in questa valle, Cody non è il ragazzo da rimettere a posto di giù in fondo. Quassù non possono dirgli cos’è. Glielo fa vedere lui.

“Pa’ non è uno che segue le tracce. Lo sa che sono io che prendo il cervo ogni anno. Lo sa che sono io che piglio quasi tutti i pesci. Lo sa che non è colpa mia. È sua.

Su per questa valle, il posto dove quella cucitura invisibile dimentica per lui le umiliazioni che lo giudicano con uno sguardo e lo plasmano nella conseguenza completamente separata di esso, l’infinito martellare dell’essere pesato e misurato e trovato mancante. Appena dopo la vecchia casa dei Wiggins, si scioglie via. Ma non prima. È come se la famiglia facesse da sentinella all’ingresso. Ogni volta che passa da questo punto, ogni volta, il sollievo è qui. È come una cascata da attraversare, e lo lava di quello che resta indietro.

Anche con i rami potati, anche con la strada di ghiaia che adesso si allunga nel tunnel di , niente lo sta guardando adesso. Non ancora.

E non se n’è andato via tutto nemmeno, il calcolo, l’intrigo, il tramare e il macchinare, tutto quel treno merci rombante di rancore e la macchinazione per far quadrare i conti.

“Su per questa valle lei si nasconde dietro le sue tapparelle, non può farsi beccare a vedermi salire sopra di lei. Lei laggiù nella sua roulotte – mi parla per tutti quegli anni come se lei ce l’ha fatta, e io non ce la faccio pure se non le do retta – ed eccola lì, una roulotte proprio come me.

E pure Pa’. Sono tutti uguali. Glielo faccio vedere io.

E il piano prese forma come prende sempre forma quando sali verso l’idea dalla parte di sotto della scala.

“Quel vecchio rimbambito crede di saper leggere i segni. Crede di saper leggere i pesi, le pause. Fa come se sapesse contare i respiri che un uomo ha fatto mentre l’impronta atterrava. Pensa che è lui che prende il cervo che ci sfama per un mese. Pensa che è lui che prende i Topinambur e le Noci e la Poke Salad. Sono io che prendo quei porri selvatici che gli piacciono tanto con la carne.

Pensa che è lui che entra in quei vecchi edifici a prendere il filo, spellare il filo, vendere il filo. Sono io che lo tengo in piedi.

Io prendo il rottame, e io prendo pure le noci dalla valle, e io prendo il ginseng. E quello è tutto io. Non lui.

E fa come se sapesse leggere i segni. Quei segni me li leggo io, mi faccio una lettura più vera qui quasi due mesi dopo di quella che ha mai fatto lui quella mattina dopo quando me li ha letti dal libro di fantasia della sua testa.”

Ma non oggi, non l’avrebbe fatto. Oggi avrebbe marciato su per quella collina, ogni passo un passo più vicino. Un passo più vicino al prossimo peggio. Un giorno più vicino a tirar su il lavoro che gli porterà via l’unico posto dove sfogarsi di tutto. Oggi ripenserà con l’occhio della mente alla Cicoria Blu e si chiederà se la vedrà mai più allo stesso modo, come la vedeva l’estate scorsa prima che cominciasse tutto questo. Si chiederà se la vedrà mai nemmeno come l’ha vista proprio stamattina col fiore andato da un pezzo ma con la promessa nel seme. Tutta questa fatica, tutto questo fardello non abbastanza col suo peso da solo; ma ogni passo è un passo più vicino al lavoro di un uomo nuovo. E quando il pickup di Tanner comparve alla vista dove dovrebbe essere la macchia di more del vecchio Wiggins, così comparve il terrore in piena vista.

“È questo il tizio? Dici sul serio? Questo tizio col cappotto di sua moglie e… quelle sono scarpe da ginnastica.” Si gira verso Cody, “Sul serio, fratello. È uno scherzo?” Poi a Tanner, “Questo tizio non è a due dormite a sud dal suo ultimo tiro buono.” A Cody, “Di’ la verità, c’hai una pipa scheggiata in tasca, vero?”

Tanner piega la testa, “Te l’ho detto che è diverso.”

Il ghigno di Michael si aprì, e tese la mano, “Benvenuto a bordo. Pensi di riuscire a stare fuori di galera abbastanza a lungo da far costruire questo posto?”

Una risata nervosa, e ci pensò su, “Credo di sì. Quanto ci vorrà?”

“Alla mia maniera? Quello è tempo. Un sacco di tempo.”

Adocchiò le scarpe Dansko di Michael. “Io c’ho tempo.” Quelle non sono suola liscia. Le vedo proprio lì sui suoi cazzo di piedi.

“Già, quanto tempo era?”

Quelle c’hanno l’impronta. Lo sapevo che Pa’ diceva cazzate.

“Eh?”

“Niente amico, a volte le battute sono solo per me.”

“Lo vedo.”

“Che sai fare?”

“Lo so usare quel 35p là, e la skid.”

“Già, sembrano belle calde, eh? A parte stare seduto sul culo a muovere il tuo joystick, che sai fare?”

“Ho lavorato per Ball Homes.”

“Quindi sai cambiare la domanda. E il lavoro con la pala? Sai usare una pala?”

“Sì.”

“Lo sai con quale lato del martello devi colpirti il pollice?”

“C’ho un paio di idee, sì.”

“Bene! Va bene, allora Senti, Tanner, ho preso il legname nel weekend, e ho trascinato un rimorchio su fino allo stagno. Oggi cominciamo a costruire un riparo, per stare fuori dal freddo e scaldarci. Prendi la mia carta e voi due scendete da Tractor Supply. Ho portato su un pickup pieno di attrezzi, ma ho dimenticato la squadra. Prendete una squadra e un cappotto e degli stivali per questo qui. Non posso tenerlo quassù conciato così se passa l’ispettore.”

“Non c’è bisogno che fai tutto questo.”

“È la responsabilità che viene con l’essere umani, Cody. Non posso caricare i miei insulti migliori e spararteli dal finestrino della macchina se tu ti stai congelando il culo e io sto tutto caldo e comodo.”

“Come lo sapevi che è il cappotto di mia moglie?”

“Amico, il cappotto è rosso, e non mi sembri un elettricista.”

Capitolo 9 – lunedì 18 dicembre 2023

“Buongiorno. Sei uscito presto oggi.”

“Abbiamo Cominciato il riparo oggi.”

“Si è presentato il nuovo?”

“Sono così contento che me l’hai chiesto.”

“Così male?”

“Sono arrivato di nuovo prima di Tanner, quindi quello era un punto a favore, ma questo nuovo è inimmaginabile.”

“Bell’inizio. Sarà fantastico. Minimizzi sempre quando stai per caricare la dose, inimmaginabile.”.

“L’unica cosa carica in questo è il nero sui suoi ventidue denti – cioè denti di ventidue anni… È solo un ragazzino, e i denti li terrà in un bicchiere sul comodino prima dei trenta.”

“Che schifo!”

“Sono quassù a sistemare la roba nel cassone del pickup, nel panico perché non trovo la squadra, e lo so che l’avevo portata, e sento delle voci giù al pickup di Tanner, e alzo gli occhi, e stanno venendo verso di me, e troppo vicini per cadere a terra sconvolto.”

“Promettente.”

“Oh sì, promettente davvero. Allora ecco che arrivano i capelli sporchi alla Einstein di questo personaggio dei cartoni, ma disegnaci una fila di conigli e un’anatra buttata sulla spalla e una bottiglia di distillato clandestino che spunta dalla tasca di dietro.”

“Ma che…”

“Aspetta, c’è dell’altro. Tutto quello e poi immaginati un’aura olografica da bassifondi in pieno dettaglio che gli fluttua intorno come la nuvola di polvere di Pig Pen. Ha le articolazioni tutte molli e fragili da metanfetamina. Ho paura di dargli una scala per paura che ci si squagli giù.”

“A Tanner l’hai fatta l’assicurazione contro gli infortuni, giusto?”

“Sì, ce l’ha. Ma l’assicurazione d’invalidità non è niente in confronto a questo tizio.”

“Quindi si torna all’annuncio su Facebook?”

“No. L’ho assunto.”

“Ma che cazzo?”

“Lo devi vedere, tesoro. È come Einstein sì, ma con gli occhi di Manson. Gli sto parlando, e lui se ne va in qualche terra lontana per un secondo, poi torna, e se ne va di nuovo. E io sto facendo quella cosa che faccio, tipo insultarlo a morte.”

“Sì, piace a tutti.”

“Allora, sto facendo la gag, la conosci.”

“Sì, la conosco.”

“Allora, gli faccio, di’ la verità, c’hai una pipa da metanfetamina in tasca, e questo tizio è andato del tutto, cioè proprio un dialogo di fantasia con sé stesso, e poi, schiocco di dita, di nuovo qui. È stato assurdo.”

“Lo sa che sei armato?”

“Con cosa? Non c’è pistola che c’ha la soluzione per questo tizio. È uno che si arrangia come tutti gli altri. Dieci passi avanti ma al secondo passo è già fuori strada.”

“Questo non te lo porti a casa, vero?”

“Questa è solo l’introduzione, amore, poi migliora.”

“Il problema è che tu assumi questa gente, e io non ho tempo di farmi interrogare quando trovano il tuo corpo in una fossa poco profonda.”

“Poco profonda, questo tizio dice che lo sa usare quel 35p là.”

“Oh Cristo! Quindi quando ti mette due metri sottoterra, si ruba i macchinari, e io devo chiamare quelli di Blalock’s per finire il movimento terra.”

“Certo, ma c’è anche un essere umano spaventato a morte là dentro sotto tutto quel travestimento. Giuro su dio, questo tizio sale per il vialetto, e c’ha addosso il cappotto invernale di sua moglie.”

“Che tristezza.”

“È la contea, amore, e questa è la comunità di Dupont. Capitale della metanfetamina di una geografia molto più grande dello stato. L’abbiamo comprato, adesso dobbiamo romperlo, Non si può scappare da questa merda. Bisogna affrontarla di petto,”

“Ed eccoti qua, a metà del copione del prossimo nuovo episodio di mille modi per morire, e lui nemmeno lo sa.”

“Oh, lo so io”

“Hai scavato una buchetta con un trattorino da giardino una volta, e adesso pensi di poter trasformare trentotto acri di collina mai toccata in Shangri-La

“Erano milleduecento piedi cubi di terra di scavo, Stefanie, e ho dovuto spostarla una benna alla volta spargendola su tutta la proprietà così non diventava un mucchio grande come tutta la casa e alto uguale. Sono novantacinque camion ribaltabili sparsi una benna di trattorino verde alla volta, e invisibili a occhio nudo una volta che abbiamo fatto crescere l’erba – perché ho avuto abbastanza cervello da tenere lo strato fertile in un mucchio mentre prima spargevo la roba anaerobica.”

“Non dimenticare le impronte di fango delle Dansko per tutta la casa per cinque mesi mentre lo facevi.”

“Stef, non mi stai dando abbastanza merito, Sì, è una buchetta con un trattorino verde, ma ti stai dimenticando che ho scavato accanto al muro di fondazione attivo della casa in cui viviamo, durante l’Inverno , ho scavato 150 piedi di una linea di 500 piedi di cavo di alimentazione due-zero a tre conduttori, 240 volt, 100 ampere fino al pontile, un tubo dell’acqua da 1” e la fibra ottica interrata diretta – tutto quanto lasciato appeso in aria per tre mesi mentre lo facevo e senza spegnere nemmeno un minuto il sollevatore della barca.”

“E poi un'altra cosa, chi cazzo si immagina che serva una doccia all'aperto su un pontile in pieno inverno?”

“Guardi il pratico e ti perdi il miracoloso. Ho fatto tutto questo con un trattorino da giardino. È come svitare la vite di un rompicapo d'oro con un coltello da burro, e prenderti lo stesso il premio dentro.”

“Il premio, una doccia sul pontile.”

“Sei impossibile.”

“Allora, hai scavato una bucherella una volta, e adesso stai lassù in una foresta che il tempo geologico si è scordato da quando la frana ha creato quel laghetto, e mai una pala ha toccato quella terra, ed ecco che arrivi tu, a comprarti una flotta di mezzi pesanti e a domare il tossico in fondo alla strada.”

“E guarda quel buco oggi. È un bunker tutto funzionante incassato nel cemento con il tetto in cemento, tutta l'attrezzatura solare e il suo bagno completo con l'acqua calda corrente…”

“Non scordarti il frigobar, Pat Robertson.”

“Il punto è…”

“Il punto è che hai già abbastanza guai lassù, e una mezza sega non è adatta al lavoro – in più di un senso, e non puoi mica impacchettarti un tizio che ha problemi veri, e quasi di sicuro un passato vero… Dammi il nome. Lo faccio controllare.”

“Ehm, non gli ho chiesto il nome. Cody, però…”

“Ma mi stai prendendo per il culo?”

“Quasi non conta, ma hai ragione. Me lo faccio dare.”

“Me lo faccio dare. Dio ci aiuti.”

“Non è tutta colpa mia, Stef. Il lavoro è questo. L'abbiamo comprato. Adesso tocca domarlo. Abbiamo i soldi per costruircelo da soli…”

“Neanche per sogno…”

“Pazienza. Intendevo fare la strada e la diga e il drenaggio e il solare e le infrastrutture. Sull'impresa generale ho già detto di sì. Non ricominciamo tutta la storia. Però sappi che ce l'ho, il te-l'avevo-detto, carico e pronto da sparare da sotto il letto più avanti, quando penserai di avermi messo alle corde.”

“Bello mio, a me le corde non servono. Mi serve solo il retino per le farfalle. Sei fuori di testa.”

“Io? Dovresti vedere 'sti due che provano a ribaltare il telaio di base della baracca. Devo andare. Finisce che schiacciano qualcuno.”

“Ehi, ragazzi. Mi sa che c'è un problemino lì.”

Tanner parlò per primo, “Un pochino.”

“Cody, occhio al bordo del telaio. Rovina l'albero.”

Ignorando lo sfregio evidente nella corteccia, “Ci sta appoggiato piano. Sta solo poggiato.”

Michael si sporse, “Il telaio sembra a posto. Pesante come un figlio di puttana, però. Fammi tenere fermo quest'angolo così lo fate girare e lo ribaltate. Bene. Bene. Attenti!”

La piattaforma di dodici piedi per sedici si schiantò sul terreno di argilla rossa, e Cody disse, “Io non so' mica carpentiere.”

Michael alzò un sopracciglio, “Quella roba lì dice di sì.”

“Be', non lo so'.”

“Guarda qua. Il compensato lì sotto pesa quattrocento libbre da solo, la doppia fascia di due per otto e i travetti del pavimento; peserà sei quintali buoni, e voi due l'avete appena costruito, e l'avete ribaltato, ed è crollato a terra tutto d'un pezzo.”

“È il compensato,” osservò Cody. “Quella merda impregnata è forte.”

“Sì, è quello. Le viti le hai messe forti, e le hai messe nei posti giusti, e hai sfalsato i giunti…”

“Io ho solo usato il trapano. Non so' mica carpentiere.”

“Sì, l'hai detto, ma la roba l'hai costruita tu, ed eccola lì.”

Tanner interruppe il discorsetto d'incoraggiamento, “Per, ehm, il piano di sopra, restiamo con le viti da tre pollici?”

“Sì, ma dovete battere i travetti col filo a tracciare e riportare il segno sul lato. Non potete contare sulle viti della fascia per trovare i travetti sotto il compensato una volta montato, perché quelle sono viti della fascia esterna, e non sono…”

Cody si intromise, “Ho capito. Sì. Se mettiamo il compensato, quelle viti della fascia laterale non sono in linea, e manchiamo…”

“Esatto, amico. Bell'occhio. Allora, perché non andate a scaldarvi nel furgone di Tanner mentre scendete a prendere il pranzo? Prendete la mia carta. Andate a sedervi da qualche parte e mangiate qualcosa di caldo.”

“Ehi.”

“Ehi.”

“Che si dice?”

“I ragazzi sono andati al grill a pranzo un'oretta fa. Quassù ci stiamo congelando le chiappe.”

“L'avete finita la baracca?”

“Be', ci vorrà ancora un po'. Però la piattaforma di base l'hanno fatta.”

“Solo quello?”

“Sì, ci sta. Abbiamo dovuto tirare su tutti gli attrezzi da quella pozza di fango che abbiamo fatto laggiù per parcheggiare. In salita sia all'andata che al ritorno, con vento e neve e tornado e roba varia.”

“Sembra straziante.”

“Ce l'abbiamo fatta.”

“Te la prendi comoda?”

“Comoda quanto posso. Sto scavando una fossa a forma di culo nel sedile riscaldato, poco ma sicuro.”

“Quindi sanno quello che fanno?”

“Sì, più o meno. Hanno lavorato di sicuro col papà e col nonno, e hanno incassato un paio di assegni in qualche cantiere dopo il diploma, ma hanno di sicuro più ore di carriola che di teorema di Pitagora.”

“Matematica! Io mi chiamo fuori.”

“Sei letteralmente una sbirra delle tasse.”

“Sì, ma a-quadro più b-quadro è un bel C-iao, ci vediamo.”

“Esce di scena a sinistra Stefanie la sputasentenze. Stanno risalendo la collina adesso.”

“Li fai andare a piedi?”

“Farli? Già portare questo coso quassù è stata dura. Tanner c'ha un vecchio Reading tutto scassato, e Cody guida quelle Subaruuu. Probabilmente è lui che ha la trazione migliore di tutti.”

“Chiamami quando parti.”

“Ti amo.”

“Amo!”

Tanner arrivò per primo al finestrino, “Cavolo, quella collina non sembra niente finché non te la fai a piedi dieci volte.”

“Sei volte.”

“Cosa?”

“Ve la siete fatta sei volte.”

“Ovvio che le hai contate.”

“sembravano dieci.”

“Parla. E pure un'altra lamentela. La prossima cosa che costruiamo è una cassetta dei suggerimenti.”

Tanner rise, “Ahia.”

Cody spostò il peso da una gamba all'altra, “Abbastanza caldo il sedile lì dentro?”

“Ahia, ahia.”

“Mi sta venendo la crosticina a guardarvi metterci così tanto con quella baracca.”

“Mah.”

In coro, “Sta' zitto, Tanner.”

“Stronzi.”

“Allora, abbiamo un telaio bello solido, l'abbiamo tavolato e l'abbiamo ribaltato. Qualcuno vuole indovinare perché?”

Cody aggrottò un sopracciglio, “L'hai già detto, così fa da slitta quando la devi spostare.”

“L'ho detto io?”

“Hai battuto la testa col lato sbagliato del martello?”

“Ahia.”

“Ahia, appunto. L'amico di Stef, Phil, lui può allenare la Little League, e io alleno una coppia di spalle comiche, Ahia e Ahiaio.”

Cody guardò Tanner.

Tanner alzò le spalle, “Te l'avevo detto che è diverso.”

“Allora, abbiamo un telaio, abbiamo tavolato un lato, e adesso prendete il filo a tracciare – viti da tre pollici – A mettere in squadra quel coso non vi divertirete, quindi tiriamo fuori le corde dal furgone. Tanner, vieni qua.”

“Allora, ehm, vuoi che prendo il compensato?”

“No, vieni solo quassù. Quello che fai è mettere giù un pannello di compensato in quest'angolo, ma avviti solo questo lato corto.”

“Allora, metto giù il compensato. Che lato da questa parte?”

“Okay, domanda giusta. Questo è il lato corto del telaio. È quello che flette meno, quindi il lato lungo del telaio si torce più facile.”

“Corde.”

“Bene, piegane una a metà, poi avvolgila intorno all'albero con lo sfregio.”

“Ahia,”

“Ahia davvero. Ma credo che quello dovremo tirarlo giù comunque, l'ho lasciato lì solo per sperare. Ma anche se non avesse un bel taglio nella corteccia, probabilmente toccherebbe toglierlo solo per spostare la baracca più avanti.”

“Lo vedete, o ve lo devo spiegare come a un'IA ottusa?”

“Che vuol dire ottuso?”

“A volte la domanda si risponde da sola.”

“Ahia.”

Cody si girò, “E adesso fai come se lo sapevi da sempre.”

“E adesso lo sapete tutti e due. Ottuso, aggettivo che vuol dire principalmente lento a capire, privo di acutezza o di sensibilità. In geometria, un angolo che misura più di novanta gradi.”

Nello stesso momento, “diverso.”

“Per favore, mettete in squadra quella cassa. Io sto proprio lì, sistemato sul mio sedile, piedi caldi, nervi a pezzi.” Si voltò a guardare da sopra la spalla, “Novanta gradi.”

Cody avvolse la corda intorno all'albero, “Non ottuso, ricevuto, capo.”

“Fra', dobbiamo parlare di 'na cosa.”

“Tira più forte, così. Di che dobbiamo parlare?”

“Della paga. È il diciotto. Tipo, tiene indietro una settimana?”

“Allora, sì, va indietro di una settimana, ma me l'aveva già detto quando gli ho detto che venivi. Mi ha dato dei contanti così ti pago a giornata la prima settimana.”

“Tipo, a giornata?”

“Sì, mi ha dato i contanti.”

“Che gli hai detto per fargli fare 'sta cosa?”

“Non gli ho detto niente. L'ha capito da solo.”

“Questo non è diverzo.”

“È diverso. Ci ha alzato pure a venti.”

“Venti e due?”

“Venti, e basta. Ha alzato la paga a venti l'ora. Dice che per un po' è tutto, ma se impariamo il mestiere c'è qualcosina in più.”

“'Sto tizio è strano.”

“Diverso.”

“No, strano. Perché si mette in tasca tutti quei mozziconi?”

“Mozziconi?”

“Sì, fuma abbastanza da fare lo smog a tutta la valle, e c'ha una tasca piena di mozziconi. Se li fuma dopo o cosa?”

“Ehm, allora. Credo che non li vuole buttare per terra e basta.”

“Strano.”

“Diverso.”

“È mimetico.”

“Allora, ti sento, ma io quassù non cerco guai, fra', è un brav'uomo.”

“C'è qualcosa che non quadra in lui. E mi pareva che avevi detto che quei tronchi li trincia.”

“Non i tronchi, i rami, la sterpaglia.”

“Ci farei una fortuna con tutto quel pioppo lassù. Il pino lo vendo ai turisti, ma quel pioppo me lo farebbe vendere qui in valle.”

“Allora, non sono affari miei. Se vuoi il pioppo, lo devi chiedere da te. Te lo dà. Magari te lo carica pure sul rimorchio con il miniescavatore.”

“Io non so' un caso di carità.”

La voce di Micheal irruppe nella scena da dentro il furgone, “Io me ne vado, ragazzi. Devo tornare a Hardin Valley per le quattro oggi.”

(A Cody non passa mai per la testa che potrebbe essere una brava persona e mettere in contatto Michael con chiunque abbia in mente per fare il colpo grosso con quel pioppo.)

(Perché il regalato non conta, conta solo il guadagnato-a-caro-prezzo, e i cachi sul portico sono il regalato per eccellenza, gratis, di casa, e sotto i piedi, perché una cosa che non costa niente è una cosa a cui lui non sa dare valore.)

Capitolo 10 – lunedì 18 dicembre 2023

“Ehi.”

“Ehi.”

“Non ci credo che sono a casa così presto. Com'è andata la giornata?”

“Togliti quelle scarpe e siediti.”

“Sono quelle pulite, le ho messe in garage stamattina. Amy l'ha messa in vendita la casa?”

“Ha avuto le foto stamattina, e mi ha appena scritto che è online.”

“Palloni da football?”

“Sì, ogni foto stirata. Non me ne sarei mai accorta se non mi facevi vedere tutte quelle case.”

“È incredibile, no? Come cavolo fanno i migliori agenti immobiliari della zona a non vedere che le foto di questo tizio sono tutte deformate?”

“Politica.”

“Storia vecchia quanto il rubare. Se hai il nome giusto, non importa più quello che fai, è una specie di genialità da pedigree.”

“Lo vedo tutti i giorni.”

“Io, non posso nemmeno prendere un paio di ragazzi a giornata su al Drip senza che mi fai fare l'assicurazione invalidità, l'antinfortunistica, per l'amor di Dio, ci hai fatto fare l'assicurazione casa Su un terreno dove la baracca l'hanno cominciata oggi.”

“Fin dove sono arrivati?”

“Hanno tirato su tre pareti a montanti. Quel Cody è un personaggio. Allora, stiamo alzando le pareti, e lui fa, ma non dovresti mettere prima i pezzi di sopra prima di tirarle su?”

“Non capisco.”

“Ti ricordi come abbiamo fatto la tua she shed con il telaio del tetto direttamente nei montanti delle pareti così prendevamo l'angolo? È per questo che siamo riusciti a far sporgere il tetto così tanto sopra il portico…”

“Sì, quella la adoro. Però hai detto che questa la dovrai spostare, quel tetto non la complica?”

“Ecco l'annuncio.”

“Oh, cavolo! Voi due avete proprio buttato tutta la nostra roba negli armadietti, eh? Non ho trovato quella borsa degli attrezzi per una settimana.”

“È stata Amy. Io sono innocente. Bel tentativo.”

“Non si può dare la colpa a uno che ci prova. Lo so che sei stata tu.”

“Sul serio, e se si vende?”

“Non si vende. D'inverno non si vende niente, e poi guarda quel prezzo. È altissimo.”

“È il prezzo ti-sfido-io, questo è sicuro.”

“Se ci avviciniamo anche solo a quella cifra, mi compro cinque borse degli attrezzi e ne metto una dappertutto. Una di sopra, una qui sotto. Una…”

“Non l'ho nascosta apposta la tua borsa degli attrezzi.”

“Lo sai che l'hai fatto.”

“Che facciamo se si vende?”

“Boh. Credo che prendiamo un appartamento o qualcosa del genere e ci mettiamo a costruire la casa nuova in fretta.”

“Io con la macchina riesco a malapena a passare la servitù di passaggio. Come cazzo pensi di portare lassù le squadre e i materiali, e tutte quelle betoniere che facevi sfilare qui mentre costruivi l'eliporto?”

“Magari possiamo alzare il prezzo se alla fine andiamo a prendere quella vernice.”

“Kitty è troppo vecchia per vivere in un appartamento. Ha avuto una gattaiola e undici acri tutta la vita.”

“E una scorta infinita di scoiattoli striati.”

“E quel trono di ceppo d'albero che tiene sotto controllo il suo piccolo regno selvaggio.”

“Quel coso lo dovremo traslocare insieme alla gatta.”

“Ti servirebbe una lettiera.”

“Donna, io una lettiera non la tengo. Piuttosto vado a vivere in quella baracca che stanno costruendo.”

“Il tuo sogno più sfrenato.”

“Sì, questo sono io; ho lavorato tutta la vita per vivere come viviamo così posso vivere In un capanno degli attrezzi con una gatta. A Natale non si vende, quindi almeno c'è una settimana.”

“Michael. Anche a me la tua scena da duro dà sicurezza, ma io in un capanno degli attrezzi non ci vivo.”

“Non me lo sono mai immaginato. L'appartamento lo prenderemmo comunque per te e Clover. Quel cane dormirebbe dentro un tubo di scolo, basta che ci sei tu.”

“Clovvver. Sì, stiamo parlando di te. Non ti preoccupare, piccola, non lascio che quell'uomo cattivo ci metta in un tombino.”

“È tanto che ce lo aspettavamo, e quel posto è la nostra occasione. L'affare degli alloggi per studenti si chiude il ventisette, ed è un mondo nuovo. I soldi pazienti ci hanno portato fin qui, con i contratti di locazione del terreno triple net, ma mi sono rotto di pagare l'imposta sul reddito dello Stato di New York e l'imposta sugli immobili e la tassa scolastica e la tassa della contea e la tassa comunale. È una follia!”

“E la contabilità, uff.”

“Abbiamo una villa che non vogliamo, sei camere da letto così poco casa nostra che è poco più di un posto dove andare a fare la cacca al chiuso. Allora l'affare si chiude il ventisette, e quei soldi li posso mettere al lavoro entro il martedì dopo, il due gennaio. L'affitto non entrerà più, quindi ci servono dividendi che arrivano in fretta…”

“Troppo difficile per me.”

“Sì, come no, a-quadro più b-quadro le esce di bocca venticinque anni dopo il liceo che gliel'ha piantato lì solo per rompermi le palle con il troppe-informazioni, e le percentuali semplici sono troppo difficili per lei.”

“Era per una buona causa.”

“Mph, allora martedì i soldi sono parcheggiati sul conto Schwab, e io chiamo per aprire la LMA.”

“Non mi piace.”

“L'ho detto male? Preferisci in spagnolo?”

“Non abbiamo mai preso soldi in prestito così prima.”

“Noi no, ma io sì.”

“Sì, e hai messo tutto in gioco, tutta la pila sul rosso.”

“E senza quello non avrei mai fatto decollare quel terreno, sono venticinque anni che paga le bollette, anche le nostre per tutto il tempo.”

“Questo è diverso.”

“O così, o mettiamo un mutuo sulla casa.”

“Oh, col cazzo!”

“Allora è deciso, Stef. Casa nostra resta casa nostra, e la vendita del nostro terreno è appena diventata il nostro reddito.”

“No, Clover, tesoro, non finiremo senza casa.”

“No, non tutto. Continuiamo a prendere l'affitto sugli altri tre, finché non si vende anche quello. Ma l'idea di costruire con il reddito non è possibile. Qualcosa doveva cedere, e ho scelto l'appendice.”

“L'appendice? È metà del nostro reddito.”

“Quel laccio emostatico sul giubbotto te l'hanno dato per un motivo, Stef, così nel peggiore dei casi la cosa che conta si salva.”

“È un casino.”

“È pulito. Parcheggiamo i soldi. Anticipiamo la casa nuova con la LMA, e ripaghiamo la LMA quando vendiamo questa casa.”

“Sì, che mai potrebbe andare storto? Ultime parole famose di ogni reato di classe A che istruisco, ho preso in prestito dal conto dell'IVA per finire di pagare quella dannata Lamborghini. E ci sarebbe pure riuscito se non fosse stato per voi, realtà ficcanaso. E non è che siano criminali in partenza, è che hanno quella mente a pezzi di puzzle che fa marciare i loro culi da saputelli dritti dentro un problema da cui poi non trovano più la via d'uscita.”

“Prendere soldi in prestito non è un reato, Stefanie.”

“Non lo vedi. La Lamborghini non è il reato. Il reato è che arriva quando non hai altra scelta che pagare la macchina adesso che…”

“Okay, siamo deragliati. Torniamo coi piedi per terra. Io non sono più un criminale. Non mi hanno nemmeno fermato in trent'anni.”

“È proprio questo. Nessuno è un criminale finché non scatta la matematica della disperazione.”

“Tesoro, non sono solo io a tirare questo filo. Ce ne stiamo qua giù a Hardin Valley grassi, scemi e felici, casa pagata, valore raddoppiato, niente bollette, ma la nostra famiglia è nella contea di Sevier, e sono un'ora all'andata e una al ritorno per due chiacchiere davanti a un caffè, figurati per una cena di compleanno un'altra mezz'ora più in là a Gatlinburg. Per non parlare di tutte le centinaia di quelle cene negli ultimi dieci anni in cui gli abbiamo fatto alzare gli occhi al cielo fino a sfinirli con i nostri annunci del trasloco imminente.”

“Quindi adesso è colpa mia se finisci in galera.”

“No, è colpa tua se gestisco un conto titoli, un reparto psichiatrico e la ristrutturazione di un'intera montagna dal sedile davanti di una minipala mentre guardo Ahia e Ahiaio che si scaldano le mani dentro i pantaloni tra una vite e un taglio di sega. E poi mi passano l'attrezzo per fargli vedere una cosa o l'altra e mi vengono le palle da bifolco pure sulle mani. E per tutto il tempo, io a picchiettare e grattare lo schermo del telefono per trovare il regalo di Natale perfetto per la donna che amo, perché il Ty Beanie Baby al Ruba e Scappa in fondo alla strada non aveva quel je ne se quoi che speravo esprimesse il mio amore.”

“Ooooh, che mi hai preso?”

“Col cazzo che te lo dico. E giusto perché non ti vengano idee brillanti, mi sono fermato da Home Depot tornando a casa, e ho comprato una cassetta della posta per il progetto di giardinaggio del vicino di fronte così il furgone di Prime sa esattamente dove consegnare il mio premio. Il pacco non lo prendi tu prima che arrivo a casa io.”

“Okay, okay, quindi entra in una cassetta della posta.”

Capitolo 11 – martedì 19 dicembre 2023

“Okay, allora prendi la livella…”

“Non l'ho portata la livella.”

“Come pensate voi due che scaviamo una buca, ci mettiamo un quattro per quattro e ci infiliamo sopra la cassetta della posta senza una livella?”

“Io non so' mica carpentiere.”

“Sì, l'ho capito ieri, Einstein il pappagallo texano.”

“Ahia,”

“Non ne esco vivo. Impossibile. Mettete i numeri. Ci vediamo su in cima.”

“Ma è storta,.”

“Pure tu. Mettete i numeri e salite a piedi. Piccoli stronzetti. Vi scordate la livella con me, eh.”

“Mi sa che intendeva davvero salire a piedi.”

“Ieri ha detto, niente passaggi nella benna, ma poi stamattina ci ha portati giù lui.”

“Quelli fanno così. Regole per me e regole per te.”

“Non è così, Cody.”

“È così. Non gli va l'incomodo di aspettare che scendiamo a piedi tutta la collina, quindi per prima cosa rompe la regola sua, si fa la vita facile.”

“Anche se fosse, a me ha fatto la vita dura la metà di quanto doveva, perché non mi è toccato scendere portandomi dietro tutte le pale e i pali e la cassetta della posta – la cassetta, E poi si è riportato indietro tutto lui, quindi, vittoria, mezza vittoria.”

“Te la ricordi la Wiggins?”

“Sì, era la mia consulente scolastica.”

“Pure la mia. Non puoi solo sperare…”

“Devi pure darti da fare. Era la stronzata più cretina di sempre.”

“Però è vero.”

“Lei abita proprio lì.”

“Tipo, proprio lì lì?”

“Sì, in quella roulotte… Ma ha detto quella stronzata del darsi da fare a gente come me, io non faccio altro che darmi da fare.”

“Darti da fare?”

“Be', sì. Ferro vecchio, lavoretti.”

“Non è darsi da fare quando sei sempre indietro.”

“È darsi da fare quando è darsi da fare. Io mi do da fare.”

“Vendere roba per poterti fregare un po' di cristallo non è darsi da fare.”

“Puoi scommetterci il culo che è darsi da fare. Vai, prova a limare il sasso a un tossico. Dimmi che non ti stai dando da fare.”

“Non credo che intendeva questo.”

“Comunque io non fumo più.”

“Sì, hai detto che non sei carpentiere.”

“Cosa?”

“Lascia stare.”

“Guarda, c'è un orso.”

“Oh – È come se non ci fossimo.”

“Lo sa che ci siamo, scommettici.”

“Ci scommetto tutto. Bellissimo.”

“Che è 'sta storia dei passaggi nella benna?”

“È l'assicurazione.”

“Dice lui che è l'assicurazione?”

“No, l'assicurazione è a nome mio. Sta scritto lì.”

“Perché l'ha messa a nome tuo?”

“Te l'ho detto. Mi ha mandato dall'avvocato, ha aperto una ditta, mi ha pagato la licenza da ristrutturazioni. L'avvocato ha aperto i conti in banca, e ha fatto in modo che le buste paga le gestiscono loro. Io timbro solo sul telefono, carico i dati il martedì, e io, noi, veniamo pagati il venerdì.”

“Io un lavoro così non l'ho mai avuto, che mi faccio gli orari miei.”

“Non è proprio un lavoro. È mio.”

“Come sarebbe che è tuo?”

“È mio. È tutto a nome mio, il nome della società.”

“Stronzate.”

“No, davvero. Ho fatto tutto con l'avvocato.”

“E i soldi per l'avvocato dove li hai presi?”

“Me li ha trasferiti sul conto dopo che abbiamo sistemato tutto. Ho fatto un assegno all'avvocato.”

“È una truffa o che;.”

“Se lo è, è una buona.”

“Come sarebbe una buona? 'Sto tizio s'è preso il tuo buon nome, e crea società e ti lascia in mano il reato.”

“Non è così. Te lo dico io. Ho fatto tutto con l'avvocato.”

“Avvocato 'sto cazzo. Dove l'hai trovato 'sto avvocato?”

“Lui…”

“Ecco, lo sapevo. È una truffa. Regalato vuol dire fregato, Tanner.”

“Allora, ehm, seguiamola fino in fondo. È tutta una truffa. Lui che ci guadagna?”

“Vuole una casa e vuole pagare a giornata per averla.”

“E allora? Tu no?”

“È solo un nodo nuovo, amico.”

“Ma che cazzo stai dicendo?”

“Un nodo nuovo. Non sta solo prendendo manovali per farsi la casa a modo suo a poco, sta prendendo una cosa di cui si può vantare con gli amici di quanto è furbo. Guardate qua, non ho solo preso manovali e lavoro a poco, so' così furbo che gliela faccio pure intestare.”

“E che c'entra un nodo o quello che è?”

“Un nodo, amico, come diceva la Wiggins. Un nodo. Un picchetto piantato per terra. Un posto nuovo per metterci una cosa nuova quando non va insieme a quelle vecchie.”

“Ma che cazzo.”

“Tipo, se sei così furbo che crei informazioni nuove, non possono andare con le informazioni vecchie, quindi ti fai un nodo nuovo.”

“A me quella lezione non me l'ha mai fatta. Mi ha dato un sacco di opuscoli sui mestieri e roba così.”

“Quindi, è la tua rete, tipo. I tuoi soci.”

“Sì, proprio quello che ci serve - i tuoi soci.”

“Tu sei uno dei miei soci.”

“Ve la date una mossa a venire quassù? Lo so che non vedete l'ora di rimettervi su quella baracca, ma già che siamo qui, vi voglio far vedere la diga.”

“Io voglio andare a vedere quel ponte che state facendo tu e Peter.”

“Oh, pensavi che intendevo un giro turistico del cantiere.”

“Di nuovo no.”

“Allora chiudi quella fogna e guarda qua. Vedi come esce l'acqua dal tubo di scarico?”

“Non so' cieco.”

“Ha la vista, ma non vede. Allora ascolta, se dobbiamo fare il giro dei tuoi sensi, prova con l'udito. È solo un filo d'acqua, ma l'acqua che esce da sotto va costante nel torrente.”

“Lo vedo,” disse Tanner.

“Bene, e l'hai detto prima che Cody facesse lo stronzo sul punto.”

“Ahia.”

“Quella è la prossima. Dobbiamo fare una baracca. Il freddo non sta solo arrivando, è qui, e ci serve un posto dove lavorare.”

Cody guardò l'escavatore, “Quindi dobbiamo scavare fuori quel tubo e metterne uno lungo dove il fianco della montagna incontra la diga.”

“L'intuito, il sesto senso. Quasi gemello delle stronzate. Lo so che Tanner ti ha già parlato di questo progetto.”

“Amico, con te uno non ha mai tregua.” Cody rise.

“Di tregue te ne do un sacco, tipo come sputi quella masticata schifosa dappertutto dove cerchiamo di lavorare, o che ne dici di quando l'unico motivo per cui stai attento è per capire come saltare la livella. Come non le dico, quelle,” Con l'accento di Cody, “Quelle so' tregue.”

“Ahia.”

“Tutta 'sta roba l'hai capita in un giorno di lavoro?”

“Quello e altro.”

“Diverso.”

“Ahia. Allora questa è la prossima. Oggi dobbiamo far partire quella baracca. Prima cosa,” Si interrompe da solo, “Forza, paperottoli, seguitemi,” mentre gira intorno al laghetto verso il punto del cantiere, “Prima cosa che dobbiamo fare oggi è segnare le linee per la linea del tetto. Segniamo il lato dello scolo a 9 piedi e l'altro lato è già a dieci piedi, ma controllatelo perché abbiamo usato i montanti grezzi…”

“Più che c'è la base sotto.”

“Bell'occhio, Cody. Allora segnate dieci piedi dall'altro lato. Poi è A-quadro più B-quadro uguale C-quadro.”

“Mi chiamo fuori.”

“Sì, lui non è mica carpentiere.”

“Nessun problema. Niente angoli, probabilmente non sa calcolare nemmeno l'alzata o la pedata… quindi facciamo così. Cody, prendi quell'asse. Facciamo finta che questi sono i segni che ho appena ascritto…”

“Che cazzo vuol dire ascritto?”

“Preferisci che uso quest'asse per insegnarti l'angolo e ti meno con un'altra, o questa può fare doppio servizio? Non sei stupido come pensano tutti. Stai solo attento a interrompere al momento giusto così l'informazione non entra.”

“Ahia.”

“Mi stai addosso così tutto l'inverno?”

“È una scala. Più diventi scemo, più ne ho di caricate. Quindi decidi tu, davvero. Io preferirei far partire il tetto della baracca e tornare al ponte.”

“Sederti nel tuo furgone caldo, più che altro.”

“Certo, potrei farlo, ma poi come la capiresti questa baracca per sbrigarti e andarti a sedere in quell'escavatore caldo per il lavoro della diga?”

Tanner aggiunse, “E io potrei smettere di congelarmi il culo mentre voi due vi misurate il cazzo,”

“Ti giuro, il cazzone più grosso è Cody. Tieni su quest'asse. Quello che fai è tenerla lassù sul segno della linea alta e sul segno della linea bassa, e graffi una linea, così. Quello è il tuo angolo. Nel furgone c'è pure un goniometro. Mille modi per sbrigarla.”

“Ok, allora mettiamo la fascia, e poi tagliamo i montanti sopra la nuova linea del tetto da questo lato basso.”

“Sì, ci mettiamo sopra quel CDX da mezzo pollice, e siamo al riparo dalla pioggia di domani. Io me ne vado. Ce la fate?”

“Sì, vai a sederti nel tuo Hummer caldo. Non scordarti lo scaldasedile.”

“Io quel coso non lo uso. Mi sembra di avere il pannolino pieno.”

“Ehi.”

“Ehi.”

“Come va lassù?”

“Ha i suoi momenti. Almeno sono arrivato di nuovo prima di Tanner – ma per un pelo. Il tipo è arrivato alle 7:30, due minuti dopo che avevo parcheggiato.”

“Bel tentativo, ragazzo.”

“E Cody è passato davanti alla telecamera del vialetto tipo cinque minuti dopo.”

“Gliel'hai già detto?”

“Nah, quella me la tengo in tasca. Però ho scavato un po' per esserne sicuro, e hai ragione, Probabilmente è suo padre. Pure la voce è uguale a quella del tizio.”

“È Norman.”

“Chi cazzo è Norman?”

“No, Norman, Cody, 1221 Dripping Springs Road.”

“Lo faccio controllare.”

“Allora, io sto seduto lì nel furgone, lui arriva, per poco non sbatte la testa sul finestrino del passeggero per vedere se sono arrivato prima di lui o no.”

“Le immagini. Mi fanno proprio volare il pomeriggio.”

“Mi starai dietro.”

“Allora, Si sono presentati. Lavorano. Cosa c'è in programma?”

“Lezione di geometria per i geni. Così dannatamente intelligenti che la teoria non riesce a infilarsi. quindi graffiamo il legno coi sassi dove vanno le linee e tagliamo l'angolo con una liana.”

“Ma che cazzo stai dicendo?”

“A volte le battute sono solo per me.”

“Cosa – c'è – in – programma?”

“Sì, il programma. Oggi il tavolato del tetto. Ho stuzzicato Cody con il lavoro della diga. Povero ragazzo, pensa che starà nella macchina a scavare il tubo.”

“Questa gente l'hai assunta per fare il lavoro, Michael.”

“Sì, quando conosci questo tizio, capirai che ci vorrà un po' prima che gli permetta di scavare la cima e il retro di una diga viva che trattiene più di duecentosettantacinquemila galloni d'acqua.”

“Ovvio che sai quanta acqua c'è lì dentro. Hai contato pure i pesci?”

“Non ancora. Quindi, assicurazione antinfortunistica o no, al posto di guida ci sarò io quando si apre la breccia nella diga.”

“La breccia?”

“Sì, la breccia. Chiaramente l'ha creata la frana vecchia di milioni di anni. Si vede, ma la cima l'hanno sistemata in qualche momento tanto tanto tempo fa. C'è un tubo di scolo dentro.”

“Come fai a capire tutto questo?”

“I tubi di scolo sono…”

“Spiritoso, la frana.”

“Perché non ha un aspetto naturale, ma ci si è assestata come se ci fosse sempre stata.”

“Quindi non lo sai che era una frana di un milione di anni.”

“Si vede quasi dove manca la terra sul fianco della collina sopra.”

“Quindi tiri a indovinare?”

“E va bene, tiro a indovinare. Il punto è che la cosa sta qui, c'è un tubo di scolo dentro dove qualcuno ha provato a gestire l'acqua negli anni per la pesca,,,”

“Eccoti di nuovo, per la pesca.”

“Santo cielo, stai scrivendo le domande per un interrogatorio di un caso?”

“No.”

“È esattamente quello che stai facendo. Sei seduta alla tua scrivania, e stai scrivendo le domande da fare a qualche testimone o indagato, e l'atteggiamento sta colando sulla-diga-che-è-in-programma.”

“Le domande le faccio io.”

“Carina. Allora, è presentazione della diga, tetto della baracca, Io e Peter, e la cassetta della posta ovviamente.”

“È un gioiello?”

“È una gemma grezza nella natura selvaggia con un vialetto che non sono convinto che UPS proverà a salire.”

“Non puoi regalarmi un terreno senza casa per Natale. Ci deve essere una casa sopra. Quindi, diciamo, per il mio compleanno?”

“Quale compleanno? Non i quarantadue. Forse i quarantatré.”

“Impossibile che ci voglia un anno e mezzo.”

“Può darsi. Non ho una strada per entrare. Non ho scavato la buca delle fondamenta. Non abbiamo un'impresa, non abbiamo soldi pronti, non abbiamo la fossa settica, la corrente, l'acqua, e non ho nemmeno i miei attrezzi qui per costruire una qualsiasi di queste cose. Non abbiamo nemmeno un progetto della casa. Adesso questi ragazzi e tutti i materiali li sto pagando con il mio reddito”

“È un compressore per le gomme?”

“Ahia.”

“Sta proprio lì a pagina tre, I Misfatti di Michael e Come Li Pagherà, Compressore per le gomme.”

“Già che c'ero, ho ordinato ventiquattro pannelli solari, un inverter e quattro batterie. Bill viene su la settimana prossima a montare delle telecamere migliori, e per quelle mi serve internet. Non è tutto l'impianto, ovviamente, ma ci fa partire, e l'ordine l'ho fatto nel 2023, così possiamo chiedere il credito d'imposta del 30% prima che scada.”

“Internet e corrente nella stessa settimana. Ogni giorno più vicina ai quarantadue.”

Capitolo 12 – mercoledì 20 dicembre 2023

Nel 2014, Michael assunse una ditta di trivellazione orizzontale per dei lavori alla casa di Hardin Valley. Il titolare fece bene il lavoro, e fu chiamato altre due volte. Tutte e tre le volte il lavoro fu buono, ma l'atmosfera era un supplizio. Il titolare sminuiva e strapazzava i suoi dipendenti davanti a lui. Era crudeltà vera e sincera, non con un occhio alla crescita del dipendente come si trova in un cantiere, ma quella crudeltà che si può vedere solo nell'allegoria del cane messo all'angolo e preso a calci, lei che guaisce di dolore per l'impotenza davanti al prossimo calcio che sarebbe arrivato di sicuro. Intenzioni così crudeli che descriverle per la cosa egoista che erano sarebbe stato prendere a calci il cane ancora di più.

Subentra il sostituto, Chris Gibson Directional Drilling. Un uomo all'angolo da solo, che si prendeva a calci da sé. Chris si presentò a Hardin Valley con la versione da trivellazione orizzontale di un catorcio di Furore, carico non con cura deliberata per la merce tra i mobili, ma in una corsa disperata a rimetterci sopra tutto e partire verso il tubo che non aspettava sulle rastrelliere del mezzo ma all'estremità dell'assegno, quella dove si incassa.

Quando Chris venne la prima volta, Chris era pulito, ma i suoi uomini no. Cinque anni di lavori dopo, in astinenza tutti quanti, e al sesto anno, pure Chris.

Solo l'uomo con il peccato può trattenere la mano dalla pietra, e Chris incarnava quel detto, e lo fece crollare. Trattenere la mano generò il peccato per il perdono che verrà. E per un uomo con la coscienza sporca, il perdono era il cane che non si poteva mai finire di accarezzare.

Per Chris, il fallimento lungo la strada non era la via del successo, ma il successo di ogni terrore della disperazione. Chris non collezionava i passi falsi come trofei e basta, li curava in vetrinette dal vetro incrinato e dalle serrature forzate – dove, persa la chiave, Chris nel suo sforzo infinito di ripetere i suoi errori aveva infilato la mano e riprovato il pezzo prima di rimetterlo in esposizione.

Dicembre 2023, entra in scena Chris Gibson, Curatore, stesso catorcio, nuova crepa sul parabrezza. E con lui arriva la prova assoluta che questo posto non avrà mai la corrente di rete, una negazione resa solo più vera dalla risposta di Gibson stesso alla cosa. Se quest'uomo non è disposto a provare a guadagnarsi un nuovo fallimento, allora la cosa non si può fare. Tutta roccia, dice.

Capitolo 13 – giovedì 21 dicembre 2023

“Allora, è deciso. Tre settimane dentro, e adesso devi chiamare la Sevier County Electric per annullare il permesso.”

“Michael, non essere cupo. Non è una perdita totale. Senza quello, non avremmo un indirizzo.”

“Vero, e senza la cassetta della posta, non avrei la patente rinnovata in arrivo con la stella e l'iscrizione alle liste elettorali, e…”

“E per giunta, adesso sei negli elenchi, piccolo. La convocazione per fare il giurato arriva da un giorno all'altro.”

“Pensa un po'. Le ruote della giustizia dettate da me.”

“Tutto il mio duro lavoro, disfatto.”

“Terrificante. E poi adesso possiamo prendere il permesso per la fossa settica. L'hai chiamato l'agronomo del suolo?”

“Quella cassetta della posta è indaffarata. È un orologio nuovo per il lavoro? G-Shock. Verde menta. Quello con la data. Non il modello di quest'anno, quello dell'anno scorso. Sta su Amazon.”

“Oh, santo cielo!”

“Ti aspetta lì domattina presto.”

“Quindi un appuntamento prima di Natale l'abbiamo fatto.”

“Com'era Chris?”

“Brutta storia. I ragazzi stavano spacchettando tutta l'attrezzatura solare. Cody l'ha comprata su con la minipala…”

“L'ha portata su?”

“Era un camion furgonato enorme, senza sponda idraulica. Io ero con Peter, e l'autista ha chiamato facendo una scenata, che lui su per quel vialetto non ci saliva. Allora, le forche le abbiamo prese giusto in tempo ieri, e Cody è sceso a prendere la roba.”

“Fragile, c'è scritto, Grossi adesivi verde fluo…”

“Arancioni.”

“Grossi adesivi Arancioni di fragile. E tu mandi Cody a prendere, quanti pannelli hai detto?”

“Chi la sta raccontando questa storia, Stefanie?”

“Non tu, signor parabole e depistaggi. Io la prendo dritta. Cody scende per il vialetto che un autista professionista non prova nemmeno, e sta guidando la mia minipala…”

“La tua minipala?”

“Sss, questa è la versione corta, e non voglio perdere tempo con le tue interruzioni…”

“Le mie interruzioni? Stavo raccontando di Chris, e tu mi hai dirottato la storia del solare con questa sceneggiata travestita da notizia.”

“Allora Cody scende per il vialetto, a metà strada verso casa con la mia macchina, e il risultato migliore possibile è che non si renda mai conto che potrebbe semplicemente tirare dritto e tenersela.”

“Niente di tutto questo è successo.”

“Oh, è successo. Allora si prende i miei pannelli solari che mi promettono di farmi entrare nella casa nuova per il mio quarantaduesimo compleanno. - Pannelli solari di vetro sulle forche che guida Cody. Lo stesso Cody che popola quasi ogni tuo dispiacere e sarcasmo? Quel Cody, con i miei pannelli solari di vetro?”

“Be', con una pipa da metanfetamina se la cava piuttosto bene.”

“L'hai mai vista una di quelle cose dal vivo? Quasi tutte quelle che vedo sono incrinate e rotte. Comunque, mi interrompi. Cody che va a lepre nella– perché le chiamano tartaruga e lepre le impostazioni? Cioè, è un John ---Deere?”

“Ci sei arrivata.”

“Allora Cody arriva, e sento i pezzi di vetro che sbatacchiano dentro il telaio di legno e il cellophane.”

“Quel tizio è una minaccia.”

“Ed ecco che arriva Chris, sembra un aereo che si schianta su per il vialetto.” Dovevi vedere il suo parabrezza. Era come se qualcuno ci avesse tirato contro un orso. Una crepa per tutta la larghezza, l'angolo in alto dal lato del guidatore crepato a stella – chiaramente un episodio a parte,”

“Immatricolazione scaduta, patente sospesa o revocata. Un cartello ambulante con scritto fermami…”

“Okay, quindi adesso racconti pure la parte di Chris?”

“Contestualizzo.”

“Allora, Suo fratello, ti ricordi quello che quella volta aveva la scabbia, che ti sei fatta prescrivere la permetrina da Brittany? Sta dietro con gli attrezzi. Lo giuro su Dio, svenuto.”

“Lo sai che adesso nella mia cartella clinica c'è scritto scabbia.”

“Sei schifosa, ma sei una Southern Belle in confronto a quella fidanzata o moglie o quello che è, matta da legare, sul sedile del passeggero come sempre. Cappuccio su, le croste in faccia nascoste non proprio del tutto. E lui scende…”

“Io ero in mezzo alla mia storia di Cody. Che ha detto del pannello solare?”

“Be', io sono in mezzo alla mia storia del futuro di Cody, e avevo troppa paura di tagliare il cellophane, quindi sono andato con la scena di Chris.”

“Chris. Cody. Futuro. Ricevuto.”

“È sceso dal furgone.”

“Quale furgone era?”

“Quello bianco. Il parabrezza crepato di quello rosso era l'argomento della nostra ultima scena di intermezzo con Chris.”

“Sì, sì. Non la Land Rover però.”

“Me l'ero scordata quella. No, questo era il pickup.”

“Quello con le gomme lisce di misure diverse e il filo che si vede. Però si è preso delle gomme nuove usate. Immagino che quelle si siano arrese da qualche parte tra il lavoro di trivellazione della pandemia e il bis di oggi al Drip.”

“Vedo cosa stai facendo lì, mi tagli la descrizione, porti avanti la trama perché senti che non hai abbastanza battute.”

“Magari se mi chiedessi com'è andata la mia giornata al lavoro, non avremmo questo problema.”

“Te lo chiedo, ma tu rispondi solo, è riservato.”

“Io ti dico tutto.”

“Aspetta, ridillo, non credo che il registratore abbia preso tutto il significato.”

“Se sei nella mia giuria, non mi condanneranno mai.”

“Allora, Chris scende.”

“È fatto?”

“Io non parlo per parabole e depistaggi, io parlo per interruzioni e ripartenze.”

“Parabole.”

“No, è come se fossi sul banco dei testimoni, e tu cerchi di farmi cadere. La cosa peggiore è quanto funziona bene. Tutti questi anni, so che sta arrivando, e funziona lo stesso.”

“Adesso sai come mi sento io, stronzo.”

“Chris scende.”

“L'hai detto.”

“E una cometa è scesa dal cielo e ha spazzato via tutte le mie miserie in un lampo di luce.”

“Almeno è stato veloce. Alla luce è andata bene che non si è dovuta sedere ad ascoltarti blaterare per dieci minuti ripetendo all'infinito, Chris è sceso. E senza mai arrivare da nessuna parte.”

“Che mangiamo per cena?”

“Daaai, non arrenderti. La smetto. Promesso.”

“Allora Chris scende, e fa tipo, indicando il fratello, ci credi a 'sto tizio? Dormirebbe ovunque.”

“Io, mi sto chiedendo se il tizio è almeno vivo. Senza scherzi, sta disteso di traverso sul pianale unto e arrugginito. Sta letteralmente scavalcando un buco che dà dritto sul sottoscocca aperto. Ed è andato. Cioè andato. Siamo tornati da quella parte mentre ci salutiamo, e io sto a due piedi letterali dalla sua faccia, e lui russa come un rantolo di morte, giuro sul serio, secrezioni terminali. E ha la testa mezza dentro e mezza sopra il bordo di un secchio afflosciato come se fosse nato come una specie di cuscino, quindi pure il suono è amplificato. La moglie guarda dal finestrino della cabina, uno spettro pure lei, l'unica prova che è viva è che una delle croste in faccia gocciola, e i suoi occhi vedono la grandezza del sasso che arriverà alla fine della paga che Chris sta per guadagnargli. Direi parola di scout, ma non posso portare quei ragazzi dentro questa scena, nemmeno come monito. Allora sto per correre a prendere il Narcan quando lui si sveglia tipo - era proprio come se io già – era proprio come in TV.”

“Proprio come al lavoro. Tornano in sé con un respiro che aspettava da secoli di prendere vita. E quei cazzo di occhi.”

“Sì – scusa - Era così. Ma io non gli avevo dato – non l'avevo preso il Narcan. È tornato in sé e basta. E c'è Chris, che parla e basta. Non so che cazzo stesse dicendo. A metà frase su qualche stronzata, il trasmettitore è rotto o roba del genere. Le parole dopo che sento, ce l'hai delle pile torcia? E io dovrei riprendermi così, di botto. E siamo in mezzo a risolvere un problema, e pure quello è sbagliato. Per fortuna ho un caricabatterie del telefono nel furgone quassù. È come se non si guardasse intorno. È la foresta. C'è una baracca, un furgone, qualche mezzo pesante e una baracca è a metà. Al tizio il fratello è appena morto e resuscitato davanti ai miei occhi, e questo mi chiede se c'è qualcos'altro che mi serve trivellato, non così profondo stavolta. E io sono perso.

Che vuoi dire?

Be', È tutta roccia, Michael, per poco non perdevo la testa della trivella cercando di passare.

Cosa?

L'ho ripescata, l'ho rispinta dentro, e ho preso un filetto, mi è andata bene. Ce l'hai altri fori da fare? Quello non ci riesco.

E io torno in me. Viene fuori che stava giù nella servitù di passaggio da un'ora, ha montato la macchina, ha spinto qualche foro, e ha mollato. A quanto pare la trivella l'ha fatta salire a piedi su per il vialetto, ed è per questo che non ho mai sentito scoppiettare la ghiaia. Ho sentito il motore da treno di quel coso, ma pensavo che fosse solo quel vecchio sfasciacarrozze, e che il tizio avesse resuscitato qualche motore di treno morto da tempo che non avevo visto dietro le roulotte o roba del genere. Viene fuori che era Chris nel vialetto che provava a guadagnarsi un sasso senza tutti i salamelecchi e compagnia bella. E adesso è su in cima alla collina, la trivella sul rimorchio, la moglie al finestrino, e il fratello che mette nastro adesivo nuovo sul manico del trasmettitore.”

“Ci sta.”

“Già. Se quest'uomo non ci prova nemmeno a trivellare, non si può fare.”

Capitolo 14 – venerdì 22 dicembre 2023

“Come fai?”

“A fare cosa?”

“È ancora quasi buio fuori, e mi hai battuto di nuovo?”

“Non mi stai mica accusando di dormire qui, vero? Mi hai visto girare a destra nel vialetto mentre salivi su per la strada.”

“No, non dormire qui, ma tu dormi almeno?”

“Hai indovinato, sono un vampiro.”

“Chi è quello?”

“Boh. Il mostro della ghiaia?”

“Ma che che?”

“Ghiaia che scricchiola, non ti aspetti nessuno… mostro.”

“Strano.”

“È Cody, quella è la macchina della sua ragazza.”

“Ragazza? Ha un bambino. E due donne? Sto ancora cercando di capire come ha fatto a prendersi la prima.”

“No, Meghan. Non sono sposati.”

“Mannaggiaaa! Mi so' fatto portare presto dalla mia donna, e voi due state ancora qui prima di me.”

“Il verme mattiniero si prende la terra umida.”

“Cosa?”

“Eh?”

“Niente. Sono strano. Voi due siete in anticipo. Io sono in anticipo. È l'ultimo giorno prima di Natale, la fine della prima settimana intera di Cody, e non è scoppiato - Ecco quei venti che ti devo, Tanner. Avevi ragione –“

“Ahia.”

“Hai scommesso contro di me, capo? Questo fa male.”

“La giornata è ancora giovane. Andiamo a fare colazione. Cody, guida tu la mia macchina.”

“Non posso. Non c'ho la patente?”

“Tanner, Come hai verificato il suo diritto al lavoro senza la patente?”

“Cosa?”

“Quel modulo non chiede un documento? E, Cody, sali dietro – vieni guidando nel mio cantiere mercoledì senza patente. Ma che problemi hai?”

“Come?”

“Puoi parcheggiare nella piazzola dove la strada fa la Y, ma io vedo tutto, ragazzo.”

“Non hai visto che non c'ho la patente.”

“Ahia.”

“Perché non ce l'hai la patente?”

“Non l'ho mai presa?”

“Ma che cazzo?”

“Ehi! È accesa? Non l'hai nemmeno messa in moto.”

“Ah, no. Ha fregato pure me la prima volta che mi ha fatto fare il suo autista.”

“Mi è venuto un po' di mal di mare, non mi aspettavo di muovermi.”

“Autista? Questo lo chiami fare l'autista? Questo è guidare per Mr. Magoo. Usa l'acceleratore.”

“Ci sono le buche.”

“Ti sembro fragile?”

“--- Vado a destra o a sinistra?”

“Be', Cody non ci ha invitati a colazione da lui, quindi direi a destra. Sediamoci e mangiamoci due uova.”

“IHOP?”

“No, Seymour Grill. Arriva l'agronomo del suolo, e devo tornare.”

“Meghan quel posto lo adora, Caro da morire però.”

“Non ti preoccupare, offro io.”

“Però il bambino mangia gratis. È carino.”

“Perché non l'hai presa la patente?”

“Ho preso troppe multe.”

“Aspetta, cosa? Non l'hai mai avuta, giusto?”

“Be', sì, ma non vuol dire che non guido.”

“Quindi, guidavi senza patente e ti hanno fatto la multa?”

“Un sacco.”

“Guidavi senza patente, ti hanno beccato e ti hanno fatto la multa, e poi hai guidato di nuovo e ti hanno fatto un'altra multa, o ti hanno fatto un sacco di multe in una volta sola?”

“Mi fermano un sacco.”

“Aspetta. Tu – tempo presente… Non il tuo passato. Ricevuto. Quindi adesso non ti fanno prendere la patente?”

“No, adesso sì. Devo solo rifare l'esame.”

“Rifare? Senti, sputa il rospo e basta, la rivelazione al contrario a serpentina, ogni fatto che smentisce quello prima, la linea di partenza che si sposta sempre, è un'emicrania col caffè freddo.”

“Non capisco la domanda?”

“Pensi che non vedo cosa stai facendo?”

“È la mossa mia. Fai lo scemo quanto basta, rendi l'informazione troppo cara. Ed è pure buona. Lei ci casca ogni volta.”

“Devo fare l'esame.”

“Mercoledì hai guidato.”

“Sì.”

“Io non mollo, Cody.”

“Che importa?”

“Importa perché lo dico io.”

“Chi ti ha fatto…”

“No. Bel tentativo. Adesso la racconto io.”

“Okay, papà,”

“Ahia.”

“Che è quell'ahia?”

“Battuta privata.”

“Tanner, sta' zitto. Cody qui pensa di avere la roba buona che mi fa deragliare la linea di interrogatorio.”

“Linea di interro-che?”

“Carino, testa di cazzo. Un altro bel tentativo. Allora, eccoti qua, tutti gli altri hanno la patente, e tu fai tipo, a me non serve nessuna patente, so' due anni che guido, e finora non m'è servita. Ma ti hanno fermato per la prima volta, Dio solo sa di chi era la macchina, e…”

“La macchina della nonna.”

“Guidavi la macchina della nonna, troppo giovane per la patente. L'hai rubata?”

“Non è rubare”

“Avevi il permesso?”

“No.”

“Ecco qua, l'hai rubata.”

“Non m'hanno accusato di averla rubata. L'accusa era uso non autorizzato.”

“Cazzo! Mi ha fregato. Hai visto, Tanner?”

“Sì, l'ho visto. Il ragazzo è bravo.”

“Cody, piccolo stronzo, potresti mandare avanti il Vaticano con tutte le distrazioni e le mezze verità che c'hai…”

“Io…”

“Manco per il cazzo. Non mi interrompi di nuovo. Allora eccoti Cody, che guida la macchina della nonna.”

“Tecnicamente, non stavo guidando. M'hanno preso al Weigles. La nonna non sapeva che avevo la macchina, e l'ha denunciata rubata.”

“Gesù Cristo! Guidavi. Al Weigles. Aspetta, che ti serviva al Weigles?”

“Mi serviva un po' di tabbacco.”

“Che cazzo è il tabbacco?”

“Da masticare.”

“Grazie, Tanner. E sono contento che l'hai detto tu, perché questo pagliaccio avrebbe risposto con una domanda…. Che è il tabbacco? Perché rispondi con una domanda? Perché fai la domanda, chi è che non sa cos'è il tabbacco…. E avanti e indietro. Spero che 'sto tizio non debba mai chiamare il 911, le macchine saranno carcasse arrugginite nell'incrocio prima che ammetta di sapere dov'è.”

“Ahia.”

“Ahia, appunto, lui è un'agonia. Allora, ecco Cody, sulla scena dei suoi vari fermi…”

“Fermi?...”

“Sbirri che gli chiedono la patente, e lui gli attorciglia il cervello fino a farlo diventare tutto grinze prima che arrivino al punto, cambia forma e li appallottola finché non mollano e lo fanno tornare a casa a piedi piuttosto che passare il mese dopo a cercare di scrivere il verbale. Quante volte è stato, Cody, che ti hanno fermato e hanno lasciato perdere senza farti la multa?”

“Un sacco.”

“Parcheggia davanti, Tanner. Allora, il piccolo autista qui si fa strada in rima fino ai loro cuori teneri, e quelli lo lasciano andare, ma non tutti. Sicuro come la merda che qualcuno l'ha fermato più di una volta, più di qualche volta. Gli hanno fermato il culo così tante volte che chiunque fosse il padrone di quel mezzo è stato accostato più di una volta, perché gli sbirri ci avevano fatto l'abitudine a quella macchina e a trovarci dentro Cody.”

“C'è Christy, prendete il séparé lì davanti. Io resto fuori a fumare. Prendetemi un caffè, una Coca e un succo d'arancia.”

“Te l'avevo detto che è sveglio. Ti ha inquadrato.”

“Ma di che parli? L'ho fatto balbettare come un cretino per tutta la strada.”

“Balbettare, forse, ma alle corde ci sa stare bene, e io non lo chiamerei cretino dopo lo sparring che ho visto.”

“Cretino. Fra'. Io la macchina della nonna non l'ho rubata. E che è tutta quella roba delle macchine che arrugginiscono all'incrocio? Il tizio non sa dire dritto quello che vuole dire, allora si inventa nuvole di immagini.”

“E tu dici bugie.”

“Stessa cosa. Nuvole di immagini. Stai sulla stessa onda.”

“Però l'onda te la stai immaginando.”

“E come? Che c'entra quello con la mia situazione? Questo è un lavoro. Lui ha bisogno di uno che guida una macchina. Io ho bisogno di soldi. Scambio.”

“Ma tu non stai guidando nessuna macchina.”

“No, perché è lui quello che dice bugie.”

“Aspetta. Sono io che ti ho assunto. Stai dicendo che ho mentito e ti ho detto che stavi su una macchina?”

“Nah, fra', io sto.”

“Ehi, ragazzi. Grazie per le bevande, Tanner.”

“Le ho ordinate io.”

“Oh, grazie, Cody. Ma io l'avevo detto a Tanner di farlo. Mi piace che le mie istruzioni vengano seguite.”

“Ma che…”

“Non mi fare il ma-che. Ho dato un'istruzione, e mi aspettavo che venisse seguita. Succo d'arancia, Coca, caffè.”

“Veramente, hai detto caffè, Coca, succo d'arancia.”

“Senti, piccolo stronzo. Sei sveglio. Più sveglio di noi due messi insieme, ma tutto quello che hai di cervello ti manca nell'usare le informazioni che riesci a raccattare con quella tua testolina malata del cazzo.”

“Fra'…”

“Non mi fare il fra'. Ascoltami. Ti dirò cose che non vuoi sentire, ma è una fortuna che Tanner ti tiene intrappolato nell'angolo del séparé così non puoi scappare via per non sentirle. Hai un cervello fatto per la NASA e un atteggiamento fatto per una lunga vita di sofferenze infuocate. Hai visto quell'uomo morire sul cassone di quel pick-up ieri? Hai visto quella donna? Hai visto che suo fratello vuole le batterie, e l'unica cosa che mi chiedo è a che serve la batteria? Ha un DAE da qualche parte che deve ricaricare?”

“Che cazzo è un…”

“Non ci provare. Non ci pensare nemmeno, cazzo. Ti faccio saltare tre di quei tuoi denti neri e puzzolenti qui a questo tavolo se adesso ti metti a giocare con me. Sei un piccolo stronzo, e anche se non ti conosco, conosco il mondo, e i piccoli stronzi come te li conosco benissimo. Ho un dottorato in casini come te. E una cosa che so è che non sei arrivato fin qui nella vita con me come la prima persona che ha mai provato ad aiutarti. Tutto questo cazzo di gioco sono anni che respingi quell'aiuto a ogni costo. Ti credi carino. Lo vedo quel sorrisetto da pezzo di merda quando rispondi, spesso, e se pensi che non ho capito che quella frase della nonna era una stronzata, ti arriva un altro dente. Non è che hai un segnale che ti tradisce. No, quello sarebbe un giochetto da salotto, trovi il segnale, vedi il bluff. No, figlio di puttana. È peggio di così. Hai una cazzo di malattia. Non riesci a fermarti. Se parli, distrai. Hai parlato. La nonna non era una bugia fino a qui, a questo cazzo di tavolo, quando ti sei rimpicciolito un pochino perché sai che non sto scherzando con te. Ti spacco il culo qui e adesso perché tu e io sappiamo tutti e due che quando la metti giù così, non importa se devi morire sul colpo, alla tua parola ci devi stare. Quindi sappi questo. Se mi fai il saputello ancora un secondo a questo tavolo – di fuori non me ne frega niente – a questo tavolo, in questo posto, in questo momento, se mi fai il saputello una volta sola, dovrai mettere alla prova quella mia idea del 911, ma con una zeppola sbavosa mentre racconti la tua versione allo Sceriffo.”

“Allora, ehm, non l'hai detto a me, l'hai detto in generale.”

“Non dirlo, piccolo figlio di puttana. Se dici Ahia, io muoio qui. Grazie per le bevande, Cody.”

“Prego.”

“Quindi non hai la patente, ma adesso te la lasciano prendere, e tutto quello che devi fare è l'esame scritto e la prova su strada, e sei un guidatore patentato. Dov'è l'intoppo?”

“Più che altro, sono i soldi.”

“Ignoro il giro di parole. Non ci puoi fare niente. Quanti soldi?”

“Be', devo 79 dollari per l'ultima rata delle multe, e l'esame costa 30, quindi 109.”

“E l'unico intoppo è quello?”

“Sì.”

“Quando usciamo di qui, andiamo dall'altra parte della strada, e io tiro fuori 120 dollari in banca, e voi due mi lasciate al… al. Lasciatemi giù. Tanner ti porta a fare l'esame.”

“Adesso, Ahiaio. Tocca a te. Una cosa su cui riflettere, perché io sono un figlio di puttana che gioca sporco. Ti ricordi il giorno che abbiamo fondato la Master Craft Construction and Excavation?”

“Be', sì.”

“Te lo ricordi parola per parola come qui coglione si ricorda l'ordine delle bevande?”

“Parola per parola, no. Ma me lo ricordo.”

“Ti ricordi che ti ho detto che non è pensata per essere solo tua? E come ho tenuto separata quella frase dal discorso sugli aiutanti, e che non voglio mezze calzette, e di non proporre qualcuno che non metteresti nella tua ditta come socio?”

“Ehm…”

Capitolo 15 – venerdì 22 dicembre 2023

“Ehi.”

“Ehi.”

“Il culo già congelato?”

“Si sta appena scaldando.”

“Freddo, nevischio, tempesta all'orizzonte, vento che arriva, ogni telegiornale ha qualche povero sfigato piantato all'angolo di una strada mentre il camion della salamoia gli passa davanti in diretta, e questo qui si sta scaldando.”

“Sto bruciando.”

“Gesù! Vuoi dire?..”

“No, il polmone sta bene.”

“Sembri giù.”

“Lo sono, un po'.”

“Non farmelo tirare fuori con le pinze. Sono immersa fino al collo in una richiesta di mandato qui, un tizio ha quattordici veicoli registrati, e ognuno ha uno stile diverso di evasione fiscale. Uno ha il titolo da rottame, un altro dice che ha pagato cinquemila per un F-250 di due anni, poi ne registra uno come regalo esentasse.”

“Che fine hanno fatto i tempi in cui uno aveva la decenza di trovarsi uno schema e restarci fedele, così la povera detective non doveva passare tutto il giorno a scrivere frasi dettagliate e poteva fare copia e incolla?”

“Non eri giù di morale?”

“Sei il mio raggio di sole.”

“Oh, Cristo!”

“Ho portato i ragazzi a fare colazione.”

“Fin qui, da programma.”

“Sì, da programma. Ma poi quel piccolo stronzo sgancia una bomba.”

“Non la vuole?”

“No, quello non lo so ancora. Viene fuori che il tizio non ha la patente.”

“Ma mi stai prendendo in giro? Abbiamo passato al setaccio tutta la sua fedina. Le prime parole che mi sono uscite di bocca sono state che è stato un rompimento di palle trovarlo perché non ha mai avuto una patente, e non avevo il codice fiscale per la ricerca penale.”

“Ehm.”

“Ehm, dice lui. Non ho tempo per queste cose. Quindi non ha la patente. Che cambia per la società con Tanner?”

“Mi ha preso alla sprovvista. Ho tergiversato.”

“Tu?”

“Ho tergiversato alla grande.”

“Racconta.”

“Sono andato giù di brutto con l'aggressività. Mi ha messo in una centrifuga, e io ho afferrato la prima cosa che riuscivo a prendere – mi sono aperto la strada a botte attraverso la parete di quella cosa, e sono schizzato fuori incazzato.”

“Tipo, incazzato?”

“Sette.”

“Ah, quindi frustrato, deluso da te stesso, colpa sua. Capito.”

“Sta nel libro dei reati minori? Sembra che ce l'hai catalogato.”

“Altro libro. Questo è il libro dell'antiveleno,”

“Ma siamo nella stessa relazione? Cos'è il libro dell'antiveleno? Dice che è impegnata, ma ha il tempo non solo di scrivere due libri ma anche di impararli a memoria.”

“Manuali d'uso.”

“---Allora, sono un po' incazzato. Sono fuori a fumare per calmarmi, e i ragazzi sono dentro a prendere un tavolo…”

“Seymour Grill?”

“Sì, sono arrivati alla Drip tipo alle 7:20. Mi sono infilato dentro giusto mentre Tanner sbucava dalla curva, White Reading chiaro come il sole attraverso la foschia di fumo di stufa a legna della mattina sulla valle.”

“Per un pelo.”

“Bel tentativo, ragazza. Ce l'avevo in pugno, ma quando sono arrivato al bancomat a prendere i contanti, c'era una macchina davanti a me – che probabilità c'erano, le sei di mattina, e c'è già una macchina al bancomat.”

“Scommetto che però gli è piaciuto un sacco.”

“Non glieli ho ancora dati. Ci siamo distratti tanto al grill, e se la smetti di interrompere, lo sapresti.”

“Oh, un secondo – scorre lo scaffale – Come La Pagherà, Volume Tre – Indice – rabbia mal indirizzata… Faresti meglio a darti una regolata.”

“Certi uomini sposano una donna come la loro madre. Io --- prendo te, Stefanie.”

“Anche tu ce l'hai il tuo piccolo catalogo lì.”

“Già. Quindi mi sono scordato il bonus di Natale, ma posso rimediare quando tornano dalla Blount County.”

“Che sono andati a fare nella Blount County?”

“Se non continuassi a interrompere, lo sapresti già. Allora, ha delle multe a rate. Deve settantanove per l'ultima rata, e poi gli danno la ricevuta da presentare per l'esame.”

“Non è così che… Vai avanti.”

“Più o meno è tutto qui. Allora gli ho dato 120 dollari, e li ho mandati a sistemare la cosa – pagati, ovvio, e io sono qui seduto ad aspettare il tizio del terreno. Quando tornano, spacchettiamo la roba del solare.”

“Bella giornata. Tienimi aggiornata.”

“L'hai presa?”

“Fra', ho pagato l'ultima rata della multa.”

“Ehm, non è possibile che hai già fatto l'esame.”

“Sono andato a iscrivermi all'esame, e mi hanno detto che non posso ancora iscrivermi.”

“Perché no?”

“Devo aspettare dieci giorni.”

“Ok, allora, e la società?”

“Dritto al punto, eh?”

“Be', vuoi che ci giro intorno ballando come fai tu?”

“Un po' di ballo è educazione. Giusto un passetto prima di dire la brutta notizia.”

“--- è quella la cosa?”

“Cosa?”

“Stai facendo la cosa? Lo dici in quel modo per farmi sentire una merda?”

“No, dillo e basta e facciamola finita.”

“Io ---.”

“Fra', dillo e basta. Io nella società non ci volevo stare comunque. Se tu vuoi bertene le stronzate da riccone, fai pure, ma io no.”

“Cody, non stavo dicendo niente di tutto questo.”

“Non sei tu, comunque. È quello Yankee che ti mette le parole in bocca. Parlare così a me. Gli saltano i denti se mi parla ancora così.”

“Senti, qui sono messo in difesa.”

“In difesa? Vedi che parli proprio come lui.”

“Cody! Piantala con queste stronzate!”

“Fammi scendere, vado a piedi.”

“E adesso sei la mia ragazza? Mi sono scordato il nostro mesiversario? Piantala con 'sta merda. Non è che dobbiamo stare insieme. Chiaramente non funzionerebbe. Ma tu – noi non dobbiamo rifiutare il regalo. Fatti la tua società da questa cosa. Il tizio regala roba che dà una possibilità a uno, invece di noi nella valle, noi siamo della valle.”

“Pure il prendere è truccato. Cambia solo chi viene fregato.”

“Sì, più o meno. Senti, fra'. È tutto a nome mio. Pensaci. Se lui chiama la banca domani, vuole sapere il saldo o parlare di un pagamento. Gli direbbero, e chi cazzo sei tu? Glielo direbbero. No. Il tizietto dietro lo sportello non si gioca il posto anche se sa chi ha fatto rotolare la palla per primo. La palla è rotolata via da lui dentro il mio diritto alla privacy, la mia proprietà. L'intestatario sono io, ed è mio.”

“Ho capito che vuoi dire, ma parli a nodi, tutti avverbi congiuntivi e preposizioni in più, costruisci il linguaggio invece di dire la cosa e basta, e passare alla cosa dopo.”

“Cosa dopo. Questo tizio non ti piace, vero?”

“Non è che non mi piace. Non mi piace, ma lui non è buono pure.”

“Aspetta, come ci arrivi a quel totale, senza subtotale?”

“Ma che cazzo dici, posso riavere le preposizioni?”

“Cos'è che non è buono?”

“Viene qui su con la sua macchina appariscente, ha i suoi mezzi nuovi di zecca, non ci fa salire nessuno. Mi ha detto, stai sporcando tutto l'interno di fango.”

“Come fai a sporcarlo di fango se non ci puoi salire?”

“Non fare il finto tonto. Fa scarrozzare in giro pure te come me.”

“Tu li usi sempre. Ti ha fatto prendere i pannelli solari proprio ieri - Era ieri?”

“Era ieri. Ma a parte quello, mi ha fatto usare l'escavatore solo per sistemare quel telaio, si è incazzato perché ho preso un albero. Mi ha fatto trinciare la sterpaglia così poteva parcheggiare vicino al capanno. Mi ha fatto spargere un po' di ghiaia così può arrivare la posta. A parte quello, non me li ha fatti usare.”

“Cody, sei qui da quattro giorni, e tutti a costruire un capanno. Di che ti lamenti, che non ti fa stare seduto al posto di guida a tenere la tavola per il tetto?”

“Non è quello. Ci tiene troppo. Come se valgono di più – come se sono troppo buoni per me.”

“Non credo che sia quello. Quando abbiamo fondato la società, ha detto che quando finiamo la costruzione gli attrezzi sono miei...”

“Ah! Adesso lo so che è una stronzata. Non esiste uomo che regala mezzi nuovi di zecca.”

“Ma i soldi non sono una stronzata. Mi paga proprio come ci eravamo accordati. E paga le tasse e il telefono e l'assicurazione. Sono molto più di venti all'ora quando i soldi arrivano sul conto. E venti all'ora è più di quanto ho mai preso da qualsiasi altra parte – più di quanto ho preso da qualunque uomo che mi ha pagato come costo del venduto.”

“Quindi, lui ti dà la società, buona paga – sempre meno di quanto paga quelli di Blalock, molto meno – e tu non sei più un prodotto che si vende?”

“Siamo tutti comprati e pagati. Scommetto che pure lui. Sono stati i soldi a fare quello, non Michael.”

“Cupcake? Ma che cazzo?”

“E le candeline?”

“Già. Roba fiacca, lo so, ma quando lo scienziato del terreno se n'è andato, sono passato al Wye e ho preso un po' di Hostess e un pacco di candeline di compleanno – e queste buste per le carte regalo. Sono cinquecento dollari a testa di bonus di Natale. E prima che voi stronzi mi diciate che sono strano, ascoltatemi. Il capanno sarebbe costato diecimila con uno che fa capanni, e noi l'abbiamo costruito per poco meno di ottomila, materiali compresi. Sono duemila risparmiati. Mille sono la vostra parte. E io posso immaginarvi a prendere roba fighissima per le vostre famiglie per Natale.”

“Ehm, non so che dire, fra'. Grazie”

“Sì, grazie, capo. È…. È un pensiero gentile.”

“E le candeline?”

“Quello è il compleanno di Cody. Sedici anni e la sua prima patente. Congratulazioni, ragazzo!”

“Ehm –”

“Sì, ci sono arrivato, e ho pagato il resto della multa. Ma… Come sempre, c'è un sistema. Bisogna aspettare dieci giorni per prenotare l'esame.”

“ehm, possiamo mangiarci lo stesso i cupcake?”

“Oh cavolo. Mi dispiace, fra'. Che merda – tipo merda sul serio.”

“Sì, ahia – cupcake?”

Cody allungò la mano, prese una candelina – “che si fa adesso?”

“Adesso si va via di qui per Natale. Vi dà un paio d'ore fuori dal conteggio per andare a prendere una sorpresa alle vostre donne.”

“Ci starei.”

“Mentre siete in giro, parlatene. Conoscete qualcun altro di cui vi fidate per lavorarci insieme? Ce ne servono tre. È lo schema migliore per adesso. Tre uomini.”

“Potrei avere qualcuno in mente. Lo conosci Rusty, Tanner.”

“Sì, è un bravo ragazzo.”

“Gli servono di sicuro i soldi. Stessa paga?”

“Sì. Tutti prendono la stessa paga.”

“Chi è quello?”

“Sembra che vanno piano.”

“Quella servitù di passaggio ha bisogno di lavoro.”

“L'abbiamo ricavata da un sentiero di cervi e un letto di torrente. Ci rimettiamo le mani martedì. Dobbiamo darci da fare pure con quei pannelli solari. Cody può pensare alla strada con la skid, e noi possiamo salire con i pannelli.”

“È il furgone della posta.”

“Le mie serrature!”

“Per il capanno?”

“Sì, ma vedrai.”

“È una scatola grande per la serratura di un capanno.”

“Sono tutte le serrature per il capanno, l'officina che verrà, la casa. Tutte insieme. Ma è tutto per una cosa sola. La chiave. La chiave della nostra casa che verrà è il regalo di Natale di Stefanie.”

(Mi confonde fino a giri stellati)

Capitolo 16 – venerdì 22 dicembre 2023

“Amore.”

“Amore.”

“Com'è andata la giornata?”

“Bene. Tutta su di me come piace a me.”

“Da come parlavi al telefono sembrava che fosse tutta sul nascondere il cadavere.”

“Non il cadavere – un po' di vergogna l'ho seppellita, però. Chris è stato pesante ieri, e oggi io ero Paul Bigler. Sono stato crudele e arrabbiato e senza provocazione – non proprio.”

“È autoprovocazione, Michael”

“Sì, è quello. Mi sono avvitato così tanto per questo ragazzo che sta con me da quattro giorni. Mi fa infuriare per nessun motivo che lui potrebbe mai smettere di recitare anche se volesse. Per quanto ci provasse.”

“È te.”

“Col cazzo. Questo ragazzo è un disastro.”

“Tu sei un disastro.”

“---Verità.”

“Ma sei un disastro diverso. Ti prendi questi uomini nel tuo sidecar, e li porti in giro per la tua parabola di strade e stradine, ma ti scordi che il GPS l'hai costruito tu prima di chiudere gli occhi e lasciarti portare.”

“Ehm – il sidecar e tutto il resto l'ho capito, ma il GPS…”

“Ok, senti. Hai avuto James West, Chris Fernandez, Fifi, Dan, Sara, e via così; e David Lawson. Dio mi aiuti, pensavo che con lui avessi imparato la lezione. E invece no, eccoti qua, un altro progetto, e arrivano i ragazzi problematici.”

“Non sono tutti problematici. La maggior parte sono solo gente che cerca lavoro quando io cerco lavoratori. La maggior parte sono brave persone con delle teste troppo complicate per la vita di tutti i giorni di un normale L.A.V.O.R.O.. E David Lawson non è stata colpa mia.”

“Michael, il ragazzo ti ha chiamato letteralmente alle 6:30 di mattina, vieni a dare un passaggio a lui e alla sua ragazza di quindici anni perché stavano scappando di casa, il padre è uno sbirro, tu arrivi all'angolo di una strada in una lottizzazione dove stanno in piedi dopo aver camminato tutta la notte – mi stai sentendo, Michael?”

“Non ho bisogno di rivivere questa cosa.”

“Oh, la stai rivivendo, tesoro.”

“Grande, adesso è la gag di Jerry Seinfeld.”

“Sì, esatto…”

“Ed ecco che arriva Cramer…”

“E tu. In tutta la tua divina saggezza, dici di no al ragazzo? Riattacchi e chiami suo padre?...”

“Sì. L'ho chiamato.”

“Sì, l'hai chiamato dal pick-up mentre andavi a prendere il ragazzo. E lui che ti ha detto? Ti dice che il padre della ragazza chiama da due ore cercando la figlia. E tu – che fai? Chiami il 911? Nooo, non Michael. Michael ha tutto sotto controllo. Michael….”

“Ho chiamato Emily, Stefanie. L'ho chiamata. L'ho chiamata subito dopo aver fatto salire quei ragazzi sul pick-up, e le ho lasciato un messaggio in segreteria dicendo che avevo i ragazzi, e che li portavo all'Annex.”

“No, Michael. Li hai presi. Li hai portati alla stazione di polizia, bravo. Quello che ti sfugge è che quel padre è là fuori a cercare la sua bambina sgattaiolata fuori in piena notte con un ragazzo problematico, un ragazzo in cui stai riversando tutto perché tu eri un ragazzo problematico, e pensi di poterli salvare tutti perché tu non sei andato a fondo. Pensi di poterteli caricare tutti sulle spalle e…”

“È questo il discorsetto d'incoraggiamento? Che non sei neanche un consulente. Non era lì che volevi arrivare, che non sono un consulente? Non so quello che faccio, e farei meglio a smetterla di trafficare con questi ragazzi, o qualcuno si fa male? Be', notizia flash, sono già feriti. Io cerco di dargli speranza”

“Allora mi senti. Almeno quello, e l'hai detto tu per me così mi risparmio il fiato. Ma senti questa. Ti è andata bene. E se quel padre arrivava nello stesso momento tuo e vedeva la figlia di quindici anni salire nella macchina di un uomo adulto alle sette di mattina? Altro che se Emily è stata chiamata. Il capo della Squadra Crimini Gravi va sulla scena proprio di quel tipo di sparatoria.”

“Quindi siamo alla sagoma col gesso?”

“Io chiamo gli schemi come li vedo, e tu li giochi. La mia obiezione resta. Continui ad assumere questa gente - quelli che a palla prigioniera non sceglieva nessuno.”

“Quelli con tempo, soldi, reputazione, quelli che hanno roba da fare e le loro famiglie in gioco, questa gente non la vogliono, e quelli che sono stati assunti sono stufi di pagare il conto dell'uomo dimenticato. L'uomo si è presentato al lavoro. Non è bravo, e non è neanche tanto allegro a farlo, e Dio solo sa quanto gli servirebbe un bagno, ma c'è stato tutti i giorni.”

“Va bene, prova B. E tutte queste scatole di Amazon? Quali sono quali, così ti incarto i regali e non ti presenti da Mamaw come un barbone delle scatole? Ventotto scatole, per l'amor di Dio.”

“Hai due giorni per incartarle.”

“Amo quest'uomo, amo quest'uomo, amo quest'uomo.”

“Ovvio che lo ami. È un bravo tipo. Avresti dovuto vedere quei due quando gli ho scaricato addosso i tuoi mille dollari.”

“I miei mille?”

“È stata un'idea tua. Eri tutta preoccupata che loro – Cody – non avessero soldi pronti da sprecare così presto dopo aver appena iniziato a lavorare. Sei stata tutta tu. Non fare finta di non avermi fatto cadere nella tua trappolina. Io che festeggiavo di aver risparmiato il nostro primo dollaro da far uscire dal mio reddito, ogni centesimo di questa costruzione finora.”

“Non dare la colpa a me se hai la coscienza sporca.”

“Sporca – mi suona come la pernice del pero, e intanto io distribuisco cinque anelli d'oro agli uomini che già pago…”

“Aspetta, abbiamo già dei casi a ruolo. Metti agli atti che è stata un'idea anche tua, e possiamo passare al dunque.”

“Va bene. Erano proprio gasati, e quando li ho mandati a fare spese per Natale, abbiamo preso il doppio bonus. La squadra esce insieme dopo l'orario, e io posso tornare a casa presto a guardarti incartare i miei regali.”

“Fantastico. Compra ventotto regali e me li fa incartare così si prende il merito del lavoro. Clic, clic, clic. Procedi al pagamento.”

“Non sono tutti regali. La maggior parte è per la Drip. Tipo questa – una cinghia di traino per quando impantani di nuovo quella Sentra nel fango.”

“Almeno hai saputo metterla nel kit attrezzi della skidsteer, a differenza del compressore per le gomme.”

“Ah, il venerabile giogo al mio collo, il compressore per le gomme che da allora ti ha salvato il culo una dozzina di volte.”

“Compleanno, Michael. Era il mio compleanno.”

“27 aprile 1982, signora.”

“Non quando… bella questa. Ci sono quasi cascata.”

“Era per una giusta causa. E guarda qua, fedeli alla stagione hanno messo carta da imballo in più nella scatola per proteggere la roba dagli scossoni dei ficcanaso-come-te.”

“Quella carta è per quelli come te per incartarlo, idiota.”

“O per fermare l'emorragia. Anche in questa c'è roba per la Drip. E queste due le conosco. Sono cibo per Kitty, come sempre.”

“Questa promette bene.”

“Eccola che scuote la scatola.”

“Non c'è niente dentro.”

“Dammi qua. Adoro questo nastro. Il mondo ha aspettato tutta la mia vita questo nastro da imballo. Tiene chiusa una scatola dopo l'altra, ma ci infili un dito smussato e, zip, è aperta. Questa ha dieci cuscinetti d'aria. È mia da incartare.”

“Ecco un po' di carta.”

“Questa è di Tommy.”

“La chiodatrice?”

“Sì, calibro diciotto, tesoro! E questa è di sicuro la batteria. Quelle le puoi incartare tu.”

“È un onore.”

“Ma chi vuoi prendere in giro? Non puoi portare a Natale lo Yankee con la pila di scatole Amazon aperte e i cartellini col nome scritti col pennarello.”

“Sono un sacco di anni; adesso sei Lo Yankee Buono.”

“E come pensi che ci sia arrivato? A cavallo delle tue doti di incartatrice, ecco come.”

“E adesso che c'è?”

“Allora, abbiamo messo in vendita la casa…”

“Non questo, è Natale.”

“Non è neanche la notte prima della notte prima di Natale.”

“Va bene, è fuori orario d'ufficio.”

“Assistenza attiva ventiquattr'ore su ventiquattro.”

“Porca puttana. Voglio sapere cosa c'è in questa, non in quella nella tua mente infinita.”

“Ah, quella. Quella sta qui da tutta la settimana. C'è scritto Dillards dappertutto, Stefanie. Quella era, per darti una lezione.”

“tutta la settimana, darmi una lezione, come un mafioso.”

“Non come un mafioso, queste montagne mi portano fin qui direttamente da laggiù, quaggiù. Scivolo giù per quelle colline e quelle gole appena scopro che tu stai qua ad aspettarmi.”

“Non ce l'hai l'orecchio per 'sta roba, ragazzo.”

“Voi non avete mica il monopolio sul bifolco, tesoro. Stesse montagne, inverno diverso”

“Sembra parecchio invernale là fuori adesso. Scommetto che quelli dello spargisale sono parcheggiati e a metà di un film su Prime. La signora del telegiornale però è ancora là fuori, a tenerci aggiornati sui pericoli della festa del Tempestageddon 2023.”

“Qual è la prognosi?”

“Potrebbero essere anche quindici centimetri nella valle.”

“Oh, quaggiù è roba seria. Scommetto che alla Drip ne fanno venticinque. Finito il capanno giusto in tempo. Quell'inverter e il resto sarebbero là fuori congelati nel fango senza quei ragazzi.”

“Sì, venticinque in collina, ha detto. Passato la linea al tizio congelato di Gatlinburg con dietro le decorazioni natalizie da località sciistica e tutto quanto.”

“Che strano, non sembra proprio Natale, ma è l'albero più bello che hai mai fatto.”

“Starà da favola con tutte queste scatole di cartone sotto se non sistemiamo questa pila.”

“È stato un mese pieno – esatto al giorno – Rogito, ghiaia, sistemare il dilavamento, tagliare via il gioco del Twister, altra ghiaia, due mezzi nuovi, due uomini nuovi, un capanno, il solare nella baracca, e tutti i procioni si sistemano per un lungo sonnellino d'inverno.”

“Ehm, procioni?”

“Già. Impronte dappertutto lassù. Garantito che ne abbiamo uno che fa l'ispezione per il certificato di agibilità proprio in questo momento, venuto dentro dal freddo, rannicchiato nell'angolo, la testolina carina appoggiata sull'inverter. Approvato.”

“Come siamo passati da me che apro un regalo di Dillards a un bollettino meteo, un riassunto da mesiversario incartato in un certificato di agibilità dalla mia bestiolina dei boschi preferita?”

“Mi hai chiamato mafioso, e francamente non mi è sembrata contrizione.”

“Contrizione. Questo qui vuole una confessione in aula, un mea culpa alla Jersey, e due lettere d'amore per aver scosso una scatola – un paio di volte.”

“Eccolo, lo ammette, vostro onore. Dichiarazione spontanea. Chiedo il verdetto del giudice.”

“Dimmelo e basta. Cos'è.”

“Questa non mi sembra una lezione imparata.”

“L'ho imparata. L'ho imparata. Cos'è?”

“Facciamo uno scambio. Ho bisogno che capisci il piano. Mi ascolti fino in fondo, e il regalo è tuo in anticipo.”

“È tornato il mafioso. Tieniti la scatola. Il piano lo conosco. Vendi metà dei contratti d'affitto a New York. Viviamo col reddito dei tre che restano. Il ricavato va in un conto titoli gestito e si qualifica in automatico per un prestito senza ammortamento fino al sessantacinque per cento del valore totale del conto. Ne prendiamo in prestito non più del cinquanta per cento, il che lascia margine di tempo per finire la nuova costruzione e vendere, e con il ricavato si chiude il prestito per la nuova costruzione. Prendiamo in prestito soldi che abbiamo, e paghiamo prime più qualcosa come tasso d'interesse nei secoli dei secoli amen finché non chiudiamo il prestito con la vendita della casa.”

“Be'. Ok… E non mettiamo mai un'ipoteca sulla nostra casa. Se le cose vanno storte, paghiamo il prestito fino alla nausea. Casa al sicuro. Contanti a leva.”

“Sì, tutto questo l'ho capito. Fino a quando un pezzo del puzzle non arriva a pestare tutto mentre tu hai troppo tempo libero su quella skidsteer e tutto il piano cambia. Adesso dammi quella scatola.”

Capitolo 17 – martedì 26 dicembre 2023

“'Giorno, Cody. Sono colpito.”

“E di che sei colpito?”

“Tanner non è facile da battere.”

“È sempre stato un leccaculo.”

“Pensi che la neve l'abbia rallentato?”

“Probabile.”

“Com'è andato il Natale?”

“Bene.”

“Primo Natale con un bambino che sorride, ed è andato bene?”

“Era Natale.”

“Allora parlami di questo Rusty.”

“Io e Rusty siamo amici da tanto tempo.”

“Hai ventidue anni, Cody. Ho dei pelucchi nelle tasche dei pantaloni più vecchi di te.”

“Non è colpa mia se sei vecchio. Da tanto tempo è la mia battuta. Non c'è bisogno che mi racconti la mia storia allo stesso modo che dici sempre tieni il trapano dritto.”

“Non sei un carpentiere. Capito. Rusty o Natale. Queste sono le domande sul tavolo.”

“Allora, Rusty lavorava per uno che conosciamo, e mi ha trovato un lavoro là. Ero solo un ragazzino. Tipo diciassette anni.”

“Diciassette, capito. Perché è lui l'uomo per la nostra squadra?”

“Be', Rusty aggiusta qualsiasi cosa. Se ha le ruote, Rusty l'aggiusta.”

“Vedi un'officina meccanica in questo campo di fango che a me sfugge? Costruire una casa. È quella la cosa qui.”

“Be', capo, c'è un sacco di movimento terra qua su tra quella diga e il mezzo miglio di strada che hai in mente. Far spostare tutti questi alberi e tagliarli e spedirli da qualche parte.”

“Quelli li stiamo solo ammucchiando.”

“Giusto. Il mucchio però è bello alto.”

“Cody, concentrati. Perché Rusty è l'uomo per questo lavoro? Prima che arrivi. Sputa il rospo.”

“Be', non ce l'ho la sua domanda di lavoro. Tu chiedi se conosco uno, e mi viene in mente Rusty.”

“Ti viene in mente, ma perché?”

“Ma chi stai facendo il colloquio qui? Rusty arriva fra poco, e tutto questo lo chiedi a lui.”

“Ecco che arriva Tanner – grazie a Dio.”

“Tanner lo conosce Rusty.”

“Non sto chiedendo di Rusty. È perché scegli Rusty che voglio sapere.”

“Ho sentito la domanda. E ho pure risposto. Aggiusta qualsiasi cosa.”

“I mezzi sono nuovi di zecca, Cody.”

“Quel trattorino da giardino no.”

“Quello ne ha viste parecchie, ma ha solo due anni.”

“È proprio quello il punto. La roba si rompe a lavorare in un cantiere così.”

“E allora chiamiamo un meccanico quando ci serve.”

“Rusty non è mica solo un meccanico.”

“Ma dai.”

“Sì, dai.”

“Rusty sa anche guidare i mezzi oltre che aggiustarli?”

“Certo che sa.”

“'Giorno.”

“Buongiorno, Tanner.”

“Fra'.”

“Ehm, adesso arrivi prima di me pure tu?”

“Pure io voglio la mia parte. Proprio in fondo alla strada, penso non c'è modo che questo arriva qui alle 7:10. Sto uscendo dalla porta, ed ecco che passa l'Hummer davanti alla finestra della cucina.”

“Tanner, lo conosci questo Rusty?. La zeppola sbavosa qui mi fa partire per la tangente con il gufo a quattro bubbolate a caccia di topi.”

“A caccia? Allora di sicuro non puoi arrivare tardi – ti perdi tutta la follia del mattino presto, e poi sei perso tutto il giorno.”

“Rusty non ci sta tutto. Sa le cose, ma non ci sta tutto. Potrebbe guidare una macchina da venticinque tonnellate appesa a un fianco della collina con le cinghie di traino e una gru, martellare la roccia a testa in giù ma inclinato giusto così l'olio non cola fuori, mandare un messaggio alla sua donna, si è scordato di mettere via il latte, se glielo può fare lei. Un uomo normale vomita solo a pensarci. Il tipo non ci sta tutto. Però le scorregge le sa fare. Questo glielo devi riconoscere.”

“Fra'. Rispondi al telefono.”

“Ehi.”

“Ehi.”

“Pensavo che andavo in segreteria.”

“Scusa – storia di Cody.”

“Natale?”

“Logistica – ma la tua chiamata arriva giusto in tempo.”

“Non cominciare, ragazzo.”

“Oggi ognuno si immagina il suo Michael. Cody pensa di essere un sospettato, e tu sei sicura che è una lamentela.”

“Ti conosco. Sto arrivando. Dovevo prendere Clover dal toelettatore, e tirare fuori le scatole dell'albero e mettere via tutti i regali. Ho messo la chiave su una catenina così non la perdo.”

“Tipo una collana?”

“Sì. Ho usato quella che abbiamo comprato a Milano quando mi serviva…”

“Quindi la chiave sta su una collana – una collana importante. Con i ricordi e tutto?”

“Be', sì. Ti sono venuti gli occhi lucidi quando me l'hai data.”

“Quindi non nel libro dei reati minori. Ero sicuro che il compressore per le gomme avesse compagnia.”

“Ce l'aveva già la compagnia. Ti sei letteralmente scordato il mio compleanno. Quello c'era già.”

“Uscivamo da due mesi, Stefanie. Due mesi.”

“Compleanno, Michael.”

“27 aprile 1982, signora.”

“Cristo! E la Drip? Che succede lassù?”

“Sono così contento che me lo chiedi.”

“Oh, santo cielo.”

“Allora, la mia squadretta di palla prigioniera. Conosci Cody e Tanner…”

“Sì, quelli li conosco.”

“Entra in scena, Rusty. Che nome. Il tizio arriva con una pace car verde prato Crayola. Verniciata a spray. Giuro. Mi hai chiamato mentre entrava.”

“Tipo vernice spray? Tutta quanta?”

“Oh, no. Non tutta quanta. No. Questa vernice spray è quasi intonata al colore originale, e si vede dove la vecchia vernice era arrivata al fondo come se si fosse staccata per la velocità, ma l'unico modo in cui questa cosa va a più di cento all'ora è se la butti giù da un aereo.”

“È la Taurus o la LeSabre?”

“LeSabre, tesoro. Lusso Buick. Niente vetri crepati, le gomme sembrano a posto. Tutti i catarifrangenti sembrano interi. Ma dipinta a mano, chiaramente. Cioè, tipo una bambina che si è fatta lo smalto ai piedi da sola perché mamma non la guardava abbastanza, tutte le maniglie delle portiere e gli stemmi e le modanature – tutti presenti, aggiungerei – tutti dipinti d'oro per abbinarli ai cerchi, che chiaramente avevano già quel dettaglio sui raggi nel 1992 quando questa bellezza è uscita dal concessionario.”

“Pace car, Fentanyl 500. Capito.”

“Non ho finito.”

“Arrivo fra un po'. Vedo da me.”

“Amore.”

“Amore.”

“Ehi. Tu sei Rusty. Io sono Michael.”

“Piacere di conoscerti.”

“Dagli tempo. E masti pure tabacco, vedo. Però dovresti stare attento a sputarlo dal finestrino; le colate giù per la portiera rischiano di rovinare la vernice.”

“Sì, certo. Cody, l'avevi detto giusto - Prima gli insulti.”

“Che, niente scommessa, Cody? Almeno io e Tanner abbiamo messo i soldi sul piatto.”

“Non c'era niente da scommettere. Lo sanno tutti che tu non cominci come un uomo normale.”

“Be', puoi almeno trovare un posto dove sputarlo che non me lo devo portare dappertutto nel battistrada delle scarpe?

“Quella tazza da caffè sembra perfetta.”

“Bene! Vedo che ti ha parlato dei sentimenti.”

“Ha detto che sei un po' sensibile.”

“Scommetto che l'ha detto proprio così.”

“Un po' diverso.”

“Da quanto conosci Cody?”

“Da tanto tempo.”

“L'hai mai visto essere schietto e onesto?”

“Cody è fin troppo onesto a volte.”

“Quando lo ridici, aggiungi basta che la verità non è su di lui.”

“Però è uno stronzo che fa ridere.”

“Quella linguaccia che lo rende un problema in fondo al vialetto è tutto il lavoro qua su.”

“Si troverà benissimo.”

“Ti ha detto della struttura della paga?”

“Sì, venti all'ora, busta paga con il W2, contanti a giornata la prima settimana. E mi piace l'idea della società.”

“Ti ha detto pure di quella?”

“Ho visto cos'hai fatto. Lo sai che il ten ninety-nine è una trappola, quindi fai il W2, ma le carte non le vuoi, quindi le metti in mano a Tanner, adesso è un problema suo.”

“L'hai visto, eh? Va pure meglio di così. Adesso Tanner è il capo, deve tenervi tutti in riga e gestire pure le stronzate dell'inserimento. Il piano è che tutti voi avete un pezzo della cosa, e prima che te ne accorgi hai abbastanza sale in zucca da chiudere il finestrino di quel catorcio così la puzza d'erba non esce quando c'è una sbirra che sta venendo qui a passare la giornata.”

“Caspitaaa, fra', sei fritto.”

“Non fritto. Quello che sei è uno stronzo che arriva a un lavoro nuovo, fatto fresco, che ti esce di dosso come una nuvola di scorreggia…”

“Nuvola di scorreggia – questo qui ti ha inquadrato, Rus.”

“Ehi, Cody Cousell, vacci piano là. Almeno lui non si gratta l'infezione sulla chiappa per essersi seduto sulla pipa da crack nella tasca dietro.”

“Ahia.”

“Ahh, Tanner? Ti metti in fila pure tu per un calcio?”

“No, è che tu stai qui a sparare cazzate – intanto non c'è verso che la macchina di Stef salga su per quell'autostrada di ghiaccio se Cody non sale sulla skid e passa un colpo di lama sulla neve.

“Giusto.”

“Diamoci una mossa prima che il traffico la compatti. Sta arrivando la ghiaia. E il solare non si installa da solo.”

“Caspitaaa…”

“Non farlo, Grattino --- Vedo che sei tutto lavoro, Tanner. Forse sei un po' incazzato perché aggiungo gente al tuo piccolo feudo?”

“---"

“Ne abbiamo parlato. Prendere o lasciare. Questo lavoro viene con dei soci, Soci. Prima che te ne accorgi, avete tutti abbastanza sale in zucca da mettere sotto il proprietario del terreno e far partire la giornata.”

“Mio, dice lui.”

“Sì, Tanner. Ho detto che è tuo. E lo è. Ognuno di voi ha dovuto scegliere un uomo. Io ho scelto te. Tu hai scelto Cody. Cody ha scelto Rusty. La squadra è fatta. Cody, sali sulla skid e sfoltisci quella neve --- Lo sai mettere in flottante il cucchiaio?”

“Lui è il migliore. Gliel'ho insegnato io.”

“Ho visto cos'hai fatto, Rusty. Il maestro si prenota una prova al posto di guida. Tu su quella macchina non ci sali che puzzi come un fienile del cartello. Ci servi su alla diga per i telai.”

“Telai?”

“In cima alla diga. Oggi mettiamo un po' di pannelli solari, per avere un po' di corrente per il capanno. Tanner, abbiamo abbastanza due per quattro, giusto?”

“Ce ne sono diciotto.”

“Vi raggiungo su fra un minuto --- Rusty, porta quella slitta da ghetto su nella piccola Y che va verso il bosco là.”

“Va bene.”

“Non sto dicendo che va bene che vieni qua su fatto con l'erba in macchina…”

“Non sono fatto. Ho tre bambine, e fumo in macchina. La più grande ha nove anni, e lei lo --- saprebbe.”

“Senti, io figli non ne ho mai avuti, ma mia madre aveva un asilo nido. Ho passato un sacco di tempo con quelli del doposcuola. Comunque. Io figli non ne ho. Non ho voce in capitolo.”

“Sì.”

“Stef è una gran donna. Ne ha viste. Ma devi capire che il lavoro viene con degli obblighi…”

“Oh, lo capisco.”

“No. Ti conveniva sputare nel caffè piuttosto che interrompermi adesso. Io faccio entrare chiunque. Non filtro gli stupidi. Ma la roba buona la tengo di sopra. Se porti lo stupido di sopra, hai dei problemi. Adesso sei di sopra. Stef è di sopra. Io faccio le domande dopo, di sopra…”

“Oh, lo so. Ho sentito la registrazione.”

“Quale registrazione?”

“Cody ha una registrazione di voi a colazione l'altro giorno.”

“Tipo una registrazione vocale sul telefono?”

“Sì”

“Bene! Non pensavo che ce l'avesse dentro. Adesso tutto quello che devo fare è metterci le mani sopra e farla girare in loop nella cuffia delle voci nel suo cervello tutto il giorno, e magari cresce, cazzo.”

“Buona fortuna.”

“Comunque, ogni essere umano nella sua vita è una sua conoscenza nota. Adesso tu sei nella sua vita.”

“Capisco.”

“E pure quell'orsa è nella sua vita. Guardala.”

“Perché la chiami lei?”

“È solo una sensazione – Non è di ossatura grossa, ma è grassa come se fosse incinta.”

“È un bel – azzardo.”

“Interpolazione. Porta la macchina nel piccolo spiazzo, chiudi i finestrini, e raggiungici su per la collina.”

“Devo proprio dirtelo, zeppola sbavosa, quella era gelida.”

“Vai a spostare la macchina.”

“Ehi Tanner, com'è andato il Natale?”

“È stato fantastico! Ci siamo fidanzati!”

“Cosa?”

“Cioè, siamo fidanzati da un po', ma le ho preso un anello.”

“Tipo un anello, anello vero? Dove?”

“Zales. Non è enorme, ma avevamo quello in più per la caparra, e…”

“Allora, senti, questo terreno non l'abbiamo ancora spianato.”

“Sì, puoi far portare su l'escavatore a Rusty…”

“No, non questo terreno, il terreno dei sentimenti. E Rusty mi ha appena scaricato addosso un po' di roba, e adesso tu sei tutto – cresciuto.”

“Gesù, tu non ce l'hai il terreno per questa cosa, vero?”

“Ce l'ho. Solo che non… Siamo ancora alla fase delle prese per il culo e dei soprannomi cattivi e tu mi fai saltare il cavallo da a1 a h8.”

“Ma che cazzo?”

“È… Congratulazioni, fra'. La mia lingua biforcuta la ritrovo dopo, e possiamo ricominciare.”

“Affare fatto. Grazie, fra'. Lo sai.”

“Lo so.”

“Quella collina è - qualcosa”

“È solo la tua prima volta, Rusty. Tanner l'ha fatta dieci volte in un giorno la settimana scorsa.”

“Quindi, sì. Non dimenticarti niente laggiù. Questo qui non ha pietà.”

“Me lo segno – questo.”

“Non è così terribile.”

“Fattela a piedi tu.”

“L'ho appena fatto, amico, e ho pure una sacca d'aria grande e fatta come una bottiglia di birra sul polmone.”

“Ahia.”

“Non proprio. Solo fastidiosa contro le costole.”

“Come te la sei presa?”

“Rimarrai scioccato nel sapere che sono un fumatore.”

“Sì, scioccante. L'ho sentito l'odore salendo per il vialetto.”

“Sopra tutta quell'erba?”

“Ahia.”

“Allora, Tanner qui ha l'idea. Mi ha letto nel pensiero o qualcosa del genere. Ti servono due telai per questo impianto, con due pannelli ciascuno. Prossimo passo è andare a quel capanno, misurare i pannelli nel cortile davanti, e si parte.”

“Hai visto qualche procione là dentro già che c'eri?”

“Oh, ehi, tesoro! Non ti ho sentita entrare.”

“Perché non sono entrata. Sono venuta a piedi.”

“Impantanata?”

“Eccome.”

“Ragazzi, questa è Stefanie.”

“Non sembra cattiva.”

“Quello è Tanner – dice che gli serve un appuntamento dal dentista.”

“Piacere di conoscerti, Stef.”

“Ciao Tanner.”

“Questo è Rusty.”

“Ciao Stef. Piacere di conoscerti.”

“Ciao, Rusty. È tuo quel bolide laggiù che puzza come se lo parcheggi in una serra d'erba?”

“Pure lei è diversa.”

“Simpatico, Tanner. Diversissima. Ragazzi, ce l'avete in mano questa cosa? Bill arriva fra tipo due ore, e io devo andare a chiudere un affare su quei tubi di drenaggio e tornare prima che arrivi lui.”

“Il solito vecchio Bill, solo un cantiere nuovo dove arrivare in ritardo.”

“Amen. “Va bene. Andiamo giù e proviamo la nuova cinghia di traino.”

“Già fatto. Cody stava spalando le Alpi, e adesso è laggiù che mi tira fuori.”

“Andiamo.”

“Se aspetti me, stai facendo retromarcia.”

“Ma che vuol dire… Lascia perdere.”

“Incredibile che hanno pulito queste strade così in fretta.”

“Già. Allora, lo sai che non esiste che becco uno di quelli fatto lassù, e io sono logico, giusto?”

“Sì. Ragazzi, però. Difficili da spaventare.”

“Se non la paura o il buon senso, faresti meglio a ricordarglielo spesso.”

“Ti sento.”

“Ehi, freni.”

“Oh, c'è la mia piccola aiutante in macchina. Sono abbastanza sicuro che sarei morto e sepolto da anni se non ci fossi tu lì sul sedile del passeggero a dirmi freni e curve e attenzione e cose così.”

“Perché giri qui?”

“John Sevier Highway.”

“Sto in questa contea da tutta la vita e non sono mai passata di qua per la Asheville Highway.”

“Allora mettiti comoda e goditi il viaggio, Sidecar.”

“Sei sicuro che questi sono aperti?”

“C'è un modo per scoprirlo.”

“Sì, l'altro modo è chiamare – al telefono – prima di mettere inutilmente la mia vita nelle tue mani – quello è uno Stop.”

“Stopzionale.”

“Dio mi aiuti.”

“Ehi, quella è la mia battuta.”

“La mia ha la D maiuscola, amico. Linea diretta.”

“Questo è il problema di essere cattolico, ho tutta una lista di gente che devo chiamare prima di disturbare Dio con le mie stronzate.”

“Kathleen Madigan. Quella sì che fa ridere! Pensavo che stavi dormendo.”

“Quel pezzo l'ho sentito.”

“Domenica vado a quella Dupont Baptist.”

“Dovresti provare anche la Dripping Springs Baptist.”

“Può darsi… Ma che cazzo, non puoi fermarti in mezzo alla strada.”

“Guarda là.”

“È un cantiere. Michael, superstrada. Devi guidare.”

“Sto guidando. Aspetto il traffico che incrocia.”

“Dal centro della superstrada?”

“Non è un'autostrada. Strada statale.”

“Ma questo non vuol dire fermarsi nella corsia di marcia – e senza freccia.”

“Fammi l'esame dopo. Guarda quel posto. È proprio quello che cerchiamo.”

“Cosa? Come? Non puoi mica entrare nel vialetto di qualcuno.”

“Non è ancora di qualcuno. Non ci sono porte, non ci sono finestre, e quel pick-up dice che ci sono operai.”

“Quindi tu adesso – Michael, aspetta.”

“Torno subito.”

“Starai proprio accanto a me.”

“Allora, sbrigati.”

“Buenos.”

“Buenos.”

“Eres el dueno, o solo que?”

“Ayudante, El patron esta abajo.”

“Aquí?”

“Si.”

“Il capo è di sotto.”

“Ma vuoi proprio…”

“Dai, vieni.”

“Hola, el ayudante me dice que te encuentraria aquí bajo.”

“Que hay?”

“Estuvimos conduciendo, y vimos la casa y quisimos verla.”

“El dueño no esta, pero vive en la casa en la esquina.”

“Il proprietario abita nella casa all'angolo.”

“Non mi stanco mai di guardargli la faccia quando cominci a parlare spagnolo.”

“Sì, è una sorpresa. Lui no sembra che parla spagnolo. Donde aprendiste?”

“E adesso chi è sorpreso?“

“Este casa, me encanta.” “C'è un progetto da qualche parte?”

“Por supuesto, di sopra.”

“Il progetto è…”

“Sì, ho capito, Juan.”

“Ay.”

“Que si eres el contratero?”

“Soy el contratisto, si.”

“Puedo sacar un photo de este plan?”

“Si – Vas a constuir una de estas casas?”

“Credo di sì – vedi questo, tesoro? Houseplans.net. Giuro. Cercavo l'architetto, ed è uno stampino preso da internet.”

“Si, è progetto online. Economico. Io costruito tre già.”

“Dici sul serio?”

“En serio, si.”

“Ho appena imparato a dire sul serio in spagnolo, En sario.”

“Quasi.”

“Queshto tipo, lui insegna te. Dove tu impari?”

“Scuola, amigos, oreja.”

“è una buona oreja.”

“Grazie, amico. Quanto tiempo tiene aquí en este lado?”

“Catorce anos.”

“Tu también hablas bien el Ingles.”

“Faccio un sacco di pratica.”

“Funziona.”

“Possiamo dare un’occhiata in giro e farci un’idea?”

“Si, Si, Make yourself home.”

“Abbiamo appena trovato la nostra casa?”

“Piano.”

“Aspetta, l’unica cosa che hai chiesto era un portico davanti grande, profondo, largo, e quel portico gira tutto intorno alla casa.”

“L’ho chiesto, ma questo è stile lodge.”

“Facile. Metti delle capriate a ponte sui muri portanti, le reggi con i pilastri davanti e dietro, e togli il controvento. Bam, non è più un lodge.”

“Lodge.”

“No, non lo è. È una chiesa, ma non è un lodge. Ho fatto una foto al numero del progetto sulla pianta. Prendilo e cercalo.”

“L’ho già fatto. La chiamano casa sul lago.”

“Perché davanti è su un piano solo, e dietro ne mostra due con il seminterrato che dà fuori. Per questo è perfetta per la collina dove la dobbiamo costruire. Il tetto è un po’ complicato, e le capriate a ponte le devo far calcolare da un ingegnere, ma a tutto quello ci pensa la ditta delle capriate. Da lì in poi è roba di legno e mattoni.”

“No.”

“Cosa?”

“No, No, NO. Non la costruisci tu la casa.”

“L’abbiamo deciso. Sto solo ripassandomi il discorso in testa per quando facciamo i colloqui con le imprese.”

“Perché giri a destra?”

“Non abbiamo tempo per i tubi dei canali di scolo. Sei stato venti minuti sulla veranda a parlare con Phil e Jen e non so chi altro. Fai finta di non aver deciso con me.”

“Non ho deciso.”

“Hai deciso.”

Capitolo 18 – martedì 26 dicembre 2023

“Ciao Bill.”

“Ciao Stef.”

“Mezzogiorno, Bill? Fa buio alle quattro e mezza, e questo arriva a mezzogiorno.”

“Avevo Peanut. È più carina di te.”

“Vi lascio risolvere la cosa tra voi due. Devo mettere via l’albero e chiamare Fifi che venga a portarlo giù in cantina.”

“Come sta il Feefster, Stef? Mi ha tagliato i capelli prima di Natale, ma non mi ha detto che ti dava una mano.”

“Perché ancora non lo sa. Gli faccio venire i sensi di colpa con la storia della tradizione. Ci aggiungo la bolla di Michael e il pacco Amazon che il signor Compra-Con-Cura gli ha preso, e l’ho incartato per bene.”

“Mi hai preso qualcosa, amico?”

“Ti ho preso un pacco Amazon tutto per te, Bill.”

“Io me la squaglio, amore.”

“Ti amo.”

“Oh, che dolci.”

“Chiudi il becco, Bill.”

“Oh, l’ostilità è arrivata. Avevo paura che non avessi fatto in tempo a installarla prima che arrivassi io.”

“Bill, questo è Tanner.”

“Ciao, Bill. Piacere di conoscerti.”

“Questo è il Dan due punto zero?”

“Dan ha chiamato, in effetti…”

“Ha chiamato per Natale?”

“No, Bill. Qua ti troverai benissimo.”

“Le interruzioni sono la chiave, Bill. Pantofole qui va in tilt con un’interruzione.”

“Quella era una supposizione, l’ingrediente speciale di Bill. Ci rimesta la merda dappertutto. Pantofole? Ho un soprannome?”

“Quindi ne hai già tre.”

“E quel pacco Amazon? Me lo dai adesso?”

“Subito, Bill. È nel mio furgone.”

“Oh, che bello!”

“Tanner, ce la fate voi?”

“Sì, pannelli misurati, telaio in squadra. Pannelli nella scatola quando torni.”

“Fiducia pari alla fede. Torno fra tre quarti d’ora.”

“Oh mamma, è un lavoraccio.”

“Un boccone alla volta, amico.”

“Una sigaretta alla volta, vorrai dire.”

“Io guido. Io fumo.”

“Sì, una gioia. Dovresti guidare di meno.”

“Ti dà fastidio la sigaretta, Bill?”

“Non solo a me. Ai tuoi polmoni. Ti ammazzerà. Non te ne penti?”

“Ti giuro che sarei morto comunque. Di sicuro non lo farò pentendomi di ogni mezz’ora della mia vita.”

“Ma che cazzo?”

“Ragionaci, Bill. Ho fumato per quarantadue anni. Trenta sigarette al giorno. Una ogni mezz’ora. Ogni mezz’ora della mia vita mi sono messo da parte per cinque minuti di pace. Sono due ore e mezza di riflessione in pace ogni giorno della mia vita. Sono migliaia di persone incontrate in un capannello di mezzo metro quadro, a chiacchierare con un perfetto sconosciuto davanti a cui tu dovevi passare. Al massimo vi scambiavate un cenno. Quando passavi oltre, te lo perdevi. Ti perdevi quella fratellanza, quella notizia, quell’idea. Soprattutto, ti perdevi l’umanità a riposo. Noi gelavamo insieme. Dividevamo gli ombrelli. Ci contorcevamo per stare in quella striscia d’ombra. E soprattutto trovavamo un terreno comune. Hai mai visto scoppiare una rissa da hockey in un capannello di fumatori? Parlavamo delle nostre vite, dei Giants, del nostro momento prima dell’esilio. Ho conosciuto banchieri e avvocati, e senzatetto. Ho conosciuto gente di ogni tipo in quei crocchi, e l’unica cosa che credo di non aver mai incontrato è il rimpianto. Ho risolto mille problemi in quei momenti. Uscivo dall’ombra dell’ostacolo, e standomene in disparte, trovavo un punto di vista tutto nuovo e lo risolvevo, a metà tiro. Ho fatto operazioni in borsa in quelle pause. Ho conosciuto ragazze. Ho vissuto una vita intera in quei momenti che secondo te mi stanno ammazzando. Fumare mi ha fatto conoscere più umanità di qualsiasi altra cosa al mondo, e io ho girato il mondo, Bill. E vado anche oltre. Ti sfido a trovare una diagnosi finale che si avvicini anche solo lontanamente a dare tanto in cambio. Anzi, suggerirei a ogni uomo, donna e bambino sulla terra di fare lo stesso. Se non puoi fumare, fai le bolle di sapone. Non mi importa cosa fai, basta che ti fermi per qualche minuto ogni mezz’ora della tua vita e esci dal crogiolo. No, Bill, non me ne pento. Ne ringrazio Dio.”

“Hai delle bolle di sapone?”

“No. Difficili da scroccare, pure. Almeno finché non cominci.”

“Quindi stai costruendo una casa nuova dalla stessa nuvola di fumo e con tre ragazzi nuovi.”

“Già.”

“Be’, sembrano --– coerenti.”

“Coerenti. Ti ci è voluto pure un po’. Sono bravi ragazzi, per lo più.”

“Ma sanno costruire una – casa?”

“Chiunque può fare qualsiasi cosa se fa squadra, se impara insieme e insegna insieme e compete insieme e pensa insieme con lo stesso obiettivo in testa.”

“Non puoi mettere su una squadra di football senza atleti.”

“Okay, non in senso letterale, ma in senso lato. Se una persona umana vuole una cosa, si seleziona da sola.”

“Una persona umana –“

“Sì, Bill. Una persona umana, a differenza di te, una persona stronza vede un punto d’attrito e invece di aiutare a carteggiare la parte in rilievo, tira fuori il fiammifero che teneva in tasca proprio per l’occasione.”

“Quindi stai costruendo la casa nuova con…”

“Non parlare male dei miei ragazzi, Bill.”

“Quello lo lascio a te, coach.”

“È questa la gente che c’è in giro, Bill.”

“Oh, lo so. Sto cercando di assumere, ma non trovo nessuno che posso permettermi.”

“Sempre la stessa storia, dieci anni dopo. Li assumi così poi te li puoi permettere.”

“Non è così facile.”

“I conti sono così facili. Metti da parte i soldi. Un dipendente costa duemila ore all’anno più le spese. Scegli una paga oraria, aggiungi il cinquanta per cento e metti da parte abbastanza per comprarti qualcuno.”

“Accidenti, comprarti qualcuno.”

“È brutto, ma è vero. I dipendenti sono prodotto. Li vendi ai tuoi clienti come qualsiasi altra telecamera.”

“Non è così facile trovare qualcuno.”

“Lo è. Metti l’annuncio dove il tuo tipo di dipendente cerca lavoro. Il mondo che lavora trova lavoro dove il mondo mette gli annunci, o tramite amici che hanno trovato lavoro dove il mondo mette gli annunci.”

“Non è così facile.”

“Per te lo è. È per il mio lavoro che è difficile assumere. Lavori così non finiscono negli annunci in quei posti, quindi il mio bacino sono gli avanzi informali di Facebook e i loro amici.

”

“Tanner sembra a posto. Rusty è uno che vuole piacere. Il tipo sulla skidsteer non l’ho visto bene, ma mi sembrava familiare.”

“Ci scommetto. Ce ne sono una dozzina in ogni confronto all’americana quassù.”

“Allora, dove cazzo andiamo?”

“Be’, ci serve internet, sennò non possiamo avere telecamere che mi dicono quando c’è qualcuno, e non posso proprio mettere un DVR con la fibra ottica per adesso, né tutto l’impianto di Hardin Valley. Mi servono tutte le stesse cose senza tutta l’infrastruttura.”

“Oh, che bello! Ring. Sarà una giornata facile.”

“Magari. Cat’s Ass Holler è generosa in bellezza e pesante in rifiuti.”

“Ma che cazzo?”

“Sono stato quassù ogni giorno, dall’alba al tramonto…”

“E in un mese hai tirato fuori solo quella stradina e un capanno?”

“Ecco il mio amico Bill. Gli fai vedere dove fa male e lui non tira fuori il ghiaccio. Pigia sul livido.”

“Una bella rimestata di merda è un impiastro di per sé.”

“Amico, tu sei tutto tranne che la sanità della valle.”

“Allora, hai conosciuto la gente del posto?”

“Ah, dice lui. Niente rimestata di merda bella densa, eh.”

“Chiedevo e basta.”

“Chiedevo e basta, dice lui. Bill, sei appena andato via da lì. Hai visto gente del posto?”

“Sì, e pure loro ti hanno inquadrato.”

“Dici?”

“Sì, Pantofole, dico.”

“Scendi. Scendi dalla mia macchina e basta. Entra nel negozio. Sii gentile con quell’uomo. Ha l’aria di uno che oggi non ha visto un altro essere umano più vicino della porta dello Starbucks.”

“In effetti sembra un po’ solo lì dentro. Scommetto che quando gli capiti tu, vorrà aver chiuso la porta a chiave.”

“Dov’è Tanner quando mi serve.”

“Tanner è alla Drip ed è abbastanza furbo da non chiamarla Cat’s Ass Holler.”

“Ecco il mio portafoglio, comincia col tizio. Non abbiamo molto tempo.”

“Ehi, vuoi il piano illimitato?”

“Ti ho sentito, Bill.”

“Non ero sicuro che già mi sentissi, così ci ho messo un po’ di carico.”

“Era giusto giusto, amico. Quello è il router?”

“Ti bastano le RJ45?”

“È il massimo che hanno. Una.”

“In magazzino, o in tutto il mondo?”

“Salve, sono Lamont.”

“Michael.”

“In quella zona di meglio non trova. Lassù c’è solo il 4G.”

“Sul telefono prendo spesso il 5G.”

“Spesso. Non possiamo vendere i piani 5G in quell’area perché la copertura va e viene.”

“Il 4G regge il Ring?”

“Assolutamente.”

“Me lo incarti.”

“Ehi, Tanner. Vedo che sei partito in quarta.”

“C’era tempo d’avanzo. Sei stato via più di tre quarti d’ora.”

“Sì, dovevamo finire, le bambine escono alle due e mezza.”

“Okay, Rus. E vai a prenderle tu?”

“Sì, solo la piccola adesso, le altre sono tutte a casa per le vacanze, ma la piccola va all’asilo, quindi lei aveva scuola.”

“Mettilo in programma, Tanner, okay?”

“Già fatto mentre ti aspettavo. Meno male che ci hai pensato però”

“Di solito le prendi tutte e tre?”

“Sì, sì. Lei adesso è laggiù.”

“Lag – giù - ?”

“Sì, non tocca niente. Aspetta solo che esco e poi andiamo a casa.”

“Oh mamma, anch’io dovevo fare così con Peanut.”

“Hai chiamato tua figlia Peanut?”

“Placey, ma per me è Peanut.”

“Sì, conosco uno che chiama la sua bambina Peanut. Eravamo vicini, e quando mi sono trasferito pensavo che era matto perché stava fuori a chiamare, Peanut, Peanut, e io non avevo mai sentito nessuno che si chiamava Peanut. So che George Costanza voleva chiamare suo figlio Seven…”

“Madonna, t’ha fregato. Non puoi lasciare che Rusty attacca con una storia. Non c’hanno mai fine.”

“Vaffanculo, Cody.”

“L’ho sentito partire mentre stavo sulla skid, e ho capito che dovevo venire a salvarvi.”

“Tu sei Cody. Io sono Bill.”

“Ehi, Bill. Abbiamo parlato di te tutta la settimana scorsa. Frusta in mano, sistemare ’sto posto, così può venire il suo amico.”

“Grazie, Bill.”

“Prego, Tanner. A difesa di Michael, il capanno deve essere impermeabile per l’attrezzatura.”

“Visita dell’amico.”

“Carino, Cody. Allora – hai lasciato la skid accesa prima di salire?”

“Sì. Abbiamo finito con quella?”

“Hai fatto un bel lavoro con la neve. Se l’avessi fatto io, ci sarebbe ghiaia in tutti i mucchi di neve, e chiazze nude sul vialetto.”

“Per questo i proprietari li teniamo lontani dalle macchine.”

“Auguri. Se in un lavoro c’è una macchina e una pala, stai sicuro che a me tocca il sedile, e a te le vesciche.”

“Sì, Cody c’ha già le vesciche – sul caaazzo.”

“Vaffanculo, Rusty…”

“Aspetta. Siamo appena regrediti? Ho sentito qualcosa. Bill, l’hai sentito?”

“Dico solo che sono qui per lavorare. E prendermi il mio Amazon.”

“Okay, Cody vai a ingrassare quella macchina e a pulirla dal fango. Rusty aiuta Tanner per cinque minuti. Tanner ho notato che i pannelli non sono tutti orientati uguale. Tira fuori quei due in fretta e rimettili con le etichette della targhetta verso terra. Bill apri la sponda.”

“Ora di Amazon!”

“Eccolo, piccoletto. Avanti, aprilo.”

“È grosso. Cosa mi hai preso?”

“Dai.”

“--- Telecamere- Ring?”

“Guarda bene. Ho preso pure gli attacchi per i pannelli solari, amico.”

“Ma. A Fifi hai fatto un regalo.”

“A Fifi non ho preso niente. Stefanie si è fatta un regalo da sola quando ti ha incastrato con lo stesso calderone da strega, bolli e rimesta, che rimesti ogni volta che la stuzzichi.”

“Ahia.”

“Esatto. Te l’avevo detto che ha le zanne. E puoi scommetterci il culo che riferirò la faccia che hai fatto quando torno a casa e lei vorrà tutto il replay della battuta finale. Stai fermo. Devo farti una foto per l’archivio.”

“Sì, questa è gelida.”

“Non del tutto. Il tuo regalo è dietro il sedile del passeggero, amico. Incartato da Stef e tutto.”

“Almeno è Amazon?”

“Sono dieci telecamere, Bill. È questo il premio. Cinque in programma per oggi, tre sono indispensabili. Ho messo un nastro sull’albero giù al confine della proprietà dove incontra la strada. Cerca il picchetto del rilievo del vicino. È proprio lì. Ho usato il suo nastro per segnare l’albero, il nastro è legato esattamente dove la voglio, e il nodo punta dove la voglio puntata.”

“Laggiù?”

“Sì, Bill. È un dipingi coi numeri. Quello è il numero uno. Il numero due è sul capanno sopra la porta. La logica dice dove punta. La terza è proprio qui dietro questi pannelli. Su quest’albero. Rusty è nella tua squadra. Io e Tanner corriamo a montare il solare.”

“Corriamo, dice lui. Pranzo di due ore.”

“Mamma mia, capo, niente di tutto questo succede se non abbiamo internet. Spero di non averti fatto perdere tempo.”

“Già, Dan due punto zero.”

“No, Dan avrebbe più giudizio, piantare una spada in terra, sfidarmi a battibeccare.”

“No, niente battibecchi, solo smettere con la pausa.”

“Mi sarò scordato che avevo timbrato. Scusa. Allora hai girato i pannelli. Prendi la scatola bianca nel capanno.”

“Il sezionatore?”

“- sì, quello. Di corsa.”

“Ho scoperchiato un barattolo di merda, eh?”

“Macché, solo una dimostrazione di corsa, nel caso ti scordi di nuovo il tuo posto.”

“Ahia.”

“Chiudi il becco, Bill. Ti ho detto che la prima è la telecamera del confine, non quella.”

“Pensavo, visto che sono già qui.”

“Tu pensi, io soffro.”

“Tu soffri, così sembra (da qui).”

“È tutto punto di vista, amico. Ma sul serio. Quella laggiù è il preallarme. Questa è più una telecamera per le bestie. Quella sul capanno è defcon 5. In quell’ordine. Se serve ti supplico.”

“Preallarme, silo di lancio, telecamera per le bestie. Agli ordini, capo.”

“Non ne esco vivo. Impossibile.”

“Okay, Tanner. Questi vanno in corrente continua, e la continua si basa su una polarità stabile perché la corrente possa viaggiare tra positivo e negativo. Normalmente andrebbero messi a terra tramite telai di metallo interrati.”

“Quindi questi non li metti a terra?”

“Non nel modo tradizionale. Per oggi, installiamo e speriamo bene.”

“Ma, mi stai pigliando per il culo?”

“No, Rusty, no. Anzi, quasi li sfido ad accumulare carica nel telaio e fare da recinto elettrico per il maledetto idiota che prova a rubarli dal cantiere.”

“Dici sul serio?”

“Ah! Credo che non lo sapremo mai, ma questo è un collegamento in serie, che moltiplica la tensione. Quattro pannelli, 200 volt. Provaci e fammi sapere se ti becca domani quando arriva il sole.”

:”Dici sul serio? Stai facendo un recinto elettrico con i tuoi pannelli solari?”

“Okay, okay. Mi hai detto che la corrente alternata la conosci abbastanza bene, così ti ho fatto un piccolo test. Le basi le hai. Adesso lascia che te lo spieghi. Ognuno di questi è due pannelli solari, e ognuno avrà il suo sezionatore. Arriveranno in fondo a questa trivellazione orizzontale di duecentotrentacinque piedi che Chris ci ha fatto per non tornarsene a casa a mani vuote. Atterreranno sul capanno in una scatola di metallo prima di entrare nell’inverter ibrido, che avrà la terra in comune con quella cassetta di parallelo. Il quadro AC ovviamente sarà messo a terra in modo tradizionale.”

“Ehm, quindi, ho capito cosa stai facendo.”

“Sì, allora guarda questa --- Ehi, Rusty, lì devi stare attento. Una volta che li colleghiamo sono duecento volt di potenziale, come la spina di un’asciugatrice a duecentoquaranta. La regola d’oro è non afferrare mai la corrente. Tocchi col dorso della mano. Aggrapparti a quel telaio per riprendere fiato non è proprio sicuro.”

“Ok, allora, sono le tre del pomeriggio. Ci resta un’ora e mezza.”

“Sì, Tanner. Siamo di corsa. Collega i pannelli, negativo con positivo e quando hai finito avrai due fili – sorpresa, negativo e positivo. Avvita quelle scatole dei sezionatori al telaio e cablale cavo negativo al morsetto negativo, e poi il positivo. Io e Rusty andiamo al capanno a spacchettare l’inverter e il quadro.”

“Nessun problema.”

“Ehm, allora, è fatto.”

“Bel lavoro, Tanner. Tre e diciotto, va bene. Vai dietro al mio furgone. Prendi le due bobine di filo da duecentocinquanta piedi, attacca col nastro le estremità alla corda di tiro, metti le bobine su un bastone, fai tirare la corda a Cody da questa parte, e abbiamo il filo dagli array – se possiamo chiamarli così – fino al capanno.”

“Ricevuto.”

“Intanto, io e Rusty abbiamo spacchettato questo inverter e l’abbiamo appeso al listello. Questo è un mostro! Io avvito il quadro ai montanti mentre lui spacchetta le batterie e le impila. Quando voi due avete tirato il filo, mettete i cappucci da questa parte e teneteli fuori dalla neve. Tornate ai sezionatori, collegate il filo nuovo ai capicorda in basso, e tornate qui. Mentre tornate, c’è un pezzo di cavo per rimorchio appallottolato nell’Hummer. Portatelo.”

“Va bene.”

“Un milione di anni, nient’altro che bestie selvatiche e falò di gente di passaggio, e noi installiamo l’elettricità alla velocità della luce.”

“Sì, come no.”

“Sai, su al nord quella combinazione di parole esprime un dubbio estremo. Quaggiù, è pieno accordo. Anche i cessi scaricano al contrario?”

“Cosa?”

“Niente. Tu continua a spacchettare quelle. Mettile una sopra l’altra in una pila quando hai finito.”

“C’è già corrente?”

“No, Bill, ma il filo è tirato, Tanner sta facendo i collegamenti ai sezionatori, e io e Rusty abbiamo spacchettato l’attrezzatura.”

“E abbiamo pure appeso l’inverter al muro.”

“Tenente Ovvio.”

“Capitano.”

“No, e sei fortunato che non ti ho degradato fino a soldato semplice Ovvio. Parli solo per interrompere.”

“Tutto lavoro, vedo.”

“Tutto di fretta, Bill. Sono le 3:35, e abbiamo un’ora per montare un banco batterie, attestare i fili, installare una presa dal quadro e installare il router. Non posso aspettare mercoledì prossimo che tu sia di nuovo libero.”

“Domani pomeriggio in realtà posso. Devo installare delle telecamere per mia cugina giù al Community Center, e dopo posso salire per qualche ora.”

“Tua cugina è proprietaria del community center?”

“No, è nel consiglio scolastico. Il community center è del distretto scolastico.”

“Madonna, Emma la conosco.”

“Cody, da dove sei sbucato?”

“Ho tirato il filo, e sto qua fuori in piedi e tu non m’hai dato nessuna istruzione.”

“Non sapevo che eri lì.”

“Sono un figlio di puttana furtivo.”

“Bill, monta quella telecamera sopra la porta così stanotte ne abbiamo almeno due in funzione.”

“Mi serve di nuovo Cody.”

“Di nuovo?”

“Sì, mi sono fatto sollevare nella benna della skidsteer per montare la telecamera del confine abbastanza in alto.”

“Niente giri in benna, ma sollevamenti in benna, quello non l’ho detto, quindi non è una violazione. Rusty, vai al furgone e prendimi il contenitore blu. Ci sono le barre e i cavi per queste batterie. Fra venti minuti siamo operativi se va tutto bene.”

“Sì, come no.”

“Cody, siccome penso che le regole generali diventano luoghi comuni, io faccio regole specifiche. Quindi il sollevamento in benna te lo lascio passare perché ho detto niente giri. Non ho detto niente sollevamenti. Quindi stavolta vado col luogo comune. Niente cazzate pericolose a meno che non sia io a farle o almeno a sorvegliare direttamente le cazzate pericolose, non perché ci sono regole per me e regole per te, ma responsabilità per me, e sono io a scegliere quando la mia responsabilità si prende i rischi.”

“Non è responsabilità tua. C’è il nome di Tanner.”

“Amico, hai ragione, ma hai torto marcio. Mi hanno fatto causa cento volte per cose che non ho mai fatto. Il terreno è mio, e l’inquilino o l’operaio o il cliente fa quello che fa, ma io sono una delle tasche. Sono l’unica tasca solida. Il terreno è il pagamento. La responsabilità è sempre mia. Io sono il filo di terra, Cody. E scelgo io quando portare il carico. E Bill, lavoriamo insieme da dodici anni ormai, e amici per tutto il tempo, sai che non mi piace la responsabilità per la scelta di qualcun altro.”

“Okay, allora – posso prendere in prestito Cody per farmi sollevare nella benna e arrivare sopra la porta?”

“Sorveglio io.”

“Stronzo.”

“Allora, è tutto collegato. Vuoi venire a controllare?”

“No. La scatola ha i simboli positivo e negativo, tu hai abbastanza neuroni da battermi in gara a chi arriva prima al lavoro, e questo quadro va cablato. Le barre le collego io.”

“E io?”

“Rusty, quand’è l’ultima volta che sei andato a vedere come sta la piccola?”

“Faccio un salto giù, adesso.”

“Tanner, vedi che ho già il foro a sfondamento. Prendi un pressacavo e infila quel pezzo di cavo. Taglia quel pezzo di filo più lungo per fare il ponte del neutro.”

“Ma questo non è un sottoquadro?”

“Be’, sì, ma quello è dopo. Per adesso è il principale.”

“Nessuno m’ha mai spiegato tutta quella regola. Tipo, il neutro non è già collegato dalla cassa d’acciaio dove sono avvitati direttamente sia la terra che il neutro?”

“Versione veloce. Più o meno. Ma il filo tra i capicorda in basso è un percorso a resistenza minore rispetto all’acciaio verniciato. Quella resistenza minima garantisce che un filo che tocca il metallo fa scattare l’interruttore quando fa l’arco. In più, costringe l’impianto e il dispersore a terra allo stesso riferimento di tensione, il che aiuta quando cadono fulmini vicino.”

“Tanner, quando ho insegnato a questo tipo dodici anni fa, non sapeva cablare un interruttore della luce, e guardalo adesso.”

“Insegnato. Wow. È un modo di vederla, crescere insieme mentre sistemavamo quell’impianto da incubo che aveva installato Aries.”

“Sul serio, Tanner, gli installatori del solare gli avevano lasciato una casa con le luci che sfarfallavano, pompe del pozzo bruciate, unità HVAC. Puoi rovinarti il mondo intero se fai questa cosa male.”

“Quindi, stare attento, ricevuto. Grazie, Bill.”

“Okay, allora non abbiamo tempo di scavare, forare, mettere il tubo, collegare questo. Facciamo entrare il filo dalla porta d’ingresso e lo attestiamo sotto tensione proprio qui su questi capicorda.”

“Porca miseria! Dici sul serio?”

“Sì, Bill, dico sul serio. Il sole è quasi andato. Abbiamo luce ambiente. I pannelli staranno facendo il dieci per cento della targa. Saranno tipo centosessanta Watt. Non bastano per cuocere un uovo. Lecca e attacca. Voglio le luci verdi sui componenti fra cinque minuti.”

“Il quadro è fatto.”

“Prendi quell’interruttore, il Romex, la presa, il ritaglio della scatola da incasso dalla vasca e montamelo. Il quadro lo attesto io da questa parte.”

“Non hai ancora messo il dispersore.”

“Già, è la prima cosa domattina. Stasera ci serve un router. I pannelli di notte non fanno corrente. Andiamo comunque a batterie.”

“Ehm, la responsabilità è tua.”

“Ah! Lì t’ha fregato, capo.”

“Smettila di chiamarmi così, Bill.”

“Okay, Pantofole.”

“Dio mi aiuti. Allora, Tanner guarda qui, vedi i capicorda, segnati chiari, Linea 1, Linea 2, Comune e Terra. Questi li collego io. Non serve il ponte. Interessante però…. Se non avessi collegato il quadro, e stessi solo cercando di caricare le batterie o qualcosa coi pannelli, quel ponte del neutro qui ti servirebbe.”

“Ricevuto. Allora cos’era tutta quella storia con Rusty e il recinto elettrico. Il rischio c’è solo se c’è un corto nel filo, no?”

“Più o meno.”

“Dici spesso più o meno.”

“Più o meno. Il mondo è fatto così. È un posto più o meno.”

“Tensione, mortale. Più o meno. Ricevuto.”

“Il pericolo principale di quell’array così com’è non è il suo potenziale di dare la scossa, ma che è facile da portarsi via. L’istinto mi diceva di cortocircuitarne uno e mettere a terra l’altro.”

“Immaginavo.”

“Già, bel lavoro da spalla lì. Grazie.”

“Il piacere è tutto mio.”

“Ecco i capicorda delle batterie serrati. Inserisci i fili del solare qui e qui, il positivo è positivo e il negativo lo puoi indovinare.”

“Lecca e attacca. Fatto.”

“Quelli non li leccherei, amico. La luce cala, ma lì dentro c’è molto più di una battuta sulla pila da nove volt. Bill, le hai messe quelle due viti nella telecamera?”

“Sto staccando l’adesivo col QR.”

“scendi e tira fuori Cody dalla macchina e accendiamo ’sto gioiellino.”

“Sì, ehi, devo andare – fra un minuto. Le ho preso uno spuntino dopo scuola, ma ha fame.”

“oh Mamma, Probabilmente si annoia pure.”

“Un pochino.”

“Okay, ragazzi sono le 4:20 – non dirlo, Rusty. Ci siamo --- luci verdi sulle batterie --- impianto acceso. Deve stabilizzarsi. Quando partono le ventole, siamo accesi --- Luci verdi, ingresso DC --- ed eccolo. Tanner, alziamo questo interruttore AC, e quella presa è sotto tensione. Bill attacca il router --- Eccolo. Per la prima volta in assoluto, la valle ha la corrente!”

Capitolo 19 – mercoledì 27 dicembre 2023

“Buongiorno.”

“Buongiorno.”

“Sei sicura che è già domani?”

“Oggi, Michael.”

“Sembra domani.”

“È stata una giornata lunga. Siediti.”

“Devo fare il caffè. È stata la giornata più incredibile di sempre, ma me la sono guadagnata minuto per minuto.”

“L’ho già fatto. Premi solo il pulsante. Non so come hai fatto a dormire col telefono che suonava tutta la notte.”

“È l’unico motivo per cui sono sveglio in orario. Mi sono fatto mettere l’app Ring sul telefono da Bill, e credo che preferirei lasciare che le macchine se ne vadano a piedi. Il prestito mi obbliga comunque ad averle assicurate, quindi alla fine che ci perdo.”

“Ho capito, i prestiti rateali tengono su il punteggio di credito. Quello che non capisco è perché prendi i soldi in prestito e il giorno dopo ripaghi la roba fino a lasciare una cifra irrisoria.”

“Due cose. Gli interessi sono concentrati all’inizio.”

“Quindi sono gli interessi.”

“Ho letteralmente cominciato la frase con due cose.”

“Faresti meglio a prenderti un caffè.”

“Non è ancora pronto.”

“Magari tiralo fuori prima, prima che ti gonfio un labbro e ti serve la cannuccia per berlo.”

“Sei piccola. Perché sei così violenta?”

“Sei scontroso.”

“Due motivi…”

“Due motivi per cui sei scontroso?”

“Interessi e rapporto tra debito e credito. Prendi un prestito grosso, ne ripaghi la stragrande maggioranza, ma il valore del credito resta lì. Quando il prestito si estingue, il valore del credito scende di quella cifra, quindi tieni il prestito aperto per tutta la durata con una percentuale a una cifra di debito effettivo rispetto al credito.”

“È un sacco di lavoro.”

“In realtà, è il contrario. Compri soldi, li ripaghi quasi del tutto, e l’ultima rata alla scadenza. È facile.”

“La parte difficile è capirlo.”

“L’ho dovuto capire una volta sola. Non devo ricordarmelo ogni volta che compro qualcosa.”

“Cosa c’è in programma oggi?”

“Per prima cosa dobbiamo finire l’impianto solare.”

“Ieri sera sei entrato raggiante… Porca miseria, quella telecamera suonerà così tutto il giorno?”

“È questo ramo davanti alla telecamera. Tira la brezza, il ramo si muove, e la telecamera dà l’allarme. Però abbiamo beccato un paio di procioni.”

“Procioni?”

“Ecco, scorri in giù, clicchi sul dispositivo colpevole, e parte il video.”

“Oh, quello È un ramo.”

“Questo però è diverso. Lo clicco e basta?”

“Sì, goditelo. Devo andare a lavarmi i denti e la faccia.”

“Niente doccia?”

“Devo scappare. È il giorno della diga. Bill torna, e mi porto i ragazzi al negozio dei tubi di scolo, gli insegno gli acquisti e vedo se riesco ad ammorbidire la mia posizione da dittatore sulla società e farli comunque salire a bordo.”

“Se no, Tanner li tiene come dipendenti?”

“Credo di sì, ma quella è responsabilità da dipendenza diretta. È diverso dalla comproprietà. Non voglio liberarmi della responsabilità e scaricarla su un ragazzo innocente.”

“Società – meno responsabilità. Capito.”

“È quello il punto.”

“Ma Rusty è d’accordo?”

“Però, per quanto ne so, Cody era ancora un no deciso.”

“Oh, ci sono i procioni! Voglio solo accarezzargli le orecchiette.”

“Torno presto. Scegline uno, e gli faccio un discorsetto sulle orecchie.”

(Procione, Coyote – sarà un bel colpo di scena. Stef apre un’indagine sugli animali selvatici.)

“Che è successo, Tanner? Ti sei arreso? Sono le 7:45. Il mio caffè è gelato ad aspettarti. E ti sei perso l’orso più grosso che abbiamo mai avuto.”

“Allora, no. Non mi sono arreso, ma ho pensato che saresti arrivato ancora prima solo per battermi, così me la sono presa comoda, per darti una lezione.”

“Fregato. Senti, ci portiamo dietro un paio di picchetti e dovremmo piantarli prima di andare avanti.”

“Ma che…”

“Il geometra viene domani. Mi sa…”

“Sei strano.”

“Diverso. Senti. Lo so che ieri ci sono andato pesante sulla società…”

“Un pochino.”

“Già. Ma per un motivo. Cody deve sapere che il treno della cuccagna ha un binario sotto. Si sale da una parte sola, va in una direzione sola.”

“Lui non è convinto.”

“Vedremo. Ma neanche tu sei convinto. Hai una società, una licenza, un conto in banca, e hai autonomia, e il mio spingere contro tutto questo deve far scricchiolare le assi.”

“Assi, treni. Ti seguo, ma non mi servono le nuvole di immagini.”

“Già, quindi ti vedo. Lo so, sento che hai una cosa pulita, e aggiungerci gente la sporca – e non farò il bullo dicendo, te l’avevo detto prima che scegliessi Cody, perché la meccanica di Cody non è proprio stata una scelta, quanto valutare il bisogno di braccia accanto al bisogno di un socio.”

“Quello sembrava un po’ un giochetto, chiamarla una mia scelta subito dopo che non mi avevi lasciato altra scelta, ma ho visto il trucco. Ho visto anche il significato più profondo.”

“Più profondo?”

“Sì, assumere è un equilibrio. Appena assumi delle braccia, ti rendi conto che hai assunto anche le complicazioni della persona.”

“Esatto – e vai ancora più in là. Quelli che assumi non sono i tuoi aiutanti, sono i tuoi soci. Ti fanno, o ti distruggono. Ma se non hai braccia, sei già distrutto.”

“Lo vedo.”

“Okay, adesso facciamo un altro passo. In questo momento il capo sei tu. Ed è un cappio comodo. Sembra che ti sostenga il collo, ma più muovi i piedi, più lo sgabello traballa, e non sei ancora pronto a stare in piedi da solo.”

“Vai avanti.”

“Allora, in questo momento te la cavi bene, la banca fa il lavoro, e Deno fa la parte legale. Tu stai al telefono e cerchi l’assicurazione, e mi dai la fattura. Ma in questo momento hai un solo nome di cantiere, nessun fornitore, nessun cliente, niente approvvigionamento materiali, pianificazione, logistica, preventivi, debiti verso fornitori, crediti verso clienti. Sei un tizio con un lavoro che si fa le buste paga da solo e altri due tizi che non si sono ancora dati malati o, Dio non voglia, non si sono ancora fatti male. Non hai comprato né fatto manutenzione all’attrezzatura, e non hai nemmeno ancora organizzato una pausa pranzo. Sei nuovo.”

“Nuovo.”

“Nuovo, ma non stupido. Vedi cos’hai in mano, e la parte più luccicante è che è tutto tuo. E questo non posso sminuirlo. Anzi, non ci avevo pensato quando mi è venuta l’idea all’inizio. Ma adesso ci ho pensato, ci ho ragionato, e credo di avere una soluzione. Possiamo crearne una nuova, e ci potete stare tutti e tre, e tu tieni quella originale da riempire più avanti, il che crea una cosa che si chiama società di scaffale, oppure puoi far entrare i ragazzi e cominciare ad affrontare il mondo reale da subito. Sporcare e ammaccare questa e tutto quello che verrà dal mettere tre quasi sconosciuti in un matrimonio --- e quello è l’altro picchetto. Ti sei fidanzato – mi sono scordato di dire a Stefanie che ti sei fidanzato col suo bonus di Natale – vedi dove volevo arrivare con tutto questo?”

“Sì, Cody e Rusty devono entrare, e tu hai bisogno che io mi fidi di te.”

“E non arriverai mai al lavoro prima di me perché io non smetto mai di pensarci, che è la fine dell’epoca della società. Quando ci arrivi, capirai cosa intendo. Per adesso, il sole non è ancora sorto, ma i pannelli solari sono caldi. Prendi il seghetto a gattuccio dal retro del furgone, fai i buchi nel pavimento per i tubi che troverai lì dentro, infila i tubi nei buchi. Usa i raccordi per girare verso la parete di fondo. Porta tutto quello che c’è nel furgone al capanno. Devo andare a chiamare Stef. Se non le racconto questa, mi ammazza.”

“Ehi.”

“Ehi.”

“Già notizie?”

“Notizie vecchie. Adesso ascolta. Non voglio le tue stronzate. Questa non è la prova dei miei fallimenti, ma la prova degli altri grandi momenti di ieri.”

“Oh Cristo! Quindi tu…”

“No, lascia che la racconti io.”

“Sono in una riunione su Teams. Non ho tempo per la tua – tuità.”

“Mioità. Nessun problema. Tanner si è fidanzato col tuo bonus di Natale. Okay, ciaooo.”

“Ma che cazzo?”

“Hai detto di tirare fuori tutto dal furgone e metterlo nel capanno.”

“Ma avevi solo un minuto mentre ero al telefono.”

“Per una buona causa.”

“Ma dovevi proprio prendere ogni singolo pezzo di spazzatura? Cioè, i pacchetti di sigarette, i sacchetti del McDonald’s. Quella è letteralmente la terra del pavimento in un mucchio?”

“Mi sembrava un bel tocco. Rispondi al telefono?”

“No, è Stef, e c’ha anche lei una lezione da imparare.”

“Madonna, quante sigarette. Non ci credo che te le sei fumate tutte in una notte.”

“’Giorno, Cody.”

“Volevo cominciare con le telecamere, e i pacchetti di sigarette mi hanno deragliato.”

“Già, come sei entrato senza le notifiche del Ring?”

“Ci sono girato intorno. Rispondi a quel telefono?”

“No.”

“Allora mandala in segreteria.”

“Non posso neanche quello, sennò non se ne starà lì a ribollire a ogni squillo.”

“Odio quando la mia donna fa così, continua a chiamare finché non rispondo.”

“Sono le 8:00. Rusty sta salendo la collina col fiatone e dobbiamo cablare questi pannelli per caricare le batterie. Guardate qua, arrivano al cinquanta per cento, e abbiamo tenuto acceso il router tutta la notte, quindi le quattro luci che lampeggiano vogliono dire quaranta per cento. Quattro batterie sono venti kilowattora, e abbiamo circa quattro ore di sole con circa milleseicento watt di pannelli…”

“Fra’, rispondi al telefono o lascia perdere la lezione di matematica.”

“Oppure posso comprare quello che voglio comprare, cioè un operaio formato invece di un idiota che devo sorvegliare ogni minuto perché non mi ascolta quando gli dico le cose che voglio che sappia.”

“Rispondi al telefono e basta.”

“Ascolta Cody, o resta tossico. Scegli tu. Le batterie segnano circa il quaranta per cento. Sono circa dodici kilowatt scarichi. Se prendiamo quattro ore di targa…”

“Targa?”

“Bella domanda, Tanner. Quell’adesivo che ieri hai girato verso il basso si chiama targa. Contiene tutte le informazioni del pannello. In questo caso, la potenza dichiarata, la quantità di elettricità che quel pannello dovrebbe produrre in condizioni di prova da banco. Ci sono altre cose qui, e ci arrivo, ma per adesso tenete a mente che ogni pannello è da 425 Watt, di targa, quindi se lo moltiplicate per le ore di sole, ottenete…”

“Millesettecento.”

“Non del tutto, Cody. Quello è il valore di targa dei quattro pannelli insieme. Quando lo moltiplichi per le ore di sole, circa tre ore qui d’inverno, in fondo a una valle con i pannelli puntati a Est-Sudest.”

“Ehm, ha ragione. Sono un sacco di dati.”

“Non ha detto quello, Tanner. Ha interrotto con una risposta mezza sbagliata. E tu stai interrompendo per impazienza.”

“Secondo me è il telefono.”

“Va bene - - - Ciao tesoro, sei in vivavoce con Cody e Tanner…”

“E Rusty. ’Giorno Stef. Non vedo l’ora di vederlo provare a sgusciarne fuori.”

“Michael, io….”

“Vivavoce, tesoro.”

“Con te faccio i conti dopo. Tanner, congratulazioni! L’avevi programmato, o è stato spontaneo?”

“Spontaneo.”

“Come hai fatto?”

“Allora, ne parlavamo da un po’, e tu ci hai dato quel bonus, e siamo andati a pagare l’acconto, ed eccoci qua.”

“Era contenta?”

“Be’, sì.”

“Ha pianto?”

“Un po’.”

“Hai pianto tu?”

“Io?”

“Cos’ha detto sua madre?”

“Era entusiasta, ovvio.”

“Quand’è il….”

“Tesoro, il terzo grado.”

“Ho detto che con te faccio i conti dopo. Avete già una data?”

“Presto. Ne parliamo da un po’.”

“Tesoro, siamo in riunione di squadra, e abbiamo l’elettricità per terra e…”

“Con te faccio i conti dopo, ciaooo.”

“Sei fottuto, fra’.”

“Sì, come no.”

“Okay, sentite. Sarò felice di farvi entrare in scena per quando porterò tutta la lite a un bacio e pace fatta domani, ma per adesso dobbiamo spostare questo filo, metterlo nel tubo, attestarlo e fargli raccogliere elettricità. Tutto il problema a parole su cui stavo lavorando…”

“Ecco spiegato. Era un problema a parole, per questo mi irritava tanto.”

“Sì, come no.”

“Fra’, odio i problemi a parole.”

“Sì, ragazzi. Cody, Tanner e Rusty prendono ciascuno venti dollari l’ora da Michael. Michael ha passato dieci minuti a cercare di insegnare a Cody e Rusty e Tanner come calcolare la produzione solare e quanto ci vorrebbe a riempire le batterie. Invece, Michael ha dovuto sprecare altri dieci minuti a spiegare che la matematica è il lavoro. Se i tre uomini non smettono di interrompere così possiamo andare avanti con la giornata, quanto li pagherà Michael?”

Capitolo 20 – mercoledì 27 dicembre 2023

“Ehilà Bill!”

“Ciao, Mamaw Mernie.”

“Ciao, Bill.”

“Ciao, Emma.”

“Ciao, zio Bill.”

“Ciao, Bernie.”

“Ora che ci siamo tolti di mezzo i Walton, tu abiti proprio qui in paese, e ti vedo solo due volte l’anno.”

“Lo so Emma. Ti vedo più al supermercato.”

“Sta diventando che devo inventarmi del lavoro da farti fare giusto per vederti.”

“Non mi so’ perso granché però. Fai sempre gli stessi vecchi giochetti. Che mi hai preparato qui al Community Center?”

“Be’, Bill. Si tratta di queste porte. Mi tormentano. Ho chiesto a tutti quelli che conosco dove sono finite quelle originali e perché ci sono queste, e non c’è anima viva che sappia azzardare un’ipotesi sensata. Però son tutti d’accordo, queste qui non c’entrano niente.”

“Vuoi dire che non si intonano, e vuoi che trovo delle porte e te le monto.”

“Be’, Bill, l’idea non era quella, ma ora che lo dici. Dopo che ti faccio mettere le telecamere, magari riesco a convincerti con le moine a regalarmi un paio di porte come si deve.”

“Stavo già regalando anche le telecamere?”

“Che caro che sei. Vieni fin quaggiù a offrire il tuo lavoro gratis, e ci butti dentro pure le telecamere nell’affare.”

“L’affare?”

“Tanto lo sai quanto ci tengo. Queste porte ce l’ho in testa – l’unica cosa che mi viene in mente è che le hanno messe per sicurezza.”

“Sì, probabile.”

“Nessuno lo sa. Sono qui, e se le devo sostituire, mi servono le telecamere di sicurezza che facciano il lavoro per cui secondo me hanno rovinato l’edificio in primo luogo.”

“Tanto lo so, eh? Insegnare a scuola venticinque anni, amministratrice della chiesa, scrutatrice alle elezioni, e ancora abbastanza alla buona da sfoderare il fascino quando c’è di mezzo l’estetica.”

“Be’, Bill.”

“Dovrei farti chiamare la mia banca per vedere se riesci a farmi regalare un paio di mesi di mutuo.”

“È la Tennessee Mutual?”

“Oh, santo cielo.”

“Cosa c’è, mamma?”

“Hai sentito.”

“E stavolta non ti è servito nemmeno un orso.”

“Lonnie sa le regole. Argomento sfilaccia i nervi, cambi argomento. L’orso funziona con uno come Lonnie. Voi due, una signora ci vuole meno buone maniere.”

“La conosco quella mossa! Michael la chiama, non fare di me uno stronzo.”

“Sì, è quella, la versione con meno maniere. Chi è Michael?”

“Be’, Mernie, è per questo che sono riuscito a vedere Emma qui con così poco preavviso. Il mio amico Michael ha appena comprato quel vecchio laghetto da pesca su per la strada, e ha problemi di sicurezza, e ha bisogno che vengo a installargli delle telecamere.”

“Aspetta, conosci quello di cui parla tutto il paese?”

“Be’, sì. È mio amico. Quello di cui parla tutto il paese, eh? Ci scommetto. Aspetta di conoscerlo..”

“Ne hai proprio una bella mescolanza di amici”

“Sì, la mamma ha ragione. Ce l’hai proprio una bella mescolanza. Quindi conosci l’uomo che ha comprato Old Trail Holler.”

“Lui la chiama Cat’s Ass Holler – quando Stefanie glielo lascia fare.”

“Oh, c’è anche una Stefanie?”

“Ohh, C’è una Stefanie. È un affare di sicurezza, signore, i pettegolezzi ve li dovete andare a cercare da un’altra parte.”

“Va bene, le telecamere dentro mi piacerebbero, ma lì avrebbe voce in capitolo la Commissione Elettorale, e chiedere perdono dopo così mi farebbe finire su CNN a novembre invece di dare sicurezza al centro.”

“Quindi tutte telecamere esterne?”

“Buona idea, Bill. Sì, solo esterne.”

“Allora, due puntate sulla porta, una per angolo qui. Ne vuoi qualcuna puntata verso fuori?”

“Si può fare?”

“Potrei metterne una per il parcheggio, e magari girare dietro e nasconderne una lassù in quella gronda.”

“Oh, telecamere nascoste? Pensavo che dei telecameroni grossi dicono stai alla larga più che, ah, ti ho beccato.”

“Okay quattro telecamere stai-alla-larga. E per la tecnologia?”

“Lo so che per te quelle sono parole magiche.”

“Tecnologia. Vuoi qualcosa che devi monitorare tu, o vuoi un account?”

“Non ci avevo pensato?”

“Che caro che sei. Benedetto il tuo cuore.”

“Ecco in breve. Le telecamere te le posso regalare in tutti e due i casi, ma la tecnologia la devi decidere tu. Opzione uno, devi comprare un DVR da mille dollari e aprire un account gratuito che ti avvisa quando qualcuno fa scattare l’allarme. Oppure due, devi aprire un account tipo con Ring, e ti manda un avviso ogni volta che qualcuno si avvicina.”

“Bernie, Quanto costa un abbonamento?”

“Ci sto già guardando, mamma. Dice che puoi avere quante telecamere vuoi qui in un unico posto per novantanove dollari l’anno. Il vero vantaggio è che Ring ha la comunicazione bidirezionale.”

“È così che ti fregano, Emma. Ti mettono su quell’abbonamento, e sei agganciata a vita.”

“Lo so, Mamaw Mernie, e quel DVR sono dieci anni di abbonamento tutti in una volta, ma dopo è tuo.”

“Se dura dieci anni,” si intromise Bill.

“Tu che consigli, Bill?”

“La scelta è tua, Emma. Io le installo e basta, e me la rido quando scegli in quale delle tue trappole ti sei incastrata da sola.”

Capitolo 21 – mercoledì 27 dicembre 2023

“Oh, che bello! Sta benissimo!”

“Ehilà, Bill.”

“Ciao, Tanner.”

“’Giorno, Pantofole.”

“Ciao Bill, arrivi giusto in tempo. Abbiamo finito il lavoro dei fili cinque minuti fa, e mi servi come testimone.”

“Testimone? Di solito sono il tuo alibi.”

“Piantala con le stronzate per un secondo. Tutti fuori.”

“Ecco, capo, siediti sui gradini.”

“Bill, piantala con le stronzate era il segnale.”

“Capisco.”

“Ragazzi. Ora o mai più. Tutti sanno come la penso. Questo lavoro non è normale. Non sto facendo una cosa normale qui.”

“Ripetilo.”

“Bill. Stronzate. Ascoltate. Ne ho parlato con tutti voi, ma non ne abbiamo mai discusso. Tanner sa che è una cosa seria, ma a parte quello, voi due avete avuto solo accenni e ordini da dittatore. Quindi lasciate che ve lo spieghi fino in fondo. Ho assunto un sacco di ragazzi – Bill qui era uno di loro. Ho assunto un sacco di ragazzi negli anni. Ci sono state volte che ho assunto dentro una gerarchia già fatta, e volte che ho assunto in nero, e quasi tutto quello che c’è in mezzo. Devo costruire una casa a Stefanie; probabilmente prenderemo un’impresa generale per la casa.”

“Perché non te la costruisci da solo?”

“Bill, zitto. Per adesso è impresa generale.”

“Immagino che Stef non te lo lascia fare.”

“L’ingrediente speciale da rimestata di merda di Bill, la supposizione.”

“Bill, mi serve un testimone, non domande da deposizione. Anche con l’impresa, devo comunque costruire le strade, costruire l’officina, costruire il solare, e adesso che Chris ha trovato roccia per tutta la servitù, mi serve un sacco di solare.”

“Madonna, non ti scordare la diga.”

“Già, la diga. E anche con un’impresa, devo risparmiare un po’ di soldi da qualche parte, sennò non si fa niente. Quindi la sede della casa la devo scavare io.”

“Quindi la scarichi su Rusty, Tanner e me e già che ci sei risparmi un dollaro.”

“Dubito che risparmierò un dollaro, ma spenderò più piano.”

“Taccagno. Non vuole assumere e pagare.”

“Cody, ho fatto qualcosa che ti ha offeso?”

“È che tu vuoi prenderti la terra, prendere dei ragazzi del posto che fanno il lavoro, e intanto c’hai tutti ’sti soldi…”

“Rallenta…”

“No, voi ricchi siete tutti uguali…”

“Cody. Basta! Subito. A te questo non serve, ma a Tanner e a me sì. Noi lo vogliamo.

“Fra’, questo è un gioco da polli.”

“Aspettate. Tutti quanti. Non è un gioco da polli, Cody – qualunque sia tutto il carico che quella parola ha per te. È una mossa per avere il controllo. Hai ragione, potrei assumere una squadra di movimento terra, e loro vengono e io pago il conto, e la casa si costruisce, e io sono a posto. Ma questa non è quella cosa. Le squadre di movimento terra – tutte – lavorano allo stesso modo. Arrivano, si fanno un piano, e radono al suolo ogni posto dove pensano di andare. Tagliano tutto, tutto in una volta, e se ne vanno. E questo ha un prezzo, e hai ragione, il prezzo probabilmente è molto più alto di te per lo stesso prodotto, una valle lunare dove continueranno a vivere solo i topi. Ma io quel prodotto non lo compro. Io compro una benna alla volta, sistemo parte di una cosa e poi mi sposto alla cosa che la parte rotta teneva su, e finisco la cosa rotta, poi vado a sistemare la priorità successiva. Un giorno taglio alberi e il giorno dopo non faccio la strada per cui ho tagliato, ma spargo la pacciamatura del giorno prima da un’altra parte perché adesso che ho la pacciamatura, posso fare un cortile del capanno più pulito, meno fango incrostato sul pavimento e gelato lì, meno polvere risucchiata dall’inverter. Un giorno scaverò una buca e terrò la terra nel posto provvisorio mentre libero dagli alberi quello definitivo e installo la fossa settica, poi sposterò la terra - - - Non puoi pagare una ditta per questo. A meno che la ditta non la crei tu. E ti dico un’altra cosa, piccolo stronzo, una cosa è sicura. Nessun altro ti sceglierà per la sua squadra con un atteggiamento così. E noi, non ti abbiamo nemmeno fatto compilare la domanda che di sicuro è la vera rovina di tutta la tua fottuta esistenza, perché c’hai una lista di pessime referenze di lavoro da filtrare, categoria di ricerca principale, chi è più probabile che dica meno merda quando risponde alla telefonata per le referenze. Quindi la ditta che avrei assunto, quella ditta comunque non assume te, quindi tanto vale che ti prendi questo lavoro, o prendi zero,. Zero, Cody, che, come hai già capito e bloccato, è la risposta al problema a parole di stamattina. Zero è quello che Cody prenderà di questo cantiere di due anni che viene con dei ragazzi che si fidano di te e contano su di te e su cui puoi contare per una volta. Uomini che hanno bisogno di te invece di passare tutto il tempo a dimostrare che sei tu ad aver bisogno di loro.” (Non si può nemmeno fare il regalo di una vita senza – tutto questo)

“E per una volta te ne stai lì nella pausa, con la bocca serrata, e non ha parlato nessun altro, quindi finisco io. L’impresa è la cosa. Ma di questi tempi non ho più la forza di avviarne una nuova. Quindi faccio la seconda cosa migliore. Non posso gestire un conto per le buste paga, e non posso stare al telefono. Di sicuro non posso fare l’ufficio del personale.”

“Questo è un fatto.”

“Zitto, Bill… Bella però. Non posso più fare quelle cose perché ho altro in ballo. Però posso assumere una ditta, e posso pagare una fattura, e posso assicurarmi che i soldi siano giusti ogni settimana. E voi ragazzi potete imparare a fare quello per cui io non ho più l’energia.”

“Allora, se è un gioco da polli come dice Cody, dov’è il pollo?”

“Non ho detto gioco da polli in quel senso.”

“Sono state le tue parole letterali.”

“Credo di star facendo la domanda che dice lui; come potrebbe andare storta?”

“Bella domanda, Tanner. Non credo che possa andare storta. Ho bisogno di voi uomini – ma Cody, stavo cercando qualcuno quando ho trovato te, e di sicuro ne trovo un altro da Weigles in fila per il tabacco. Ma quello sconosciuto coprirebbe il bisogno e non farebbe niente per la voglia. Potrei pubblicizzare quest’impresa tutto il giorno su Facebook, e il vialetto non sarebbe abbastanza lungo per far mettere in fila indiana i candidati. Il bisogno è facile, Cody. Quella voragine la riempio con un cucchiaino in mano a ogni uomo. Quello che non posso riempire è la voglia. Ho bisogno di uomini per costruire questo posto, e voglio che siate voi.”

“È che non vuoi più cercare.”

“Non ti fai conquistare, Cody. Mi sta bene. Ma lo ripeto. Quest’impresa è il lavoro. L’offerta è venti dollari l’ora, e la tua pancia non aspetta la tua saggezza. Quindi, lavori, vieni pagato. Cavolo, la legge dice che anche se non lavori, vieni pagato finché sei assunto, vieni pagato. Questo lo rende ancora più forte. Se sei socio, e la ditta prende i soldi dell’offerta su una fattura fatta e eseguita come si deve, quei soldi sono tuoi, e licenziarti non è possibile.”

“Sì, come no. Senti qua, Cody. Pedro t’ha licenziato letteralmente per fare esattamente quello che stai facendo adesso.”

“Vaffanculo, fra’. Sei tu che m’hai licenziato.”

“E sei tu che m’hai fatto assumere qua.”

“Va bene, ragazzi, ascoltate. Non possiamo far deragliare i fatti con vecchie…”

“Io non ho fatto deragliare niente. Rusty fa come se ha deciso, e l’altro giorno era un no tale e quale a me.”

“Cody, sei così pieno di merda…”

“Basta! Basta adesso. Cody è dentro. Sta solo lottando per salvare la faccia adesso. L’abbiamo conquistato con la struttura della paga.”

“Ndo l’hai presa ’sta cosa?”

“L’hai detto tu stesso. Hai definito il licenziamento, e ha mostrato il tuo tradimento, e quando l’hai detto, hai mostrato quello che dicevo io, e questo ti fa dire sì. Adesso non puoi essere licenziato, e diciamocelo la paga è meglio di quello che meriti.”

“Non sei tu che mi dici quanto valgo.”

“Cody, è meglio per te preferire che sia io perché sto pagando sopra il mercato un uomo che il mercato ha già scartato una dozzina di volte. Non sai nominare un lavoro da cui non te ne sei andato o non ti hanno licenziato.”

“Fai come se lo sai. Non t’ho detto la mia stor…”

“Cody, sei un uomo di ventidue anni con una bambina a casa, sei venuto a lavorare otto giorni prima del suo primo Natale con un weekend di preavviso, mi hai combattuto a ogni passo - un uomo che non cerca di fare altro che pagarti per un lavoro che gli serve fatto.”

“Tu il ricco guarda dall’alto il povero. Io non ti combatto. Combatto che mi metti le parole in bocca, mi dici che dico che sono dentro. Io non l’ho detto, ma eccoti qua che supponi – pensavo che supporre era il gioco di Bill.”

“Stai sentendo due messaggi, Cody. Li ho detti tutti e due, ma fai finta che l’unico che ho detto è che tu sei in basso, e ci aggiungi che io dico che sono in alto. E, se avessi detto davvero che sono in alto, avresti ragione a farlo notare. Ma non l’ho detto. Ho detto che tu sei in basso, e il tuo valore è alto, e ti stai tagliando con le tue stesse stronzate, proprio come dico da sempre.”

“Rigiri le parole.”

“No, Cody, rigiro l’orologio. Sei dentro, e hai salvato la faccia. Sei a posto. Nessuno qui pensa che ti sei arreso facile allo yankee. Gliel’hai fatta vedere. Adesso, per favore lasciami parlare con tutti gli altri – perché anche se ti togli quarantamila dollari l’anno dalla bocca aperta di tua figlia non chiudendo la tua, questi uomini hanno la spesa da fare e hanno davanti gli stessi prossimi trent’anni di lavoro che hai tu, e non sono meno preoccupati di te per la stabilità dell’idea.”

“Sì, come no.”

“Ehm, non infierisco, Cody, ma ha ragione. Io questo lo voglio. E lo dico più chiaro di lui. Che lo vuoi anche tu lo prova il fatto che non te ne sei andato. Te ne stai lì e salvi la faccia, ma non te ne sei andato. Il tuo dubbio si è guadagnato risposte che volevo sentire, ma ho ancora delle domande. Tipo, è una società, va bene, ma chi fa tutto il lavoro?”

“Ecco una domanda a cui posso rispondere dritto. Il lavoro lo fate tutti voi. Siete una squadra di tre uomini, e magari pensate di dividervi il lavoro secondo i punti di forza, e lo scettico, il pragmatico e il sognatore hanno ognuno la sua strada, ma nessuno di voi è solo una di quelle cose. Tutti voi siete il direttore esecutivo, il vice e il tesoriere. Siete troppo nuovi per non esserlo.”

“Bella parabola, ma in questo momento sono io quello che si occupa di ore e fatture e tasse e buste paga e assicurazione e tutto il resto a parte. E tutto questo dopo che ho già fatto tutto il giorno lo stesso lavoro che hanno fatto tutti gli altri, che poi se ne sono andati a casa.”

“Non è il Mago di Oz, Tanner. Ogni Uomo di Latta si prende la paglia, e dovete avere tutti e nove i nomi, testa di spillo.”

“Oh, che bello! Dalla parabola alla favola. Anche a me faceva sempre ’sta merda.”

“Bill chiudi il becco.”

“No. Il ragazzo non lo vede, e tu non rispondi dritto. Allora lo faccio io. Sto qui e penso, se avesse trovato questo piano maestro a tre uomini dieci anni fa, quando nei tuoi panni c’ero io, sarebbe stato perfetto. Invece, Pantofole qui ha camminato in punta di piedi su tutto il mio imparare a forza di inciampi e pericoli. Stavolta vedo che ha capito tutto. Vorrei averla avuta io quella versione. E alla fine, mi rimetterei in fila in quel vialetto un’altra volta anche senza, ma con questo piano, quasi quasi vorrei ricominciare da capo.”

“Questa sì che è una recensione su Google. E grazie, Bill. E grazie per avermi rimesso in carreggiata. Tanner chiede chi fa il lavoro. La risposta è tutti voi. Fate a turno. Tanner si è occupato dei conti e delle stronzate nelle ultime due settimane con voi ragazzi, e per tre settimane anche delle sue scartoffie. Una volta che siete tutti registrati come una cosa sola, vi passate i conti, e insegnate il mestiere al prossimo. Lui se ne occupa per qualche settimana, e poi il prossimo. E così tutti vi fate le basi nella funzione più basilare di un’azienda, pagare le bollette.”

“Sì, ho una domanda. Io ho già tre bocche aperte nel mio nido, e sistemato chi tiene i conti, quello che mi serve sapere è da dove vengono i soldi dei conti?”

“Qui sta il bello di tutto. Il mio metodo ci mette tempo, un sacco di tempo. Qui ho un lavoro di due anni se ci diamo una mossa. Le fatture sono agganciate alle ore in cantiere. La fattura passa nel giorno di paga dalla società ai soci, e voi vi spartite come decidete. Potete tenere l’aggancio alle ore, o potete dividere in parti uguali, ma quella è una decisione per i dirigenti.”

“Immagino che lo voteremo.” (Battuta lasciata senza attribuzione di proposito).

“Okay, piccoli stronzi, ci siamo. Se restate, prendetevi per mano con i vostri soci - - - prendetevi per mano. Vuoi tu, Rusty , prendere Tanner e Cody come tuoi legittimi soci?”

“Lo voglio.”

“Vuoi tu, Tanner, prendere Rusty e Cody come tuoi legittimi soci?”

“Lo voglio.”

“Vuoi tu, Cody, prendere Tanner e Rusty come tuoi legittimi soci?”

“Lo voglio.”

“Ve l’avevo detto. Ora, Tanner, chiama Deno. Aspetta un invito a pranzo per incontrare tutti e fare le modifiche e via dicendo. Portatelo in un posto carino. Stock and Barrel. Ecco la mia carta.”

Capitolo 22 – mercoledì 27 dicembre 2023

“Quel Cody darà problemi.”

“È sveglio. Tipo sveglio sul serio. Cerco di anticiparlo, ma lui ha su quegli stivali da ballo, e non riesco a tenergli la mano per tutti i passi e le giravolte.”

“Non puoi lasciarlo guidare.”

“Prova tu a fermarlo.”

“Te la cavi. Ero sicuro che era fuori, e tutto d’un tratto te lo ritrovi che tiene per mano degli uomini nel fango.”

“Epifania.”

“Più che altro sei senza diagnosi, ma qualcosa non va.”

“Cavolo, l’hai centrata, Bill.”

“Oh, ciao Stef. Come sei entrata?”

“Mi ha portata su la scopa, e qui vi trovo voi due seduti sul culo nel capanno, tutta la mia squadra non si è presentata. Il traguardo era il quarantaduesimo compleanno.”

“Mancano quattro mesi, tesoro.”

“Dovresti essere al negozio dei tubi per i canali di scolo con i ragazzi.”

“Cambio di programma.”

“È quello il gusto, i cambi di programma.”

“Allora, passi di qui mentre vai a fare spese con la famiglia, secondo giorno di ferie, tre da fare, e la mia etica del lavoro nel costruirti casa è l’argomento con cui parti?”

“Va bene, lavorare – col culo sulla sedia.”

“Pianificare.”

“Dove sono i ragazzi?”

“Stanno andando da Deno a far modificare la società.”

“Proviamo in italiano; sei uscito di casa tre ore fa. Il piano era finire il solare, i tubi del canale di scolo, e fare squadra, passare alla riparazione della diga. Immagina la mia sorpresa quando invece ti trovo seduto a gambe incrociate su un tavolo, e Bill su una sedia da giardino – e nessun procione sull’inverter come avevi promesso.”

“Il solare l’abbiamo finito, e…”

“Parti dal cambio di programma. Sembra quello il titolone qui. Deno. Vai.”

“Avresti dovuto vederlo, Stef. Questo qui è seduto sul gradino più alto del capanno. Io sono qui nel capanno, dietro la sua spalla. I ragazzi, tutti e tre in fila nel cortile. Michael dice, prendetevi per mano, e come se fossero ipnotizzati lo fanno.”

“Tipo in cerchio, mano nella mano con Michael?”

“No, tipo ragazzini nell’ufficio del preside. Ha appena passato trenta minuti a rimetterli in riga, gli dà la visione, Cody che fa resistenza come se avesse avuto a che fare con Michael per tutta la vita, Michael che parla con la sua stessa personalità in stivali infangati. È una fusione mentale.”

“Mano nella mano, Bill.”

“Non dare retta a quest’uomo, tesoro. Lo sai che ha tirato fuori il calderone, ed ecco che arrivi tu, con l’immagine della scopa, e adesso non ha tirato fuori il mestolo, ha tirato fuori il remo della barca, e sta mescolando.”

“Ma la mescolata è su di te, e a me piace il piccante. Vai avanti, Bill.”

“Allora, ecco tre uomini adulti, uomini di campagna, uomini di cantiere, certo, quindi uno scherzo ha un po’ di pista sulla fiducia, ma si tengono per mano, e si vede – sentono ogni callo. La zampa sudata di Rusty, Tanner col suo ma-che-cazzo-mi-sono-andato-a-cacciare, le palle da valle di Cody. È fantastico. Si vede tutto.”

“Okay, stai traboccando. Michael di che sta parlando?”

“Se la cava bene. Attenta a quello che chiedi, potresti anche ottenerlo. Vai pure, Bill.”

“Allora Michael ce li ha in pugno, e lo sa. Li fa tenere per mano, ma si vede il legame che vacilla, e questo qui fa, Vuoi tu Rusty prendere Cody e Tanner…”

“No, ferma! Fermati lì. Mi stai dicendo che c’è stato un matrimonio, e io non ero invitata? Aspetta, dimmi che Cody ha detto, lo voglio.”

“Oh, tesoro, l’ha detto.”

“E adesso stanno andando da Deno per renderlo ufficiale?”

“Già.”

“E tutto questo, e io non sono sulla lista degli invitati?”

“Stef, è stata un’epifania avvolta nella serendipità avvolta nell’opportunità…”

“Sì, la zona, lo so.”

“Ma sentivo la telecamera che scattava sopra la mia testa per tutto il tempo, quindi è sul Ring, garantito. Guarda.”

“No, non sul tuo telefono. Voglio una copia mia di questa roba. Nessuno mi crederà quando racconterò questa storia. Mi serve la versione Reelz. Come si chiama l’app, Bill?”

“App Store, cerca Ring. Intanto che abbiamo in ballo qui? Hai detto cinque telecamere.”

“Sì, Dai. Ne voglio una laggiù al laghetto e una qui vicino al ponte.”

“Fermi, fermatevi lì, voi due. Tornate qua dentro.”

“La conosco quella voce, Bill. Che abbiamo fatto?”

“Vedrai.”

“Michael, vedo cos’è successo qui…”

“Di che parli?”

“Bill, vedo cos’è successo qui. Michael, con tutta la sua saggezza e il suo fascino, si è assicurato di farti notare che a me il nome Cat’s Ass Holler non piace, ma lo fa mostrando un controllo che si immagina soltanto di avere; lo chiama Cat’s Ass Holler davanti a me, e tu vedi che mi irrita. E in qualche modo pensi di arrivare già carico della grazia che concedo a lui in quanto suo amico, e ti dici che ti farai due risate, alla Michael…”

“Che hai fatto, Bill?”

“La piccola Morgana qui, ha chiamato il wifi Cat’s Ass Holler.”

“Oh, merda Bill, questa è bella. Adesso toglilo da lì. Sei un bambino.”

“Siete due bambini.”

“Io sono un adulto.”

“Tecnicamente, come questa sedia da giardino è un mobile, ma non è stabile.”

“Allora l’hai installata l’app, o ti serve che te lo faccia Bill?”

“Servono tutti e due i telefoni. Devi mandare un invito da quello di Michael…”

“Tieni, fallo tu. Michael dagli il tuo, e io lo guardo come un gufo.”

“Non sbattere le palpebre, questo qui fa lo spiritoso.”

“Ehi ragazzi. Com’è andata, Rusty?”

“Quelle patatine all’anatra sono una bomba!”

“Ehm, letali più che altro. Non ha smesso di scoreggiare da quando siamo usciti dal ristorante.”

“Me la sono dovuta tenere per tutte le scartoffie. Me n’è scappata una piccolina quando mi ha chiesto la patente.”

“Madonnina santa, lo sapevo. Avresti dovuto vedere il povero Deno, mica abituato, e fa, meno male che non ho preso i gamberi, la cameriera passa proprio mentre arriva la puzza.”

“Non pensavo che puzzasse.”

“Dai a uno il posto da Presidente, e si immagina che la sua merda non puzzi.”

“Ahia.”

“Tu che hai preso, Tanner?”

“Tesoriere.”

“Immagina, Cody Norman, Vicepresidente.“

“Allora adesso siete tutti fregati. Siete incollati insieme con il dolore della separazione sponsorizzata dallo stato che pende sulla bilancia. Se pensate che divorziare sia una rottura di palle, aspettate di provare a sciogliere questa cosa.”

“Non ci teniamo più per mano, capo.”

“No, questo qui s’è grattato le palle tutto il giorno, e non sono sicuro di non aver bisogno di vaccini dopo stamattina.”

“Ecco cosa abbiamo saltato, gli shottini. Perché non c’ho pensato quando stavamo a pranzo. Il bar era proprio lì.”

“Probabilmente ci hai pensato, ma il mio piano sta funzionando. Un uomo prende delle responsabilità, l’uomo cresce e capisce che non può manovrare quell’escavatore dopo i liquori a pranzo.”

“Che ci faccio sull’escavatore?”

“Seduto sui cingoli per l’ultima parte del discorso.”

“Allora, ehm, niente più problemi di aritmetica.”

“Non prometto niente. La cosa principale che voglio che capiate ragazzi è che nella vita bisogna lavorare comunque. E potete o trovarvi un lavoro e pagare le bollette e se trovate un lavoro migliore, bollette più grosse e cavalcare l’onda nei secoli dei secoli, amen, oppure potete costruirvelo voi un lavoro. E quella è la matematica davanti a ogni uomo che abbia mai avuto il suo nome su un’attività. Grande, piccola, non importa. È cominciato tutto con un uomo che voleva farsi il suo lavoro. E quella scelta si è sempre trovata davanti lo stesso muro. Da dove arriva la mia busta paga? E voi ragazzi partite con quella già risolta. La vostra busta paga per almeno il prossimo anno arriva da qui.”

“Sì, come no.”

“Voi non siete miei dipendenti, siete la società che assumo per fare questo lavoro, e aggancerò la vostra paga ai venti dollari concordati per ora-uomo più tutte le spese aziendali di base, assicurazione infortuni, telefono, commissioni bancarie per gestire buste paga e tasse, tutto quanto. Vi pagate quanto volete, ma vi consiglio caldamente di pagarvi meno.”

“Ehi, capo, ho firmato a venti, e non prendo di meno.”

“Non sono io il tuo capo, sei tu. Io vi do solo consigli. La vostra società vivrà in un’incubatrice per almeno un anno, e alla fine avrete fatto esperienze che non avreste mai potuto sperare di fare. Costruirete con un budget grosso, e vivrete cose che solo l’essere padroni di un’attività può insegnare. E farete tutto questo senza impararlo con la canna della disperazione puntata addosso, quella davanti a cui tanti uomini prima di voi si sono messi come bersaglio da plotone d’esecuzione.”

“Allora, ehm, ne possiamo parlare dopo.”

“È quella l’idea. Ho una sola regola. E non sto scherzando. E ho dimenticato più cose su come fare, sostenere e pagare per le mie minacce di quante ne sappiate tutti voi messi insieme a questo punto della vita. Pagherò qualunque cosa per sostenere queste parole, quindi sentitemi bene. C’è una cosa che ancora non sapete, ma che scoprirete abbastanza presto. La paga che vi dovete non è l’unica somma a cui avete accesso. Ognuno di voi in qualsiasi momento può entrare in quella banca e svuotare ogni conto con nient’altro che un sorriso e un codice PIN, ma vi prometto con ogni intento malvagio che abbia mai radunato in vita mia che pagherete fino al giorno in cui morirete se lo fate. Vi ho messi uno al collo dell’altro, e questo fa di me il responsabile – non responsabile per i soldi, ma responsabile per la vita che il dannato idiota appropriatore ha ferito col suo furto. Non solo finirete in prigione per appropriazione indebita, ma io… Sentite, non fatelo. Non scherzate con me su questo. Non ho mai detto niente di più serio. Qualunque cosa vi facciate l’un l’altro è colpa mia. E risarcirò la vittima col vostro culo.”

“Le minacce le dici in grande.”

“Lo so, Cody. Devi salvare la faccia, ma assicuriamoci che mi senti. Non avete bisogno di rubare a questi uomini. Nessuno di voi. Adesso siete soci. Se risparmiate e vi preparate e vi attrezzate per la vita come squadra, non ce ne sarà bisogno, e anche se quel bisogno arriva, e la società non è pronta a sostenere la spesa, scommetto che i membri della squadra lo saranno. E ancora di più, se arriva prima ancora che quel gruppo di sostegno possa provvedere, interverrò io ad aiutare. Vi ho messi io qui. Vi aiuterò ad aiutarvi l’un l’altro. A questo servono gli amici.”

(trenta piedi di fango in meno tra il camion e il lavoro)

Capitolo 23 – giovedì 28 dicembre 2023

“Ehi Amz, che succede?”

“L’annuncio è su da dieci giorni, e ancora nessuna chiamata. Credo che dobbiamo abbassare un po’ il prezzo.”

“Io il prezzo non lo abbasso, bella mia.”

“Dieci giorni, e non ho avuto neanche una chiamata.”

“Okay, senti. La tua logica fila, più o meno. La spinta del nuovo annuncio si è spenta, e abbassi il prezzo parte la mail automatica, e tutti gli agenti immobiliari gli danno un’occhiata nuova. Il problema è che io non mi calo le braghe un pelo alla volta – soprattutto non con tutti gli agenti che fanno lo stesso giochetto trito. Io alzo il prezzo, e mi arriva la stessa mail automatica, solo che stavolta il titolo è aumento di prezzo, e tutti gli squali, che hanno questo tipo di cliente sulla punta della lingua, avrebbero ignorato quel primo ribasso, sono curiosi, devono vedere cosa ho aggiunto per giustificare il rialzo. Stessa email, e fa davvero qualcosa.”

“Sei matto?”

“Stef ha fatto la spia?”

“No. Alzare il prezzo era l’indizio.”

“Sì, alzalo del cinque percento.”

“Michael, non alzo il prezzo per spaventare tutti i compratori.”

“Quali compratori? Hai appena detto che non hai avuto la prima chiamata - dieci giorni.”

“Alzi il prezzo e il telefono comincerà a squillare col mio broker e i miei amici, preoccupati per il mio nuovo annuncio.”

“Il tuo broker non è un problema mio. Scarsità, e la santissima paura-di-perdersi-qualcosa, baby. E la settimana prossima quando mi chiami per farmi calare di nuovo le braghe, il prezzo sale di un altro cinque percento.”

“Non lo faccio.”

“In realtà, sì che lo fai. È casa mia, e il salto lo giustifico pure. Ho appena ordinato novantotto finestre nuove per tutta la casa. Sono comprese nell’affare.”

“Questo. Io. Non puoi torcermi il braccio così.”

“Non fare la fighetta. Questo è sempre stato un annuncio di prova. L’abbiamo messo per tastare il terreno.”

“Sì, il terreno del mercato immobiliare, non la sala comune del manicomio.”

“Ahia. Ma aspetta, c’è dell’altro. Ho messo insieme un po’ di copione per la presentazione. Ti ho appena mandato un’email, Vogliamo un finanziamento del venditore.”

“Ma che cazzo!”

“Ascoltami. Adesso siamo in un club tutto nuovo. E giustifichiamo il prezzo perché il mutuo lo teniamo noi, e in più io mi prendo gli interessi sul retro.”

“Non esiste che Stef ci stia.”

“Scommettiamo? Tutta la nostra vita è denaro paziente.”

Capitolo 24 – giovedì 28 dicembre 2023

“Ciao, sono Michael.”

“Roy.”

“Abbiamo spento il riscaldamento per te così non ti sudi il culo a salire e scendere da queste colline col ricevitore GPS.”

“Ti sei scordato che l’avevi spento? Hai congelato il laghetto.”

“Sono un sacco di colline, e non voglio un rilievo fatto alla carlona.”

“E neanche vuoi i ragazzi congelati attaccati alla Stazione Totale.”

“Giusto --- Tanner, lascia perdere quella serratura per adesso e tira giù queste nuvole e fai entrare il sole.”

“Bel capanno. Dove li hai trovati quei ragazzi?”

“Mi hanno trovato loro. Ho messo un po’ d’esca su Facebook, e ci sono finiti dritti nella trappola.”

“Ah, non sono una ditta di capanni?”

“No, ma sembra proprio di sì, vero? Solo un paio di ragazzi svegli.”

“Ne hai fatto di lavoro quassù. Ho guardato questo posto un paio d’anni fa quando il lotto giù per la collina è andato in vendita. Sono salito e ho visto il laghetto, e li volevo tutti e due, ma non riuscivo a trovare chi era il proprietario di questo.”

“Un geometra che non riesce a trovare un proprietario. Promettente.”

“Spiritoso, il proprietario l’ho trovato, ma non riuscivo a beccarlo al telefono, e poi una signora ha comprato il pezzo giù per la collina prima che riuscissi a raggiungere il proprietario di qui.”

“Io ho il problema opposto. Non riesco a beccare al telefono il proprietario della servitù. Sono in confidenza con la signora che possiede questo.”

“Io non comprerei mai un pezzo con una servitù come quella. Volevo sia questo che il pezzo della servitù.”

“Sto cercando di prendere i sei acri, ma pare che la signora sia morta. Adesso ce l’ha il figlio. L’abbiamo trovato in tribunale, ma il numero di telefono non va.”

“Be’, ne hai fatto di lavoro quassù, te lo dico io.”

“Me l’hai detto, sì.”

A Tanner, “È sempre così?”

“È diverso.”

“Quando sono salito qui quella volta, ho dovuto farmela a piedi. Tu hai messo un vialetto. Il caffè mi si è rovesciato un po’, ma sono qui.”

“Lavoro d’amore.”

“Lo vedo. Rastrelliere di due per quattro per i pannelli solari; questa è una mossa audace.”

“Prova di fattibilità.”

“Provarlo?”

“Già.”

“Quindi quattro pannelli solari, milleseicento watt fanno decollare tutto il posto?”

“Questa è la speranza. Testare il sole, piantare l’Unistrut, e siamo una squadra moderna.”

“Inverter nel capanno?”

“Già, anche le batterie.”

“Non ci credo! Quello che state costruendo là dietro è un ponte voo-swarz?”

“Sì.”

“È quasi finito. Quando togliete la centina?”

“È bloccato. Pietrisco oggi, cordoli, ghiaia. Sarà finito questa settimana. C’è voluto un mese.”

“È diverso eccome. Compra una terra dimenticata da tempo e la prima cosa che fa, scava nel terreno ghiacciato, scalpella una dozzina di sassi da duecento libbre, li dispone e costruisce un arco da diecimila anni che comincia un milione di anni dentro la storia della valle.”

“Cerco di integrarmi.”

“Allora che facciamo qui?”

“Be’, mi serve un rilievo completo con i confini picchettati ogni cento piedi, e mi servono i permessi per la fossa settica, quindi mi serve anche un rilievo del sito per i campi di dispersione.”

“Plurale?”

“Sì. Sto costruendo un’officina laggiù, e mi serve un bagno dentro.”

“Quindi il ponte è per arrivare al bagno?”

“Il ponte è – solo il primo. Non abbiamo neanche i progetti della casa ancora, ma visto che siamo qui, possiamo fare il piano del sito anche per la fossa settica della casa.”

“Ok, quindi rilievo picchettato e due piani del sito.”

“E ti pago un po’ in più così ti compri le luci rosse e le sirene per il camion se fai della mia cattiva pianificazione la tua emergenza sulla parte dei piani del sito.”

“Di quanto tempo parliamo?”

“I piani del sito mi servono la settimana scorsa, ovvio. Senza non posso avere i permessi per la fossa settica”

“Ho visto i picchetti della servitù salendo, e non c’erano quando stavo cercando di comprare, quindi quelli aiuteranno. Anche i segni evidenti sugli alberi mi danno una mano.”

“Ed ecco l’ultimo rilievo che ho. Il tizio che possedeva questo lotto a nord era un geometra, Rusk.”

“Però la servitù non l’ha fatta lui. Le servitù vengono registrate al Registro degli Atti. L’ho cercata nel camion; è stata registrata l’anno scorso.”

“Hai visto il Titolo?”

“Già, ha appena cambiato mani quest’anno. Boyd, come la battaglia.”

“È quello che ho io. Terreno vuoto, il telefono va in segreteria…”

“Chiamate spam. Nessuno risponde più. Io ti ho mandato in segreteria quando è uscito Athens. Io la contea di McMinn non la faccio.”

“Quando mi sono trasferito in Tennessee nel 2006 per il college, mi sono trasferito ad Athens.”

“Mi sembri un po’ vecchio per la vita da confraternita.”

“Ah! Già. Lista delle cose da fare prima di morire, prendere una laurea. Fatto.”

“E adesso Seymour. Cosa facevi da grande?”

“Sviluppo Commerciale.”

“Eccolo. Nessuno che chiama per un rilievo ha già un rilievo in mano quando arrivi.”

“Rischio del mestiere. Troppe informazioni, dieci percento vere.”

“È il mio lavoro. Sbrogliare la verità. Cominciamo.”

“Ti do il numero di Tanner nel caso ti serva qualcosa. Ho un problema al polmone, non posso arrampicarmi su quelle colline a velocità da ragazzino.”

(Certo, una Torre va bene, ma il Cavallo bisogna amarlo.)

Capitolo 25 – sabato 30 dicembre 2023

“Nun l’ho detto che c’hanno la suola liscia e tutto quanto.”

“Sei pieno di stronzate!”

“Be’, nun è vero. Ho detto suola liscia, certo, ma lo sanno tutti che liscio nun vuol dire levigato.”

“Ah, hai detto pure levigato, pa’.”

“Senti, nun sto qua a farmi accusà che m’invento un gomitolo intero de filato senza c’ho manco il cotone pe’ filarlo.”

“Filare cosa?? Che vuoi dì cotone? Il filato è fatto de lana, Deddy.”

“E nun ho detto manco che quelle scarpe nun lasciano battistrada. Ho detto che lasciano l’orma come la lascia solo una scarpa da ufficio.”

“No, hai detto liscia. Hai detto levigata. L’hai detto Deddy. L’hai detto chiaro come ’sta ghiaia che scricchiola sotto i piedi, chiaro come che ’st’ombra è il sole e l’albero insieme, chiaro come quel hu-hu, uuh, huu che chiama rinforzi su quel topo che dev’avè lassù nel campo. Chiami la bugia a dà man forte alla bugia.”

“Ragazzo, c’hai la mente stretta.”

“Stretta? Fai sul serio? Chi è che ha visto la strada che ci porta in ’sta valle? Chi è che ha visto la strada pe’ salvà la buca? Chi è che vede quello che viene dopo e pianifica?”

“Sì, come no.” Pianifica, dice. Proprio lui che lo dice nun ha mai pianificato niente in vita sua. Cade all’indietro in tutto quello che c’ha, e viene da me, piano sulla lavagna pe’ farci un mucchio de soldi, levarci di torno ’sto yankee, e riprenderci la valle in un colpo solo. “Come la vedi tu? Com’è che pianifichi tutto questo?”

“Chi l’ha preso il lavoro, Deddy? Che ne dici?”

“È lui. È Cody.”

“Ti ha visto mettere la telecamera. Nessuno è così scemo.”

“Soprattutto non questo qui.”

“È quello delle batterie della fototrappola?”

“Già. Il padre, credo.”

“Sì, continua a chiamarlo Deddy.”

“Ah, pensavo fosse un nome qualunque.”

“Deddy. Vuol dire papà. Come in Smokey and the Bandit.”

“Oh merda, pensavo che dicesse Daddy per tutti questi anni.”

“Te lo sto a dì, ragazzo. Nun c’hai l’orecchio pe’ ’ste cose.”

“Oh Cristo. Mi ha seguito fino a casa.”

“Sono sempre stata qui, baby. Nata e cresciuta su queste colline.”

“Ahia.”

“Perché tutto d’un tratto continui a dirlo?”

“Gira a sinistra qui. Siamo a diciotto minuti. Magari riescono a tirare fuori la skid da lì e portarla a casa e sotto la spazzatura prima che arriviamo, ma non sono venuti tutti e due solo per una macchina.”

“Potremmo fermarci a pranzo e loro non riuscirebbero comunque a portare a casa quell’escavatore prima di noi.”

“È questo che non ha senso. Te lo dico io, questo tizio è sveglio, a modo suo. Potrebbe dirigere la Colegate se non odiasse così tanto il prodotto.”

“Visto? Deddy? Abbiamo sistemato lo sfioratore. E guarda quelle impronte de scarpe lisce co’ i cerchietti dentro che nun hai nominato quando sapevi tutto. Si vede che è stato dappertutto.”

E pure tu ci sei, guarda quegli stivali da bandierina. Sei dappertutto qua dentro, solo che c’hai su stivali diversi, eh? Ti vedo ragazzo, c’hai su gli scarponi da lavoro, ma da me nun ti nascondi. Quella camminata l’ho riconosciuta appena l’ho vista. È l’andatura de Cody. E l’avevo capito pure quando è tornato a casa, la tasca piena de contanti. Nessuno paga il primo giorno così che devi tornà il secondo, e lui con quegli stivali da bandierina. Troppo puliti pe’ passà tutto il giorno nella terra appena tagliata. E io che pensavo che il ragazzo dicesse balle pure sul lavoro, e invece eccolo qua, che lavora co’ gli scarponi da lavoro con la suola nuova. Dove li hai presi quegli scarponi, ragazzo? E perché li nascondi?

“Deddy?”

“Che c’è. Ragazzo?”

“Sto a dì che c’hai torto, e c’hai la faccia de uno che sta a pensà de buttarmi nel laghetto.”

“È così che fai tu. Prendi una cosa e la fai diventà un’altra cosa, e c’hai torto nella prima, storto nella seconda. Eccoti qua, che dai addosso al tuo Pappy come se m’invento i segni…”

“Deddy, lo fai. Dovresti venire con uno de quegli avvisi, ogni parola o idea che ti esce de bocca dovrebbe cominciare, C’era una volta.”

“Quella è la telecamera del laghetto.”

“Non posso guardarla. Sto guidando.”

“No, tesoro, stai facendo fuoristrada. E se ti avvicini di un altro centimetro a questo davanti a te, gli firmo il paraurti con un Sharpie.”

“Senti chi parla, Michael. Ho guidato io perché stanotte ho fatto un brutto sogno con tutti i nomi sulle cassette della posta a forma di lapide che mi volavano a millimetri dalla faccia.”

“Una poliziotta, che fa il controllo di stato alla radio, legge lo schermo dell’MDT, sbraita col megafono al traffico, sirena a palla, e intanto si guarda un reel di un Golden Doodle, e non riesce a guardare una telecamera Ring con due topi di valle sulla nostra diga che guardano il tubo dello sfioratore.”

“E così si vede quanto ne sai, quei gufi nun stanno a suonà la campanella della cena, stanno a segnà il territorio, avvisano qualche altro gufo, ’sti topi so’ miei. Lui nun divide”

“C’era una volta, Deddy. Ti sei scordato C’era una volta.”

’Sto ragazzo nun c’ha radici. Lo sanno tutti che il richiamo d’annuncio a quattro uh e il richiamo d’accoppiamento a quattro uh so’ diversi.

“Deddy, nun mette il broncio adesso, E allora, nun parli Gufo.”

“Cody, è mejo che stai attento a tirà ’sto tubo de scarico come dici”

“So’ l’unico che può, Deddy. Tanner quella macchina nun la conosce. La guida da un posto all’altro e ci mette il gasolio, ma nun è un operatore.”

“È mejo che stai attento, è tutto quello che dico. Tira ’sto tubo, tipo fai andà via tutta la diga. Quell’uomo lo sa?”

“È il mio lavoro, Deddy. So’ io quello che deve conoscere il pericolo nella terra. Andiamo a dà un’occhiata a quel ponte.”

“Voglio vedè quelle macchine.”

“Deddy, da ’sta parte.”

Vede che vado da ’sta parte, e s’incammina più dentro nella valle, ed è mejo che mi sta dietro, sennò prendo quella macchina e me ne vado.

“Deddy.”

Magari prendo uno de quei tronchi de pioppo all’uscita, tengo Layla al caldo co’ la legna che brucia pulita. Quel ragazzo maledetto ha venduto tutta la mia legna da stufa, devo andà a pagà il propano. E nun costa manco poco.

“Deddy.”

Tutto quello che gli era rimasto de quel mucchio de soldi che s’era portato a casa, un venti nel mazzetto, e ci devo prendere il propano, e sicuro che si accorge che l’ho fregato pure. Ma quella creatura c’ha bisogno de caldo, e quel buono a nulla nun compra il propano, vende una catasta intera della mia legna da stufa e nun prende il propano pe’ la piccola.

“Deddy te ne vai in giro come se c’avessi l’arterio. Il ponte è da ’sta parte.”

“Ma quello parla da solo?”

“Sembra.”

“Che dice?”

“Pensa che so leggere nel pensiero – non so costruire una casa, ma so leggere nel pensiero.”

“Il volume, idiota. Premi l’altoparlante sullo schermo e ascolta.”

“Non vedo lo schermo, ma il pulsante sbiadito nell’immagine lei lo nota come Smith and Gomez.”

“Premi il pulsante.”

“L’ho premuto. Guarda la strada.”

“Perché non c’è audio?”

“Non sta più parlando. Sei minuti. Gira a destra qui.”

“Cody, ti sei mai chiesto perché tutta la tua vita in dollari e centesimi nun arriva manco a ’ste due macchine qua?”

“Che ha detto?”

“Brutto vedè un uomo che paga tutti quei soldi pe’ una macchina e paga un uomo una frazione.”

“Che vuol dire?”

“Pagano de più la macchina nuova. Lo stesso uomo nuovo, lo pagano de meno.”

“Registra solo trenta secondi o giù di lì.”

“Il vecchio Teague, c’ha un bulldozer davanti casa. Lo vedo tutti i giorni. Lo conosco quel bulldozer. Blalock l’ha pagato due milioni de dollari quella macchina il giorno che m’ha messo in cabina a guadagnà dieci dollari l’ora a spostà la terra che lo fa milionario oggi. Eccomi qua. Eccolo là quel bulldozer. Qua, trent’anni dopo, tutte le mie entrate messe insieme, ancora nun ho guadagnato quello che quel bulldozer ha guadagnato il primo giorno tutto in una volta.”

“Deddy, quel bulldozer nun è spuntato così nel cortile del vecchio Blalock quel giorno a costà due milioni. Quel valore l’ha raccolto strada facendo. Un uomo compra la terra. Un uomo scava il minerale. Un uomo progetta una macchina. Un uomo compra il progetto. Ci so’ un sacco d’altri pezzi In quel bulldozer pure. Io il filo l’ho tolto anni fa. E ci so’ i tubi e i fluidi e…”

“Lo so, Cody. Ma pure i passi fanno un uomo. Processi. Sistemi. Quella macchina nun esiste se nun c’è un uomo dentro. E che cos’è che fa valè un uomo se diamo così tanto valore all’uomo che fa la macchina che la cosa prende valore, e l’uomo nun fa lo stesso, nun prende valore strada facendo?”

“Be’, Deddy, tu stai ancora qua, quel bulldozer no.”

“Il bulldozer sta lì nel cortile.”

“Ma quello nun è più un bulldozer. E tu sei ancora un uomo.”

“Qual è il piano? Entro dritta, o piazziamo un LP/OP?”

“Cioè, il contesto ce l’ho. Vedo pure le - rallenta, è proprio qui - vedo pure le lettere, posto d’ascolto. Ma non stiamo facendo irruzione.”

“La gente ti ruba la roba, e tu vuoi negoziare.”

“Non negoziare, tramare, pianificare. Reagire con saggezza.”

“Michael, lo sanno che ci sono le telecamere. L’unico motivo per cui siamo qui prima che se ne vadano è che eravamo già per strada quando si sono presentati.”

“Botta di culo. Questo non ovvia a un piano come si deve.”

“Ovvia? Ma che.”

“LP/OP qui mi romperà le palle per ovvia. Comunque, a questo punto sentono già le gomme sulla ghiaia.”

“Come lo sai?”

“Sono qui tutto il giorno tutti i giorni. I camion arrivano, i camion se ne vanno. Li sento sulla ghiaia molto prima che arrivino.”

“Allora che faccio.”

“Sanno che siamo qui.”

“Saliamo, ci adeguiamo all’energia e vediamo dove va.”

“Sta salutando? Ma fai sul serio adesso?”

“Ehi,”

“Ehi.”

“Che si dice Cody? Oggi è sabato. Tu non sei un carpentiere – soprattutto non di sabato.”

“Noi. Io. Meghan nun attacca fino alle quattro.”

“Quindi ti sei preso il tuo compare, e venite a rubarmi la roba mentre aspetti?”

“Adesso, stammi a sentì, io nun so’ un cazzo de ladro!”

“Piano, Pezzente. E io non partirei nemmeno da lì, signor Norman. Le batterie della telecamera dicono diverso. Immagino che questa è l’occasione per riempire gli spazi vuoti.”

“Cody, so’ venuto quassù a vedè mio figlio che lavora. Nun so’ venuto quassù a farmi parlà così da uno yankee che salta alle conclusioni come un cavallo degli scacchi.”

“Io arrivo dritto – un po’ più come una Torre.”

“Attento, Deddy, questo è diverso.”

“Diverso è diverso, eccome. Stammi a sentì…”

“Senta, signor Norman. Siamo partiti col piede sbagliato. Siamo bloccati sul piede che si è messo nel posto sbagliato quando è entrato nella mia proprietà a perlustrare la merce, sempre preoccupato che questa valle per lui è perduta. L’ho vista lì al laghetto. Lei ha visto la telecamera sull’albero, bella in vista, ma le è sfuggita la telecamera nell’erba. L’ho vista, e me lo sono tenuto in tasca. L’ho guardata lì, e ho visto la sua nostalgia. E se vogliamo ricominciare, sono felice di fare con lei un discorso tra gentiluomini sul suo ragazzo qui e su tutto il tempo che ha paura di perdere in questo posto fantastico.”

“Stronzate, Michael! Questo qui ruba, e ci va di mezzo pure il mio culo. Non esiste. Tu dai un lavoro a questo coglione. Gli dai una possibilità. Rischi non solo il tuo culo, ma anche il mio. Guardi suo padre venire quassù di notte come il predatore che dice la sua fedina penale, e… La conosci la sua fedina bene quanto me. È un ladro, lui e suo figlio, e tu non gli dai tregua – piuttosto morta. Chiamo…” Il telefono di Stef squillò appena un po’ più forte della rabbia che le squillava nelle orecchie, “È Amy. L’ho mandata in segreteria”

“Proprio come ho detto, sabato. Fanno sempre quella stronzata della visita all’ultimo minuto. Abbassiamo un po’ i toni…”

“No, niente toni, Machiavelli…”

“Machiavelli, ahia.”

“Che cos’è, quell’ahia..?”

“Valutare, pianificare, reagire. Ricordi? Tastare il terreno.”

“Tu resta lì, vecchio, pensa a un motivo per cui non dovrei fare come mi dicono e lasciare che lei ti sbatta dentro.”

- Stef, senti, vai a richiamare Amy e ripartiamo? Non sei obbligata, ma credo che vorresti farlo se avessi un secondo per pensarci bene.”

“Tu, Cody. Questa non è una visitina tranquilla con Papà, stai facendo un sopralluogo. E Stef magari sta pensando di chiamare i suoi amici e montare delle accuse da aggiungere ai tuoi due reati minori, l’ultimo patteggiato da un’accusa di Reato Grave, ma desidererai che sia quel sistema a macinarti se ti metti di nuovo contro di me.

“Michael! Hai ordinato ad Amy di mettere in vendita la casa con il finanziamento del venditore?”

“Oh, merda!”

(La rabbia comincia sempre con la paura.)

(Un carattere proporzionale nella massa)

Capitolo 26 – sabato 30 dicembre 2023

“Passagli un po’ vicino con lo specchietto. Falli spostare.”

“Ma che diavolo, non finisce mai?”

“Cosa, finire?”

“Ti capita mai di dirti, adesso basta? Cioè, mai? Fai il tuo giochetto, e ti va bene che li hai beccati. Ma devi prenderli a calci mentre escono dalla porta così tornano a spaccare le finestre.”

“Che vuoi dire, le finestre?”

“Ma sei fuori di testa? Becchi il tizio sulla tua terra, ed è evidente che sta rubando l’attrezzatura, e non mi lasci neanche chiamare la polizia.”

“Lasciarti? Non sapevo di avere quel tipo di potere. Mi danno tipo un telecomando o qualcosa del genere?”

“Non fare il furbo con me, Michael.”

“Il furbo? Dico solo che non sapevo di poterti non lasciare fare le cose. Pensavo…”

“Accosto la macchina e ti picchio con qualunque cosa trovo. Ti riduco in poltiglia, poltiglia letterale, Michael.”

“C’è un tasto nel menu per la poltiglia? Posso ordinare la poltiglia on demand?”

“Michael.”

“Non puoi fermarti in mezzo alla strada, Stef.”

“Meglio che ti trovi un posto. Sedile dietro. Mettiti sul sedile dietro.”

“Il telecomando funziona da lì dietro? Dov’è il tasto smettila-di-essere-arrabbiata-e-ascolta?”

“Hai una possibilità. Ti ascolto, ma se divaghi, e non cominci da che diavolo stiamo facendo con Amy, che sta venendo a casa nostra per ricominciare a buttare la nostra roba negli armadietti e negli armadi, io…”

“Meglio che non tocchi la mia borsa degli attrezzi…”

“Io – Ma ti rendi conto? Amo quest’uomo. Amo quest’uomo. Amo quest’uomo. Io …”

“Allora, una cosa alla volta. Amy. Hai detto due ore, ma a che ora precisamente?”

“Alle 4:00 o alle 4:15.”

“Oh, merda! Vuol dire che le finestre davanti saranno in pieno tramonto e quella sporcizia sembrerà…”

“Le finestre? Hai smesso di prendere le medicine?”

“Le uniche medicine che mi servono sono una dieta costante di merda da gestire e un metro per la misura del sacco. E questo telecomando. È comodo ’sto coso.”

“Ci servono i panni umidi Swiffer.”

“Esci al Publix, e faccio un salto dentro io.”

“Prendi dei fiori per la tavola. E per me, perché è quello che fanno gli stronzi quando si dimenticano di non essere l’unica persona al mondo con dei sentimenti.”

“Swiffer, fiori, batterie.”

“Batterie?”

“Altroché, devo tenermi un set di scorta. Se questo coso muore, sono finito.”

“Non finisce mai.”

“Allora, quello che è successo è che, ero nella zona. Lei mi ha chiamato proprio come avevamo detto, Dieci giorni spaccati, e tu avevi puntato sotto su quella. Col Natale in mezzo, ero sicuro che avrebbe allungato. Chiama, e io sono nella macchina, la trinciatrice che ruggisce, sono al passo quindici di una fantasia sull’officina, ed eccola lì, dieci giorni, bla bla bla, e io tipo, sei una fighetta…”

“Le hai dato della fighetta? Tipo, di sbieco?”

“Niente affatto. Faccia seria, fighetta.”

“Tu non stai bene.”

“Non è lei. È il settore. Sono tutti psicopatici come se la telecamera fosse sempre accesa. Vivi di contatti, muori di contatti. La casa aveva bisogno di carattere, non di un ribasso.”

“Oh, il carattere ce l’ha. Quando avevi intenzione di dirmi dei novantamila dollari in finestre per addolcire la pillola?”

“Ero nella zona. La zona, amore.”

“La zona.”

“E poi, avevi già detto di sì quando abbiamo incontrato il tizio delle Marvin Window.”

“Quello era prima che tu facessi trovare la terra a Patrick e poi mi incastrassi a fare la telefonata al tizio perché ha ottantun anni, e tu al telefono sembri una truffa.”

“Quindi lo vedi. Abbiamo comprato la terra. Non avevo scelta se non vendere questo posto. E anche se otteniamo un contratto, l’ispezione andrà dritta su quelle finestre, e bam, le ho già sistemate.”

“Non finisce mai.”

“Quindi, vedi cos’è successo. Ci sono arrivato onestamente. Giusto?”

“Mai.”

“Prendo i fiori. Due mazzi”

Capitolo 27 – 30 dicembre 2023

“Ehi, Amz.”

“Allora com’è andata? Ha funzionato?”

“Oh, è stata una bomba! Io tipo, inchiodo in mezzo alla strada, e lui se la fa sotto a mattoni.”

“Cosa?”

“Lo stronzo là, io ho questo telecomando, e il tasto sii-gentile-con-me. Sento puzza di circuiti bruciati, e il meglio che riesce a fare è, mi sono dimenticato. Ci ho guadagnato questi fiori.”

“La fighetta sei tu. Pensavi che non avrei sentito Stef prima di vendere un mutuo - in un contratto? È un contratto, saputello. Era una buona idea, te lo concedo; il telefono non ha smesso di squillare, ma non esiste che io scriva un finanziamento del venditore senza parlarne prima con Stef.”

“Oh, merda!”

“Oh merda, proprio. E buona fortuna a trovare la tua borsa degli attrezzi, Attrezzo.”

“Brava, Amz. Questi sono per te. Quel somaro pensava che volessi dei fiori per la tavola. Gli dispiace di averti dato della Fighetta.”

“Ahia.”

“Sono qui. Comportati normalmente.”

“Che dicono?”

“Non lo so, Stef; quella sala da pranzo non ha l’audio. Però Amz li sta portando verso il davanti. Gli sta facendo vedere dove va la porta per la Master al piano terra.”

“Solo tu. Sul serio. Solo tu metti in vendita una casa che ha un cantiere intero e togli le cornici dalle finestre della cucina nel mezzo di una visita per farla sembrare un lavoro in corso.”

“Stef, ho comprato novantotto finestre. In quale altro modo lo tiro fuori in modo naturale? Sono comprese nell’affare.”

“E che c’entrano le cornici?”

“Okay, ascoltate. L’ho spiegato quando voi due eravate occupate a gongolare.”

“Pensavo che ti fosse preso un attacco vandalico, a strappare le cornici delle finestre solo perché te le sei prese da un paio di ragazze.”

“C’era anche quello, ma questo era un placebo vero e proprio che manda avanti il manicomio. Tolgo le cornici. Nomino le finestre. Faccio vedere che ci sto sopra come un uomo con un piano. Installi le finestre, il prezzo sale. FOMO, baby.”

“Eccoli che arrivano.”

“Okay, esci. Fai la brava.”

“Ciao, ragazzi.”

“Questo posto è fantastico, amico.”

“Grazie, È un lavoro d’amore.”

“Mi è Piaciuto un sacco l’H man, ma quella era una sagoma col gesso?”

“Si stava esercitando nel caso che io non cominci e finisca quella camera da letto quest’anno.”

“Mi presti il tuo gesso? Anche questo qui ha una dozzina di lavori cominciati a casa nostra. Sono Anna, Amy ha detto che avete comprato un posto a Seymour. È da lì che vieni, giusto Stefanie, Si chiama Stefanie, giusto?”

“Sì, Stef va bene. Adesso dobbiamo solo finire questo posto, e mi tocca andare a vivere in un cantiere tutto nuovo.”

“È proprio quella l’idea. L’abbiamo messa in vendita d’Inverno col prezzo stracciato mentre lavoro, pensando di tastare il mercato per la stagione di Primavera. Ma quel dannato telefono non ha smesso di squillare. Ogni giorno Amy chiama per una visita, e io devo mettere via tutti gli attrezzi e nascondere i materiali.”

“Fai da solo?”

“No, ho una squadra di cinque uomini, e spuntiamo la lista giorno dopo giorno.”

“Anna, devi vedere questo she-shed che ha costruito per Stef. Me ne serve uno.”

“Io vado in casa, Michael. È stata una giornata lunga, e devo spazzare la polvere di cartongesso che hanno lasciato per tutta la cucina. Sabato. Lavorano di sabato!”

“Non ti preoccupare, amore. Ci penso io. Sono un sacco di finestre, e abbiamo solo tre settimane per prepararci. E questa settimana cominciamo la camera da letto. Voi ragazzi godetevi il pontile, ma date un’occhiata a quell’officina mentre scendete. È il mio sogno più sfrenato.”

“Non vedo l’ora di vederla.”

(Gli Swiffer erano le spese processuali).

Capitolo 28 – sabato 30 dicembre 2023

“Visto, ragazzo? Codardi, schiavi dei soldi loro, tutti quanti. Ci beccano là. Escono sparando, ma appena ti fai valere, le suole lisce scappano de corsa perché i soldi suoi so’ a rischio.”

“Deddy, dovrei darti retta più de quanto faccio. C’avevi ragione su quello yankee. Tutto quello che fa è viscido, e m’ha minacciato più de una volta, e eccoci qua faccia a faccia, e lui corre dalla sua vecchia che viene a chiamà.”

“Te l’avevo detto, ragazzo. È per questo che me la so’ presa io la briga de salì in quella valle il primo giorno. Pure tu c’avevi ragione, ragazzo. Abbastanza giudizio da farti entrà nella sua squadra, adesso lo teniamo in pugno.”

“Il mejo regalo de Natale de sempre, Deddy. Nun cinquecento dollari, ma a quell’uomo serve Rusty, e Rusty dice che quel ten-ninety-nine m’ha fatto pensà. Evasione fiscale, e la sua donna è una sbirra delle tasse.”

“Sarebbe stato bello però se quello scooter funzionava.”

“Parte un po’ duro ma va bene nel garage del tizio.”

“Quella manovella nun si smuove. Grippata.”

“È così che l’hanno beccato Pedro, quel ten-ninety-nine.”

“Nun è solo quello che c’hanno su Pedro. L’hanno beccato pe’ traffico e ragazze e droga.”

“Be’, sì, Deddy, ma hanno cominciato da quel ten-ninety-nine.”

“Però ’st’uomo nun è un ninety-nine. Allora come aiuta?”

“Be’, Deddy, il ten-ninety-nine è una trappola, ma la trappola nun è il modulo, è il motivo per cui hanno scelto il modulo.”

“Ha scelto de dà via una società pe’ evitare una tassa. Tutto qua. Lo vedi, ragazzo? Nun ha fatto come fanno tutti normale, fai finta de niente, paghi la multa, prossimo lavoro. Lo fa perché nun voleva manco compilà il modulo. Fa compilà le scartoffie a voi ragazzi.”

“E adesso so’ dentro.”

“Adesso trovi la roba buona, e lo freghi pe’ bene. Lui va in galera, la moglie nun ce la fa a mantenè la villa e se ne va, e noi ci riprendiamo la nostra valle. Mi stai a sentì, ragazzo?”

“Deddy, nun l’hai sentito diverso quel vialetto?”

“Sembra invaso. Sembra che quell’uomo ha fatto scappà tutte le tracce. Sembra che le bestiole si so’ diradate. Sembra che sali per quel vialetto, fino in cima, e nun c’è traccia che ci sei mai stato. Sembra vuoto.”

“Qua sì che sembrerà vuoto, quando se ne va Jed. Sei sicuro che se ne va?”

“Dice che se ne va la prima settimana de marzo.”

“Si porta il camion?”

“Dice de fargli un prezzo.”

“Mejo che sia un buon prezzo.”

“A marzo mi parte la Social Security. Magari si prende un libretto de rate.”

“Tutti quegli anni in nero, nun prendi granché.”

“La signora dice che prendo tipo quattrocentocinquanta.”

“Più de quello che c’hai adesso.”

“Se ci riprendiamo quella valle, sarà più de quello che mi serve.”

“I cervi tornano quando lo cacciamo.”

“Le more de Wiggin tornano. Nun m’avevi detto che c’ha messo la ghiaia sopra al cespuglio. Hai visto quel cartello laggiù appoggiato alla casa? Triste, ragazzo. Quel vecchio ha mandato avanti quel mercatino vent’anni o più ormai, c’aveva i clienti fissi. (Non la bancarella della frutta e verdura col sistema della fiducia) La gente del posto c’ha i suoi cespugli de more, ma si ferma e compra una vaschetta, un minuto de compagnia. Ecco, ragazzo. È quello che fanno, quegli yankee. Mettono la ghiaia sopra alle tracce e ti mettono in fila una bolletta delle tasse dopo l’altra, e ti cacciano dall’unica terra che hai mai conosciuto, e ti mettono sui sussidi. Mi stai a sentì, ragazzo?”

“Ti sto a sentì, Deddy. Lui viene quaggiù, e fa finta de mette radici, e intanto tutto quello che fa è strappà le radici che stavano qua prima che ci vedesse. Uno mi dice che mi dà un futuro. Ce l’avevo già. Viene qua a dirmi che il mio è sbagliato, prendimi la mano, ti faccio vedè io la strada, e se nun ascolti, ti spacca i denti. Metti un piede fuori posto, te ne spacca un altro. E eccomi qua, ci metto tutti e due i piedi, coperti de fango sulla terra sua, mentre vado dritto al sedile de quella macchina che desidera tanto, e lui che fa? Nun spacca un cazzo. Scappa de corsa perché la sua vecchia lo chiama.”

“Proprio come ho detto io, lo chiama.”

“Proprio come hai detto tu.” (Tu nun hai pensato niente de tutto questo. Pensi de sì, ma senza che te lo penso io mezzo e ti dico cosa dire sei perso).

“Proprio come ho detto io.”

“Quanto pensi che ci vuole a cacciarli e riprenderci la valle?”

“La legge è lenta, ragazzo.”

“Hai visto tutta quella Rose Pink lassù?”

“L’ho vista. La vedo ogni anno.”

“No, Deddy, la vedi ogni due anni. Quegli scheletri che vedi adesso, quelli so’ i fiori de quest’anno de due anni fa. So’ come le More, Deddy. So’ biennali. Quelle Rose Pink, stanno là sotto adesso, gratta sotto la neve, quella palla de foglie là, verde, resistente, pronta pe’ il luglio prossimo, e magari per allora ci riprendiamo la valle, ma probabile che ci vuole un altro giro, quello scheletro che vedi oggi, che fa crescere la sua palla de foglie pe’ il gelo del prossimo inverno, e il luglio dopo spunta, la valle è nostra.”

“La Rose Pink viene ogni anno, ma c’hai ragione ragazzo, quello scheletro de oggi nun fiorirà la prossima stagione, è lo scheletro dell’Inverno scorso che fiorisce quest’anno che viene. Fanno a turno. Quest’anno tocca a me, l’anno prossimo a te. E intanto io vedo solo tua madre che appendeva quelle rosa a seccà ogni anno, perché quegli amari mi sistemavano lo stomaco mejo de qualsiasi bevanda rosa, e meno male che lo faceva, eri un bimbo pieno de febbri, e quelle Rosa funzionavano ogni volta pe’ tirarti fuori dalle sue paure. Il dottore m’ha dato ogni pillola e pozione del Walgreens dopo che lei se n’è andata, e nessuna funzionava la metà de quanto funzionava la Rose Pink de tua madre.”

“Deddy, hai visto quel mucchio de ritagli della costruzione del capanno lassù?”

“Certi che sembrano legname accatastato da quanto so’ grossi.”

“È quello che stavo a pensà. Perché nun torniamo lassù, ’sta volta entriamo dal retro, ci mettiamo dietro a quelle telecamere entrando dalla Y del vialetto. Ci prendiamo abbastanza de quegli scarti de cornice che ho fatto quando ho tagliato quelle tavole delle finestre sbagliate quel tanto che basta che nun si possono usà pe’ il lavoro, e le mettiamo qua sopra a ’sto buco nella porta. Che dici, lo facciamo?”

Capitolo 29 – domenica 31 dicembre 2023

“Ehi, Amz, Che succede?”

“Mi hanno appena chiamata, e i Fatah hanno fatto un’offerta.”

“Tesoro! Vieni qui. Amy è in vivavoce.”

“Non dirlo. Amy .”

“Ciao, bella. Sei senza casa.”

“Te l’avevo detto che avrebbe funzionato.”

“Ma fai sul serio adesso? Hai appena venduto casa nostra, e gongoli?”

“Solo un piccolo giro d’onore.”

“Stef, ignoralo. È un’offerta. Non sei obbligata ad accettarla. E ne abbiamo parlato. Voi potete stare nel mio affitto breve per un po’…”

“Aspetta, adesso sono sposato con due donne? Da quando questo affitto bre…”

“No, no. No, Michael. Non ti azzardare. È ora che tu stia zitto e lasci discutere gli adulti. Amz, qual è l’offerta?”

“Te la mando per email.”

“Dimmela e basta.”

“Michael, ti ho detto di stare zitto.”

“Non gongolare, Michael – l’offerta è la richiesta originale.”

“Haaa! Te l’avevo detto. Alzalo del cinque percento, e guarda un po’, ci hanno appena offerto il prezzo richiesto originale.”

“Michael. Sul serio. Devi stare zitto. Sto lavorando su un’altra cosa con Amy.”

“Ma guarda. L’abbiamo messa in vendita esattamente per quello che ci abbiamo messo dentro. Il rialzo era per un profitto minuscolo in un mercato dove tutti gli altri raddoppiano e anche triplicano, e l’offerta finale è di un paio di migliaia in meno di quanto l’abbiamo pagata, il prezzo ti-sfido-a-rifiutare.

“Quando dobbiamo essere fuori, Amy?”

“L’offerta ha una chiusura a trenta giorni.”

“Quindi abbiamo trenta giorni per impacchettare tutti gli undici anni che abbiamo vissuto in questa casa in sacchi e scatole e metterli da qualche parte?”

“E io non devo più continuare a costruire questo posto.”

“Michael, lo so che sei mille passi avanti in quella tua testa liberata, ma io sono ancora intrappolata nel, e adesso.”

“Anch’io sono nell’e-adesso. Solo che non mi blocco sulle cose facili, dove vivere, come impacchettare, dove va la roba? Le ho già risolte tutte e sono passato a tirare fuori il computer per ordinare online il progetto della casa.”

“Quello non è deciso.”

“Deciso.”

“Amy, potrei aver bisogno di un alibi. Cose facili, dice.”

“Sono le cose facili. Tu e Clover andate sull’idea dell’appartamento, qualunque forma prenda, e io e Kitty andiamo nel capanno a The Drip. Io lavoro alla costruzione in cantiere, e tu lavori i criminali da una scrivania.”

“E l’impacchettare, genio? Non impacchetto tutta questa casa da sola.”

“In realtà, Stef. Fa parte dell’offerta. Vogliono sapere dei beni mobili. Lei ha detto che sperano di prendere i mobili e i televisori e qualsiasi altra cosa vuoi vendere. Hanno detto, fate una lista coi prezzi, e facciamo un assegno a parte.”

“Okay, quindi un po’ di mobili sistemati, ma l’hai vista la roba di questo qui? Ha 3 paia di jeans, cento paia di calzini e mutande e dieci camicie, e il resto è un autotreno pieno fino all’orlo, attrezzi, viti, elettronica, libri – mio dio, i libri.”

“Non è giusto. Tu ne hai mille o più dei tuoi.”

“Okay, abbiamo dei libri. Amy, qui c’è la roba di una vita intera. Non credo di riuscire a impacchettarla in un mese.”

“Nessun problema, Amore Mio, facciamo venire qui i ragazzi, e cominciamo a portarla fuori un ventenne alla volta.”

“Fantastico! Gli chiedo, per favore non portarti questo a casa, ed eccoli che arrivano. Possono mettere giù il trapano e trasferire le loro palle da valle sulla porcellana della mia Mamaw.”

“Allora, mentre voi due impacchettate la vostra roba, io mi leggo i dettagli da sola. Vogliono un acconto del dieci percento e il quattro percento di interesse.”

“Sei una fighetta! Come hai fatto a non partire da lì? Affare saltato. Dieci percento. Sei pazza? Non esiste. Nessuna possibilità. No. Non perdere tempo a rispondere.”

“Calma, Magilla. È un’offerta aperta. Fai una controproposta.”

“Lo so come funziona, Amy.”

“Lo so che lo sai. E adesso che ti sei calmata, dillo.”

“Offerta a prezzo pieno, chiusura veloce. Aspetta, non hai detto ispezione.”

“Niente ispezione. Cantiere.”

“Oh merda. Questo qui è bravo.”

“Eccolo. Di’ il resto.”

“Seppellire la notizia tra le sorprese e sganciare la bomba con la vera richiesta, l’acconto e il tasso. Carino. Comunque, La vuole, sennò ci avrebbe pensato molto meno. Okay. Controproposta. Voglio il venticinque percento di acconto, e volevo il sei virgola cinque percento, ma mi prendo il cinque. Prendiamo i suoi dati finanziari e vediamo che aria tira. Gli faccio penzolare il cinque e atterro al sei pieno se lui si tiene sulla linea degli otto e cinquanta.”

“Il sei è dura – il suo agente dice che è sveglio, ha i soldi. Vuole solo preservare il capitale per finire le migliorie.”

“Per me la chiude lì. Compra il mio credito, e mi migliora la garanzia? Meglio di così non si può. Se va a gambe all’aria, io svendo il suo patrimonio e tengo intatto il mio.”

“Ehi, J.P. Morgan. Torna sulla terra. Non hai neanche visto l’offerta ancora, e sei già sui gradini del tribunale a chiamare le offerte all’asta.”

“Tesoro, abbiamo venduto la casa.”

“Non è ancora venduta.”

“Ci conosciamo?”

“Okay, voi due. Vi mando l’offerta. Leggetela. Richiamate.”

“Ciao Amy.”

“Ciao, Amz. Senti, Stefanie, prima che cominci con me, sappi che ho questo telecomando qui, e lo userò.”

“Te lo ficco su per il…”

“Pausa Rage TV.”

“Dove-andremo-a-vivere?”

Capitolo 30 – lunedì 1 gennaio 2024

“Ehi.”

“Ma che --- Come hai fatto?”

“Non pensavo che saresti tornato, Cody, per come ci eravamo lasciati.”

“Manco io. Come hai fatto a far sembrà che chiamavi da là, e invece stai qua da ’sta parte?”

“Sono un figlio di puttana furbo anch’io, Cody.”

“Dov’è il tuo camion?”

“Ho parcheggiato su in cima alla collina al capanno, e sono sceso a piedi per capire perché questa telecamera non manda notifiche. Tu sei passato l’altro giorno, e Stef è passata ieri.”

“Adesso suona.”

“Siamo proprio davanti. Stef è passata l’altro giorno sulla ghiaia, e niente notifica. La sensibilità era troppo bassa.”

“Quando Bill ha spezzato quel ramo, è entrato nell’account. Magari ha impostato pure la sensibilità.”

“Già, allora dimmi, che ne pensava tuo padre della valle?”

“È ancora arrabbiato che gli hai dato del ladro.”

“È un ladro. Lo siete tutti e due. È negli atti ufficiali.”

“Tu le cose le dici e basta. Senza riscaldamento.”

“Non serve il passo a due, Cody. La bugia più grossa di tutte è che il Sud ha le buone maniere. Il Sud è pieno di eufemismi e stronzate, nessuno affronta mai una cosa di petto finché la rissa non è cominciata.”

“Be’, è mejo che impari a mette un po’ meno accuse davanti.”

“Non è un’accusa, Cody. Sei un ladro, condannato due volte. Io vedo un solo Cody, e tu vuoi che parli con due di voi, il Cody che pensi di essere in base a quello che vorresti che nessuno sapesse e il Cody che mi sta davanti con addosso la fedina.”

“C’ho la fedina. Questo nun fa de un uomo tutto quello che è la sola cosa che ha fatto quella volta.”

“No, Cody, sarebbe vero se il mondo non sapesse che una scia di carte non te la fai senza prenderti un avvertimento lungo la strada, e se non un avvertimento, quasi farti beccare prima di farti beccare davvero. Nessuno si fa beccare le uniche due volte che fa una cosa.”

“Tu questo nun lo sai.”

“Visto? È questo il punto. Lo so, e lo vedo anche nel tempo profondo. Te lo dico a te perché io ero te.”

“Tutti uguali voi. Pensate de sapè.”

“Quindi, stai usando con me letteralmente la stessa identica logica che io uso con te. Tutti voi, dici, proprio come io dico tutti voi. E vedi il difetto nella mia, e la tua la vedi come buon senso.”

“Tutti uguali.”

“Non farò finta di sapere i fatti, ma la formula l’ho vissuta, e sono passato davanti a quel garage cento volte. Live Bait dipinto a mano con lo stencil in lettere rosse alte due piedi sopra la porta di quella che evidentemente una volta era una stazione di servizio. Sei in quel garage a strappare quel filo dalle travi, i tubi delle vespe vasaio ti piovono negli occhi quando il filo si stacca. È lì che ti beccano. Lo conosci quel garage. Ci sei già stato. Forse una volta ci hai lavorato per una ditta, o è il vecchio posto di un tuo amico. Forse è un parente. Lo conosci quel posto, il che vuol dire che non hai rubato in un posto a caso davanti a cui eri passato una volta in una camminata al freddo per andare a prendere un sasso nuovo. Quello sarebbe andato bene, ma hai fatto male a qualcuno che conosci. Magari eravate anche vicini.”

“Tu questo nun lo sai.”

“Lo so, Cody. E tu lo sai che lo so. Non ho i dettagli perché non ho parlato con l’agente che ti ha arrestato, ma posso parlarci, e posso chiedere quali sono i fatti del caso. Posso chiamare il procuratore che ha negoziato il patteggiamento da Reato Grave a Reato Minore. Con me parleranno, Cody. Adesso sono dentro. Ma sappi questo. Non lo sono sempre stato. Sono entrato di nascosto in casa di mio cugino una dozzina di volte mentre marinavo la scuola perché lui non chiudeva a chiave la porta sul retro, e lo sapevo perché da ragazzino mi faceva fare lavoretti a giornata. Rubavo gli spiccioli dal barattolo degli spiccioli sul suo comodino per comprarmi le sigarette. Sono entrato in quella casa una dozzina di volte, e ho preso quegli spiccioli ogni volta. Un giorno sono entrato in casa del mio migliore amico perché era semplicemente quello che stavo facendo quel giorno. Ci sono andato in bicicletta, proprio non mi ricordo dove l’avevo presa, ma probabilmente l’avevo rubata. Tutto quello che so oggi è che era viola, e non era il tesoro più prezioso di qualcuno o roba del genere. Era un catorcio. La catena funzionava, le gomme avevano l’aria, e funzionava, ma non era una cosa speciale per qualcuno. È questa l’impressione che ho qui raccontandolo oggi. Sono andato con quella bici a casa del mio amico nel mezzo della giornata. Il mio amico abitava lontano, tipo dieci miglia o più. Ci sono andato, e sono entrato nel garage perché sapevo che tenevano una chiave lì, e sono entrato. Non ho preso niente, ma ho mangiato mentre ero lì. Mi sono seduto in casa loro e ho mangiato il loro cibo. E me ne sono andato, Cody. Sono entrato di nascosto in un sacco di posti nella mia infanzia solitaria, ed è questa la cosa che vedo in te. Sopra ogni altra cosa vedo solitudine.”

“No, il solitario sei tu. Sei solo adesso, assumi uomini, li paghi pe’ essere tuoi amici.”

“Adesso chi è che salta il passo a due? È questo che vedi? Mi vedi come un uomo solo?”

“Be’, sì. Vieni qua con una lista de gente che aiuti, e la maggior parte nun funziona, e tu continui a dare. E ti prendi quelli che nun ti vogliono, ma paghi così bene che ti devono sopportà. Trovi gente vulnerabile, e te ne approfitti. Lasci il barattolo degli spiccioli perché nun ti serve più, ma rubi ancora. Dai soldi pe’ il lavoro e rubi la gente che ti deve, uguale uguale.”

“Allora, adesso tutti e due arrivate qui di nuovo prima di me. È diventata un’abitudine?”

“Giorno Tanner.”

“Ehi, Tanner.”

“Che fate voi due là? L’ultima che ho sentito è che oggi è il giorno dei tubi del canale di scolo.”

“Stiamo solo a comprà amici, nun è vero, capo?”

“Comprare… Mi manca proprio tutta questa follia. Ho visto Rusty al Wye, sarà qui tra un minuto. Siamo sulla diga?”

“Oggi è il giorno della diga. Saliamo a piedi al ponte. Il giorno della diga comincia lì.”

“È Capodanno. Anno nuovo, nuovo ritardo sulla diga, più o meno.”

“Madonnina santa, Oggi nun tiriamo il tubo?”

“No, amico, non si può cominciare da lì. Prima ci servono cinquanta camion di terra giù per il retro per stabilizzarla.”

“Allora, chiamiamo Claiborne e ci facciamo portà il riempimento?”

“Oh, merda, no! Cominciamo lo scavo per l’officina che va dall’altra parte di questo ponte. Bisogna scavare via tutto il piede di questa dannata montagna e fare un piazzale in piano di quaranta piedi per sessanta.”

“Ti servirà un camion ribaltabile.”

“No. Appena vi facciamo partire, io e Tanner andiamo da Smokey Mountain Trailers, e compriamo un rimorchio ribaltabile e un rimorchio chiuso coi saldi di Capodanno. Quando torniamo, avrete spinto la terra di scavo in questo fosso qui, e avremo un ponte di terra provvisorio dal sito dello scavo a questo tratto qui da questa parte. Portiamo giù la terra di scavo lungo il lato del laghetto, giriamo sulla cima della diga e la versiamo giù dal retro.”

“Ehm, allora, a che serve il rimorchio chiuso?”

“Il rimorchio chiuso ha due usi. Questo fine settimana abbiamo avuto un’offerta sulla casa di Hardin Valley, e dobbiamo traslocare nei prossimi trenta giorni. Cominciamo con i miei attrezzi e facciamo fare al rimorchio da capanno degli attrezzi perché io sto per trasferirmi in quel capanno laggiù.”

“Come fai a convincere la tua vecchia a trasferirsi in quel capanno?”

“No, non Stefanie. Lei non l’abbiamo ancora sistemata, ma il mio destino è stato deciso nel momento in cui ieri ha squillato il telefono.”

“Sì, Come no.”

“Puoi ben dirlo, Rusty. Vedo che sei di nuovo l’ultimo.”

“È una bella collina.”

“Ti sto solo rompendo le palle, amico.”

“Come hai fatto a vendere casa di domenica?”

“Io --- Abbiamo accettato l’offerta. Poi viene il contratto. Poi c’è il trasloco. Adesso non abbiamo tempo per tutta la lezione su come si vende una casa. Ecco il giro. Cody, prendi quell’escavatore. L’ho misurato a occhio nella mia testa. Devi salire questa collina con la benna a valle che ti tiene attaccato al terreno finché non arrivi qui. Scava una linea dritta, Larga quanto il trattore. Scava fino al terreno in piano. Butta la terra giù dalla collina. Rusty piazzerà quei due pezzi di canale di scolo che abbiamo dalla costruzione della strada – i segmenti di scarto nel piazzale delle macchine.”

“Vuoi dì la buca de fango, capo?”

“Sì, Cody, la buca di fango. Ci arriviamo.”

“Chiedevo e basta.”

“Chiedevi e basta, eh? Allora, Rusty, una volta che metti le due sezioni di tubo nel canale, cominci a prendere la roba scavata da Cody…”

“Io la roba di Cody non la tocco.”

“Cristo, ho appena detto a questi uomini che sto per trasferirmi in un capanno, e loro stanno per scavarmi tutta la fossa, e se ne escono con le battute sui genitali.”

“Ha detto genitali.”

“Dio mi aiuti. Rusty prende la terra con la benna, gira e la scarica sopra i tubi. Non mi fa impazzire tagliare a metà un tubo così, ma scaviamo veloci e ce ne andiamo prima che la giunzione si porti via il centro delle fondamenta. La prima terra fa la base, così che lo strato buono stia sotto… vuol dire che il terriccio sarà lo scarto che resta quando tiriamo su il ponte dopo averlo usato. Domande?”

“Mannaggia, di domande ne ho una dozzina, ma per adesso prendo l’escavatore, me lo trascino su per sto pendio, pianto la lama della trivella fino in fondo e mi scavo un ripiano in piano. La terra la butto giù dal bordo?”

“Ehm, e io?”

“Tu vieni con me. Dobbiamo andare a prendere i rimorchi. Ho già sistemato tutto. Entri, gli dai l’assegno e ci vediamo a Hardin Valley. Ti mando l’indirizzo per messaggio.”

“Smokey Mountain Trailers a Lenoir City?”

“Proprio quello. Ti stanno aspettando.”

Capitolo 31 – lunedì 1 gennaio 2024

“Amore.”

“Amore.”

“Cody si è fatto vedere?”

“Si è fatto vedere.”

“E com’è stato?”

“Giudica tu. A che ora chiama Amy?”

“Ha detto alle dieci e mezza.”

“Sono arrivato giusto in tempo. Allora, sgattaiolo fuori di qui e sento il silenzio della macchina elettrica. L’unico rumore che stona è la porta del garage che sferraglia al suo posto sopra la mia testa. È buio come solo in campagna, penso, e faccio la strada di campagna, una sola statale tra me e i boschi, e vedo solo i miei fari. Quando la prima macchina mi passa accanto, è quasi come se mi invadesse lo spazio. E guido fin su e parcheggio vicino al capanno. Niente segnale al piazzale delle macchine, così lo chiamiamo adesso. Ma ha squillato passando vicino ai pannelli solari e quando ho parcheggiato al capanno.”

“Anche il mio.”

“Allora, sto camminando lungo lo stagno per scendere, e i fari si spengono, e mi sbagliavo; qui è mezzogiorno pieno rispetto al Drip. Buio. Sono tipo a trenta metri dal pick-up e dal capanno, e il telefono è nel pick-up, e so che è da quella parte, ma non lo vedo, non vedo niente, e quel gufo chiama. E questo animale mi parla dritto a me, mio-mio, mio, mio. Facciamo a metà, risponde la mia testa. Sto camminando verso il pick-up, e me lo immagino dov’è, ma sono sicuro che ci sbatterò contro prima di vederlo. E sto quasi piegato in avanti mentre cammino, quasi con le mani davanti, e un ramo si spezza su per la collina alla mia sinistra. E sono di nuovo in quella tenda ad Albany, di nuovo senzatetto, e non è solo una sensazione. Sono trasfigurato. Sono steso nella tenda, e la foresta è viva tutta intorno a me. Tutto il posto è un unico organismo, e io cammino tra le sue cellule. La mia scarpa spacca un granello di sabbia, e lo sento. Ecolocalizzazione assoluta, e sento il pick-up nell’aria, e allungo la mano, e invece di sbatterci un dito, sto accarezzando la curva asciutta del cofano, e sento l’umidità nell’aria e tutto il calcolo del momento mi cade addosso. Il pick-up è asciutto. L’aria è bagnata. L’aerodinamica ha asciugato la macchina. E sono di nuovo nel momento, e so dove sono le scale del capanno. E mi siedo, e provo a riprenderlo, ma il momento è passato. Sono al Drip, e sono sulle scale, e mi serve il telefono dalla macchina per vedere la strada fino al piazzale delle macchine per entrare nell’app Ring e sistemare quella telecamera.”

“Ti sei fatto un acido stamattina?”

“Allora, mi siedo e chiudo gli occhi, e ascolto, e non riesco a riprenderlo, ma sono tipo rassicurato che il momento sta andando in sottofondo, un livello più giù, ed è tutt’uno con questo posto. Ci sono orsi su quelle colline lì vicino, e ho visto mille impronte di lince rossa e coyote e procioni e ogni genere di bestia nell’ultimo mese lassù, e lo so che uno di loro, qualcuno di loro mi sta guardando. E guardo il cielo, e ci vedo. Le cime degli alberi sono tutte intorno a me, ma c’è un tunnel verso il cielo, il nostro cielo, tesoro. Siamo ciechi al mondo su in quella valletta, circondati da tutti i lati da pendii e alberi, e quel mezzo chilometro di strada sterrata tutta curve sotto lo stagno è un sistema d’allarme che nessuna ditta ci potrebbe mai dare. Il suono sale, intrappolato dalle colline, e sento tutto prima ancora che si avvicini.”

“Solo tu potevi farmi sembrare sognante una cosa inquietante.”

“È sognante. Guardando il cielo, senti questa storia, e quando comincia a entrare l’azzurro senti il tempo che passa, e capisci tutto d’un colpo che ogni uomo e ogni cosa che si è mai seduta in questo posto in tutti i tempi, l’ha sentito anche lei. E sono sceso con l’alba che rompeva presto. Adesso vedo gli alberi. Vedo il terreno. E tutto cambia sul bordo della diga quando i piedi passano dal sottobosco alla strada sterrata. È tutto sparito. Sento solo i miei passi e il mio respiro. So che è tutto lì che va in sottofondo, un livello più giù, e so che anche lui conosce il mio stato di coscienza. La compagnia che sentivo là dietro è ancora con me, ma fa solo le sue cose, registra la ghiaia, trascrive il mio respiro, mette tutto agli atti per la prossima volta. E mi arriva addosso la lista. Telecamera, rimorchi, attrezzi, contratti, scavi, prima, e se, e dopo. E questa maledetta bolla.”

“Non è roba con cui scherzare. Se quella cosa scoppia mentre sei lassù nel bosco fitto tutto da solo come un cretino. Non puoi almeno lasciare che arrivino prima i ragazzi invece di sgattaiolare fuori di casa nel cuore della notte…”

“Era buio, non il cuore della notte. E stavo nel mezzo della mia storia del mattino.”

“Non svicolare, Michael. Sei tu che l’hai tirato fuori.”

“Ancora un attimo e basta, Stef. Dobbiamo andarcene da Hardin Valley, e io devo costruire questa casa. Sto seduto sul culo tutto il tempo, promesso. Non sollevo niente. Non martello niente. La cosa più faticosa che faccio è salire e scendere da quella collina cento volte al giorno.”

“Sei volte.”

“Telecamera, beccato. Conti anche tu. Ti prometto che torno dal dottore quando finiamo la casa. Allora, sistemo la telecamera…”

“L’ho visto. Sembravi un po’ inquietante a trafficare con quell’affare, mezzo buio dietro di te. Mano che copre lo schermo, e l’immagine torna, ma spostata. La tua faccia determinata.”

“Lo sapevo che qualcuno mi guardava. Allora, ci vogliono un paio di minuti, ma faccio funzionare la telecamera, e poi sento le Chevygambe di Cody che salgono per il vialetto, e mi nascondo di corsa dietro quel pioppo. Sai, quello grosso proprio quando sali per la collina.”

“Quello che ha preso con l’escavatore?”

“Già, proprio quello. Sto dietro, e adesso lo sento vicino al piazzale delle macchine, e dico secco, Ehi, e lui per poco non salta fuori dal suo stesso fantasma.”

“Che cattiveria.”

“Perché qui comando io, ecco perché.”

“Sì, la gente lo adora.”

“Quindi è tornato. Ed è puntuale per la gara dell’arrivo. Ripartiamo da dove avevamo lasciato, vuole un conto alla rovescia di dieci secondi, e io vado dritto col bisturi. Sei un ladro, questa è la vita di un ladro, vedo che sei un ladro, e ti do la possibilità di essere qualcos’altro. E come sempre, siamo d’accordo di non essere d’accordo, e torniamo a lavorare. Mi ha dato del solo. Dice che pago per avere amici.”

“Ci sta.”

“È vero?”

“Non è sbagliato.”

“Non voglio essere così.”

“Non è tutto, ma un po’ di vero c’è. Guarda le nostre cene, Fifi, Bill, Deno. Tutta gente che hai conosciuto pagandola per qualcosa.”

“Deno è lo zio della mia ex ragazza. Certo, abbiamo lavorato insieme, ma lo conoscevo da dieci anni prima che facessimo il primo affare insieme.”

“Io allora Deno non lo conoscevo.”

“James e io siamo stati poveri insieme. Il liceo è stato quasi quarant’anni fa, e mai un anno perso tra noi. Gervie è mio amico da cinquant’anni.”

“E gli sei entrato in casa a rubare da ragazzino.”

“E lui mi ha fregato l’acquario. La vita è complicata.”

“C’è Amy. Rispondi.”

“Ho appena mandato per email la bozza dell’offerta.”

“Neanche un ciao?”

“No, dritta al punto. Vedi come stona il momento?”

“Ahia.”

“Michael, smettila.”

“Smettere cosa?”

“Smettila di dire ahia ogni volta che qualcuno segna un punto. Ciao, Amz. Attenta, questo qua oggi è proprio in vena di parabole.”

“Allora che sarà, ottanta misure di grano, o rovesciare i tavoli?”

“Grano? --- hai ricevuto la mia email.”

“È qui, Amz. Non dargli retta. La sto aprendo.”

“È stato così tutto il giorno?”

“Tutta la vita, amica mia. Non smette mai.”

“E adesso chi è che si compra gli amici?”

“Su questo hai ragione. Lui era nella stanza mentre la sua agente, Judy, e io sistemavamo i dettagli, e lo sento in sottofondo, dille questo, dille quello, e alla fine l’ha saltata del tutto e ha parlato direttamente con me. Ha chiesto se potevamo lasciare che ve la vedeste tu e lui.”

“Non è l’idea peggiore.”

“È un’idea terribile.”

“No. Lascia che i diretti interessati si mettano insieme e sistemino i dettagli e poi lascia che i contabili sistemino le carte.”

“Conta….. Senti, se vuoi parlare con l’uomo, fallo AMA.”

“AMA? Adesso sei un dottore? Credimi, so vendere una casa senza – sai che c’è, sì. Facciamo una chiamata in conferenza. Risparmiamo un po’ di tempo. Tanner arriva tra qualche minuto, e devo andare al sodo.”

“Affari tuoi.”

“Non oggi.”

“Chiamo Judy. Aspetta.”

“Michael, sii gentile.”

“Sono gentile.”

“Sei maleducato.”

“Sono prepotente, forse, ma mi ha appena detto che il cavallo è proprio lì…”

“Chi se ne frega se il cavallo c’è o no? Non hai neanche letto il contratto.”

“Non mi serve.”

“Ma che cazzo stai dicendo?”

“Ci siamo tutti?”

“Sì, Amy. Ci sono io, e c’è anche Stef.”

“Michael, sono Emam. Ho pensato che potevamo andare al sodo e fissare i dettagli in fretta. Oggi ho degli appuntamenti.”

“Era una buona idea. Dovevamo pensarci prima e organizzare un pranzo oggi o qualcosa del genere.”

“Amico, sarebbe stato grandioso.”

“Ci arriveremo. Ti servirà uno sherpa per un bel po’ con la casa nuova. C’è un sacco di roba.”

“Ho anch’io questa sensazione.”

“Allora, dobbiamo fissare le basi. Hai scelto un prezzo, e va bene. Però l’anticipo è bassissimo, e devo proprio vedere un piano di ammortamento prima di scegliere un tasso. A occhio direi sul sei e mezzo.”

“Sei e mezzo è troppo alto. Sono poco più di ottomila al mese di interessi all’inizio.”

“Ottomila e cento. Questo su un milione e mezzo, quindi hai già calcolato l’anticipo più alto.”

“Sì. Lì ero basso. Scusami, amico. Ho un sacco di lavoro da fare lì. La camera padronale al piano terra è una cosa, ma voglio pavimenti nuovi, e tolgo tutto il deck e lo allungo di altri sessanta metri quadri. Devo aggiungere due stanze di sotto, una per la palestra e l’altra per chiudere il portico sotto il deck. Stavo tenendo da parte il capitale. È un lavoro grosso, e non posso andare oltre il venti per cento di anticipo e devo tenere l’interesse sotto il cinque per cento.”

“Quattro e novantanove allora. Lo so che devi pagare la tua agente, ma venti per cento è poco. Devo pagare anche Amy.”

“Aspetta, il venditore paga tutte le commissioni d’agenzia. Sta alla seconda pagina.”

“Non l’ho letto, e meno male. Non ti avrei preso sul serio. Io non vado dal sarto a pagare una commissione al suo fornitore di lana.”

“È la prassi.”

“Non lo è. L’hai assunta tu. La paghi tu. Io ho assunto Amy. La pago io.”

“Aspetta.”

“Ho premuto il muto. Sta chiedendo all’agente come giocarsela, garantito.”

“Non lo sai.”

“Oh, sì che lo so.”

“Non mandare tutto a puttane, Michael.”

“È un punto grosso. Io non pago il tizio che pulisce il parcheggio del Walmart per poter entrare nel negozio. È responsabilità del Walmart.”

“Ehi, amico. Sono tornato.”

“Ehi.”

“Allora, alziamo il prezzo dell’offerta a uno, nove, settantacinque così puoi pagare anche la commissione di Judy.”

“O-kay. Certo, va benissimo.”

“È tutto quello che ci serve per un’offerta firmata, giusto? Oggi ho scelto l’agenzia per il rogito, quindi…”

“Sì, è tutto quello che mi serve. Stef, hai domande?”

“Abbiamo ancora trenta giorni per impacchettare e traslocare?”

“Sì. Niente di quello è cambiato.”

“Grandioso! Affare fatto, Emam! Uno virgola nove sette cinque, quattrocento di anticipo e il quattro e novantanove ci sta.”

“Perfetto, amico.”

“Amy ti ha dato il mio numero? Chiamami quando vuoi.”

“Lo do a Judy.”

“È 423-435-2241.”

“Grazie, amico.”

“Okay, Amy, mandala per email appena Judy la manda, e Stef la firma, e si parte.”

“Tutto a posto?”

“Tutto a posto.”

“Una cosa è sicura, nella casa nuova l’ufficio me lo prendo io. Hai riempito di fango della valletta tutto il pavimento della camera.”

“Sei camere da letto, e lei per l’ufficio si sceglie proprio la camera da letto.”

“L’ho già scelta. Hai visto quella stanzetta nell’angolo davanti, di fianco alla cucina?”

“Deciso.”

“È Tanner quello che entra? Perché ha un rimorchio?”

“L’ho comprato al telefono. È andato a prenderlo lui.”

“Ma perché?”

“Mi serve un posto dove tenere gli attrezzi se devo vivere in quel capanno.”

“E perché oggi?”

“Se ce ne andiamo, qui non devo più fare lavori, e posso portare la mia roba al Drip e lavorare sul serio.”

“Hai comprato un rimorchio per il trasloco perché qui i lavori erano finiti, ma non avevi neanche un’offerta firmata?”

“Ci conosciamo?”

“Ciao, Tanner.”

“Ciao, Stef.”

“Tanner, portiamo quell’affare in retromarcia prima fino al seminterrato. Tutti i miei attrezzi doppi e metà della roba che ci serve sono lì dentro. Poi il laboratorio e il capanno del giardino. Prendi tutte le scale, le pale, il rastrello e il piccone. Non dimenticare il piccone. Basta passaggi in benna per quei due coglioni. Riempi il rimorchio fino a scoppiare. Se lo vedi, e potrebbe servirci, buttalo dentro.”

“Nessun problema.”

“Amore mio, sarà una giornata lunga, ma ho Cody sull’escavatore e Rusty che butta terra sul canale, e io e Tanner adesso prendiamo gli attrezzi. Farò un po’ tardi, ma possiamo festeggiare dopo.”

“È prematuro.”

“Non ti preoccupare. Firma l’offerta quando arriva, e fai partire questo calendario.”

“Devi firmarla anche tu.”

“Ma no, vogliono solo una conferma scritta. L’offerta è solo una formalità. Al rogito dovremo esserci tutti e due, ma per questa la penna ce l’hai tu.”

“Ti chiamo se li vogliono tutti e due.”

“Se li vogliono tutti e due, firma col mio nome con la destra con un pastello Crayola. Non lo metteranno mai in dubbio.”

“Non stai bene.”

“Alle orecchie di Dio.”

Capitolo 32 – lunedì 1 gennaio 2024

“Santo cielo, ragazzi, avete fatto un bel po’ di lavoro! Cody, tutto il gradone è fatto. È bello in alto, eh?”

“Già, perché mi fai tagliare così in alto e così indietro? Così sono più di quindici metri di larghezza.”

“Dobbiamo tagliare prima il gradone alto. Almeno un metro e venti di larghezza per un metro e venti d’altezza, scendi di un gradino, tagli un altro gradone, scendi, tagli un altro gradone, e non supero mai il limite di progetto per i muri di sostegno. Sopra il metro e venti ci vuole un progetto timbrato da un ingegnere e un permesso.”

“Quindi stai costruendo una casa senza permesso?”

“No. Sto costruendo un muro di sostegno legale prima di dover mai chiedere perdono, così i miei operai possono lavorare mentre io scelgo la mamma papera.”

“Mamma papera, ma che cazzo dici?”

“Sono le paperelle in fila, Cody. Fuori ordine.”

“Fuori ordine ci sei tu, Rusty.”

“Sul serio? Mi hai appena fatto specchio riflesso con una montagna? Ascoltate bene…”

“Dov’è Tanner?”

“La parola chiave lì, Cody, era ascoltate bene. Se cerchi l’ufficio domande, sta al capanno con la cassetta dei suggerimenti.”

“Fra’, sei implacabile.”

“È anche il mio POV.”

“Ha detto POV.”

“Ma vaffanculo, Rusty! Sei appena passato a una categoria porno da dentro uno stai-attento?”

“Il fra’ vive nella fogna. Non lo posso manco portare da mia nonna”

“Ragazzi --- c’è semplicemente troppa roba lì perché io la possa spacchettare tutta. Ma quella, amico mio, quella è una nuvola d’immagini. Rusty è così pervertito che non lo puoi portare a casa della nonna a cui hai rubato una macchina.”

“Già, è grave.”

“Hai fatto un gradone in cima. È stabile?”

“La macchina sta lassù, no?”

“Un’altra volta. È stabile?”

“È stabile.”

“Ancora roccia?”

“Ce n’è un po’ sul lato est, si vede quello sperone a neanche trenta metri dopo la fine.”

“Ma niente dentro il gradone? Hai già beccato qualche cima di scisto?”

“No, tutto terriccio.”

“Allora, se ti faccio stare sulla sporgenza che hai appena fatto, il terreno è abbastanza stabile per allungarti giù e tagliare il gradone che starà sotto di te – senza tirarti giù dal bordo?”

“Nessun problema.”

“Abbiamo appena fatto una conversazione sulla sicurezza seria, piena e completa?”

“Pare di sì. Uau! Eccone uno.”

“Un orso? Dove?”

“Sulla cresta. Eccolo lì.”

“Sembra un cartone animato, lui che se ne va a zonzo verso solo Dio sa cosa.”

“Va verso quella radura lassù.”

“Come hai fatto a prendere quest’albero qui? Avrà tipo duecentocinquant’anni, e l’hai spaccato di brutto.”

“Sono scivolato.”

“Tre volte ti ho messo sulla macchina, e tutte e tre le volte hai ammazzato un albero. Stavolta un faggio. Devo farti il test antidroga?”

“Non mi puoi licenziare…”

“Ehi.”

“Ehi, Tanner.”

“Non rispondi ai messaggi? Dove vuoi che parcheggi questo rimorchio?”

“Lascia perdere per adesso e vieni qua.”

“Ehi, Tanner.”

“Bella, Rus.”

“Allora Cody qui ha appena dimostrato quanto vale con una sola uscita da sbruffone. Mi ha ricordato quel vecchio detto del campo d’addestramento che volevo dire l’altro giorno. Mi ha detto che non lo posso più licenziare perché adesso lavora in proprio. E questo mi ha ricordato che quella frase non l’ho mai finita --- sei pronto, linguaccia? Sei pronto a sentire il rovescio delle tue idee da teppistello? Non ti posso più licenziare – non senza licenziare tutta la tua dannata squadra. Quindi, avanti, fai lo stronzetto quanto ti pare, ma sappi che qualunque cosa fai tu, l’hanno fatta anche i tuoi soci, e pagheranno insieme a te.”

“Non è giusto.”

“È giustissimo, Rusty. Questo lavoro è vostro, ma vuol dire di tutti voi. Se licenzio Servepro, tutti i furgoni della ditta se ne vanno come se non fosse mai successo niente – a differenza di quest’albero. Ha fatto da sentinella qui per almeno duecentocinquant’anni. Generazione dopo generazione di scoiattoli e procioni e ogni genere di cosa che vola ci hanno lavorato mano nella mano, un numero di esseri viventi che solo le stelle in cielo possono eguagliare, e un giorno Cody è scivolato.”

“Che vuoi che faccia con questo rimorchio?”

“Non ancora, Tanner. Questo è importante. L’interruzione però aiuta, perché mi permette di resettarmi dall’aggressività che sale al tono che voglio davvero. Voglio che mi senti, Cody. Quell’albero era qui alla Battaglia di Boyd’s Creek, Dumplin Creek, il Trattato di Holston, l’Indian Removal Act. Quell’albero è la nostra storia qui. Ha resistito a tutto, e un giorno tu sei scivolato.”

“È stato un incidente.”

“Gli incidenti vengono con le lezioni imparate, quindi ascolta bene. Guardati intorno. Cosa vedi qui, in questa terra dove la neve si è sciolta?”

“È il bosco.”

“Vedi più di questo. Vedi una cosa alla volta, o tutto quanto come una cosa sola?”

“Senti, è un albero. L’ho scotennato un po’.”

“No, Cody, quell’albero è morto, sicuro come che stai qui. L’hai raschiato profondo e lungo per tutto il tronco. Hai mezzo cercinato quel poveretto.”

“Poveretto? È un albero.”

“No, Cody, è un organismo. Guardati intorno. Le vedi tutte quelle foglie marroni che svolazzano dappertutto?”

“Ma che cazzo dici?”

“Gli alberelli, gli unici alberi con le foglie ancora attaccate ai rami. Li vedi? Li senti come frusciano nella brezza?”

“Sì, so’ faggi, proprio come questo, e quell’albero non è morto, ma pure se lo fosse, questi gli crescono al posto.”

“So’ faggi, eccome, Cody, ma tu non sai che si chiamano polloni radicali clonali. Sono i figli di quest’albero, parte di lui e separati allo stesso tempo, e molti moriranno se non trovano abbastanza nutrimento dalle radici della madre morta.”

“Quell’albero non è morto.”

“L’albero lo sa che è morto. Questa primavera butterà mille succhioni dal tronco, e quest’estate fiorirà più che mai, e a settembre lascerà cadere la pasciona più pesante che abbia mai fatto. Si giocherà tutto l’amido in quest’unico anno, e comincerà a morire il prossimo inverno. Soffrirà. Lotterà. Appassirà mentre cerca di guarirsi, ma è bello che morto, sicuro come che stai qui.”

“E tutti quegli alberi – questo qui – con le cicatrici, quei nodi, tutti quei rami rotti lassù nel pioppo..?”

“Non perderti questo, Cody, qui dall’altra parte del ponte, un altro faggio, non così vecchio, ma si vedono le unghiate d’orso giù per il tronco. O ehi, guarda questo pioppo con la fila dritta e pulita di buchi di picchio tutti alla stessa distanza tutto intorno al tronco. O questo, un ippocastano. Si vede che è sopravvissuto a questo hickory che gli è caduto addosso e gli ha strappato la pelle - tre metri di corteccia strappata mentre cadeva contro il tronco. Hai ragione, gli alberi sopravvivono a un sacco di roba. Ma non sopravvivono a essere cercinati dalle macchine pesanti, e non tutti sopravvivono ai danni. Guardati intorno. Ci sono decine, se non cento tronchi sul fondo di questo pendio. E questo faggio si unirebbe a loro nei prossimi cinque o dieci anni se la prossima cosa da fare non fosse quella che è.”

“Cioè?”

“Tagliamo quest’albero, così lo togliamo dalla mia agonia.”

“Perché non lasciarlo in piedi e vedere se…”

“La mia agonia, Rusty. Bella domanda però.”

“Allora vuoi che prenda la motosega dal rimorchio?”

“Non ancora, Tanner, quest’albero sta proteggendo l’acero dagli incidenti di Cody. Resta in piedi finché non abbiamo finito di scavare qui.”

“Dove vuoi il rimorchio?”

“Fammi sistemare questi ragazzi, e scendo tra un minuto.”

“Okay. Ci vediamo giù.”

“Cody. Non è la fine del mondo. Come hai detto tu, è solo un albero. Il gradone è venuto bene. Comincia il prossimo gradone. Rusty, quando hai una sessantina di centimetri buoni di terra su questo tubo, e ci puoi passare sopra con la skid, vieni da me alla diga.”

“Sì, vuoi solo il canale coperto? Pensavo che stavamo facendo un ponte di terra in piano.”

“Lo stiamo facendo, ma Cody sta scavando verso il basso, ed è pericoloso, quindi la mia idea è che questo scavo comincia, e gli dà un mucchio di terra quaggiù che può alzare abbastanza da mettere la macchina sopra il mucchio e scavare verso l’alto invece che verso il basso. Ci arrivi?”

“Sì, mi piace.”

“Allora, questo è il piano. Via.”

Capitolo 33 – lunedì 1 gennaio 2024

“Pronto.”

“Michael, fratellone. I tuoi soldi sono arrivati qui venerdì, e il tuo pacchetto di moduli è arrivato oggi. Ti chiamo per compilare tutto e mandarlo.”

“Duran Bunch. È Capodanno, perché lavori?”

“Tu stai lavorando, no?”

“Vero.”

“Come faccio a chiederti di gestire i tuoi soldi se non lavoro almeno quanto lavori tu?”

“Sdolcinato, fra’, ma non è una cazzata. Anche se ti sei messo una specie di promemoria sul telefono per svegliarti tra una bustina di Goody’s per i postumi e l’altra, sei tu che hai chiamato me, non io te. Questa roba ti finisce sulla fedina.”

“Sss, non dirlo a nessuno.”

“Okay, facciamola. Io prendo il sessanta per cento, e tu il quaranta. Io gestisco il mio e tu il tuo. Mi servono ottomila al mese netti da te, e voglio crescita. Tu fai quello che ti pare tranne perdere.”

“Fratello, goditi il sapore di quella divisione. Sessanta, quaranta si ribalta entro l’anno.”

“Duran, ti scommetto i dollari contro le verruche sul cazzo che chiudo quest’anno col doppio del tuo rendimento.”

“Accetto la scommessa, conto Street-Smart-Edge contro il banco, e tu sei andato coi percentuali. Magari se andavi con la media ponderata sui contanti, avevi una chance, ma a terreno pari, tanto vale che ti compri subito l’acido salicilico.”

“Ovvio che tu conosca la cura per le verruche sul cazzo.”

“E la cura per lo spiantato che deve farsi prestare soldi da me per costruirsi una casa sono tre moduli, CRA, Accordo Opzioni e Notifica di Margine. Te li ho mandati nella casella.”

“Ahia. Quindi hai centocinquanta ticker in lotti bilanciati in fila, fatti per pagarmi novantaseimila all’anno e far crescere il conto. Roba ambiziosa del cazzo, Duran. Ce la fai?

“Be’, io le verruche sul cazzo non le voglio, quindi firma i moduli e rimandameli per email. Comincio a fare trading domattina per prima cosa.”

“Verruche a parte, il tetto del prestito è tipo uno virgola tre dei due che ho appena depositato dalla vendita. Ma quello è il massimo prestabile. Tutta l’idea è non prendere in prestito più del cinquanta per cento del valore per proteggersi dalle margin call con il mercato in calo. Fai leva sui soldi, non sulla casa, ma il movimento terra qui costerà uno virgola tre da solo. Le macchine le ho già comprate, sono duecentocinquanta pagati di tasca mia…”

“Non di nuovo, fra’. Ce la fai. Seicentocinquanta per cominciare…. Seicentocinquanta di margine… ecco l’uno virgola tre. Lo limi con il calo dello stipendio, se mai vendi la casa, sei a posto…”

“Abbiamo fatto un accordo questo weekend, ma ho incasinato un po’ anche quello. Ho preso un pagherò dal venditore.”

“Cazzo, amico. È un buono strumento.”

“Magari potessi contarlo nel mio anno contro di te.”

“Quanto hai preso, sette, otto punti?”

“Cinque.”

“Fra’! Ma che cazzo?”

“Già. Avevo un tizio. Mi sono coperto.”

“Ti sei coperto?”

“Devo vendere quella casa, Duran. Lei mi serve più vicina alla famiglia.”

“Già, ti capisco.”

“Allora, voi due vi prendete un affitto breve o un camper o qualcosa del genere?”

“No. Mi trasferisco nel capanno che abbiamo costruito la settimana scorsa”

“Hai già un capanno lassù?”

“È passato un mese e mezzo, quindi sì. Vialetto, capanno. Oggi abbiamo cominciato a lavorare al laboratorio, e la diga è pronta per essere riempita con la terra di scavo.”

“Perché costruire il laboratorio con i soldi così stretti?”

“Non ho comprato i materiali del capanno, Duran. Mi servono tipo duecento triassi di terra per la diga, e la prendo dallo scavo del laboratorio.”

“Devo venire a vedere questo posto…”

“Aspetta, mi chiama Stef. --- Ehi, Amore della Mia Vita. Aspetta un attimo, sono al telefono con Duran. Unisco la chiamata --- Ci siete tutti?”

“Ciao, Stef. Come stai? Ho sentito che avete venduto la casa.”

“Non ancora, Duran. Abbiamo accettato un’offerta.”

“Ma lo conosci a questo?”

“Oh, lo conosco. Ho sentito che voi due avete una scommessina in ballo. Faresti meglio a stare attento. Non lo conosci a questo, ha appena firmato un contratto da due milioni di dollari con la sinistra con un pastello.”

“Allora dove li firmo tutti questi moduli, Duran?”

“È firma elettronica, Seppia, ma credo che puoi cambiare il colore da un menu a tendina sulla riga della firma.”

“Carini voi due. Peccato che non si possono comprare azioni della Crayola. Chiamavo solo per vedere come stavi, ma vedo che ti stai divertendo un sacco. Ci vediamo a casa. Ti amo.”

“Amore.”

“Che carini.”

“Zitto, Duran.”

Capitolo 34 – martedì 2 gennaio

“Non pensavo che sarebbe mai successo. Come mai così tardi?”

“Già, capo.”

“Sì, come no.”

“Sono arrivato al lavoro prima di voi. Stavo pagando alla cassa al Lowes quando voi due siete entrati insieme come se aveste dormito nella stessa casa, e Tanner, ti ho battuto di tipo trenta minuti se conti l’attesa che il magazziniere mi tirasse giù il distributore d’acqua.”

“Distributore d’acqua?”

“Sì, distributore d’acqua. Non abbiamo ancora un pozzo, e ho tre settimane e cinque giorni per attrezzare questo capanno, o finisco in centro al Marriott.”

“Mi sembra un po’ più di un distributore d’acqua.”

“È un inizio. Caricate tutto nel capanno, per favore --- Cody, vedo che sei già sul lavoro e ci stai dando dentro. Hai sentito le mie istruzioni ieri, e sei posizionato perfetto. Abbastanza freddo per te?”

“Sì, come no. Mi sto gelando il culo, ma Cody tremava come un cane bagnato finché non è partito il riscaldamento. Gli ho dovuto ammucchiare un po’ la terra, ma lui ha buttato giù terra per qualche minuto, e ci siamo sistemati per scavare da sotto.”

“Già, è molto più sicuro. Per poco non mi tiravo giù quando ho girato la benna su un sasso grosso.”

“Lo vedo. È grosso come un quad. Bella mossa. Scendi dalla sporgenza e taglia da sotto.”

“È una rottura perché la terra mi piove addosso, e mi sto ritrovando incastrato con la terra di scavo.”

“Già, non sapevo dove scaricarla.”

“Va bene così. Cody ti ha dato un piccolo vantaggio così non stai lì ad aspettare che ci sia abbastanza mucchio da portare via. Quel mucchio ti basta fino a pranzo.”

“Dove va – la diga o il ponte di terra?”

“Ci serve la diga riempita sul retro, e non possiamo essere sicuri che questo basti, quindi la trasportiamo di là finché questa roba morbida non si compatta fino al tubo. Poi ci mettiamo sopra un altro bel trenta centimetri e si torna ad attraversare per scaricarla dietro la diga.”

“La butto giù dal bordo dove capita?”

“No. Proprio sopra il lato di uscita del tubo di scarico. Ci voglio almeno dieci camion di roba per tenerlo tappato quando tiriamo su la sezione quassù. Se l’acqua cade nel tubo, lo voglio tappato sul retro.”

“Capito. Proprio nel mezzo. Riempire il buco. Vuoi che la compatti un po’ quando comincia a riempirsi?”

“È dura compattare là dietro. Quel buco è feroce. Dieci camion sono qualcosa come trecento benne di skid piene. A quattro minuti andata e ritorno, sono un paio di giorni di avanti e indietro. Ci vorrà tempo. Ma sì, compattala man mano che il retro della diga si allunga e riesci a scendere o almeno a salire dietro. Ci vorrà un po’. Continua così. Devo andare ad aiutare Tanner qui a cominciare.”

“Va bene.”

“Allora, metti fuori i pannelli di isolante per un minuto. Dobbiamo montare qualche presa e un po’ di luci.”

“L’ho visto. Due rotoli di Romex? Centocinquanta metri?”

“Già. Questo posto non lo userà tutto, ma il Romex finisce in fretta.”

“Già, perché pianificare le linee e fare i conti? Sarebbe da scemi. Meglio comprarsi tutta la corsia e fare scorta.”

“Ah, vedo, oggi il gusto è sarcastico.”

“Te ne sei accorto, eh? Ti stai trasferendo davvero in questo capanno. Lo sapevo che era vero, credo, ma - - - un condizionatore portatile – con il riscaldamento. Ma come fanno?”

“È magia, amico. Una valvola di inversione.”

“Tutto d’un tratto trasferirsi in un capanno il trenta gennaio non sembra più così da squilibrati.”

“Oh, è da squilibrati. Non farti fregare dal minifrigo. Devo ordinare almeno altre otto batterie e farle arrivare qui e bilanciarle. Devo montare il triplo dei pannelli solari, e devo isolare questo posto, sennò non c’è quantità di elettricità che basti a tenerlo caldo.”

“Sarà accogliente.”

“Dieci anni fa, non sarebbe stato possibile. Oggi lo faccio con riscaldamento e aria condizionata e un frigorifero.”

“E in bagno dove vai?”

“Quella è l’altra cosa di oggi. Il permesso per la fossa settica è arrivato, e Robby Giles viene a vedere il punto. Potremmo avere un impianto settico da una camera installato nel giro di qualche giorno.”

“Il cesso non gela?”

“Ecco il punto. Non abbiamo acqua, quindi ogni sciacquone si versa da un secchio. Niente acqua che resta lì a gelare.”

“Non sono convinto, ma starò a guardare.”

“Per adesso guarda quella pila di materiale elettrico. Mi piace come hai impilato le categorie di roba.”

“Giornata costosa.”

“Neanche un centesimo sprecato.”

“Ti serviva proprio una pianta?”

“Sì, mi serviva. È tipo il mio canarino nella miniera. Se quella muore prima che mi trasferisco, per me è Marriott, e una specie di affido per Kitty.”

“Abbiamo un pitbull.”

“Te ne sei accorto, eh?”

“Insegna al neon.”

“Ahia.”

“Hai visto la faccia di Stef l’altro giorno quando hai detto ahia?”

“È colpa tua, piccolo stronzo. Hai cominciato tu.”

“Ehi, non dare la colpa a me se ti programmi facile. Quindi è, Back to the howling old owl in the woods… Goodbye yellow brick road ”

“Cavolo, ragazzo. Ci hai pure messo il tema.”

“Mi ha ispirato il filo giallo.”

“Allora, tornando al filo giallo nella stanza, va qui su queste pareeeeeeetiiii.”

“Non hai un lavoro fisso, ma non farti illudere, cantare non è roba tua.”

“No. Dire ai saputelli dove va il filo, quella è roba mia. Sono due circuiti separati che arrivano su questa parete. Uno dedicato nel caso voglio la caffettiera e il microonde insieme, e il frigo fa partire proprio in quel momento il compressore. Su questo lato, di nuovo due circuiti, uno dedicato alla climatizzazione. Mi serve una plafoniera e un ventilatore a soffitto con un deviatore alla porta e qui su questa parete così posso accendere la luce dal letto.”

“Letto?”

“Futon. Ma non lo mettiamo dentro fino a un giorno o due prima.”

“Hai in mente altre prese?”

“Mi servono queste due prese combinate con USB così posso caricare il telefono e tutto il resto. Quindi due prese per lato oltre a quelle già segnate. E un circuito dedicato qui in mezzo a questa parete. Qui ci metto la TV. C’è un pezzo di cavo coassiale qui da qualche parte. Dobbiamo farlo passare giù dal traverso inferiore della parete fino a sotto il capanno. Farò trasferire Directv a questo indirizzo e me la faccio installare qui un po’ prima del trasloco.”

“Aspetta. Avrai l’aria condizionata, un frigorifero, un microonde, una TV, DirecTV, Internet, un cellulare. Ci saranno altri lussi nella tua gita di glamping?”

“Avrò un maggiordomo.”

“Ma che cazzo.”

“Pensi che scherzo. Be’, Jeeves, sarai tu a riempirmi i secchi per il cesso che presto arriva nel fango. Sarai tu a prendermi le bottiglie d’acqua di ricambio quando vai al Lowes, e tutti voi mi pulirete il pavimento ogni giorno perché per me è facile fare il fango per terra e dare la colpa a voi. Inoltre, non ho modo di cucinare, quindi proprio come tu ci porti la colazione a tutti nei giorni della colazione, passerai la tua ultima ora di lavoro ad andare a prendere il cibo che ordino.”

“Solo se c’è da mangiare anche per me.”

“Affare fatto.”

“Però potresti semplicemente prenderti un barbecue.”

“Col cazzo! Non hai visto gli stessi orsi che attraversano il cantiere avanti e indietro quasi ogni giorno? Io non ci vivo in un capanno con un barbecue fuori dalla porta. E c’è un’altra cosa, Jeeves. Mi servirà anche che la spazzatura venga portata in discarica abbastanza regolarmente.”

“Anche Cody e Rusty si prendono qualcuna di queste faccende, Pa’?”

“Cody si farebbe venire troppo presto la tentazione di sputarmi nel succo d’arancia, e Rusty ha una famiglia intera a casa. Non sono sicuro di potermi permettere di sfamare cinque bocche a sera dal menu di Ruth’s Chris.”

“In centro? Se vado in centro a Knoxville a prendere da mangiare, prendo anche il piatto di Emily.”

“Adesso fai l’immobiliarista, a rinegoziare dopo che l’accordo è chiuso?”

“No, e non puoi parlare di clausole in piccolo quando l’unica pagina era la tua testa. Non oserò mai leggere quell’affare serpentino.”

“Quando hai infilato tutti questi fili e montato le prese, comincia a mettere l’isolante.”

“Grandioso, l’isolante.”

“almeno è con la carta kraft.”

“Che cambia?”

“Un lato di carta. Se non ti soffi il naso col lato rosa, dovresti stare bene.”

“Mi serve questo lavoro. Mi serve questo lavoro. Mi serve questo lavoro.”

“Carino. Quando le pareti sono fatte e i bordi di kraft graffettati ai montanti, usa quel nastro e sigilla le giunture.”

“Prese, isolante, nastro. Capito.”

“Okay, altre due cose. Ti serve un buco nella parete qui della misura e della forma di questo tubo di scarico e di questa serranda antiritorno.”

“Grandioso! Mi chiedevo in che mucchio metterla. Adesso ci arrivo. Quando la macchina è spenta, non c’è flusso d’aria, la serranda si chiude.”

“Il fuori resta fuori. E quella serranda è il trucco. Questo Midea Duo fa sia caldo che freddo, e lo scarico e la presa d’aria sono tutti in un tubo. Il segreto è la serranda a molla. Si chiude in tutti e due i sensi. Il flusso d’aria si ferma, e le alette scattano al loro posto.”

“Il barbone più al caldo sotto il ponte. Maggiordomo, climatizzatore con serranda. Di quanto è salito il prezzo del capanno con tutta sta roba?”

“Be’, il prezzo del capanno non è salito. Il capanno era finito. Questo è l’adeguamento. Gratis però non è.”

“Chi è quello?”

“Amico, non lo vedo ancora neanch’io. Sembra un camion grosso però. Sarà Robby, probabilobby.”

“Non sai cantare, non sai fare le rime. Meno male che sai usare un metro.”

“Robby Giles. Fosse settiche.”

“Sei tu Michael? Io so’ Robby Giles. Marshall m’ha detto che ti serviva un campo di dispersione.”

“Già, e tu, tu sei proprio tutto quello che mi aspettavo da una raccomandazione di Marshall Grays. Guardati, amico. Sei troppo grosso per entrare nella mia macchina, e quella faccia.”

“La mia faccia?”

“Ti hanno usato come modello per tutte quelle magliette? Non ho mai visto la faccia di un uomo così inchiodata dal suo sorriso felice come vedo qui davanti a me.”

“Siamo tutti e due garantiti da Marshall. Ognuno dei suoi è uno con cui lui non ci lavora più.”

“Adoro quell’uomo.”

“E pure lui ti stima un sacco. Questo è un progetto vero quello che ti sei preso.”

“Niente che un vero uomo del movimento terra non possa sistemare.”

“Vedo quella strada che hai fatto. Non può essere uno con le mani di pastafrolla quello che ha fatto seicento metri di ghiaia infilati tra una collina e un torrente.”

“Non lasciare l’assegno sul cruscotto quando te ne vai, ti salta via con tutte le buche in quei seicento metri.”

“Quante punte di freccia hai trovato?”

“Punte di freccia?”

“Be’, sì. Ste colline tutt’intorno erano terreno di caccia di prima scelta quando i Cherokee avevano sta terra.”

“Abbiamo trovato un vecchio alambicco. Il serbatoio era tutto incrostato, ma la serpentina di rame si vedeva chiara. Quasi verde neon che brillava da sotto la sterpaglia.”

“Probabile che ce n’è un sacco quassù se ti guardi intorno.”

“Terrò gli occhi aperti per quelle punte di freccia.”

“Vediamo il lavoro.”

“Questo ponte ci porta dal lato della fossa settica. Come vedi, i ragazzi stanno riempiendo il canalone per attraversare il torrente. Per domani avremo un ponte di terra in piano lì.”

“Mi so’ messo a guardare quel ragazzo sulla skid che compattava la terra intorno alla falla della diga col tubo. Ce l’hai abbastanza terra in questo taglio per riempire il ponte di terra e la falla della diga?”

“Il bello di avere le macchine tue. Scaviamo la base del laboratorio a fasi, scarichiamo la terra dietro la diga, e quando abbiamo finito qui, tiriamo su il ponte di terra e scarichiamo anche quello. Ci vorranno un paio di settimane.”

“Costerebbe una fortuna se lo facevi fare a me.”

“Neanche così sarà gratis, tre settimane di una squadra di tre uomini, il gasolio – per non parlare che ho dovuto comprare le macchine.”

“Comunque, quel mezzo chilometro di strada ti ripaga le macchine e anche di più.”

“Non proprio, ma quasi. Se ci aggiungo il resto della strada, la diga, e due basi di fondazione diverse – qui e la casa che verrà – si ripagano da sole.”

“Qual è l’altra base?”

“La casa.”

“Oh, allora ce l’avrai di sicuro abbastanza per riempire il retro della diga.”

“È quella l’idea.”

“Allora, ho chiamato la contea, e ho il tuo permesso e la mappa che hanno disegnato. Dove la vedi questa?”

“Proprio qui. Ho misurato quaranta metri in fuori, e l’ho tracciata tra gli alberi.”

“La vedo. Quello è un vecchio stivale di gomma cresciuto dentro il piede di quell’albero?”

“Pare di sì. Non l’avevo mai visto lì.”

“Ci devi essere passato proprio davanti mentre mettevi quel nastro per la linea di riempimento.”

“Credo di sì – la concentrazione, immagino.”

“Allora, a che ti servo a sto punto? Lo sai scavare.”

“Be’, Robby. Scavare lo so, ma di fosse settiche non so niente. Non conosco gli ispettori, e di sicuro non so quello che non so. Mi serve un professionista, e quello sei tu.”

“Be’, vedo che sei pronto. Quando ce l’hai il ponte di terra?”

“Sarà su e in piano in un paio d’ore.”

“Be’, Michael, posso venire quassù domani con i materiali e la macchina. Ti va bene?”

“Marshall ha detto che mi saresti piaciuto.”

“Ha detto lo stesso a me.”

“Allora ci vediamo domattina.”

“Oggi vado a prendere la vasca e le tubazioni del campo, le otto di mattina è troppo presto?”

“È perfetto.”

“Be’, allora ci vediamo.”

“Amore, ci sei?”

“Ehi, sono in cantina.”

“Che ci fai quaggiù?”

“Prendo questi vecchi contenitori per cominciare a impacchettare il mio she-shed domani.”

“Quindi, deciso.”

“Simpatico, anche se l’offerta salta, non ci vado da primavera a fare una giornata di lavoro là fuori, e tanto vale cominciare da qualche parte – e poi, ho lasciato la bibbia sul banco in chiesa, e voglio andare a quella Dupont Baptist questa domenica, e l’altra mia Bibbia è nello she-shed.”

“C’è un sacco di lavoro da qui ad allora. I ragazzi hanno fatto progressi enormi con lo scavo del laboratorio, il mio capanno-shangri-la ha le prese e il riscaldamento e l’aria condizionata. Ho ordinato altri pannelli solari perché mi serve più batteria se devo usare il riscaldamento, e quello della fossa settica comincia domani.”

“Com’è?”

“È lo stinco di maiale delle cime di rapa in persona.”

“Campagnolo, letto da uno yankee.”

“No, questo è così campagnolo che ha un passaporto speciale.”

“Comincia domani?”

“Dice che oggi prende la vasca e le tubazioni del campo e sarà lassù per le otto.”

“Quanto ci vuole?”

“Dovrebbe essere veloce. Probabilmente scaverà prima della merenda, e se fanno venire un ispettore, avremo un impianto per il primo pomeriggio.”

“Ma dai.”

“Già, oggi tornando a casa ho preso il cesso. Ho comprato una lastra da pavimentazione per appoggiarlo sopra.”

“Aspetta. Metti un cesso fuori?”

“Be’, sì.”

“Be’, sì, dice lui. Michael, siamo in pieno inverno.”

“Ho tre settimane per preparare quel posto per trasferirmi.”

“Tu non ti trasferisci in un capanno, Michael.”

“Devo. È proprietà condivisa. Tutta la contea ha un parente stretto che andava in un gabinetto all’aperto. Non mi integrerò mai se non lo faccio.”

“Tutta la contea non ha quella bomba a orologeria di bolla d’aria sul polmone.”

“Avevamo deciso di rimandare questa discussione a dopo la costruzione.”

“No, l’avevi deciso tu.”

“Stessa differenza.”

“Differenza diversa. Gente diversa, momento diverso. Posto diverso.”

“Forse, ma la fossa settica arriva domani, e avrò il cesso montato entro sabato.”

“Tu non vivi in un capanno, Michael.”

Capitolo 35 – mercoledì 3 gennaio 2024

“Allora, ehm, è un chilometro e mezzo di Romex in più e ritagli di isolante per finire il capanno nei buchetti?”

“Be’, sì. Il Romex si tiene facile.”

“Quindi, dici tu, buona pianificazione?”

“Esatto. Pianificato fino all’ultimo ritaglio. Oggi compriamo i pannelli per il soffitto.”

“Cody ha detto che il fratello di Meghan vuole delle ore.”

“Ah sì? Un quarto uomo ci farebbe comodo. Il deposito è arrivato oggi?”

“È arrivato ieri subito dopo che l’hai trasferito.”

“Mi piace questo sistema. Se mi dai la fattura lunedì di nuovo la settimana prossima, pago il conto in giornata, e avremo una routine. Non avrei mai immaginato che funzionasse così bene quando mi sono aperto il conto lì.”

“Non l’hai fatto apposta?”

“Be’, sì, ma non mi immaginavo di trasferire dalla mia banca così in fretta a Truist e poi sul vostro conto stipendi tutto nella stessa ora.”

“È un mondo digitale. Ho cominciato a far vedere a Cody il sistema delle fatture. Non gli interessa.

“Dagli un giorno o due. Non è uno da scartoffie.”

“Si prende appunti sul telefono. Se li manda per messaggio, proprio. Appunti del giorno. Guarda, Cody, scavato colina. 8. Rusty scavato colina. 8rh. Tanner, leccaculo, 8.”

“Almeno fa ridere. Però non ci avevo pensato. Ci serve un computer e una stampante per voi ragazzi da passarvi tra di voi. Aggiungilo alla lista della spesa per l’isolante del soffitto.”

“Aggiunto.”

“E far ridere va bene, ma questi sono documenti aziendali. Ti mando per messaggio la lista del materiale, e puoi andare a prendere la roba. Il computer è il tuo primo bene aziendale. Compralo con i contanti dal bracciolo del mio pick-up. Ci sono cinquecento dollari lì. Compra un portatile economico e una stampante portatile. Tieni lo scontrino. Robby sta entrando adesso, quindi ci torniamo dopo.”

“Giorno, Michael.”

“Ehilà, Robbie. Hai sempre questo odore?”

“Puzzo?”

“No amico, arrivi con quel sorriso che chiama giù tutte le bestiole del bosco a sentirti parlare, profumi come se fossi uscito dalla cesta del bucato pulito, e uno se ne accorge.”

“Con tutto sto fumo di sigaretta, mi stupisce che senti qualche odore.

“È medicina.”

“Ho appena fatto partire i miei ragazzi, e se la intendono con i tuoi. Cody c’ha imprestato il tuo laser rotante. I ragazzi hanno lasciato il nostro al cantiere.”

“Una linea di taglio la puoi grattare con un sasso, ma una fogna da ispezionare non la tracci col filo a piombo.”

“C’è un rimorchio pieno laggiù. Non c’hai paura che qualcuno sale di notte e te lo frega?”

“Paura no, ma certe cose ti obbligano alla scommessa.”

“Perché non ci metti una telecamera Ring come queste altre?”

“Ne ho una scatola intera, vedi? Vorrei solo che ogni bisogno arrivasse con la sua ora dentro la scatola.”

“Ogni giorno della tua vita c’ha esattamente ventiquattro ore, tranne due; il giorno che nasci e il giorno che muori.”

“Marshall mi ha detto che sei un predicatore.”

“Bel capanno questo – l’isolante in un capanno degli attrezzi.”

“Prossimamente, luci sul portico e una sedia da giardino.”

“Ti trasferisci qui?”

“In effetti, abbiamo venduto la casa su vicino a Marshall. e starò qui un po’ finché non costruiamo quel laboratorio. Tiro su qualche parete provvisoria nel laboratorio quando ci entro. Mi faccio un bagno, e sto da re, al riparo. Fino ad allora è una tazza nel fango, appesa alla tua vasca e al tuo campo.”

“Eh?”

“Io non sono un predicatore. Appena la tua fogna è fatta, monto quel cesso là fuori.”

“Nel cortile? Gela.”

“Non abbiamo ancora un pozzo. Lo sciacquone si fa col secchio dello stagno.”

“Mi stai a prende’ in giro?”

“No, amico. Ho tre settimane e quattro giorni per rendere vivibile questo capanno, e quello è il cesso. Mancano cinquecentonovantadue ore.”

“Be’, se quel cactus non è ancora gelato, mi sa che puoi sopravvivere pure tu.”

“L’ho preso ieri.”

“Magari oggi prenditi un termometro.”

“Scrivo a Tanner. Adesso è da Home Depot.”

“Dove li hai trovati sti ragazzi?”

“Stavo spargendo ghiaia con la skid steer, quinto giorno, da solo, al freddo, a tramare, a macchinare, una nebbia così fitta che mi serviva il tergicristallo…

“Tutta la roba migliore arriva su una macchina.”

“Amen. Sto lavorando. I passettini fanno gli obiettivi, e la lista era più lunga del lavoro, e se solo avessi qualcuno che mi toglie di mezzo quella sterpaglia mentre ci arrivo con la ghiaia, potrei andare avanti senza fermarmi.”

“La macchina è così.”

“Mi accendo una sigaretta, e mi viene in mente il vizio di Facebook di Stefanie, e mi metto a grattare lo schermo con un annuncio da mandarle. È lei la civetta per quella roba. Giù a Hardin Valley abbiamo conosciuto stronzi di ogni grado con me in prima fila. Stavolta la faccia ce la mette Stef.”

“Trasudi yankee da tutti i pori.”

“Yankee buono, dice lei.”

“Yankee.”

“Allora le mando il testo dell’annuncio, e tre ore dopo, tergicristallo spento, sole alto. A dicembre ho pure l’aria condizionata accesa. È come se fosse spuntato fuori da dietro quella vecchia quercia “

“Questo posto sembra proprio speciale così.”

“E adesso, eccomi qui che cerco di inventarmi una tavola o un’asse per farmi una scrivania sopra la barra di sicurezza per fare le ore e le tasse sugli stipendi e i W2 e l’assicurazione infortuni, e l’idea mi colpisce come un’epifania in faccia. Mandarlo giù in contea. Prendere una licenza da ristrutturatore, limite venticinquemila, atto costitutivo, conto in banca, il mio avvocato Deno gli può sistemare tutto, e lasciare che si tenga le sue ore, che mi tolga di mezzo la sterpaglia. Gli insegno le basi, e sono libero di inghiaiare il prossimo pezzo di vialetto.”

“Perché non ti fai la tua ditta e basta?”

“Stesso problema della scrivania. Ho un sacco di pile e non abbastanza spazio. Ho immobili da gestire, una casa da vendere, una casa da costruire, lavoro finanziario…”

“Sigarette da fumare. La salopette non profumerà di bucato se sto qua dentro tutto il giorno.”

“Buona idea. Assicurati che la mia merda scenda a valle.”

“Ehi.”

“Ehi.”

“Come va lassù?”

“Che bello che me lo chiedi.”

“Così male?”

“Per niente. Sto quasi vibrando da quanto va bene. Cody ha fatto i gradoni del muro, dall’alto in basso – tutti e quattro.”

“Bell’inizio.”

“Ha preso qualche cima di scisto, e un paio di speroni piccolissimi al ripiano di sotto, e ha preso roccia blu sul retro. Ci sono sorgenti che trasudano dappertutto. Dovremo noleggiare un martello demolitore, aprire una trincea sul retro del laboratorio per far scolare l’acqua, ma non prima di scavare novanta centimetri per tutta la piattaforma, portarla giù al livello del ponte.”

“Non capisco una parola di quello che dici.”

“Vuol dire che questo posto continua a dare. Primo giorno sulla terra nuova, e sono seduto su un tronco allo stagno che ci ho messo quarantacinque minuti per arrivarci a piedi da quant’era fitto. Sono andato a comprarmi due macchine per farmi strada a forza. Avevo un’ora in più, e ho trovato uno scalpellino per aiutarmi col ponte che solo la mia testa vedeva. Cinque giorni dopo, sono seduto su quella skid steer, e si materializza Tanner. Quel weekend mi sentivo in colpa per il tempo libero, e salta fuori un rimorchio pieno di legna. Arriva Cody. Il capanno si costruisce. Poi il solare. E adesso salta fuori una faccia da maglietta life’s-good dall’unico colpo di fortuna che abbiamo avuto a Hardin Valley ventiquattr’ore dopo che ho strofinato la lampada, e nel giro di un giorno il tizio ha scavato una fogna e ha già una vasca da quattromila litri sottoterra. Facciamo gli allacci, e abbiamo un trono nel nostro regno.”

“Regno, eh?”

“Contestualizzo.”

“Quindi, bella giornata.”

“Quarantadue e mezzo, forse.”

“Meglio di quarantatré. Ovviamente, finirai in galera.”

“Ma che cazzo?”

“L’estratto conto mostra un prelievo da cinquecento dollari dopo l’altro. Sei una segnalazione SARS ambulante.”

“È per questo che con loro ho fatto tutta sta storia della licenza, della società, della ditta.”

“L’apparenza è la realtà.”

“E la realtà è che niente è come appare.”

“Allora, dove vuoi tutto sto legname?”

“Tesoro, Tanner è tornato. Del portatile che abbiamo appena comprato te lo racconto dopo.”

“Portatile? Lascia stare. Gli hai comprato un portatile. Probabilmente in contanti, eh?”

“Accidenti, sei molto più divertente nei giorni di lavoro.”

“Vai a costruirmi la mia dannata casa.”

“Amore.”

“Amore.”

“Che carini.”

“Zitto, Tanner.”

“Non darle retta, amico. È solo acida, non riesce a incastrarmi nei suoi schedarietti.”

“Dove va sta roba, fra’?”

“Oh, i compiti non arrivano abbastanza in fretta per te? Be’, eccoti servito. Metti l’R19 qui nel capanno. Porta tutto il legno da struttura e il compensato giù al rimorchio – è per le mensole nel rimorchio così il mio laser rotante e le altre cose fragilé non vengono distrutte da voi scimmioni che buttate tutto in giro…”

“Non sono io…”

“Tutti per uno, uno per tutti.”

“Calma, d’Ar-toccaa-te…”

“Tocca a tutti, Tanner. Non è una regola mia. È la realtà della società.”

“Quindi loro manovrano i joystick, e io scarico quarantotto blocchi di cemento, trenta due-per-sei, dieci pannelli di compensato, e tutto il resto - e il termometro a che serve? Fa freddo. Punto.”

“Metti quelli nella benna della skid. Rusty li porta lassù e quei due possono usare i cric a bottiglia per sollevare ogni angolo del capanno e metterci sotto il blocco – mentre tu fai passare il filo tra le travi per farmi avere un ventilatore a soffitto. Il termometro va dentro la porta. Avvitalo. Quando hai finito, monta il supporto del ventilatore, fai passare il filo, e isola il soffitto. Sarà divertente col pavimento che si inclina di qua e di là per gli uomini dei blocchi. Io me ne vado. Devo andare da Cherokee Group a vedere se mi costruiscono una casa.”

Capitolo 36 – domenica 7 gennaio 2024

“Ciao. Io so’ Emma. Perché te ne stai seduta da sola in mezzo?”

“Io sono Stefanie. È la prima volta che vengo e non sapevo chi si siede dove.”

“Oh, noi mica siamo così formali. Che bel vestito!”

“Grazie, questi biglietti di ricette scritti a mano qui dicono che mi sono seduta al posto di una brava cuoca.

“Oh, tesoro. Quelle sono le opzioni per il pasto di metà settimana. Facciamo a turno, e mica tutti sanno le ricette.”

“Questa chiesa è stupenda. Quella stufa a legna di ghisa sembra installata insieme all’edificio.”

“L’abbiamo restaurata l’anno prima dell’anno scorso. Come ci hai trovati?”

“Abbiamo comprato un terreno proprio su per la strada, e mi ha attirato qui appena l’ho vista.”

“E sei scesa appena hai avuto un posto lassù dove stare?”

“No, è tutto il mese che penso di venire, ma viviamo ancora a Hardin Valley.”

“Quindi hai guidato un’ora solo per venirci a conoscere, non c’hai programmi dopo?”

“Facciamo da Mamaw una domenica sì e una no, ma questa è la settimana libera – chi sono tutti quelli?”

“Quella è Mamaw Mernie e la mia bambina Bernice e quello è Larry – Smettetela di fissare voialtri e venite qua. Questa è Stefanie. Ha appena comprato Trail Holler, e si sta costruendo la casa lassù.”

“Benvenuta, signora, io sono Bernice.”

“Sei una donna adulta, Bernice, ed è più facile che io venga a comprare vestiti con te che guadagnarmi un signora.”

“Benvenuta, Stefanie.”

“Ma dai, abbracciala, Bernice. Non fare la formale.”

“Io sono il capo del coro, Larry. Benvenuta.”

“Questo sì che è un abbraccio, Larry. Altro che signora.”

“No, signora.”

“Quella silenziosa là dietro è Mamaw Mernie.”

“Anche la mia Mamaw si chiama Mernie, Myrtle!”

“Benvenuta, Stefanie. Saremo così orgogliosi di stare con te - e con la tua Myrtle - ogni volta che vorrai.”

“Mamaw adesso è qui. È morta l'anno scorso.”

“E vi trovate ancora tutti a cena a casa sua una domenica sì e una no?”

“Sì, signora.”

“Tutti - ma quanto siete rumorosi stamattina - tutti, vorrei aprire la funzione di oggi con una presentazione. Diamo il benvenuto a Stefanie, Bernie mi dice che il suo nome significa le mura attorno a una città per proteggere la comunità. Benvenuta, Stefanie.”

Capitolo 37 – lunedì 8 gennaio 2024

“Bello, non solo sei arrivato per primo, la macchina è già calda, hai portato a quota tutto l'angolo dietro, e hai la terra ammucchiata tutt'intorno come un bambino a Natale.”

“Sì, il piccolo m'ha tenuto sveglio, ‘n so' sceso giù, mi so' messo a lavorà”

“Bella camminata su al buio, eh?”

“Noi qua sopra ci venivamo a caccia ‘n a pesca. Al buio ci so' stato un sacco, ma quella ghiaia t'imbroglia i sensi.”

“Tutto qui?”

“Un pochino.”

“Ehi, Tanner. Orario da banchiere?”

“Sono le 7:30.”

“Siamo Puffi.”

“Allora, ehm, hai timbrato alle 6:15”

“Sì, ho cominciato a lavorare, e poi mi sono accorto che m'ero scordato.”

“Devi stare attento – straordinari.”

“Veramente, ragazzi. Non siete dipendenti a ore. Quel marcatempo serve solo a farvi sapere quanto fatturarmi.”

“Però noi paghiamo a ore.”

“Come ho detto, sta a voi, ma i titolari non prendono straordinari.”

“Niente straordinari, capo?”

“Sta a voi. Tanner, diamoci da fare con quel capanno, Cody ha la finestra aperta lassù e fa uscire tutta l'aria calda.”

“L'aria calda entra benissimo.”

“Ahia.”

“Allora oggi isolamento del soffitto.”

“Prurito.”

“Datti da fare, grattino.”

“Cody, ricordati di ingrassare la macchina appena arriva Rusty. Quella benna cigola.”

“Ce l'abbiamo il grasso?”

“Allora, ehm, l'ho preso ieri. È sul lato destro del rimorchio.”

“Occhio. Quella sembra incazzata.”

“Cavolo, è vero, Tanner.”

“È il periodo dell'anno.”

“Che periodo?”

“Si preparano a fa' i cuccioli. Grasse, stanche, intrattabili.”

“Bell'occhio. Tienila d'occhio. Andiamo, fratello. Abbiamo un cazzo di lavoro da fare.”

“Ehi. Devin ha scritto. Dice che è qua alle nove.”

“Non vedo l'ora di conoscerlo. Dai, Tanner.”

“Allora, il ventilatore da soffitto è enorme, settantadue pollici in una stanza larga dodici piedi.”

“Sembra una domanda. La casa ha bisogno di ventilatori, e a me ne servirà uno in questo capanno quando arriva l'estate – dottrina della pietra unica.”

“Due piccioni con una fava. Dillo e basta.”

“No.”

“Rigiri e storci ogni parola. Non ti stufi mai?”

“No.”

“Ci torniamo mai su questa maniglia?”

“La lascio lì per un po'. Così ho l'occasione di fare un casino quando la trovo difettosa.”

“Sistemare la serratura prima che ti accorgi che langue, fatto. E due, togliere il piede dalla bocca.”

“Langue, eh?”

“Soffrire per incuria, il verbo.”

“Capito, vocabolario. In realtà qui c'è un discorso più grosso. Avete notato che abbiamo mollato tutta l'impalcatura dei 1099. Sapete perché?”

“È una trappola.”

“Bel tentativo, Tusty, ma qui è la parola, trappola, che conta. Non è affatto una trappola, in realtà. La trappola sono i coglioni che abusano della pratica senza neanche sapere cosa significa, e il loro 1099 si fa male sul lavoro. La causa in tribunale ti fa vedere i tuoi errori in quattro e quattr'otto.”

“Per quello c'è l'assicurazione infortuni.”

“Una bella sberla qui non servirebbe alla causa, ma per favore mettetevela nel dialogo interiore, io ho del lavoro vero da fare. Statemi a sentire. L'assicurazione infortuni non ti copre per frode, e se presenti una richiesta ti mettono alla prova. Questa è la versione breve. Lo stato, e quindi il governo federale, hanno delle regole per questo. Una lista semplice. Il tuo 1099 ha i suoi attrezzi? Il tuo 1099 si decide i suoi orari? Il tuo 1099 fa le sue offerte per i lavori? Gli dici tu al tuo 1099 dove stare e quando starci e come fare il lavoro quando arriva? E qui c'è quella grossa: il tuo 1099 può perderci dei soldi?

“Ci arrivo.”

“A tutto?”

“Se un 1099 non può perderci soldi su questo progetto, allora il 1099 è un dipendente.”

“Esatto, Tanner.”

“Wow, ehi Robby. Non ti ho neanche sentito entrare.”

“Sono salito con Rusty.”

“Lui sì che l'ho sentito. Ecco il buco nella rete. Proprio come la gattaiola fa entrare lo scoiattolo striato nella bocca del gatto.”

“Sì, come no.”

“Accidenti, c'è tutta la folla là fuori. Chi ha l'incenso?”

“Spero che voi ragazzi stavate a sentire. Quest'uomo gentile c'ha saggezza.”

“Sì, t'ho sentito, capo. Contaci.”

“Quest'uomo c'è già stato al buio, provato e istruito, così quando lo mandano a prendervi tutti quanti, la strada per uscire la conosce.”

“Chi paga chi qui, Robby. Vieni quassù a portarmi una fattura, e invece mi molli questo in grembo.”

Capitolo 38 – lunedì 8 gennaio

Quello Yankee crede de pigliarsi mio figlio, dargli più de quanto c'ho da dargli io, e tutt'a un tratto è lui il Babbo de quel ragazzo? Non il mio ragazzo. Il mio ragazzo c'ha lealtà. “Senti qua, ragazzo, tu sei leale.”

Tutti i giorni miei li ho campati in sta valle, e me lo so' pure guadagnato. Me lo so' guadagnato venendo su come veniamo su tutti noi – mai campato sopra a come so' cresciuto, mai dato arie, ho pagato il dovuto mio. Quello Yankee viene quassù, mette un cesso nel fango, si cala le mutande e crede de essere uno de noi adesso. Lui legge il Wall Street Journal però, non puoi restare genuino e leggere il Sears Robuck. “Ragazzo, non mi stai a pigliare per il culo, vero? Quell'uomo c'ha un cesso sotto al sole?”

“No, Babbo. Non ti piglio per il culo. Dice che lo deve fa'. Deve integrarsi.”

Non c'ha un ragazzo suo, crede de pigliarsi il mio. Non Cody. Cody è leale come dico io. Cody guarda e ascolta, e quel ragazzo torna a casa e mi racconta tutto quello che vede. Minacciare il mio ragazzo. Chi te credi d'essere? Mo' la paghi, ci ripigliamo la valletta, tu te ne vai a stare con Pedro, n'altro pezzo grosso che crede de venire qua e pigliare, pigliare, pigliare, ce tocca fa' ogni sistemazione giusto perché te senti a casa tua. “Ragazzo vieni qua sulla veranda e dimmi che ha detto.”

“Babbo, sto a finire sto cordone de silicone, non è facile. Quell'uomo c'ha ragione. Sto coso è stato fuori al gelo troppo.”

“Non aiuta che non c'hai la pistola, spremilo fuori con un bastone. Quell'uomo è un pelandrone. Le suole lisce dicono tutto. Te dice de buttarlo via, che non è buono.” Vengono quassù coi loro furgoni de magia nera e i loro modi da soldi grossi, dicono a un omo de buttare quello che lo fa star senza bisogni proprio qui e adesso.”

“Credo che ce l'ho fatta,Babbo.”

“Ce l'hai fatta. Ridimme che ha detto, perché t'ha messo addosso quelle carte. Dice che non ce vuole stare seduto sul bobcat a fa' le buste paga, così ti obbliga a fartele da te. Dimme come l'ha detta quella degli straordinari. Non può rifiutarsi de pagarti gli straordinari. Questo è un reato nuovo de zecca.”

Capitolo 39 – lunedì 8 gennaio

“Bill.”

“Ma che diavolo?”

“Stavo andando all'Exxon a prendere le sigarette, e ho visto il tuo furgone. Allora, questo è il centro comunitario.”

“Già. È qui che verrai a votare quest'autunno.”

“Ho visto questo posto il primo giorno che sono salito quassù. Mi fai vedere dentro?”

“Non ho la chiave, ma soprattutto, se torna mia cugina Emma e tu sei ancora qui, ti mette sulla lista delle donazioni prima che io riesca a dire, poverino te.”

“È Stef - - - Ehi.”

“Ehi. Che combini?”

“Oh, bello mio.”

“Addirittura, eh?”

“E non è tutto. Sono nel parcheggio del Community Center con Bill Thompson. E mi è appena caduta addosso una valanga.”

“Nevica lassù?”

“Oh, no. Spiagge di sabbia bianca e acqua così limpida che ci vedo tutta la tua aria della domenica. Quella signora che hai conosciuto in chiesa questa domenica, è la cugina di Bill.”

“Oh cavolo! E adesso che ci penso, dovresti restare per il giro. Stef, vieni anche tu?”

“Neanche per sogno, Michael. Vattene da lì. Non sei ancora pronto per Emma. Ci vuole parecchio di più di un cesso in riva al laghetto per guadagnarti credenziali del genere.”

“Bill, a chi stai scrivendo?”

“Vattene da lì Michael. Non sento tua madre che ti chiama?”

“Sua madre è morta.”

“Appunto.”

“Bel tentativo, Bill - - - Sono nel pick-up. Modalità decollo attiva”

“È fantastica. Te lo giuro. Ma non è ancora pronta per te, e moltiplicala per Bill, e viene fuori un conto grosso.”

“Porca puttana. Era in chiesa. Sta uscendo dalla porta principale, telefono in mano.”

“Oddio. C'è mancato poco.”

“Voglio dire, non sarebbe la fine del mondo.”

“No, non è quello. È che voglio presentarti io – in un ambiente controllato. Sei un selvaggio. Saresti già fino al collo in quella tua gag degli insulti da caricatura, e tutt'a un tratto la domenica lascio il mio piatto intatto.”

Capitolo 40 – martedì 9 gennaio

“7:45, e tutti e quattro qui prima di me. Ci mancano solo il bidone per bruciare e tre pollici di banchina in più. Quattro macchine parcheggiate nella piazzola, e questo bestione ci sono passato a malapena.”

“Ehi, capo.”

“Giorno Cody.”

“Questo è Devin.”

“Ehi, Devin. Benvenuto a bordo. Rusty, vuoi un passaggio su per la collina visto che vado da quella parte?”

“Sì, come no.”

“Ehm, e noi?”

“Voi state tutti benissimo. È solo che lui si stava avviando da quella parte, e volevo fermarlo.”

“Sì, ci sto.”

“Allora, gente, cosa c'è in programma oggi?”

“Il capo sei tu.”

“No, io sono il proprietario di casa. I capi siete voi.”

“Giusto, beh, io e Cody ieri abbiamo avviato bene la piazzola, e il ponte di terra è in piano attraverso il burrone. Sembra un po' basso, ma quando la piazzola è tagliata appena sopra la quota della fossa settica, sarà in piano da tutti e due i lati.”

“Quasi finito?”

“Probabilmente oggi tiriamo fuori tutta la terra e la portiamo dietro la diga.”

“Braccia e mani dentro la vettura per tutti i seicento piedi. Tanner, il capanno è isolato?”

“Ehm, ci ha aiutato Devin dopo che tu te ne sei andato prestissimo ieri.”

“Oh, mi sarò scordato di timbrare l'uscita o qualcosa del genere.”

“Almeno firma l'uscita. Ti ho aspettato tutto il pomeriggio.”

“Okay, giusto. Almeno dillo a tesorino qui che me ne vado. Se qualcun altro ha sentito la mia mancanza, gli serve delle scuse.”

“No.”

“No.”

“Io no.”

“Beh, Tesorino. Mi sa che tocca a te far vedere il tuo lavoro – invece della mia mancanza di lavoro. Devin ha aiutato. Riprendi da lì.”

“Devin ha aiutato con l'isolamento nel soffitto, e abbiamo nastrato ogni giunta. Il ventilatore da soffitto è montato, e ti sbatte fuori dalla stanza se lo metti al massimo.”

“Il ventilatore che fa per me. Va bene, ragazzi, fine della corsa. Ai vostri posti di combattimento, e io faccio il giro del cantiere. Rusty. Questa diga è fantastica! Vedo che mi hai pure sistemato un po' il posto macchina.”

“Sì, c'era da livellare dietro così non devo girare attorno all'Hummer a ogni carico.”

“Quando finiamo i viaggi avanti e indietro, parcheggerò comunque vicino al capanno. Possiamo ricavare uno spazio dietro quel coso, e non sarò d'intralcio al lavoro.”

“Allora, ehm, Tanner. Il capanno è in pari? Vedo da qui che ieri l'hanno sollevato sui blocchi.”

“Tutto quello che c'era sulla tua lista è fatto.”

“Siete stati produttivi ieri. Andiamo tutti giù al rimorchio. Un'ultima cosa di logistica del cantiere prima di passare alla fase tre del capanno.”

“Mi servono attrezzi?”

“No, Devin, questo qui è già un attrezzo che basta.”

“Ahia.”

“Allora, non chiedergli dov'è stato.”

“Giusto Tanner, e neanche i miei checcazzofai. In parole povere, tu sei il suo capo, non il mio.”

“Non lo rifaccio più.”

“Vedremo. Ho un altro giro di promemoria in coda ogni volta che te ne serve uno fresco. Allora, quello che facciamo col rimorchio è, spostare tutti gli attrezzi su un lato o fuori, a seconda dello spazio che serve. Il bello è che potete giocare con tutte le cose. Tutti lavorano sul rimorchio così tutti sanno con cosa abbiamo da lavorare.”

“Sì, Come no.”

“Questo ci porta alla lezione aziendale della mattina.”

“Le pulizie di primavera in aziendalese.”

“Ecco Devin. Si inserisce alla perfezione. Il programma è, legale. L'argomento è la lista dei test del 1099. Titolo, il tuo 1099 ha i suoi attrezzi?”

“Capo, tu non hai dato tutti sti attrezzi…”

“Calma i bollenti spiriti. Questi attrezzi fanno parte dell'argomento, ma… lavorate ragazzi. Non è un'aula universitaria. Non mi servono otto bulbi oculari appiccicosi che mi fissano. Prendete le cose e mettetele nei posti. Ci serve un'intera parete del rimorchio libera e sgombra così possiamo costruire gli scaffali. Catena umana. Io canto mentre voi lavorate.”

“Passami prima i miei set di cricchetti.”

“Cody stamattina ha mangiato uova e bacon, ha nutrito il cinico che è partito a tutto gas con tutti i sensi, con un ultimo nervo che balla per rendere la posta più dolce”

“Per l'amor di Dio, Rusty! Vai fuori con quella roba!”

“Te l'avevo detto che quel ragazzo sa fare scorregge.”

“Non ne esco vivo. Non ce la faccio. Statemi a sentire, o vi chiudo là dentro con quella. Sono esattamente le 7:53. Dobbiamo portare fuori la roba. Rusty e Cody tornano sulle rispettive macchine – oggi vi scambiate i posti. Voglio vedere Rusty scavare. Tanner e Devin costruiscono gli scaffali, e poi tutti ci ritroviamo qui per rimettere a posto gli attrezzi.”

“Sì, come no. Tanto ero stufo di girare in tondo.”

“Ho paura a salire su quel coso, per come scorreggia. Quasi quasi meglio restare chiuso nel rimorchio con una fresca che dentro quel bobcat con cento vecchie.”

“Allora la cartina tornasole chiede, il tuo 1099 ha i suoi attrezzi. La risposta per ora è no. Ma, Tanner, oggi si comincia col sì. Quando vai da Home Depot per il giro della mattina, voglio che prendi a Cody qui un set di cricchetti. E ogni giorno quando andiamo a prendere qualunque cazzo di cosa ci siamo scordati l'ultima volta, voglio che compri un attrezzo nuovo per la ditta. Fra non molto non saremo più pieni di stronzate.”

“Allora, e la questione dell'autonomia?”

“Quella fresca è la richiesta. Ve le accumulo io. Ripetete dopo di me, ragazzi. Non fatturerò troppo al brav'uomo cazzeggiando con questo progetto usa e getta. Lavorerò con diligenza e professionalità con un occhio a imparare il mio attrezzario e tornerò al lavoro prioritario il più in fretta ragionevolmente possibile.”

“Il gatto se ne va. Non fate i topi.”

“Devin. Sveglio come pochi. Voialtri avete qualcosa?”

“Scusa, capo. Stavo a lavorà ‘n m'so' perso l'ultimo pezzo.”

“Sì, come no.”

“Abbiamo una settimana per finire questo. Poi tutti a Hardin Valley per due settimane a impacchettare. Io vado al cesso. Mi chiama l'ufficio amministrativo.”

Capitolo 41 – martedì 9 gennaio

“Ehi.”

“Ehi.”

“Chiami ogni giorno sempre più presto.”

“I ragazzi sono in fila, e ci stanno dando dentro. Sto per visitare il trono per le corse inaugurali…”

“Sei proprio schifoso.”

“Cristo santo! I procioni mi hanno battuto sul tempo. Aspetta che devo fare una foto a questa.”

“I procioni ti hanno cagato nel cesso?”

“Aspetta.”

“Se mi mandi una foto di cacca di procione, chiamo qualcuno.”

“Mandata. Allora, i ragazzi hanno cominciato. Ho un po' di affari da sbrigare qui, e poi al capanno per la mia prima mattina in ufficio da novembre. Ho un posto dove lavorare, Stefanie. Non è più un ospedale da campo all'aria aperta.”

“Ooh, guarda le loro zampette fangose. Me li vedo già, ‘che diavolo è sto coso, Lenny?’ ‘Questo tizio ci ha costruito una stazione per lavare il cibo, George.’”

“Lo vedo. Ma di sicuro mi servono i rotoli di carta sulla lista.”

“Eccome se ti servono. Ieri sera là dentro ci hanno messo in scena un intero spettacolo.”

“Allora, stamattina è arrivato il tubo.”

“Tubo?”

“Già, i progetti della casa che abbiamo ordinato sono arrivati per posta, buttati nel vialetto perché non entravano nella cassetta, e non vedo l'ora di srotolarli. Prossima cosa da fare per me è sbattere giù un po' di compensato e tirare su un tavolo al volo. Poi devo fare il giro di chiamate a freddo alla lista delle imprese.”

“È già ora per quello?”

“Ho i progetti. Ho i permessi per la fossa settica. Tu non vuoi pregare Mike Maddron, quindi devo darmi una mossa. Devo anche trovare qualcuno che faccia lo spritz di calcestruzzo su quel muro a gradone alla base dell'officina.”

“Quello è finito?”

“Quasi. Poi mi servono i tubi per il canale di scolo dello sfioratore. La diga riparata è fantastica. Non mi ero reso conto di quanto fosse grosso e profondo quello smottamento. Aveva letteralmente scavato un buco nel lato dietro fino ai piedi della diga.”

“Crollerà?”

“Sarebbe crollata entro pochi anni di sicuro. Finora ci abbiamo messo dentro camion interi di terra di scavo. Quando spostiamo il tubo dello sfioratore, è tutto a posto.”

“Perché stamattina hai prelevato altri cinquecento?”

“Mi stai facendo una verifica fiscale?”

“No, Michael. Le segnalazioni SAR esistono davvero. Se compari nei nostri archivi, io ho delle risposte da dare.”

“Sei un'ispettrice fiscale dello stato, Stef.”

“La scrivania di Phil, Michael.”

“Certe cose vogliono solo contanti.”

“Va bene, prendi appunti.”

“Non mi serve. Le fatture mi dicono cosa è successo ogni giorno. Se qualcuno me lo chiede, incrocio i prelievi con i lavori del giorno, e ho la risposta.”

“Qual è il gusto di oggi?”

“Ho prelevato contanti così Tanner può comprare un attrezzo ogni volta che va da Lowes.”

“E questa che storia è?”

“Non può metterlo a bilancio come bene della loro ditta se l'hanno comprato con la mia carta di credito.”

“Questa è decisamente evasione fiscale.”

“No, Stef. Gli attrezzi non sono deducibili. È una scala di passaggi. Letteralmente. Gli faccio comprare una scala.”

“Non sei divertente.”

“Tutto pronto, capo.”

“Ehi, Cody. Non ti ho visto salire. Ingrassa le macchine. Arrivo tra un minuto.”

“Tanto devo andare. Prendi appunti, Michael.”

“Ti amo.”

“Sarà meglio.”

“Che carini.”

“Zitto, Rusty. Cody, ieri sera ti sei sistemato con quel computer?”

“Tanner l'ha lasciato, ma Lonnie l'ha preso prima, e l'ha fatto cadere, subito. Lo schermo è rotto.”

“Cavolo. È martedì, bello. Devi darmi le fatture così faccio il versamento, e la banca vi paga venerdì.”

“Puoi pagarci in contanti e basta. Sono sicuro che a nessuno gli dispiace.”

“Non è così semplice, Cody. Se saltiamo una settimana di buste paga in banca, tutto quanto va di nuovo fuori programma, e dobbiamo rimetterci in carreggiata.”

“Scusa.”

“Sì, le scuse contano. Gli incidenti succedono però. Ma queste cose devi dirmele così posso starci dietro.”

“Non è responsabilità tua. La ditta è nostra.”

“Okay, l'hai detto a Tanner?”

“Me so' scordato.”

“Quindi niente telefonata ieri sera, per avvisare qualcuno. Te lo sei scordato stamattina. Meno male che stavo facendo conversazione con te, se no non avrei avuto il tempo di mollare tutto quello che avevo in programma per un giro da Walmart e passare quel che resta della mia giornata con Tanner a rimettere su tutto il sistema sul computer nuovo.”

“Potresti pagarci in contanti questa settimana e basta.”

“Cody --- Sali sulla macchina e basta.”

“Ehi.”

“Ehi.”

“Ancora tu? Pensavo di aver bloccato il tuo numero.”

“È l'unico conto a nome mio. Ti serve il mio permesso per bloccare il mio numero.”

“Non funziona così.”

“Sì, sono distratto.”

“È l'Hummer quello che sento in sottofondo?”

“È silenzioso, tesoro.”

“Non quando il finestrino da fumatore è aperto.”

“Ti sfugge mai qualcosa?”

“No. E quell'ultimo prelievo da cinquecento dollari, stavolta da Region's sulla Chapman Highway, insieme alla tua voce, e alla mia confusione visto che mi aspettavo che chiamassi per rivendicare il mio spazio ufficio adesso che lo vedi sui progetti, e mi viene da pensare che c'è qualcosa sotto.”

“Lonnie ieri sera ha fatto cadere il computer. Ha rotto lo schermo. Dovevo andare a prenderne uno nuovo in fretta così possono mandare le buste paga ed essere pagati venerdì.”

“Michael. Il computer di ieri l'hai pagato in contanti. Hanno uno scontrino per un computer. Chi se ne frega se devi sostituirne cento, non c'è bisogno di usare contanti ogni volta.”

“Oh, Cristo! Questa mi ha preso nel pieno del da fare. Andavo a scintille su tutti gli anodi, grandi progetti di provare il cesso, e invece è saltata fuori sta merda.”

“Almeno i rotoli di carta li hai presi?”

“Merda!”

“Tanner. Mi sono scordato di firmare l'uscita, ma non sono l'unico colpevole nella tua pedagogia dei-guai-di-giornata.”

“Cosa - - - pedagogia. Una nuova. Sentiamo.”

“La scienza dell'insegnamento.”

“E allora non sarebbe la tua parola, e la mia sarebbe corso o lezione?”

“Qui sono già eliminato. Tre conversazioni, e mi prendo un sacco di botte a ondate crescenti.”

“Quello è un portatile nuovo?”

“Beh, quella è la mia scialuppa e la tua ancora. Il computer l'hai lasciato ieri sera, giusto?”

“Sì, Cody e Meghan erano al Seymour Grill con la bambina, così l'ho dato a Lonnie.”

“Beh, la catena di custodia ha fatto cilecca. Lonnie in qualche modo ha rotto lo schermo prima che Cody lo avesse mai in mano.”

“E l'ha detto a te, non a me?”

“In realtà non l'ha detto a nessuno. Stavo per insegnargli a fare le fatture con i dettagli così poi posso ritrovare i fatti, e il tizio me lo dice, quasi come una sinapsi che fa cilecca. Come se volesse dire tutt'altro – che secondo me è che vuole essere pagato in contanti perché mi ricordo che abbiamo discusso tutto questo sistema davanti a lui, e ha detto due volte che potevo pagare in contanti venerdì e basta.”

“Allora sistema il computer per farli pagare venerdì.”

“E un tetto massimo di tre lamentele in tutto. Sono pieno, e una lagna di troppo fa saltare la diga.”

“Ci sta.”

“Comincia con le ore di questa settimana. C'è una regola negli affari; non infrangerla mai. L'uomo viene pagato il giorno di paga. Non mi importa se devi impegnare il tuo C-Pap, ti metti a impegnare e paghi il giorno di paga.”

“Il mio vecchio capo…”

“Fratello. Le ho sentite tutte. Una regola. Senza eccezioni. L'uomo lavora, l'uomo viene pagato. Punto. Capo vecchio, capo nuovo, uguale al capo vecchio, a me non importa. Tu, capo, paghi il giorno di paga. Ora, cosa stavi per dire?”

“Non potrei essere più d'accordo.”

“Cosa posso fare per guadagnarmi quei soldi?”

“Ehi, Devin, da dove sbuchi?”

“Stavo aiutando i ragazzi – mi hanno fatto tenere quel coso, l'asta per misurare.”

“Stavano battendo la quota?”

“Sì, quello.”

“L'hanno inquadrata?”

“Sembra di sì. Hanno detto qualcosa tipo sette pollici e mi hanno detto di venire qui.”

“Mezzo piede dalla quota. È stato veloce. Tanner. Prendi questo numero di telefono. È uno del calcestruzzo spruzzato che ho trovato su Facebook. Non farmi dimenticare di far chiamare Stef oggi - - ripensandoci, dammelo subito. Chiamo io. Sistema Devin da dove avevi lasciato qui dentro.”

“Vuoi le buste paga finite?”

“Voglio tutte e due. Funziona così. Io abbaio, tu consegni il pacco.”

Capitolo 42 – lunedì 15 gennaio 2024

“Buon lunedì, signori. Quasi tutti conoscete Stefanie. Stefanie, questo è il ragazzo buono, Devin.”

“Ciao, Devin.”

“Io e Tanner andiamo a prendere un rimorchio. Voi ragazzi seguite Stefanie. E non perdete tempo. La diga è tappata e aspetta. Ci vediamo.”

“Ti amo.”

“Ti amo anch'io.”

“Okay, ragazzi. Qualcuno vuole i pancake?”

“Beh, Sì.”

“Sì Come no.”

“Coi mirtilli?”

“Certo, Devin, senza mirtilli non sono pancake.”

“Io li prendo senza.”

“Sì.”

“Okay, due con, due senza. Mentre faccio quelli, andate a quel capanno laggiù e cominciate a tirare fuori tutti quegli scatoloni che ho imballato.”

“Tipo qui?”

“No, metteteli sulla veranda là fuori. Vi chiamo quando sono pronti. Devin, tu stai con me. In soggiorno, devi finire di incartare e imballare quei piatti e metterli negli scatoloni.”

“Bro, te l'ho detto che è ricco.”

“Alle ragazze piacerebbe un sacco qui. Quel pontile è da paura!”

“Io voglio solo andare a pescare.”

“Scommetto che non c'ha manco una canna.”

“Probabilmente ne c'ha dieci.”

“Domani ne porto una.”

“Cody, quell'uomo non ti fa pescare, ed è metà gennaio.”

“E allora che vuol dire? I pesci so' sempre pesci. Devono mangiare, proprio come noi.”

“Come ha fatto a infilare qua dentro tutti sti scatoloni?”

“Bro, guarda in questo. Sono tutti orecchini ancora sul cartoncino del negozio. Deer-View Design Company. E a me mi chiama ladro. La sua donna c'ha scatoloni de roba rubata.”

“Esci dalla roba loro, Cody. Non sono affari tuoi cosa c'è in quegli scatoloni.”

“Questo c'ha le collane de perline.”

“Cody!”

“No, bello. Quest'uomo mi chiama ladro, ‘n eccolo qua che c'ha un capanno intero pieno de roba rubata.”

“Cody smettila di aprire quegli scatoloni. Io ne ho già quattro sulla veranda, e tu stai lì col culo per terra a fare shopping.”

“Beh, e perché no? Li ha rubati lei, perché io non posso prendere una cosina luccicante o due per le ragazze?”

“Cinque scatoloni, Cody. Un capanno intero pieno. Andiamo.”

“Sì, vai fuori un attimo. Ti vengo dietro.”

“Ragazzi! Pancake.”

“Sono fantastici, Stef. Grazie mille. I mirtilli sono perfetti.”

“Sì, così croccanti.”

“Come li fai così soffici ‘n pure croccanti.”

“Tu cucini, Cody?”

“Beh, no. Ma lo posso dire a Meghan.”

“È solo Bisquick. Lo spremi nella padella e cuoci. Quando finiamo, vengo fuori al capanno prima che gli scatoloni vengano caricati. Ho un mucchio di orecchini e collane e roba così che faccio e vendo ai mercatini dell'artigianato. Ultimamente sono super impegnata, e non sono --- comunque, ci sono sei signore là fuori che stanno per ricevere un paio di sacchetti di bottino.”

“Non devi farlo.”

“Lo faccio. E Michael non è de ‘ste parti, ma io sì, e so pure come alzare il tono. Non ce n'è uno di voi che sa come togliersi l'orgoglio dai piedi, quindi il piano è che Rusty sceglie il bottino di Cody, e Cody sceglie il bottino di Rusty – Devin, tu ce l'hai la ragazza?”

“Sì.”

“Sette ragazze! Allora è una festa.”

“È una casa bellissima, Stefanie.”

“Io sono solo contenta che ce ne andiamo.”

“Mannaggia, perché? Ci saranno cento stanze qua dentro.”

“E quel pontile. Alle mie ragazze laggiù gli spunterebbero le branchie.”

“Il problema è quello, non il pontile, le stanze. Ne usiamo tre, e sono abbastanza sicura che non sono cento.”

“Magari ce n'è un paio nascoste che non hai ancora trovato.”

“Può darsi. Questo qui ha costruito un bunker al piano di sotto.”

“Ma va'. Non è vero.”

“È vero. Dice che ne costruisce uno anche nella casa nuova.”

“Dov'è?”

“Dai, vi faccio vedere.”

“Stai a mentì”

“Una signora non mente mai, Cody. Prendiamo in giro. Tormentiamo. Ma non mentiamo mai.”

“La mia donna mente.”

“Okay, mentiamo. Gli esseri umani mentono. Un sacco. È la più umana delle condizioni umane. Ma un gentiluomo non la smaschera mai – non davanti agli estranei.”

“Tranne la po-lizia. Il vicino chiama per una lite, e se non fai notare che lei mente, sei al gabbio prima di aver avuto il tempo de prendere il numero del garante dal telefono.”

“È degenerata in fretta.”

“Sì, come no.”

“È mia sorella. Cody ha ragione. Mente.”

“Mai una discesa di scale è stata più intonata al tono di una conversazione.”

“Eh?”

“Questa è la sala Media.”

“Lo sapevo. Voi siete famosi, solo che io non vi conosco. C'avete una stanza intera solo per incontrare la stampa.”

“Sei un idiota, Cody. Vuol dire la stanza della TV.”

“Stavo solo a scherzà, Rusty.”

“Posso solo dire, quel bancone è più grosso del Chatterbox sulla Chapman. Davvero.”

“Quello c'era già con la casa quando l'abbiamo comprata. Il mio piano era di strapparlo via, e Michael voleva farne una zona colazione multigenerazionale. Ha messo quel piano cottura, e il retrobanco non l'ha mai tolto.”

“Meglio che quelli della Dupont non vedano quel bancone, non ti saluterebbero mai più nella corsia delle birre.”

“Come fai a sapere che sono andata alla Dupont?”

“Le colline c'hanno l'eco.”

“Le orecchie di Dio.”

“Ci sono camere da letto anche quaggiù?”

“Sì. Passate dritti da quella. Quello era il vecchio muro di fondazione. L'abbiamo tagliato e abbiamo fatto tutto questo secondo seminterrato --- forza. Trovate il bunker.”

“Beh, è questo.”

“No. questa è la parte normale. La stranezza è nascosta.”

“Lo è sempre.”

“Le orecchie…”

“Non ti azzardare. Neanche per idea. Tu alle orecchie di Dio non fai ahia.”

“Bello, adesso li ha nel seminterrato annesso.”

“Annesso?”

“Fa lo stesso. Li ha messi a cercare la porta del bunker.”

“È stata una cosa pazzesca. Io non l'ho mai trovata, e ci ho passato ore là sotto a portare fuori gli attrezzi.”

“È un bel nascondiglio. Lo scaffale in bella vista funziona.”

“È quello, ma è tutta la stanza che fa da travestimento. Se non fosse una stanza piena di scaffali anche in mezzo, gli scaffali lungo il muro – l'avrei trovata.”

“È stato un nascondino divertente. Cody adesso è fuori che guarda dentro.”

“Non la troveranno.”

“Devin l'ha toccata. Ha tirato lo scaffale. Meno male che ho messo il perno. Di solito non lo lascio lì.”

“Una rottura di palle allungarsi e tirarlo fuori ogni volta – devi già aprirla, ma poi c'è il lettore di impronte digitali. Vorrei essere lì a vedere la loro faccia quando lo vedono.”

“Dici sul serio? Una porta nascosta e un bunker?”

“Te lo direi, ma dovrei avere uno sconto.”

“Ci sto già perdendo soldi così.”

“Tanner, se avessi un nichelino per ogni dollaro che quest'uomo dice di perdere, avrei il camion e il rimorchio gratis.”

“Un camion nuovo mi farebbe comodo.”

“Beh, trova il cugino di questo qui. Un affare di famiglia, perderci soldi sulle cose che vendono.”

“Dico sul serio. Ti posso far vedere la fattura.”

“No, non farmi vedere il tuo giochetto per le tasse, mia moglie lavora al fisco, e ho già abbastanza guai senza diventare tuo complice a fatto compiuto.”

“Lì t'ha fregato, Tom.”

“Ehi, abbassa la voce là. Sono io che mi sono portato un compare. Tom qui è da solo. Balla, Tom.”

“Questo è diverso, Tom. Attento.”

“Lui lo vede, Tom. Tanner lo vede. Dai. Tira fuori la matita appuntita. I prezzi a pastello con me non funzionano.”

“AHAAAA! L'ha trovata!”

“L'hai sentito? L'hanno trovata.”

“Aspetta --- Tesoro – mi senti?”

“Ti sento. Tu mi senti?”

“È un po' disturbato, ma abbastanza bene. Cody, bel lavoro a trovarla.”

“Sì, Era nascosta bene. Troppo forte che c'hai un lettore di impronte qua sopra.”

“Senti, Tom. Il tizio c'ha un lettore di impronte sul suo bunker. Forse è ora di gettare la spugna.”

“Tesoro, di' a Tom qui di prendere l'assegno. L'ho fatto da seimila, e questo crede di tirarmene fuori sette e cinquanta con la scenetta della fattura.”

“Non è la tua mossa migliore, Tom. Quella se la mangia per divertimento. Quest'anno ha già comprato quattro macchine.”

“E questo è il mio terzo rimorchio qui questo mese.”

“Quell'Hummer è una di quelle, vero?”

“Sì.”

“Vada per i sei.”

“Mi serve anche un gancio ribassato con la sfera, in omaggio. L'Hummer è alto sedici pollici da terra.”

“In omaggio?”

“Già.”

“Va bene.”

“Ecco l'assegno, Jeeves. Io vado verso casa. Attaccalo al tuo camion e seguimi.”

“Ti sei appena fatto dare un gancio in omaggio, e non lo traini neanche tu?”

“Sì, Tom. Proprio così. Grazie del promemoria, amico. --- a casa fra dieci, tesoro. Amore.”

“Amore.”

“Va bene, Tanner metti in retro quello fra i due capanni. Dobbiamo caricare prima gli scatoloni così i mobili vanno sopra e quando arriviamo al magazzino i mobili vanno dentro per primi e gli scatoloni sopra a quelli.”

“Bell'occhio, Stef.”

“Facile. Penso che resterà lì un anno, e mi servirà della roba. Tanto vale pianificarlo in anticipo.”

“Pancake, eh?”

“Già. E tu non ne avrai. Tanner, aspetta con quello scatolone. Ho dato ai ragazzi un po' di roba per le loro donne. Ne ho messa da parte un po' per te, in più le ho scelto una cosa speciale come regalo di fidanzamento.”

“Hai tutto sotto controllo. Io scendo di sotto a organizzare le cose per la fase due. Fatemi portare il rimorchio quando avete finito.”

“Neanche per sogno. Non resterà un centimetro libero quando ho finito. Andiamo a scaricare al magazzino, e poi te lo prendi.”

“Uno si compra un rimorchio, e lei glielo sfila da sotto il naso.”

Capitolo 43 – martedì 16 gennaio 2024

“Giorno due, ragazzi.”

“Pancake?”

“Non oggi. La chef Zuppetta è fuori a pignorare il cassetto dei soldi della concorrenza proprio mentre parliamo. Adeguamento sotto tiro di distintivo.”

“Magari ci potrebbe pignorare un po' di uova e bacon.”

“Devin colpisce ancora. Però hai qualcosa in mano. È quasi una settimana che non offro la colazione. Ordino qualcosa su Uber Eats.”

“Io prendo….”

“Icaro, ci penso io.”

“Stefanie è più gentile.”

“Fai l'accademia di polizia, lavora per strada, guadagnati il distintivo da detective dopo anni di corsi facoltativi e poi una raffica di corsi mirati. Interroga centomila bugiardi, e poi puoi andare a fare colazione con lei.”

“Io prendo qualunque cosa.”

“E quei pancake, quelli erano la tua lettura dei diritti, ragazzo. Spero che hai avuto il buon senso di avvalerti come si deve. Lei passa dritta sopra a un credo di volere un avvocato.Povero Cody qui, movente, mezzi e opportunità e ha dimostrato che ha imparato. Stavolta ha avuto il buon senso di rimettere quei gioielli di plastica nella scatola, ma non resiste a trovare il perno nella porta.”

“---”

“Tutti prendono uova e bacon con French toast. Allora ecco la giornata. Riempite questo rimorchio con gli scatoloni di ieri. Rusty e Cody lo portano al magazzino e Tanner e Devin continuano a impacchettare l'officina.”

“E non sputate più il tabacco dal mio finestrino. Non voglio quella merda che mi cola giù per la portiera.”

“Va bene. Allora portatevi i bicchieri per sputare.”

“E non lasciateli nel portabicchieri.”

“Okay, Tanner. Grazie per aver lasciato il tuo camion ai ragazzi. Ragazzi non fate i coglioni irrispettosi. Niente secchio che si porta in giro il gusto.”

“Ricevuto, capo.”

“Tanner, porta Devin fuori in officina. Ci trovate trenta contenitori di plastica rossi pronti. Voglio che voi due impacchettiate fino all'ultimo attrezzo a mano in quell'officina. State attenti a non mettere troppo peso in un contenitore solo così non crolla nel rimorchio.”

“Allora, vuoi che tengo i raggruppamenti?”

“Succederà da solo. Vedrai. Etichettate i contenitori col pennarello che vi ho lasciato là fuori. Quando tornano i ragazzi, io e te andiamo a comprare un altro rimorchio.”

“Mi prendi per il culo?”

“No, Ci servono per il cantiere. Adesso non posso spiegare. Ho chiamato quello del calcestruzzo spruzzato, e mi ha risposto per messaggio. Ha detto di richiamarlo alle dieci. Devo fare quello, e devo ordinare la colazione. Cominciate.”

“È parecchio intenso, eh?”

“Ci vuole un bel po' per abituarsi.”

“Non come lo descrive Cody però.”

“A Cody non sta molto simpatico.”

“Ripetilo due volte.”

“Il tizio agisce in fretta. Adesso ti fa pure rigirare le parole. Ti piace Elton John per caso?”

“Country Comfort? Non ci credo che ti fidi a prestargli il tuo camion.”

“Ho scelto di farlo appena lui non mi ha lasciato altra scelta.”

“Ci arrivo. Intenso.”

“Tu vivi con tua mamma, giusto?”

“Già.”

“Perché Cody e Meghan vivono con Lonnie?”

“Non lo so. Quel posto è una topaia. E mi ricordo che negli anni Lonnie era sempre lì lì per essere sfrattato. È come se la mamma mantenesse in piedi tutta quella famiglia.”

“Cody non ti piace?”

“Sì che mi piace. Si guadagna una brutta fama, ma è sveglio. Mi ha aiutato a capire un sacco di cose quando crescevo. Capisce le cose, tipo le cose fuori centro. Ma le indirizza verso la provocazione.”

“C'è un sacco di roba infilata lì dentro.”

“Cody è un sacco di roba. Ti ricordi l'ultimo anno?”

“Non nel senso che sembri intendere tu. Ho conosciuto Emily all'ultimo anno, quindi ero – in un altro mondo.”

“Voi due vi siete appena fidanzati, vero?”

“Già.”

“Questo lavoro ti fa bene. Potrebbe far bene anche a Cody, ma è come l'ultimo anno. La Wiggins gli stava sempre addosso. Sembrava che ogni giorno lo teneva contro un muro o nel suo ufficio, lui che si dimenava. Ho sentito un sacco di cose, e lei gli chiedeva in continuazione perché aveva fatto questo o perché non aveva fatto quello, sempre partendo da lui come se si stesse sabotando il diploma da solo.”

“Pensi che non si è diplomato per far dispetto alla Wiggins?”

“Non che lo penso, ma tipo che è plausibile. È dispettoso – ma senza motivo. Solo perché il dispetto esiste, ecco perché. È quello che intendevo sul fargli usare il tuo camion.”

“Bello, ti capisco, dispettoso.”

“Cavolo, è stato veloce.”

“È stato facile, come tutto a The Drip. Chiamo uno, e uno si presenta. L'unica paura è se i desideri finiscono dopo tre.”

“Allora, viene la settimana prossima?”

“No, bello. Viene domani a dare un'occhiata al muro. Dice che può gettare lunedì se siamo pronti.”

“Wow, questo sì che è veloce.”

“Dice che ci servono almeno due camion e mezzo pieni di calcestruzzo. Bisogna farli salire per la strada oltre il pezzo riparato del vialetto. E adesso abbiamo una missione secondaria. Prendere dei massi. Rinforzare quella scarpata sul lato alto e indurire la toppa dello smottamento.”

“Massi, ghiaia, fatto.”

“Il mio camion è fatto per quel tipo di strada, quindi non me ne accorgo. Com'è con la Reading?”

“È dura, ma passo abbastanza facile.”

“Tipo, è piena di buche?”

“Ehm, Non ci ho mai fatto caso.”

“Possiamo provarla se i ragazzi riportano il camion qui e non dallo sfasciacarrozze.”

“La mia macchina rimbalza da paura. Ci ho perfino lasciato il paraspruzzi sotto al paraurti – se lo smottamento è lì.”

“Fallo sistemare e dammi il conto, Devin. Non puoi venire a un lavoro e pagarti le riparazioni causate dal lavoro.”

“L'ho già buttato. Ero stufo che strisciava sui marciapiedi dei parcheggi comunque.”

“Nessun problema. Ultima chiamata per la colazione. Uova semplici vanno bene?”

“Ci speravo.”

“Tanner?”

“Per me va bene.”

“Non preoccuparti per il tuo camion, bello. È dispettoso, e campa di negazione plausibile, ma secondo me gli serve una motivazione per pensarci così tanto, e tu non gli stai antipatico.”

“Sembra che Stef sia tornata dalla sua retata.”

“Non è una retata. È uno stivale del fisco sul collo per ricordare. Pagate, o vi derubiamo ogni giorno.”

“Una volta ero in un ristorante messicano quando sono entrati e l'hanno fatto all'ora di pranzo. Mette i brividi.”

“Non è proprio il suo reparto. Quello è la Compliance, ma ci vanno in forze, quindi ci sono diverse agenzie in campo, e per come la vedo io tutta la faccenda diventa teatro.”

“Hanno chiuso quel posto. Una signora stava mangiando con la sua famiglia, e si è rifiutata di andarsene. È stata una scenata.”

“Ehi.”

“Ehi.”

“Grazie del messaggio.”

“Figurati.”

“Allora ho preso in prestito i tuoi ragazzi qui in officina. Gli altri due sono fuori col primo carico. Non ci credo quanto lavoro sei riuscita a tirar fuori da questi ieri. Il rimorchio è partito pieno e il cassone del camion carico, e hai ancora un altro carico intero pronto che aspetta.”

“Bel tentativo. No.”

“Non ti si può far passare un cazzo.”

“Ehm, allora, voi due parlate con strette di mano segrete. Messaggi, no.

“Mi avvisa quando entra in una cosa e quando esce. E il no era se posso tenermi voi ragazzi qui dentro.”

“Quindi è un sì a lavorare di nuovo per quella gentile oggi?”

“È un sì, e probabilmente si prenderà il merito pure delle mie uova.”

Capitolo 44 – mercoledì 17 gennaio 2024

“Matt Ayers.”

“Ehilà, Matt. Piacere di conoscerti.”

“è molto più piccolo di come sembrava nella foto”

“L'hai sminuito. Questo è un approccio nuovo. Mi piace.”

“Ti aspettavi una passata di mano sulla fronte?”

“Come minimo.”

“Andiamo da un lavoro all'altro con questo mezzo.”

“Quando ho visto la calandra spuntare in cima alla collina, sono rimasto scioccato. Poi ho visto il rimorchio della pompa, i tubi riposti sulle rastrelliere laterali. Se non per altro, sei il mio uomo. Cerca di non fare schifo sul prezzo, e abbiamo un accordo.”

“Nah, questo non è un camion con la pellicola lucida. Lascia che sia quello con le scarpe lisce e la camicia stirata a giocare col prezzo. Lo dico. Lo penso. E lo faccio per quello.”

“Dillo.”

“Quattordicimila dollari.”

“Affare fatto.”

“Ce l'avrai pronta per lunedì?”

“Garantito al cento per cento.”

“Che c'hai per quel punto brutto della strada?”

“Prendiamo dei massi da mettere giù lungo il lato alto per fermare un po' di pietrame e ghiaia grossa che ci buttiamo dentro.”

“Ci sono già saliti i camion del calcestruzzo quassù?”

“Tu sei il primo. Di camion da ghiaia a tre assi non ne mancano, ma i camion del calcestruzzo sono un altro ordine di grandezza – secondo me ti serve lo scarico anteriore.”

“Sì, stavo a pensà la stessa cosa.”

“Però, tu ti piazzi dove sei parcheggiato adesso, giusto? C'hai abbastanza tubo per quello?”

“C'ho trecento piedi. Ho misurato a passi duecentocinquanta fino a qui dietro. È un bel margine.”

“Se vengono con lo scarico posteriore, possono salire in retro su per la collina, e questo stabilizza il carico per la spinta.”

“Questo è un buon punto. La USA Concrete ha gli autisti migliori quassù. Quelli che rompono meno”

“Scommetto che dal tuo lato del tubo conta. Io, pago, loro se ne vanno. Avevamo una ditta che si chiamava Sequatchie giù nella valle, e una volta sono arrivato faccia a faccia con uno dei loro autisti.”

“Che sorpresa che sono falliti – hanno chiuso, comunque.”

“Allora, lunedì. Torno al lavoro.”

“Prossimo lavoro.”

“Ehi.”

“Amore.”

“Stai combinando qualcosa?”

“Sempre, ma non stavolta. Ti chiamo e basta – è arrivato quello del calcestruzzo spruzzato.”

“Qualche senso di ragno?”

“Nisba. Nessun compare necessario. Sei turni fatti, e l'accordo è quattordicimila. Comincia lunedì.”

“È buono?”

“Due camion e mezzo al dettaglio fanno circa sette mila, quindi è sette e sette.”

“Cocktail.”

“Ah, già. Lo dico a Emma.”

“Ti mangerebbe vivo.”

“So essere parecchio seducente.”

“Ti farebbe decapitare in pochi minuti.”

“E quella squadra di dodgeball che stai noleggiando?”

“Beh, sono così contenta che me lo chiedi.”

“Così male?”

“Per niente. Sono tutti perfetti gentiluomini. Non ho la più pallida, sottile come una pellicola di pesce, appannata idea di cosa ti sfinisca tanto in una giornata qualunque. Sono arrivati con trenta minuti d'anticipo. Mi hanno comprato un chicken biscuit da Chik Fil a e fischiettano mentre lavorano. Tanner è andato a prendere il rimorchio che hai ordinato – tre rimorchi chiusi in una settimana, di te non posso parlare bene come di loro – I ragazzi hanno impacchettato uno scatolone dopo l'altro. In garage sembrano i bastioni del castello. E un'altra cosa, stanotte la tua canoa del cazzo parcheggia fuori. Il posto è pieno.”

“E il tuo posto?”

“Il mio è a posto. Grazie.”

“È solo che i ragazzi si comportano al meglio.”

“No. Cambio di leadership.”

“Come va l'imballaggio?”

“Fanno tutto loro.”

“Sembri parecchio su di giri per una che tre giorni fa sbraitava per la porcellana di Mamaw.”

“Si lavano le mani per la colazione, e io non li faccio mezzi congelare come fai tu, tiranno.”

“Goditi il gusto. Mi servono indietro per il lavoro vero.”

“Hanno impacchettato quasi tutta la casa. Oggi tre carichi sono andati al magazzino, e hanno impacchettato tutta la tua officina nel rimorchio che Tanner si porta a casa stasera così può consegnarlo a The Drip domattina.”

“Quindi un altro giorno?”

“Due per stare tranquilli.”

“Anche qui abbiamo problemi di sicurezza. Ho promesso lunedì. Ci serve un giorno per sistemare la strada e probabilmente un giorno per pulire e prepararci sul sito del muro. La diga sbava più di un San Bernardo.”

“Auguri. Sono miei. Ho deciso anche quell’altra cosa.”

“L’appartamento?”

“Sì, non mi sento sicura là. Da Amy sarebbe stato perfetto, ma è troppo lontano dall’ufficio, e quell’appartamento – non è un bel quartiere, però Karen continua a dirmi di tornare a casa.”

“Oh, ragazzi.”

“Non ti azzardare. Non ti azzardare a fare il Bill completo che rimesta nella merda col suo Oh ragazzi in testa.”

“È solo che – è un te l’avevo detto, tesoro, un te l’avevo detto. Non me ne capitano tanti.”

“No.”

Capitolo 45 – venerdì 19 gennaio

“Buongiorno ragazzi! Bentornati a casa.”

“Già.”

“Allora.”

“Che schifo.”

“No.”

“No, dici?”

“Casa è un letto caldo – o almeno un pancake caldo ai mirtilli.”

“Sì. Rivogliamo Stef.”

“È peggio di così, perché non avete nemmeno il Michael calmo e paziente a riempire il vuoto. Si parte subito. Rusty, Cody. Ingrassate le macchine, fate il pieno e ripulite quella piazzola. Assicuratevi che le banchine scarichino l’acqua – vuol dire pale, Cody. Proprio come avevo promesso.”

“Tanner e Devin, prendete la rotella metrica e scendete al punto brutto così misuriamo per i materiali.”

“Sono le 7:57. Abbiamo tre minuti.”

“Volete un prete? Ultimi desideri?”

“No. va bene la pace.”

“Un minuto di silenzio.”

“---”

“Tempo scaduto. Magari ha pure funzionato, eh. Sono davvero orgoglioso di voi. Stefanie ha detto che siete stati fantastici, e fantastici con lei. Diamoci dentro con questa giornata.”

“Vuoi la rotella metrica avvolgibile, o il laser?”

“Al laser non ci avevo pensato. Prendili tutti e due.”

“Vado.”

“Man mano che andiamo, vi elenco un po’ di roba. Devin, prendi appunti. Sono dettagli che dobbiamo tenere sotto controllo. Tipo questi alberelli storti e gli alberi di media grandezza. Sono aggrovigliati e incasinati, e vanno ripuliti. Questo roveto dove abbiamo fatto passare la strada proprio in mezzo – questo lato verso il piazzale delle macchine va falciato col decespugliatore, e quel lato della strada va coltivato.”

“Come si coltiva un roveto?”

“Butti giù tutti quelli marroni.”

“Stai dicendo di entrarci dentro, scegliere tutti quelli marroni e ammazzarli?”

“Be’, sì, più o meno. Già che ci sei butterai giù anche qualcuno verde, ma l’idea è togliere quelli marroni.”

“E dobbiamo fare tutta ’sta roba entro lunedì?”

“No. Il lavoro di oggi è rinforzare il punto brutto nella parte alta della strada. Lunedì arrivano le betoniere e gli operai e il primo lavoro commerciale di questo cantiere.”

“Ehm, quindi, dove parcheggiano tutti ’sti mezzi?”

“Quella è l’altra cosa sulla mia lista. Ci servono posti per parcheggiare fuori dai piedi, così le squadre assunte possono passare.”

“Siamo squadra assunta pure noi, eh?”

“Voi siete famiglia.”

“Non ti tengo più per mano, Michael.”

“Sì che lo fai, amico. Dai, dammi la mano.”

“Voi due siete strani.”

“Tanner, hai la mano così morbida. Sicuro di lavorare in edilizia?”

“Mi servono altri pancake.”

“Lo dico a tua moglie.”

“Okay. Qui, tutta questa collina era franata quando sono arrivato – abbassate la voce, caso mai i vicini dormono.”

“Non dormiamo.”

“Oh, salve!”

“Scusi se l’ho spaventata. Era un momento così tenero che non volevo interrompere.”

“Lasciami la mano, Tanner.”

“No.”

“Pare che t’ha messo proprio in un bel pasticcio, Michael.”

“Come fa a sapere il mio nome?”

“Sono Betty. Immagino sia stato un po’ sfacciato – ogni volta che voi uomini siete giù alla strada a lavorare - “

“Facciamo tanto casino?”

“No, per niente. È che in tutti questi anni, solo Charlie e Bobbie vengono su a vedere il posto loro, Bobbie dipinge sa, È una pittrice bravissima. Dipinge tutti quei fiori di campo lassù. I quadri suoi sono appesi in tutta la scuola per infermieri alla UT… Sto chiacchierando troppo.”

“Ma no --- Lasciami la mano Tanner.”

“Manco per sogno.”

“Tanner Haggard, lascia andare quell’uomo.”

“Sì, signora. Però non voglio.”

“Non sei cambiato manco un po’. Sempre uno dei miei ragazzi preferiti. Certo, io vado in pensione quell’anno, così siete tutti i miei preferiti. Lo sapevo che combinavi qualcosa di buono. C’hai la tua ditta.”

“Come?”

“Tu e Cody Norman eravate giù al bordo strada, a mettere quella cassetta della posta, e io sento tutto dalla mia veranda qua.”

“Quella zanzariera la nasconde proprio bene.”

“Bella in vista, Tanner. Porta aperta come sempre.”

“Be’, vi lascio tornare al lavoro, ma uno di questi giorni, Michael. Tu e Stefanie mi dovete una visita da nuovi vicini.”

“Sì, signora. Glielo dico subito, e veniamo giù a presentarci come si deve.”

“Ci farebbe piacere.”

“Anche a noi.”

“Tanner, muoviti.”

“Sì, Miss Betty.”

“Okay – dobbiamo misurare e pianificare, e poi ci servono massi.”

“Tipo, massi?”

“Sì, dobbiamo rinforzare questo strapiombo, e non possiamo fare un blocco di cemento enorme e brutto – non c’è tempo, e la signora….”

“Wiggins. Preferisce Miss Betty.”

“Miss Betty si merita una vista più naturale dalla veranda.”

“Questa servitù di passaggio è terra sua – avevi detto che è di quel maniaco.”

“È sua di lui. Perché lo chiami maniaco?”

“Lunga storia.”

“Lo conosci?”

“No. Non l’ho mai incontrato. È una lunga storia.”

“Va bene. Allora ci servono massi da giardino belli grossi. Scaviamo il fianco di questa collina, gli diamo un po’ di pendenza, e la corazziamo coi massi. E usiamo la terra per alzare la strada verso questo lato, ci mettiamo il pietrame sopra, e scaliamo la ghiaia – due pollici, un pollice, e alla fine il tre quarti. I massi tengono indietro la brodaglia. Gli strati di pietra di misura diversa drenano l’acqua che scende da questa collina, e abbiamo una strada dove passano betoniere da sessantamila libbre.”

“Quindi, dove li troviamo i massi?”

“Preferirei andare direttamente alla fonte a Newport, dove io e Peter abbiamo preso i bancali di pietra per il ponte, ma sono almeno due ore tra andata e ritorno.”

“C’è quel deposito di pietre ad Alcoa vicino all’aeroporto.”

“Bell’occhio, Devin.”

“Sono qui per questo.”

“Allora, parli di massi grossi, tipo grandi come un uomo?”

“Come un uomo o più grandi.”

“Sicuro? Quei cosi costano centinaia di dollari l’uno.”

“Lo so, Tannner, ma questa non è terra mia. Sono arrivato qui un giorno con l’atto in mano, per così dire, e non ho salutato anima viva. Mi sono messo a tracciare una strada più in fretta che potevo perché non volevo chiedere il permesso per arrivare alla mia terra.”

“Dottrina del perdono.”

“Dottrina, eh? Magari la uso.”

“Cinquanta centesimi di diritti.”

“Non mi potrò permettere i massi, con tutto il perdono che chiedo.”

“Allora, i massi. Come li portiamo qui? Vuoi che vada a prendere quel rimorchio ribaltabile che sta fermo nel piazzale del rivenditore da Capodanno?”

“Be’, sì, lo voglio prendere, ma non abbiamo proprio avuto tempo. E oggi il tempo non c’è. Usiamo il carrello da giardino che ho comprato il giorno che ho preso il legname per il capanno.”

“Qui ti servono un sacco di massi. Quel coso non ne porta più di dieci o giù di lì, non me lo immagino.”

“Possiamo fare due viaggi – o anche tre in meno tempo di quanto ci vorrebbe per andare a Lenoir City a prendere il rimorchio.”

“Comandi tu.”

“In più, dobbiamo scavare qui, e possiamo fare la storia delle lenzuola dell’infermiera.”

“Vuoi dire la storia di Michael che raddoppia il lavoro.”

“Accidenti, credevo fossimo famiglia.”

“Se pensi che questa brucia, dovresti passare un po’ di tempo con mia sorella.”

“Okay. Devin scendi sul bordo del torrente e misura la lunghezza di questa curva. Tanner, misura l’altezza. Io vado su al piazzale delle macchine, a vedere dove diavolo parcheggiamo questi rimorchi degli attrezzi.”

“Seriamente, hai davvero comprato tre rimorchi chiusi a seimila dollari l’uno – Cioè, lo so che l’hai fatto, ma qua non è normale.”

“Be’, sì. Guardati intorno. Povertà dappertutto perché sprecano e non pianificano.”

“Un po’ duro.”

“Sì, questa era, da stronzo.”

“Stronzo dritto.”

“Stronzo storto.”

“Da stronzo. Non intendevo in quel senso. Volevo dire che devo traslocare la casa. Non mi aspettavo di venderla, ma adesso è venduta, e devo traslocare. Mi serve un edificio intero da mille piedi quadrati per metterci i miei duemila piedi quadrati di attrezzi e roba e scorte e materiali. Mi serve spazio, adesso. Quei rimorchi sono a malapena centosessanta piedi quadrati l’uno, e sono pieni fino al tettuccio di roba, senza sprecare niente. Quando ho finito, li vendo, e mi saranno costati qualche migliaio di dollari. Probabilmente meno di quello che paghiamo per i magazzini, e abbiamo gli attrezzi in cantiere.”

“Boh, un contenitore intero pieno di utensili da tornio e maschere. Non lo vedo un tornio quassù.”

“Da dove vuoi che misuro?”

“Scusa, Devin, lì è il punto migliore. Agganciala a quel bastone e vai da quella parte. Tanner, spara il laser giù fino all’acqua. Quanto è alto questo muro? Così, Devin. Ancora un paio di passi. Lì. Quanto fa?”

“Cinquantun piedi.”

“Okay, torna su. Tanner, la tua misura?”

“Diciotto piedi.”

“Ma va’. Sei partito da qui, da terra?”

“Ah, no. Non ci avevo pensato. “Tredici piedi, nove pollici.”

“Okay, questa è la metratura.”

“Son tanti massi.”

“Massi grossi. Andiamo su e diamo il via a questa giornata. Allora, i rimorchi.”

“Dove vuoi quello attaccato al mio gancio?”

“Stesso posto, proprio accanto agli altri due – lì alla base della collina prima di salire.”

“Quindi parcheggio il rimorchio, attacco l’altro, e vado al deposito di pietre?”

“Sì. Ecco la carta di credito. Porta Devin.”

“Ehi.”

“Ehi.”

“Come va lassù?”

“Comincia a suonare familiare.”

“Già, adesso mi dici qualcosa di nuovo e assurdo, e io resto sinceramente scioccata o entusiasta.”

“Gelosa.”

“Gelosa, eh? Questa sarà bella.”

“Allora, io…”

“Sul serio? Adesso fai il Tanner, che comincia con, allora?”

“Ironia, oggi ho conosciuto la loro insegnante.”

“L’insegnante di chi?”

“L’allenatrice di palla avvelenata. È la nostra vicina.”

“La loro prof di ginnastica è la nostra vicina?”

“Stavo ancorando.”

“A fondo con la nave. Ricomincia.”

“Ancora più ironico. Credo sia la loro prof d’inglese o roba del genere, ed è stata molto più gentile con loro di quanto tu stia dando i voti a me adesso.”

“Devi fare di meglio. Prendi le informazioni e smettila di storpiare il racconto.”

“Pause e interruzioni.”

“Parabole.”

“Allora, la nostra vicina in fondo al vialetto, a sinistra quando entri, era la loro insegnante.”

“Questo l’avevo già capito.”

“Mi prendi per il culo? L’hai conosciuta e non me l’hai mai detto?”

“Oddio! Com’è possibile che sei così ottuso?”

“Te lo faccio vedere io l’ottuso. Ha beccato me e Tanner mano nella mano, ed è arrabbiata con te perché non sei mai scesa a presentarti.”

“---“

“Oh, il gatto ti ha…”

“Non è il tuo turno. non rubarmi il turno. Stavo pensando.”

“Aspetto.”

“Perché tenevi per mano Tanner? No, non quella. Come ha fatto a beccarti mano nella mano con Tanner?”

“Sono così contento che me lo chiedi. Hai polverizzato la mia autorità coi tuoi pancake – ai mirtilli, è ridicolo – e me l’hanno fatto sapere. Ti hanno chiamata quella gentile. Hanno chiesto se potevano riaverti. Dovevo fare qualcosa.”

“E allora l’hai obbligato a tenerti per mano?”

“Già.”

“Devi essere migliore. Sei insopportabile.”

“Aspetta, c’è dell’altro. Avevo ragione sul cartello delle more quel primo giorno. C’è questa zanzariera intorno alla veranda…”

“L’ho vista la zanzariera.”

“Non si vede dentro. A quanto pare, lei sta seduta lì e guarda il mondo che passa. Si chiama Betty. C’è un signor Betty…”

“Il cognome è Betty, o il nome è Betty, e tu stai rifacendo la storpiatura?”

“Interruzioni. Il cognome l’hanno detto, ma non l’ho metabolizzato.”

“Di nuovo no.”

“Non c’è bisogno di fare controlli su questa – il peggio che ha fatto è stato intingere due volte alla riunione dei genitori.”

“Quella è aggressione.”

“Questa signora è così dolce che non me la immagino arricciarsi i capelli per paura di ferirgli i sentimenti.”

“Siamo noi. È così che vi freghiamo.”

“Noi?”

“Cosa?”

“Lascia stare. Allora siamo laggiù a misurare per i massi, e io dico ai ragazzi di abbassare la voce per i vicini, e questa voce bellissima fa, “Non dormiamo.” come se venisse da quella cassetta per uccellini sulla ringhiera della veranda. Ed eccola lì, che ci parlava proprio mentre io parlavo con loro. Come se fosse stata lì tutto il tempo, e la mia sorpresa fosse infondata.”

“Whitman, il vostro tenervi per mano.”

“Quella è una poesia di città, tesoro.”

“Grep veloce.”

“Allora, tu mi hai messo i ragazzi tutti, “Sono le 7:57,” ed è la prima volta che abbiamo una ditta professionale che dipende dal nostro lavoro non finito, tra loro e la loro paga, e non voglio fare figuracce.”

“Fammi capire bene. Non volevi fare figuracce, e allora te ne scendi giù dal bosco fitto per un quarto di miglio fino alla strada pubblica mano nella mano con un altro uomo per colpa dei mirtilli?”

“Più o meno. Il colpo di scena è che in qualche modo ho perso la mia prova di forza.”

“Ma dai.”

“Stiamo parlando con la vecchietta dolce, e lui non mi molla la mano. Presa mortale, dita intrecciate. La conosce. Parlano, e io gli dico di mollare, e lui fa, no.”

“Gesù!”

“Il tizio non c’entra niente con questo diavolo. Allora, come dicevo lei era tipo una sua insegnante o roba del genere al liceo. Quindi, è abituata alle sue cazzate, e lui non è per niente imbarazzato, per questo ragazzo è roba da intervallo tra una lezione e l’altra, e chissenefrega.”

“Dagli un aumento a quel ragazzo. È un ordine.”

“E stanno rientrando nel vialetto proprio adesso col primo carico di massi.”

“Primo carico? Hanno addebitato tipo duemiladuecento dollari. Quanti carichi sono?”

“Stai guardando..? Devo andare. Ci sentiamo dopo.”

“Rus, porta giù l’escavatore fino al punto franato della strada. Dovresti riuscire a girare intorno a tutte le consegne di pietre. Il pietrame è lì in mezzo alla strada più degli altri due – stai attento a non metterti di traverso su quei sassi, che perdi un cingolo di sicuro.”

“Sì, come no.”

“Cody, qui hai quasi finito. Pulisci bene, e quando hai finito spargi due o tre benne di ghiaia per tenere giù il fango.”

“Ricevuto.”

“Okay, ragazzi ci siamo. Dentro e fuori. Avete solo due bancali lì, tipo dieci massi.”

Non se ne possono prendere di più in una volta. Schiaccia il rimorchio. Era già troppo pesante così.”

“È quel che è. Io lavoro questo muro. Voi tornate a prenderne altri. Ti serve Devin?”

“Non proprio. Io pago, loro caricano.”

“Bene. Andate. Devin, corri su ai rimorchi e prendi tutte le cinghie DOT. Ci servono per piazzare questi massi. Rusty scendi da lì. Questo è lavoro mio.”

“Sicuro?”

“È lavoro mio. Ti faccio vedere il taglio sul fondo. Non si può bloccare questo corso d’acqua, se no l’acqua che si ferma allaga il cortile di Betty.”

“Sì, è meglio che torniamo su quel tubo della diga, se no il cortile di Betty sarà l’ultimo dei problemi.”

“Più o meno. Quella diga è quasi un quarto di miglio più su lungo il torrente. Anche se saltasse tutta in una volta, quando tutta quell’acqua si è sparsa su questa distanza, non sarebbe profonda molto più di due, forse tre piedi.”

“Il cortile lo allaga lo stesso.”

“Sì, ma non molto di più. Allora, tagli indietro sul bordo del fondo qui.”

“Ho capito. Allungo, scavo il fondo vicino al torrente e piazzo le pietre di fondazione per tutta la lunghezza di dov’era la frana.”

“Esatto. Una volta messe quelle, scavi delle tasche lungo la scarpata per mettere le pietre una dopo l’altra.”

“Tanta roba pesante nei corsi in basso, e poi le sfalsi su per la faccia della collina.”

“Così. Hai l’occhio. Ce l’hai anche la mano?”

“Assolutamente.”

“Okay, Cambio. Allora fallo tu. Quando hai messo questi dieci, scava questa toppa dalla strada. Ammucchia tutto qui. Fai cominciare Cody a scaricare il pietrame poi un po’ di questo materiale della toppa, poi un po’ di due pollici, poi lo strato finale.”

“Scavare lato torrente. Mettere i massi. Scavare il materiale della toppa. Ammucchiarlo qui. Pietrame, materiale della toppa, Due pollici, Strato di strada.”

“Più o meno. Pare che Tanner farà avanti e indietro sulla strada tutto il giorno. Sarà dieci volte quello che ha comprato al primo viaggio.”

“È un lavoro grosso. Dovevamo cominciare lunedì.”

“Le betoniere sarebbero passate sulla toppa con uno che le guidava. La mia unica paura era il bordo del lato alto. Arriviamo fin dove possiamo, meglio che possiamo, e se non finiamo, ritappiamo quello che non siamo riusciti a fare bene, e lunedì le guidiamo. Chi può lavorare domani?”

“---”

“Nessuno. È un bel piatto. Arrivo a paga in contanti e quaranta l’ora.”

“Io.”

“Io.”

“Ecco due.”

“Vado a chiedere a Cody.”

“Sì, come no. Quel ragazzo nel fine settimana non lavora.”

“Sì, Meghan. Lo so. Ma lei non lavora fino alle quattro.”

“Auguri. Io non l’ho mai visto lavorare un fine settimana, e da quando ha un lavoro, adesso ha anche i soldi per fare cose nel fine settimana.”

Capitolo 46 – lunedì 22 gennaio

“Buongiorno, Amore.”

“Amore.”

“Io so perché sono in piedi così presto. Tu che scusa hai?

“Io e Phil andiamo a Chattanooga per uno dei suoi casi.”

“Ti passa a prendere lui?”

“Sì, tra quindici minuti.”

“Chi porta fuori Clover durante il giorno?”

“Torniamo per pranzo o subito dopo.”

“Andare fino a Chattanooga e tornare entro mezzogiorno. Che palle.”

“Uomini, gita.”

“Oggi c’è la grande prova sulla riparazione del vialetto.”

“Che emozione.”

“Dovrebbe andare bene. Abbiamo messo quasi cento massi grandi come un uomo, un camion intero di pietra calibrata, e l’abbiamo finita in pendenza per far scolare l’acqua verso la strada. Se regge le betoniere, abbiamo un cantiere.”

“È costato un sacco, a mettere insieme tutte le prime due settimane di ghiaia e questo.”

“Questo fine settimana è stato una follia! I cento massi sono costati in media centosessantacinque l’uno tutto compreso, Tre camion di pietra tipo duemilacinquecento, e i ragazzi.”

“Tutti quegli addebiti non li ho visti, ma mi sono arrivati gli avvisi che hai fatto altri tre prelievi. Mi devi ascoltare. Non puoi continuare a fare prelievi da cinquecento dollari così. Le Segnalazioni di Operazioni Sospette esistono davvero, e tu li usi davvero per pagare in contanti. Non è legale.”

“Sì, il crimine del secolo.”

“Michael. Non è il valore del crimine. È solo che è un crimine.”

“È sbagliato. Lassù tutta l’economia va in contanti.”

“Le comunità povere sono gli unici posti rimasti in America dove i contanti girano ancora.”

“Sì, e aerei carichi di quella roba verso paesi stranieri.”

“Michael. Se vuoi cambiare le leggi, candidati al Congresso. Per ora, sei tu il caso da manuale. Fai registrare quei prelievi nella fattura, o avrai dei guai.”

“Va bene.”

“Hai detto che hai comprato centosessanta massi?”

“Cento massi. Centosessanta dollari in media l’uno.”

“Sono tipo sedicimila dollari…”

“Di più con la pietra DOT e le paghe. In più l’ultimo carico era di tre bancali, e ha piegato l’assale di quel rimorchio che abbiamo comprato per il legname del capanno.”

“Quindi il rimorchio è distrutto?”

“No, ma ci serve un assale nuovo.”

“Quindi hai speso ventimila dollari sulla terra del vicino per fare una bella vista dalla veranda dell’altra vicina?”

“Più o meno. Sono nella terra fino al collo, Stef, e non mi fermo a chiedere il permesso.”

“Secondo me potevi semplicemente dargli diecimila e risparmiare.”

“Non è solo quello. Se ci mettiamo la ghiaia da cantiere, tutto quel tratto sembra – umanizzato.”

“Siamo umani.”

“Be’, la responsabilità che viene con l’essere umani è fare le cose meglio che puoi, non solo buttarci la schifezza più economica e facile con cui riempire il buco della natura così ti…”

“Greenpeace, calma.”

“Queste non sono idee progressiste. Sono idee di chi tira avanti. Se smettiamo di ridurre le mezze misure a frazioni sempre più piccole…”

“L’ho già sentito il discorso del buon custode.”

“Be’, è vero. Non c’è idea più conservatrice che prenderti cura di quello che hai e prenderti la responsabilità delle tue azioni.”

“Va bene, ma sei tu quello che dice che ci servono più soldi. Non spenderli tutti sperando che ti lasci costruire la casa perché non abbiamo i soldi per un’impresa.”

“Quella sì che sarebbe una strategia a lungo termine del cazzo. Me la gioco oggi mentre spendo un’altra pila di budget sul muro di contenimento.”

“Michael!”

“Tranquilla. Ce la facciamo. Sento i camion. Devo andare.”

“Ehi, Matt.”

“Quel vialetto è una figata!”

“Ero sicuro che mi arrivava un altro contratto a spruzzo là.”

“Nessuna possibilità. Ho scelto la soluzione naturale.”

“Però gratis non è stata, eh?”

“No, tu saresti stato più ragionevole, su questo non c’è dubbio. Hai fatto da guida per la betoniera?”

“No, l’ha fatto il tuo uomo. Però mi ha detto che sembrava perfetta – e quegli autisti te lo fanno sapere se qualcosa non gli va.”

“Forte, mi tolgo dai piedi. Quel tizio che arriva dietro di te col suddetto camion pellicolato è un’impresa che viene su a provare a convincermi a fare la costruzione chiavi in mano con stazione di lavaggio per cani e macchina dello zucchero filato incorporata.”

“Auguri.”

“Sono Michael.”

“Anch’io sono Michael. Tieni, ti ho portato un biglietto da visita.”

“Grazie.”

“Bel cantiere. Quello è il muro di contenimento per la casa?”

“No. Quella è solo un’officina.”

“Okay. Ai nostri subappaltatori non piacerà adattarsi allo scavo di qualcun altro.”

“Non ha senso. Devi comunque prendere un geometra per segnare i punti delle fondazioni. Il buco o è grande abbastanza, o no. Che c’entrano i tuoi subappaltatori?”

“Ehi, capo, I camion sono saliti senza problemi. Avete fatto un bel lavoro là.”

“Grazie, Cody. Tra un attimo sistema le macchine, ingrassa e pulisci. Vengo con te tra cinque minuti. Non ci vorrà per niente tanto.”

“Quindi lo scavo della sede lo fate voi?”

“Già.”

“Non possiamo garantire il deflusso dell’acqua se non lo scaviamo noi.”

“Facile. Scusa se ti ho fatto perdere tempo.”

“Se decidi che ti conviene, chiamami.”

“Lo farò.”

“Ehi, Matt. Ha un bell’aspetto. Ho guardato i ragazzi mettere i perni e la rete, e sono impressionanti.”

“Anche i tuoi sembrano bravi. Vuoi che rastremo e faccio la cunetta su questo fondo?”

“Sono un paio d’ore di lavoro in più, ma va fatto.”

“Sì, abbiamo un lavoro che aspetta, ma lo facciamo.”

“Abbiamo dato la pendenza così puoi portare la cunetta fino a qui. La vedi?”

“Sono trenta piedi. Non l’avevamo previsto. Il camion è quasi vuoto.”

“Ordina un carico di chiusura.”

“Un carico di chiusura ci metterebbe un’ora solo ad arrivare qui. Magari basta.”

“Ha suonato il clacson. Per questo sono venuto.”

“Secondo me voleva solo dire che è basso, non vuoto.”

“Di solito…”

“Basterà.”

“Abbiamo misurato venticinque iarde. Sono arrivati leggeri, più sulle otto iarde, per riuscire a salire la collina – e avevano previsto un terzo camion.”

“Sì, succede. A volte stimo male.”

“Il trentatré per cento sembra più una rinegoziazione.”

“Come, scusa?”

“Non hai finito, Matt. Non giudico il lavoro non finito, ma hai appena insinuato che tagli a due camion, e la miscela da pompa su una linea da due pollici impone che i camion arrivino leggeri a otto. Fanno sedici iarde, e comincia a sembrare un accordo sottobanco.”

“Mi stai dando del…”

“Non finire quella frase, Matt. Quell’equazione ha una riga sotto che non puoi cancellare con l’altra punta della matita. Tu sai cosa hai fatto, e io so cosa hai fatto. E il meglio che puoi fare adesso è finire. Ecco il tuo assegno. Finisci il lavoro e sparisci.”

“Che è appena successo?”

“In che senso? Eri lì in piedi.”

“È andata veloce.”

“Non serviva il doppio passo, Cody. Quell’uomo sapeva quello che faceva,”

“Quindi, ehm, che faceva?”

“Non lo vedi neanche tu, Tanner?”

“No.”

“Ha fatto l’offerta per venticinque iarde. Il conto lì è milletrecento piedi quadrati a sei pollici – un muro come si deve.”

“Ah sì, lo vedo.”

“Rusty l’ha capito. Due camion sono quattro pollici di spessore, non sei. In più, guarda la sequenza – mi chiede se voglio che faccia la cunetta sul fondo fino al drenaggio che abbiamo fatto per lui.”

“E allora?”

“È il primo passo del doppio passo; chiedere se voglio che faccia il suo lavoro vero, o se è una mia decisione che lo salti.”

“Io ho visto un’altra cosa.”

“Lo so, Cody. Hai visto me che andavo dritto al punto, e hai visto te stesso dall’altra parte. E almeno adesso sai che sono coerente. Se vieni da me con le stronzate, l’unica combinazione è che le ingoio, o me le spalmo sulle labbra strette, e io scelgo l’opzione B, e la prendo dal punto Z.”

“Sì, ma perché l’hai pagato?”

“Quella è la storia della parte B. È la merda sulle mie labbra. Portala fino in fondo, e vedi che non ho scelta. Certo, vinco in tribunale o quel che è, ma ho solo perso. Ayers se ne va lo stesso in giro per la comunità col mio bacio di merda sulla bocca, abbiamo comunque un muro spesso quattro pollici, ma non può parlare male di me, e adesso ho problemi con la gente del mestiere. Così la merda la mangia pure lui. Così non devo lasciare il cantiere per presentarmi in tribunale né a fare causa né a difendermi. Non devo inseguire l’imbroglione per tre contee a fargli pignorare i conti in banca per i danni. Non devo perdere tutte e due le cose, il vantaggio di un muro fatto bene e il mio tempo prezioso. Me ne sono liberato a poco.”

“Non paghi per il servizio. La paghi perché se ne vada.”

“Esatto, Rusty. E alla fine, il lavoro era la gradonatura. Lo spritz era solo la finitura. L’abbiamo gradonato noi, e quello era un muro a norma senza niente sopra. Sotto tutto quel terriccio che avete spostato voi ragazzi c’è scisto, è terreno di classe A, e un taglio cinquanta su cinquanta indietro conta come sostenuto, non serve nessun muro meccanico.”

“Come fai a sapere tutta ’sta roba?”

“Anni, Cody. L’ho imparata più o meno come l’hai imparata tu e più o meno alla stessa età. Un giorno sarai tu il vecchio del mestiere.”

“Quindi, è pagato, e non torna a spaccare le finestre.”

“E se la porti fino in fondo – stavolta non è successo – ma succede spesso; la gente fa il giochetto, ti chiede se vuoi che rimettano le ruote sulla macchina dopo la rotazione – sai cosa ti aspetta. Se lo paghi per intero, a volte si rendono conto dell’errore, e affondano i chiodi nelle modanature invece di lasciare le teste luccicanti di fuori.”

“Che nuvole di immagini.”

“Si chiamano metafore miste, e a volte fanno vedere che si prepara la tempesta.”

“Allora, ehm. Ecco una tempesta, Il coperchio del cesso è bloccato chiuso dal cemento.”

“Allora sono le finestre. Devin, togli quel coso da lì. Tanner vai al rimorchio e prendi uno di quei sedili del water. Montalo.”

“Capo, sei malato. Lo sapevo io che c’era un motivo che compri sedili del cesso.”

“È cominciata onesta. Fare scorte presto, prendere le serrature, il solare, e i sedili del water, portarsi avanti anche di poco. Adesso però, sembra più che sono così sprecone che mi prendo un cesso nuovo ogni volta che devo cagare.”

“Sette sedili del water però. Il progetto dice quattro bagni, questo gabinetto esterno, e l’officina che arriva. Fanno sei.”

“Il mondo mi ha fatto comprarne sette. Quando se ne rompe uno, i soldi avranno fatto uscire di produzione quello che mi piace, e avrò una vita spaiata.”

“Tutti uguali.”

“Come, Cody?”

“Adesso fai finta che non ti puoi permettere le orecchie?”

“Non mi posso permettere di perdermi una bella battuta.”

“Non era una battuta.”

“Quindi, tutti uguali, sarei io ricco e sprecone, incapace di accettare il cambiamento o il meno, è così?”

“Quei sedili, costano un botto. Già è brutto che non sai abbassarti il sedile piano da solo, ti devi prendere un coperchio a chiusura lenta che fa il lavoro per te. Poi, mica un sedile di plastica a chiusura lenta da nove dollari, ti devi prendere uno di quei sedili di legno pesanti sotto la vernice così non resta per aria.”

“E, Cody, perché pensi che sia sbagliato?”

“Tu butti via un sedile del cesso che costa due ore del mio lavoro, scavare lungo quel gradone che non c’era manco bisogno di spruzzare, e invece eccoti lì che butti quattordicimila dollari su quel lavoro, e fai guardare a tutti come sprechi soldi che noi non c’abbiamo.”

“Cody, amico, comprato e pagato, non hai torto, ma non sei nemmeno vicino ad avere ragione.”

“Sì, Cody. Quell’uomo spende i soldi suoi a modo suo, tu spendi i tuoi a modo tuo.”

“Non sono tuo amico, pagato o no. Sono qui a lavorare…”

“E perché lavori, Cody? Ti aspettano trent’anni di ’sta merda, perché lo fai?”

“Lo faccio per dare da mangiare alla mia famiglia.”

“Cioè, potresti dare da mangiare alla tua famiglia con bacche e radici. Perché lavorare con uno che ti fa venire tanta bile?”

“Non so cos’è la bile, ma c’ho i miei motivi per sopportarti. E non mi devo manco spiegare. Che vuoi adesso? Vuoi che ti costruisco un altro capanno, o magari ti imbottisco il nido là con qualche altro lusso che fai finta che è un sacrificio.”

“Non so se posso rispondere a tutto questo. Magari hai ragione. Non sono io quello che deve giudicare.”

“Ecco. Tu giudichi quanto ti pare. Quell’uomo lavorava e basta, e tu gli dici di smetterla. Non ha fatto niente di male. Spruzzava solo un muro, si faceva i fatti suoi e tu lo cacci via, ma non prima che finisce. No, lo lasci finire prima di mandarlo a quel paese, così ti prendi il tuo muro, e ti prendi pure la tua superiorità.”

“Gesù, Cody. Che c’entra tutto questo?”

“Devin, fatti i fatti tuoi.”

“Basta! Tutti. Cody, se mi vuoi dire come mi vedi nel tuo mondo, va bene. Ascolto. Non sarò io a punirti per quello che senti – quello lo lascio a te. Ma devi capire che dicevo sul serio quando ho detto che proteggerò questi uomini. Questa sfuriata ha una data di scadenza, e tu hai già superato il fresco. Adesso me ne vado e rimetto al lavoro questo cantiere. Dovresti fare lo stesso.”

“Codardo.”

“Riascoltala quella, Cody. Vedi cosa ci guadagni. Riascoltala con la tua registrazione dalla griglia. Dimmi cosa ti dice. Intanto, prendi la motosega, prendi Rusty e Devin, e salite su quel sentiero dei cervi e cominciate a tagliare alberi per la strada che verrà.”

“Sì, come no. Torniamo al lavoro.”

“Allora, ehm io che faccio?”

“Tu scendi ai rimorchi. Metti in ordine e sistemi. Allinea tutti e tre belli ordinati così ci monto una telecamera che prende tutte e tre le porte.”

Capitolo 47 – domenica 28 gennaio

“Che giornata stupenda!”

“Davvero. Che succede quassù?”

“Sono qui solo da pochi minuti. Andiamo su. Ti faccio vedere la settimana.

“Ci serve un golf cart.”

“Sono passata davanti alla tua chiesa proprio mentre vi facevano uscire. C’era qualcosa di speciale oggi? C’erano tipo tre capannelli diversi di gente che facevano tutti foto.”

“Niente di speciale. Lo fanno spesso. Solo foto della famiglia col vestito della domenica.”

“Non mi capita spesso di stare qui quando non c’è una macchina accesa o una sega o qualche pezzo di progresso che strepita. Adoro i fine settimana.”

“C’è così tanta pace.”

“Ecco. Senti quel gufo? Lo chiamano quattro-uh.”

“È così vicino, dov’è?”

“È lassù da qualche parte. È alto tipo trenta=pollici, ma non lo vedrai.”

“Lui però ci vede. Via-dalla-mia-Terra, Via-dalla-mia-terra.”

“No, abbiamo un accordo. Dividiamo. Ben-tor-na-ti-ragazzi.”

“Poveretto, otto sillabe di voce catturate dalla macchina, e adesso gli facciamo dire quello che vogliamo.”

“Otto sillabe e gli abbiamo appena preso la terra.”

“Dividiamo.”

“È quello che gli ho detto.”

“Lo faremo.”

“Sai, il Fish and Wildlife pagherà tremila dollari a testa per quegli uccelli, morti-non-vivi giù all’ovest. A quanto pare, gli umani si sono presi i loro territori qui all’est, e loro sono migrati a ovest dove hanno trovato poca concorrenza, e si sono moltiplicati, e minacciano un altro gufo. Registrano le voci e le sparano dai megafoni, e gli sparano quando rispondono al richiamo. Lo chiamano richiama e spara.”

“Non ci credo.”

“Credici. La telefonata spam definitiva. Ti registrano la voce, sfruttano il tuo bisogno più profondo, e non solo ti prendono i ratti, ti prendono la vita.”

“È vero?”

“Il mio telefono è quassù con me da due mesi ormai. Google ha sentito quei gufi, e mi ha mandato l’articolo – naturale come niente.”

“Che tristezza. Non ne voglio sentir parlare”

“È triste. Sono d’accordo. Ma c’è un altro lato. C’è una signora in Oregon, le manca il suo Gufo Maculato del Nord, e vede i lontani cugini di questo tizio Barrato, e non solo non è triste, è in giardino con un kit di registrazione di Amazon che cerca di fare la registrazione perfetta e attirare più gufi possibile.”

“Va bene così. Quella gente non può avere il fucile che spara, quindi come ogni programma del governo, anche questo è destinato a sprecare soldi e nessuno a parte i politici e gli avvocati si prende davvero i tremila.”

“Detto dalla signora che vive col sussidio del governo.”

“Stipendio, Michael.”

“Hai ancora un po’ il fiatone.”

“Non so come fai tutto il giorno, su e giù per quella collina.”

“Questa settimana mi prendo uno di quei golf cart elettrici che abbiamo visto da Lowes.”

“Probabilmente non dovresti salire là a piedi così spesso.”

“Non credo che un po’ di esercizio mi faccia male, ed è l’unica cosa che posso fare.”

“Wow. È bello luminoso.”

“È una parola.”

“Sembra che una betoniera si sia schiantata e abbia spalmato cemento giù per la faccia della collina.”

“Due betoniere, in realtà.”

“Avevi detto che erano tre.”

“In realtà, finalmente la maledizione è arrivata. Il tizio ha cominciato con quella merda che fanno, dove preparano il terreno per far sembrare colpa mia che non hanno fatto bene il loro lavoro.”

“Quindi, niente magia?”

“O quello o la lampada ha finito i desideri.”

“Strofina più forte. Il problema dei litigi quassù è che poi lo incontri al supermercato.”

“Lo guardo negli occhi e faccio un cenno.”

“Così male?”

“È andata parecchio male. Sono entrato a gamba tesa. C’erano tutti. Gli ho dato l’assegno e gli ho detto di sparire.”

“Pagato e brutto.”

“Già, in tutti e due i sensi. Però quando arriva l’officina, coprirà quasi tutto il muro, e avremo una piccola legnaia, e quella nasconderà il resto.”

“È luminoso.”

“L’hai detto.”

“È luminoso.”

“Non ho detto, ridillo.”

“Si ripete da solo.”

“Lo vedi perché ho messo i massi sulla servitù?”

“Lo vedo. Non puoi sparare questo bagliore sulla veranda della vicina.”

“Da vicino è peggio. Tutti e due i muri della stessa misura e forma,

e non sai nemmeno che la toppa della frana c’è.

“Quello però non si nasconde.”

“Be’, intanto si invecchierà col tempo, e quando avrò costruito l’officina, lo nasconderà parecchio.”

“E quando?”

“Domanda difficile. È una questione di budget. Un edificio da mille piedi quadrati, anche al risparmio costerà almeno cinquanta dollari al piede dal tetto alla platea. Ma non possiamo costruire una schifezza per nascondere la schifezza. Servono finestre e porte – porte basculanti da garage come l’officina di Hardin Valley. Scandole di cedro, impianto idraulico, finestre – attenta, lì è fangoso.”

“Accidenti, che è ’sta roba?”

“Quando abbiamo tappato il tubo di scarico - l’acqua. Questa settimana ha piovuto mezzo pollice tre volte, ed è traboccato.”

“Non è pericoloso?”

“All’inizio no. Le sorgenti alimentavano il laghetto, ma c’erano piedi di franco, poi la pioggia non ha mai smesso ed è traboccato.”

“Tutta la settimana?”

“Più o meno. Vedi le tracce della pala gommata? Quelle erano la mia valvola di sfogo. Portavano l’acqua fin qui – ma la diga è vecchia. Vecchissima.”

“Sulla tua ipotesi della frana di fango la giuria non si è ancora pronunciata.”

“Non è un’ipotesi.”

“Ipotesi.”

“Questo velo d’acqua conferma la mia tesi. Vedi che il bagnato è uniforme? Quando la pioggia era forte, c’era un velo d’acqua costante e regolare sopra, come una di quelle vecchie dighe a gradini che vedi lungo le strade della domenica.”

“Una traversa.”

“Cosa?”

“Il mio prof d’inglese era Alan Weir. Quella diga a gradini. Si chiama weir, traversa.”

“Be’, questa diga fa scorrere l’acqua sopra come una traversa. È perfettamente regolare come se avesse avuto milioni di temporali a litigarci sopra.”

“Quel ponte però ci sta bene. È come se non fosse mai non stato qui.”

“Davvero. Questa settimana hanno ripulito tutti i detriti di pietra, e si è fuso col terreno, come se ci fosse caduto dentro insieme alla diga.”

“Vedo che Cody è passato di qui.”

“Già, quello lo dovremo abbattere. Duecentocinquant’anni, e Cody Norman è l’ultimo anello della sua storia.”

“Cody probabilmente c’ha un paio di anelli lì dentro con tutti gli anni che è stato quassù.”

“Amen. Probabilmente ci ha sparato la cena una dozzina di volte, per quel che ne sappiamo. Per ora l’ho lasciato in piedi per proteggere l’Acero.”

“Peccato che non sia stato il contrario.”

“I desideri in un secchio non lo riempiono mai abbastanza per tirare lo sciacquone.”

“Quel coso è – speciale.”

“Assolutamente speciale. Una valletta ha bisogno di un cesso in giardino, Stef. Ma non sai niente.”

“Dovrebbe avere i fiori dentro.”

“Be’, questo è la vasca da bagno dei procioni. Tornano tutte le notti.”

“Stavolta non così fangoso.”

“Guarda meglio. Vengono tutte le notti, ma ha piovuto tutta la settimana, e si sciacquano.”

“Io non lo chiamerei pulito.”

“Non pulito, ma ripulito.”

“Perché non ti ricordi semplicemente dei rotoli di carta?”

“Perché non te ne ricordi tu?”

“Io sono in negazione.”

“Ci vuole. Prima o poi ci faccio un gabbiotto intorno.”

“Cioè, è una schifezza.”

“Una schifezza luminosa. Ma quando abbiamo l’officina funzionante, lo possiamo staccare – non resterà qui per sempre.”

“Karen è parecchio contenta che io e Clover andiamo a stare da lei.”

“Ci credo. Anch’io.”

“Certo che lo sei. Puoi rifare il ragazzino senzatetto che campeggia nel bosco.”

“Allora non facevo finta, e non sono sicuro di avere ancora la gioventù per fare tanta finta neanche stavolta.”

“Non so come mi sono fatta convincere a ’sta cosa. Cioè, dove ti fai la doccia?”

“Immagino che verrò su da Karen ogni paio di giorni.”

“Cos’altro hanno fatto questa settimana?

“Più che altro, abbiamo guardato, e ci siamo preoccupati per quella diga. Con lo sfioratore tappato, ha fatto il velo d’acqua tutta la settimana, ed È terrificante, ma non possiamo farci niente. Piove. Abbiamo finito la terra per tamponarla, e adesso è solo questione di aspettare. Il mio grande piano era aggiungere un altro sabato, pagare, piantare il tubo di scarico. Poi è piovuto.”

“Hanno lavorato tutta la settimana sotto la pioggia.”

“Sì, ma per mettere il tubo di scarico, dobbiamo abbassare l’acqua tipo di un piede e mezzo. Non si può fare sotto la pioggia.”

“Quindi, lunedì, allora?”

“Questo è il piano.”

“Avete fatto altro?”

“Li ho fatti cominciare sul vialetto di dietro.”

“Cos’è un vialetto di dietro?”

“Be’, se mettiamo la casa là, e il garage è al piano seminterrato dietro, dovremo passare lungo quella faccia della collina lassù, venire oltre qui e fare un tornante per girare di nuovo verso la casa.”

“Non lo vedo.”

“Okay, vieni qui.”

“Sembra che pioverà tutta la settimana.”

“Niente di nuovo. Quassù mi sono raddoppiate le gambe con tutto il fango attaccato ai piedi tutto il giorno. Per questo tu hai il fiatone, e io ci sono abituato.”

“Pare che Cody abbia firmato anche questo.”

“Cristo, quel ragazzo è una piaga.”

“Oddio.”

“Che c’è, ha preso anche quel lato?”

“No, guarda qua.”

“Charlie ama Bobbie, 8/11/89.”

“È il giorno che hanno comprato questa terra. È nelle carte del Titolo di proprietà.”

“Dici sul serio?”

“Sì.”

“Cioè, ne sei sicuro?”

“Sì, è nella cartella nel mio ufficio.”

“Quindi sono venuti quassù dopo il rogito proprio come noi, e hanno firmato un albero per segnare l’occasione.”

“Dovresti amarmi così.”

“Ed è pure un Faggio. Ho visioni di The Jerk, lui odia queste lattine.”

“Ma di che parli..?”

“Dobbiamo riparare quest’albero finché è ancora bagnato. Corri su al Farmer’s Co-op e prendi una latta di Tanglefoot. Io taglio qualche ramo da questi polloni e preparo tutto.”

“Tipo, adesso?”

“Sì. Quest’albero è praticamente morto se non ci mettiamo una toppa.”

“Come si chiama?”

“Mastice per innesti Tanglefoot. È una latta bianca con le lettere rosse.”

Capitolo 48 – domenica 28 gennaio

“Perché torni a mani vuote, ragazzo?”

“La sua donna sta lassù con lui.”

“Non l’hai presa?”

“Nah, stavano lassù quando son passato sul crinale.”

“Che ci fanno lì di domenica?”

“Boh. Ho ascoltato su dal crinale, li sento bene, parlano di prendere un golf cart, ma Tanner arriva tra poco, e devo tornare.”

“’Sta cosa deve restare vicina al taschino della camicia. C’abbiamo bisogno di quella sega per tagliare quell’albero, ma tu devi pure restare nella squadra.”

“È solo mezzogiorno. C’abbiamo tempo.”

“Vero, ragazzo. Ci mettiamo subito.”

“Lascia che Tanner porta il computer, e io torno lassù, vedo se se ne sono andati.”

“È un buon affare, la signora King ci dà tre mesi d’affitto se andiamo a tagliare quell’albero oggi.”

“Non serve a niente. L’affitto lo paga la mamma di Meghan.”

“Lei ha bisogno del nostro aiuto.”

“ Non vedo che bene mi fa, tagliamo quell’albero e ci pagano con un credito sull’affitto.”

“Ti fa bene, magari la signora King mette quei soldi sull’affitto di Jed. Magari tagliamo quell’albero, ci paghiamo quel camion, e io pago il resto su un libro.”

“È arrivato Tanner.”

“Sta’ zitto. Lascia parlare me.”

Mi dice di stare zitto sulla mia veranda. Io non sto zitto se voglio parlare. È ’Merica, no? Paese libero sulla veranda libera di un uomo.”

“Ehi Cody.”

“Tanner.”

“Allora, ecco il computer. L’ho configurato, e ti devo far vedere delle cose.”

“Me l’hai già fatto vedere.”

“Non questo. I tuoi appunti.”

“Non scrivo bene.”

“Non sei mica un carpentiere, ma non è quello. Ecco guarda l’ultima fattura che ho fatto.”

“L’ho vista, leccaculo.”

“Non è leccare il culo, Cody. È il registro. È il riferimento.

“È il suo registro, il suo riferimento. È il suo lavoro, scaricato su di noi.”

“Cody, ’sta merda magari funziona lassù con Lonnie, ma io non mi faccio schiacciare dal tuo motore del rancore.”

“Tale e quale a lui.”

“Cody, ti dico cosa va fatto. Puoi farlo o non farlo, ma hai avuto quaranta ore a settimana nelle ultime cinque settimane, e la paga è buona. Il lavoro è facile. L’uomo è duro, ma è onesto – troppo onesto.”

“Quell’uomo non è onesto, Tanner. Io sto seduto qua, e ti sento che parli così al mio ragazzo, e sto zitto, ma non vieni quassù a dire che è onesto sulla mia veranda.”

“Salve anche a te, Lonnie. È un pezzo che non ti vedo.”

“Adesso c’ha pure lui il doppio passo, Babbo.”

“Cody. Lavori da cinque settimane ormai, bella paga. Sono i soldi migliori che abbiamo mai preso tutti e due, e non te li lascio rovinare.”

“Non me lo lasci? E che ci fai?”

“Spero di farti ragionare. Hai preso il lavoro, Cody. L’hai preso tu. L’uomo ti ha detto i termini, e tu hai detto, ci sto. Ti ha messo su una macchina e ti ha affidato il suo scavo, e si sopporta quella tua boccaccia da saputello che non sta mai zitta.”

“Ce l’hai davvero la boccaccia, Cody.”

“Babbo, ti avevo detto di lasciar parlare me.”

“Cristo, a volte è come un altro mondo. Vengo quassù a darti il computer così puoi fare la tua parte con la ditta – metà del lavoro l’ho già fatto io. Tu devi solo mettere i progetti del giorno e caricare le ore quando hai finito – stampare la fattura, e consegnarla.”

“Quell’uomo vuole solo manodopera a poco, costruirsi un palazzo e tenermi fuori dalla mia terra.”

“Ma che diavolo dici, Lonnie? Quella non è terra tua. Non lo è mai stata.”

“È terra nostra da tutta la vita. Babbo c’ha ragione. Ci cacciamo e ci peschiamo lassù, quasi ogni pasto che mangiamo per metà dell’Inverno viene dai cervi che mettiamo in quel congelatore là dentro.”

“Senti, quello non è il mio – non mi riguarda. Ma non voglio nessun casino lassù. Io e Rusty ’sto lavoro lo vogliamo, e pure tu, Cody, se no non l’avresti preso.”

“Non sei tu che mi dici perché ho preso quel lavoro, e quell’uomo dice che manco è un lavoro. Dice che è nostro. Perché non possiamo portare i nostri affari da un’altra parte?”

“--- Lo capisco, Cody. Davvero. Potremmo fare offerte per lavori da un’altra parte, tipo nei fine settimana.”

“È tutto quello che dico.”

“Difficile fare offerte per lavori se non c’abbiamo gli attrezzi però.”

“Ci prendiamo in prestito quelle macchine il fine settimana quando lui non c’è.”

“Sembra che ’sta idea ti sia venuta a metà discorso. Primo, non è giusto, e lui si trasferisce in quel capanno martedì. Per non parlare del fatto che ogni volta che arriviamo il lunedì, lui ha fatto un mucchio di terra o una buca, o ha tirato su un pezzo di strada. Lui le macchine le usa tutto il fine settimana.”

“Quel Yankee molle non ci resta a vivere in un capanno in mezzo all’inverno.”

“Lonnie, tu questo qui non lo conosci. Diglielo, Cody.”

“È molle.”

“Vi sbagliate tutti e due. È malato. Questo si vede, ma molle non lo chiamerei. Non se la fa mettere in quel posto da nessuno, specie da te, ed è testardo. Resterà in quel capanno e se qualcosa si fa dura, si compra la soluzione e basta.”

“È lui, sì. Crede che i soldi suoi gli danno tutto quello che vuole.”

“Magari ce le presterebbe le macchine il fine settimana.”

“Io non mi metto in debito con quel Yankee.”

“Tu c’hai un no per ogni forse, Cody.”

“Non è vero.”

“Ecco, quello è un no. Tu faresti a botte con la pompa dell’acqua pure se stessi andando a fuoco.”

“Io non mi faccio prestare niente da quell’uomo.”

“Lonnie, ma chi è che parla qui?”

“Tu non mi dici di farmi i fatti miei sulla veranda mia.”

“Va bene, va bene. Hai ragione. Più o meno. È che mi sono ingarbugliato. Sono salito per far vedere a Cody come si scrivono le fatture così ci pagano, e siamo passati da leccaculo a idea geniale a non si può fare con più buche e curve di quella servitù di passaggio lassù.”

“Giri le parole.”

“È quello che dico. Senti. Ecco le ultime quattro fatture. Usale per fare la fattura di questa settimana. Ogni giorno della settimana ci vogliono i dettagli. Lunedì, Tanner – ha fatto queste cose = ore – prezzo. Devin e quello che ha fatto Devin, prezzo. Cody. Rusty. Martedì, uguale. In fondo c’è un subtotale. Ti mando gli addebiti della banca per le paghe della settimana prima di qualsiasi altra spesa. Li metti in lista, e il totale si autocompila qui in fondo.”

“Autocompila non è una parola.”

“Già, è il riassunto mio pure questo – non ecco come si fa, ma ecco cosa è sbagliato. Funziona così, Cody. Le prossime due settimane tocca a te. Fai la fattura così ci pagano.”

“Se non la faccio, lui paga in contanti e basta.”

“Cody, non puoi sabotare per avere i contanti. Quell’uomo non ci casca.”

“Io non le voglio le trattenute.”

“Non lo decide lui. È l’IRS che dice che paghi le tasse, non lui.”

“Ragazzo, non è giusto. È lui. Sono tutti quelli che vengono giù qua a dirci come dobbiamo campare la vita nostra. ’Sta valle è andata avanti benissimo cent’anni senza che quelli scendevano qua con quei computer portatili con dentro i programmini da baciamano che un uomo non può manco fare un piccolo scambio e tirar su due soldi per legare un capo all’altro.”

“Non hai torto, Lonnie. Ma questo non è il commercio dal cassone del pickup. Cody, quest’uomo ha detto che si costruisce una casa, che ci vorranno due anni, e che la paga è in regola. E questo non cambia. E non scordarti che paga bene. Per me da mia nonna lavoravi a quindici l’ora. Qui sono venti. Con me e la nonna portavi a casa sui seicento, e qui ne porti a casa seicentocinquanta – in più qui hai l’assicurazione infortuni e quella d’invalidità. Qui hai un’impresa che può fare più soldi quando ci guadagniamo le referenze di questo lavoro. Qui la paga è la stessa, ma quello che ci ricavi è enorme.”

“La paga non è la stessa. Mi hanno pignorato il conto in banca, e ’sta settimana prendo solo centocinquanta.”

“Chi ti ha pignorato il conto?”

“Devo dei soldi per le multe, e fra poco comincia pure a riscuotere la sentenza. Non faccio in tempo a tirare fuori i soldi che la banca ci sta dentro pure lei.”

“Adesso ho capito. Quindi devi ancora le spese processuali, e c’hai pure una sentenza. Non sono affari miei finché non me li fai diventare miei. L’uomo paga col W2. Puoi prendere o lasciare, ma la busta paga ce l’hai. Non lascio che i tuoi debiti non pagati incasinino pure la vita mia. Quindi lavora o non lavorare. Non me ne frega, ma non mi incasinare il lavoro.”

“Non mi incasinare la vita.”

“Cody, sei tu quello che deve i soldi, e devi crescere e pagarli. È per questo che non hai ancora preso la patente? La stai saltando apposta così gli esattori non ti trovano?”

“Questi non sono affari tuoi.”

“Un’ultima battuta e chiudo, Cody. Questo, quello, quello che è. Se te lo lasci alle spalle, non ti tiene più prigioniero.”

“Non sono affari tuoi.”

“Grande, ce l’avevano.”

“Il Tanglefoot non l’ho mai sentito nominare in vita mia.”

“Be’, eccolo qua. Speriamo che funzioni però.”

“Pure la ragazza del negozio non l’aveva mai sentito.”

“Vedremo. I bordi li ho già tagliati puliti. Questa primavera faccio un innesto a ponte, ma per quello dobbiamo aspettare che spuntino le gemme.”

“Come le sai ’ste cose?”

“Bordi puliti e Tanglefoot li so per esperienza di vita. La roba dell’innesto a ponte viene da Google. Questo albero non è nostro, e lo dobbiamo salvare, quindi ho cercato se c’era qualcos’altro che potevo fare per dargli più possibilità.”

“Lo dobbiamo salvare, questo è vero.”

“Allora, quello che facciamo è spalmare ’sta roba sottile sulla parte scorticata. Era tutto quello che sapevo fare. Ma ho trovato il sito di un frutteto di mele, e fanno vedere come tagli questi rametti sottili di un anno dall’albero – io userò questi polloni qui – e li tagli appena un po’ più lunghi dello squarcio nella corteccia, e li avvolgi in carta da cucina bagnata e strizzata e in un sacchetto, e li metti in frigo fino a marzo più o meno quando l’albero comincia a germogliare, e poi c’è tutto un procedimento per fare il ponte su ’sto squarcio.”

“E così l’albero si salva?”

“Questo forse se la cava anche senza, in realtà. Quell’albero là ha uno strappo enorme nella corteccia. Questo gira solo per un terzo più o meno. Non gli piacerà, ma potrebbe sopravvivere. Qui sulle radici non ci sono segni di cingoli, quindi secondo me l’ha preso da lontano mentre girava il cassone o roba del genere.”

“Quello è un flagello.”

“Io cerco di credere che è solo un essere umano come tutti noi, e che si metterà all’altezza se ha solo un altro punto di vista da cui guardare il suo futuro. Ma non mi era mai capitato uno che si impegnasse tanto a dimostrare che ho torto.”

“Flagello.”

“Però l’ho messo nell’impresa, Stef. Adesso ne è socio. Ho scelto di proposito di avere tre soci così se uno diventa un problema, gli altri due lo possono votare fuori dall’isola, ma non voglio far conoscere questa tecnologia ai ragazzi così presto.”

“Per me ha lavorato bene, ma lo sentivo. Tu mi hai condizionata, ma io qui ci ho vissuto tutta la vita, e i Cody del mondo non sono difficili da trovare.”

“È che non ti va giù la storia della droga.”

“Non è solo quello. Ho messo dentro un sacco di gente per droga. Alcuni sono così, ma questo è diverso. È come se guardasse fuori da dietro le sbarre segnandosi i turni della guardia.”

“Ma la cella è forgiata dalla mente.”

“Esatto. È come un drogato di galera, ma la galera se l’è fatta da solo.”

“Il risultato della formula è quasi figo. Il ragazzo non lo posso licenziare davvero, quindi sono costretto a inventarmi delle soluzioni e ad allenare la pazienza.”

“Però non cadere troppo dall’altra parte.”

“No, ma non posso nemmeno trattare tutti come quello dell’albero.”

“No, lì sei partito di testa.”

“Sono passati dieci anni, tesoro. Avevo letteralmente assunto quell’uomo per tagliare l’albero così l’altro albero non si rovinava. Potevo buttarglielo sopra gratis.”

“Certe volte sei una testa calda.”

“Dipende dalla situazione.”

“Testa calda.”

“Hai sentito?”

“Cosa?”

“Quel rametto. Eccola lì.”

“Cosa? Chi?”

“È un orso. Guarda il crinale, dove la luce…”

“Lo vedo.”

“Credo che sia quella che vediamo più spesso – da così lontano non lo capisco.”

“Sta venendo da questa parte.”

“Tranquilla. Sta solo aggiustando il percorso, è ripido lassù.”

“Chissà se ci vede.”

“Ci ha visti da un pezzo, ci sente l’odore. Ci sente.”

“Allora spero che parli inglese. Resta lassù.”

“Ah! Non scende mica qui.”

“Tu parli orso?”

“Non ci danno mai fastidio. È come se fossero curiosi. Ci guardano.”

“Tipo pubblico?”

“No, più come se ci dessero un’occhiata fra un passo e l’altro.”

“Lo vedo. Si – Si sta sdraiando?”

“Sì. Le piaci, si vede.”

“Le potrei accarezzare le orecchiette.”

“Ho chiesto ai procioni. Si sono messi a litigare per un pezzo di cibo, e non mi hanno mai risposto. A lei puoi chiederlo tu.”

“Non voglio essere sfacciata.”

“Buon istinto. Credo che sia quella incinta, ma è troppo lontana per esserne sicuri. Sembra diversa.”

“Lasciamole un po’ di spazio.”

Capitolo 49 – lunedì 29 gennaio

“Buongiorno ragazzi.”

“È una bella camminata dalla Y.”

“Milletrecento piedi, Cody.”

“Potremmo metterci in fila lungo il laghetto.”

“Devin, la tua macchina quassù non ci arriverebbe.”

“Già, la mia di sicuro no.”

“Sono circa seicento passi.”

“Ma li stai contando sul serio?”

“Be’, sì. Per esempio, avete parcheggiato otto minuti fa, e sono sicuro che avete timbrato sulle vostre appine. Quindi, mi è costato due dollari e sessantasette centesimi portare ognuno di voi su per la collina. Fanno dieci dollari e sessantotto centesimi per portare tutta la mia squadra dal parcheggio al cantiere.”

“Bossman, io timbro quando esco di casa.”

“Allora quello è rubare, Cody.”

“Come è rubare, Tanner? Tutte quelle ditte di assistenza lo fanno. Fanno pagare il tempo da quando il furgone esce dal piazzale, e la maggior parte di quei tizi parte da casa loro.”

“Tanner, lui crede di avermi fregato. Però quella è una voce da dichiarare, Cody. Sono requisiti di prezzo da dire in anticipo. Questa cosa non l’hai negoziata nella mia fatturazione quando abbiamo fatto i prezzi, quindi non puoi timbrare e farti pagare per fare quei tre quarti di miglio da casa tua alla mia. Adesso, se vuoi fare causa alla tua stessa impresa per il tempo di tragitto, accomodati, ma c’è una telecamera proprio sul confine della proprietà, e il cloud del Ring registra l’ora in cui arrivi; oggi, sette e cinquantatré. Sei salito a piedi per la collina, e sei arrivato con un minuto di ritardo per prendere i compiti della giornata.”

“I compiti fanno parte del test del 1099.”

“Guarda come è andato il discorso, Cody. È cominciato con te che vieni pagato dal parcheggio. Io ti ho detto quanto mi costa farti salire a piedi per la collina. Tu mi dici che da cinque settimane timbri da casa. Io ti ho detto che il prezzo della chiamata non l’abbiamo negoziato perché voi non siete una ditta che va a chiamata, siete una ditta a contratto. Sono disposto a pagarvi dieci dollari per venire al lavoro. Come ve li dividete non mi interessa. Non è un problema mio. Dieci dollari. Mettetelo in fattura.”

“È cominciato perché sei tirchio.”

“L’ironia è che il mio piano era farvi una lezione di fatturazione con la giornata di lavoro, perché nella mia testa non vi sto solo regalando un’impresa, vi sto regalando il sapere per mandare avanti un’impresa – e quello, più di qualsiasi altra cosa su tutta la verde Terra, è un punto di vista. Volevo farvi vedere la differenza fra il punto di vista di un padrone e il punto di vista di un dipendente – nota che non ho detto POV, Rusty.”

“Questa lezione non l’avrei potuta progettare meglio nemmeno con un intero pacchetto di formazione delle risorse umane.”

“Allora, ehm. Non mi pare di aver imparato niente lì.”

“Ordinate la colazione. Andate a prenderla. Stanotte è la mia ultima notte a dormire in una casa, e abbiamo un sacco di roba da finire.”

“Ehi.”

“Ehi.”

“Come va oggi al Dipartimento delle Entrate?”

“Sto impacchettando le ultime due cose da portare da Karen domattina. Mi prendo il giorno libero per sistemarmi là.”

“Vorrei poterti aiutare.”

“Sono solo un paio di scatoloni.”

“Sono arrivate le batterie?”

“No, ma sono in consegna. Ha chiamato la ditta di trasporti per confermare che abbiamo una banchina di carico.”

“E dove sta?”

“Sul sedile davanti di quella skid steer.”

“Perché non le spediscono con un camion che riesce a salire per il vialetto?”

“Non è che non riescono a salire. Guarda l’ingresso. La stessa cosa che ci protegge dagli occhi indiscreti e dai curiosoni è quella che fa pensare a un camionista che non si passa. Vedi solo un vialetto di ghiaia in salita con una curva cieca. Sono come i coyote, se non vedono una via d’uscita, hanno paura a entrare.”

“Però con un AR i coyote se la cavano bene.”

“Ogni discorso che faccio oggi va a rotoli in fretta.”

“È colpa tua, Parabole.”

“Mi chiamo Pantofole.”

“Mikey Pantofolà.”

“Cristo. Sarà un anno di ’sta stronzata dell’amore per telefono, e lei c’ha un ufficio comodo con una rubrica da spaccapalle.”

“L’hai scelto tu. Potevi prendere un appartamento.”

“Continua pure col tuo sfottò. Io starò un po’ più tranquillo sapendo che la mia moglie quarantaduenne dorme nel suo lettino singolo da bambina col suo love-doodle di settanta libbre.”

“Quanti anni ho?”

“27 aprile 1982, signora. Lei è nel suo quarantaduesimo anno.”

“Quarantuno.”

“Quarantuno anni e duecentosettantasette giorni.”

“Quarantuno.”

“Oh, giornata storica. FedEx ha appena scollinato la diga. Sta salendo per il vialetto.”

“Ma va’. Che cos’ha?”

“Credo che abbia il mio futon da Amazon. È tornato pure Devin col cibo. Ci sentiamo dopo.”

“Ti amo.”

“Ti amo.”

“’Sto coso è pesante, bossman.”

“Però la consegna è gratis.”

“Macché, ci è costato tipo tre dollari portarlo su dalla diga.”

“Già, giusto. Lì ti ho fregato.”

“Lasciatelo là fuori. Lo montiamo dopo colazione.”

“Mi piace da morire ’sta country fried steak.”

“Questa è una cosa su cui siamo d’accordo, Cody. Allora, oggi abbiamo un sacco da fare. Io mi trasferisco qui domani dopo il rogito, e non siamo ancora pronti. Il cactus è sopravvissuto, quindi almeno quello, ma le previsioni danno la minima di domani notte a ventisette.”

“Ti si congelano le begonie.”

“Starò bene. Oggi arrivano dodici batterie. È il massimo che Pytes descrive come una singola pila di batterie nell’hub. La stufa è andata tutta la notte stanotte al minimo, sessanta gradi. E ha scaricato le batterie al venti percento.”

“Non avevi ordinato altre batterie?”

“Sì. Ho ordinato un pacchetto il giorno che abbiamo messo questa unità. Ha chiamato la ditta di trasporti, e arrivano stamattina. Il problema è che se installiamo sedici batterie, abbiamo ottanta kilowatt, ma non riusciamo a caricarne così tanti.”

“Oggi dobbiamo fare i giocolieri, e indovina cosa finisce in secondo piano.”

“Non di nuovo la diga.”

“Esatto, Cody. La diga deve tornare in fondo alla lista mentre prendiamo il resto dei pannelli solari del primo ordine e li installiamo più in fretta possibile. In pratica dobbiamo installare le batterie - e sarà molto più complicato del primo rack – e dobbiamo costruire tre rastrelliere da otto pannelli solari l’una.”

“Che c’è, niente lezioni di matematica stavolta, bossman?”

“No, questa è una lezione di triage. Abbiamo ventiquattro ore per installare queste batterie, e queste quattro non le possiamo smontare perché non sono minimamente bilanciate con le dodici che arrivano oggi, che arrivano più o meno al cinquanta percento. Quindi dobbiamo caricare almeno sei kilowatt in queste batterie mentre intanto montiamo quelle.”

“Allora, ehm. Le facciamo di nuovo di legname ’ste rastrelliere?” “No. Unistrut.”

“C’è un mucchio nascosto di Unistrut e bulloni da qualche parte qui intorno?”

“No. Sono sulla lista della spesa di oggi. Prendete una stufa Dr. Infrared DR-968. Ecco il link. Quella Duo sotto i quaranta gradi è quasi inutile, e una stufetta a irraggiamento ti scalda anche quando la stanza non è calda. Potremmo pure arrangiarle intorno una specie di cassetta così quando è impostata a cinquanta gradi, si scalda e si spegne più spesso.”

“Ti stai perdendo nei dettagli, bossman.”

“Scusate. Penso ad alta voce. Okay, quindi ci servono tre rastrelliere per i pannelli. Il circuito aperto di questi pannelli mette la lunghezza della stringa a otto. Tre rastrelliere da otto fanno poco più di dieci kW di targa. Diciamo trenta kilowatt di raccolto. Con la stufa sarà tirata.”

“Pensi ancora ad alta voce?”

“Sì.”

“Pensa ad alta voce quanti Unistrut ci servono.”

“Simpatico. Prendi la carta e prendi Devin. Andate da quella parte, e io vi mando la lista della spesa per messaggio. Abbiamo una giornata piena. Dobbiamo ricevere tutta la roba del solare, portarla quassù, installare le batterie, montare questo futon, e cominciare con le rastrelliere dei pannelli. Sbrigatevi”

“Ricevuto.”

“Rusty, monta questo futon. Cody, vieni con me. Dobbiamo misurare un po’ di roba e prepararci.”

Lista della spesa:

Superstrut 1-5/8 x 10ft, calibro 12, mezza asola – 60 barre

– prendete quelle zincate argento, $34 l’una se ne comprate 10+

– sono due carrelli. Prendete un carrello piatto.

Dadi a molla, 3/8-16, per profilo 1-5/8 – 192

– vengono in confezioni da 5. Sono 40 confezioni. Comprate tutto il gancio.

– se non bastano, le confezioni da 5 della NEWHOUSE vanno uguale

Bulloni esagonali, 3/8-16 x 1" – 192 – comprate la scatola non il cestone

Rondelle piane, 3/8 – 200

Rondelle elastiche, 3/8 – 200

Squadrette piane a 90 Superstrut – 24

Basi per montanti Superstrut – 12

Viti autoperforanti, #12 x 1" – 1 scatola

Cavo THHN 8 AWG, nero – 500ft 2 bobine

Cavo THHN 8 AWG, rosso – 500ft 2 bobine

Fascette, nere anti-UV, 11" – 1 sacchetto

Stufa Dr. Infrared DR-968 – 1 – corsia delle stufe, ~$126

– NON quella con l’umidificatore

2 tubetti di silicone trasparente

E un battipalo per piantare i montanti

“Ehi.”

“Ehi.”

“Per cosa hai appena speso tremilatrecento dollari da Home depot?”

“Mi serve un posto per la cocaina e le puttane. Bisogna fare scorta.”

“Cocaina e puttane, eh? Magari prendi la metanfetamina invece. La roba buona non ce la possiamo permettere.”

“Così il buono vale doppio. Le puttane da metanfetamina costano molto meno di quelle da cocaina.”

“Ti revoco il permesso di uscita.”

“Quello non c’entra con la metafora.”

“Cosa-hai-comprato?”

“Be’, quei pannelli solari li ho ordinati l’anno scorso…”

“Basta. Oggi, Michael.”

“Ci servono le strutture per i pannelli solari.”

“Home depot vende roba per il solare?”

“No, vende Unistrut.”

“Che cazzo è l’Unistrut?”

“Non dare la colpa a me. Ho provato a spiegarti, ma tu volevi oggi. Devo montare quei pannelli solari che ho comprato l’anno scorso, e l’Unistrut è tipo il Meccano per adulti.”

“In famiglia mia eravamo tutte femmine, Michael.”

“Sì, ma sapevi cos’era, sennò non ci avresti tirato fuori la questione maschi e femmine.”

“Sai che c’è. Secondo me stare un po’ separati ci farà bene.”

“Già mi manchi di più.”

“Cos’è questa lista?”

“Mi hai chiesto cosa ho comprato. Ti ho mandato la lista della spesa di Tanner”

“Amo quest’uomo, amo quest’uomo, amo quest’uomo.”

“Anch’io ti amo. Ci vediamo fra un paio d’ore.”

Capitolo 50 – lunedì 29 gennaio

“Ti amo.”

“Ti amo.”

“I ragazzi erano immersi fino al collo nel lavoro, quindi me la sono filata presto per la nostra ultima sera.”

“Uber eats?”

“Quello che vuoi.”

“Pizza Hut, allora.”

“Ultima cena da Pizza Hut. Mi pare giusto.”

“Passerà un po’ prima che possiamo cenare di nuovo a casa.”

“Abbiamo impacchettato tutto?”

“Fino all’ultimo pezzetto.”

“È fantastico che volevano tutte queste TV e letti e roba.”

“Comunque, due box da dieci per dieci pieni fino al soffitto, e un terzo pieno a metà.”

“E tre rimorchi. Non oso immaginare se non si compravano tutti i mobili.”

“E il tavolo da biliardo.”

“Quello è stato perfetto. Te li vedi i miei ragazzi a smontare quel coso?”

“Quando hanno impacchettato erano i miei ragazzi.”

“Hai controllato tutti gli armadietti e tutto?”

“Sì. Ho fatto controllare tutto alle donne delle pulizie oggi quando hanno pulito a fondo.”

“Ricontrollato?”

“Ho ricontrollato. Dobbiamo solo arrotolare la biancheria nel lenzuolo con gli angoli come il fagotto in cima al bastone domattina quando usciamo, e ce ne andiamo.”

“Mi hai preparato la biancheria per il capanno?”

“È in quei sacchi della spazzatura in garage.”

“Mi stavo chiedendo cos’erano. Pensavo che avevi fatto una festa sfrenata per il Dipartimento delle Entrate o qualcosa del genere prima del rogito.”

“Ho ordinato la pizza ben cotta.”

“Non ci sono da bere.”

“A me piace l’acqua. Accendi le luci del vialetto; Eats dice che la consegna la fa una ragazza.”

“E chi ti procuri per le consegne con le ragazze al capanno?”

“Le zoccole, ovvio.”

“Perché non gli fai portare la cena insieme alla cocaina?”

“La cocaina toglie l’appetito. Tanner è il mio nuovo Uber Eats.”

“E lui lo sa?”

“Ha trattato come un campione. Si è preso un piatto gratis per ogni consegna e un pasto extra se va a ritirare a Knoxville.”

“Sei fuori di testa.”

“Alle orecchie di Dio.”

“Faresti meglio a controllare quel Ring.”

“Sono solo i ragazzi.”

“Fuori è buio, Michael. E poi ho guardato quello dove scendevano a piedi alle macchine.”

“Porca puttana. C’è un tizio, due tizi sulle moto da cross.”

“Dove?”

“Alla critter cam.”

“Magari, tipo, sono abituati ad andare in moto da cross lassù. Li hai mai visti prima?”

“No. Devo salire lassù. Tu guarda le telecamere e chiamami se entrano nei rimorchi o nel capanno.”

“Non vorrai mica…”

“Sì, Stefanie.”

“Non ci arrivi prima di un’ora. Non torni prima delle otto.”

“Resterò lì e basta. Devo andare.”

“Non puoi fare così.”

“Apri il Ring e guardali e basta. Devo prendere Kitty.”

“Sono ancora lassù?”

“Sento i motori delle moto, ma non li vedo.”

“Tipo, hanno passato il capanno e…”

“Sì, la Equipment Yard non li ha mai visti. Tu hai visto quello della Critter Cam. Si sono fermati al capanno, ma non sono scesi. Dove sei?”

“Sono appena entrato sulla Pellissippi. Il telefono ha squillato un paio di volte.”

“Sono andati giù al laghetto due volte e poi di nuovo su per quel sentiero con l’albero.”

“L’albero di Charlie?”

“Sì, l’albero di Bobbie. Sento ancora i motori, ma non si vedono da nessuna parte.”

“Okay, chiudi l’app. Fatti mandare gli avvisi, risparmia le batterie. Sto volando.”

“Non ho mai sentito una creatura odiare la macchina così tanto.”

“È come la mia sirena personale. Devo stare attento agli sbirri. Chiamami se li vedi, e io ti chiamo quando arrivo.”

“Ehi.”

“Se ne stanno andando.”

“Sono sulla Ellijoy.”

“Magari li incroci.”

“Può darsi. Fra un minuto o due sono sulla Dripping Springs.”

“Hai fatto in fretta.”

“Sulla Pellissippi sono arrivato a cento.”

“Comunque.”

“Sulla 411 ho pure superato due macchine. Una ha fatto quella cosa.”

“Quale.”

“Quella cosa. Che provano ad accelerare quando li sorpassi di scatto. Lo adoro da morire l’elettrico. Il loro motore che ruggisce, e il mio che gli lascia l’ustione da vento sulla portiera del guidatore.”

“Ustione da vento, eh?”

“Credo che salgo e vado fino in fondo. Kitty è in macchina, cinque minuti di sofferenza ed è finita.”

“Cioè, sei partito con quell’idea.”

“Sì, ma è stata una cosa d’impulso. A questo momento non ci avevo pensato. Se lei non fosse qui, girerei e tornerei indietro.”

“Puoi ancora farlo.”

“Poi lei si soffrirebbe l’andata e ritorno, stavolta molto più lunga, e poi tutto da capo domani.”

“La pizza è buona.”

“Ahia.”

“Spero che lassù ci sia un veterinario che viene a domicilio. Non c’è verso che il Dr. Barry venga fin là.”

“Di sicuro c’è. Mica lo infili il cavallo in un trasportino e lo trascini dal veterinario. E quei veterinari di solito quando arrivano curano tutta la fattoria.”

“Mi serve un veterinario per Clover.”

“Stesso veterinario.”

“Ancora niente veterinario.”

“Logistica.”

“C’hai tutto quello che ti serve lassù?”

“Credo di sì. Se no lo vivo e lo metto in lista”

“Non hai piatti o bicchieri o niente.”

“Ho un paio di bicchieri del McDonald’s sul sedile dietro .”

“Magari ci avessi pensato con la pizza. Ho bevuto con le mani a coppa sotto il lavandino.”

“Stanotte siamo tutti in campeggio. Sto entrando adesso. Delle moto da cross nessuna traccia.”

“Poveri vicini. Tutti quegli anni, e solo qualcuno di passaggio, e adesso traffico notturno a volontà.”

“Domani devo passare da loro là sotto e scambiarci i numeri di telefono e roba così.”

“È una buona idea.”

“Qui è buio pesto. Lasciami andare così porto dentro Kitty e capisco come cazzo fare.”

“Ti amo, Michael.”

“Anch’io ti amo. Ce la faremo.”

“Accidenti, ma non c’hai altri amici?”

“Ti chiamo solo per il bicchierino della buonanotte.”

“Hai visto la lince rossa sulla Critter cam?”

“Ho visto la lince rossa con la cam dei miei occhi.”

“Lei lo sa dell’accordo di condivisione?”

“Comitato di benvenuto.”

“Kitty si sente la benvenuta?”

“È nell’angolo, con le zampe ripiegate sotto. Occhi sgranati. Lo senti quel gufo?”

“Ho sentito qualcosa. Pensavo fosse la TV.”

“Ancora niente TV. Le abbiamo vendute tutte.”

“È forte.”

“È vero.”

“Forte davvero. Mette i brividi.”

“L’app dice minima di ventisette stanotte. Il termometro dice che qui dentro adesso ce ne sono quarantadue. Quarantuno quando sono arrivato.”

“Nella tua lista di oggi c’era una stufa.”

“Già. Oggi non abbiamo avuto tempo di montare e bilanciare le batterie nuove in un pacco. Le abbiamo tolte dalle scatole e impilate, e le abbiamo montate su un carrello con le ruote, ma non le abbiamo ancora collegate.”

“Cioè?”

“Cioè niente riscaldamento.”

“Ti si congela il culo.”

“Macché. Kitty si sbloccherà. Rifaccio il letto, e appena mi siedo lei viene a farsi coccolare.”

“Mai visti due animali più diversi. Se dovessi rifare il letto io, Clover mi starebbe addosso per essere sicura che non ci riesco.”

“Questa mi salta in grembo appena mi siedo, e in pochi giorni torna a sbavare nell’incavo del mio braccio.”

“Ti servirà il riscaldamento.”

“Non è una passeggiata, ma il piumone dovrebbe reggere, e se non regge salgo sul pickup e accendo il riscaldamento.”

“Quindi te ne stai seduto lì sul letto avvolto in un piumone?”

“No, sto mettendo a posto. I ragazzi mi hanno portato qui dentro la poltrona reclinabile rossa dei tempi della Florida. Il futon è montato, ma dovevo metterci il lenzuolo con gli angoli. Dovevo tirare fuori tutta la roba dal pickup.”

“Hai avuto da fare.”

“Per forza. Dobbiamo sistemare questo posto come lavoro extra. Abbiamo riempito di terra tutto il retro della diga. Abbiamo tappato apposta il tubo dello sfioratore secchiata dopo secchiata. Il laghetto adesso è più pieno di una zecca, e dobbiamo sistemare le cose qui dentro più infilarci uno sfioratore d’emergenza, sennò tracima.”

“Che vuol dire tracima?”

“Vuol dire domani una squadra al solare e una squadra allo sfioratore d’emergenza.”

“Continui a dire emergenza.”

“Il laghetto è pieno. Adesso sta solo sbavando oltre la cima, sparso – bava. Se viene un’altra goccia di pioggia, trova il punto più basso, e comincia a scavarsi un solco in cima. Ora, noi abbiamo fatto in modo che quel punto stia dove il fianco della montagna incontra la diga, ma se piove come questa settimana guadagniamo solo qualche ora.”

“Ma qual è l’emergenza?”

“Se l’acqua comincia a tagliare un solco, il solco aumenta il flusso dell’acqua, e si alimenta da solo, solco più profondo, più acqua, solco più profondo, e si svuota tutto.”

“Okay, allora, stanotte ventisette. Niente riscaldamento. Una diga sull’orlo del baratro, e una lince rossa che fa i giri di ronda. Mi pare una bella passeggiata attraverso il ponte per andare a pisciare.”

“Oh, col cazzo. Apro quella porta, e Kitty se la squaglia. In macchina avevo tre bicchieri. Ho liberato un posto sullo scaffale, e l’acqua la butto domattina.”

“Che schifo che sei.”

“Neanche tu ci andresti là fuori.”

“Io non mi sarei smontata pezzo per pezzo fuori da una casa come un puzzle.”

“E allora non avresti i soldi per costruire questa. A proposito, aggiungi le luci sotto la gronda al programma dei lavori del capanno.”

“Be’, Davey, porto fuori Clover, e poi andiamo a letto.”

“Davey –“

“Sì, è…”

“Crocket. Ti ho battuta. Però questo non è il Kentucky.”

“Lo stato più verde nella terra del Tennessee, sapientone.”

“Ti amo.”

“Anch’io ti amo. Chiamami quando ti svegli così so che sei sopravvissuto.”

“È come se sapeva che stavo arrivando, Deddy.”

“Ma perché te la sei riportata là quella sega?”

“Deddy, lui si accorge che manca quella sega appena ordina di tagliare un albero.”

“E allora? Mica lo sa che sei stato tu.”

“Non è quello il punto.”

“Come non è il punto, Cody? Con quella sega ci facevamo un bello scambio.”

“La riporto indietro.”

“E come fai?”

“Faccio una Z. Entro da una parte alla Y, e torno indietro fino alla X.”

“Che cazzo dici, la X?”

“Taglio la valletta in diagonale, ed entro nei rimorchi fuori da quella cam nuova che ha messo là. Metto la sega nella porta laterale.”

“Perché non l’hai fatto e basta quando stavi là?”

“Sono entrato dall’altra parte, non serviva la Z, ma poi lui è sfrecciato su per il vialetto.”

“Perché secondo te è venuto un giorno prima?”

“Avrà litigato con la sua vecchia. Al telefono non fanno altro, beccarsi.”

“Quindi ti sei appostato su quel crinale alto, e lo guardi dall’alto?”

“Sì, lui parcheggia vicino al capanno, e porta dentro quel gatto, e fa avanti e indietro un paio di volte. Il codardo piscia in un bicchiere, lo mette sullo scaffale tanto ha paura di uscire al buio.”

“Tutti quanti, codardi. Perché sei tornato?”

“La luna era grossa, a sud-est. Mi illuminava come un riflettore. Era piena giusto un paio di giorni fa. Lui spegne la luce, io torno.”

“Ma perché non rifai i tuoi passi e finisci?”

“L’ho fatto, ma così ero più vicino a casa. Ho lasciato la sega in quella vecchia quercia cava proprio vicino alla postazione.”

“Dobbiamo darci da fare con quella; adesso che lui ci vive, è l’unica postazione nostra.”

“A quella postazione gli sono marciti i gradini.”

“Prendi un po’ di quel legno di scarto dal cantiere, e facciamo i gradini nuovi.”

“Torno su, entro dalla parte giusta, lascio quella sega, e torno a casa.”

Capitolo 51 – martedì 30 gennaio

“Buongiorno, ragazzi.”

“Stanotte hai dormito qui.”

“Già.”

“Quando sei tornato?”

“Abbiamo visto dei tizi in moto da cross sulla telecamera, e sono partito per tornare caso mai volevano farsi prestare qualcosa.”

“Abbastanza freddo per te, bossman?”

“Non è una passeggiata.”

“L’hai già fatta la prenotazione al Marriott?”

“No. Un po’ di freddo non ammazza nessuno.”

“Sì, come no. Qual è il casino di oggi?”

“Casino? Vuoi dire il lavoro?”

“Non c’hai il rogito?”

“Sì. Alle 10:30 in centro. Oggi ci dividiamo in tre. Ho chiamato la Southeast Drainage, e ci consegnano sette tubi di canale da quindici pollici. Fanno centoquaranta piedi. Mentre aspettiamo, voglio Tanner e Devin a fissare i pannelli su quel telaio che abbiamo cominciato ieri. Tu e Cody cominciate a piantare col battipalo i montanti della base che abbiamo raccolto dai tagli. Stesse misure della prima rastrelliera.”

“Faccio colazione con Stef in centro.”

“Lei viene fino in centro da Wear’s Valley?”

“Wears? No. Ieri sera sono salito da solo. Lei è rimasta a Hardin Valley, e dopo il rogito si porta la sua roba da Karen a Wear’s Valley.”

“Allora, ehm, io e Devin ai pannelli solari e questi qui cominciano le altre due rastrelliere. Vuoi che lavoro alla batteria?”

“No. Per quello devo esserci io. Non è esattamente la stessa architettura del banco da quattro batterie. Ci serve una barra di parallelo e qualche altra cosa. Torno verso mezzogiorno, e ci mettiamo mano allora.”

“Se finiamo questo prima che torni, vuoi che stendiamo il cavo?” Va bene. Usate tutto il cavo. Tagliate ogni bobina a metà. Saranno quattro tratte.”

“Però ne usiamo solo tre, giusto?” Sì, ma se non basta, non vogliamo ricominciare da capo. Infilare cavo nuovo in quel corrugato diventerà sempre più difficile, quindi lo rendiamo a prova di futuro adesso.”

“A prova di futuro, cavo sprecato.”

“Mi stai contando di nuovo i soldi?”

“Naa, dico solo che hai già detto che lo sposti quel capanno, quindi vuol dire che quando lo fai questo cavo non è lungo abbastanza. Lo devi buttare, allora, mettiti in conto di perderci.”

“Okay, Cody. Sto al gioco, ma lo devi fare pure tu. Non puoi continuare a venirmi addosso come se tutta la mia vita fosse un insulto personale per te.”

“Io…”

“No. Tocca ancora a me. Home Depot questa settimana ha il cavo da otto in offerta, duecento se ne compri almeno due bobine. Io ne ho comprate quattro. Sì, quando sposto il capanno finirà nel mucchio dei rottami, ma io sono uno che gioca sul lungo periodo, e una cosa la so sopra tutte le altre, i mercati. So che la dottrina del miglior uso possibile vale per tutto. Quando lo rottamo quel rame, che oggi pesa centoventi libbre, il rame sarà alle stelle. Ci tiro su almeno settecentoventi dollari dal rottamaio quando il prezzo del rottame è a sei dollari.”

“Il rottame non è mai stato a sei dollari.”

“Be’, Cody, di nuovo. Io i mercati li conosco. E so che i fattori del mercato dicono che il rame sta per decollare.”

“Quali fattori del mercato?”

“Sono anni che non apre una nuova miniera di rame perché estrarre rame non rende, il che vuol dire che più del settanta percento del rame estratto oggi è un sottoprodotto di minerali che valgono di più. È scarto. E un sacco di quelle miniere principali oggi si iperspecializzano per massimizzare i profitti, quindi le compagnie che non ricevono sussidi per mettere da parte il rame apposta non lo fanno. In più, un sacco di miniere si stanno esaurendo. E questo è il lato dell’offerta. La cosa migliore è che le previsioni sul lato della domanda sono fuori scala. Oggi si parla solo di data center. Quindi, l’offerta sta per dimezzarsi, e la domanda schizzerà alle stelle. Sei dollari è una stima prudente. Su questo cavo che ho comprato scontato ieri magari ci guadagno pure.”

“Tu niente di tutto questo lo sai.”

“Cody, lo so. E te la addolcisco pure con altra roba che so. Tu il prezzo spot di oggi magari lo sai, ma lo sai perché il cavo te lo procuri con le pinze al punto della disperazione, e tutto quel cavo che ho fatto impacchettare a Tanner – non a te – da Hardin Valley è lì fermo anche da un anno. Per me, quel cavo è come quello sfasciacarrozze giù per la strada. La roba la vendo quando la roba arriva al suo valore più alto. Per adesso un paio di centinaia di libbre stanno nel rimorchio dell’elettrico là sotto, e queste si aggiungono, e quando il prezzo arriva al mio obiettivo, saranno quasi mille libbre, invece dei cinquanta dollari alla volta che racimoli tu.”

“Fai come se mi conosci.”

“Cody. È tutto pubblico. Hai rubato del cavo che pesava venti libbre, ma ti hanno addebitato diecimila dollari di danni alla proprietà. Sta scritto lì nei documenti. Il tuo risarcimento è di diecimila dollari. Ancora non pagato, aggiungerei.”

“Tutti uguali. Credono di sapere tutto.”

“Non tutti uguali, Cody. Io sono il primo del mio genere. Tu hai fatto tutto quello che potevi per farmi reagire contro di te, e a differenza di tutti gli altri che ti hanno licenziato, io continuo a provare a usare i tuoi comportamenti da stronzo come momenti per insegnare qualcosa. Sei maleducato, insubordinato, commetti reati sulla mia proprietà, la proprietà di una poliziotta. Hai rotto il computer. Attacchi i miei alberi con l’escavatore di proposito. Mi rubi timbrando da casa tua. Ti ho letteralmente beccato nella equipment yard a studiarti la mia reazione alla tua giornata porta-Deddy-nel-giorno-libero. Hai debiti enormi, che è la minaccia di ogni datore di lavoro, e hai una fedina per furto scritta in grassetto. Ti ho dato i soldi per la patente quasi quaranta giorni fa, e una registrazione della nostra conversazione privata che fai vedere in giro ai tuoi amici, e non riesco a immaginare nessun buon motivo per farla vedere se non una specie di campagna di fatti distorti, perché non c’è nessuna versione di quella conversazione registrata in cui non hai perso. Quindi, puoi dire che non ti conosco, tu lo sai che ti conosco. L’incognita qui è che tu non conosci me. Io credo che anche davanti a tutto questo, sei una persona intelligente, e ho tutte le ragioni per continuare a sperare in te. Adesso vai a lavorare. Ora del rogito.”

“Allora, è fatta. Abbiamo venduto casa nostra.”

“È già ora del giro d’onore?”

“Te lo sei guadagnato, ma ho tempo solo per pranzo, e devo tornare alla valle.”

“La vecchia valle.”

“La valle buona.”

“È la valle buona. E costruiremo proprio lì accanto. La valle nostra.”

“Tornare a casa per costruirci la casa nostra.”

“Abbiamo appena venduto la mia prima vera casa.”

“E io torno alla mia seconda vera casa.”

“Che sbalzi pazzeschi.”

“Pazzeschi.”

“Il passato dev’essere prologo, ma il prologo non è previsione.”

“Le previsioni sono follia.”

“Prevedo follie in arrivo.”

“Ogni nuovo inizio viene dalla fine di qualche altro inizio.”

(A volte qui, a volte là, e a volte con gente a cui stavo antipatico senza che ci potesse fare niente.)

Capitolo 52 – martedì 30 gennaio

“Wow! Devo lasciarvi da soli più spesso, ragazzi.”

“Già, bossman. Pensavo la stessa cosa.”

“Cody, sei proprio un pallone gonfiato. Fai finta di essere produttivo. Te ne sei andato nel bosco e non sei tornato per venti minuti.”

“Dovevo andare.”

“Hai cagato nel mio bosco?”

“Sono andato a casa.”

“Comunque, avete montato tutti e due i telai, e il primo l’avete riempito tutto di pannelli, e in più avete preso la consegna dei tubi.”

“Ehm, cioè, avevamo tre ore.”

“Produttive. Siamo ancora indietrissimo. Quasi non vorrei interrompervi per dare istruzioni, ma abbiamo grosse necessità tutte in ritardo, scadute. Devo dividere il lavoro. Qualcuno ha preferenze?”

“Che lavoro è?”

“Ci serve una squadra che continua col solare mentre io e l’altra squadra infiliamo uno sfogo per tutta quest’acqua. Il meteo dà pioggia tutta la settimana prossima, e il tubo dello sfioratore è tappato già da troppo tempo così com’è. Fra le sorgenti e l’acqua che è scesa la settimana scorsa, questo sfioramento sparso non regge più. È zuppa da parte a parte, e la dobbiamo drenare.”

“Lo guido io l’escavatore.”

“Mi dispiace, Cody. Non posso lasciartelo fare. Devo farlo io.”

“Col cavolo.”

“Allora immagino che puoi tornartene nel bosco.”

“Sì, come no. Datti una calmata, Cody.”

“Tanner, tu e Devin al solare. L’avete tagliato e infilato quel cavo?”

“Non ancora.”

“Okay, tirate fuori i sezionatori e le altre scatole dal bancale della consegna. Mettete i sezionatori qui e il resto nel capanno. Prendete il metro a nastro dal rimorchio e stendetelo per la misura dei duecentocinquanta. Tagliate il cavo. Accoppiate le coppie, e infilatele nel corrugato.”

“Ricevuto.”

“Cody, tu sulla skid a tenere giù il tubo. Rusty tu fai da guida.”

“Vuoi che il cavo lo tiriamo con le estremità che escono uguali?”

“No, lasciatene fuori abbastanza al capanno per fare i collegamenti e lasciate quello in più da questa parte.”

“Allora, io scavo il lato dietro fino al ginocchio, mi fermo circa un piede prima dell’acqua. Metto il tubo e apro l’ultimo piede piano piano. La lascio scolare un paio di pollici alla volta. Idee più brillanti?”

“Quindi, si mette dentro un tubo. Lo si porta fino al bordo di un pezzettino di terra fra il tubo e l’acqua. Cody tiene fermo il tubo con la benna della skid caso mai lo scarico controllato va fuori controllo, la maggior parte dell’acqua passa nel tubo.”

“Rusty ha capito. Cody?”

“Ho capito.”

“Okay, scavo io. Andate a prendermi il tubo.”

“C’è un po’ di terra bagnata.”

“Ben visto, Rus. Spingi dentro il tubo. Dagli un’altra spinta.”

“Qui sotto esce l’acqua.”

“Prendi la livella. Quella pendenza è troppo ripida. Lo vogliamo quasi piano. Così. Metti un po’ di terra sotto quell’estremità in fondo.”

“Così va bene?”

“Sì. Pianta la benna fino in fondo e scendi. Tutti giù dalla diga mentre io rosicchio qui.”

“Va bene così.”

“No. Giù dalla diga. Io e la macchina. Ecco che va. Se va bene, ci vorrà un po’.”

“Ci vorrà tutta la notte.”

“No, la accelero quando arriviamo sotto il bordo.”

“Ci vorranno comunque ore.”

“Adesso ci abito qui. Posso tenerla d’occhio.”

“Se cede, va veloce.”

“Adesso scorre giusta. C’è pure una corrente.”

“Aspetta. Mi è venuta un’idea. Non mi stroncare, bossman. Metti la lama dell’escavatore sul tubo, e io vado a prendere una benna piena di terra con la skid. Se comincia ad andare troppo veloce, posso buttarci un tappo in fretta per fermarla.”

“Cody, è un’idea eccellente!”

“Il laghetto è sceso di sei pollici. Vieni qui e guarda il flusso. L’acqua sta scavando il tappo esattamente alla velocità con cui scende – come se fosse d’accordo con noi.”

“Non l’hai scavato tu?”

“No. Lo sta scavando la corrente.”

“Figo.”

“Decisamente. Fra un’ora si stacca. Qualcuno vuole restare lì con le mani sui fianchi a dire, già, funziona, già proprio così?”

“Resto io con te, bossman.”

“Io non posso.”

“Io no.”

“Oggi mi accompagna Rusty.”

“allora siamo solo io e te, Cody.”

“Adesso è sceso oltre metà del tubo.”

“Però comincia a prendere velocità.”

“È tardi.”

“Fa un freddo del cazzo.”

“Stavo per dire sali sulla macchina e scaldati, ma ormai siamo oltre metà del tubo. Se salta tutto in una volta, il tubo regge.”

“Già. Pure il lato dello scarico va bene. Si è scavato un po’, ma c’è un masso proprio sotto il getto.”

“Controlla quel vecchio tubo d’ingresso. Quanto è profondo?”

“Si vedono i primi quattro pollici.”

“Quindi abbiamo alzato il laghetto di quattro pollici.”

“Ci voleva da sempre. Adesso i pesci si nascondono nella sponda scavata.”

“Pensavo di tirare fuori i persici con la scossa e passare alle trote.”

“È profondo abbastanza. Noi qua ci facevamo il bagno, e il fondo non l’ho mai toccato prima che le orecchie non mi lasciavano andare più giù.”

“Acqua fredda di sorgente profonda abbastanza per pesci da mangiare.”

“Oh, i pesci ce li mangiavamo. Qua dentro ci sono i Bullhead, e quei Sunny, sono buonissimi. Un persico o due ce li siamo mangiati. Però la cosa migliore sono quelle tartarughe.”

“Ne avete mangiata tanta di roba da questo laghetto, eh?”

“Sì.”

“Io lo voglio usare per il circuito geotermico.”

“Che è?”

“È un tipo di riscaldamento e aria condizionata – tipo il settanta percento più efficiente.”

“Quella roba delle classi di efficienza è una cazzata.”

“Sì, le classi lo sono. Ma questo è diverso. Pensa alla tua unità esterna. Prende l’aria alla temperatura che c’è, e usa un compressore per condensare quell’aria a una temperatura fissa da spingere fuori dalle bocchette.”

“Funziona così?”

“Già. Be’, se l’aria che entra è a cento gradi, e devi far lavorare il compressore per farla diventare aria a cinquantanove gradi, è un delta di quaranta gradi. La stessa macchina che fa lo stesso lavoro lo stesso giorno magari prende aria a settanta gradi e la fa diventare aria a cinquantanove gradi. È un carico che si sposta e cambia di continuo. E peggiora in modalità riscaldamento. Immagina la temperatura fuori a venticinque, e tu devi buttare fuori aria a novanta gradi.”

“Un delta di sessantacinque gradi.”

“Esatto, Cody. E hai preso pure il gergo. Ecco il finale. L’aria è sempre a una temperatura diversa, con un’umidità diversa. Una pressione diversa. Il ventilatore e il compressore stanno in un ambiente ostile. Il geotermico cambia tutta l’equazione. Stendi qualche migliaio di piedi di tubo di polietilene ad alta densità, lo riempi d’acqua, e lo butti nel laghetto. Porti quel tubo fino all’angolo nel tuo seminterrato…”

“E il compressore sta dentro, stessa umidità, niente ambiente ostile. Il tubo sta nell’acqua, stessa temperatura. Il delta non cambia mai.”

“Ecco qua, fratello.”

“Però niente pesca.”

“Già, pescare è dura.”

“E allora perché passare alle trote?”

“Be’, il tubo in HDPE è pianificato, è avvolto a spirale. È prevedibile. Se sai dov’è, ci puoi pescare intorno. Se un pesce si incastra, sai che devi tagliare così non lo strappi via o ci fai un buco.”

“Quindi il circuito non sta tutto aggrovigliato a caso?”

“No, possiamo pianificarlo e pescarci intorno. Qualche pesce ce lo perdiamo per colpa di quel coso, ma si può ancora pescare per la gente che può stare a guardare quando affondano i tubi.”

“Quel giorno ci sono.”

“Ci saremo tutti. Sali sul pickup. Questo coso si sta svuotando in sicurezza, e anche se salta il tappo, è meno di mezzo tubo in una volta, e va bene.”

“Sei ore, dieci pollici in meno.”

“Già, sali sul pickup. Ti porto a casa.”

Capitolo 53 – martedì 30 gennaio

“Ehi.”

“Ti amo.”

“Così bene, eh?”

“Abbastanza bene.”

“Sentiamo. Sei in macchina alle dieci e mezza di sera?”

“Finestrino da fumo. Sì, ho riportato a casa Cody.”

“Non il corpo, il ragazzo, giusto?”

“Sì, lui in persona. Stavamo guardando il tappo della diga.”

“Hai fatto la diga? Lo sapevo che c’era un motivo se non ti sei fatto sentire tutto il giorno.”

“Vuoi prima la roba buona e per ultima quella brutta come mi è arrivata, o vuoi un ordine su misura?”

“Dammela al naturale.”

“Be’, abbiamo fatto la diga. E io per tutto il tempo a ricaricare il conto per vedere se arrivavano i fondi.”

“Pure io.”

“C’è qualcosa di strano in quei bonifici. Sempre la stessa cosa. Mi arriva l’ALTA Settlement. Lo firmo. Il numero lo so, ma non mi sembrano soldi finché non sono sul conto.”

“La mia prima volta.”

“Ah sì?”

“Quando ho venduto la mia casa di Sevierville, mi è arrivato un assegno dall’agenzia del rogito.”

“Carino. Quindi, i soldi sono arrivati più o meno quando mi sono accorto che la mia demolizione controllata sulla diga funzionava davvero.”

“E Cody, che storia è?”

“Oggi Cody è stato utile. È cominciata male, ma la diga si è svuotata d’acqua e riempita di informazioni tutto nello stesso momento. Lui ci faceva il bagno lì. Ci sono i Bullhead, e il tipo sa ragionare. Gli ho messo in testa il geotermico in tipo cinque battute, e l’ha centrato.”

“Ha mai lavorato nel riscaldamento e condizionamento?”

“No, te l’ho detto che il ragazzo è sveglio. Gli è venuta quest’idea di usare la lama dell’escavatore tipo come paratoia e stabilizzatore del tubo, e ci ha aggiunto una polizza assicurativa con lo scarico della benna della skid steer. Non ci è servito niente di tutto questo, ma la paratoia probabilmente ha aiutato un sacco.”

“Quindi il laghetto è vuoto?”

“No. non lo stavamo svuotando. Stavamo mettendo il tubo dello sfioratore.”

“Lo so. Volevo dire, adesso è sceso fino al tubo?”

“Quasi tutto. La parte pericolosa è storia. Stanotte dormo tranquillo.”

“E la parte brutta qual è?”

“L'ho riaccompagnato a casa, i fari mi sono passati sulla facciata, e lui ci ha fregato un po' del nostro legname per metterci la cornice attorno alla porta d'ingresso di casa sua.”

“E che hai detto?”

“Hai sentito bene.”

“Intendevo che gli hai detto a lui, scemo.”

“Ah, niente, non ho detto niente. Lo sapevo. Ho beccato tutta quella cazzo di scena nel fascio di un faro che girava, e ho detto, ci vediamo domattina.”

“L'hai lasciato rubare?”

“No, agente. Non l'ho lasciato rubare.”

“Come fai a sapere che è il nostro legno?”

“Ecco. Ci sei arrivata da sola. Il cedro non ce l'ha il numero di serie, Stef.”

“È il nostro legno?”

“Non più. Quando facevamo il telaio della finestra l'aveva tagliato troppo sottile, quindi era finito nel mucchio degli scarti. Io a dire il vero volevo usarlo per un paio di mensole sopra la TV nel capanno quando domani Amazon me la consegna, ma nel mucchio degli scarti non c'era più. Ho pensato che fosse stato usato da qualche parte.”

“Quindi ha rubato degli scarti.”

“Se l'ha rubato. Però non è quello il carico, se l'ha fatto.”

“Già, come ha fatto a entrare e a portarsi via il legno, se l'ha rubato?”

“È quella la roba. Delle mensole me ne frega zero. Quando passi davanti alla sua roulotte lo vedi lì, sul telaio della porta d'ingresso. Probabilmente c'era del marcio o roba così. Gli ho dato quel silicone – l'avevo buttato, e lui l'ha ripescato e ha detto non buttarlo questo, e se l'è portato a casa. Probabilmente per lo stesso lavoretto.”

“In quella casa c'è un bambino piccolo. Se c'era una fessura o qualcosa, e l'ha rubato solo per tappare la fessura.”

“Ed ecco la mia ragazza. Forse non è un avvertimento, ma finalmente qualcuno si è preso un po' di respiro dalla polizia delle tasse.”

“Resta un'invasione. E come ha fatto senza che lo vedessero le telecamere? Quella è la mia prossima missione.”

“Giusto. Com'è andata la prima notte a casa?”

“Benissimo! Mi ero scordata quanto mi piace stare qui. Tutta la famiglia che vive la vita che mi mancava. Jenny è appena tornata dalla partita. Lei e Sydney sono andate a vedere FD, e Karen mi ha comprato le lenzuola nuove per il mio vecchio letto, lo stesso letto in cui ho dormito per metà dell'infanzia, lo stesso letto che aveva Tommy da ragazzino. Abbiamo cenato. Ho sistemato le mie cose del bagno. Ho riempito l'armadio.”

“Nessun poster di Bryan Adams ritrovato arrotolato in un angolo dell'armadio?”

“Nick Lachey, 98-Degrees. Quell'uomo è ancora uno schianto.”

“La piccola Clover ha già attaccato qualche poster?”

“Ha un poster dei Pillsbury Grands Biscuits. Mammy gliene ha dato uno a cena.”

“Non la chiama Karen?”

“No, biscotti uguale Mammy.”

Capitolo 54 – mercoledì 31 gennaio

“Ehi.”

“Ehi.”

“Allora, sei sopravvissuto a una seconda notte.”

“Comincia a sembrare una tendenza. Anche la diga è sopravvissuta. Non sono ancora andato a vedere, ma l'acqua è su dove deve stare.”

“Il piano ha funzionato.”

“Per ora. Oggi dobbiamo tirare fuori il tubo vecchio, e sarà un lavoro coi capelli bagnati.”

“Peloso?”

“Mah. È presto.”

“Raccontamela. Hai una sigaretta?”

“Anche il caffè. Però oggi mi serve che il maggiordomo mi prenda un po' di spesa. Niente latte.”

“Sigaretta, caffè, racconto, via.”

“Con questa sistemazione mi fumo due stecche a settimana. Niente esilio nel bunker o in veranda.”

“Non sei ancora pronto? E il tornante?”

“Mah.”

“Vuoi sentire della mia mattinata, piuttosto?”

“Quella sì.”

“Allora, qui la mattina è verso le 5:30. La piccola Clover alla fessura della porta sul corridoio che sembra che sniffi vernice.”

“Bell'inizio.”

“Allora la sguinzaglio sui Cotter, vado a fare pipì, e non siamo in piedi da tre secondi interi che Clover spinge la porta del bagno con un Grand's Biscuit tra le labbra e mi guarda tipo, “ma lo sai che questa signora Mammy legge nel pensiero”’”

“Oh, che delizia. Ancora.”

“Allora, esco, e Clover è ferma davanti alla porta d'ingresso. Biscotto sparito, contatto visivo pieno, occhiata alla porta, di nuovo a me. Chiaramente pronta per la posta-pipì, e usciamo, e lei si accuccia appena tocca l'erba e poi gira di botto verso la porta, tirando come se il carro fosse impantanato.”

“La vedo.”

“E io la zanzariera non riesco ad aprirla abbastanza in fretta. Lei ci dà un calcio e sbuffa, si lascia dietro un ciuffo di pelo sul telaio per trascinarmi dentro e mostrarmi la sua prossima meraviglia.”

“Sono tutta protesa in avanti.”

“Mi porta al tavolo dove trovo Tommy che si mangia le uova all'occhio di bue girate, bacon, toast e un caffè. Lui il latte non ce lo mette.”

“Buongiorno, Michael.”

“Ciao, Karen. Mettimi in vivavoce. Ciao Karen.”

“Sarai fuori di te, con tutti gli anatroccoli di nuovo nello stesso stagno.”

“È meraviglioso. Dovresti esserci anche tu.”

“Lo so, ma qualcuno 'sto posto lo deve costruire. Scommetto che Tommy quelle uova se le fa tutte le mattine.”

“Mica tutte le mattine.”

“Ehi, socio. Non parlare con la bocca piena, mi fai venire l'invidia.”

“Pe' quello l'ho fatto.”

“Bel tentativo. Ci starebbe stretta di sicuro. E Kitty Clover la sopporta solo perché è cinque volte più grossa di lei. A Pooty gli caverebbe quegli occhi da insetto dalla testa.”

“Pooty non le darà fastidio.”

“No, lei deve stare qui, abituarsi al posto nuovo. Sempre la solita Kitty, ceppo tutto nuovo su cui sedersi. Questo è il piano. Salgo stasera dopo che i ragazzi hanno staccato.”

“Va bene, gente. Mi devo preparare per il pendolarismo.”

“Ciao, ragazzi. Ci vediamo stasera.”

“Cciiaaoo, Mmiicchhaaeell.”

“Quel pendolarismo ce l'ha le pantofole dentro?”

“Quasi tutto. Più tardi magari devo andare a prendere un fascicolo all'Audit se non riesco a configurare la VPN. Che macchina prendi, la skid o l'escavatore?”

“Io vado a sguazzare per tirare fuori quel tubo vecchio.”

“La scena è un po' torbida.”

“Il tubo nuovo l'ho messo sei pollici più in alto del vecchio. Così l'acqua si alza per sempre, ma per adesso il tubo vecchio finisce sotto il livello dell'acqua.”

“Quindi nel tubo vecchio c'è ancora acqua?”

“Sei pollici circa.”

“È pericoloso?”

“Sei pollici sono un sacco di pressione. Pi greco erre quadro dice più o meno mezzo gallone per piede.”

“Non mi fare la bocca matematica di prima mattina, Michael. E poi, stai risolvendo per V.”

“Abbreviazione. Porti una tanica da un gallone alla bocca del tubo e si riempie per metà d'acqua.”

“Ecco, così si ragiona.”

“Allora, tagliamo via il tubo per cinque o sei piedi, riempiamo il buco di terra, la compattiamo coi cingoli, e abbiamo una diga tappata.”

“E il resto del tubo lo lasciate lì?”

“Oh, no. Non si può. È che prima dobbiamo tappare l'acqua. Poi scaviamo il tubo a pezzi e riempiamo e compattiamo.”

“Quindi non è pericoloso?”

“Mah. Stiamo scavando la cima di una diga che non abbiamo costruito noi, e a parte il mio caschetto da cerimonia del primo colpo di pala, nessuno di noi ha nemmeno la vaga parvenza di una laurea in ingegneria.”

“E poi?”

“Be', da trecento piedi di distanza do per scontato che lo sfioratore provvisorio abbia funzionato. Vedo che il laghetto è pieno, ma – be'…“

“Eccolo. Perché non vai semplicemente a guardare?”

“Voglio condividerlo coi ragazzi.”

“Ooh, che dolce.”

“Stai zitta, Stefanie.”

“Che altro c'è in programma?”

“Ho una lista lunga.”

“Ti serve una parete da fienile?”

“Le lettere le ho già riordinate ieri sera quando ho messo le lenzuola – Kitty, rapita. Faccio appena in tempo a sistemare il lenzuolo con gli angoli che lei è già su al suo posto.”

“Il lenzuolo l'hai messo dritto?”

“È un lenzuolo king e il futon è una piazza e mezza, quindi ha fatto a botte con me, ma l'ombra di Kitty l'ho sistemata giusta, e lei ha dormito sul bersaglio – metà notte, almeno.”

“E l'altra metà?”

“Schiaccia-budella.”

“Quando ci occupiamo del deposito?”

“Qui ho le tasche rivoltate. Il terreno, due mesi di paghe, tutti i materiali; tutto quello che entra esce – e anche di più. Probabilmente estinguo un po' dei trattori e il resto lo rimetto piano piano nel money market.”

“Il nido si è un po' svuotato.”

“Siamo ancora vicini. Abbiamo un buon inizio. Se riusciamo a tenere la casa vera e propria sotto i seicento, e ci vuole tutto l'anno e mezzo per finirla, le entrate fanno da ponte.”

“Vicini quanto?”

“Hai le stesse password che ho io – siamo vicini.”

“Proprio vicini.”

“Lo so, amore. Però due camere da letto aiutano.”

“Se davvero spendi uno-tre sul terreno, siamo fottuti.”

“Be', il terreno era cinquemila l'acro, e quello ha aiutato. Le macchine erano due e cinquanta. Quattro ragazzi, un anno e mezzo, sono altri due e quaranta. È mezzo miglio di strada, e lì siamo già a cento camion. Tre quarti già prenotati o fatturati. Uno-tre non è escluso. Ci mancano ancora la fossa settica della casa, il grosso ordine del solare, l'officina, la geotermia, la casa vera e propria e almeno centocinquanta al tuo impresario.”

“Bel tentativo. La casa non la costruisci tu.”

“Non li abbiamo.”

“Te l'avevo detto di non spendere i soldi dei massi e poi piangere miseria.”

“Perché tu ti prendi tutti i te-l'avevo-detto puliti e io per i miei mi devo nascondere sotto il letto?”

“Genetica.”

“Siamo proprio leggeri.”

“Perché sei stato troppo tempo su quella skid steer, proprio come avevo detto io.”

“Due? Ti prendi due te-l'avevo-detto nello stesso paragrafo?”

“Batti pure il pugno sul tavolo quanto ti pare. Il verbale resta.”

“Se non lo facevo, la casa non si vendeva.”

“Vero, ma adesso viviamo nelle tende, e abbiamo abbastanza per cominciare ma neanche lontanamente abbastanza per finire.”

“Idee?”

“No. Quello sei tu. Io sto al sicuro e al calduccio e Clover ha il tappo di biscotto. Prenditi il tuo tempo.”

“Ho quattro teste che spuntano adesso sopra la cima della diga e trecento piedi prima che mi siano addosso. Non c'è tempo da perdere.”

“Amore.”

“Ti amo anch'io.”

“'Giorno ragazzi!”

“Già, quella collina.”

“Abbastanza freddo là fuori?”

“Qua dentro non fa mica più caldo, capo.”

“Fa un pochino più caldo.”

“Non tanto.”

“Mani lisce, dice tutto, Tanner.”

“Ahia.”

“E si parte. Cody veloce fuori dai blocchi a farmi notare la follia dei miei metodi, Rusty in mezzo con una lagnanza sulla diga, e il capannone aperto non è abbastanza caldo per Tanner.”

“La colazione magari lo scalda.”

“Qualcuno appoggia?”

“Tutti e quattro.”

“Va bene, allora. La giornata comincia con una pausa. Però io sto qua dentro da ieri sera, e voglio vedere lo sfioratore.”

“La diga ha tenuto.”

“Chiudetevi la porta alle spalle. Andiamo.”

“Allora, che c'è in programma?”

“Abbiamo una giornata piena, ma adesso c'è da fare la diga cominciata ieri. Con un po' di fortuna, finita oggi.”

“Centoquaranta piedi in un giorno?”

“No. Non è il nostro stile. Mettiamo un paio di pezzi per scaricare l'acqua più giù sul retro, la facciamo arrivare sul pendio così è terra naturale, e andiamo a finire il solare. Non so se ce la faccio a reggere molto più di due notti senza riscaldamento.”

“Aspetta, hai dormito là dentro senza riscaldamento?”

“Be', sì, Devin. Le batterie non sono installate, e anche se lo fossero non avremmo abbastanza solare per caricarle.”

“Madonnina, ma che cerchi di dimostrare?”

“Non è niente di che. Voialtri avete mai avuto un gatto? Quella bestia è un cercatore di calore, e a centodue gradi è anche una che il calore lo dà.”

“Uomo migliore di me. Io mi tengo la casa di mia madre in un quartiere residenziale con riscaldamento e corrente.”

“E i pancake, sì lo so, Devin. Perché non chiami la tavola calda e ordini da mangiare? Col mio prendimi una Coca, un caffè e un succo d'arancia.”

“Ancora con 'sta storia. Era caffè, Coca, succo d'arancia”

“Oh, sì, ancora con 'sta storia. Mi serve anche il latte, Devin. Prendimi mezzo gallone di latte al Wye lungo la strada.”

“Dov'è la carta?”

“È sopra il frigobar vicino al computer. Portami anche quella chiavetta USB-c. Mi serve una copia di quella registrazione che ha Cody.”

“Sì, come no. Te la posso semplicemente mandare per messaggio.”

“Ce l'hai già, Rusty?”

“Già. È la mia ninnananna. Era ora che Cody trovava qualcuno che gliele cantava così.”

“Vaffanculo, Rusty.”

“Su, Cody. Gliel'hai mandata tu. Non fare l'incazzato se non la usa per lo stesso motivo del cazzo per cui l'hai fatta, qualunque fosse.”

“Allora, ehm, posso averne una copia anch'io?”

“Cody Norman's Greatest Hits. A quanto pare quella roba la potresti vendere. Scommetto che quello delle esche vive ne vorrebbe una copia. Hai comprato le esche lì e poi sei venuto a pescare qui? Non ci avevo pensato.”

“Fa lo stesso.”

“Dai, su Cody, non arrabbiarti. È la parte che ti perdi sempre. Siamo quello che siamo. L'hai detto tu stesso che non fa di te uno cattivo. Quello che ti perdi è che qui non vieni punito per quello. Ti si chiede solo di tenere i conti giusti.”

“Giusti per chi?”

“Giusti qui.”

“Che vuol dire?”

“Vuol dire scrivi quello che è successo. Raccontalo pulito. Lascia l'equazione a quello col gesso, chiunque sia in quel momento. Fai un passo in più. Certa gente ti condanna qualunque cosa fai per fargli la revisione. Hanno già deciso.”

“Ma questo dice più di loro che di me.”

“Di più. Stessa lettura, stesso uomo, umore diverso. Lettura completamente diversa.”

“Meghan lo chiama questo imburrarla.”

“Non c'abbiamo bisogno di immaginarti che spalmi burro dappertutto su Meghan.”

“Ehm, grazie Rus. Quell'immagine aiuta un sacco.”

“L'immagine vera è questo tubo dello sfioratore. Guardate. Sembra che l'abbiamo pianificato.”

“È perfetto.”

“Già, questa è fortuna. Non sembra proprio che è passata sotto il tubo. Si è fermata perfetta sul bordo.”

“Cazzo, Cody, sali su quell'escavatore e spingiamo dentro il tubo, assestiamolo e rendiamolo vero.”

“Vado.”

“Sì, come no. È troppo forte. Era da quando abbiamo cominciato a portare terra che guardavo questo laghetto riempirsi fino a traboccare.”

“Di nuovo terra, adesso. Accendi la skid e comincia a fare la spola col ponte di terra per sigillare 'sto tubo.”

“Quanti ne vuoi?”

“Continua a portarli. Anche tu, Cody. Spingi dentro il tubo finché sporge sopra l'acqua di quattro o cinque piedi.”

“Per che cosa?”

“Oggi non facciamo tutti i centoquaranta. Probabilmente mettiamo solo due pezzi per portare l'acqua oltre le fondamenta sul pendio naturale.”

“Comunque, perché così in fuori?”

“Basta per piegarlo in su e chiudere l'acqua quando torniamo a lavorare sul resto. Alzi il pezzo di tubo che sporge, e hai una chiusura.”

“Ricevuto, capo.”

“Ecco. Così. Adesso spingi col muso un po' di quel mucchio del mio scavo. No, non così. Non spostare il tubo. Solo muso leggero, un po' alla volta.”

“Così?”

“Sì, Rusty, mettilo qui. È proprio assurdo. Parlo all'uomo, e so che non mi può sentire.”

“Già, pure io. I cantieri tutti uguali, uomo che sventola le mani dappertutto parlando da soli.”

“Ecco. Scarica. Apri il finestrino. Continua a portarli. Ci serve che 'sto pendio scenda pulito in pendenza sopra il tubo. Cody, vai di là con lui e smuovi il ponte davanti alla benna.”

“Tanner, fai quello che parte da solo qui?”

“Lì ci pensi tu. Le rastrelliere vanno rastrellate.”

“Devin è tornato.”

“Tempismo perfetto.”

“Porca, sta provando a fare la salita.”

“Non ci credo.”

“Sembra di sì.”

“Sì, come no.”

“Ma dai. Io comunque non voglio che parcheggiate quassù.”

“Ce la fa.”

“Sembra di sì.”

“Fantastico, adesso mi serve una torretta di guardia.”

“Però il cibo sarà caldo.”

“Ero sicuro che quella collina mi teneva al sicuro e in pace quassù, ma la collina non è niente in confronto a un ragazzino che ha qualcosa da dimostrare e una country fried steak.”

“Gelido, Devin.”

“L'hai registrato, Cody? Mi servirebbe per sfidare il postino.”

“Ho preso da mangiare, capo.”

“Non mi ha rovesciato le bevande, vero?”

“Ecco, caffè, Coca, succo d'arancia.”

“Pan per focaccia, è quello il sapore.”

“Io l'unico sapore che sento è uova.”

“Ha un buon odore davvero, ragazzi. Mettetelo sul frigo. Ecco il cesto. Le sedie da giardino sono dietro la poltrona reclinabile.”

“Troppi culi qua dentro per me. Io mangio fuori.”

“Già, Cody. Sto con te.”

“Non si può, ragazzi. Dobbiamo fare il punto sul cantiere e organizzarci.”

“Dammi una di quelle bistecche.”

“Tieni.”

“Ce l'hanno tutti?”

“Tutto a posto.”

“Sì.”

“Sì.”

“Io ho il mio.”

“Il tuo è un trofeo, figliolo. Bella salita. Ma non rifacciamola. Voi parcheggiate al bivio.”

“Spostati, Cody.”

“È stretto, ma è un must.”

“Però ci si scalda in fretta.”

“Rusty, se scoreggi in casa mia, sguinzaglio la mente contorta di Cody per la rappresaglia.”

“Non sono abbastanza uomo per tutto quello.”

“Nessuno lo è. Okay, il piano sulla diga ce l'abbiamo. Tanner e Devin sono sulle rastrelliere del solare. A che punto siamo?”

“La prima rastrelliera è quasi pronta. La seconda ha bisogno di un altro paio di paletti, e la terza è a un'ora circa.”

“E i cavi sono tirati?”

“No, perché prima dobbiamo smontare questo lato, e questo vuol dire niente ricarica finché non abbiamo finito.”

“Buon occhio. Okay. Allora concentratevi sulla rastrelliera uno. Usate otto pannelli nuovi. Una volta che sono tutti fissati – ce l'avete fatta a capire quei morsetti?”

“Ehm, sono facili.”

“Okay, allora cablate un campo intero lato raccolta fino al sezionatore. Staccate i cavi lato capanno e attestateli nel campo nuovo. Così raddoppiamo il fotovoltaico attuale e guadagniamo tempo per il lavoro sulle batterie. Poi smontate quel delirio di rastrelliera di legno e mettete quei pannelli sulla rastrelliera due. Costruite la tre e poi spegniamo e attestiamo i cavi. Quando è fatto, io vado a Wears Valley.”

“Quello è un Ring?”

“Già, il diavolo ha sentito la mia supplica. È il postino. Lascia i pacchi di Amazon al piazzale.”

“Femminuccia.”

“Comunque c'è una TV sul mio sedile posteriore. Era lì nel vialetto quando sono andato a prendere da mangiare.”

“Devo fare qualcosa per questo vialetto. Lasceranno la cosa sbagliata laggiù nel momento sbagliato, e la rubano.”

“Sì, come no.”

“Almeno stasera avrò Netflix, e domani arriva DirecTV.”

“DirecTV in un capanno degli attrezzi. Non è giusto.”

“Non è giusto viverci senza, Cody.”

“Io ci vivo.”

“Siamo diversi. Allora, ecco il piano lungo. Quando finiamo la diga, voi due tornate al vialetto di dietro e al tornante. Quella strada ha bisogno di uno scolo verso il canalone. Quegli alberi abbattuti vanno sezionati e trascinati. Mettete tutti i rami in fila lungo il lato del laghetto, e io comincio a triturarli. Dobbiamo sistemare i rimorchi, smistare e organizzare tutti e tre e portare tutta la roba in più e quella per dopo – gli attrezzi del tornio, per esempio – al magazzino. In pratica, le prossime due settimane sono finire il tubo dello sfioratore, fare strade e solare-quanto-basta.”

“Sistemiamo anche la servitù di passaggio?”

“Quello e altro, Rusty. Mettiamoci al lavoro. Chi prende questa spazzatura? Non la lasciamo qui ad attirare gli orsi.”

Capitolo 55 – mercoledì 31 gennaio

“Be', magari potremmo fare a turno ogni settimana. Stef e questa bimba-coccola-gialla vanno a stare al Drip, e io vengo quaggiù ad apprezzare le uova della mattina che lei non si abbassa nemmeno a mangiare.”

“Non credo che Stef ci sta.”

“No. Colpa sua. Finanziamento del proprietario, dice lui - Per forza la casa si vende quando paghi qualcuno per prendersela.”

“Non proprio pagarli.”

“Certo. Hai pagato la mia vita da senzatetto e la tua vita nel capanno così Emam può vivere in una villa.”

“Qui ti ha fregato.”

“Ah sì? Guarda qua. Sei proprio qui dove volevi stare fin dall'inizio, quindi magari quella vita nel capanno paga bollette doppie.”

“Occhio, Stef. Ti fa il rope-a-dope.”

“Però non è bello. Io la casa non volevo nemmeno metterla in vendita. Sei tu che mi ci hai cullato dentro coi tuoi pezzettini.”

“Hai qualcosa lì?”

“Niente di leale.”

“Puoi giocare sporco. Stanotte ti geli lo stesso il culo tutta la notte in un capanno.”

“Permesso ed esempio in uno. Sono due turni, Karen? Mi serve una sentenza qui.”

“Secondo me dovreste stare qui tutti e due.”

“Oh grazie a Dio, Jen ci sei. Sono in minoranza, e mi hanno messo all'angolo.”

“Ciao, Mikey. Sembra che sei nei guai. Io da questa me ne sto fuori.”

“Tommy?”

“Te la cavi benissimo senza il mio aiuto.”

“Non gelare. Stanotte fa trentatré.”

“Smettetela e venite a mangiare. Jen, dove sono Ethan e Syd?”

“Scendono tra un minuto. Syd doveva portare fuori Luna, ed Ethan è appena uscito dalla doccia.”

“Non scende mica di nuovo qui coi capelli bagnati.”

“Mamma, smettila di agitarti.”

“Venite a mangiare.”

“Un attimo, è Rusty. Ehi.”

“Madonnina, Rusty se l'è appena fatta nei pantaloni.”

“Co – hai…”

“È venuto giù dalla diga…”

“Dammi quel telefono, Cody. Ehi, Michael. Va tutto bene. Nessuno si è fatto male. Ma abbiamo appena avuto una grossa frana di fango sul retro della diga.”

“Grazie per – di là. Quindi la diga è a posto?”

“Sì, non è cambiato niente davvero. Solo che tutta quella terra che abbiamo compattato asciutta si è inzuppata di tutta l'acqua che traboccava dalla diga, e io stavo portando un carico da scaricare, mi sporgo appena dal bordo, e tutto a un tratto sto surfando giù per il retro, confuso, tiro indietro il joystick, avanti prendo velocità, e poi rallento attutito, e affonda dritto nella melma."

“Prima cosa. State lontani da quella diga. Non state sotto. Andate al capanno e rilassatevi. Sembra che ti serva un po' di fiato. Ci sono delle Coche nel frigo là dentro. Arrivo tra venti minuti.”

“È stato troppo forte. Scivolavo giù per la collina, ci galleggiavo sopra. In realtà è stato meglio così. Il vecchio tubo di scolo era pieno d'acqua, ed è schizzata fuori quando il riempimento è franato.”

“Lo vedo quando arrivo. Ragazzi, la squadra l'ha vista brutta, ma devo andare.”

“Ecco un piatto.”

“Karen!”

“C'è il gulasch e ci ho messo cinque panini. Bastano?”

“Niente uova, però?”

“Per quelle ti devi presentare domattina.”

“Quella litigata la stavo per vincere.”

“Certo, tesoro.”

“Ti chiamo quando arrivo.”

“Manda foto e roba varia.”

“Va bene, Tommy. Vi voglio bene, ragazzi. Non sono riuscito a farmi la doccia, quindi probabilmente passo domani dopo che ho fatto partire i ragazzi.”

“Mi hai fatto venire in mente. Ecco una chiave, caso mai un giorno arrivi e non c'è nessuno.”

“Con lo spago. Ti voglio un bene dell'anima, Karen! Stefanie, prenditi cura di questa gente.”

“Va bene. Ti amo.”

“Amore.”

“Allora, Hasselhoff, ti è andata bene. Saremmo ancora qui a scavare per liberare la portiera se si girava sull'onda.”

“Talento.”

“Chiaramente. Sembra l'ingresso di una grotta, come se l'è risucchiata il fango. La portiera si vede ma non è bloccata.”

“Pensavo che era spacciato.”

“Tu dov'eri?”

“Ero sull'escavatore lassù a compattare il tubo. Stavo giusto scivolando giù per la coda del dinosauro, e sento il motore che va su di giri e i cingoli che girano all'indietro. Pensavo che era spacciato.”

“Be', per stasera lo lasciamo lì. Lasciamo che l'acqua si assesti. Magari domani prendiamo un paio di fogli di compensato e ci camminiamo sopra. Vediamo cosa vediamo.”

“Già, quella terra è zuppa fino in fondo.”

“L'ho lasciata filtrare troppo a lungo. Ti ho quasi ammazzato, amico.”

“Ma no. Era il programma. Le priorità l'hanno fatto slittare. Ci lavoravamo tutti i giorni.”

“Solo che non ci siamo arrivati in tempo.”

“Allora, magari giusto in tempo. Se non passavamo le ultime due settimane ad aggiustare 'sta cosa, poteva crollare tutta la diga.”

“Il lato positivo è che quando quella roba si asciuga quest'anno, fa presa come il cemento.”

“Madonnina, questo è un fatto.”

“Sì, come no.”

“Ehi. Che è successo?”

“Ehi. È tutto a posto.”

“Era tutto a posto prima che te ne andavi. Che è successo?”

“Mi è sfuggito un pezzo del puzzle…”

“Senti, niente enigmi. Sputa il rospo.”

“Mi è sfuggito. È come ho detto domenica. L'acqua è traboccata troppo a lungo. La terra che scaricavamo lungo il retro intanto si riempiva d'acqua. Si è riempita, ed è crollata. Dovevo vederlo.”

“L'hai visto. L'hai visto domenica, e hai agito.”

“Non ho agito. Ho lasciato agire gli uomini, e a lui per poco non costava la vita.”

“Non fare il melodrammatico. Era in una scatola di ferro fatta apposta.”

“No, una tomba di vetro, non fatta apposta.”

“Nelle tombe ci sono i cadaveri, e Rusty se ne va in giro benissimo.”

“Se si girava, e solo Dio sa perché non l'ha fatto, il fango arrivava oltre il parabrezza, sopra il tetto. L'acqua che entra da ogni giuntura, buio – una corsa non contro l'ossigeno, ma contro l'anidride carbonica prodotta da ogni suo respiro in preda al panico finché non arrivavamo da lui, e sarebbe stato un incubo perché quel fango è una minestra. Ci serviva la canoa, cristo santo, per tenerci fuori dal fango mentre scavavamo, ogni palata che si riempiva di nuovo a metà mentre la buttavamo giù per la collina, e quello stesso fango che resisteva al lancio così che la pala, ricacciata nel risucchio, valeva la metà dell'uomo che era prima della spinta.”

“Niente di tutto questo è successo, Michael.”

“Oh, è successo, se no non sapremmo che è possibile. È successo da qualche parte a qualcuno in qualche tempo. È successo, e io la lezione non l'ho imparata quando è successo.”

“Ma che cazzo stai dicendo?”

“Non ho nessun diritto di fare questa cosa.’

“Un po' di questo magari è vero, ma guardati intorno…”

“Sono un aneddoto. Sono una storia ammonitrice.”

“Guardati intorno. Quanti cantieri vedi – ognuno popolato dalla stessa gente che hai tu nel tuo.”

“Non la stessa. I miei sono gli scarti della palla avvelenata.”

“Anche quelli. Pensi di avere gli unici quattro ragazzi della contea di Sevier che non stavano attenti a lezione di matematica?”

“Già, e io ero il capitano della palla avvelenata ogni martedì e giovedì. E la lezione di matematica la adoro.”

“Tanner. Pensavo che te n'eri andato coi ragazzi.”

“Sì, ma poi ho capito che non avevi cenato. Ho pensato che era meglio venire a vedere se ti serviva qualcosa.”

“Tesoro, senti? Devo andare.”

“Ehi, Tanner. Grazie di essere tornato. Questo qui è un rottame.”

“Lo vedo.”

“Okay, tesoro. Ti richiamo.”

“Amore.”

“Amore.”

“Niente battuta carina stavolta, Tanner?”

“Nah, di guai ne hai già abbastanza.”

“Mi serve solo un mucchio di merda da sistemare e un metro per scegliere la misura del sacco.”

“Su questo andrei sull'extra large. Un telone, magari.”

“Socio, quello a palate non lo tiriamo fuori, ed è a trenta piedi dal bordo, quindi pure l'escavatore è escluso.”

“Magari devi lasciarlo asciugare dentro e poi tirarlo fuori scavando.”

“Oh merda.”

“Oh merda – adesso mi tocca di nuovo portarmi tutto dappertutto.”

“No. Andiamo a comprare un golf cart.”

“Ehm, okay.”

“Prima devo far uscire Kitty.”

“Ci vediamo al mio pick-up.”

“Nah, ci vogliono dieci minuti. È meglio che vieni su con me. Lei non la fa se non mi siedo sui gradini.”

“Aspetta. Hai un gatto che non va in bagno se non lo porti a spasso?”

“Più o meno. Quando la metto fuori, se ne sta lì a guardare dal vetro di sotto e a lamentarsi per rientrare, a meno che non esco con lei.”

“Devi portare a spasso il gatto.”

“È l'unica compagnia per fumare che ho adesso. Io mi gelo sotto la tettoia mentre lei si sdraia nella pacciamatura”

“Fumo io con te, socio.”

“Questa sarà interessante.”

“Cosa?”

“Quassù è un fascio di nervi.”

“È un bel cambiamento.”

“Un conto era parlarne, ma io vivo davvero nel bosco, in un capanno, con un gatto che non è convinto.”

“Io non sono tanto convinto che dovresti farlo.”

“Non può stare quassù da sola. Dai, Kitty. Vieni fuori.”

“Sarebbe da sola solo di notte.”

“Quella è probabilmente la parte peggiore. E solo un'entrata e un'uscita da questo capanno. Ai gatti non piace.”

“Metti la gattaiola dietro.”

“La gattaiola non la posso ancora mettere. Non sa dov'è. Guardala. Ha già le sue abitudini, ma il posto ancora non lo conosce. Guarda quel ceppo. È il suo primo. Si sistemerà su quello. Ci si siede ogni volta che esce. È la sua ancora, e da lì si allargherà.”

“Il modo migliore per imparare.”

“Se non ci fossero tante linci rosse. Dei coyote non mi preoccupo, sugli alberi non ci salgono.”

“Vedo impronte quasi tutti i giorni.”

“Cucciolo e mamma, credo. L'ho vista proprio ieri sera coi miei occhi che attraversava verso la diga, chiaramente aveva un coniglio grosso o qualcosa.”

“È una gatta grossa – cristo, e pure puzza.”

“Quella se la doveva tenere da un pezzo. Dai, gatta, dentro. Apri una di quelle scatolette, Tanner.”

“Oh, per quella arriva di corsa.”

“Le 6:30, le giornate si allungano.”

“Però è buio. Ho il gulasch che mi ha dato Karen. Saltiamo il giro. Sarà più divertente comprare il golf cart di giorno.”

“Probabilmente è meglio, con la skid sepolta. Chissà quanto costa aggiustarla.”

“Credo che dipende solo da quanto fango e acqua sono entrati nello scarico lassù. La luce stava calando. Non ci vedevo.”

“Era sotto quando l'ho visto.”

“Hai cercato lo scarico?”

“No, ma tutto il retro era coperto fino al tetto.”

“Già. Domani è il giorno. Stasera me ne sto qui, fortunato che è una macchina e non un uomo.”

“Non è mai stato così pericoloso, in realtà.”

“Socio, quell'affare è sepolto.”

“Sì, ma era al rallentatore. Tipo non rallentato nella mia testa quando ci ripenso. Ha cominciato a muoversi. L'ho sentito andare su di giri, e ho visto i cingoli scalciare all'indietro, e andava avanti. Ho avuto il tempo di alzarmi dalla rastrelliera e venire sul bordo della diga e guardarlo per qualche secondo mentre scivolava e affondava.”

“Tipo dieci secondi?”

“No. Molto di più. Rallentava man mano che andava più a fondo. È tipo sparito del tutto, e poi c'era solo il fango che ci scivolava sopra per un secondo o due, e poi basta, fermo.”

“È roba che fa paura. Qualcuno si può fare male. Tipo sul serio.”

“Adesso lo vedo. Credo che l'hanno visto tutti.”

“È una cosa vera, il debito verso un uomo. Quando contano su di te, non sono solo soldi, è la loro sicurezza. Non avrei potuto progettare una lezione migliore con un libro di testo.”

“Pure Cody si è fatto un po' serio, finché non abbiamo sentito quella portiera aprirsi cigolando, e Rusty si alza in piedi nel telaio del finestrino, ed è chiaramente scosso. Tipo, abbiamo fatto il giro, tipo dalla parte della strada, e stiamo arrivando su di fianco a lui, e Cody si butta dentro. Si vede il suo piede – i buchi dove ha messo piede nel fango ed è finito subito fino alle ginocchia.”

“Cody c'è entrato?”

“Era serio, tipo un poliziotto. Passo fermo, ha cominciato a entrarci e basta. Non ci ha nemmeno pensato. C'era da fare, e lui è andato a farlo, ma il fango l'ha fermato di botto.”

“Avete dovuto tirarlo fuori?”

“No. È rimasto lì un secondo. Ha studiato la situazione e ha detto a Rusty di saltare giù verso valle – poi gli ha tirato un bastone. Era proprio sul pezzo. C'era da fare. E lui era lì – sul pezzo.”

“Te l'avevo detto che è sveglio.”

“Però sa essere proprio uno stronzetto.”

“Niente di personale, ma di voi tre, è quello che vorrei in cantiere sul momento.”

“Nessuna offesa. Anch'io.”

“Io non ti lascerei affogare, socio.”

“Tu non eri tra le opzioni. Ma tu sei quello per tutto il resto. Tutti e due tirereste fuori qualcuno dalla casa in fiamme, ma Cody con la coperta termica non è un granché.”

“L'immagine si annuvola.”

“Ehi.”

“Ehi.”

“Non girarci attorno.”

“Scienza, risultato. Ricevuto.”

“Sentiamo.”

“Allora, abbiamo rovesciato camion su camion di terra di scavo sciolta su quel pendio. Abbiamo tappato il tubo dello sfioratore come volevamo. Sapevamo che era pericoloso, ma quando ha piovuto, e l'acqua traboccava così pulita, ho tirato i dadi. L'ho saltato. Ma non credo che niente di tutto questo abbia contato.”

“Chiaramente ha contato.”

“Cioè, sì. La diga ha sbavato per un mese. Ha contato. E i temporali della settimana scorsa hanno contato davvero. È quello che ci ha fregati. Una volta che sulla diga non potevamo più lavorarci per paura di far marcire la terra con le macchine, quella è stata l'ultima goccia.”

“Quindi non è colpa tua.”

“No, non tipo dolo o roba del genere. Potevo arrivarci prima, ma non credo che sarebbe cambiato qualcosa. Credo che quella terra di riempimento sciolta sarebbe franata comunque con tutta quella pioggia sopra. La parte…”

“Dovresti fermarti lì. Quella è tutta la verità.”

“Non tutta. Le lezioni imparate sono il conto, e questa è anche la tua terra. Quando gli alberghi mi hanno fatto fare causa una dozzina di volte e il distributore di benzina altre due dozzine, quelli erano guai miei. Questa è anche casa tua, quindi le lezioni ce le prendiamo insieme.”

“Insieme.”

“Abbiamo rimandato. Ho sbagliato le priorità. L'acqua è andata sotto la terra e sopra, ed è franata. Nessuno si è fatto male. Skid steer aperta all'ispezione domattina.”

“Però tu li compri quei prestiti stupidi, quindi è assicurata – vedi, io ascolto.”

“Okay. Mi sta arrivando addosso il crollo dell'adrenalina. Fa un freddo cane stanotte. Mi mangio un po' di gulasch e mi riposo.”

“Ti amo.”

“Io ti amo di più.”

Capitolo 56 – giovedì 1 febbraio

“Buongiorno, ragazzi.”

“Oggi devo andarmene presto. Stanotte mi sono gelato il culo. Sono dovuto salire nel pick-up col riscaldamento acceso. Vado da Karen, e mi faccio la doccia più lunga e più calda che la vita moderna ha da offrire. Andiamo a vedere quella skid steer.”

“Allora, ehm, non è affondata per niente.”

“Forse vuol dire che sta sul terreno solido sotto la melma.”

“Già, è quello che pensavo anch'io."

Cody mica è l'unico che sale su 'sto crinale. Dimmi che quell'uomo è onesto. Non c'è niente di buono. Mai niente di buono è mai venuto da nessun yankee che strappa via le radici e tira su un cesso di fango che non va con le radici. Lui ride delle radici. Ed eccoli che arrivano, cascano fuori da quella baracca come pagliacci, il capobanda per primo che butta quelle mani dappertutto, non indica niente, solo mani che volano come per distrarti mentre tira fuori il coniglio dal cappello. Dimmi che c'ho nostalgia. Dimmi chiacchierata da signori. Che cazzo è una chiacchierata? Chiacchierata è quello che fanno in quei bar del caffè. Chiacchierare. Masticano parole grosse, le sputano fuori in frasi lunghe. Guarda quanto sono intelligente. E intanto sventolano le mani dappertutto che è già tanto se non devi schivare e scansarti per non pigliartele. Dai, un po' più vicino. Adesso ti sento.

“Cavolo, è feroce.”

“Devin con la parola del giorno.”

“Sì, come no.”

“Cody, vai su a prendere quella track-ho. Controlla il grasso. Scaldala.”

“Capo.”

“Tanner, quante catene abbiamo?”

“Tu ne hai tre, e io ne ho una anche nel pick-up.”

“Quattro catene. Quaranta piedi.”

“Probabilmente di più.”

E adesso ti sento la puzza, e puzzi peggio delle vacche. Peggio del porcile che stava qui tutti quegli anni. Quella macchina da quel fango mica la tiri fuori con una catena.

“Dev – mi spiace scaricarti tutto il lavoro di merda, ma sei proprio quel tipo… Vai a prendere quelle catene gelate e portale qui.”

“Ti aiuto.”

“No, devo entrarci ragionandoci, e questo è un problema da almeno tre cervelli.”

“Sì, come no.”

“Rus. Tu 'ste cose le aggiusti. Lo scarico sembra libero…”

“Ieri sera no. È la prima cosa che ho guardato.”

“Però oggi è libero.”

“Probabile che ha risucchiato parecchio.”

“Il filtro c'è.”

“Prima quello, credo. Bisogna scavare per liberare il portello.”

“Altro?”

“C'è la gabbia della ventola là dietro. Quella è piena. Niente ferma quella melma - si infila e basta.”

“Sì. Lo vedo. Ma forse non dentro il motore.”

“Non dentro – solo quello che è entrato nel tubo.”

Tanto valeva chiamare il vecchio Teague con quella macchina sua. Una volta sì che la aggiustavano una macchina finita così. Adesso sono tutte deboli, si rompono facile – non le aggiusti se non c'hai i loro computerini e i softuer.

“Catene.”

“Non ne abbiamo molto, ma c'è un po' di compensato di scarto. Vai a prendere… Ah, questa è buffa. Stavo per dire vai a prendere la skid e porta giù il compensato dagli scarti.”

“Sì, come no. L'ho fatto pure io quando pensavo alle pale.”

“Che fine ha fatto l'idea del golf cart?”

“Facciamo una valutazione. Poi vado da Karen per la doccia. Credo che a 'sto punto le uova me le sono perse. Torno, e andiamo a prendere un golf cart.”

Mi alzo a pisciare, e c'è il mio ragazzo lì che ticchetta su quel computer, tic, tic, tic come un recinto elettrico per le vacche. Adesso ha paura di passare la linea, e il mio ragazzo non ha mai avuto paura. L'uomo yankee gli ha messo paura, l'ha addestrato. Non paura di passare il filo e basta, paura di avvicinarsi. Ed eccolo lì. Però l'addestramento lo spreca. Invece di mettere il ragazzo su una strada che vale qualcosa, costruire una cosa, aggiustare una cosa, lo fa giocare al computer tutta la notte. Ecco uno yankee per te. Si compra un computer tutto nuovo solo perché c'è una crepa sullo schermo, solo perché non è perfetto. E adesso eccolo qui che aiuta quello yankee a tirare fuori la skid. Lo sapevo che dovevo prendermela io quella skid prima che la sfasciava. Va bene così. Spendili i tuoi soldi, yankee. Compra due computer, tieni sveglio il mio ragazzo la notte a lavorare gratis. Io adesso c'ho un portatile. Grazie tante, yankee.

“Occhio, Tanner.”

“Come fai a stare seduto in quell'affare col finestrino davanti spalancato, a trentuno gradi?”

“C'ho il riscaldamento acceso che mi soffia addosso.”

“Non per molto. Abbassa il finestrino e dammi il sedile.”

“Ci penso io, capo.”

Ma come cazzo lo chiama, capo? Proprio come pensavo. Quell'uomo è un'infezione che va a fondo. Ha fatto genuflettere il mio ragazzo, piegare il ginocchio. Adesso lui scalda e ingrassa la ho, e gliela consegna, e scende giusto perché il lavoro non va a merito di nessun altro.

“Questo è lavoro mio. Nessuno va sotto quella frana finché non so che è sicuro.”

Eccolo lì. Si fa martire.

“Entro a morsi, da valle. Credo che Rusty ha ragione, sta su terreno solido, solo incassata nella melma.”

“Quello ero io, capo.”

“Buon occhio, Cody. Credo che entro da sotto. Il lavoro sulla diga l'abbiamo fatto tutto, e la frana in realtà si è assestata abbastanza bene. Se entro da valle mi faccio un'idea, magari la tiriamo fuori e ci teniamo l'aumento della diga.”

“Lo vedo.”

“Ben pensata.”

“Mentre entro coi cingoli, mettete quei compensati sul fango. Camminate fino al retro e vedete se riuscite a liberare scavando il portello del motore. Bisogna vederci dentro prima di accenderla.”

“Già, tanto non si può accendere finché la ventola non è libera.”

“Quella ventola scavando non la liberi.”

“Bisogna solo strattonarla verso valle.”

“Ho – ci sono quei verricelli là dentro. Magari potremmo imbullonarne uno a un albero grosso a valle e cominciare a tirare.”

“Tirerebbe giù l'albero e basta. Blocco idraulico, più che il freno di stazionamento è scattato quando la barra si è alzata.”

È bloccata, yankee. Rusty lo vede. Scavala fuori o lei resta lì.

“Allora, ehm. Due opzioni. Scavarla fuori. E quella melma non è ancora pronta. Oppure due, magari laggiù sotto i cingoli è abbastanza scivoloso che scivola come sul ghiaccio finché non fa presa.”

“Già, è così.”

“Aspetta, state dicendo che proviamo a tirarla fuori da quel fango?”

“Più o meno.”

“Non se ne parla. Risucchio idrostatico.”

Risucchio è giusto. Idrostatico è solo una parola grossa. Bloccata nel risucchio.

“Allora, vedete dove sono? Sono in linea con la macchina. Vedo dov'è nella collina. Entro coi cingoli. Ehi ehi. Un uomo alla volta su quel compensato. Guardatelo. È già affondato.”

“È pazzesco.”

“Quando ero piccolo, questa era la scena delle sabbie mobili in Tarzan. Ogni volta che il cattivo aveva bisogno di una punizione drammatica o l'eroe di un ostacolo improvviso, ecco che arriva la scena delle sabbie mobili, e dentro ci va Clayton.”

E guarda laggiù Clayton che le vede troppo presto le sabbie mobili. Pensa di girarci attorno, progettare una liana. Scava, yankee. Non c'è altro. Clayton lo sa. Lonnie lo sa. Non serve nessuna laurea da ingegnere per uno nato mezzadro per cantare 'sta Star Time TV.

Non m'è mai piaciuto che hanno preso il nome di Jim per quel cattivo di Tarzan. Jim l'uomo onesto, questo yankee tira fuori un cattivo di Tarzan e lo mette nelle sue sabbie mobili, ed ecco Jim Clayton, che ha dato casa a mezza valle con quelle case mobili, prezzo onesto, buon prodotto, e lo sa pure Dolly.

L'uomo non ha bisogno di nessuna skid steer. Tira un tronco, fa un solco, pianta il cotone. Un quarto di dollaro al giorno, fa un miliardo. Questo yankee affonda un quarto di milione, c'ha più soldi che sale in zucca.

“Allora, entro coi cingoli. Se riesco ad arrivare alla macchina e sto ancora all'asciutto, scavo i lati. Com'è la situazione dietro?”

“Ho aperto il portello, capo.”

“Com'è?”

“È acqua. Fango, ma è acqua. Qua dentro è più liquido che fuori.”

“Ci hai pure frugato dentro, vedo. Il tuo braccio sembra il segno dell'acqua sull'intonaco dopo che è passata l'alluvione.”

“Altro che da a1 a h8.”

“Ah, Tanner! Centrato. Anche se non so se salta proprio così lontano.”

“Sai, l'ho cercato. All'inizio mi usciva solo mossa illegale e Alfieri e Regine, ma poi l'ho trovato. Quante mosse servono a un Cavallo per saltare da a1 a h8.”

“Era quello. Un sacco di lavoro. Nessuna strada pulita. Non c'è modo di pianificare tutto quello.”

“Il tuo piano per questo?”

Vista corta. È così. Dice che c'ha un piano, Scavare. Si vede dalla strada. Boyd lo vede dalla sua terra. Terra vuota. Boyd lo vede da casa di sua mamma. Scava, yankee.

“Scavo. È tutto quello che abbiamo. Il terreno finora è solido, e ci arrivo col braccio tutto steso. Scavo il davanti, mi faccio strada verso i lati, Scavo finché non smette di ricadere dentro. Cody scendi da quelle tavole. Lì è più profondo che qui, e… È pericoloso.”

“Che vuoi che facciamo mentre scavi?”

“Andate a finire la seconda rastrelliera e cominciate a mettere i pannelli sulla terza.”

“Va bene.”

“I cavi li avete tirati ieri dopo che me ne sono andato?”

“Tirati. Non attestati, ma arrotolati nel quadro di parallelo sulla parete di dietro. Pronti da attestare.”

“Wow, guardate qua. Ho scavato il lato, ed esce tipo un fiume d'acqua.”

“Forte.”

“Già, è tipo quelle sorgenti.”

“Sì, come no. Scavi nella collina, e l'acqua sgorga fuori.”

“Vieni su sotto il mio braccio fino alla portiera davanti. Mi sa che vedo acqua nella cabina.”

“Sì, piena, ma scende mentre guardo. Segno lasciato come il braccio di Cody.”

“Fin dove è arrivata?”

“Il sedile è finito sotto.”

“È entrata nei comandi? I Joystick?”

“No. Scende veloce.”

“Occhio alla testa, giro e do una o due passate all'altro lato.”

“Oh, wow! È immediato.”

“Se non era la mia skid steer, Sarebbe una delle cose più forti che ho mai visto. Il fango vero e proprio si sta restringendo. Lo vedete?”

“Il fango si restringe più veloce di come è scesa la macchina.”

“È assolutamente incredibile. Quasi quasi si poteva filmare, il fango è un piede sotto il tetto in tipo cinque minuti.”

“Quasi quasi vorrei che lo facevamo ieri sera. Magari…”

“Ehm, no. Non se ne parla. Non volevi, e allora era la scelta giusta. È la scelta giusta adesso.”

“Hai ragione, Tanner. Okay, vai lassù. Comincia col solare. Rusty resta con me. Devin scendi da quella macchina. Ripercorri i tuoi passi. Torna prima da me e poi passa verso la strada.”

“Già, e io?”

“Tu monti a cavallo e cavalchi.”

“Risalgo su?”

“Se sei noioso.”

“Non sono strano.”

“Sì che lo sei.”

“Non strano come te.”

“Vero. Com'è la situazione?”

“L'acqua è uscita, ma c'è uno strato di fanghiglia dappertutto e circa un pollice sul sedile.”

“Che schifo.”

“Il pavimento è peggio. Forse tre pollici. Un po' meno.”

“Non così male.”

“Sì, ma dobbiamo alzare la cabina per arrivare alla valvola di bypass idraulica, se no scaviamo per niente, e tre pollici.”

“Lo puoi tirare fuori a palate?”

“Con le mani?”

“Hai una pala a forma di cabina da queste parti che io non so?”

“Una di quelle palette piccole da fiori nel rimorchio.”

“Ah, vai a prenderne una. Tanner! Ehi, Tanner, mi senti?”

“Ti sento.”

“Mandami qui dietro Cody.”

“Già qui, capo.”

“Cristo, m’hai fatto prendere un colpo.”

“Sono un figlio di puttana furtivo.”

“Metto Rusty lassù a provare a ripulire quel casino. Mi serve uno che faccia da vedetta. Al minimo movimento, ce lo dici. Affare fatto?”

“Posso fare la vedetta.”

“L’unico di cui mi fiderei. Tanner m’ha raccontato com’eri ieri sera.”

“Cioè?”

“M’ha detto che eri pronto a buttarti dentro, e che sei stato tu a capire come far uscire Rusty.”

“Rus era già fuori quando sono arrivato.”

“E pure modesto. Senti qua. Se mai vuoi farti un giro d’onore, sappi questo, te ne spetta uno.”

Così fa lui. Tiene il mio ragazzo sveglio a tutte l’ore a sistemargli i libri, gratis. Fa riportare una sega al mio ragazzo. Io ho dovuto pestare i piedi su e giù per fargli rubare quel legname di scarto e aggiustare quella porta. S’è preso il mio ragazzo con le lusinghe. Agita le mani di qua e di là e lusinga il ragazzo. E prima che te ne accorgi, il ragazzo non porta più a casa niente. Mi dicono che gli pignorano la paga. Adesso lavora gratis.

Lo stesso hanno fatto con me. Chiude la segheria. Io lavoro coi bulldozer a giornata perché non posso pagare quelle spese del tribunale. Si prendono i soldi di bocca al mio ragazzo, mi fanno vergognare, non posso finire di pagare il funerale. Mi fanno vergognare di nuovo, pignorano la paga. Gliela faccio vedere io. Lavoro con Blalock. I contanti non li puoi pignorare.

“Rus, l’acqua sta venendo fuori a fiotti. La benna adesso tira su grumi, non solo poltiglia. I ganci Boss adesso sono fuori dal fango, e secondo me ci possiamo infilare una catena e tirare chiudendo la benna.”

“Chiudendo la benna, sì.”

“I lati sono liberi. Quella terra sotto i cingoli è fradicia e molle. Secondo me viene fuori senza il bypass – almeno quanto basta per sollevare la cabina e mettere il bypass se ci serve.”

“Ci provo. Cody, passami quella catena da cinque ottavi.”

“Appena l’ha infilata nei Boss Eyes, agganciamela ai denti della benna. Un capo per lato.”

“Tieni, Cody.”

“Così, capo?”

“Sì, proprio così, chiudi i ganci e levati da lì. Rusty, vai sul vialetto. Quando tiro, tutto quel fango là dietro vorrà scivolare. Mi stupisce che stia fermo coi lati scavati.”

“Via libera.”

“Libero.”

“Ecco ---- oh, cazzo!”

“Tutto a posto?”

“Appena scendo da questo braccio.”

“Che figata!”

“Fratello, sei andato indietro di un metro e mezzo.”

“Avevo la lama giù bella piantata. Quel colpo… boh, è solo ricaduto nella merda.”

“Non perdere le pantofole.”

“Pantofole, carino. Sappi che queste sono le scarpe che portano i dottori, i cuochi e la gente che sta in piedi tutto il giorno.”

“Pantofole.”

“Pure tu, Tanner? Credevo di averti esiliato ai pannelli solari.”

“Amico, è stato come quando sbatte giù la sponda di un camion ribaltabile.”

“È stato forte. Puoi dirlo forte.”

“Allora, tutto a posto?”

“L’orgoglio ha preso una bella unta. Mi sono grattato lo stinco sulle leve. Tutto ok.”

“Sembra che sia fuori.”

“Ha girato dritto verso il vialetto.”

“Il buco del culo s’è mangiato il sedile prima che mi sbalzasse fuori. Se riesco a tirarmelo fuori dal retto, rimetto il culo lì dentro e finisco di tirare.”

“Meno male che non è successo mentre stavo sul compensato.”

“Non poteva. I lati la tenevano bloccata stretta. Appena sono venuti via i lati, e la corrente d’acqua ha lubrificato tutto, era inevitabile.”

“Grandioso.”

“Ok, allora l’escavatore è sul vialetto. Mettetegli altre due catene e qualcuno lo tiri fuori di lì --- È Stefanie che chiama.”

“Ehi.”

“Ehi. Stamattina non m’hai chiamato.”

“Mi sono svegliato proprio quando i ragazzi sono arrivati al deposito mezzi. Avevo giusto un paio di minuti.”

“Vieni a farti una doccia?”

“Assolutamente, arrivo tra un po’. Ti amo.”

“Ti amo.”

“Ok, ragazzi, via libera. Adesso tirate.”

Capitolo 57 – giovedì 1 febbraio

“Emma, prendi la paletta.”

“Dietro di te.”

“Non so come fa a venire tutta sta polvere, non ci viene mai nessuno.”

“Entra dai muri, ma non per molto. Il mese prossimo sarà tutto fresco di vernice di primavera; non ci sarà più bisogno di consumare quelle setole a forza di spazzare per la preoccupazione.”

“Non è preoccupazione, Emma. Se lo tieni curato, dura per sempre.”

“Il due marzo è il giorno.”

“Chi c’hai?”

“Tutti i soliti, i figli e i nipoti. Me ne servirebbero uno o due in più.”

“E Stefanie? Si vede che è stata cresciuta per bene.”

“Questo è sicuro, ma mi sa che è troppo presto per chiederglielo…”

“Mamma?”

“Sì, Bernie.”

“Questa ricerca mi fa venire il danno cerebrale.”

“Vuoi mollare?”

“No, signora. È che non ha senso. Siamo nel 2024, e a questo punto c’è un procione con il suo seguito di fan, milioni di visualizzazioni, telegiornali nazionali. Questo centro comunitario, sta qui almeno dal 1907. È stato una scuola vera fino al 1970, e ogni rete che butto per trovare anche solo una foto della facciata di questo edificio con le porte originali torna vuota – non vuota, priva di una foto. In questa valle c’è gente che si è diplomata in questa scuola, neanche lontanamente vecchia come Mamaw Mernie. Nel 1970, quando ha chiuso, c’era la fotografia a colori, santo cielo. Non è possibile che questo edificio sia sopravvissuto senza essere fotografato – Mamma, mettiti davanti.”

“Bernice, non c’è motivo… Be’, fammela vedere.”

“Ecco. Adesso una foto di questo posto c’è, e la sto mettendo su Instagram adesso.”

“Non ti azzardare a postare quella foto,”

“Tiktok, Snapchat. Non è possibile che questo edificio non sia su internet. Impossibile. Non riesco neanche ad avere una risposta chiara sull’indirizzo. È 1711, 1720. La caserma dei pompieri è al 1718, questo è sicuro. Ma questo piccolo Dupont Community Center, la Pickens School House, questa cosa è un enigma.”

“Be’, piccola Bernie. È così che siamo, noi modelli vecchi, non ci inchiodano a nessuna cosa o posto fisso. Noi attraversiamo il tempo.”

“Mamaw, c’è gente in tutta questa valle che è andata in quella scuola, che si è diplomata lì. Ci sono persone famose. È saltato fuori Reagan. Reagan Circle, proprio qui. Guarda il cartello della strada. Ray Reagan, il giudice della contea, nato proprio qui a Dupont nel millenovecentoventuno, primo di dieci figli, il primo di tutta la sua stirpe a finire il liceo.”

“Lo conosco Ray. Era un mio caro amico. Il cancro se l’è portato via nel 1978. Me lo ricordo come se fosse ieri. Emma, è morto il giorno che sei nata tu.”

“Be’, prima di morire, Ray è andato in guerra e ha volato per le Army Air Forces — meccanico e pilota insieme, uno che sapeva aggiustare la macchina e pilotarla — e quando è finita è tornato a casa a Dupont e non se n’è più andato. Ha sposato una ragazza degli Ogle, Louise.”

“Io c’ero a quel matrimonio. Louise era la signora più bella che questa valle abbia mai conosciuto. Non ha mai allungato una mano che non andasse incontro a un bisogno o a una pena o a un amore.”

“Una bella coppia, allora. Ray andava in macchina a una fabbrica a Knoxville e tornava tutti i giorni, finché la contea non l’ha fatto giudice di pace nel 1956.”

“Ne ha sposati di innamorati in questa valle – Louise faceva da sensale e Ray li accasava.”

“Poi l’hanno fatto giudice nel 1958, e poi non l’hanno lasciato smettere per vent’anni, dritto fino al cancro che se l’è portato via nel 1978, proprio come ha detto Mamaw. ancora in carica.

“Non era mica un prigioniero. Ray non l’avrebbe voluta in nessun altro modo.”

“Ha costruito la zona industriale. Ha costruito l’ospedale. Ha costruito l’aeroporto tra la Forge e Gatlinburg. C’è un ponte sul French Broad con il suo nome imbullonato sopra. Questa contea festeggia la sua storia, ma non la Pickens Schoolhouse. Questa contea ha fatto passare tutta la sua giustizia per le mani di un uomo uscito da una scuoletta a due porte in una valle che non può permettersi una sola foto di sé stessa. E per tutto il tempo che è stato su quello scranno, Mamma, non si è mai trasferito. Non si è mai montato la testa. Il giudice di tutta la contea, e ogni sera della sua vita tornava a casa a Dupont. Votava qui. Io voto qui. Votiamo tutti qui.”

“Ho lo stesso identico problema, Bernice. Sono stata alla Williams Library, all’Heritage Museum, ho pranzato con Anna Garber e Steve Petty, sono storici da tavolo di cucina. Sono stata dal gruppo del libro di Boyd’s Creek. Ho chiesto a ogni anima che ho incrociato, cercando anche solo una foto di questo edificio con le porte originali.”

“Tutti hanno una pista, ma di foto non ne è saltata fuori nessuna.”

“Esatto, tesoro. Quindi se vuoi lasciar perdere, ho trovato un sacco di edifici d’altri tempi e porte d’altri tempi, e qualcuna riesco pure a prenderla per pochi soldi, e posso vestire questo posto come vuole essere vestito.”

“Ho seguito tutte le piste, e se c’è una foto di questo edificio da qualche parte, io non la vedo.”

“Io me le ricordo le porte, Emma. Come dico, foto non ce l’ho, ma me le ricordo. Erano a vetri da cima a fondo. Erano pesanti, pesanti forte. Quando uscivi un giorno di vento, quel vento si pigliava le porte, e io facevo fatica a tenermi alla maniglia.”

“Mamaw, se solo potessi trascrivere la tua testa sull’internet di Bernie. Chissà cosa vedremmo.”

“Be’, di quella vecchia valletta ne vedo di più che di questo edificio storico. Trail Holler, anche se hai ragione, internet non la chiama così. Vedo che prima che la comprasse Stefanie, era di Charlie e Bobbie Lovell, e che loro l’avevano comprata a un’asta per tasse non pagate nel 1989. Vedo che per tanti anni è stata un allevamento di maiali. Vedo pure che una diga enorme lassù ha ceduto durante un temporale, e ha spazzato via la casa dove abita la tua amica Betty. Quei gradini che non portano da nessuna parte e salgono su per la collina davanti a casa sua, una volta portavano a una casa spazzata via dall’alluvione quando ha ceduto la diga. Tutto questo lo vedo.”

“Lo vedo pure io, Bernie. È venuta una pioggia terribile, non lunga giorni, ma giorni di pioggia in un colpo solo. Quella pioggia s’è portata via la vecchia diga dell’allevamento di maiali, l’avevano tirata su sopra a quella diga che c’è lassù adesso. Cinque volte più grande di adesso, ed è venuta giù per quella valletta tutta in un pezzo, più una valanga che un’alluvione. Ha spazzato via gli alberi, ha staccato la terra stessa dal terreno. Quella gente se n’è andata dopo. Non c’era rimasto niente da impacchettare. Se ne sono andati e basta un giorno poco dopo, e nessuno ne ha più saputo niente.”

“Scommetto che internet li troverebbe, Bernie.”

“Oggi no di sicuro. Sono già andata fino in fondo a internet e ritorno. Ho cominciato proprio qui nella contea di Sevier con ricerche esatte per Dupont Community Center, Pickens Schoolhouse, Dupont School, e sono finita a Pickens, West Virginia. Viene fuori che ci sono tre contee con lo stesso nome della nostra scuola, in Alabama, Georgia e South Carolina. Ci sono quattro Dupont: l’azienda chimica a Wilmington, Delaware, Old Hickory, Nashville, Dupont, Washington, e Dupont City, West Virginia. C’è una Seymour, Indiana – ci abita John Mellencamp, una Seymour, Texas, una Seymour, Connecticut. C’è pure una Seymour nel Wisconsin.

“Sei stata in tutti quei posti oggi, Bernie?”

“Mamaw, sono stata su server in tutto il mondo. Ho cercato le scuole sorelle, ho cercato nei database genealogici. Ho cercato sui social. Ho cercato sui siti di storia. Per ironia della sorte, ho trovato una foto della nostra scuoletta su un sito che si chiama Letsbeblount, ma era presa di sbieco e non si vedevano le porte davanti. L’ironia è che un sito turistico della contea di Blount ha riconosciuto l’importanza di questo edificio e ha provato a rubarselo per la sua storia. Sono stata alla Library of Congress, ed era tappezzata di Greenbrier Schoolhouse a Metcalf Bottoms. Ho cercato su ogni sito di internet, e sono rimasta a mani vuote. E ogni volta che pensavo di essere sulla strada giusta, sbattevo contro un muro di roccia.”

“Quindi non si può fare?”

“Ho provato con la caserma dei pompieri. Ho trovato gli elenchi di tutte le persone che ci hanno mai lavorato, pensando che magari sulla pagina social di qualcuno ci fosse una foto nel parcheggio. Ho scavato nelle Sevier County Schools a profondità da farti scoppiare le orecchie, sperando in una foto di classe o del diploma. Ho sfondato ogni captcha zerbino educato che ho trovato, ogni area riservata ai soci, ogni muro di vetro su un post di Instagram, ogni angolo di internet, e se c’è una foto di questo edificio con le porte originali, io non la trovo. Ogni indizio finiva contro un muro. Tutta roccia.”

Capitolo 58 – venerdì 2 febbraio

“Ho visto cosa avete fatto, ragazzini. Niente salita stamattina.”

“Pensavamo di cominciare e di aggiornarti quando scendevi.”

“Devin, sei uno che ragiona. Ma la tua paga non prevede che il padrone di casa si faccia tutta la strada a piedi oltre lo stagno e giù per la collina da solo con gli orsi, le linci rosse e roba del genere.”

“Perché ti porti la pistola dappertutto se poi hai paura?”

“Cody si presenta con la frecciatina. Rusty? Ce l’hai qualche battuta da sbruffone in cerca di un’officina?”

“No.”

“Nemmeno io.”

“Tanner offre volontariamente il suo rifiuto.”

“Allora ecco il punto del giorno. Rusty e Cody, voi state sulla chiave inglese. Come va?”

“Sì, ci siamo fatti prendere un po’ la mano, e per fortuna. Lì dentro c’era un po’ d’acqua. Abbiamo dovuto far girare il motore a vuoto e soffiarlo un paio di volte, ma l’abbiamo ripulito.”

“Porca miseria, capo, a lui gli hai dato il lavoro facile. Io ho dovuto smontare tutta la gabbia dietro e tirare fuori tutta la melma dal vano motore, dalla ventola, dalle cinghie e pulire ogni puleggia. La batteria m’ha fregato peggio di tutto. Mi sono schiacciato il dito per tirarla fuori.”

“Amico, tutto ok?”

“Va bene.”

“Abbiamo una dottoressa. Viene a dargli un’occhiata.”

“No. È solo un’unghia che si stacca.”

“Ok. Decidi tu. E – i passaggi della pulizia non li ho assegnati io. Siete stati voi. Io sono il padrone di casa, il capo siete voi.”

“Da qui non sembra così.”

“È la tua immaginazione.”

“Sì, certo. Allora tra poco la mettiamo in moto. Cambiato l’olio, cambiato ogni filtro. È come una macchina nuova di zecca.”

“È una macchina nuova di zecca. Cerca di ricordarti tutti questi dettagli nella fattura di questa settimana, Cody.”

“Sì, vuoi provare ad accenderla tu?”

“È pronta?”

“Credo di sì.”

“Allora dagli gas, amico.”

“Niente?”

“Porca miseria, non ho collegato la batteria.”

“Che sfiga. Controllate tutto. Tenetemi aggiornato. Tanner e Devin, voi venite con me.”

“Allora, ci servono degli attrezzi?”

“Hai lasciato tutti gli attrezzi per i fili nel capanno, quindi probabilmente no.”

“Quella buca di fango s’è tipo riempita dove c’era dentro la macchina.”

“È bello, in realtà. Come dicevamo l’altro giorno, quando fa presa diventa come cemento. Ci dovrò proprio buttare un po’ di pacciame pesante, sennò con la pioggia ci si scava un canale.”

“Comodo – tanto dobbiamo tagliare tutti quegli alberi su cui abbiamo ammucchiato la terra.”

“Gli alberi della gomma magari sopravvivono, in realtà. Sono alberi strani forte. Tutti quei pioppi però sono andati.”

“Perché gli alberi della gomma sopravvivono?”

“Si sono selezionati per questo. Nei terreni di fondovalle il limo li ricopre, e ogni tanto l’alluvione, e vengono interrati spesso. Si fanno crescere radici nuove dal tronco, e tirano dritto.”

“Ogni giorno se ne impara una.”

“Questo è il lavoro detto in un luogo comune.”

“Allora, cosa facciamo oggi?”

“Adesso sto passando davanti a questi pannelli solari e controllo che tutti i morsetti siano al loro posto, guardo l’orizzonte per gli orsi, poi ti chiedo, li hai preparati tutti i sezionatori?”

“Sì. Li ho finiti, e ho collegato del tutto questo lato. I pannelli sono pronti.”

“So che il lato del capanno non è ancora finito perché non ti ho visto in casa mia, e non credo che ci entri dietro la poltrona per nasconderti.”

“Quindi, dobbiamo collegare il lato del capanno, ma è pronto. Aspetto solo il via libera.”

“L’istinto è perfetto – Attenta, Kitty. Stiamo entrando.”

“Vuole uscire?”

“Sì, guarda qua --- allora tocca a me con l’installazione, ma tocca a te imparare.”

“Ora delle batterie?”

Sì, e se riusciamo a montarle prima che le altre si carichino, magari siamo vicini al bilanciamento. Per adesso, fammi uno schizzo delle dodici – peccato che sedici non ci stavano.”

“Hai un po’ di carta?”

“Sono felicissimo che me lo chiedi. Questo è il tuo quaderno. Te ne serve uno. È un lavoro grosso che durerà tanto. Faremo migliaia di cose, e devi prendere appunti. Primo appunto, la gatta adesso odia stare fuori.”

“Questa è la faccia più patetica che abbia mai visto – e quel pigolio. Ha più drammi lei di te.”

“Non è patetica. Guarda quegli occhi. È Batman in posa per la locandina del film e non è per niente contenta che l’Enigmista l’abbia lasciata fuori da sola adesso.”

“Quindi ce l’avevi già pronto per me? Hai preparato anche la gatta?”

“Non smetto mai di pensarci, Tanner.”

“Comincio a capirlo. Sta cominciando a succedere. Ieri sono stato sveglio tutta la notte a pensare alla pala.”

“Sveglio tutta la notte. Non è la stessa cosa di non smettere mai di pensarci. Quello è stress. Lo stress ti tira via lo sgabello da sotto il culo. Il segreto sono gli hobby complementari.”

“E come lo trovi un hobby complementare per Rusty e Cody?”

“A parte l’ovvio, cos’hanno di stressante?”

“Tanto per dirne una, se ne vanno a pranzo per conto loro tutti i giorni, ma adesso è soprattutto Rusty.”

“Non lasciarmi spazio per parlare --- però ho notato che oggi non ti guardava negli occhi, ed è un po’ silenzioso.”

“Ha dei problemi a casa.”

“La parola è tua, Tanner. Non c’è bisogno di lasciarmi il turno.”

“Giusto. Allora, ehm.”

“Segreto. Ho capito.”

“Già. Ha dei casini a casa. Credo che ci siano di mezzo i servizi sociali. Sta da suo fratello, e in qualche modo hanno fissato una visita a domicilio, e ha una settimana per trasferirsi in un posto dove le bambine hanno una camera loro.”

“Lo sa quanto è grave?”

“Credo di sì. È distrutto. Non ha duemila dollari per prendere un appartamento abbastanza in fretta, e voleva sapere se abbiamo qualcosa nel budget operativo, e non ce l’abbiamo perché Cody ha votato per prendersi tutti i venti all’ora.”

“Le lezioni imparate sono super, ma questa non è una lezione; questo è lo Stato, che la sua lezione l’ha imparata, e protegge i bambini in pericolo con la stessa misura con cui protegge quelli che sembrano in pericolo solo messi accanto al metro.”

“Mi stupisce che stia pure lavorando.”

“Che altro può fare? Ed è il segno più sicuro che dobbiamo trovare il modo di farlo confessare a me, così posso prendere in mano la situazione.”

“Non lo farà.”

“Deve. Ho visto i servizi sociali portarsi via bambini per tutta la vita in quell’asilo nido. Non hai mai visto un’agonia così. Non sto dicendo che i servizi sociali sbaglino. Non tocca a me. Là fuori c’è un dolore vero che io e te possiamo solo immaginare perché sappiamo leggere le parole, ma respirare dentro un po’ di quel dolore è più di quanto vorrei mai sapere.”

“Probabilmente non…

“Non voglio zittirti, ma quella macchina s’è appena accesa, e anche se Rusty adesso non sente la gioia, Cody di sicuro sarà su quella macchina e verrà da questa parte per farsi bello. L’obiettivo. L’unico obiettivo. Pensa forte e solo in positivo. L’obiettivo è far entrare Rusty in questa conversazione, così non vieni beccato a tradire la sua fiducia. Non tradirò la tua fiducia a meno che non sia costretto – ma sappi che sono costretto, e vediamo come risolverla. Quei soldi glieli do anche se devo impegnare l’Hummer, e ho intenzione di metterglieli in mano entro un’ora.”

“Magari – cioè non è così segreto. Basta che sia io a dirgli che ho dovuto dirlo a te. Credo che sarebbe solo sollevato.”

“Così si ragiona.”

Capitolo 59 – venerdì 2 febbraio

“Ehi.”

“Ok, quindi non ti stanno rapinando. Bene. Perché hai appena prelevato seimila dollari - allo sportello della banca - a Farragut? ”

“Giusto perché tu lo sappia, sono andato dritto dalla banca a Jimmy John’s – ed è proprio nello stesso parcheggio, quindi la tua chiamata è velocissima da paura.”

“No. Non fai ridere. Seimila. Vai.”

“Te la racconto per bene.”

“No. Niente parabole.”

“È quello che intendevo. Niente parabole. Allora, quella volta, al campo estivo di musica.”

“Michael, ho la radio di servizio proprio qui. Non chiamo neanche la centrale. Premo il tasto, 342, e diramo il BOLO.”

“Ahia.”

“Michael.”

“Li do ai ragazzi.”

“Scommetto che sta arrivando un motivo su cui non posso ribattere.”

“Credo di sì.”

“Lo crederò anch’io?”

“Sono abbastanza sicuro.”

“Ok, vai.”

“Avrai delle domande che…”

“No. Comincia dal perché, non dal preambolo.”

“Il preambolo è come arrivo da qualche parte.”

“Quello è ambolo – come un vecchio che arranca. Va bene. Raccontala a modo tuo.”

“Allora avrai delle domande, e devi sapere che questa cosa nel tuo cranio l’ho già sentita, quindi so cosa vuoi sapere, e devo ammettere fin da subito – non so la risposta a tutte le domande ovvie a cui non rispondo nella mia spiegazione.”

“Revocato. Raccontala a modo mio.”

“Rusty e tutte le sue bambine stanno da suo fratello.”

“Anche suo fratello ha figli?”

“Oh, cazzo. A questa non ci avevo neanche pensato.”

“Non ci avevi pensato. Magari fosse così.”

“Dai, amore. Non te la prendere.”

“Giuro su tutto ciò che è sacro…”

“In qualche modo ci sono finiti di mezzo i servizi sociali. Neanche su questo ho ancora i dati. Ha una settimana per trovare un posto dove le bambine abbiano una camera loro.”

“Gli compriamo pure i mobili?”

“No. Non posso dare duemila dollari a Rusty senza darne duemila anche agli altri due.”

“Nonnino, non sono mica i tuoi nipoti.”

“Non è il tuo lavoro migliore.”

“Oh, perdonami il mio umorismo scarso. Io ti perdono le tue allucinazioni. Sono d’accordo che dobbiamo aiutare Rusty. Se non lo facessi tu, lo farei io. Ma perché devi tenere i conti pari – è questo che stai facendo, no, pareggiare i conti?”

“Sì. Sono contento che lo capisci. Quello che ti sfugge è che non è un regalo. È un anticipo sulla paga.”

“Non sono tuoi dipendenti, Michael.”

“Lo so, Margot – senti, l’ho studiata tutta. Faranno la platea di cemento per l’officina, e questo è l’acconto per quello.”

“Ma l’officina deve aspettare che finiamo la casa, così non restiamo senza soldi.”

“Lo so. Non hai capito. È un pagamento anticipato per quel lavoro, quando arriverà.”

“Ok, ok. Credi di esserne uscito pulito. Fattura anticipata. Allora spiegami questa. Perché in contanti?”

“Be’, mi serve che faccia il massimo effetto. In più, finirà nelle loro buste paga quando lo conteggeranno davvero, quindi le tasse le pagheranno dopo. Senti, devo tornare. Stasera dopo il lavoro vengo a Wares Valley. Fammi finire questa cosa.”

“Ti amo.”

“Ti amo anch’io. È la cosa giusta da fare.”

“Lo so.”

“L’hai sistemata?”

“Sì. Adesso sono a pranzo, ma mi ha chiesto perché te ne stavi andando, e gli ho detto che t’avevo raccontato dell’appartamento e che stavi andando in banca a prendere i soldi.”

“Era arrabbiato con te?”

“Sollevato, proprio come pensavo.”

“Adesso si fa interessante. Senti. Lo faccio come anticipo sulla paga. Andrà per la platea dell’officina e un paio di altri lavoretti finché non copriamo tipo due settimane di lavoro. Quel quaderno s’è appena guadagnato il pane.”

“Allora, è una buona idea. Tengo il conto e ti aggiorno.”

“Non serve. Il conto lo tengo io. Quello che devi fare tu è tenere i registri. È proprio il tipo di somma grossa che ti fa finire sotto i riflettori. Per questo l’ho fatto in contanti. Tieni.”

“Aspetta, questi sono più di duemila.”

“Sono duemila a testa. Non posso dare l’anticipo a uno e agli altri no.”

“Non ha senso.”

“Ce l’ha. Questa società è un regalo, il che vuol dire che i vantaggi di una società sono uguali per tutti.”

“Io non li prendo.”

“Allora Rusty non può averli.”

“Potrei andare a vedere il tuo bluff.”

“Ahia. E avresti ragione, ma ci starei malissimo. Ci ho pensato bene, ed è così che lo devo fare – e dare è ricevere. Lasciami ricevere a modo mio. È un anticipo sulla paga. L’ultima volta che hai avuto un gruzzolo su cui lavorare, ti sei cambiato la vita. Sono sicuro che troverai il modo di usare anche questo.”

“Potrei pagarci le tasse.”

“Due coprono tutto?”

“Mi porto avanti anche di un paio di rate della macchina.”

“Che interesse c’è su quell’anello?”

“Quello lo seppelliscono nei discorsi sulle rate.”

“Già, comprare roba è una delle mie specialità. Quelle ditte usano una banca tipo Comenity, e sono il banco dei pegni dei giorni nostri, che senza di loro il mondo della gente normale non avrebbe niente nella vita finché non avesse risparmiato all’osso, ma se risparmiassero all’osso tutta l’economia dell’estrazione andrebbe a gambe all’aria. Quindi, avanti con le banche delle carte di credito dei negozi e con tutto quello che danno al mondo, prezzi delle azioni più alti, clienti più fidelizzati, e punteggi di credito molto più alti per il compratore responsabile che apprezza sinceramente la fiducia.”

“La rata non è poi così male.”

“Paga in anticipo. Fanno letteralmente in modo che se paghi solo il minimo, alla scadenza devi ancora dei soldi, così il giorno in cui dovresti saldare tutto per pagare solo l’interesse promozionale, devi ancora dei soldi, e scatta il tasso d’interesse vero, e del tutto retroattivo.”

“L’ho letto.”

“Bene. Pagagli di più. Paga in anticipo. Pagali, e ti premieranno per questo. E se lo possono permettere di premiarti perché certa gente non lo fa, e ci fanno un sacco di soldi su quei pochi pesci – abbastanza non solo da permettersi il tuo premio, ma da permettersi pure quei pochi pesci che non pagano per niente.”

“Non posso dargli i loro.”

“Devi.”

“È il tuo lavoro.”

“Ok. Ti vedo. Probabilmente hai ragione. Togline venti e dammi il resto.”

“Grazie, amico. Tengo io i registri.”

“Grazie, Tanner. Dev’essere preciso, e non posso lasciarlo fare ai nuovi.”

“I nuovi.”

“Adesso, batterie. Accendile tutte e otto.”

“Sono collegate?”

“No, ed è proprio questo il punto. Se non fossero bilanciate, e una fosse parecchio distante dalle altre sette, averle collegate sparerebbe ampere a cannone dentro quella sottocarica. Ci serve – ti serve – io lo so già. Ti serve sapere come funzionano.”

“Quaderno, fatto.”

“Sì, ma non proprio. Questa è abbastanza semplice. Guarda quelle lucine verdi negli indicatori. Cinque accese in ognuna.”

“Cinquanta per cento.”

“Quasi. Guarda le quattro che sono installate. Vedi come lampeggia la sesta tacca?”

“Sì.”

“Vuol dire che quelle stanno sul cinquanta per cento e si caricano verso il sessanta. Quando arrivano al sessanta per cento, accendono la settima, e così via. Lo vedi?”

“Quindi queste stanno sul cinquanta e quelle stanno sul cinquanta.”

“Esatto. E la cosa più importante, quelle luci sono solo una stima. Sono una stima a spanne basata sull’algoritmo del sistema di gestione della batteria di tutte le singole celle nel pacco di celle dentro ogni batteria. Detto alla buona, ti fa vedere una stima matematica della tensione su sessantaquattro celle singole in quelle quattro batterie collegate.”

“Aspetta. Fammela in generale. I dettagli sono troppi per il quadro d’insieme.”

“Hai ragione. Facciamo prima questo. Prendi questo voltmetro. Metti i puntali su una qualsiasi di quelle quattro batterie.”

“53,2 Volt.”

“Ok, adesso spegni quella manopola sul lato dell’inverter.”

“Il sezionatore del solare.”

“Proprio quello. Adesso misura la stessa batteria.”

“53 volt.”

“Quando la corrente va via, la tensione scende un po’.”

“Quindi deve succedere.”

“Fisica. Allora, qui ci sono due serie di lezioni. Dobbiamo costruire questa roba, quindi te ne becchi solo una. Questa lezione riguarda il bilanciamento dall’alto. In parole semplici, le batterie del solare sono bilanciate dall’alto. Ogni batteria ha delle celle, e ognuna di quelle celle ha un voltmetro fisso, e quel voltmetro riferisce a un programma nel computer. È programmato per gestire le resistenze con un’attenzione particolare alla cella con la tensione più alta. Quando una cella si avvicina a una tensione programmata, vengono ordinate modifiche per tutto il pacco di celle. Se succede qualcosa a una cella, succede a tutte le celle.”

“Questa è facile, ma perché?”

“Dobbiamo montare questo pacco di batterie solari e farlo funzionare, quindi a questa domanda posso rispondere, ma poi dobbiamo tornare al lavoro. Le batterie del solare sono bilanciate dall’alto – gestite per i picchi massimi. Ma le batterie dei veicoli elettrici sono bilanciate dal basso, gestite per i picchi minimi. Le batterie bilanciate dal basso evitano che tutte le celle crollino sul lato basso.”

“Ma perché?”

“Tutte e due le condizioni rischiano la fuga termica.”

“Fuoco.”

“Nelle batterie al litio, un fuoco che si alimenta da solo.”

“L’incendio di Chimney Tops.”

“Peggio. Se avessimo potuto togliere l’ossigeno a Chimney Tops, il fuoco si sarebbe spento. Il catodo nelle batterie al litio si fa l’ossigeno da solo. Non lo puoi spegnere soffocandolo. In parole semplici, brucia finché non finisce l’energia, oppure lo devi raffreddare con misure assurde.”

“Tipo?”

“Se una di queste batterie prendesse fuoco, buttarla nel lago non la spegnerebbe subito. Continuerebbe a bruciare finché l’acqua non avesse raffreddato ogni catodo, e l’acqua intorno alla batteria sarebbe calda come il caffè per quando succede.”

“Però stanno dappertutto.”

“E hanno tutte un sistema di gestione della batteria. È quella la chiave.”

“Ho delle domande, ma ti ascolto.”

“Le domande possono arrivare col tempo, ma oggi l’idea è bilanciamento, perché, come, e se. Tutto consegnato – magari un po’ troppo ben cotto sull’e se. Quindi un’ultima battuta lì. Il mondo è pieno di questi piccoli mini mostri. Stanno dimenticati sotto i letti nei vecchi telefoni. Sono portatili in un armadio. Sono un capanno pieno di batterie DeWalt dimenticate. Stanno dappertutto, eppure è rarissimo sentire qualcosa su qualche catastrofe, grande o piccola. Tutta questa lezione riguarda il potenziale, non la probabilità. E questo è solo il lato delle batterie.”

“È un lato bello grosso.”

“C’è anche il lato dei pannelli solari, il lato del regolatore di carica, il lato dell’inverter, il lato della programmazione; cazzo, c’è il lato della fortuna sfacciata. E soprattutto, c’è il lato umano. Ogni lato che gestisce la sua corrente e la sua potenza, e soprattutto, che parla la sua propria fisica. Tutto questo per prendere corrente continua e trasformarla in corrente alternata utilizzabile. Due prodotti simili ma molto diversi.”

“Allora, batterie.”

“Ok, vuoi che mi concentri, ma non ancora. C’è una piccola ironia crudele che rende tutto – decidi tu. Tutta quella corrente continua, i pannelli solari, che arriva al regolatore di carica e dentro l’inverter, i pannelli solari e le batterie, tutto quanto viene convertito in corrente alternata e mandato al quadro elettrico e poi ai carichi, dove gli apparecchi veri e propri la riconvertono in corrente continua per usarla alla fonte.”

“Aspetta, cosa?”

“Già. Tutta la roba in cui va la corrente alternata converte l’alternata in continua per poterla usare.”

“Perché?”

“Risposta breve, perché l’energia viene prodotta più lontano di quanto questo prezzo attuale si possa permettere per portare l’offerta fino alla domanda.”

“Mi stai perdendo.”

“Per mandare corrente continua da lontano – batterie. Qui stiamo andando fuori strada. Riassumo tutta la faccenda: mandare elettricità a casa tua da trenta chilometri di distanza è esattamente come mandarti l’aria condizionata dallo stesso posto. La perdita è enorme, e la corrente alternata ha risolto abbastanza del calcolo della perdita da fare dell’elettricità l’economia dell’estrazione definitiva.”

“Stiamo ancora parlando dell’anello?”

“Tutto quello che hai intorno sta sull’anello, queste batterie comprese. Potrei continuare con la metafora, ma per adesso riassumo. Ogni batteria è bilanciata dall’alto. Il sistema di gestione della batteria si concentra sulle tensioni frazionarie in alto e gestisce molto alla larga quelle tensioni in basso. Io e te gestiremo un pacco di batterie bilanciato dall’alto.”

“Bilanciato dall’alto. Fatto.”

“Adesso ognuna di queste otto è una batteria singola, e quelle quattro installate sono una batteria sola. Dobbiamo fare due pacchi da quattro di quelle nuove, e poi dobbiamo mettere insieme tutti e tre i pacchi per fare una batteria sola dalle dodici batterie.”

“A questo servono tutte queste barre, giusto?”

“Sì. Le batterie Pytes vengono con queste piattine di rame isolate fatte apposta per collegare le batterie. Colleghiamo le quattro batterie singole in parallelo con queste piattine, e poi colleghiamo i tre pacchi a questo Victron.”

“Cos’è questo Victron?”

“È una scatola di parallelo per batterie. Una volta collegate qui tutte le batterie, prendiamo due cavi e li attestiamo nell’inverter proprio come è collegato adesso quel pacco.”

“Come l’hai imparata tutta sta roba?”

“Battesimo senza il fuoco. Proprio come te.”

“Come fai a sapere cosa comprare, dove comprarlo, e cosa fare con tutti i pezzi quando il bancale arriva sferragliando su per la strada sulla pala?”

“La sicurezza di chi ha soldi da spendere. Lo compri, scopri cosa c’è che non va in quello che hai comprato, e poi ci riprovi.”

“Ecco perché avevi tutta quella roba da spostare.”

“L’università costa, e la specializzazione era una follia, ma almeno ho imparato a pagare braccia per portare il carico. Lo farai anche tu.”

“Un sacco di quella roba sembrava – dimenticata o che so io.”

“Tutto prima o poi lo diventa – anche le cose preziose. Quell’anello che hai comprato a Emily un giorno sarà una cosa dimenticata.”

“Non per noi.”

“Vero. Ma questa è la lezione sugli acquisti. Se ti insegno tutta la laurea in una seduta sola, ne trattieni il solito venti per cento, e io passo una quarta notte in un capanno senza riscaldamento. Per adesso: anche quelle tavolette del cesso sembreranno dimenticate prima che le usiamo.”

“Domande pertinenti all’avanzamento, ricevuto.”

“Useremo questo cavo per collegare questi tre pacchi di batterie quando sono finiti, e poi useremo quei cavi da quattro zeri dalla scatola di parallelo ai morsetti batteria dell’inverter.”

“Allora, collego le piattine su questa pila?”

“Ecco che tornano Rusty e Cody, sì, collega quella pila, io collego questa, e quando arrivano qui su gli do i soldi --- testimone. Compare. Va bene?”

“Compare, forse. Testimone, certo.”

“Capo.”

“Ehi, Cody. Pranzato bene?”

“Cazzo, sì, hot dog del White Star. Al ritorno m’è toccato andar dietro a un orso su per il vialetto.”

“Era quello grasso?

“Grasso, ma non la femmina. Un maschio - e c’ha pure la targhetta all’orecchio.”

“Hai preso il numero?”

“Troppo lontano. Non le leggi se non c’hai il binocolo.”

“Allora, White Star. Boyd’s Creek è una strada strana, due distributori di benzina e tutti e due con roba da mangiare ottima. Uno un hot dog da minimarket e l’altro un ristorante italiano vero e proprio, con il vitello.”

“Sì, come no.”

“Rusty. Qui ci ho duemila dollari per te. Vai a casa prima. Prendi un appartamento per le piccole. E prima che apri bocca, Cody, ecco duemila per te. A Tanner i suoi li ho già dati. È un anticipo sulla paga, ma per cominciare lo scriviamo come prestito. Verrà restituito con le buste paga quando gettiamo la platea dell’officina.”

“Michael. Non so neanche come ringraziarti.”

“Accidenti, Rusty. Non mi fare il parlare forbito. Ne abbiamo parlato. Ho detto che se restavi a corto, e la squadra non era pronta, allora ci sono io. Ma, dai la colpa a Cody. Se non avesse votato contro il lasciare un po’ di fondi come conto operativo, li avresti avuti dai fondi della ditta.”

“Capo.”

“Zitto Cody.”

“Prendi i soldi. Non fare lo stronzo. Dov’è Devin?”

“Devin aveva una visita dal dottore. È andato via all’ora di pranzo.”

“Va bene, adesso sparisci Rusty. Cody…”

“Rusty oggi è il mio passaggio.”

“Bene. Sparite tutti e due. Tanner, hai qualche appuntamento urgente?”

“Sto a posto.”

“Ok, ragazzi. Ci vediamo lunedì.”

“Michael --- grazie.”

“Di niente. Lascia aperta quella porta. Ehi. Lascia aperta la porta, fuori ci sono tredici gradi.”

“Allora, questa è fatta.”

“Le hai finite tutte e due in quel tempo –“

“Testa bassa, fatti i fatti tuoi. Sì, saranno sedici bulloni – ma perché hai lasciato andare Cody prima?”

“Non sono il capo di Cody. Lo siete voi tre, e nessuno gli ha detto di no. E poi, il ragazzo s’è appena preso duemila dollari in contanti. Sono curioso di vedere in cosa si trasforma la somma più grossa che gli sia mai piovuta dal cielo in tutta la vita, e sono sicuro che lo è anche lui.”

“Quando gli ho lasciato il computer, gli è scappato che il tribunale gli pignora la paga, quindi sono sicuro che è sbalordito, da pezzente a pezzi da cento, proprio come voleva.”

“Ok, montiamo questa roba. C’è ancora un paio d’ore di luce, e un po’ d’energia la possiamo immagazzinare.”

Capitolo 60 – venerdì 2 febbraio

“Be’, ciao, Clover. Sì, piccola. Lo so. Oh, questa è la mia faccia. Lo so, bambina mia. Sei bellissima. Ok, calmati. Non ancora, eh? Ok, attenta, così butti giù Karen. Ok. Ok. Fammi sedere. Oh, mamma mia. Ma dici sul serio? Lo so, piccola. Anche tu mi sei mancata. Fammi sedere. Ok, smettila di saltare. Ok, brava. Anche tu mi sei mancata tantissimo.”

“Le giravolte sono la parte migliore.”

“Si sta strofinando tutta su tutto me, e per farlo s’è messa addosso le ghiandole da fuori.”

“Lo sento da qui.”

“Ciao a tutti. Perché voi gente non mi salutate così?”

“Be’, Michael, ti ho fatto la cena.”

“Ok, Clover, m’hai marcato tutto per bene – grazie mille, Karen - Nessun cane mi scambierà per nient’altro che roba tua – oh, adesso tocca a Pooty – ciao, Pooty. Ciao, amico. Lo so. No, non è ancora ora di sedersi in braccio. Adesso devo andare a salutare gli umani.”

“Vieni a mangiare.”

“Wow, voi gente c’avete tipo il riscaldamento e cose così.”

“È solo la stufa.”

“Vedo che Clover ha una scorta fissa di biscotti nel forno.”

“È una brava bambina.”

“Ciao, amore. Oh, attento.”

“Ti stritolerei di abbracci.”

“Anche tu mi manchi.”

“Come sta Kitty?”

“È un po’ frustrata con tutto il traffico nel capanno.”

“Tommy.”

“Boccaccia.”

“Che avete combinato voi gente tutto il giorno?”

“Karen m’ha fatto spostare camere da letto tutto il giorno.”

“Pulizie di primavera.”

“È inverno.”

“A chi lo dici.”

“Vieni a mangiare.”

“Almeno si sono decise prima, o hai giocato al gioco della sedia coi comò?”

“C’è pure una musichetta.”

“Vieni a mangiare.”

“Sì, signora. Ha un aspetto fantastico! Meno male che non cucinavi così per la contea, non avrebbero mai smesso di eleggerti.”

“Se la cavano benissimo senza di me.”

“Com’è la nuova cancelliera?”

“Magari fosse Angie, ma se la cavano.”

“Anche tu, vedo. Stefanie è tornata nel nido, Jenny abita proprio in fondo al vialetto, Tommy ai carrelli.”

“Non dimenticarti Janice al telefono.”

“E Brenda?”

“Pure lei. Quelle tre non so’ mai uscite dalla camera da letto da Myrtle.”

“Continua così, e stasera saranno di nuovo al telefono a tramare su come gliela farai pagare per tutto questo.”

“Sposato da cinquant’anni, e ancora non m’hanno fregato.”

“Le donne Henry. Sono una forza della natura.”

“Sì, lo siamo.”

“Be’, il modello del 1982 non è per niente annacquato, questo te lo prometto.”

“Le doti in cucina si sono annacquate.”

“Michael!”

“Non in quel senso, Karen. Lei - non - cucina – non è che lei -non sa - cucinare. Non vuole cucinare. Voglio dire, il suo nome vero ha preso il posto dell’azione, Cuoca.”

“A te non piace come cucino, quindi semplicemente non lo faccio.”

“Eh no. Hai cucinato una volta, ci hai messo dentro ogni sapore spaiato che potessi immaginare, l’hai bruciato, l’hai seccato, fronte luccicante, grembiule macchiato, me l’hai passato così che anche il più piccolo disgusto potesse innescare la finta indignazione e stabilire i protocolli dello sciopero e la sua durata.”

“Eccoli che ricominciano.”

“Tommy si inserisce – Cena e spettacolo - apprezza il biglietto omaggio.”

“Te la cerchi da solo. Come ho detto, boccaccia.”

“Amen, fratello. Però non ho paura. I fatti sono i fatti.”

“Che succede al Drip?”

“Hanno ripulito la pala, e oggi io e Tanner abbiamo sistemato le batterie.”

“Riscaldamento stasera?”

“No.”

“Michael, devi smetterla con tutta sta storia e stare qui.”

“Non posso, Karen.”

“Non vuoi, vorrai dire.”

“Non posso, non voglio, stessa cosa.”

“Diverso.”

“Uguale.”

“Tommy, con quest’uomo non ci puoi discutere.”

“Testa dura.”

“Vuoi un po’ d’insalata di maccheroni?”

“La prendo quando faccio il bis.”

“Prenditi un altro hamburger.”

“Lo prendo. Dove sono Jenny e i ragazzi?”

“Jen ha detto che vengono Syd e FD. Ethan sta da suo padre.”

“Quindi il ventiquattro c’è. Bene.”

“Cos’è il ventiquattro?”

“Ehi, Jen. Stavamo giusto…”

“Ciao, Clover. Ciao. Lo so. Sei così dolce. Fammi entrare. Ciao, Mikey.”

“Ehi, Jen.”

“Vieni a mangiare.”

“Ciao, mamma. Cos’è il ventiquattro?”

“Jenny, come va quella perdita. C’è qualche miglioramento?”

“Ha perso nel parcheggio tutto il giorno. Ci ho tenuto la bacinella sotto, e quando sono andata via ci ho messo l’olio.”

“Perde ancora vicino alla gomma?”

“È questa la cosa strana. Domani la porto da Jason.”

“Ehi, FD. Era ora – non fai altro che lavorare. Syd.”

“Ciao, Mamaw. Ciao, Clover, sì, lo so che sei una bravissima bambina. Ti voglio bene anch’io. Fammi entrare, bella. Ciao Papaw. Mikey. Stef.”

“Ciao, Preferita.”

“Ciao Squidney.”

“Vieni a mangiare.”

“Io prendo un hot dog.”

“Prendi un piatto.”

“Cos’è il ventiquattro?”

“È il loro anniversario – ci sono le cipolle.”

“Vi portiamo tutti fuori a cena.”

“Meno male che l’hai detto oggi. Mi devo prendere una serata libera.”

“Vogliamo che ci sia anche tu, FD, quindi è sabato ventiquattro al Season’s 101.”

“Tieni, FD. Basta così? Vuoi ancora chili?”

“No grazie, Karen. Così è perfetto.”

“C’è tanto lavoro in questo periodo dell’anno, FD? Dovresti venire a lavorare con noi su al Drip.”

“È la stagione morta, ma i turisti non si fermano mai del tutto.”

“Ci credo.”

“Guarda, guarda, guarda. Guarda la TV --- Quello è il Grand Teton. Mi piacerebbe proprio vederlo.”

“Ti piacerebbe pure il Glacier, Tommy.”

“Ci sei mai stato, Mikey?”

“Certo che sì. Guarda.”

“Quest’autunno voglio proprio andare nel New England per le foglioline.”

“Stef, le foglie ce le abbiamo anche qui.”

“Lo so, Jen. Ma lì è più grandioso.”

“Ecco il Teton.”

“Come si chiama quella cima?”

“Non lo so, Tommy. Sono sicuro che hanno tutte un nome, ma ci siamo andati per una laurea – a maggio. I parchi non erano ancora aperti davvero.”

“Chi è quello?”

“È Nathan.”

“Chi è Nathan? Non l’ho mai sentito nominare.”

“Sì che l’hai sentito.”

“Michael, ogni nome che valga la pena ricordare ti è passato per la bocca negli ultimi dieci anni. Nathan non era uno di quelli.”

“Sì che lo era. Ti ho raccontato di questo viaggio una dozzina di volte.”

“Nathan non l’hai mai nominato, e non l’ho mai conosciuto.”

“Cos’è questo?”

“È un Jackalope.”

“Esiste davvero?”

“È folklore. Laggiù è una cosa grossa – come il nostro Sasquatch.”

“Big Foot.”

“Sì, Tommy. Colpa mia.”

“Però non esiste davvero, giusto?”

“Certo che esistono, Stef. Eccolo lì. Nathan ci sta seduto sopra, con le Crocs rosse.”

“Ecco il Glacier. Credo che ti piacerebbe di più. È più come le nostre Smokies – sempre cime di roccia frastagliate, niente erosione, ma la roba è tipo più chiusa – stai nella valle, sulla cima, non le guardi da chilometri di distanza.”

“Hai pescato da qualche parte?”

“Sì, Tommy.”

“Preso niente?”

“Ho preso un paio di salmerini di fonte e una Golden Trout. Siamo andati a pescare il luccio in un lago a Flagstaff – ci siamo congelati il culo su in montagna mentre giù in pianura c’erano tipo trentadue gradi.”

“In quella foto sembri un testone.”

“Testone, ahah!”

“Adesso ce l’ha pure Tommy. Grazie, tesoro.”

“Hai campeggiato per tutto il tempo?”

“Sì, amore mio. Siamo partiti il 10 maggio, e abbiamo campeggiato a ogni tappa, tranne che ogni quattro o cinque giorni prendevamo un albergo per farci una doccia.”

“Quindi, proprio come a casa?”

“Ah ah, che ridere.”

“Per quanto sei stato via?”

“Tutto il viaggio è stato un grande giro di tutto il paese. Ci è voluto circa un mese.”

“Campeggiato per tutto il tempo?”

“Ogni tappa, più o meno.”

“Scommetto che quella macchina puzzava di magia andata a male.”

“Puzzava meno di come puzzerà questo capanno quando avrò finito. Devo andare e tornare prima che faccia buio, sennò passo tutta la notte sulla veranda con le abitudini da bagno di Kitty.”

“Tieni, prenditi un po’ di würstel. T’ho messo dei panini. Ce l’hai la senape?”

“Ci danno un sacco di quelle bustine coi pranzi e roba così.”

“Ci ho messo un po’ di cipolle, e questa è l’insalata di maccheroni.”

“Karen, sei troppo. Ti voglio bene.”

“Be’, anch’io ti voglio bene. Sicuro che non vuoi restare almeno stanotte?”

“No, non posso, davvero.”

“Non vuoi.”

“Sì, signora.”

“Amore mio – Oh, che bello. Grazie.”

“Ti amo.”

“Ti amo anch’io. Ti chiamo domattina.”

“Notte, Testone.”

“Buonanotte Tommy. Grazie per la cena.”

Capitolo 61 – sabato 3 febbraio

“Ehi.”

“Ehi.”

“Sei sveglio presto.”

“Clover ha i biscotti in testa prima che faccia giorno.”

“Qui da noi si fa il fiato che fuma.”

“Devi accendere il riscaldamento. Il dottor McCormick ha detto che il freddo fa malissimo.”

“Fa male, sì. Mi fa irrigidire. Ma non quando dormo. Il piumone è caldissimo.”

“Devi smetterla con questa storia.”

“Quello che devo fare è far partire il riscaldamento. L’unico momento che ho freddo è quando mi sveglio e mi preparo.”

“Se succede qualcosa di notte, non lo saprò neanche fino alla mattina dopo. Tu…”

“Non succede niente di tutto questo. Sto bene. Un po’ di freddo non ha mai ammazzato nessuno.”

“Questo è esattamente falso, al cento per cento.”

“Non così. Sto bene. E oggi le batterie si caricano, e avrò tutto quello che ci serve.”

“Perché c’è voluto così tanto?”

“È un procedimento, amore. È installato.”

“E se non funziona?”

“Funziona benissimo. La TV è accesa – e oggi viene DirecTV, così avrò NewsMix a farmi compagnia.”

“Ma un’ambulanza ci arriva su per quel vialetto?”

“Allora ieri i ragazzi hanno avuto quei soldi. Tanner ci paga le tasse e voleva pagarci un paio di rate della macchina, ma invece ci paga una parte dell’anello.”

“Non farlo.”

“Oh, lo faccio eccome.”

“Michael.”

“Già, ho prelevato tutti quei soldi. E pure in contanti.”

“Almeno in galera c’è il riscaldamento.”

“Eccola qua.”

“Non scherzare con me.”

“Abbiamo fatto tutto questo giusto la settimana scorsa e quella prima e quella prima ancora. Il dottor McCormick ha detto che anche lo stress fa male.”

“No - no. Non l’ha detto. Non ha mai detto niente sul tormentare.”

“L’ha detto. L’ha detto quando sei uscita dalla stanza.”

“Io non sono mai uscita dalla stanza.”

“Ed è stato pure parecchio imbarazzante con quel camice, con te che mi fissavi le gambe.”

“Accendi il riscaldamento, Michael”

“Oggi c’è sole. Dovremmo arrivare in mantenimento, e stasera comincio a misurare le batterie col riscaldamento acceso.”

“Oggi ho l’addestramento con le armi.”

“È un avvertimento? Io ho lo schivare gli orsi. Li hai visti sul Ring stanotte?”

“Non ho ancora guardato le notifiche.”

“C’erano tipo cinque avvisi e due orsi diversi.”

“Fa paura.”

“Non fa paura.”

“Finché uno di loro non ti mangia.”

“Mi riporteranno indietro.”

“Cosa?”

“La parte più difficile è stare fermo abbastanza perché non scappino via prima che ti sei saziato. Puf, spariti.”

“Stiamo ancora parlando della bolla?”

“No.”

“Stai per farmi una lista di roba noiosa e di complicazioni che prevedi. Io ti dico che la tua prossima complicazione è un effetto collaterale. Se stasera non hai il riscaldamento, veniamo lassù, e ti leghiamo al cofano della macchina – finirai chiuso nella gabbia di Pooty nel salotto di Mammy.”

“Che fine hanno fatto i giorni della lana infinita?”

“Le pecore si sono svegliate, si sono stufate di te che strappi peli per farla franca con qualche stronzata alla Michael.”

“Allora quando finiamo la diga, Cody e Rusty tornano al vialetto sul retro. La strada ha bisogno di drenaggio verso il canalone. Gli alberi abbattuti vanno sezionati e trascinati. Gli faccio mettere tutti i rami in fila lungo il lato dello stagno, e posso cominciare a cipparli. Dobbiamo ripulire i rimorchi, smistare e organizzare tutti gli attrezzi e portare tutta la roba in più – la roba per dopo, tipo gli attrezzi per il tornio – al deposito. In pratica, le prossime una o due settimane sono finire il tubo dello sfioratore, fare la strada e abbastanza solare da accendere il riscaldamento, che adesso ho acceso perché i ragazzi m’hanno già coperto questo pavimento di fango, e non posso andare in giro avvolto nella coperta come Andrew Cuomo.”

Capitolo 62 – domenica 11 febbraio

“Bentornato.”

“Vero? Come fa a sembrare già così?”

“Perché hai in mano una cesta della mia roba lavata.”

“È assurdo.”

“Un pochino.”

“Quella lassù è Kitty?”

“Proprio lei.”

“Per un attimo ho visto un cucciolo d’orso e mi sono gasata. Almeno è scesa dal portico.”

“Già”

“Però è fuori zona.”

“La lascio girare un po’ già che c’è. La mia paura più grande non è che se la mangino, ma che scappi in preda al panico da qualcosa e poi non sappia ritrovare la strada per il capanno.”

“La mia paura è trovare cacca di coyote color Kitty nel vialetto.”

“La primavera è scoppiata in anticipo. Hai visto quei narcisi giù sul ciglio della strada da Mrs. Wiggins?”

“Se li ho visti? Per poco non mi schiantavo contro l’unico palo del cancello che ci è rimasto.”

“Non mi ero mai accorto di quei gradini finché ieri non ho visto i fiori.”

“Inquietante. Come se avessero buttato giù una casa vecchia per metterci la roulotte.”

“A me più che inquietante sembra che ci stia bene. Guardati intorno. C’è un camino tutto solo nel campo dall’altra parte della strada - quadrati di fondamenta in pietra poco più giù. Su per la strada c’è una banderuola in cima a un palo del telefono abbandonato.”

“L’ho vista la banderuola.”

“È arrugginita, bloccata lì

“Vuol dire qualcosa?”

“Non è che si è arrugginita una notte e il giorno dopo ha smesso di muoversi per sempre.”

“Chi ce l’ha messa lassù?”

“È quello che dico. C’è dell’altro. Da quando ci sono passato davanti il primo giorno, si è fatta tutto un suo folklore personale.”

“Bentornato a casa.”

“Lo vedo. All’inizio ho notato che punta esattamente nella direzione da Hardin Valley fin qui al Drip, però sta alla fine del viaggio. Come se venissi qui da così tanto che la freccia quasi mi ha battuto sul tempo.”

“Ti piace già da morire qui, vero?”

“Sì. È tutto così vivido.”

“Lo sapevo che ti sarebbe piaciuto.”

“Tutto questo posto è meraviglia e cifra segreta. Oggi sono narcisi selvatici accanto a lastre di cemento sghembe che non portano da nessuna parte e banderuole che puntano al prossimo codice .”

“In che direzione punta?”

“Sud-est.”

“Cosa c’è a sud-est?”

“Da quella parte c’è Sevierville, Gatlinburg, Asheville, Charleston, Charlotte – giusto? Le confondo?”

“Charleston è quella sul mare.”

“Lo imparerò cento volte e sbaglierò sempre – come con lo spelling di separate.”

“Ehm, S-E-P-A-R-A-T-E.”

“Sì, per un minuto. Poi se ne va di nuovo. Grazie a Dio esiste il correttore che sbaglia. Metti quella cesta nel capanno.”

“Un gentiluomo l’avrebbe portata lui per me.”

“Questi sono tempi da cavernicoli. Dammela qua e tieni d’occhio il gatto.”

“Non la vedo.”

“È --- Non la vedo neanche io. Mettila giù.”

“Chiamala. Dove la vuoi qui dentro?”

“Neanche lei capisce le buone maniere. Prendimi una scatoletta di cibo per gatti.”

“Era proprio lì, in quell’ombra vicino allo spuntone di roccia.”

“Sì, da lì se n’è andata, e l’ho vista al tronco col muschio – probabilmente ha messo in fuga uno scoiattolo striato.”

“Apri la scatoletta.”

“Devo aspettare di vederla. Quel trucco funziona con le orecchie spente, non con quelle fuori servizio.”

“Puoi schioccare le guance quanto ti pare, quel gatto ti sta ignorando.”

“Be’, non posso aprire una scatoletta dopo l’altra, sennò da ogni albero della valle scende un procione.”

“Quello è un problema sep-A-Ratto. E non fare il tirchio. Dai da mangiare anche ai piccoli panda della spazzatura.”

“Non posso. Vanno alla riunione settimanale e lo dicono a tutti gli orsi. E prima che te ne accorgi ci ritroviamo una gang di strada coi loro scagnozzi con la targhetta all’orecchio. Solo guai. Il gatto probabilmente è lassù adesso a fare la spia.”

“Tu vai di là e io vado di qua.”

“Io salgo. Magari prendi un paio di scatolette anche tu.”

“Arrivo.”

“Probabilmente è dietro quel tronco.”

“Può essere tornata indietro ed essere passata di qua?”

“No, l’ho solo – persa di vista un minuto.”

“Qui ancora niente.”

“È lassù - da qualche parte.”

“Arriverebbe fino - in cima?”

“Spero-di-no.”

“Sei senza fiato.”

“È lo schioccare.”

“È la collina.”

“È questo gatto traditore.”

“Rallenta. Riposati.”

“Sto bene.”

“Michael.”

“Sto bene.”

“Mi stai letteralmente rispondendo due parole alla volta.”

“E tu ne usi una.”

“Michael.”

“Sali più in alto di me e mi riposo.”

“Adesso facciamo a gara su una collina quasi verticale?”

“Ehi - se non riesci a starmi dietro - ti capisco.”

“Ti prego, no.”

“Dietro il tronco no.”

“Neanche dietro la roccia.”

“Sei rimasta indietro.”

“Michael – non farlo.”

“Taglio un po’ di traverso – qui è dritto in su.”

“Non ero mai salita - fin quassù.”

“Più facile dal – pendio corto – Pendenza molto più dolce.”

“Wow, è così bello laggiù – è lei quella?”

“Dove?”

“Sui gradini davanti.”

“Queste le do ai procioni.”

“Siediti - vengo lì.”

“Be’, io a piedi non scendo.”

“Ci servirà l’elisoccorso.”

“Te l’avevo detto che l’ambulanza non aveva bisogno - di salire il vialetto.”

“Magari sistemalo lo stesso.”

“Ho sempre avuto paura che un giorno - arrivassero in picchiata gli elicotteri neri - con le corde per calarsi - e si portassero via il mio culo da pazzo.”

“Probabilità alte.”

“Siediti qui – è morbido.”

“Bleah, è bagnato.”

“Muschio. Niente male.”

“Hai il bucato asciutto.”

“Già bagnato. Zitta.”

“Ti stanno venendo le mani ruvide.”

“Solo secche.”

“No, il limite di peso è venti chili, Michael. Niente martelli. Niente seghe. Muovere quel braccio ti ammazzerà.”

“Zitta, tesoro. Guarda.”

“Mi ha letteralmente - tolto il fiato.”

“Amen. Lo vedi?”

“Kitty?”

“Casa nostra. Il lavoro di questa settimana? Il tratto accanto allo stagno. Vedi come l’ho pacciamato?”

“L’ho visto mentre portavo su il bucato.”

“E là, a sinistra, vedi come abbiamo tolto quegli alberi su – il tornante?”

“Adesso lo vedo, quel vialetto sul retro. Adesso ho capito.”

“La casa va lì - Tutto quello che vedrai da qui fra un anno è un - tetto di metallo marrone.”

“I pannelli solari si spostano dallo stagno, giusto?”

“Quelli vanno laggiù – Faremo andare il campo della fossa settica in quella direzione, una fossa settica da sei camere da letto è un campo grosso, e i pannelli solari vanno dietro quel campo aperto.”

“Così non li vediamo?”

“No, tesoro. Invisibili. E grazie per questo. Un rame da sei gauge per cinque o seicento piedi è molto meglio di un rame da dieci gauge per cento piedi più o meno.”

“Finalmente ti ho fatto risparmiare due soldi con le mie idee geniali.”

“Ehm. Sai che c’è. Lasciamola passare questa. C’è voluta tutta la settimana per livellare quel tornante e metterci il tubo di drenaggio.”

“Tegola di drenaggio.”

“Cosa?”

“Si chiama tegola.”

“Calma, Tommy.”

“Be’, si chiama così.”

“Sulla ricevuta c’è scritto tubo per canale sotterraneo.”

“Qua da noi si chiama tegola.”

“Ma guardati. Due vittorie su due. Cavi e drenaggi. Sei sicura di non voler venire a stare quassù e dormire nel capanno del cantiere?”

“Non è rimasta pastella per i pancake.”

“Magia nera.”

“Condottiero di uomini.”

“Questa settimana dobbiamo finire il tornante, stendere la ghiaia e collegare il tutto al vialetto principale.”

“Tipo altro vialetto?”

“Be’, come pensi che andiamo in macchina da…”

“Ho capito. Dove succede questo?”

“Io lo vedo succedere tipo lì, dove c’è quella piccola conca.”

“Io non la vedo, ma sono sicura che tu sì, e a me basta. Cos’altro c’è in programma questa settimana?”

“Da qui si vede un po’ meglio la diga – quella è il prossimo mese. Ha retto con la pioggia di venerdì – tre centimetri e mezzo.”

“È un buon segno.”

“Vedi lo scavo di cui parlo?”

“Scavo di che?”

“Mi hai accusato di essermi inventato la diga di un milione di anni.”

“Vedo che manca un pezzo di collina – uno scavo o quel che è, ma…”

“Va bene. Non importa.”

“No, se guardi, hai ragione più o meno, ma c’è di più. È come se il sole puntasse un riflettore attraverso le nuvole. C’è tipo qualcos’altro. Guarda gli alberi. Sono tipo più giovani, più magri, coi tronchi di un altro colore giù per tutta la collina fino alla diga.”

“Quello non sarebbero milioni di anni.”

“No. Dico che c’è stato qualcosa di più recente. Se la storia dei milioni è giusta, è successo di nuovo – tipo di recente.”

“Lo vedo. È interessante. Ai lati ci sono querce e hickory e noci e alberi vecchi, vecchissimi, e giovani pioppi grigi in tutta quella fascia giù fino alla diga. Hai visto giusto.”

“Sembra così diverso.”

“E da sotto non me n’ero mai accorto.”

“Neanche io.”

“Diga di un milione di anni, un milione di lavoretti vari, ma quelli grossi sono; questa settimana ho tre appuntamenti con dei general contractor, dobbiamo finire la strada, il tornante, la ghiaia e la diga.”

“Chi incontri?”

“Ho preso qualche nome dalla lista di Google – avevano case su misura nella loro vetrina, qualche foto.”

“Io ho guardato su Facebook, e ho chiamato a il numero su quel cartello che mi hai mandato – niente da fare.”

“Il niente da fare l’avevo dato per scontato.”

“Settimana piena.”

“Dovremmo riuscire ad arrivare fino al ponte di pietra con la macchina quando vieni la settimana prossima dopo la chiesa.”

“Tradizione della domenica.”

“Ci credi che se ne sta lì seduta?”

“È come se ci stesse guardando.”

“Da qui non riesco a vedere. A cinquant’anni sono diventato cieco a questa distanza. Probabilmente è incazzata perché l’abbiamo fatta aspettare tanto.”

“Scendiamo a piedi.”

“Ce la fai?”

“Il vecchio sei tu, nonnetto.”

“Chi è arrivato quassù per primo?”

“Hai barato.”

“Sentiamo. Come avrei barato?”

“Mi hai spinto giù, mi hai fatto rovesciare il bucato e te ne sei andato senza di me.”

“Ti vedo.”

“Spero bene.”

“L’hai rovesciato il bucato nella fretta?”

“Può darsi, ma è colpa tua.”

“Bellissima. Una pianta così pulita, e per poco non la vedevo.”

“In discesa è molto più veloce.”

“Soprattutto con te dietro che ti immagini le spinte.”

“Dateline su questo è chiarissimo; non ammazzarlo durante un’escursione. Quelle ragazze le beccano sempre.”

“Dio mi aiuti.”

“Che te ne pare come codice vivido?”

“Cosa?”

“Kitty ti ha lasciato un avvertimento tutto suo.”

“Ahh, l’umile scoiattolo striato. Grazie, Kitty. Ne ho sempre voluto uno.”

Capitolo 63 – sabato 24 febbraio

“Buon anniversario!”

“Chi è stato?”

“Prego?”

“Chi di questi chiacchieroni ti ha detto che era il nostro anniversario?”

“Su, Michael, la scena imbarazzante della torta è roba da compleanni.”

“Lo so, Karen, ma vedo anche il luccichio negli occhi di Tommy.”

“Allergie.”

“Lei sembra una signorina adorabile. Quel delinquente laggiù l’ha convinta a fare qualcosa di sconveniente.”

“No, è un perfetto gentiluomo.”

“Che vuol dire sconveniente?”

“Tommy, non fare il Cody con me.”

“Ecco, questa non era necessaria.”

“Come si chiama?”

“Caroline.”

“Caroline, è un piacere conoscerla. Le hanno dato una squadra intera per questi scalmanati, o è da sola?”

“Lui lo so gestire.”

“Lui è quello facile. Ho visto l’occhiata che le ha lanciato questa piccoletta qui. È la peggio del gruppo. Immagino fosse tipo una torta o qualcosa da portare alla fine dei festeggiamenti.”

“È solo una torta, Michael.”

“Lo so, Punkin;, e adoro la tua torta, e adoro il pensiero, io e Stef non potremmo avere esempi migliori di amore e furfanteria di te e Tommy neanche se li ordinassimo su Amazon.”

“Siete dolcissimi!”

“Meathead qui tira fuori il meglio di noi.”

“E noi ci portiamo dietro Tommy per fare più bella figura.”

“Funziona.”

“Lasci che le presenti il resto della banda. L’ospite d’onore qui è Stefanie.”

“Salve, Stefanie. Congratulazioni.”

“Ciao Caroline. Si è già fatta vedere la commissione del premio?”

“Mi scusi.”

“Oh, non ancora? Ero sicura che oggi fosse il giorno in cui svelavano la mia statua di latta. Dieci anni con questo qui.”

“Dieci anni! Avrei detto che stavate insieme dalle elementari.”

“Io avevo ventiquattro anni quando lei ha finito le elementari.”

“Ha preso una brutta piega, eh, Meathead?”

“Questi due sono i prossimi in linea di successione al trono, i figli di Jenny, Sidney e FD. Qual è dei due il tuo, Jen, ricordami?”

“La mia è la ragazza, Mikey. È lei che ci ha portato FD.”

“A volte è difficile distinguerli.”

“Sidney, Jen, FD, ricevuto. Piacere di conoscervi.”

“E questo tipo. Lui è Nathan.”

“Ciao Nathan.”

“Ciao Caroline. Mi chiamo Ethan.”

“Oh, Ethan. Ciao Ethan. Perché lo chiami Nathan.”

“Sono le Crocs rosse.”

“Quando l’avete messa su questa tavolata? Sono venuto qui un sacco di volte e non l’ho mai vista sistemata così?”

“Abbiamo unito i tre tavoli da quattro per la vostra prenotazione.”

“Mi piace. Ci fate uno sconto pubblicità visto che siamo la vostra vetrina?”

“O così o vi mettevo nell’angolo – comincio a ripensarci.”

“Possiamo votare dove lo mettete lui?”

“Ethan. Di solito quello tranquillo.”

“Però ti ha fregato.”

“Vi porto da bere, pagliacci – niente alcol per te – ti sei dato tanto da fare e non mi hai detto come ti chiami.”

“Te l’ho detto, Meathead.”

“Come ha detto il signore, Meathead. Piacere di rivederti, Caroline.”

“Da bere, Stefanie?”

“Tè dolce, per favore.”

“Meathead?”

“Coca.”

“Jenny?”

“Tè dolce.”

“Karen?”

“Tè dolce.”

“Twinkles?”

“Oh, sei brava in questo. Diglielo, Twinkles. Che prendi?”

“Prendo una Coca come Meathead. La mia col limone, per favore.”

“Ethan?”

“Tè dolce, per favore.”

“E voi due piccioncini? Volete dividervi una bibita? Posso portare due cannucce.”

“Michael spostati. Abbiamo un ottavo posto, sorella. Siediti qui.”

“Non posso - Ragazzi?”

“Tè dolce – Tè dolce.”

“Vado a prendere le bibite. Altro?”

“No grazie.”

“Sono veri?

“È Season’s, quindi abbiamo i fiori freschi.”

“Sono bellissimi.”

“Grazie, Karen. Torno subito coi fiori – le bibite.”

“Al Drip ci stanno spuntando narcisi dappertutto.”

“Si chiamano Daffydils, Meathead.”

“Oh, Tommy smettila con questa roba.”

“Be’, Karen, se si trasferisce in contea, deve imparare la lingua.”

“Però questo spiega tutto, Stef. Guarda il bulbo. Questo è sdoppiato, ed è per questo che i fiori lungo le lastre dei gradini sembrano così dritti nel mezzo e sparsi a chiazze tutto intorno. Sono così vecchi che sono inselvatichiti.”

“Piantati in file dritte, ma cresciuti selvatici per generazioni.”

“Oh, le bibite. È la tavola apparecchiata più bella che abbia mai visto, Caroline. Grazie. Riesci a scoprire dove li hanno presi?”

“Facile, Jenny. Li ha coltivati Sherry. Vedi il piccolo giardino laggiù – in fondo, dal retro?”

“Oh, li coltiva lì?”

“Più o meno. Coltiva quasi tutte le decorazioni vive per i tavoli, e quando fa caldo le mette fuori nel patio.”

“Be’, questi sono stupendi.”

“Dice che sono i suoi preferiti. Dice che rappresentano tutto – Ehi Sherry vieni qui.”

“Questi sono ---”

“I Cotter.”

“Michael e Stefanie Cotter e la loro famiglia. Michael e Stefanie festeggiano il decimo anniversario.”

“In realtà i Cotter sono questi, e dieci non è niente – questi omonimi sono sposati da cinquant’anni.”

“Oh, grazie, Stefanie. Io sono Sherry. Eravate mai venuti qui prima?”

“Siamo venuti tutti un sacco di volte, il cibo è buonissimo, signora.”

“Quello è Tommy. Non si faccia fregare dalle buone maniere.”

“Ma dai, Caroline. E noi che ti chiamavamo sorella.”

“Caroline mi dice che questi li coltiva lei.”

“Sì. Tutto l’anno. Sono il mio fiore preferito al mondo. E Michael ha ragione, quel bulbo è sdoppiato, come ha detto lui. Invecchiando si dividono, e si allargano, e nessun animale li mangia, così vanno avanti per sempre e sempre allargandosi piano piano.”

“Perché gli animali non li mangiano?”

“Non sono autoctoni. E mi sono espressa un po’ male. Gli animali li mangiano molto di rado, ma la licorina è dappertutto nella pianta.”

“Ha detto licopina?”

“No, Michael. Quella è nei pomodori. La licorina è un veleno che il narciso produce per rendersi immangiabile. Non uccide, ma un cane ignaro lo fa vomitare e star proprio male nel giro di pochi minuti. La cosa più bella per me è che sembra fare tutto quello che può per non farsi mangiare proprio. Ci sono queste piccole parti appuntite che rendono difficile perfino masticarlo o leccarlo.”

“Quindi non possono far male a un cane?”

“No, Stefanie. Voi avete un cane, vero?”

“Clover, un Golden Doodle.”

“Clover è al sicuro. Questi fiori vogliono solo vivere generazione dopo generazione. I tulipani sparirebbero in dieci anni o meno se lasciati allo stato selvatico. I narcisi vivono per sempre e sempre, allargandosi piano piano, come una famiglia che non muore mai. Ogni nuova stagione spendono il loro amido, e fioriscono prima che qualsiasi altra cosa possa competere. Portano gioia e speranza e felicità alla mia anima stanca d’inverno ogni febbraio.”

“Be’, sono stupendi. Si vede che li ama.”

“Grazie –”

“Karen.”

“Grazie, Karen. Ogni due anni devo dividere i bulbi. Questo è al suo primo anno che fa figlie, quindi è tipo una signorina. Ne ho alcuni che si dividono ogni anno, e sarei felicissima di regalarvene un paio per il vostro anniversario e qualcuno anche per lei e Tommy. Ne vorrebbe uno?”

“Jen. Grazie. Ne sarei onorata.”

“Greg, c’è una famiglia di là al bar. Per favore mi porti dieci dei narcisi in vaso?”

“Hai già trovato qualcuno?”

“Be’, sì, certo. Sono narcisi; si regalano da soli.”

“Tutti e dieci?”

“Sì, per favore.”

“Ci stanno nella cassetta dei peperoni. Va bene così?”

“Vediamo come stanno lì dentro – mi raccomando puliscila bene prima.”

“Ricordi, quel sasso di fiume – pensavi fosse troppo piccolo. Vuoi che vada in giardino a sostituirlo?”

“Assolutamente, per favore. Uno grigio.”

“Perché proprio queste persone?”

“Mi è sembrato giusto – una famiglia matrilineare, figlie tutte attaccate alle mamme, la regola del mazzo – un narciso da solo porta sfortuna, ma i bulbi mamma con i loro piccoli attaccati, sta proprio bene con quel tavolo.”

“Lo fai tu?”

“Ci provo.”

“Quale?”

“Quello vecchio e buffo. È proprio il tipo da starsene lì seduto col polline sul naso.”

“Twinkles.”

“Proprio lui.”

“Hanno già ordinato?”

“Credo che Caroline stia prendendo l’ordine adesso.”

“Scommesse?”

“È un buon menù. La primavera è la migliore.”

“Caroline è brava. E il barramundi le è piaciuto da morire. Scommetto che ne vende almeno uno.”

“Io scommetto filetti e pollo.”

“Li hai visti quei filetti stamattina? Sono stupendi.”

“Comunque sia, stagli dietro. I narcisi hanno memoria.”

“Fatto, cena perfetta – niente da ricordare se non una vita intera di fiori.”

“Allora che succede al Drip?”

“Sono state le due settimane più piene finora. I ragazzi girano a meraviglia, le macchine macinano ore e le strade sono collegate.”

“Non vedo l’ora di vederlo domani.”

“Pranzo da Mama domani.”

“Già, magari riusciamo a fregare la gente e farla venire a fare un giro.”

“Cosa c’è per pranzo?”

“Brenda prende la zuppa dell’Olive Garden e Janice ha preso gli affettati. Io faccio l’insalata di maccheroni. Sai – una tavola piena.”

“Come sempre. Lo sapevo di aver fatto centro quando ho scelto questa famiglia. Avevo le mie opzioni, sai.”

“Sì, tesoro. Lo so.”

“Sue Kiczinski cucina, Stefanie.”

“Ne sono sicura. Ma non c’è verso che ti sopporti dai quindici anni a oggi.”

“Va bene, quella non conta. Che ne dici di…”

“Che ne dici se stavolta la lista ce la risparmiamo.”

“FD, spero che tu stia prendendo appunti. Quest’uomo non è l’esempio luminoso sulla collina.”

“Però è divertente.”

“Anche due occhi neri.”

“Qui non si mena, Sydney.”

“Si mena eccome se continui così.”

“Visto? È questo che intendo. Non farti risucchiare, FD. Tu sei un uomo dolce.”

“Il ragazzo ha detto che sono divertente, Stefanie.”

“Non divertente.”

“Mas gracioso que ella.”

“Mas chistoso, si.”

“Pero, ella tiene razon. No intentes esta mierda sin red. Requiere practica.”

“Por supuesto.”

“Ehi, pendejos. In inglese.”

“Sissignora.”

“C’era un a risposta alla mia domanda là dentro?”

“Scusa, Tommy. Allora, le ultime due settimane…”

“Dalla frana a questo momento, Meathead.

“Lo sai che anche Michael è un’allitterazione con la M, vero?”

“Mmmhm.”

“FD, com’è che tu non ti prendi tutte ’ste frecciate?”

“Io non c’ho la boccaccia.”

“Beccati questa.”

“Beccata.”

“Adesso, dai.”

“Vuoi tutta la storia del recupero della macchina?”

“No, quelle ce le becchiamo tutte in vivavoce.”

“Lei..? Dovresti dirmi di non dire parolacce.”

“Così è più divertente.”

“Perché avere un codice segreto se tanto è una linea condivisa?”

“Per cullarti in un falso senso di sicurezza.”

“È tutto sotto controllo?”

“Non tutto, ma tu sei viscido.”

“Tu non stai bene.”

“Che-succede-al-Drip?”

“La macchina è fuori, funziona, la strada è collegata fino in fondo. Molle perché è tagliata nel sottobosco, e la ghiaia si deve assestare.”

“Un sacco di sorgenti lassù.”

“Il problema adesso è la pioggia.”

“Le sorgenti le trovi quando viene la pioggia. Devi trovarle, sennò ti ritrovi a mettere il sedime della casa su una sorgente grossa.”

“Non avevo pensato alla pioggia per trovarle.”

“Esperienza.”

“Saggezza, fratello. Prossima cosa sulla lista, caccia alle sorgenti quando piove.”

“Ti salverà.”

“Abbiamo tagliato gli alberi dal sedime grezzo, e io ho steso i nastri.”

“Perché non la vernice spray?”

“All’inizio stavo solo provando, facendo i conti. Stef stava sistemando la porta d’ingresso.”

“Se usavamo la vernice spray, avremmo avuto solo una grossa macchia arancione.”

“Il Big Orange non è la cosa peggiore che possa trasferirsi presto.”

“Bulldogs, Tommy.”

“Non guardare me, Tommy. Sei tu che l’hai cresciuta.”

“Non capirò mai come fai a essere tifosa dei Bulldog, in una casa piena di orgoglio Tennessee.”

“Questa settimana sono di nuovo a caccia di general contractor.”

“Pronto per quello?”

“Pronto quanto basta per stringere mani e fare conoscenza.”

“Quel tizio un punto ce l’ha. Difficile trovare qualcuno che ti lascia scavare la buca.”

“Una buca di queste dimensioni, più di duecento piedi di lunghezza, cento piedi giù per la collina. Una passata veloce col laser rotante dice diciotto piedi di profondità nel punto più alto, che scende a zero in quello più basso, ma la linea lunga non è mai meno di un muro da quattro piedi. Amico. Abbiamo terra da spostare, e io il trasporto non lo pago.”

“Perché una buca per due camere è così grande?”

“È il pendio, in più dobbiamo livellare per tutta la lunghezza della collina per far entrare la macchina nel garage con accesso dal retro.”

“Quant’è grande il sedime della casa?”

“La fondazione è sessantacinque per trentacinque.”

“Quanti piedi quadrati?”

“Duemila.”

“Con il seminterrato?”

“Quattromila con quello, ma non è rifinito. Ha l’uscita diretta all’esterno, ma non è rifinito.”

“Si passa solo dalla macchina alle scale?”

“Più o meno. La parte della fondazione più a monte è un blocco quindici per ventisette – sotto la cabina armadio e il bagno padronale – è lì che va il locale tecnico del solare.”

“Fai un altro bunker?”

“Assolutamente.”

“Non c’è verso che trovi un costruttore che per caso fa pure i bunker.”

“Non è proprio un bunker. È solo…”

“Dillo, Michael. Senti quanto suoni ridicolo.”

“Non è ridicolo, Stef. È complicato.”

“Ridicolo.”

“Il motivo più principale di tutti per l’effetto bunker è che deve avere un tetto di cemento per via delle batterie.”

“Perché, Michael?”

“Calma, tesoro. Deve essere di cemento perché c’è una certa possibilità che le batterie prendano fuoco.”

“Prendano fuoco, Michael.”

“Stefanie, se vuoi lasciare la nostra cena di anniversario e andare su al Drip a pianificare dove mettere i dieci pali della corrente e la fascia obbligatoria larga cinquanta piedi, lunga quasi millecinquecento piedi dalla strada alla casa, allora la vernice spray te la spruzzo volentieri. È tutta roccia.”

“Ci dev’essere un altro modo.”

“Questo è un dato di fatto, ma sono tutti modi che si portano dietro un costo o un ritardo o peggio un tribunale. Abbiamo una servitù di passaggio per ottocentocinquanta piedi sul terreno del vicino. Non lo conosciamo, e lui non risponde al telefono. Ora, questo non vuol dire che non possiamo semplicemente esercitare i nostri diritti e abbattere quasi quarantacinquemila piedi quadrati dei suoi alberi – è più di un acro dei suoi sei acri totali – per farci passare la corrente, ma non è così che è scritta la servitù. C’è scritto quattordici piedi dal centro di una linea tracciata, sono solo ventotto piedi di servitù.”

“Cena di anniversario, Michael.”

“Scusa, Karen. Hai ragione. Non possiamo trivellare. Nessuno dei due vuole il disboscamento. È il solare. E l’unica soluzione per il solare è un tetto di cemento, che per ironia è anche la più economica.”

“A me sembra ragionevole. Però buona fortuna col general contractor.”

“Credo che ci toccherà costruire pure il tetto del bunker.”

“È arrivato il cibo. Piantatela.”

Capitolo 64 – domenica 25 febbraio

-e gliene è caduta una scatola intera per strada-

-le hai raccolte?-

-ha chiamato e non viene-

"Michael, quando hai parcheggiato da Brenda hai visto dei pacchi?"

"Aspetti un Amazon?"

"Il gomito del lavandino. L’ho dovuto ordinare."

"Vado a guardare di nuovo."

“Ciao, amore mio. Com’è andata in chiesa?”

“L’hai preso il golf cart?”

-è così mite-

“Per prima cosa, e l’ha ritirato Tanner. L’ho messo in carica al capanno.”

-Quelli sono Sydney e FD-

“Hai reclutato qualche passeggero?”

“Io vengo.”

“David ci sta. Altri?”

-sono dovuta tornare fino da Carl Owenby, per farmi tagliare l’interruttore dalla busta-

“L’hai già sostituito quell’interruttore, Dwight?”

“Già.”

“Ti avevo detto di lasciarlo fare a me.”

“Mica lascio che mia nipote mi faccia la manutenzione della mia baita.”

“Va bene, testardo.”

“L’hai già capito il sedime della casa?”

-hanno appeso una TV e aggiustato un water-

“Parli della J&S?”

“J&S?”

-quella è Camryn? Dov’è Jared? -

“J&S Services al vostro servizio.”

-cosa?-

“Jen e i ragazzi si sono trasferiti a casa di Jean, e questi due hanno tolto water e montato prese. Michael e i ragazzi sono saliti un giorno a mettere una porta scorrevole a scomparsa in bagno.”

-quella nuova è grigia-

“Non farti venire strane idee, Scott. Non sei mica una damigella in pericolo.”

“Angie però sì.”

“E Angie ha te.”

-voglio un ghiacciolo – anch’io – mettiti le scarpe –

“Janice, l’hai fatto il budino al pistaccio?”

“Lo sai che l’ho fatto, David.”

-era la mia macchina – nel capanno – no, quella era l’altra -

“Ethan, l’hai presa la torta dal mio bancone prima di uscire?”

“Lo sai che l’ho presa, Mamaw.”

“Tommy. Dove sono i piatti?”

“Li ho presi con la torta, Mamaw.”

“Il cibo è pronto, David. Dicci la benedizione.”

“Padre Celeste. Ti vogliamo tanto tanto bene e ti ringraziamo ogni giorno per questa famiglia e per i tanti doni che ci hai elargito. Ti ringraziamo per questi fiori e per questo pasto e per questo giorno e per tutti i giorni belli che sono venuti prima. Nel nome di Gesù.”

“Amen.”

-Viola ho detto le scarpe – dove sono le forchette – e poi lui ha cercato di dirmi – Michael –

“Michael, cosa?”

“Stavo giusto dicendo a Carly che avresti aggiustato il lavandino di Mamaw.”

“Ah già, il pacco.”

“Mamma, io e Viola possiamo andare fuori?”

“Certo, tesoro. Restate davanti.”

“Vado di là da Brenda per il pacco. Le tengo d’occhio io.”

“Voi due date retta a Michael.”

“Andiamo, signorine.”

“Possiamo andare sull’astronave?”

“No, non va da nessuna parte in macchina.”

“Possiamo solo andare su e giù per il vialetto, fino da Dwight e ritorno, mamma.”

“No.”

“A me non dà fastidio.”

“Astronave! Astronave! Astronave.”

“Faresti meglio a metterti le scarpe se devi pestare i piedi così.”

“Andiamo.”

“Oh, Brendalynn, per il polso e tutto.”

“Dai, vecchio. Porti me e Viola a fare un giro in astronave.”

“Michael, ti sei comprato un golf cart elettrico?”

“Sì, Josh. Tatum viene con me e le bambine?”

“Vengo anch’io. Quell’affare non l’ho mai visto.”

“Più siamo meglio è.”

“Kendall?”

“No, io resto qui.”

“Muoviti, vecchio.”

“Sissignora.”

“Nonno, andiamo su un’astronave vera?”

“No, Tatum. Fa solo il rumore di un’astronave.”

“E sembra pure un’astronave.”

“Viola ha ragione. Sembra proprio spaziale.”

“E vola. Mille cavalli, nessuno sprecato. Da zero a cento misurato in meno di un quarto di miglio e dodici secondi.”

“Mi prendi in giro.”

“No. Chiedi a Jason.”

“Non vai così veloce con quei bambini, Michael.”

“No, Janice. Promesso. Questo giro ha solo la forma di un’astronave.”

“Non hai neanche i seggiolini, Michael.”

“Lo so, amore mio. Non usciamo nemmeno dalla valle – da Brenda fino da Dwight e di nuovo indietro fino da Mernie.”

Capitolo 65 – lunedì 26 febbraio

“Ehi.”

“Ehi.”

“Non ho tanto tempo.”

“Quale meraviglia e stupore ti aspetta?”

“Oh, mamma mia. Sei già attaccato alla pipa stamattina.”

“Sono bello carico.”

“Be’, io sono in camera di consiglio tutta la mattina - a implorare citazioni e mandati.”

“Lo scarto tra le nostre giornate non potrebbe essere più grande – ma anch’io sto un po’ seguendo delle piste.”

“Ah sì? Cosa sta combinando il Detective Derelitto?”

“Ridammi quella pipa.”

“Scusa.”

“Sono a caccia di general contractor…”

“Non farlo.”

“Oggi vengono quei fratelli di Townsend.”

“Credo che sia un tizio solo.”

“Tipo un nome finto?”

“No, ditta vecchia. Roba di generazioni.”

“Sei nelle carte, vero?”

“Va bene, Sherlock, abbocco.”

“Rispondi a monosillabi – Roba di generazioni.”

“Adesso lavoriamo a livello di sintassi. Fantastico.”

“Mi sto scaldando.”

“Fratello, sorella, qualunque cosa sia questo tizio, ci sta dentro fino al collo. Però il tuo piano non funzionerà.”

“Che piano?”

“Tu queste cose non le pianifichi più di tanto – ti autosaboti. Non avvelenare il pozzo.”

“Anche tu ce l’hai la tua pipetta lì – parli per indovinelli.”

“Michael, non ti rendi neanche conto che lo fai. Non spaventare il simpatico signor costruttore, perché anche se vai da ogni costruttore della zona e li spaventi tutti, questa casa non la costruisci tu. Assumo dalla California se devo.”

“Fantastico, così ci ritroviamo gli adesivi di cancerogeno accertato su ogni stipite.”

“Esatto, quindi la Prop 64 è non fare il cazzone col general contractor.”

“Ma come fai a saperlo? Avevi tipo quattro anni. E, cazzone. Quella è…”

“Ho da fare – cretinetto.”

“Tanto i ragazzi sono appena spuntati dalla collina.”

“Ti amo.”

“Ti amo.”

“Signori.”

“Bossman.”

“Chiudi la porta – il gatto vuole uscire – siete un sacco di gente. Mi avete coperto la vista della luna.”

“Sì, certo. Guardala lassù.”

“Metà mattina e non vuole mollare la notte.”

“Conosco la sensazione.”

“Stanco, Devin?”

“Un pochino.”

“Tanner, com’è la tua mattina?”

“Ecco la fattura.”

“È già di nuovo il tuo turno?”

“Già.”

“A chi va l’assegno?”

“Lo prendo io, è Norman, N-O-R-M-A-N.”

“Oh, vuoi fare altri turni con i conti?”

“Ahh, no, amico. Tieniti l’assegno. Non ne vale la pena.”

“Tornerai presto.”

“Non se dipende da me.”

“Rusty, questo sembra a posto. Cerca di fare meno copia e incolla – strada di Tanner, strada di Rusty, strada di Cody – Servono più dettagli. Rusty, escavatore, scavato il primo giorno del muro di contenimento del vialetto sul retro.”

“È tanto.”

“È il registro.”

“Quello è lavoro tuo, capo.”

“Lavoro mio è insegnarti a lavorare giusto, Cody.”

“Giusto per chi?”

“Fuori ci sono quattro gradi e Cody è già alla massima prevista – o si sta dando una calmata?”

“Giusto, oggi dovrebbero esserci ventuno gradi.”

“È che tu pensi che siamo a scuola.”

“Ci sei, Cody. E non riesci nemmeno ad apprezzare che stavolta, invece di saltare nei cerchi con un'insufficienza come premio, ti becchi contanti sonanti.”

“Sono qua per lavorare.”

“No, Cody. Te l'ho detto, e tu eri d'accordo, sei qua per imparare a mandare avanti un'impresa.”

“È un lavoro.”

“Allora licenziati.”

“Che vuoi dire?”

“Voglio dire che l'impresa è il lavoro. La fatica viene compensata, ma pure il lavoro viene pagato.”

“Sentite, pure io sono qua per lavorare. Non posso cominciare ogni giornata con voi due che vi beccate. Siamo ancora sulla diga?”

“Tanner si presenta con l'ultimo nervo in allerta massima. Però hai ragione, amico. Sì, diga. Cody. Licenziati o torna al lavoro.”

“Vaffanculo.”

“Tu stai sulla skid.”

“Andiamo, ragazzi. Tenete la porta finché non entra il gatto.”

“Sei stato impegnato questo weekend.”

“Buongiorno anche a te, Devin. Fai un salto alla griglia. Ricominciamo da capo.”

“Caffè, Coca, succo d'arancia?”

“Tanner sulla mielina.”

“Ma che?”

“Guaina mielinica. È l'isolante dei neuroni – l'ultimo nervo.”

“La mia era meglio.”

“La mia era più intelligente – c'aveva pure il violino e tutto.”

“Almeno stavolta hai avuto il buonsenso di salire a spirale.”

“Già. Qua siamo tutti a scuola.”

“Sei meno, a dir tanto.”

“Voto giusto. Allora, ragazzi. Io la vedo così: vedete che ho misurato e tagliato il gradone in cima per il posto della casa. Se continuiamo così come si deve, avremo un gradone di novanta piedi qui in cima alla collina. Ricordatevi, non può essere più profondo di quanto tiene un muro di contenimento di quattro piedi. Cody, tu porti la terra di scavo alla diga. Rusty, tu stai sul taglio. Datevi il cambio ai sedili per ammazzare la noia.”

“Io e Dev?”

“Per ora io e te piazziamo alla buona i tubi del canale di sfioro. Quando Devin torna, li avremo tracciati, e possiamo fare colazione.”

“Sì, allora vedo che hai tagliato seguendo la curva di livello. Vuoi che continuo così?”

“Sì, Rusty. Ho centrato il taglio sul punto più alto. Le vedi le mie bandierine ai due capi?

“Sì.”

“Quelli sono i tuoi bersagli. Taglia fino alle bandierine, e il tutto sarà novanta piedi, e scenderà dal punto alto in tutte e due le direzioni.”

“Portare l'acqua dove vuole già andare.”

“Esatto. Dimmi subito se trovi sorgenti. Adesso, Tanner, andiamo a portare la nostra acqua.”

“Lo sapevi che per la gente bassa gli ascensori hanno un odore diverso? Adesso lo sai.”

“Adesso la tua è meglio e più intelligente.”

“Allora, cinque tubi.”

“Cinque e flessi. Piazziamoli, e poi li sistemiamo. Una volta che sappiamo il percorso, sappiamo il dislivello.”

“In ogni caso, sono quaranta piedi da cima a fondo.”

“Adesso cominci a capire. Quaranta piedi di dislivello, cento piedi di lunghezza. Che vuol dire?”

“Be', è quaranta per cento qualcosa.”

“Angoli?”

“E tu come la calcoli?”

“Io? Uso la matematica.”

“C'è un Google o qualcosa?”

“Oh, amico. Sicuro che c'è un sito, fai una foto e al prezzo bassissimo di un puntino su un data center ti becchi ogni parola sbagliata, e metà della soluzione è un problema nuovo da sistemare.”

“Quindi, niente Google?”

“Tanto vale che allunghi la mano e tiri a indovinare la differenza tra il dritto su e giù e quello che vedi.”

“Io direi venticinque gradi.”

“Sai, amico. Su questa probabilmente hai ragione – abbastanza preciso per quindici pollici volumetrici d'acqua in un tubo che va giù per la collina per quasi cinquanta piedi – probabile che ammazza dieci uomini se stanno lì quando si apre.”

“Posso scegliere io gli uomini?”

“Sì. Tanto la colpa te la prendi comunque se ci vai a tentoni, quindi almeno porta a casa una vittoria.”

“Non ce li ho dieci interi. Posso vendere i diritti?”

“Assolutamente. Ma ti serve l'avvertenza, i risultati passati non garantiscono i risultati futuri. Potremmo fare tutto giusto giusto e mancare lo scopo del richiedente.”

“Stiamo ancora aggiustando una diga?”

“Non ne sono sicuro. Non sappiamo che cazzo stiamo facendo. Ci serve uno scarico, e ci serve un tubo grande abbastanza. Il tubo vecchio era dodici pollici. Questo è quindici. Ci mettiamo sopra dieci piedi di terra e speriamo bene.”

“Ho la sensazione, giudicando dai risultati passati, che non dici sul serio.”

“No. L'uomo di Safe Dams arriva alle dieci. Dobbiamo disporre questi tubi e dirgli il piano.”

“Scommetto che hai usato Google per trovare il numero di telefono.”

“Ho usato il Rorschach di frana che ho nelle mutande per trovare la chiamata giusta da fare. Posso farci i conti e dirti quanti galloni usciranno da quel tubo oltre la capacità, a tubo pieno, ma c'è un uomo che di mestiere protegge il mondo da questo tipo di dighe. Lezione uno: impara le tue lezioni.”

“Bella lezione. Lezione due, dove va questo tubo?”

“Devi girarlo così il bicchiere sta a monte e poi piazzarlo vicino al capo di scarico. Non collegarli, c'è acqua che esce.”

“Così?”

“Quasi. Mettilo dall'altra parte di quel Gum. Così, sì. Vedi che il Gum sta proprio a metà del tubo? È così possiamo interrarlo e farci leva e piegarlo un pochino così segue il fianco della collina.”

“Ci serve terra.”

“Cody sta ancora tenendo il muso, ma appena si toglie dalle palle un albero da colpire o qualche altra stronzata per dispetto, comincerà a portare carichi.”

“Ma perché lo sopporti?”

“Non ho scelta. Ho assunto la MasterCraft Construction and Excavating, e a questo punto non ce la faccio senza di voi.”

“Okay- ma io perché lo devo sopportare?”

“A questo non so rispondere. Lezione tre, ed è grossa: nel mondo dell'edilizia i costi sono alti, ma nessun costo sarà mai più alto che assumere qualcuno per rimediare dopo una partenza sbagliata.”

“Non ci arrivo.”

“Amico, qua c'è un'aria intera…”

“Una che?”

“Un'aria. Blaterare. In breve – per coniare un termine – è proprio come ho detto. Se assumi un'impresa, e quell'impresa fa un buco nell'acqua, anche quando è colpa sua, è colpa tua. Ogni sostituto che assumi per sistemare il casino vedrà il casino e lo prezzerà come colpa tua.”

“Non ha senso.”

“Ha senso e pure dollari. Un sacco di dollari extra buttati. Quello nuovo farà un'offerta – se la fa – col prezzo da ti-sfido-a-dire-di-sì, perché l'unica cosa sicura nella sua testa è che il problema era il proprietario – che probabilmente voleva una macchina dello zucchero filato incassata o qualche stronzata del genere.”

“Tu c'hai una fissa per lo zucchero filato.”

“È appiccicoso. Ti si attacca dappertutto. È come una ragnatela con dentro il conto del dentista.”

“Allora questo prossimo. Lo vuoi piazzato?”

“Lo volevo finché non ho capito che prima ci serve terra, se no rotola giù dalla diga. Vai a prendere… Devin è tornato. Andiamo di là.”

“Io così non ci mangio – spostati, Devin.”

“C'hai il gomito nel mio sugo.”

“Io mangio sul portico.”

“Sì, come no.”

“Tanner, metti la roba tua su quel cesto.”

“Quello è il tuo bucato.”

“È un coperchio. Le mutande non me le metto mica sopra.”

“Mangia merda.”

“Rusty, chiudi la porta.”

“Quando la costruiamo l'officina?”

“Te la immagini una tavola da banchetto là dentro, Devin?”

“Un'asse di compensato sarebbe carina.”

“La metto sulla lista dell'arredamento.”

“C'è posto qua dentro per quel rotolo?”

“Tanner con le immagini del Mar Morto.”

“No, ho visto scarabocchi su carta igienica – nessun piano permanente, ognuno appeso –--”

“Niente sugo, Kitty. Okay, una carezza. Pure io, ma non voglio il tuo pelo nel mio biscotto.”

“Boh.”

“Secondo me lei chiede quattrocento.”

“Quello è più bello.”

“Non penserai mica che ti prendi tu il trailer buono, eh? Io sto nel rosso quasi da tutta la vita, guardo su a chiunque abita sopra di me nel bianco, finestra della camera, eccola lì, è tutto quello che vedo.”

“Il tuo è troppo vecchio.”

“Rusty, Jed se ne va, e io mi trasferisco. Questo è il piano. Il rosso si affitta.”

“Quattrocento?”

“È quello che fa pagare a me.”

“Adesso la cosa è il pozzo.”

“C'hai una giornata piena.”

“Tre incontri - e quei due.”

“Questo weekend sono stato da Cody a prendere mia sorella, e c'avevano la sua Hondina smontata per tutto il cortile.”

“Interruttore del finestrino bloccato?”

“Ah! Più o meno è quello. Aggiustare quello che non è rotto. L'ho portata al lavoro, e quando l'ho riportata a casa, cofano ancora su, pezzi ancora dappertutto, bulloni pestati nel fango, quei due fatti di gommose sul portico. Lonnie che sbraitava e dava di matto perché qualcuno gli aveva staccato un tasto del computer.”

“Niente rotoli di carta igienica?”

“Certo, c'avevano pure quelli, però nessuno dei due sa scrivere.”

“Aspetta.”

“No, non in quel senso – però, hai mai letto un messaggio di Cody?”

“Dovresti vedere la contabilità.”

“Odiano i libri.”

“Lo so, Tanner. Spero che ci arriveranno.”

“Sono senza speranza.”

“Meghan s'incazza se non facciamo partire quella macchina.”

“Ci manca solo montare il filo cinque.”

“A pranzo ce la squagliamo, vediamo la signora King, sistemiamo l'affitto, e finiamo la macchina.”

“Io alle 2:45 c'ho le bambine.”

“Il tipo non c'ha i denti. Alle 11:30 sgommiamo. Non dice un cazzo.”

“Due ore. Bastano.”

“Niente gommose finché non hai finito, Rusty. Su quella roba non ci si può fidare del tuo giudizio.”

“Dove le ha prese quelle?”

“Quel tipo del Michigan,”

“Quelle gommose non sono normali.”

“Però sono una figata.”

“Allora, ehm, oggi vengono l'uomo della diga, l'uomo del pozzo, e un GC?”

“Esatto. Tu fai da spalla col GC e stai in ascolto con l'uomo della diga. Quella cosa dobbiamo piantarla e chiuderla questa settimana. Il Contractor non viene fino alle quattro, quindi lui è a fine giornata.”

“Stasera non ho programmi, quindi tutto a posto.”

“Il grande obiettivo è sempre la casa. Più va per le lunghe, più a lungo io e questo gatto viviamo in uno scatolone da frigorifero in mezzo al bosco.”

“È meglio di così.”

“Non di molto, e devo trovare un tizio alla svelta. Maggiordomo o non maggiordomo, qua dentro si sta da schifo.”

“Rusty spostati.”

“Quanto l'hai pagato quel lean burn?”

“Trecentocinquanta col filo cinque.”

“È caro.”

“È stata un'idea tua, Rusty. Io volevo l'HHO.”

“Cody, sei matto. Comunque non è roba vera. Avviti un barattolo di vetro pieno di bicarbonato al motore. È una bottiglia bomba. Meghan a tutta velocità, Layla sul sedile dietro, BUM, vetri per tutto il vano motore, pale della ventola in frantumi, cinghie maciullate. Il Lean Burn è l'unica.”

“Però mai sentito quello. L'HHO funziona.”

“No che non funziona, Cody. Il Lean Burn ti fa tipo cinquanta miglia al gallone, zero rischi. Il BUM ti fa un motore nuovo.”

“Il tipo si crede figo che gira coi raggi del sole. Pure io guido gratis.”

“Be', non gratis.”

“Comunque costa meno di quella stupida macchina lunare. Sul serio. L'hai mai guardata da vicino? La roba c'ha le incisioni della luna e lo schermo sta in una cornice lunare – fa quel verso uà, uà, uà che dovrebbe essere il modulo lunare. Niente è vero di tutta la storia; guarda il video, quella bandiera è afflosciata – la Luna non c'ha gravità.”

“Già.”

“Moonshot Green. Centomila Civic. Me ne prendo una nuova ogni giorno, non spendo manco la metà.”

“Ecco l'uomo della diga. Nove e mezza. Puntualissimo. Fate sbaraccare quei ragazzi e raggiungetemi là sotto.”

“E io?”

“Tu stai con me, Devin. Attenti ragazzi, si passa.”

“Capo, chi è quello?”

“Lo sapresti se non ti mettevi in disparte durante la riunione del mattino.”

“Stronzo.”

“Non è carino, Cody. Voi due tornate sulle macchine quando finite la colazione.”

“Venerdì scorso stavo tagliando quei rampicanti dagli alberi con Cody. Mi vuoi ancora su quello?”

“È una buona idea.”

“Sei tu Michael?”

“L'indizio è la truppa dietro di me?”

“No, hai proprio la faccia del tipo che si gestisce una diga da solo.”

“Bell'inizio. Sì, sono Michael.”

“Claude.”

“Grazie di essere salito. Questa cosa mi preoccupa.”

“Per ora sembra a posto.”

“Sì?”

“Prima cosa, la pendenza sul lato a valle è giusta. Qualsiasi cosa sotto i venticinque gradi e con la pioggia comincia a fare solchi.”

“Che pendenza dici che è?”

“La misuro, ma a me sembrano trenta gradi.”

“Quindi, botta di culo finora.”

“Anche il franco è giusto. Due piedi.”

“Ehi, Tanner. Questo è Claude.”

“Tanner.”

“Ciao.”

“Tanner è il mio capro espiatorio. Se trovi qualcosa che non va, è Tanner. La pendenza l'ho fatta io.”

“Scommetto che l'avvocato degli infortuni la vedrà allo stesso modo.”

“Sono così comprensivi.”

“L'hai conosciuto?”

“Sono un developer commerciale con contratti di locazione di terreni con aziende Foturne 500. L'ho conosciuto, lui e la sua truppa. Vorrei solo avere tutta quella carta per tappare questo laghetto.”

“Sarebbe esagerato.”

“Amen.”

“Allora, la visita è informale. L'hai chiesta tu. Lo Stato del Tennessee mi incoraggia a fare queste ispezioni non ufficiali, e sono tenuto a dirti che quello che ti serve davvero è un ingegnere. Ecco una lista di tutti gli specialisti abilitati dello stato – per contea.”

“Roba fantastica. Grazie.”

“Il punto – questo è il tuo Miranda da diga. Non sono qui in veste di consulente professionale. Riconosciamo solo che c'è bisogno di aiutare i proprietari che si comprano queste vecchie bombe a orologeria in tutto lo stato. Il costo di uno di quegli ingegneri è niente in confronto al costo se lasci crollare questa roba.”

“Caspita, questo non è Miranda, è Upjohn.”

“Beheler, veramente.”

“Abbiamo fatto giurisprudenza?”

“No. Io ho fatto la scuola dal lato del testimone di cento citazioni a deporre che avevo avvertito il tizio, e gli avevo dato questo foglietto qua.”

“Anch'io sventolo il mio foglio, la clausola di manleva, e devo comunque assumere un avvocato e minacciare di sfrattare l'inquilino dalla sua proprietà in locazione se non mi paga la difesa nella sua causa per scivolone e molestia.”

“Quindi hai capito l'idea.”

“Sì. Questo è solo a titolo informativo. Tu mi dai i punti da dire, e una lista di professionisti per timbrare il foglio che sventolerò in deposizione quando cede.”

“Esatto. E in più salvo un paio di vite strada facendo.”

“Lavoro onorevole.”

“Certi giorni.”

“Toglimi dalla mia ignoranza più profonda per tappare la falla.”

“L'idea è quella. Primo, l'ho guardata sulla mappa satellitare. Due cose lì. Una e prima. E non parlo da ispettore: non alzarla. Mai. È già crollata una volta.”

“Come lo sai?”

“Lo vedo dalle foto. E adesso che sono qui lo vedo dagli alberi. Guarda. Vedi qui sul fianco della collina?”

“Stavamo giusto…”

“Scusa se ti interrompo. Devi sentirmi.”

“---”

“Gli alberi sul fianco della collina. Vedi che sono tutti Poplar e Sweetgum. Quelle sono specie pioniere – riempiono per prime lo spazio aperto. Questi sono tutti della stessa classe d'età.”

“Ti ascolto.”

“Allora, questi qui sul fianco, che salgono – poi una White Oak enorme, un Walnut, quelli sono Successione Climax.”

“Scuola di Legge Naturale.”

“Il punto è che se ti metti indietro e guardi, vedi che questi alberi stanno in una cicatrice che attraversa il tappeto di quelle colonie di alberi.”

“Rapito.”

“Quindi, qui c'è stata una frana o in qualche modo il terreno è rimasto scoperto. La pendenza dice che è abbastanza ripida, ma quei poplar non crescono sulla roccia, e gli Sweeetgum vanno giù profondi, quindi è difficile che il terreno sia scivolato via dalla roccia. Ma guarda l'altro lato della valletta. Lo vedi?”

“Lo vedo…”

“Aspetta, Tanner. Lascia che lo racconti lui. Scusa, amico.”

“Vedi la cicatrice uguale dall'altro lato?”

“La vediamo.”

“Quelle non sono frane di fango. Sono le pareti della diga che incontrano i fianchi della collina. La diga era quasi venti piedi più alta, e dove state tagliando quella strada lassù, quella era la vecchia strada che girava intorno all'acqua.”

“Gesù.”

“Biblico, comunque. Una diga così grande, anche se non era a pieno invaso, quando è saltata, è venuta giù per questa valle in un muro d'acqua.”

“I gradini. C'è un camino laggiù.”

“L'ho visto. Con quelli non si può dire, ma un laghetto di quella grandezza ci arriverebbe fin là. Questo no.”

“Quindi questo è sicuro?”

“Finché mi hai sentito, non alzarla.”

“Stavo ascoltando.”

“Non tutti lo fanno.”

“E questo qui?”

“Questo non è un decimo di quello che sarebbe stato quello. In pratica, questo è la pozzanghera che si è lasciato dietro l'ultimo.”

“Quindi questo al vicino gli bagna il cortile?”

“E un paio di Bass. Quelli sembrano rachitici.”

“Già, qua dentro non c'è niente che valga la pena pescare, davvero.”

“Veramente, un laghetto di questa grandezza ed età, ci sono probabilmente uno o due bass boss, e c'è cibo a volontà.”

“L'ho visto la prima volta a novembre. Ne ho presi un paio il secondo giorno che sono salito. D'estate non l'ho ancora visto.”

“Ci sono delle voci.”

“Ah, sei del posto, Tanner?”

“Sì. Ci sono voci su questo laghetto, che ci sono pesci grossi. Ci ho pescato solo una o due volte da ragazzino. Io sto dalle parti di Boyd's Creek, quindi questo è fuori mano.”

“Qua non vi manca molto. Buona vegetazione sulla riva. Dovete togliere questi alberi ai bordi e di sicuro da questa cima. Il tubo di sfioro lo state mettendo nel posto giusto. Quello di prima ha ceduto perché chi l'ha fatto l'aveva messo nel mezzo così.”

“Hai visto tutto questo?”

“Sì. Ho visto pure quella frana. Scommetto che è per quello che hai chiamato.”

“Fai anche terapia?”

“No.”

“Peccato.”

“Allora, col tubo di sfioro siete sulla strada giusta. Avete in mente di portarlo fino in fondo alla diga, altra buona scelta.”

“La pila di tubi.”

“Oggi comincia un tizio, potrei portarlo qui, ma scommetto che vedrebbe la stessa pila.”

“Cos'altro?”

“State scaricando materiale di riempimento. La diga è già lunga più del doppio di quanto è alta. È un buon tappo. Continuate così.”

“E chiamare un ingegnere?”

“Sì. Adesso parlami di quel ponte. Quel coso è stupendo!”

“Vieni, te lo faccio vedere. Dimmi le aggiustatine della diga strada facendo.”

Capitolo 66 – lunedì 26 febbraio

“Nessuno era mai salito fin quassù in macchina prima. Sono Michael.”

“Ciao, Mike. Ragazzi, quanto mi piacerebbe avere questo posto. Quanto l'hai pagato?”

“Lacrime non ancora, ma il mix sangue-sudore è cinquanta e cinquanta.

“Dove l'hai preso quella squadra della terra, per poco non spaccavo un asse a salire per quella strada, e farebbero meglio a mettere un tubo di drenaggio di traverso a quel tornante o a giugno non sarà più una strada.”

“Come ti chiami?”

“Sono Abby.”

“Piacere, Abby. Strada un po' dissestata?”

“Dissestata? Amico, stanno buttando via ghiaia, c'hanno sorgenti che scorrono dritte attraverso la strada giù in quella servitù; è un'asse da lavare passando da tutti quei trailer, quella salita a sinistra della diga non si fa senza una dune buggy, e questo tornante non dura due mesi se non ci mettete un tubo di drenaggio.”

“Sì, è un lavoro fatto per amore.”

“Meglio che sia amore perché i soldi sono buttati.”

“Ce la caviamo.”

“Tutte quelle macchine parcheggiate giù per la strada dicono diverso.”

“Aiuta a tenere sgombra la zona di lavoro.”

“Questo lo vedo, magari fagli togliere un po' di questi alberi, ti fai una piccola area di parcheggio.”

“Tanner, vieni qua. Questo tipo è Abby.”

“Abbington. Piacere, Tanner. Sono i tuoi ragazzi quelli sulle macchine?”

“Soci.”

“È la prima volta che scavi nella Sevier County?”

“Abby, controllati le tasche.”

“Le tasche?”

“Sì. Sto pensando che stamattina quando sei uscito di casa, le buone maniere te le sei scordate sul comodino.”

“Come scusa?”

“Adesso sì che ragioniamo. Scusato.”

“Senti, Mike. Non so a che gioco stai giocando, ma se questo è il cantiere per cui mi hai chiamato, qua sopra una casa non te la posso costruire.”

“Mi sembra abbastanza chiaro. Ma Stefanie mi ha detto di fare il bravo, e tu hai detto delle cose che vanno sentite. Vuoi ricominciare?”

“Cioè, se mi fai portare qua una squadra della terra, far spingere questi alberi bene indietro… Non la metti mica lì la casa, vero?”

“No, quello è per l'officina. Ecco una copia del progetto della casa. Va là dove i ragazzi stanno scavando i gradoni.”

“Non posso accettarlo.”

“Cosa?”

“Il posto della casa lo scavano i miei uomini. E quello non è il posto giusto.”

“Perché?”

“Tutto fianco di collina. Ci vogliono settimane a scavarlo, e la terra dove va?”

“Prendi un sasso tanner. Bisogna tenere fermo questo progetto.”

“Il cassone è più grande, qua.”

“Grazie, Abby. Prospetti – fondazione – eccola, la pianta.”

“Due camere da letto?”

“Sì.”

“Me l'ero immaginata più grande.”

“Ho mandato l'email a Kerry, si chiama così, no, Kerry.”

“La receptionist, sì.”

“Non te le ha girate?”

“Io quasi tutti i giorni sto sul campo.”

“Il pickup è bello pulito per essere un mezzo da campo.”

“Adesso ho tre lottizzazioni in corso.”

“Tipo roba da Ball home?”

“Developer privato.”

“Non se le sa costruire da solo le case?”

“Sta in Florida.”

“Fate costruzioni private?”

“Se no non sarei qui.”

“Giusto.”

“Ce l'hai un rilievo?”

“Questo è il mio set. Ho fatto stampare il rilievo dentro la rilegatura.”

“In fondo?”

“Sì.”

“Se metti il posto della casa lì, sei vicino a quel canale di scolo.”

“L'angolo più vicino è a venti piedi.”

“Ce ne vogliono venticinque.”

“Non lo sapevo.”

“È per questo che ci sono io.”

“Altro?”

“Quel fianco di collina sarà pieno di sorgenti.”

“Non ancora.”

“Stanno solo sul – sta portando quella terra con una skid steer?”

“Sì. La terra di scavo la usiamo sulla diga.”

“La buttate giù di lato e basta?”

“Più o meno. Adesso stiamo preparando la sede del tubo di sfioro.”

“Almeno l'avete svuotato.”

“Scusa.”

“È un cantiere a basso budget?”

“È stretto.”

“Questo spiega le due camere. Lo sai che non si venderà mai, vero?”

“Non la costruisco per venderla.”

“Io c'ho una squadra della terra adesso che può sistemare questo.”

“È così rotto?”

“Non è giusto.”

“Che c'ha che non va?”

“State scavando il posto della casa, e non c'avete nemmeno ancora il permesso, tanto per dirne una.”

“Il permesso è problema del GC.”

“Ci vorrebbero settimane per fare un progetto, negoziare un contratto e poi entrare in calendario per i lavori.”

“Settimane? E quanto dura la costruzione?”

“Se cominciamo la prossima primavera, per Natale ci sei dentro.”

“Tipo aprile, così hai finito per questo Natale?”

“No. Quest'anno siamo pieni. Si comincia la prossima primavera.”

“Che idea c'hai sul prezzo?”

“Adesso stiamo sui milleduecento al piede quadro – con una fondazione normale. Questo…”

“Aspetta, stai parlando di due virgola quattro milioni?”

“Quest'anno. I prezzi dei materiali non tendono a scendere.”

“Lo sai che è una casa con due camere, vero?”

“Sempre metratura è.”

“Milleduecento è un prezzo da sinistro assicurativo. Non mi infilo spesso nelle tasche di un uomo, ma te lo devo chiedere, com'è la divisione?”

“Il nostro contratto va a costo più quindici.”

“Quindi il costo lo vedi a quasi due virgola uno milioni?”

“Grosso modo.”

“Fa un costo vivo di millecinquanta al piede quadro. Cioè, la vernice dorata mi piace quanto a chiunque altro, ma cinture da attrezzi e smoking non vanno d'accordo.”

“Smoking?”

“Il prezzo è alto.”

“Il prezzo è quello.”

“Non hai nemmeno aperto l'email.”

“Non serve. Facciamo pagare milleduecento al piede quadro chiavi in mano.”

“Ho sbagliato mestiere.”

“Che mestiere fai, Mike?”

“Commercial Development. È stato un piacere conoscerti, Ab.”

“È Abby.”

“Devi levare una sillaba da quel prezzo, amico. Io vivo in quella baracca là, e ho un sacco di tempo libero. Il computo l'ho già fatto andata e ritorno, e mi viene trecento al piede quadro tutto il giorno.”

“Senti, se non hai i soldi per costruirla, offriamo finanziamenti.”

“Interni, scommetto.”

“Sì.”

“Anticipo circa trecento al piede quadro?”

“Esatto.”

“Non l'avrei mai detto.”

“Non c'è niente di cui vergognarsi.”

“Io – vergognarsi di cosa?”

“Metti da parte un altro paio di dollari.”

“Sì, hai ragione. Magari mia nonna me ne dà qualcuno in più se le dico quanto costa.”

“Abbiamo i finanziamenti.”

“La tua l'hai finanziata tramite l'impresa?”

“Noi stiamo ancora in affitto.”

“ Ah, tu lavori solo per il contractor?”

“Sono Project Manager.”

“Adesso ho capito.”

“Allora, fammi capire bene per gli appunti. Costo più quindici, si comincia fra quattordici mesi – due milioni e mezzo se cambio tutto il mio progetto, taglio tutti questi alberi rompiscatole, e tu suggeriresti un finanziamento. Che tasso?”

“Circa l'otto per cento.”

“Circa l'otto per cento. E come si ammortizza?”

“Ammor…”

“Trent'anni?”

“Quindici.”

“Ultima cosa ma non meno importante, quanto ci vuole a costruirla?”

“Diciotto mesi è il numero sicuro, ma potremmo finire in dodici.”

“E la squadra della terra ce l'hai adesso?”

“Sì. Possono essere qui fra circa cinque settimane se riusciamo a fare in fretta un contratto per la terra.”

“Fantastico.”

“Bene?”

“Oh, siamo a posto. Grazie di essere venuto, Abbington.”

“Ehm, allora.”

“Aspetta, è Stefanie.”

“Ciao, amore.”

“Ciao. Come va lassù?”

“Accidenti, mi manchi, ma sto giusto chiudendo col Contractor, e poi finisco coi ragazzi. Che ne dici se passo a prendere te e Clover, e andiamo a fare un giro.?

“Antipasto?”

“Perfetto. Ci vediamo fra mezz'ora.”

“Ti amo.”

“Ti amo.”

“Che ne dici, vuoi fissare un appuntamento, passare in ufficio e parlare dei dettagli?”

“Assolutamente no, amico. Mi dispiace di averti fatto perdere tempo.”

Capitolo 67 – lunedì 26 febbraio

“Ehi, Karen! Che state combinando, ragazzi?”

“Stavamo giusto aspettando te. Come va su alla Drip?”

“Tante ruote che girano a vuoto, zero trazione.”

“È già passato un mese. Devi proprio piantarla e venire a stare qui.”

“Sei pronta?”

“Salvato dalla campanella. Karen c'ha la cena, un U-haul, e solo Dio sa cos'altro in sospeso.”

“Michael, non puoi vivere in quella baracca così!”

“Lo so, Karen. Ma neanche Kitty può vivere là tutta sola.”

“Portala-qui.”

“Lo sai che non posso. Primo, c'è una strada, e Kitty non vive al guinzaglio. Secondo, è vecchia, non ha mai fatto vita da reclusa. Terzo, a Pooty gli caverebbe gli occhi dalla testa appena lo guarda.”

“Pooty non le dà fastidio.”

“Quinto, è troppo vecchia per imparare due posti nuovi.”

“Starebbe bene.”

“Deve stare lì, io devo stare con lei così può esplorare.”;

“Può esplorare qui.”

“Deve imparare casa sua. È una predatrice, e la sua testa funziona con le regole dei predatori. Il problema è che in quei boschi non sta in cima alla catena.”

“Andiamo?”

“Sì, signora. Karen, ti voglio bene. Grazie davvero che ti preoccupi per me. Lo sento.”

“Mi preoccupo per tutti voialtri.”

“Lo so, e io mi devo preoccupare di Kitty, e non è così brutto. Se fosse peggio, troverei una soluzione, ma un po' di freddo non ha mai ammazzato nessuno.”

“Non di nuovo questa storia.”

“Da questa parte, milady.”

“Dai, Clover.”

“Riportala qui a un'ora decente, Testa di Carne.”

“Sissignore, signor Cotter, signore.”

“Clover, smettila di tirare!”

“È matta. Dovevi vederla quando sono arrivato.”

“L'unica cosa che le piace più di tutta la sua gente nello stesso posto allo stesso momento, i giri in macchina. Su, bella.”

“Li hai avuti i mandati?”

“Sì, domani si bussa alle porte.”

“Sfondate la porta a qualcuno?”

“No. Entri in orario d'ufficio, mandato in alto, si allontani dalla cassa, signora, quel genere di cose.”

“Sembra molto più divertente della mia giornata.”

“Uffici del giudice – che emozione.”

“Intendevo domani.”

“Domani è la parte divertente. Com'è andato il tuo oggi?”

“Il nostro oggi è andato uno su tre. L'uomo della diga è stato una bomba. Di gran lunga la visita migliore. Aveva tutta una lista di consigli, e dice che la diga è sicura col piano così com'è. Lui…”

“Diga – affascinante, ne sono sicura. Contractor, Michael. Raccontami di nuovo del contractor.”

“Il contractor è stato un disastro totale.”

“Michael! Non puoi farlo. Te lo dico io, questa casa non la costruisci tu.”

“Calma, detective. Magari senti la parte che denuncia, ripassi i dettagli delle accuse, e poi ti inventi la condanna.”

“Accolta.”

“Il tipo è un buco nell'acqua. Il capo della corda è due virgola quattro.”

“Due virgola quattro cosa?”

“Vogliono milleduecento dollari al piede quadro, non trattabili manco col fango sotto i piedi. Vuole un appuntamento in ufficio. Ho rifiutato.”

“Aspetta, mi stai dicendo che vuole due milioni e mezzo di dollari per costruire la nostra casa con due camere dopo che noi abbiamo fatto la strada, messo la fossa settica, messo l'impianto solare, e scavato la buca?”

“Non ci lascia scavare la buca, e dice che la strada fa schifo. Non siamo nemmeno arrivati al solare o alla geotermia. Era così alto che gli ho dato corda e basta.”

“Non è il prezzo che è alto – è lui che è fatto.”

“In trip. Guarda il tuo cane.”

“È così carina!”

“Come un cartone animato con la testa fuori dal finestrino troppo piccolo per la sua faccia.”

“C'ha gli occhi strizzati di sicurezza – chissà cosa sente.”

“Povera bastardina, perderebbe il naso con tutta la merda che si fanno questi contractor.”

“Per fortuna vive da Mammy”

“Il tipetto mi ha detto che non c'è niente di cui vergognarsi, a non avere i soldi, ma loro hanno finanziamenti interni se ho i requisiti.”

“Ma chi è questo tipo?”

“Un'impresa che ho trovato su Google. Il ragazzo che è venuto era tipo un project manager o qualcosa del genere.”

“Non il titolare?”

“Immagino che siano un po' tipo azienda.”

“Costerà così tanto?”

“Assolutamente no. Ma finora sono due disastri. Domani ne ho un altro, e posso fissarne qualcun altro, ma dovrai chiamare Maddron.”

“Non lo farà.”

“Continuo a provarci, ma ho una sensazione.”

“Però non sabotare, promesso?”

“Non c'è bisogno di promettere, tesoro. Ci rimetto la pelle ogni giorno. Questo tipo ha detto che poteva cominciare il prossimo aprile e finire entro diciotto mesi.”

“Sono tipo due anni e mezzo.”

“Trentadue mesi. In una baracca.”

“È fuori.”

“L'avevo capito.”

“E l'uomo del pozzo?”

“Né chiamato né venuto.”

“Ma che c'ha questo mondo?”

“Amen. Cioè, tanto una doccia in quella baracca non ci sta, ma venire quassù ogni due giorni…”

“Tre giorni.”

“Puzzo?”

“No, sorprendentemente, ma tu non puzzi mai.”

“Almeno quello.”

“Però sai di uno che si è rotolato in un posacenere.”

“Ho la bocca che sa di metallo da quanto ho fumato quella catena.”

“Ma che diavolo? Quello era fumare a catena?”

“Non il mio lavoro migliore.”

“Attento!”

“Cosa?”

“Hai appena tagliato la strada a quel tipo.”

“Oh, è tornata la mia piccola aiutante. Mi sei mancata così tanto che mi ero scordato tutte le tue qualità secondarie.”

“Guidi come in un videogioco.”

“Oggi ho attaccato pure la Playstation. Le batterie tengono alla grande, e mi serve di sciogliere il cervello.”

“Quello funziona, ma non fare GTA col paesaggio di montagna.”

“L'hai fatto l'ordine per telefono?”

“Non ci ho nemmeno pensato.”

“Uffa, accidenti. Speravo di entrare e fare prendi e paga.”

“C'hanno un'app. Pomodori extra?”

“Quella è roba buona.”

“Altro?”

“Per me no.”

“Quel posto non mi piace, quindi ho mangiato dal frigo mentre ti aspettavo.”

“Allora giriamo un po' in macchina, andiamo a ritirare quello, e ti porto a casa.”

“Questo non mi piace.”

“Lo so, Stef. Devi chiamare Mikey Maddron.”

“Non lo farà.”

“Io continuo a vedere gente, ma anche quando il prezzo è normale, dicono tutti la stessa cosa. Non vogliono che il posto della casa lo scavi io.”

“Magari hanno ragione.”

“È meglio di no, se no non ce la possiamo pagare.”

“Cioè, ce la potremmo permettere se proprio dobbiamo.”

“No, pagarla. Letteralmente non abbiamo i soldi nemmeno per pagarla se assumiamo qualcuno per la fondazione. Lo scavo da solo è centocinquantamila, e poi ci serviranno tre gradoni con quattro muri di contenimento - almeno quattrocento piedi di quelli. E la terra di scavo serve per altri lavori, tipo la strada e la diga. È un lavoro mostruoso.”

“Perché ci servono così tanti muri di contenimento?”

“È un fianco di collina, e le fondamenta della casa staranno tipo venti piedi sotto la cima del taglio.”

“Non ci arrivo.”

“Dobbiamo tenere indietro la collina. O è un unico muro enorme con una parcella d'ingegnere e complicazioni di progetto molto oltre le mie capacità, o sono gradoni a terrazza con muri bassi.”

“Quindi, aiuole e orti?”

“L'idea è quella. Sarà bello, e in più ce lo possiamo permettere.”

“Tipo quanto?”

“Tesoro, i numeri non cambiano. In questo momento ci mancano seicento belli tondi, e questo se la casa costa seicento.”

“Come mai quel numero non cambia?”

“Cambia; giusto oggi è cambiato di circa due milioni.”

“Quello non è vero.”

“È vero.”

“Tu trovi sempre il modo.”

“Quanto hanno detto per il cibo?”

“L'app non lo dice proprio. Dice, in preparazione. Gira a sinistra qui.”

“Non ero mai stato da queste parti.”

“Quassù c'è la vecchia torre antincendio.”

“Senti, Clover, andiamo alla torre antincendio.”

“Ha le orecchie spente da quando ci siamo trasferiti da Karen.”

“Cinque o sei mesi nella baracca li posso fare. Kitty c'ha una routine abbozzata.”

“Clover c'ha la routine a tappe di merendine.”

“È marzo, e il tempo sta cambiando. Ma non sono sicuro che ci sia un modo per trovarli, i soldi.”

“Ci arriverai.”

“Mi piace la fiducia, ma sono nei numeri ogni minuto di ogni giorno, e quello è il numero finché non vendo qualcosa a New York, o faccio un colpo in borsa.”

“Be', Charlie, datti da fare.”

“Charlie?”

“Schwab.”

“Di sicuro mi prenderei un water nuovo ogni volta se avessi quei soldi.”

“Aspirazioni.”

“Dobbiamo scavare la buca. Ci stiamo lavorando. Oggi ho fatto il gradone in cima. Quando è scavato, i contractor smetteranno di leccarsi i baffi per i soldi della terra e diventeranno realistici.”

“È una buona idea?”

“Non la migliore. Sto scavando senza permesso, e quando va male, va male in fretta e dura tanto.”

“Allora perché lo fai?”

“Tanto per cominciare, mi servono i materiali. E poi, ho una squadra, e quei ragazzi mi serviranno abbastanza presto, quindi li devo tenere a lavorare.”

“E se ti beccano a scavare?”

“Se trovo un contractor, non conterà, ma forza la mano. Vengono, vedono i soldi che ci sono davvero invece dei soldi nelle loro menti fantasiose.”

“Quanto abbiamo preso in prestito finora?”

“Ecco, quello è un numero che cambia.”

“No. Un conto. LMA. Quanto?”

“È ancora basso. Ho pagato un po' di materiali e il golf cart.”

“Quindi, intatto?”

“Quasi.”

“E i soldi della vendita della casa?”

“Quella è un'altra storia. Finora, mi sono restituito i novantacinque dai fondi del rogito. Ottanta di quelli sono andati alla John Deere Financial. Lì dobbiamo ancora ottanta. E ne ho messi quindici sul conto corrente per cominciare a pagare i sessanta camion di ghiaia e i massi per lo smottamento quando arriva quel conto questo mese.”

“Sì, c'è mancato poco. Avevi novantadue dollari sul conto corrente.”

“A chi lo dici. I ragazzi si prendono ogni centesimo del mio stipendio e anche di più. Quelli che rendono dividendi hanno preso gli altri due, quindi c'è qualche dollaro quando arrivano le trimestrali.”

“Quant'è?”

“Sono duemilacentonove dollari a trimestre.”

“Aspetta. Tutti i duecentomila dollari avanzati dalla vendita di casa nostra – tutto il deposito – ci frutteranno duemila dollari ogni tre mesi?”

“Al lordo delle tasse.”

“Michael!”

“Mi hai appena sbroccato addosso per le percentuali dei dividendi?”

“Non è granché.”

“Amore mio, è la nostra vita. I contratti d’affitto sono stati al cinque per cento per vent’anni, mai di più e mai di meno. La differenza è che sul lungo periodo ho estinto i mutui e ho lasciato crescere il capitale. Gli affitti sono rimasti più o meno uguali – e liquidare tutto è stato un processo di un anno e mezzo. Adesso è liquido. Prenderemo lo stesso cinque per cento, ma invece di crescere in legno, cresciamo in reddito.”

“È così poco.”

“Venerdì è il primo del mese. Duran e Fatah pagano il primo, se va tutto bene.”

“Devi sessantatremila dollari alla carta di credito, Michael.”

“È la ghiaia.”

“Sono anche i massi.”

“Niente strada, niente casa.”

“La strada non è un granché.”

“È quello che ci possiamo permettere. Se facessimo venire una ditta, costerebbe il triplo.”

“No, Clover. Non lascerò che quest’uomo cattivo ti tagli il budget dei biscotti.”

“Fai scorta finché puoi.”

“Siamo disperati?”

“Di nuovo la matematica della disperazione?”

“È quella la forma.”

“Lo sento anch’io, ma che altro possiamo fare?”

“Perfetto! Ha la forma di un’anatra, e adesso fa pure qua qua.”

“Senti. Non tutti gli uomini con una macchina guidano ubriachi. Certi uomini non bevono. A certi uomini è stato detto di non farlo, e non lo faranno. Certi uomini ci arrivano da soli e sono semplicemente d’accordo. E certi uomini l’hanno fatto e hanno imparato la lezione.”

“Le apparenze, Michael.”

“Non la realtà. L’unica realtà qui è che prenderemo in prestito un sacco di soldi, e useremo fino all’ultimo centesimo delle nostre entrate per tutto il tempo, e speriamo di riuscire a colmare il divario tra vivere in un capanno e vivere in una casa.”

“Matematica della disperazione.”

“Non è disperazione. È che ci sono un sacco di voci.”

“Che altre voci ci sono in giro?”

“L’LMA.”

“Quella l’abbiamo appena fatta.”

“Lo so, ma quel conto è tipo già sistemato?”

“È tutto investito, sì, quello di Duran e il mio. Stesse password.”

“È una pessima idea.”

“Funziona.”

“Le cambio io.”

“Bene. Io non ho tempo.”

“Ho preso la posta l’ultima volta che sono stata su, e l’ho aperta solo oggi. È arrivata per posta la fattura del rilievo topografico.”

“Giusto in tempo. Mi erano quasi avanzati due spiccioli non ancora impegnati.”

“Tredicimila, Michael.”

“Pagala.”

“Non li abbiamo.”

“Ho messo quei quindici sul conto corrente, e i massi possono aspettare.”

“Hai altri assegni in giro?”

“Dovremmo essere a posto.”

“Michael. Un assegno scoperto da tredicimila dollari è un reato.”

“Non ho più fatto un assegno scoperto dai tempi del mio giro di assegni a vuoto, e non comincio adesso. Pagala.”

“Arrivano altre bollette di cui non so niente?”

“I tubi del canale di scolo. Sei pronta per la storia dell’uomo della diga, o sei ancora arrabbiata perché questa casa dobbiamo pagarla davvero?”

“Gira a sinistra.”

“Lo sai che questa torre la vediamo più o meno dal Drip.”

“Lo so. Tommy ha detto che sarebbero quindici minuti di macchina se non dovessimo girare intorno alla rupe.”

“Allora, l’uomo della diga ha detto che hai occhio – per aver notato quella striscia di alberi grigio zincato.”

“Ha detto grigio zincato?”

“No. Quello sono io. Quello che ha detto è che si chiamano specie pioniere, e che stanno lì perché una volta c’erano i collegamenti del muro della diga su quei pendii, e la diga deve essere crollata – ed è per questo che quegli alberi sono diversi.”

“Oh, forte.”

“Ha detto che la diga era enorme, e quello che è rimasto è tipo una pozzanghera al confronto.”

“L’app mi ha appena mandato un messaggio. La tua insalata è pronta.”

“Oh, che peccato. Volevo vedere la torre antincendio.”

“La prossima volta. Andiamo a prendere il tuo cibo così puoi tornare a occuparti del gatto.”

“Non mi va. Avevamo una sera per un appuntamento, e l’abbiamo passata tutta a fare i conti.”

“Veniamo quassù la prossima volta.”

“Promesso?”

“Domani ho i mandati, ma forse giovedì.”

“Non è male. Fino ad allora, di nuovo nel vecchio capanno pieno di spifferi in mezzo al bosco.”

Capitolo 68 – martedì 27 febbraio

“Pronto?”

“Bossman! --- Bossman, ci sei?”

“Ehi, Cody. Che succede?”

“Fra’, lo senti?”

“Sento abbaiare.”

“È un Rottweiler che m’ha intrappolato nell’escavatore, m’ha fatto correre qua dentro, voleva mangiarmi il culo.”

“Tipo un cane randagio?”

“No, amico. C’è un tizio quassù, c’ha un catorcio rosso, ha fatto uscire il cane, e quello m’è venuto dritto addosso.”

“Ma che…”

“Il tizio sta venendo qua. Sto cazzo di cane è fuori di testa. Non ha mai mollato lo sguardo.”

“Chi – cosa – dove – dove sono gli altri?”

“Tanner e Dev stanno nel capanno, e Rusty è su che fa avanti e indietro con la terra. Io so’ sceso in cortile a fare benzina, e sto tizio è entrato.”

“Sono al Food City. Ho lasciato il carrello in corsia, e sto venendo lì – cioè, non scendere dall’escavatore o roba simile.”

“Grazie al cazzo. La senti sta bestia?”

“Sto arrivando, amico.”

“Ehi.”

“Indietro! Julia, prendilo. Non mi aspettavo di trovare qualcuno qui.”

“Stron-zate, sei salito per quel…”

“Cody, con chi stai parlando?”

“Vialetto, c’è ghiaia nuova. Lo sapevi che c’era qualcuno quassù, e hai sguinzagliato quel cane…”

“Cody.”

“…Che cazzo c’hai che non va?”

“Questa terra è mia.”

“Col cazzo che è tua.”

“Cody.”

“Quella terra. L’ho solo portato su a correre un po’ libero.”

“Cody.”

“Dice che è il tuo vicino, Bossman.”

“Fammi parlare con lui.”

“C’ha il cane per il collare, se ne stanno andando.”

“Mi prendi per il culo?”

“Tipo, ha preso il cane e basta – t’ha detto che sei sulla terra sua e se n’è andato…”

“Dice che è il proprietario del terreno qui accanto.”

“Fra’, non farlo andare via. Sto quasi arrivando.”

“E come cazzo lo fermo?”

“Sto arrivando, Cody. Cinque sei minuti.”

“Ehi.”

“Ehi.”

“Cody ha conosciuto i vicini, e sto tornando su a conoscerli anch’io.”

“Vicini? Tornando su?”

“Sono andata alla tavola calda per la colazione. È stata una nottataccia. Abbiamo dormito di nuovo nel furgone, e avevo bisogno di stare al chiuso, al caldo.”

“Aspetta. Vicini.”

“Occhio, stronzo. Ma che cazzo!”

“Michael.”

“Scusa. Guidare senza la mia piccola aiutante non è facile.”

“Michael.”

“Allora, sono al Food City, e mi chiama un numero con l’otto-sei-cinque. Rispondo, ed è Cody, mezzo che se la fa addosso perché un cane l’ha intrappolato nell’escavatore.”

“Tipo un cane randagio? Non ha senso quello che dici.”

“Sto correndo per tornare, Stef, e tu non mi stai ascoltando. Cody ha conosciuto i vicini, e il loro cane l’ha aggredito.”

“Si è fatto male?”

“Non lo so.”

“Hai chiamato il nove-uno-uno?”

“No.”

“Vuoi che lo faccia io?”

“Sono al Wye.”

“Aspetta, un cane aggredisce il tuo dipendente, e tu ti fermi a prendere le sigarette?”

“No, Stefanie. Ci passo davanti. E non è il mio dipendente. Sono lì tra un minuto.”

“Sei armato?”

“Tesoro.”

“Giusto. Spuntavo la lista, tutto qui.”

“Sentivo la voce del tizio nel telefono, dice che ha solo fatto uscire il cane a correre, non sapeva che ci fosse qualcuno.”

“E ha aggredito Cody?”

“Credo.”

“Cioè, e adesso?”

“Direi che parliamo del tempo finché non arrivo.”

“Cosa gli dirai?”

“Boh, non so. Credo che leggerò la situazione e vedrò.”

“Dove sei?”

“Sto sfrecciando davanti ai box.”

“Ancora in vendita?”

“Cosa?”

“È in vendita.”

“Che c’entra questo…”

“Hai detto il tempo, volevo un argomento migliore.”

“Come mai l’hai notato?”

“La bolletta del deposito. Quel posto intero sono dieci garage.”

“Hai ragione, è strano. Dieci garage a sei metri dalla strada. Un cartello con un numero di telefono. Su una curva larga. Ficcati lì e basta.”

“Sul serio? Sento le gomme che stridono?”

“Passata la curva della chiesa.”

“Rallenta.”

“Cody ha detto che se n’è andato col cane e basta, e non ho… voglio arrivare prima che se ne vada.”

“Che macchina guida?”

“Cody ha detto un catorcio.”

“Ti sono passati catorci?”

“Quasi solo quelli. Niente cani né mogli né mogli con cani.”

“Sei arrivato?”

“Rallenta, sbrigati. La mia piccola aiutante oggi è indecisa.”

“Ti segno per un altro esame.”

“Cavolo, è nel vialetto che sta uscendo.”

“Bloccalo.”

“Devo stare attento anche al fuoco incrociato?”

“Che…”

“Cavolo, è un catorcio, non c’è dubbio. Il tizio è in giacca e cravatta. Mitsubishi rossa. Ti richiamo.”

“Ehi. Sono Michael.”

“Io sono Kegan…”

“Gesù!”

“Attento, è protettivo.”

“Cioè, sta solo proteggendo la bambina.”

“Ha una testa tutta sua.”

“Non hai paura che la calpesti o roba del genere?”

“Macché, la sta solo proteggendo.”

“Mi fa piacere che siate passati – però a Cody gli avete fatto prendere un colpo.”

“Sì, è super protettivo.”

“Continui a ripeterlo.”

“Siamo venuti su al nostro terreno per farlo correre, e non sapevamo che ci fosse qualcuno.”

“Un sacco di cambiamenti quassù, ghiaia e tutto. Difficile non accorgersene.”

“Io e mia madre abbiamo comprato questo posto l’anno scorso con l’idea di costruire qualche baita.”

“Ho visto i vostri picchetti del rilievo. Ne ho uno anch’io, se vi serve.”

“L’ho visto. L’abbiamo già picchettato.”

“Ciao, sono Yulia.”

“Ciao Julia.”

“Yulia.”

“Scusa. Mi è sfuggita la Y sotto il ringhio.”

“Quante case state costruendo?”

“Non stiamo – stiamo costruendo casa nostra.”

“Oh, venite a vivere qui. Noi volevamo costruire case per affitti brevi.”

“Volevate?”

“La mamma è morta l’anno scorso, e siamo rimasti un po’ in sospeso.”

“I nastri sbiaditi mi avevano detto qualcosa del genere.”

“Avevamo sistemato la fossa settica, e stavamo pianificando i pali della luce quando la mamma è morta. Anche a voi hanno previsto i pali della luce lungo tutto il pendio?”

“Noi andiamo a solare.”

“Tipo pannelli?”

“Già.”

“Quanto costa?”

“Lo faccio un po’ alla volta.”

“Avevamo un po’ fretta.”

“Mi sposto. Ma dammi il tuo numero di telefono.”

“Sì, è una buona idea.”

“Come si scrive Kegan? Kegan, giusto?”

“E Yulia.”

“Quello ce l’ho già.”

“K-E-G-A-N.”

“Tieni, mettici il tuo numero – oh, scusa, amico. Sto solo passando il telefono al tuo papà.”

“Metto il secondo numero, è di Yulia.”

“Grande. Ti mando subito un messaggio, così hai il mio.”

“Però dobbiamo proprio andare.”

“Mi tolgo di mezzo.”

“Uau, è stata roba forte.”

“Che è successo?”

“Il tizio stava uscendo – tipo proprio alla curva mentre io entravo.”

“L’hai conosciuto?”

“Era alla curva della servitù di passaggio. Non l’ho solo conosciuto, l’ho intrappolato nella strettoia tra la collina alta a destra – la sua terra – e i massi sul ciglio del dirupo che abbiamo rimesso a sinistra.”

“La sua sinistra?”

“No, i massi erano alla sua destra. La sua terra era alla sua sinistra.”

“Ci sono. Dipingimi una macchina.”

“Bella, se te la dipingo una macchina. È una Mitusbishit rossa. Avrà otto, dieci anni. Parabrezza come il mio, unto di fumo.”

“Sì, quello lo adoro sempre.”

“Riesco a vedere dentro mentre accosto, e vedo che è in giacca e cravatta, ma quando arrivo al finestrino, incastrato quasi contro la sua collina così vicina alla portiera, e il cane dà di matto. Lui non gli dice una parola. Né un calmati né uno zitto, neanche si accorge che c’è.”

“La macchina, Michael.”

“Sul serio? Ho un tizio intrappolato così vicino a una collina che non riesce ad aprire la portiera per scendere, e io sono incastrato tra quella portiera e quella collina con un cane rabbioso che mi vuole sbranare la gola, e tu vuoi sapere della macchina.”

“Il meglio alla fine. Macchina.”

“Il modello non lo so. Una parola storpiata, di sicuro. Un’illusione ottica, raggi di luce che si piegano negli strati d’aria calda.”

“Michael.”

“E va bene! Una Mirage. E non è tipo sporca o roba simile – è quella cosa del rosso, tipo che non sembrano sporche, solo sbiadite o che ne so.”

“Oh, lo conosco quell’aspetto.”

“Quindi è sporca. Ce l’ho tutta sulla pancia, tanto ero schiacciato contro il parafango per arrivare al finestrino.”

“Pessima tattica.”

“Anche se mi avesse sparato, al massimo avrebbe visto una sagoma sfocata attraverso il vetro.”

“Sterzo a sinistra, gas. Sei fritto.”

“Mi hai appena fatto la telecronaca del mio fermo di polizia?”

“Allora, catorcio rosso sporco, uomo in giacca e cravatta. Vai”

“Ti sei scordata il cane. Ringhio basso tutto il tempo. La moglie sul sedile del passeggero, che fuma.”

“C’è la moglie. Adesso sì che ragioniamo.”

“Yulia.”

“Julia?”

“Yulia.”

“Ispanica?”

“In realtà, sembrava russa. Accento forte, tutto fonetico. Vocabolario ottimo, le vocali tutte calcate, belle.”

“Oh, era bella.”

“Era russa.”

“Non so nemmeno cosa voglia dire.”

“Vocali belle. E c’è una bambina di due anni sul sedile dietro.”

“Con un Rottweiler che ringhia?”

“Era strano.”

“Che ha detto?”

“I ragazzi stanno scendendo per il vialetto adesso.”

“Aspetta…”

“Volevo chiamarti subito così non ti preoccupavi. Io mi sento le formiche addosso quando so che sei su un intervento.”

“Grazie per questo.”

“Cody. Che è successo con quel cane? L’ho appena conosciuto e gli avrei sparato a quel bastardo, sicuro come che stai lì in piedi.”

“Pensavo che mi mangiava. Sto tra il tubo della benzina e la macchina, e arriva una macchina e sto cane mi corre addosso. Amico, io lo so che sto cane non si fermava.”

“Io gli avrei sparato.”

“Fra’, tiri fuori la pistola, salti in cabina, tutto insieme – niente pistola.”

“Tutta la scena era uno spettacolo. Cioè, non sono dieci minuti che sei al telefono, e sono già nel vialetto. Lo stesso tragitto sono dodici minuti a cazzeggiare così riesco a fumarmi tutta la sigaretta. Ho sorpassato in mezzo, ho tagliato le curve, ho dato gas sui rettilinei; non ci avrò messo dieci minuti, e lui era già in fondo al vialetto quando sono arrivato.”

“Assurdo.”

“E la giacca e cravatta che c’entra?”

“Quello era da matti, il tizio che cammina tranquillo con le scarpe della domenica, c’ha un cane che ha messo un uomo sull’albero, e lui a passeggio in mezzo al fango.”

“Hai pensato in fretta però, a entrare dentro.”

“Niente pensato. Paura.”

“Faccio retromarcia, vi faccio uscire.”

“Se n’è andato veloce da qua. L’hai conosciuto?”

“L’ho bloccato proprio dove sei tu.”

“La giacca è strana. La vecchia c’aveva jeans e scarponi da trekking. Non stanno mica a un funerale o roba simile. Lui c’ha un appuntamento, e lei lo porta in macchina, a me mi sembra così.”

“E passano di qua prima di andare a cambiarsi?”

“Come ho detto, non torna.”

“Non vedono l’ora di festeggiare.”

“Cosa, tesoro?”

“È tipo che tutta la famiglia si stipa in macchina, e vanno da qualche parte con quello importante, e adesso che è finita, vengono a festeggiare.”

“Qui hai un indizio – tiralo.”

“Cioè, perché mettere tutta la famiglia in macchina – cane compreso, ma solo uno è vestito elegante – noi ragazze ci vestiamo eleganti ogni volta che possiamo – il mio uomo in giacca e cravatta. Quella è un’occasione.”

“Faccio retromarcia. Vai pure, tesoro.”

“Magari un colloquio di lavoro?”

“Ha trovato un lavoro nuovo, e sono venuti su a festeggiare – a progettare la costruzione? Più che altro hanno detto… Amico, quella è una curva cieca. Per poco non mi prendono di nuovo uscendo in retromarcia.”

“Hai preso il numero del tizio?”

“Chissà dove vanno quei due tutti i giorni.”

“Hai preso il numero del tizio?”

“Sì. Ha messo il suo e quello di sua moglie. Mi ricorda che gli devo mandare un messaggio.”

“Perché gli devi mandare un messaggio?”

“Così ha il mio numero, e perché ho detto che l’avrei fatto.”

“Cosa gli dirai?”

“Credo solo che questo è il mio numero.”

“E comprare il terreno?”

“Avresti dovuto vedere questa macchina. Era esattamente quello che ti immagini quando senti interni grigio chiaro, fumatore, e un cane che ha corso nel fango.”

“Vedo il collegamento – puoi zoomare?”

“Più veloce?”

“Zooma. Macchina sporca, uomo in giacca e cravatta.”

“Quando Patrick ha cercato il terreno, ha detto che è passato di mano a ottobre del 2022, e l’hanno pagato ottantamila.”

“Eccolo lì.”

“Non li abbiamo ottantamila, tesoro.”

“Ok, gli ottantamila mi giungono nuovi. L’ultima che sapevo è che l’aveva ereditato.”

“Sì, ma con un’eredità arriva una valutazione alla data del decesso – un valore di carico per l’imposta esente e la futura plusvalenza.”

“Quindi per lui è gratis.”

“Più o meno. Ma il valore lo conosce.”

“Però macchina da rottamare?”

“Completamente.”

“Com’è la giacca?”

“Sears-sucker.”

“Questa è buona.”

“A cosa stai pensando?”

“Magari non può costruire.”

“Non si può comprare manco un capanno da Lowes.”

“Era super interessato alla nostra elettricità.”

“Tipo al solare?”

“Più o meno. Tipo che ha un piano per dare corrente al suo terreno, e voleva sapere se avevamo lo stesso piano.”

“Mi sta chiamando Phil. L’ho mandato in segreteria due volte.”

“Ok. Butto giù un messaggio e torno al lavoro. Il prossimo tizio dell’impresa deve arrivare tipo tra mezz’ora, e adesso mi tocca mandare il maggiordomo a prendermi la spesa.”

“Ok, ti amo.”

“Ti amo anch’io.”

Capitolo 69 – martedì 27 febbraio

“Ciao, io sono Enrique.”

“Hola. Michael.”

“Sì. Piacere di conoscerti.”

“Questo el cantiere. Sembra bueno. Tieni un progetto del terreno?”

“Sì.”

“Progetto della casa?”

“Sì.”

“Lo scavo lo fai tu?”

“Sì.”

“Questo sembra bueno.”

“Facebook ti funziona?”

“È buena piattaforma. Tanto lavoro.”

“È l’unico posto dove fai pubblicità?”

“Sì, a me no piace Google. Ho cambiato el mio numero di telefono.”

“Scommetto che ai tuoi clienti è piaciuto un sacco.”

“Tieni permesso ya?”

“No la tengo, ya. Quella è stata colpa tua.”

“Hablas Espanol?”

“Si. Hablo como un güero que he tenido una novia latina. Tuvi que aprender por intenderla que no me catcha quando me tire una golpea.”

“Sì, sono violente. Mia moglie è americana.”

“Anche la mia. Quelle non sono meno violente.”

“Vediamo el progetto.”

“Amico, ne hai di roba qua dietro.”

“Mettilo sulla tavola e basta.”

“Benissimo. Un imprenditore che lavora davvero.”

“Si, io lavoro. Tengo quindici uomini, ma lavoriamo tutti.”

“Qualcosa che valga la pena – il segreto della vita.”

“Allora tu prendi el permesso?”

“Tu hai la licenza?”

“Ce l’ho, ma questo progetto, costa cinque, seicento, e la mia licenza copre solo duecentocinquanta.”

“Y si cambio el deck de concreto a madera?”

“Hector no mi dice che tu parli espagnolo.”

“Perché non è spagnolo. È autodifesa con un accento pessimo.”

“È buono accento.”

“Allora, Hector – il tuo capocantiere – mi ha detto che ne avete costruite due di queste.”

“Tre.”

“E costano sempre più o meno seicento?”

“Sì, se la fondazione no è tanto difícile.”

“La stiamo scavando adesso, quindi per te non è difficile per niente.”

“Questo è buono. Tu risparmi. Noi facciamo costo più quindici, e tu scavi fondazione e deck di legno. Seicento facile, allora forse settecentocinquanta.”

“Ma il permesso lo prendo io.”

“Tu prendi el permesso.”

“Questa è tosta.”

“Io no posso andare sotto quindici.”

“Non sto tirando sul prezzo, Enrique. Sto cercando di capire come nascondere le pallottole di Stefanie.”

“Sì, tu prendi el permesso.”

“Anche tu.”

“C’è qualcosa che vuoi vedere?”

“No, io costruisco queste ultime tre case di fila. Io costruisco queste facile.”

“Lo so.”

“Bossman, quella diga è bella piena. Vuoi che lo metta da un’altra parte?”

“Enrique, ti chiamo io.”

“Ti mando una email del preventivo.”

“Perfetto. Grazie, amico.

“No hay pedo.”

“Allora, Robby viene la settimana prossima a guardare per bene la fossa settica della casa. Dobbiamo spianare gli alberelli lassù e prepararlo.”

“Adesso siamo arrivati in cima allo scisto. Un sacco di roccia che si sbriciola.”

“Potremmo usarla per il fondo stradale lì dove passiamo attraverso il bosco.”

“Adesso è tutta roba che si sbriciola.”

“Ok. Ecco il piano. Ammucchia tutta quella roba sbriciolata sulla vecchia strada del bosco tra lo scavo e dove va il campo della fossa settica.”

“Ammucchiarla?”

“Non ammucchiata, mucchi che fanno una fila di mucchi per tutta la lunghezza della strada del bosco – tipo due scarichi per mucchio e poi indietro e altri due – e se riempi tutti e cento metri passaci sopra e comincia ad ammucchiare sopra.”

“Il secondo gradone c’ha dentro la roccia blu.”

“Continua a scavarci intorno. Ho segnato il terzo gradone, quindi passa a quello dopo. Metti il terriccio nel mucchio del terriccio – non metterlo nello scisto.”

“Ci serve anche il gasolio.”

“Tanner.”

“Sì.”

“Vieni qua un secondo.”

“Un attimo.”

“Ne hai abbastanza per un’ora?”

“Lo skid sta suonando.”

“Non lasciarlo andare a secco. Spegnilo e togli tutti i filtri dell’aria per sbatterli un po’. Ingrassa la macchina e controlla tutto.”

“Che c’è?”

“Attacca il rimorchio del gasolio e facci un pieno prima di andare a prendere quelle barriere antierosione.”

“Sono circa settecentocinquanta metri.”

“E l’anguilla dello stagno?” Quella è circa novanta.”

“Va bene. Prendi il gasolio e poi porta Devin con te a prendere i rotoli di barriera. Voi due starete a metterle giù per giorni.”

“Quindi, ehm, gasolio e torno e poi vado a prendere le barriere antierosione?”

“Sì. Cody. Raccontami di questa storia del cane.”

“Te l’ho già detto. E dobbiamo andare a pranzo.”

“Sono le undici.”

“Dobbiamo staccare prima.”

“Hai staccato prima anche ieri.”

“Ieri abbiamo aggiustato la macchina di Meghan. Oggi vediamo il mio padrone di casa e sistemiamo Rusty. Lo dobbiamo trasferire.”

“Quindi due mezze giornate questa settimana?”

“Però domani c’ho tutto il giorno."

“Quindi hai trovato un posto a Rusty?”

“Si prende la mia roulotte, e io mi sposto in quella su per la collina.”

“Adesso tu e Rusty siete tutti e due miei vicini. Forte. Venticinque giorni e sistemato. Che ci hai fatto con i tuoi duemila?”

“Non sono affari tuoi.”

“Calma, amico. Facevo due chiacchiere.”

“Non sono due chiacchiere. Sono soldi miei, e ci faccio quello che voglio.”

“Sai, Cody, erano due chiacchiere. Innocenti. Però la tua reazione fa venire la domanda, l’hai presa la patente quando erano soldi miei?”

“I soldi non sono più tua una volta che sono miei.”

“Osservazione acuta. Però lo sai cosa ti sfugge? Ti sfugge che ti ho dato la possibilità di essere un uomo adulto e un membro a pieno titolo della tua squadra.”

“La squadra non è tua. Non sono affari tuoi.”

“Quindi, non senti il bisogno di dirmi cosa ci hai fatto con i soldi della patente di sessantotto giorni fa, e se la patente l’hai presa?”

“Esatto, e adesso me ne vado.”

“Non è ancora ora di pranzo.”

“Non sei tu il capo mio, sono io.”

“Rusty sta ancora lavorando.”

“Lo aspetto a casa.”

“Allora, ehm, perché Cody se ne va giù per la strada a piedi?”

“Se n’è andato incazzato.”

“C’è una storia?”

“È arrabbiato perché gli ho chiesto dei suoi soldi.”

“Gliel’hai chiesto?”

“Non ho preteso niente, se è questo che intendi.”

“E lui se n’è andato incazzato così?”

“Mi ha detto che oggi faceva mezza giornata perché devono sistemare Rusty nella sua roulotte.”

“Quella parte è vera, ma della mezza giornata non sapevo niente.”

“Anche ieri ha fatto mezza giornata.”

“Neanche quella volta nessuno ha detto niente.”

“Non l’hanno detto neanche a te.”

“Ho solo alzato gli occhi verso l’ora di andare a prendere le ragazze, e non erano mai tornati dal pranzo.”

“Però Rusty è ancora lassù.”

“Scommetto che non ci resterà per molto.”

“Lasciagli abbastanza spazio per sgattaiolare via senza dire niente – tipo, vieni al capanno.”

“È infantile.”

“Cioè.”

“Va bene.”

“Dov’è Devin?”

“L’ho lasciato a casa di Cody a prendere la sua macchina.”

“Perché – “

“L’ha usata sua sorella perché la sua ha qualcosa che non va.”

“Aspetta, è Stefanie --- Ehi.”

“Michael. Guarda il messaggio.”

“Non c’ho un --- Eccolo. È lui. È il vicino.”

“Michael. È un molestatore sessuale registrato con una storia che doveva finire al telegiornale.”

“Aspetta. Sto leggendo il link adesso.”

“Non è l’unico.”

“Bella, mi stai intasando il telefono,”

“Questo tizio è roba seria.”

“Dimmelo e basta.”

“È andato in macchina a incontrare un ragazzino, ed era un’operazione sotto copertura. Ma…”

“L’hai controllato?”

“Non posso.”

“Non è il momento delle regole.”

“Leggi il titolo dell’altro link.”

“--- sua madre?”

“Quel tizio sarà il nostro vicino.”

“Aspetta. Il Rottweiler era vecchio – tipo…”

“Vuoi dire che è quel cane?”

“Cioè, non può essere. Non li sopprimono i cani che…”

“Michael, se quello è uno dei cani che hanno sbranato sua madre.”

“Si è tenuto il cane che ha ammazzato sua madre.”

“Sto già venendo lì.”

“Qui? E il mandato?”

“L’abbiamo eseguito.”

“Già finito?”

“Entriamo e basta, facciamo uscire tutti, cambiamo le serrature, mettiamo i sigilli alle porte, e torniamo con tutta la squadra.”

“Lasciate lì le prove?”

“Non esattamente. Ci prendiamo i computer e le casse e ci facciamo dare gli accessi al sistema di sicurezza. Stacchiamo internet, prendiamo il router, e ce ne andiamo.”

“Perché vieni qui?”

“Andiamo all’indirizzo della sua regristrazione.”

“Uau. No che non ci andiamo.”

“Sì, che ci andiamo.”

“Aspetta, dove l’hai preso l’indirizzo?”

“È un puntino rosso su uno schermo,”

“Aspetta --- Abita dalle parti di Boyd’s Creek.”

“Aspetta, è Phil ---"

“Tanner, tu lo sapevi di questo tizio?”

“Più o meno.”

“Hai detto il maniaco, quando facevamo i massi.”

“Ehm, allora, Cody ne parla un sacco.”

“Cosa? Cos’è un sacco.”

“Tipo che l’ha nominato un paio di volte.”

“Come?”

“Tanto per dirne una, vuole che si costruisca la casa qui, tipo fantastica su quanto ti incazzerai.”

“Aspetta, quindi tu la storia non la sai. Sai solo la versione di Cody?”

“Sono tornata.”

“Ehi.”

“Cambio di programma. Devo tornare al ristorante. Questa tizia è tornata dopo, ha tagliato il nastro, e adesso è dentro.”

“Dov’è questo posto”

“Non te lo posso dire.”

“Ma adesso ci torni da sola?”

“Lo sceriffo è già lì, l’ha già presa in custodia. Devo andare. A quella casa ci andiamo stasera.”

“No. Questo è lavoro me.”

“Non se ne parla, Michael. Non ti azzardare ad andarci senza di me.”

“Oh, ci vado. Avevo già in mente di squagliarmela prima che arrivassi, e adesso ho tempo per tramare e complottare. Prendo una macchina a nol…”

“Michael. Non ti azzardare.”

“Sto già andando al furgone; devo prendere una macchina a noleggio.”

“Ma che cazzo?”

“L’ho appena bloccato in fondo al vialetto con l’Hummer. Lo riconosce al primo colpo se gli passa davanti a casa.”

“È per questo che…”

“Cosa? Non ci hai pensato bene, eh? Mi immaginavi sul sedile davanti della tua macchina della polizia, a smanettare con l’MDT.”

“Non ci avevo pensato così in là.”

“Questa tizia è capitata per una ragione. Tu lì non c’hai niente da fare.”

“Neanche tu.”

“Sono in macchina, Stefanie. Qualcosa da fare ce l’avrò.”

“Vai adesso?”

“In questo preciso istante, prima che tu abbia la possibilità di convincermi a non farlo o di fregarmi per farmi aspettare.”

Capitolo 70 – martedì 27 febbraio

“Cody, non c’hai ancora pulito la cucina!”

“Meghan doveva lavorare, e Lonnie sta non so dove.”

“Il furgone sta qua.”

“Lui no.”

“Vado a prendere le bambine, e oggi dovemo portare dentro la roba loro.”

“Te devi mette sotto con la macchina di Meghan.”

“Non dirlo così. Sei stato tu che m’hai fermato ieri, non volevi che la signora King veniva qua, e noi col cofano aperto.”

“Va fatta oggi. Lei torna, e io non c’ho sta cosa aggiustata,”

“Mi mancano tipo tre minuti se vieni a tenere il connettore alla paratia.”

“Va bene, annamo. Alza sto cofano.”

“Devo infilare sto culone qua sotto. Quel crick s’è piantato nella terra.”

“Va bene. Infilati là e passami il filo.”

“Non farlo impigliare, Cody. Tira piano.”

“L’hai fatto quello che t’ho chiesto?”

“L’ho fatto, ma non c’è niente in tutta sta storia. È tutto regolare, Cody.”

“Che cazzo vuol dire regolare? Quello è un evasore fiscale, e la sua donna è sbirra. Ma l’hai almeno chiesto?”

“L’ho chiesto. Ho chiamato il numero verde, e m’hanno chiesto chi ero e io gli ho detto che volevo restare anonimo, e quelli continuavano a dire che non possono dare consulenza legale e cercavano de sapere il mio nome. Non è quello che pensi tu.”

“È un ladro. Pedro l’hanno messo in galera per la stessa cosa.”

“Non è la stessa cosa. Passalo lontano dal collettore così lo fisso alla paratia. Pedro è finito in galera per traffico di esseri umani.”

“Ha cominciato con quel 1099 però.”

“Questo non è un 1099.”

“Quell’uomo se ne deve andare.”

“Cody, è uno che si costruisce una casa, e ci ha dato una ditta così non deve tenere le buste paga e tutte le scartoffie che facevamo per prendere lo stipendio.”

“Non è tutto sto lavoro.”

“Perché l’hai fatto da schifo. M’ha fatto rimandare tutte e due le tue fatture.”

“Io il lavoro suo non glielo faccio, regala una ditta, si vanta con tutti gli amici quanto è furbo che insegna alle scimmie a tenere i conti. Tutto il problema è sti yankee che vengono qua giù, c’hanno i computer di lusso, mettono un uomo a libro paga, non lo pagano in contanti.”

“I soldi sono buoni, e dice che è un cantiere di due anni. Cody! Stai prendendo a calci il crick!”

“Oh – avessi visto la faccia che hai fatto.”

“Avrei voluto vedere la faccia che hai fatto tu quando quel Rottweiler t’è venuto addosso così.”

“È diventato vecchio. L’ultima volta che l’ho visto quel cane, c’erano tutti e due, io stavo lassù, a prendere il ginseng, e quello arriva con sua mamma nella Lexus dopo che avevano comprato il posto. Quei cani m’hanno sentito l’odore su quel crinale, e ce l’ho fatta a malapena a passare la collina e salire sulla postazione da caccia."

“Strano che se li è tenuti quei cani – lo stesso cane?”

“Pare. Non è mica cane mio. Che ne so io? Vieni a pescare stasera?”

“Amico, devo lavorare, Cody. Tu e Lonnie tutte le sere su quel lago non ha senso.”

“L’altra sera invece semo entrati di nascosto nella valletta, Lonnie ha preso un pesce gatto, e quella luce del capanno s’è accesa e c’è toccato filà.”

“Fa troppo freddo la notte per pescare, e quello ti licenzia se non ti presenti al lavoro.”

“Non mi può licenziare.”

“Può licenziarci tutti.”

“Quell’uomo è un vigliacco, non licenzia nessuno, e mo’ c’ha bisogno che la casa gliela costruiscono.”

“Assumerà qualcun altro e basta.”

“Avessi visto oggi, c’aveva un messicano lassù, e lui parla spagnolo proprio come loro.”

“Parla spagnolo?”

“Sì, proprio come loro. Se la chiacchieravano che era una bellezza.”

“Spero che non assume messicani.”

“A te che te ne frega?”

“Cody, a me sto lavoro serve. Non siamo mai stati così bene. Macchine nuove, lavoro coi tempi miei, ogni giorno vado a prendere le bambine a scuola e non c’è nessuno che mi mette sotto stress – tranne te.”

“Io ti ho dato un posto dove stare.”

“E ti ringrazio, ma fai come se c’avessi una proprietà, e mi dai l’affitto gratis o roba del genere.”

“Che cazzo vuoi dire?”

“Mi tieni qua con sta macchina, fai come se te la dovessi. Sono tuo amico, Cody, e ti do una mano perché siamo amici.”

“E io ti do una mano a te.”

“Che fate ragazzi? Vi sento fin dentro al bosco.”

“Gesù, Deddy. M’hai fatto prendere un colpo.”

“Ragazzo, devi stare attento, a farti arrivare uno alle spalle così.”

“Eri di nuovo laggiù, eh?”

“C’ero, e t’ho visto, ragazzo, quasi crepare sul posto quando quel cane ti è venuto addosso. Perché te ne stavi lì impalato così?”

“Impalato? Andavo così veloce che l’orologio non mi stava dietro.”

“Ragazzo, lo sai che il cane di quell’uomo è un assassino, un assassino vero, e tu te ne stai lì con la faccia di uno che non ci ha il cervello.”

“Col cavolo.”

“Meno male che ti sei svegliato. Da su quel crinale, pareva che t’avesse mancato il piede per un pelo quando hai chiuso quella porta.”

“Ecco fatto. Aiutami a tirarmi su. Cody. Aiutami a tirarmi su.”

“Rusty, come va? Qua si mette a fare un bel casino con le tue ragazze che vengono a stare qui.”

“Ehi, Lonnie. Sono gasatissime.”

“È stasera?”

“Sì, appena Cody pulisce quella cucina.”

“Perché devo pulire io, che tanto la rinzozzi per cena?”

“Ragazzo, ma non ci hai un minimo d’orgoglio?”

“Puliscila tu, pà.”

“Sei un pelandrone, ragazzo. T’ho sentito ieri sera, Meghan t’ha detto di lavare quei piatti e portarli su per la collina prima che lei torna dal lavoro oggi. Almeno ti sei messo su quella macchina.”

“Sì, come no, mi basta attaccare questo capocorda – eccolo. Mettila in moto.”

“Ragazzo, che voleva dire quell’uomo coi tuoi duemila?”

“Cosa, pà?”

“Prima che te ne vai incazzato, quell’uomo t’ha chiesto che ci fai coi tuoi duemila.”

“E allora?”

“Che sono ’sti duemila?”

“Pà, non sono affari tuoi.”

“Altroché se lo sono. Sei mio figlio, e salti il lavoro, ci hai una borsa di caramelle gommose così grossa che pare finta, e adesso ti metti a truccare la macchina di Meghan come se ci avessi soldi da buttare.”

“Pà, non sono affari tuoi.”

Quel ragazzo non ci ha cervello. Trova un lavoro che lo paga di più in un giorno di quello che faccio io in mezzo mese, e se lo sputtana tutto in caramelle da fuori di testa e aggeggi del cavolo che non valgono manco le mollette che usa per attaccarceli. E chi è che continua a staccare i tasti dal mio computer?

“Sta peggiorando.”

“È così tutto il giorno.”

“Ci sente?”

Senti questi. Piccoli stronzi, pensano che sono pure sordo. Ecco cos’è che non va, ’sti ragazzi fanno i saputelli tutto il santo giorno, non bastava quel figlio mio, adesso chiama pure i rinforzi. Poi vedrai che si porta lo yankee quaggiù con vino e formaggio, e pretende che io mi inchino a quell’uomo che m’ha strappato via tutto il menù che non posso mangiare senza quella valle. Gli tira su una villa, e a me non mi lascia pescare. Glielo faccio vedere io. Io pesco quando mi pare, e me li prendo pure i cervi, quando mi pare, e quell’uomo non può fare niente per fermarmi. E adesso quel Boyd viene a ronzare in giro e tira su una casa proprio sull’unica strada che Lonnie conosce per entrare in quella valle senza far rumore. L’ha messa proprio lì, l’unica strada. E pure se passo quella, c’è un cane assassino, quel mostro non è altro che lo specchio del suo padrone.

“Ragazzo, l’hai chiamato quello delle tasse? Ragazzo, mi stai a sentire?”

“Pà, li ho chiamati, e dicono che gli servono più informazioni. Non posso dirgli tutto, so che vogliono il mio nome, e dicono che non danno consulenze legali.”

“Non gli hai chiesto una consulenza legale, gli hai chiesto la ricompensa per denunciare quello yankee, e riprenderci quella valle.”

“Pà, l’assegno della ricompensa devono intestarlo a qualcuno. A chi lo intestano, a te? A me? Non si può. Abbiamo campato coi soldi in nero tutta la vita, e le tasse non le abbiamo mai dichiarate. Si tengono l’assegno della ricompensa per coprire le tasse che non abbiamo pagato.”

Dannato ragazzo, non ci ha costanza, trova un muro e subito molla, come vengono così vanno. È questo il problema di ’sti ragazzi. “Rusty, tu non sei uno che molla, vero?”

“Macché, Lonnie. Ci ho quattro ragazze che non mi fanno mollare. Quelle tre bambine sono tutta la motivazione che mi serve.”

“Senti, Cody? Rusty lo sa.”

“Lo sento, pà, ma quello che ti manca è un terreno vero. Tu dici che mollo, e io non ho mai detto che mollo. Ho detto che non è così facile, che fai una telefonata e quello se ne va in manette. E se la fai sbagliata, magari sono io quello che finisce al gabbio.”

Vengono quaggiù a cambiare tutto quanto, maledetto balletto a giocare con le nostre usanze che vanno bene da centinaia d’anni, nessuno s’è mai lamentato di come tiriamo avanti, non ci serve il loro aiuto, tutto quello che fanno è rovinare tutto. Cambiano tutto, lo fanno come da dove vengono, senza mai capire che da dove vengono è il posto che hanno lasciato, e l’hanno lasciato per un motivo.

“Pà, non vuoi andare a prendere le tue cose che hai lasciato in camera tua, portarle nella camera nuova? Le ragazze si trasferiscono stasera.”

Ecco. Tutti quanti, e cambiano. Ha vissuto in quella camera tutti i suoi anni, Mamma l’ha cresciuto lì. Lascia tutto per andarsene più in alto sulla collina. E quel ragazzo non sa dire perché. Glielo chiedi e dice roulotte più bella. Glielo chiedi e dice più grande. Glielo chiedi e dice vista migliore. Io dico che tutto quello che vedo è il tetto di casa mia e un altro uomo che ci cresce la sua famiglia.

“Pà.”

“Sì, ragazzo, t’ho sentito.”

“Lo senti quel motore, Cody? Adesso fa quaranta-cinquanta miglia con un gallone.”

“Fagliela vedere a quello yankee.”

“Perché lo odi così tanto?”

“Lo odio, sì. Lo odio. Viene quaggiù, ci dice come dobbiamo vivere, come se non volessimo di meglio. Me lo trovo da solo il meglio, senza di lui. Non è lui che m’ha portato su per la collina. Non è lui. Non è lui per niente. Vivo la mia vita, mi trovo il mio lavoro. Rusty, perché non rimettiamo quell’annuncio su Facebook, a riparare macchine sul posto?”

“L’annuncio c’è, Cody. Però la maggior parte delle chiamate sono lavori troppo grossi.”

“Che vuol dire troppo grossi?”

“Cody, non ci abbiamo la gru, non ci abbiamo il set di chiavi da tre quarti, non abbiamo modo di sistemare la maggior parte delle chiamate che arrivano. E adesso non possiamo prenderne nessuna perché stiamo già lavorando.”

“Squagliatela. Quell’uomo non fa niente”

“Cody, non posso squagliarmela così. Mi serve ’sto lavoro. Cavolo, ’sto lavoro mi piace, e non me lo rovino perché tu ti possa rovinare il tuo.”

“Come fai a dire che ti piace ’sto lavoro? C’eri pure tu con me in tutto, a centrare gli alberi, a sfasciare le macchine.”

“No, Cody. Tu sei andato avanti col troppo grasso a tirare i cingoli, e adesso mi metti sulla skid che è come guidare un sasso giù per la strada. Devo a quell’uomo duemila dollari, e…

“Non gli devi un cazzo a quell’uomo. Se è così scemo da darti i soldi, tu prendili. Anticipo sulla paga, col cavolo.”

“Cody, devo a quell’uomo duemila dollari di lavoro, e adesso mi tocca girare in tondo a trasportare quella terra, sballottato nella cabina, con la schiena a pezzi.”

“Però quella perdita sulla ruota folle è partita bene, no?”

“La puzza mi fa venire il mal di testa.”

“Finisce presto. L’uomo dice che chi lavora viene pagato. Chi aspetta i pezzi viene pagato. Vedrai. È un bugiardo.”

“Non funziona, Cody. Ti mette solo a fare qualcos’altro.”

“Vedremo.”

Capitolo 71 – martedì 27 febbraio

“Stefanie, non mi metto a discutere con te su questa cosa.”

“Non sto discutendo.”

“Quella era la mia battuta.”

“Michael, non andarci senza di me.”

“Non ti arrabbiare, Stefanie.”

“Non sono arrabbiata.”

“Non mi metto a giocare a indovina l’emozione con te.”

“Michael.”

“Senti. Io posso stare qui, e tu no.”

“È una strada pubblica.”

“Ma tu sei un poliziotto, e questo rende quello che sto facendo illegale per te.”

“Non è illegale.”

“È abuso della funzione.”

“No che non lo è.”

“E lo sai che lo è. E se arrivo lì, e questo tizio mi vede? Ero a trenta centimetri dalla sua faccia tre ore fa. E se si incazza o…”

“Appunto, e sei lì da solo, e con quel polmone. Qui non siamo ad Amsterdam.”

“Stefanie, sono su un minivan. I vetri sono oscurati. Ho una pistola e un acceleratore – ’sto coso è sorprendentemente veloce, però è strano sentire un motore quando schiaccio il gas.”

“No. Niente distrazioni. Non andarci. Sono nella sally port, e tra un minuto escono con le mie carte. Posso essere lì in quindici minuti.”

“Con un Explorer della polizia. Sì, molto razionale.”

“Posso salire sul minivan.”

“Cosa, parcheggi il tuo veicolo di servizio coi fucili a pompa e Dio solo sa cos’altro nel parcheggio del Sonic abbandonato e sali sul minivan e te ne vai? Funzionerà alla grande.”

“Michael.”

“Senti. Sta succedendo. Sono quasi arrivato. Puoi continuare a distrarmi, o puoi salire a bordo e prenderti il posto migliore che puoi in questa corsa.”

“Questa me la paghi.”

“Il fermo per contravvenzione..?”

“Grazie, Ted.”

“Che fine ha fatto la Camry?”

“Giusto, è da un po’ che non ti vedo. Come te la passi?”

“Bene, li registro, gli do da mangiare, li lascio andare quando me lo dicono.”

“E si ricomincia. La Camry l’abbiamo mandata in pensione. Era troppo come rapire qualcuno dalla veranda di casa.”

“La prima volta che s’è aperto il cancello su quel coso, ho pensato subito al registro, chi c’abbiamo qua dentro che sta per evadere.”

“Questa confonde meno.”

“Scusa, non posso chiacchierare. Avanti il prossimo.”

“Ti apro il cancello.”

“Alla prossima, Ted --- Ci sei ancora?”

“Sto solo ascoltando.”

“Dove sei?”

“Sto giusto girando da Boyd’s Creek adesso.”

“Fammi uscire, e apro la mappa.”

“È quella stradina laterale, quella che tipo corre parallela alla Chapman, tipo dietro tutti i negozi.”

“So dov’è. Avevo pianificato tutto, e tu me l’hai tolto. Registrazione per reati gravi.”

“Reato grave. Roba seria. Mi servirà un avvocato.”

“Deno non ha un cazzo in mano con queste accuse, amico.”

“Adesso mancano tre svolte. Probabilmente la vedo e manco lo so ancora.”

“Sei sulla Humphrey o sulla Howard?”

“Humphrey’s. Eccola. La vedo attraverso i cortili. Giro adesso.”

“Com’è?”

“Passo oltre la sua strada. Sta letteralmente a un incrocio a tre vie, tipo appena entri nel quartiere, la sua è la casa su cui battono i fari quando ti fermi allo stop.”

“Che altro?”

“Provo a fare inversione. Due vialetti di fila, cartello di divieto d’inversione.”

“È tutto un anello. Fai il giro.”

“È una lottizzazione – tipo anni novanta. Classe operaia. Furgoni da lavoro e GMC nei vialetti, pure macinini. Questo anello esterno è tipo un quartiere che era già un quartiere prima che costruissero la roba dentro l’anello. È tutto più vecchio, ranch a un piano, lotti più grandi. Alcuni tenuti bene, altri no.”

“Seymour.”

“Sì, l’America.”

“Fai tutto il giro?”

“Sì. La prima cosa che noto è che la lottizzazione interna è sotto il prezzo di mercato.”

“Che vuol dire?”

“Voglio dire, tipo, sono tutte vetrine da ceto medio arrivato, dovrebbero essere più curate, l’orgoglio del prato tagliato, la competizione. Tipo, queste sono quasi tutte rivestimento in vinile, facciata in mattoni davanti, garage doppio, vialetto in cemento, ma non c’è – nessuna miglioria o niente. Hanno tutte le stesse porte del garage in acciaio che sono venute con la casa, i portoncini d’ingresso da capitolato. Non ci sono aceri giapponesi – aspetta, ce n’è uno. Il giardinaggio, non torna.”

“Dove sei?”

“Sono quasi tornato all’ingresso. Dio, la sua casa spicca.”

“Certo che spicca. La stai cercando.”

“No. È diversa. Entro adesso. Nessuna delle case ha una recinzione tranne la sua. C’è una rete metallica intorno a tutto il cortile laterale e al retro. È un lotto doppio col secondo a destra e la recinzione chiude dentro tutto. È tutto un recinto per cani. Si vede che il percorso lungo il perimetro è tutto tipo terra nuda ed erbacce dure sotto la rete.”

“C’è lui?”

“Non si capisce. Ho girato a destra, e quello che ho visto da fuori, lo sento anche dentro. Le case sono tutte tenute abbastanza – tranne la sua – i prati sono tagliati, ma non diserbati. Nessuno dei vialetti o dei camminamenti è rifinito ai bordi.”

“È inverno.”

“Fra due giorni è marzo. È stato caldo tutta la settimana, e non c’è nessun segno di vita all’aperto lasciato in giro.”

“Ci sono macchine nei vialetti?”

“Qualcuna. Come ho detto, c’è roba più nuova per lo più. È tipo un salone di Terrain, in parte. Un’Acadia. In realtà ci sono un sacco di macchine nei vialetti.”

“Quei garage sono pieni.”

“Buon occhio. Niente seminterrati qui. Costano troppo.”

“Bandierine in giardino o luci di Natale o qualcosa?”

“No. Non c’è un solo striscioncino o nome di famiglia o canestro. Abbastanza inquietante per Halloween, però.”

“Sì, il sogno bagnato di ogni genitore, i bambini a fare dolcetto o scherzetto nel quartiere del molestatore.”

“Quella è abbandonata. Niente tende, niente persiane. Ha uno di quei cartelli di legno con scritto WELCOME sulla veranda.”

“Hobby Lobby sarà fiera.”

Ce n’è un’altra vuota. Si vede attraverso la vetrata dritto fino al cortile dietro di questo tizio. Ce n’è un’altra. Tutte le altre sono in una specie di stasi o – è tipo un film sulla fine del mondo.”

“Nessuno fuori, proprio nessuno?”

“Nemmeno un’anima. Cioè, ti aspetti un sacco di tende tirate in una lottizzazione, ma questo è assurdo. Mi aspetto di vedere tipo un cartello gigante di quarantena FEMA da un momento all’altro.”

“Te la immagini la fermata del bus la mattina?”

“Oddio. Scommetto che è tipo proprio lì. La sua casa è al centro esatto dell’anello e proprio all’ingresso.”

“Figurati se prendono lo scuolabus.”

“Non c’è un solo cartello vendesi in tutto il quartiere, nemmeno su quelle abbandonate. Eccone un’altra. Vuota. Fanno tre su che, tipo cinquanta case.”

“La mappa ne mostra una cinquantina, sì. Hai finito il giro?”

“Quasi. La sua è a sinistra. Gli arbusti più alti di tutto il quartiere sono i suoi. Ce n’è uno vicino al vialetto – non è un arbusto in realtà, è un frassino cresciuto dalla linea della recinzione che ha continuato a crescere – nasconde una vecchia IROC-Z senza cofano e con le gomme a terra, parcheggiata in retro, dimenticata. Non c’è una goccia di tipo luce o che so io in casa. Ogni tapparella è chiusa così stretta che non capisci nemmeno se ci vive qualcuno. Il rivestimento è tipo sbiadito e vecchio, ma è tipo – dove la pioggia cola giù per i muri, è sporco – ma non solo sporco. Dove di solito si lava con l’idropulitrice ogni anno o due, questo l’hanno lasciato accumulare, e sembra un orologio di Dalí, che si scioglie giù per i lati.”

“Che inquietante.”

“Sto uscendo. Dove sei?”

“Sto andando dalla prigione da Karen a lasciare la macchina di servizio.”

“A lasciarla?”

“Mica penserai di essere l’unico che può vedere quel quartiere, vero?”

“Bella, c’è un cattivo vero, con una storia da uno dei tuoi Dateline, che possiede la nostra servitù di passaggio e controlla tutto il nostro senso di pace e sicurezza.”

“Non so se è proprio così.”

“Se ci si trasferisce. Tipo l’unico lotto edificabile su tutto il suo terreno è quella piccola zona piana di fronte al nostro piazzale attrezzi. E dovremmo passare davanti a casa sua nel nostro stesso vialetto solo per arrivare a casa nostra, e se vedessi questo quartiere, capiresti esattamente che effetto deve fare.”

“Oh, lo vedrò.”

“Aspetta, Stef. Non andare laggiù da sola solo perché sei arrabbiata con me…”

“Non sono arrabbiata.”

“Almeno prendi questo minivan.”

“Non ci vado con la stessa macchina che ha appena fatto il giro lento del quartiere. Qualcuno c’è dietro tutte quelle tapparelle, e chiameranno la polizia se vedono la stessa macchina girare l’isolato due volte.”

“Non ci vai con la tua macchina.”

“Perché no?”

“E se…”

“E se cosa?”

“E se ti vede?”

“Non mi conosce, e l’hai detto tu stesso che è tutto Terrain e Acadia. La mia ci sta a pennello.”

“I tuoi vetri sono oscurati abbastanza. Dove sei adesso?”

“Sono sulla Wear’s Valley Road.”

“Mio Dio. Sei arrivata fin lì dalla prigione… Ma i freni non li usi proprio?”

“Solo come ultima risorsa.”

“Vieni a prendermi. Vengo con te.”

Capitolo 72 – mercoledì 28 febbraio

“’Giorno, Rusty. Che gambe bianche smorte, fratello. Dov’è il tuo amichetto?”

“Ci sono ventuno gradi qua fuori. Non lo so dov’è. L’ho chiamato tipo sei volte, e non ha risposto al telefono.”

“Non gli piace lavorare sotto la pioggia, questo è sicuro.”

“Vero, ma non doveva piovere fino a pranzo.”

“È uno che pianifica. Com’è la casa nuova?”

“Bene. Ieri sera abbiamo sistemato le ragazze, e stasera sistemiamo la nostra camera.”

“Non ti mancherà dormire sul divano, questo è sicuro.”

“Pavimento.”

“Dormivi sul pavimento?”

“Sì, da mio fratello eravamo stretti, e il motel aveva solo due letti.”

“Amico, sei un uomo migliore di me.”

“Non ne sono così sicuro, tu non stai più a Hardin Valley, questo è sicuro.”

“Mi prendo questa valle tutti i giorni piuttosto che un motel su un piazzale di ghiaia a sentire il traffico della Chapman Highway tutta la notte.”

“Amico, non scherzi. Sono stato in quell’albergo quasi un mese – coi vicini e il rumore continuo, le ragazze sveglie dieci volte a notte, si addormentano nei cereali ogni mattina.”

“Quelle regole stupide non hanno senso. Com’è che è meglio lasciare una casa affollata con tuo fratello per stare in un motel rumoroso pieno di droga?”

“Amico, c’erano gli sbirri ogni tre giorni, ci vivevano due prostitute e un mucchio di famiglie disperate che cercavano di far bastare i soldi, e non arrivavano mai oltre metà mese.”

“Burocrazia. Non deve avere senso, basta che possono spuntare la lista per pararsi il culo.”

“Le ragazze adesso ci hanno una camera, e non so come ringraziare te e Stefanie. Nessuno s’era mai fatto avanti così nella mia vita. Ci avete salvato il culo, Michael.”

“Inserire qui distrazione emotiva.”

“Sì. Sappilo e basta.”

“Lo so.”

“Allora, che si fa?”

“Riprendiamo sul piano della casa a tagliare quei gradoni alti. Tagliare terra, portarla via, e ripetere.”

“Quella skid ha bisogno di un attimo. Ieri la guidavo, e il cingolo è troppo tirato. Salta la guarnizione su quella ruota folle se non tolgo un po’ di grasso.”

“Perché è così tirato? Chi l’ha ingrassato l’ultima volta?”

“Non lo so chi l’ha ingrassato l’ultima volta, ma chiunque era, ci ha messo dentro un tubetto intero,”

“Bene che te ne sei accorto.”

“Non potevo non accorgermene, passava su quella ghiaia come un vaglio vibrante, mi sbatacchiava le palle dritte nel mucchio degli scarti.”

“Gold Rush. Bell’immagine. Come si sistema, togli la piastra e spurghi l’ingrassatore?”

“Più o meno. Non ci vogliono venti minuti,”

“I migliori piani dei topi e degli uomini.”

“Sì, come no.”

“Scommettiamo che Cody viene al lavoro su quelle Legborghini?”

“Non viene.”

“Peccato. Datti da fare prima della pioggia. Io sto nel capanno.”

“Ehi.”

“Ehi.”

“Che combinate voi ragazzotti?”

“Ho appena sistemato Rusty. Tanner e Devin sono appena arrivati laggiù, e ho una mail dell’uomo del pozzo che dice che viene alle 9:00 stamattina.”

“Oh, questa non me l’aspettavo.”

“Sarebbe bello se stavolta si presentasse.”

“Quanto ci vuole a trivellare un pozzo?”

“Non tanto. Se riesco a far venire qualcuno a trivellare.”

“Non può essere così difficile avere un pozzo.”

“Non dovrebbe, ma lo è. E quella ditta Sansone?”

“Ma che cavolo?”

“La ditta dei pozzi, Sansone.”

“--- Atlas, Michael. Si chiama Atlas.”

“Calma, Dalila. Ha richiamato Atlas?”

“No, e la signora della Corum non risponde più alle mie chiamate.”

“Quale ha comprato i clienti di Sterling Hair?”

“È quello il tizio che torna oggi.”

“Aspetta. Io quassù ho conosciuto un solo tizio dei pozzi, ed era quello che faceva come se potesse cominciare quella settimana e poi non m’ha mai richiamato.”

“Non me lo ricordo.”

“C’è un bel cast di personaggi quassù.”

“Vabbè. Se troviamo un tizio dei pozzi, quanto ci vuole prima di avere un pozzo?”

“È un pozzo prima che finisca la giornata se qualcuno si presenta con un camion trivella. L’unica eccezione è quello delle pompe – alcune ditte di trivellazione installano la pompa e tutto, ma alcune sono servizi separati.”

“Quindi, è complicato.”

“Già. Ho un altro impresario a pranzo. Com’è la tua giornata?”

“La mia è supervisionare la raccolta delle prove sul posto della perquisizione e fare l’inventario.”

“Adoro un buon avvocato difensore.”

“Finché non mi fanno inventariare i post-it.”

“Piagnona.”

“E allora inventariali tu i post-it.”

“No. Ci ho già i miei guai. Cody stamattina non s’è presentato, e io devo far scavare questa buca – tu che ieri sera invocavi l’universo per far chiudere il mio cantiere.”

“Ma di che cavolo parli?”

“Ieri sera m’hai fatto dire ad alta voce che scaviamo una fondazione senza permesso. All’universo non piace chi si vanta.”

“Cody non s’è presentato… è lì che eri rimasto.”

“Sì. Rusty l’ha chiamato e il ragazzo non ha mai risposto.”

“Sei stanco o qualcosa del genere?”

“Sembro stanco?”

“Il fatto che non hai senso è l’indizio.”

“Sono stato sveglio parecchio stanotte. Io e Bad Kitty eravamo su a guardare la TV, ma lei non si posava da nessuna parte. Tirava su la testa, si guardava intorno, fissava fuori dalla porta, con la coda che frustava.”

“Irrequieta?”

“Cioè, di solito dopo cinque minuti di America, The Story of Us ci ho il gomito bagnato di bava.”

“Non mi sono arrivate notifiche dal Ring.”

“Neanche a me, ma la gatta ha suonato l’allarme tutta la notte.”

“I cani comandano, i gatti sbavano.”

“La gatta funziona benissimo. Solo che non ti tratta come se non avessi abbastanza cervello per ascoltare.”

“D’accordo. La gatta è sottile.”

“Non serve abbaiare e saltare dappertutto. C’è qualcosa là fuori.”

“Qualcosa o qualcuno?”

“Non parlo gatto.”

“Clover me lo direbbe.”

“Calma, Berkowitz.”

“È solo una brutta sensazione. E non solo ieri notte. Sono uscito con lei un paio di volte, e lei fissa su verso il crinale, si gira e vuole entrare nel capanno.”

“Che inquietante.”

“Ha i suoi momenti.”

“Niente di concreto, però?”

“No. Faccio finire a Tanner l’installazione del chiavistello oggi, per quel che serve.”

“È una buona idea.”

“Sì, ma sono portefinestre, Stef. Un piccolo nottolino da una parte e un chiavistello dall’altra.”

“Mi hai appena azzannata per i tuoi stessi fallimenti di sicurezza?”

“Forse. Chiamo Bill oggi --- Ehi Tanner, entra.”

“Che c’è?”

“Ehi. Niente Cody oggi. Tu sei…”

“Vuoi che lo chiamo?”

“No. Cioè, quella è roba tua. Stavo solo spiegando quello che stavo per spiegarti sulla tua giornata.”

“E va bene, allora.”

“Scambiati con Rusty. Oggi sei sulla skid steer. Metti Devin sulla barriera antierosione.”

“Non lo farà --- Michael. Fammi chiudere e richiamami.”

“Volevo che fossi tu a raccontare a Tanner di Boyd.”

“È lavoro tuo.”

“Hai fatto una dozzina di domande.”

“Non più pertinenti.”

“Okay. Ti amo.”

“Ti amo anch’io.”

“Allora, io sulla skid. Devin non combina granché senza un secondo uomo.”

“Può piantare un picchetto e misurare e piantare il prossimo.”

“Sono fuori dalla squadra di scavo da un bel po’ – dove va il materiale di scavo?”

“L’ultima istruzione a Cody era, finché è scisto che si sbriciola in superficie, accumularlo lungo la strada lassù. L’hai vista?”

“Sì. Quindi lo prendo, e lo stoccherei sulla strada forestale – a mucchi come li ha fatti Cody?”

“Più o meno. Prima o poi arriva Robby e installa la fossa settica laggiù appena sopra il piazzale attrezzi, e piazziamo i pali del solare nel campo aperto che lui crea facendolo. Quello scisto stoccato servirà per la strada alta da qui al tornante per arrivare al garage sul retro della casa.”

“Quindi, scisto a mucchi come li ha fatti Cody.”

“Sì. Come ho detto. Li useremo per fare la strada nel bosco quassù, e quello che avanza sarà la base per la strada fino a dove installeremo il solare permanente.”

“Metto Devin a cominciare la barriera antierosione.”

“Non perdere tempo. Caldo così presto e pioggia in arrivo vuol dire un fronte temporalesco in questo periodo dell’anno.”

“---Chi è quello?”

“Boh. Il tizio del pozzo deve arrivare alle nove, ma sono solo le 8:30.”

“È un furgone da lavoro.”

“Primo indizio?”

“Griglia sfasciata.”

“Arriva a tutta.”

“Ha paura di non farcela sulla salita.”

“Sul serio – ehi, rallenta, rallenta!”

“Gesù!”

“Ehi – EHI! Rallenta, amico.”

“Mio Dio, ma sei matto?”

“Porca puttana, come facevo a sapere che c’è uno stagno quassù?”

“Guidando come uno che ci ha il cervello, magari.”

“Ha ragione.”

“Pure il tuo uomo lo vede.”

“Io sono Don. Questo manichino da crash test è mio figlio, e la lezione stavolta l’ha quasi imparata una volta per tutte.”

“Ciao, Don. Io sono Michael.”

“Questo è Tanner. Scendete dal furgone, o v’ha fatto paura?”

“Non vedo l’ora di scendere.”

“Il figlio?”

“Johnny.”

“Ehi, Johnny. Sai, abbiamo avuto un po’ di gente che è salita fin quassù, ma quello era impegno. Gli altri però s’erano portati una canna da pesca invece di prenderli nel vano motore.”

“Sputa ghiaia, bella. Hai una strada così, un uomo la deve cavalcare.”

“Questo spiega la griglia.”

“Allora, ehm, vado a chiamare Cody.”

“Non farlo per me, però. Se fosse per me, lo lascerei sparire.”

“Come funziona?”

“Ne parliamo dopo. Io lo chiamo il principio di Porfirij.”

“Ecco un nome.”

“C’è tutto un mondo accademico, ma Cody non salirà sconfitto, intontito e stordito.”

“Allora, è terra portata via a mucchi.”

“Sì, e di Cody ne parliamo a pranzo.”

“Agli ordini, capo.”

“Stronzo.”

“Guarda qua, Johnny. È proprio come a casa.”

“Sì, solo che tu sei prepotente.”

“Pure lui è prepotente. Solo in un altro modo.”

“Ah bene, ci risiamo. Senti. Fammi cominciare con Don. Per ora, sta per piovere, e dobbiamo togliere il materiale di scavo da lì e dargli una pendenza, o staremo con le mani in mano finché non si asciuga.”

“Dove va quel pozzo?”

“Su da quella parte, ti faccio vedere.”

“È un cantiere grosso. Fai tutto il lavoro da solo?”

“Io e i ragazzi facciamo i movimenti terra, ma per costruire la casa vera e propria prendiamo un impresario, e io di sicuro non sono uno da fosse settiche.”

“Chi ha fatto le trivellazioni per tutti quei tubi rossi?”

“Amico, quella storia è più lunga della camminata. In breve. Non riuscivamo a portare la corrente su per il vialetto, allora abbiamo fatto una piccola trivellazione da là a qua per il fotovoltaico.”

“E questo nastro sul picchetto?”

“È lì che ha cominciato il geometra – la sua stazione base.”

“Quei pannelli solari ce la fanno per tutta la casa?”

“Déjà vu, mi sembra di averla già fatta questa conversazione.”

“Scommetto che lo chiedono tutti.”

“È forte, in realtà. Abbiamo fatto quella biforcazione nella strada laggiù solo un paio di settimane fa, e l’idea è eliminare quella strada che hai preso su per il retro della diga e cominciare a spingere la gente verso la casa invece.”

“E che c’è di forte?”

“Be’, abbiamo fatto la biforcazione, e tutti continuano a scegliere il ramo di destra e salgono su per la collina fino a qui.”

“Questa strada sembra più consolidata.”

“Sì. Ci sto lavorando. Questo bivio porta qui e logicamente lungo il bordo dello stagno – vieni di qua – corre lungo il bordo dello stagno, e vedi che stiamo pacciamando tutto con la trinciatrice forestale – per tenerlo naturale.”

“Profuma da matti, però. È Sourwood?”

“Anche giovani pioppi. C’è un po’ di liquidambar lì dentro.”

“Quand’è che l’hai pacciamato?”

“Nelle ultime due settimane.”

“Magari la mia pacciamatura profumasse così.”

“Sì, ma la tua non ha pezzi enormi e tronchi mezzi scortecciati nel mucchio.”

“Buono per la strada, però.”

“È un po’ quello il punto. Pacciamiamo questo così lo spazio tra il piano della casa e lo stagno resta naturale.”

“È quello che state scavando lassù a sinistra?”

“Esatto. Stiamo solo facendo i gradoni adesso, e poi lo abbassiamo di brutto in una buca da seminterrato una volta fatti.”

“Lo vedo. Sarà un seminterrato con uscita diretta all’esterno però, giusto?”

“Sì, qui dal lato dello stagno. Dal lato su per la collina sarà interrato.”

“È un posto bellissimo. Un po’ in salita però, eh?”

“Non smette mai di regalare.”

“Quella è --- quella è una parabola Directv, tipo funzionante?”

“Johnnie, mi ero scordato che eri lì dietro.”

“Amico, devi per forza amare l’off-road quassù.”

“Noi siamo un po’ più tranquilli di così.”

“Peggio per te, credo. Cos’è ’sto cavo della parabola tutto arrotolato, tipo vi portate la TV qua fuori e la guardate nel fango?”

“Wow. Non ci avevo pensato. Vedi come scavano e portano il materiale lassù? “

“Be’, sì.”

“Quel capanno in fondo a questo pezzetto di pacciamatura, è lì che vivo. La mattina arrotoliamo le due-trecento piedi di cavo così non ci passiamo sopra quando portiamo via il materiale, e poi a fine giornata lo srotolano e lo portano fino al capanno.”

“Cioè, ho capito, ma come li hai convinti a installarti la TV così? Io non riesco a far fare niente a quelli dell’installazione se la casa non è esattamente pronta.”

“Costruisci case, Don?”

“Io e mio fratello abbiamo un bel daffare. Abbiamo cominciato trivellando pozzi, e gli abbiamo costruito una casa, e poi ne abbiamo costruita una per Mamma, e una cosa tira l’altra, e adesso costruiamo più case in un anno che pozzi che trivelliamo.”

“E questo vi fa slittare parecchio le date di trivellazione?”

“Cioè, abbiamo un arretrato, ma cerchiamo di prendere quelli sotto pressione per il certificato di agibilità e quelli facili.”

“Questo è facile?”

“Probabilmente abbastanza facile. Quassù è tutta acqua.”

“Un sacco di sorgenti.”

“Sai già dove lo vuoi?”

“Ci stiamo arrivando. Appena dopo il capanno qui.”

“Ci vivi davvero qua dentro?”

“Al cento per cento.”

“Il gatto nella finestra di sotto è un bel tocco.”

“Aspetta. Si mette lì così solo quando vuole uscire.”

“La lasci andare così?”

“Già – dai, Kitty. Vieni fuori. Non stare lì tutto il giorno. Kitty, abbiamo visite, e ho da fare – dai, bella. Fuori --- Lo vedi questo?”

“Lo vedo. E lo dico in giro.”

“Dici cosa?”

“Che sei succube della gatta.”

“Buuuuu. E poi a chi lo dici?”

“Ho parlato con Natalie alla Rose Drilling. M’ha detto che hai chiamato pure loro, e la Corum. Lo vuoi proprio tanto un pozzo, eh?”

“Un po’ inquietante.”

“È un gruppo ristretto. Più lavoro di quanto ne riusciamo a fare, e ogni lunedì ci facciamo una teleconferenza per spartirci il carico.”

“Molto inquietante. Quindi tutti i clienti sono esasperati, e voi ve ne state lì a ridere di loro il lunedì?”

“No, il lunedì ci organizziamo per servire la gran richiesta e prendere prima le priorità – poi se siamo in una certa zona, e c’è un cliente lì vicino che aspetta, prendiamo pure quello, poi andiamo giù per la lista.”

“Quindi non chi prima arriva meglio alloggia?”

“Ci sono un paio di tizi là fuori che non stanno nel comitato, ma per lo più tutti noi coi numeri in elenco, siamo coperti fino al collo. Però questa settimana abbiamo un tizio qui sulla Dripping Springs.”

“Il pozzo deve andare qui. Il piano della casa si allarga un po’ per via della collina, ma questa zona è fuori dallo scavo.”

“Devi livellare qui.”

“Il tuo camion non ha le trivelle?”

“I piedi di livellamento, sì, ma ci piace trovarlo bello pulito e pronto quando arriviamo.”

“Nessun problema, possiamo livellarlo prima che finisca la giornata.”

“Ne dubito.”

“Amico, siamo professionisti.”

“Ci sono salito su per il vialetto.”

“Non di nuovo.”

“Dubito che riusciremmo a portare una trivella su per quella strada.”

“Cioè, quassù ci arrivano camion di pietrisco a pieno carico.”

“Mai avuto una betoniera?”

“Non ancora.”

“Be’, vedremo. Chiamami la settimana prossima quando hai una piazzola livellata qui.”

“Posso averti una piazzola livellata qui in un’ora.”

“Vedremo. Chiamami quando hai una piazzola livellata. Quello stagno ci ha i pesci?”

“Eccome.”

“Qualcosa di grosso?”

“È troppo piccolo per quello --- quindi quando ho finito la piazzola, puoi trivellare il pozzo?”

“Ci diamo un’occhiata quando hai la piazzola. Quel ruscello scorre così tutto l’anno?”

“Non lo so. L’ho comprato solo a novembre, ma è stato così tutto il tempo che sono qui.”

“Che bel suono.”

“È come una fontana che gorgoglia tutto il giorno.”

“Sei un uomo fortunato.”

“Quando lo dici la seconda volta, tocca ferro. Ho aspettato tutta la vita per questo.”

“Valeva l’attesa.”

“Lo adoro qui.”

“Dev’essere stato un casino mettere su quel ponte.”

“Non è stato facile, ma abbiamo avuto un po’ di fortuna il primo giorno quando abbiamo dovuto scavare nel torrente, faceva così freddo, e il torrentello era ghiacciato --- almeno finché non ci abbiamo scavato dentro, poi è scorso regolare regolare proprio in mezzo tra le pietre di fondazione, e scorreva pulito e regolare sotto il telaio che avevamo costruito per poggiarci sopra le pietre per fare l’arco.”

“Quell’acqua sotto lo scavo è un buon segno che troveremo l’acqua presto.”

“Mi piacerebbe un pozzo profondo.”

“E perché?”

“Mi piace che tengano l’acqua nel tubo.”

“Perché? La tua pompa è dimensionata sulla velocità di ricarica?”

“Sì, ma l’acqua di superficie entra, e un po’ d’acqua nel tubo diluisce il limo mentre scende verso la pompa.”

“Capisco cosa pensi, ma se è incamiciato e cementato bene, l’acqua di superficie non dovrebbe avvicinarsi.”

“Quando lo sussurro a Dio, gli dico che l’hai detto tu.”

“Allora, quand’è che sarà pronta la casa?”

“Non abbiamo nemmeno un impresario ancora –-- a meno che la tua divisione costruzioni non abbia un posto libero.”

“Ce l’hai una pianta?”

“Ce l’ho.”

“Ce l’hai qui?”

“Ce l’ho.”

“Vuoi che ci do un’occhiata?”

“Lo voglio.”

“Dov’è?”

“Facciamo entrare la gatta, e te la prendo.”

“Se ne sta in veranda così tutto il giorno a guardare?”

“No, di solito sta dentro e guarda dal vetro in basso della porta – a giudicare.”

“Quindi pure il capanno l’avete costruito voi?”

“I ragazzi. Sono ragazzi parecchio svegli. Dai, Kitty, dentro.”

“Ci sono andati un po’ pesanti con le scandole di cedro, ma hanno fatto proprio un bel lavoro --- oh wow, ci vivi davvero qua dentro.”

“Tutto il giorno.”

“Da quanto?”

“Sono qui da circa dieci gelate.”

“Il soffitto è isolato, le pareti le hai fatte?”

“Sì, ma venti è venti.”

“Accidenti, ci hai una stufetta e un frigo. Io ce la farei.”

“Johnny --- sai che c’è, ti piacerebbe da morire. Ti serve una distinta del legname?”

“Cosa?”

“Una distinta, figliolo. Tipo un preventivo.”

“Io lo costruirei coi nostri scarti.”

“Occhio, Don. Ha un sogno --- eccola.”

“Johnny, siediti da qualche parte.”

“Prendi quella sedia pieghevole, amico.”

“Srotolala qui. Cos’è questa cassa?”

“Sono le batterie.”

“Tutta quanta?”

“Sembra grossa?”

“Ci hai tipo, che, un capanno di cinque metri qui, e ci vivi dentro. Una cassa di compensato di due metri e mezzo – è grossa.”

“Sì. Ma è anche una buona scrivania. Chiudi quel computer e infila il rotolo sotto.”

“È una casa grande.”

“Ha due camere da letto.”

“Comunque, sessantacinque piedi per sessantuno, sono quasi quattromila piedi quadri.”

“Aspetta, questo è con i milleseicento piedi di terrazze.”

“Quindi, duemilaquattrocento.”

“Giusto.”

“Mi pare che il progetto dica duemilacento.”

“Struttura in due per sei. Bene. Posso prendere questa?”

“Quella è la mia. Ci ha il rilievo rilegato in fondo.”

“È un buon progetto. Houseplans punto net. Quelli di internet di solito non sono così buoni.”

“Hai tempo per farci un preventivo?”

“Be’, sì. È venuto con una distinta?”

“Te la mando per mail.”

“Sai già di qualche modifica?”

“Le fondamenta dovranno avere un garage nel seminterrato.”

“Vai coi blocchi o col getto?”

“ICF.”

“È un sistema furbo.”

“L’hai mai fatto?”

“Non ancora.”

“Cos’è IFC?”

“ICF. Sono tipo casseri di polistirolo vuoti, tipo Lego con dei telai di plastica rigida dentro. Fai passare il tondino nei telai di plastica, e tutto si incastra bello stretto, e ci versi il cemento dritto dentro.”

“Non l’ho mai visto.”

“Perché stai sempre su quel telefono col TicTok e chissà cos’altro.”

“E il pozzo? Ci hai un’idea di quando riesci a farlo?”

“Fammi una telefonata la settimana prossima quando hai livellato quel terreno.”

“Posso livellarlo in un paio d’ore.”

“Quando l’hai fatto la settimana prossima fammi una telefonata.”

“Continui a dire la settimana prossima, e io penso che ci hai un camion da pozzi nella tasca di dietro. E ho pure l’impressione che pensi che non so tagliare una semplice piazzola livellata.”

“Non è quello. La maggior parte della gente dice che è pronta, e perdiamo un sacco di tempo, arriviamo e non c’è niente di pronto.”

“Giusto. Ma se ti mando le foto, posso entrare in calendario?”

“Non ci hai nemmeno una casa ancora.”

“Però ci vivo qui.”

“Ci hai quel boccione dell’acqua lì.”

“Sì, ma lo vedi quel cesso? Sono secchi di stagno, amico. Mi serve un posto per farmi la doccia. Devo avere l’acqua.”

“Cioè, chiamami e basta la settimana prossima quando hai la piazzola pronta.”

“Va bene. Ti ascolto.”

Capitolo 73 – mercoledì 28 febbraio

“Ragazzo, perché sei a casa, non sei al lavoro?”

“Pà, fatti gli affari tuoi.”

“Sono affari miei. Sei a casa. Casa mia.”

“Questa è casa mia, pà. Questa casa la affitto io.”

Il ragazzo pensa che Kerry King gli affitta una casa senza che c’entra il mio nome. Pensa che questo è casa sua e io gli vado dietro perché lui è gentile. Dev’essere bello scriversi la storia in testa nuova ogni giorno senza bisogno che i fatti del passato vengono fuori a rovinare la bugia di oggi e rendere più difficile dire una bugia nuova domani. Tutta la vita del ragazzo comincia la mattina, e magari cambia prima di pranzo, e domani oggi è tutto dimenticato, una bugia nuova inventa la storia.

“Pà, ti sei di nuovo scordato il c’era una volta.”

“Dannato ragazzo, sempre a rispondere. Non c’è motivo di stare a casa, non ci entrano soldi. Non mi fai la sanguisuga sul mio assegno che arriva domani, ho lavorato tutta la vita per prendere quattrocentocinquanta, e finalmente arriva dopo tutti questi anni.”

“Pà, domani non ti arriva nessun assegno. Ho guardato come programmano quegli assegni, e si basano sul giorno che sei nato, non sul primo del mese. Il tuo compleanno è il ventitré, e quei soldi non li prendi fino al 27 marzo.”

“E come mai? Come t’è venuto in mente ’sto dettaglio ?” Non è giusto per niente, ma mi piacerebbe sapere come c’è arrivato in quella testa da saputello.

“Pà, sta scritto lì in quelle carte che ci hai sul bancone. Prima stavano sul bancone nella casa vecchia, e invece di portarle qui e metterle in camera tua, le hai rimesse proprio lì sul bancone della cucina, fiero come un pavone che sta per arrivarti un assegno. Sta scritto proprio lì in quei documenti che l’assegno non lo prendi fino al ventisette di ogni mese.”

“Ecco quanto ne sai. Domani è il ventinove. È un anno bisestile, saputello.”

“Pà, il saputello sei tu. Te ne stai qui su questa veranda, e mi vedi, e attacchi subito col perché non sono al lavoro. Be’, pà, visto che sei così furbo dimmelo tu perché.”

“Perché sei un pelandrone, ecco perché.” E adesso questo ragazzino linguacciuto, m’ha incastrato qui su questa veranda, non c’è spazio manco per girare una sedia dall’altra parte, ci ho questa ringhiera proprio in faccia, non vedo oltre queste sbarre. È così furbo che impacchetta tutta la famiglia e ci porta su per la collina, e adesso non abbiamo una veranda, non abbiamo un posto dove sederci e pensare, non sentiamo più com’è sentirsi tutt’uno con la natura come avevamo a casa – adesso è casa di Rusty. Lui cresce la sua famiglia in casa mia, e questo ragazzo mi intrappola in un angolo, ringhiera di legno marcio è tutto quello che vedo a manco due piedi davanti alla faccia mentre cerco di capire le prossime mosse con quello yankee, e lui smette proprio col posto migliore che abbiamo mai avuto per riprenderci quella valle. Smette di andarci e basta. E ci servono pure quei soldi.

“Pà, lo sai benissimo perché non vado su in quella valle a lavorare tutto il giorno gratis che mi pignorano la paga.”

“Così fanno, pignorano lo stipendio, ma neanche tu hai tutto ’sto senso perché non è che salti il lavoro per i contanti, non vai manco a cercarti un lavoro in contanti.”

“Mi sono appena alzato.”

Un altro problema proprio lì, il ragazzo dorme tutto il giorno se glielo lasci fare. “Perché non chiami Emma e la signora Mernie Newell? Come ti dico, chiedevano di te, vogliono che dai una mano a raschiare e pitturare il centro civico, e prima che te ne accorgi lei ti trova uno spunto per un lavoro a giornata pagato in contanti, e ci compriamo un po’ di spesa, non c’è niente da mangiare in questa casa.”

“La tua soluzione è che lascio un posto dove lavoro gratis e vado a lavorare gratis da un’altra parte? Così la spesa non la metti in dispensa. E poi, Meghan stasera lavora, e porta tutti quegli avanzi.”

“Quello sì che mi piace.”

“Magari porta un sacchetto di quei panini come la settimana scorsa. Erano buoni.”

“Eccome se lo erano. Se riporta a casa quella carne macinata, stavolta faccio il polpettone. Devi chiamare Emma, è tutto quello che dico.”

“Eccoti di nuovo, taglia l’albero della signora King, raschia il centro civico, raccogli la spazzatura sul bordo della strada, sembri quella Betty Wiggins, dice che lavoro gratis per farmi la rete di contatti. Non c’è nessuna faccia nuova che conosco a quel centro civico che mi trova contanti per un lavoro a giornata.”

Lavoro a giornata e mezza giornata se n’è andata. Non ha senso. “Perché non torni in quella valle a guidare quelle macchine e ti fai pagare venerdì.”

“Mi pagano venerdì, pà. Venerdì prendo il lavoro della settimana scorsa. E se sto fuori tutta questa settimana, quello incasina i conti, e prendo i contanti venerdì prossimo per via di quello yankee tutto superbo, e un uomo viene pagato il venerdì, anche se devi andare a impegnare qualcosa per la paga, l’uomo viene pagato.”

“M’ero scordato quella trattenuta-due, ci hanno una settimana di arretrato.”

“Pure la tua, pà. Quelle carte dicono che il tuo assegno arriva questo 27 marzo, e quello è in arretrato. Finalmente arriva il momento di pagare i soldi trattenuti e te li trattengono un altro mese, giusto per stare sicuri.”

“Jed s’aspetta che pago sul libretto che m’ha dato per quel furgone. Magari vado giù in quell’ufficio e mi faccio cambiare la data.”

“Non funziona così, pà.”

“E che faccio? Jed se li aspetta quei soldi il primo.”

“Be’, pà, magari sei tu quello che fa meglio a trovarsi un lavoro a giornata con le pulizie del centro civico di Emma.”

Sempre a rispondere. Gli faccio vedere che ci ho un guaio vero, e a ’sto ragazzo non gli importa che ho dato la mia parola, sputo e stretta di mano e tutto, e che devo mettere insieme quei duecento entro il primo, e lui dice che vado giù al centro civico a fare volontariato, e mi faccio un contatto che mi trova una giornata di lavoro, non pensa che quelle pulizie non ci sono manco fino al due marzo, e io devo pagare il primo.

“People Ready, come mi dici sempre. Vai giù da People Ready.”

“Si chiama Labor Ready, ragazzo.”

“People Ready, pà. Hanno cambiato nome anni fa.”

“Cambiare un nome non cambia niente. Vuol dire che guido fino a Knoxville, arrivo prima dell’alba, e magari non mi scelgono per nessun lavoro, e guido tutta la strada indietro e qualche immigrato s’è preso il mio lavoro.”

“Pà, te l’ho detto più di una volta, mettiti l’app JobStack sul telefono, e fai il login e ti prendi il turno, guarda qua.”

Il ragazzo ci ha un telefono che gli fa il lavoro, non ci ha soldi, ma ci ha un telefono che lavora per lui. Io ci ho un computer che lavora per me. “Cody, sei stato su di notte a usare il mio computer e a staccare quei tasti? Proprio ieri sera n’è sparito un altro – la W. Prima l’uno e il due, e poi è sparita la Q, e ieri sera se n’è andata la W, e non riesco ad aprire nessun sito senza che trovo quella W.”

Capitolo 74 – mercoledì 28 febbraio

“Ehi.”

“Ehi.”

“Ultim’ora.”

“Ce l’hai la versione da titolo?”

“Quelli dei pozzi sono tutti d’accordo sottobanco. Hanno letteralmente così tanto lavoro che magari chiami Atlas, e si presenta Sansone.”

“Parli come un’intercettazione – capisco quello che dici, ma sembreremmo proprio la trascrizione di un’intercettazione in codice se qualcuno decidesse di ascoltare.”

“Sansone e il grande lavoro del pozzo.”

“Ce li hai altri sottopancia?”

“Cos’è sottopanza?”

“Sottopancia. La casellina di testo in fondo allo schermo che ti dice se quel membro della produzione stamattina ha bevuto troppo caffè.”

“Cioè, non abbiamo ancora nemmeno coperto la storia del pozzo. Ci manca ancora l’intervista alla vittima e l’autorità dell’ultimo minuto in materia collegata dal suo salotto con l’opinione che cerchiamo di manipolare, e poi ci serve un vero giornalista che fa un collegamento in piedi con parole ambigue che sembrano confermare l’opinione.”

“Be’, Michael. Stiamo parlando del pozzo. Io sono in piedi in un ristorante a leggere la memoria di un avvocato a sostegno di una richiesta d’urgenza di ordinanza di comparizione, punizione eccessiva e tutto il linguaggio altisonante necessario per trasformare la mia semplice esecuzione di un mandato di raccolta prove in uno sciame di api a forma di serpente.”

“Aspetta. Non stavo attento abbastanza. Come hai fatto a far chiudere il posto per una semplice perquisizione con mandato? Non puoi chiudere un’attività per due giorni solo per una perquisizione.“

“Non posso parlartene.”

“Ma. Non puoi punire…”

“Michael.”

“Okay, hai ragione. Scusa. Allora, c’è una cricca di pozzai con così tanto lavoro che sentono il bisogno di fare il triage delle telefonate.. E per giunta questo qui è pure un’impresa edile per conto suo.”

“Tipo che costruisce case?”

“Già.”

“Gli hai fatto vedere un progetto della casa?”

“Meglio. Gli ho dato una delle copie.”

“Quindi ci fa un’offerta per il lavoro?”

“Credo. Mi spiace essere così negativo, ma non c’è stata una risposta dritta che sia una. Gli chiedevo chiaro e tondo, se livello il terreno, mi puoi fare il pozzo, e la risposta era tipo, quando l’hai livellato la settimana prossima, chiamami. E io gli dico che posso averlo pronto in un paio d’ore, e lui cambia discorso e si mette a parlare dei pesci nel laghetto.”

“Non va bene. Che ha detto del fatto che lo scavo lo fai tu?”

“Non ci ho nemmeno pensato. Anzi, ci siamo passati proprio accanto, e ne abbiamo parlato – ma era prima che sapessi che ha la licenza da impresario. Non ha mai detto che non ci lasciava fare lo scavo, ma se ci pensi, lui sa che lo scavo lo facciamo noi, e si è preso una copia del progetto.”

“Mi pare serio.”

“Devi chiamare HousePlans e farti mandare qualche altra copia. Me ne restano solo due da dare in giro.”

“Lo faccio quando esco di qui.”

“Però con questi costruttori non abbiamo fortuna. Quindi quello che devi fare davvero è chiamare Maddron.”

“Stasera abbiamo addestramento al distretto. Glielo chiedo io.”

“Davvero?”

“Sì, se lascio fare a te, restiamo senza casa per sempre.”

“Ho le mani legate.”

“A proposito di manette. Ieri sera mi è arrivata la parcella di Peter, e farai meglio a trovare ventimila dollari.”

“LMA.”

“Mi avevi detto che erano tredici.”

“Sforamenti, e poi non sapevamo dell’hotel.”

“Dove l’hai sistemato?”

“Tesoro, è venuto fin da Clarksville, e non lo mettevo mica in qualche topaia a ore.”

“Dov’è stato?”

“Al Marriott di Pigeon Forge.”

“Gesù, Michael. Tu vivevi in un capanno, e lui aveva il servizio in camera.”

“Non l’ha usato il servizio in camera, Stefanie.”

“Seimila di sforamenti.”

“Settemila.”

“La voce dell’hotel è seimilacento.”

“È stato qui più di trenta giorni.”

“Michael, devi darti una calmata. Perché i ragazzi questa settimana sono costati settemila?”

“Hanno preso un paio di braccianti a giornata.”

“Perché?”

“È stata una settimana di fuoco. Pacciamatura e sistemare la strada vicino al laghetto, Tagliare alberi e spostarli per aprire il nuovo tracciato del vialetto, Finire di impermeabilizzare il tetto del capanno; perdeva. Abbiamo impermeabilizzato le giunture, e gli abbiamo messo sotto delle lastre per livellarlo. Siamo andati da Karen ad abbattere un pino, e ci siamo riportati le sue ramaglie al Drip, e caricare e scaricare mobili, Spostare pietre dal vialetto alla piazzola, Sistemare il rimorchio e preparare lo spostamento del capanno.”

“Quale spostamento del capanno?”

“Dobbiamo spostare il capanno per finire l’impronta della sede della casa.”

“E i 1472 dollari da Green Acres Rock?”

“Pavimentazioni piatte. Dopo che spostiamo il capanno, voglio alzarlo un po’ così i topi non ci vanno a fare il nido sotto.”

“Sto facendo fatica a dare il meglio di me con te in questo momento. Devi – assolutamente – darti – una – regolata.”

“Magari potessi.”

“Come fai a spostare il capanno --- in cui vivi --- e dove lo sposti?”

“Viene una ditta che si chiama Mountain Barn Builders, e lo caricano su un mulo e lo spostano una quindicina di metri su per la collina così non devo spostarlo di nuovo finché non trasloco.”

“Il tizio si porta gli asini per spostare un capanno?”

“No, è una macchina che si chiama Mule. Ha tipo delle forche da pallet davanti. Mette delle ruote sotto un’estremità, e l’altra la solleva con la macchina, e lo fa rotolare dove deve andare.”

“Può tipo rovinare il capanno?”

“Potrebbe. Però va fatto. Tiriamo fuori tutto in cortile prima che arrivi per alleggerirlo.”

“Senti, sono qui seduta, e ci sono due persone in fila per farmi domande. Devo andare. Smettila di spendere soldi.”

“Smetto, ma Karen è pronta ad averti lì per sempre?”

“Devo andare.”

“Ti amo.”

“Ti amo.”

Capitolo 75 – mercoledì 28 febbraio

“Allora, Ehm, C’è un tizio che è entrato giù al deposito attrezzi.”

“È quel Boyd?”

“No, Hyundai grigia.”

“Non conosco nessuno con una Hyundai.”

“È laggiù.”

“Perché la Ring non ha suonato?”

“È lì, ma non ci è ancora passato davanti.”

“Dov’è il golf cart?”

“È ai rimorchi.”

“Che utile.”

“Direi di scendere a salutare chiunque sia e portarlo su.”

“Ci penso io.”

“Ma sì, vengo con te e lo porto su col golf cart.”

“Kitty vuole entrare.”

“Falla entrare. Non ci credo che sto fuori in maglietta a febbraio.”

“È bello. Però non dura.”

“Non ci vorrà molto, e la pioggia per oggi ci ha chiuso fuori.”

“Occhio a dove metti i piedi.”

“Dovevo mettermi gli stivali. È già un pantano fradicio.”

“Rusty oggi scava come un pazzo. Non riuscivo a stargli dietro.”

“A questo punto sembra tutta terra.”

“Però alla base c’è dello scisto bello solido.”

“Sarà divertente. Chiama e facci avere oggi un escavatore col martello demolitore. Con la pioggia saranno pigri, quindi lo consegnano.”

“Sunbelt?”

“Guardati in giro. Stef mi ha messo in testa i soldi. Prova A&A – tutti quanti. Però fallo oggi. Vedi che gli spunta un bozzo di roccia blu, e dobbiamo cominciare da lì, o restiamo qui un mese.”

“Herc Rentals di solito è il più economico.”

“Chiama tutti e quattro e prendi il prezzo migliore. Prendilo per una settimana. Saranno sui duemila. Intanto io chiamo Ag Pro e vedo se riesco a comprarne uno a poco. Se ci vogliono tre settimane, sono seimila ”

“Come minimo – Ma non scordarti che col martello dovrai fare anche il muro del vialetto.”

“Già, uno lo compro di sicuro.”

“Vuoi ancora che prenda un noleggio?”

“Sì. Nessuno avrà un martello demolitore disponibile, e adesso che abbiamo cominciato, dobbiamo finire prima che arrivi qui un ispettore e veda che scaviamo senza permesso.”

“Giusto. Magari è l’ufficio edilizia, quello.”

“Probabile di no. Loro girano con macchine bianche. Questo Unistrut ha tenuto bene.”

“È molto più forte del legno per i telai dei pannelli solari, poco ma sicuro.”

“E in più, con i piedi interrati, abbiamo un impianto messo a terra.”

“A me sarebbe piaciuto vedere quell’idea della recinzione per il bestiame.”

“Sei un sadico – pare che stia scendendo.”

“Dici che ci ha visto?”

“Probabile. Quel tizio non ci sta in una Hyundai.”

“Sarà la macchina della moglie o roba del genere.”

“Il carro attrezzi è in officina o roba del genere.”

“Carro attrezzi?”

“La prima cosa che m’è venuta in mente – ha la faccia da autista di carro attrezzi.”

“Era da un po’ che volevo dirtelo – ogni volta che ci passo e lo vedo, e poi me lo scordo.”

“Cosa?”

“Vedi come l’acqua taglia la strada proprio qui a metà collina. Secondo me lo sistemiamo con un semplice tubo di drenaggio di traverso.”

“Però questo pezzo di strada probabilmente non lo tengo. In pratica è il retro della diga, e non voglio macchine che salgono da qui.”

“Anche così, quest’acqua che scorre ti taglia il fianco della collina quasi da parte a parte.”

“Adesso ci vede. Perché se ne sta lì fermo alla macchina?”

“Sta parlando – ha il Bluetooth.”

“Magari è quell’impresario – non mi sono neanche segnato il nome.”

“Grandi speranze.”

“Speranze alla Fozzie Bear. Pare che stia abbaiando a chiunque sia al telefono.”

“Si sta prendendo una lavata di capo.”

“Dev’essere bello avere le orecchie giovani.”

“Sta dicendo, non intendevo quello, no signora. Sì, signora. Adesso saluta con la mano e dice ehi.”

“Sì, quella parte l’ho capita, spiritoso. Ehi.”

“Sono Jeff.”

“Sono Michael.”

“Ero appena al telefono con la tua signora.”

“La mia signora, eh? Com’è andata?”

“È un bel tipino.”

“Ma come hai fatto a finire al telefono con lei?”

“La tua email – ho provato a chiamare il tuo numero quando sono arrivato, e non hai risposto, così ho chiamato l’altro numero che avevi messo nell’email.”

“Ho lasciato il telefono nel capanno quando sono sceso a incontrarti – tu chi sei?”

“Jeff della Smokey Mountain Builders.”

“Il furgone è dal meccanico?”

“No. Quella è la mia macchina.”

“Con quella lì dentro ti fai un mazzo così.”

“È questo il cantiere giusto?”

“È questo.”

“Non c’è verso che i miei ragazzi si sopportino tutto questo fango.”

“Neanche a noi piace, ma siamo qui per il bosco, e al bosco la ghiaia dappertutto non piace.”

“La casa va qui?”

“Oh, no. Va su per la collina da dove siamo scesi.”

“C’è un parcheggio lassù?”

“No. È un pendio, e stiamo scavando la sede della casa proprio adesso – Non possiamo fare un vialetto davanti finché non c’è la fondazione.”

“Il vialetto davanti non conta niente se non riesci a far entrare i camion.”

“Noi entriamo benissimo.”

“I miei ragazzi questo non lo fanno.”

“Probabilmente è meglio così. Comunque sono contento di averti risparmiato la camminata in salita.”

“Io quella non me la facevo a piedi. Se non scendevi tu, me ne andavo e basta appena chiudevo con la tua signora.”

“Stefanie. È stato un piacere conoscerti, Jeff.”

“Pure per me. Buona fortuna con ’sta cosa, amico. Però un costruttore non lo troverai mai.”

“Che incoraggiante. Non stare con le mani in mano. Grazie del tuo tempo.”

“Ehi, fammi chiedere, perché non ti prendi una squadra di movimento terra e porti qui un po’ di pietrisco e fai il vialetto come si deve?”

“Beh, Jeff. Di solito non rispondo a una domanda con una domanda, ma questa mi manda fuori sequenza. Che intendi quando dici come si deve?”

“Questo sembra un lavoro fatto al risparmio.”

“E quale no. Spiegati meglio, se non ti spiace.”

“Non riesco a vedere tutto il posto, ma ho appena guidato per più di quattrocento metri a zigzag in mezzo a un bosco fitto con la macchina che vibrava per tutto il tempo.”

“E tu che suggerisci?”

“Suggerisco di tagliare cinquanta o sessanta di quegli alberi, e di raddrizzare la strada.”

“Sono due curve larghe. Ti sei impantanato?”

“No.”

“Sei andato in testacoda? Sei finito fuori strada?”

“No. Però si balla.”

“Si balla. E ci sono quelle curve.”

“Beh, sì. Sono entrato, e non riesco a vedere la strada più su, tipo, e devo entrare prima di sapere se la strada continua fino alla curva dopo, e le passo tutte e due prima di arrivare fin qui, e da qui non vedo niente, manco da qui.”

“Quindi la privacy.”

“No, è che si balla e la privacy e gli alberi che stringono la strada.”

“Voglio dire, la macchina ti si è graffiata coi rami o che?”

“È una bella macchina. È una ventiquattro?”

“L’ho presa giusto la settimana scorsa.”

“È bella. Quindi i rami non sono tipo in mezzo alla strada o roba simile, giusto? Cioè, li abbiamo tagliati belli corti, ci saranno nove metri tra quelli più vicini all’altezza del suolo.”

“È come una galleria.”

“Sì, la chioma è lassù ed è bella fitta, sicuro, ma non ti graffia mica la macchina.”

“Se ne tagli un bel po’, avresti la vista libera sul cielo.”

“E la ghiaia? È abbastanza spessa?”

“Io dico solo che qui i camion non li fai entrare mai.”

“Un paio di settimane fa sono entrate le betoniere bell’e tranquille.”

“Avete già cominciato?”

“No, ci siamo fatti spruzzare un muro di spritz-beton per tenere su una collina che abbiamo tagliato.”

“Ah, avete già una squadra di movimento terra.”

“La squadra di movimento terra siamo noi.”

“Tu che fai?”

“Rapino banche.”

“---”

“Meglio che lasciare che rapinino me. Cos’altro vedi, Jeff?”

“Avete già un sacco di pietrisco qui.”

“A questo punto saranno quasi cento camion.”

“Dici sul serio?”

“Quando siamo arrivati era un sottobosco intatto pieno di sorgenti e ruscelli, e fin qui a stento ci arrivavo a piedi. Questo vialetto qui va su per quasi altri quattrocento metri fino a un tornante che gira di nuovo verso il garage della casa.”

“Un vialetto di ottocento metri. È un bel camminare – in salita.”

“È abbastanza dolce, ma – Tanner, vai a prendere il golf cart, e portiamo su Jeff a vedere il colpo d’occhio.”

“Non l’avevo visto.”

“Già. Allora, hai mai fatto un’offerta per un lavoro dove ci sono cento camion di pietrisco spariti nel terreno solo per farti entrare e fare il progetto?”

“È un sacco di pietrisco.”

“Un camion alla volta.”

“Allora, salta su.”

“Non ti ho nemmeno sentito arrivare.”

“È elettrico.”

“Come lo ricarichi?”

“Pannelli solari. Salta su. Vedrai.”

“È proprio un bel posto.”

“Stai cambiando un po’ musica.”

“La strada è ancora più sconnessa con ’sto golf cart.”

“Non sei ancora pronto a mollare. Va bene. Vedrai. È un lavoro niente male. Abbiamo quattro a tempo pieno e in programma un quinto, e saranno a disposizione dei tuoi ragazzi quando sarà il momento.”

“I miei subappaltatori non parlano inglese.”

“La montagna di Babbel, allora. Però io parlo spagnolo. Tu come comunichi con loro?”

“In cantiere non ci vengo molto. Lavoro con i titolari, e loro sono madrelingua, quindi il cantiere lo gestiscono loro.”

“Aspetta, non li gestisci tu i tuoi cantieri?”

“Sì. Solo che non devo presentarmi per farlo.”

“Beh, presentarti non ti servirebbe a niente se non riesci a parlare con gli operai. Ma come fai un cambiamento o correggi la rotta se lo fai a distanza? Tipo, che ne so, se un corrimano delle scale lo stanno montando dalla parte sbagliata o qualche cosa del genere?”

“Di solito mi mandano le foto.”

“Quindi tipo un videogioco.”

“Probabilmente un po’ più complicato di così.”

“Io sto quassù tutto il giorno con questi ragazzi. Non riesco a immaginare di lasciarli da soli a prendere ogni decisione per conto loro.”

“Io me lo immagino tutti i giorni.”

“Bella questa, Tanner. Ma non lo pensi davvero.”

“Col cavolo che non lo penso. Ma hai ragione. Mi fa impazzire – e pure tutti gli altri – quando non ti trovo per chiederti come vuoi questa cosa o quell’altra.”

“A te capita spesso, Jeff?”

“Non smettono mai di chiamare, amico.”

“Immaginavo – con la tasca che vibrava ho pensato allo scenario migliore.”

“Non smettono mai.”

“Perché non rispondi e basta?”

“Possono aspettare. Cosa sono quei rimorchi?”

“Solo attrezzi e materiale.”

“E il bivio, quello va tipo verso i vicini?”

“No, quello a destra sale dietro la diga fino al laghetto.”

“Allora, l’altro giorno ho notato che ’sto coso fa fatica su questa salita, ma con tutti e tre sopra, è da pazzi.”

“È dura, eh? Comunque, quindici non è male.”

“Meglio che andare a piedi.”

“Oh --- caspita, questo quassù è un cantiere.”

“Beh, sì. Che ti aspettavi?”

“Più roba come quella laggiù.”

“Vedi cosa abbiamo fatto con quella strada a destra, come l’abbiamo collegata quassù a questa? Il piano era di chiudere quella che sale dietro la diga e far entrare tutti da qui, ma --- Tanner, secondo me colleghiamo le due strade proprio qui, facciamo un anello per girarsi almeno durante i lavori perché Jeff qui mi ha fatto pensare che ci saranno un sacco di furgoni con le squadre, e gli servirà un posto dove parcheggiare e girarsi e roba del genere.”

“Non gli piacerà lo stesso.”

“Voglio dire, non ce l’hanno i furgoni?”

“Furgoni, per lo più, ma un sacco di ragazzi hanno solo la macchina.”

“Le macchine quassù non ci arrivano mai prima che finisca la strada.”

“Così non ci lavorano.”

“Voglio dire, questi ragazzi parcheggiano giù nel piazzale tutti i giorni e salgono a piedi.”

“Sì, è vero. E lo apprezziamo un sacco, Bossman.”

“Bossman, eh? Ne riparliamo dopo.”

“Quindi avete due scavi. Avete cominciato lassù e vi siete accorti che era sbagliato e poi siete venuti qui --- questo non va ancora bene.”

“Sei un tipo interessante, Jeff.”

“Non starete mica scavando la sede della casa lì, vero?”

“Beh, sì. È al centro del lotto, proprio accanto al laghetto. C’è un deck che fa tutto il giro della casa, e sopra la fondazione sarà tipo quattro metri e mezzo sopra l’acqua. Sarà splendido.”

“Sei parecchio vicino a quel ruscellamento.”

“Me l’hanno già detto. Avevo l’angolo più vicino a sei metri. Adesso l’ho spostato indietro a nove.”

“Sei mai stato quassù quando piove?”

“Non ci sono mai stato quando non piove.”

“Mi piacerebbe vederlo quando passa l’acqua.”

“È invisibile. Guarda le foglie per terra. L’acqua non sposta le foglie.”

“Mi piacerebbe vederlo lo stesso.”

“Avrai la tua occasione tra un’oretta se resti a pranzo – Vuoi qualcosa? Tanner, prendi l’ordinazione di Rusty e di Devin e diamoci una mossa.”

Capitolo 76 – 29 febbraio

“Ehilà Tommy.”

“Che ci fai qua, Testone?”

“Beh, signore, son venuto a portare la sua bambina a cena se me lo permette.”

“Beh, te lo permetto, ma non pensa’ che solo perché voi due siete sposati me la puoi riportare qua a tutte l’ore.”

“No signore. Non ci penserei mai. Come va, amico?”

“Indaffarato da matti. Oggi stavamo a smontare un deck, e non so’ più giovane come una volta.”

“Dici sul serio? Non puoi… Non dovresti fare ’ste cose.”

“Non c’ho scelta. Mike ha preso il lavoro, per dare una mano a una signora che abita qua giù, e io e Stephen semo tutto quello che c’ha per fare il lavoro.”

“Mi sa che Clover sfonda quella porta se non entro a salutarla.”

“Pure Stefanie prob’bile che scalpita. Tutto quello che fa ogni sera è starsene in casa a guardare Jeopardy e la Ruota della Fortuna con me e Karen.”

“È stato un mese lungo.”

“Pare che so’ due.”

“Ci vuole un po’ per abituarsi, poco ma sicuro. Siamo a un mese, e a parte un paio di cene e una serata da soli, abbiamo solo il telefono.”

“Faccio uscire Clover.”

“No, non farlo. Così non devo star lì dentro a scodinzolare io per farla muovere.”

“Almeno adesso Maddron è della partita.”

“Cosa? Questo non me l’ha detto. Ieri sera glielo doveva chiedere, ma non mi ha mai detto che era della partita.”

“Mi sa che ho appena rovinato una sorpresa.”

“Oh, cavolo. Lascia perdere. Eccola che arriva.”

“Ehi, Stef, ’st’omo s’è presentato nel mio vialetto, dice che c’ha un appuntamento con te stasera. È vero?”

“Ciao, Clover. Quella è la mia faccia. Piano cucciola. Okay, okay, sali sul pickup, ecco qua. Accidenti, è carichissima. Ciao, amore. Sei proprio bella.”

“E tu sembri un senzatetto.”

“È solo una coincidenza.”

“E questa settimana ce l’hai una coincidenza con una doccia?”

“È stata una settimana piena.”

“Sì, ma non ti fai la doccia da quattro giorni.”

“E va bene, allora.”

“Fa schifo.”

“Non guarda’ me. Io te lo provo a dire che c’hai la boccaccia.”

“Amico, ho solo detto che era bella.”

“Beh, ti presenti alla serata da soli, che pari appena cascato fuori dalla macchina in un mucchio, e te la pigli così.”

“Grazie dell’aiuto, amico.”

“Il piacere è tutto mio.”

“Amore mio, salta su. Dobbiamo mangiare, e adesso devo tramare e architettare un appuntamento riparatore.”

“Hai proprio ragione.”

“Gliela riporto presto, signor Cotter, signore.”

“Si vede.”

“Sali, Sweathog. Ho fame.”

“Attenta ai piedi. Tommy, fa’ il bravo mentre siamo via. Quella lingua biforcuta non è selettiva come speri.”

“È un angelo, e finché c’ho te, c’ho un porto sicuro.”

“Ci vediamo tra qualche ora, amico --- Amore mio, che si mangia stasera?”

“Beh, pensavo di sederci a mangiare da qualche parte, ma forse un drive-thru.”

“Ce lo portiamo su al Drip?”

“Neanche per idea. Quel capanno puzza come un posacenere.”

“Puzza peggio di così.”

“No, posacenere.”

“Il pickup non è molto meglio. Anche stanotte ho dovuto dormirci dentro.”

“Lo so che adesso non aiuta con le notti fredde, ma per l’autunno sarai a posto. Ieri sera ho parlato con Maddron, e ha detto che lo fa.”

“Stai scherzando? È fantastico! Che ha detto?”

“Ha detto che lo fa.”

“Entusiasta?”

“Cioè, ha detto che è molto impegnato.”

“Quindi un ritardo.”

“No. Vuole fissare un pranzo venerdì.”

“Oh cavolo, questa è grossa! Quindi questa è una cena per festeggiare?”

“Lo era.”

“Scusa amore. Non me ne rendevo conto.”

“Non mi è mai passato per la testa che saresti venuto alla nostra unica serata da soli senza pensare prima a farti una doccia.”

“Sì, adesso lo vedo.”

“Ti prendi la scabbia o qualcosa del genere se non ti dai una sistemata.”

“Credo che per prendersi la scabbia bisogna entrare in contatto con la scabbia.”

“Uno sfogo, allora.”

“Vuoi tornare a casa, così mi do una lavata, e prendo dei vestiti dal mio bucato pulito?”

“Non c’ho nessun bucato per te.”

“Okay, domani vediamo Maddron e gli facciamo vedere il cantiere e il progetto e ci mettiamo d’accordo, e Sabato andiamo a cena fuori come esseri umani.”

“Ho l’addestramento statale tutto il fine settimana.”

“’Sta storia delle due agenzie è una rottura di palle.”

“Lo Stato adesso ci ha messo sui red dot, e abbiamo addestramento tutto il fine settimana.”

“Ottimo modo per prendere una che tira col novantotto e trasformarla in un’imbranata.”

“L’FBI l’anno scorso ce li ha messi a Phil, e lui dice che ci si è abituato.”

“Quello lì ha troppi lavori. Sevierville, Revenue, e FBI.”

“Due figli, moglie, e trova pure il tempo per farsi la doccia.”

“Ecco il difetto in quel piano della sorpresa.”

“Quanto ci vuole se Maddron comincia subito?”

“Calcola un mese per andare sottoterra.”

“Tu sottoterra ci sei già.”

“Questo è evidente, ma intendo con i plinti. Deve far fare i disegni, prendere i permessi, mettere in fila le maestranze. Quel primo mese è un sacco di tempo al telefono. Ed è per quello che pago il quindici per cento.”

“Venticinque per cento.”

“Cosa?”

“Ha detto che è costo più venticinque.”

“Per forza.”

“Per forza, cosa?”

“È una bella botta.”

“Vuoi che gli dica di no?”

“No, no. Non quello. Ho fatto questo computo in tutti i modi possibili, e la lista del legname l’ho comprata insieme al progetto della casa, così l’ho mandata da Tindell’s quando ho ordinato le capriate per l’officina.”

“Aspetta, cosa? Quando le hai ordinate le capriate dell’officina?”

“Sorpresa?”

“No. No. Eravamo d’accordo che l’officina aspetta finché non è costruita la casa.”

“Cercavo di prendere qualche cosa in anticipo. La roba che richiede tempo.”

“Quanto sono costate le capriate?”

“Tu non lo guardi l’LMA, vero? Le capriate per l’officina immaginaria le ho comprate perché ci vogliono tipo sei settimane per produrle, e non voglio arrivare al punto che sono pronto per quell’edificio e devo correre per poi aspettare.”

“Quanto, Michael?”

“Cinquemila. Ma il punto non è quello. Mi serviva un prezzo per il pacchetto legname, e volevo convincerli a farmi un buon prezzo, e gli ho offerto anche il pacchetto per l’officina.”

“Aspetta, non avrai mica comprato il legname per l’officina, vero? No aspetta. Questa casa non la costruisci tu. Perché ti fai fare i prezzi del pacchetto legname?”

“Devo fare una stima, Stefanie.”

“Perché? È il lavoro dell’impresario.”

“Sì, ma il servizio lo devo comprare io, e come faccio a trattare se non so quanto costa.”

“È Maddron.”

“Lunedì, quando ho mandato la richiesta, non era Maddron.”

“No, Michael.”

“Sì, Stefanie. Le capriate per l’officina le ho già ordinate, e anche se la casa la costruisce Maddron, l’officina non la costruisce lui.”

“Michael, tutto il mio lavoro sono ricevute mischiate. Ognuno di questi piccoli geni pensa che se riesce a mescolare il conteggio dei contanti, riesce a incasinare il fascicolo. Al lavoro non ci casco, e non ci casco nemmeno a casa.”

“Non sto facendo quello.”

“Sì che lo fai. Pensi che se metti le capriate su una voce di spesa insieme all’offerta del legname puoi dimostrare la differenza di prezzo e fregarmi per farti costruire la casa.”

“Tesoro, lassù ho conosciuto un sacco di impresari, e l’unico che usava prezzi veri è quello che sta per restare senza lavoro costruendo esattamente la casa che stiamo costruendo noi. Quella casa è quasi finita.”

“Non è un impresario con la licenza.”

“E allora? Ogni impresario con la licenza che chiami prende gli stessi ragazzi, un tizio che parla a malapena inglese non ha la patente, ha tre numeri di previdenza sociale, e l’impresario lo paga meno di quanto prenderebbe se lavorasse direttamente per me. Proprio ieri ho conosciuto uno che lo dimostra in pieno.”

“Maddron, Michael.”

“Sì, si chiama Michael. E allora?”

“Bel tentativo. Ascolta. Questa casa non la costruisci tu, e il tuo pianino di prendere i permessi da solo e farla costruire a Enrique, non succederà!”

“Da che parte giro?”

“Non m’interessa.”

“Stef. Dobbiamo mangiare.”

“Non ho fame.”

“Dai, non ti arrabbiare.”

“Non sono arrabbiata.”

“Non mi metto a giocare a indovina-la-mia-emozione con te. Sei toccata, ed è perché hai un ideale in testa, e io sto tirando ogni nervo del corpo per assecondarlo, ma tu diventi sempre più dura. Io vivo in un capanno, Stefanie. Tu vivi nel tuo letto di quando eri bambina. Abbiamo più o meno la metà dei soldi che ci servono per costruire questo posto, e io sto guardando un calendario con dentro il tempo vero – un tempo che per me conta.”

“Non parlarmi così.”

“Stefanie, siamo a un mese, ed è tutto pianificato sulla lista dei desideri. Ho detto sì alla tua idea dell’impresario generale, a Maddron – venticinque per cento, quelli sono prezzi da concierge.”

“Che sono i prezzi da concierge?”

“Ci sono tizi in giro che prendono il venticinque, ma la tariffa corrente è il quindici. Il venticinque è quello che fai pagare al tizio che sta a cinque stati di distanza e non ha altro che tempo e budget da buttare.”

“È anche quello che devi far pagare quando non hai proprio il tempo di fare una cosa, ma non puoi dire di no al tuo amico.”

“Giusto, ma devi capire. Abbiamo seicento per costruire questa casa, e vuol dire che la casa la dobbiamo finire con 480.000,00 dollari.”

“Ma di che parli?”

“Quattrocentottanta più il venticinque per cento fa seicento. E adesso la stima di Tindell’s si dimostra proprio giusta. Un impresario di solito trova un carpentiere a sette o otto dollari al piede per la manodopera, e il pacchetto legname di solito va da cinque a quindici al piede a seconda di quanto sono complicate le capriate, ma noi abbiamo comprato il disegno con l’intelaiatura da due per sei, e il nostro tetto è quasi quarantacinque square e capriate complicate con il soggiorno a volta.”

“Michael, mi stai facendo la matematica.”

“Sono numeri, e non cambiano. Il pacchetto capriate era trentottomila, e il pacchetto intelaiatura ventisette, sono sessantacinquemila solo per i legni.”

“Restano comunque quattrocentoquindici.”

“Allora la matematica la fai pure tu. La fondazione sono duecentonovanta piedi lineari di ICF da dieci pollici di spessore, a buon mercato sono venticinque di calcestruzzo e dieci per i casseri, trentacinque prima di firmare il primo assegno per la manodopera.”

“Trecentottanta.”

“Va bene. Adesso paghiamo i carpentieri. Otto al piede per la casa, quattromila piedi di muri, sono trentadue e il tetto, sono quattromilacinquecento a due dollari, novemila.”

“Quarantuno? Fa trecentotrentanove.”

“Adesso ci serve la manodopera per il calcestruzzo. Lì la forbice è larga. Facciamo finta che quello del calcestruzzo ha la pompa sua; questa casa non te la getta per un centesimo in meno di quanto costano i materiali – trentacinque per il mese.”

“Mese?”

“Già. Ci vorrà un mese per gettare i plinti, piazzare i casseri, puntellarli e gettare. Per fortuna, sono solo circa nove betoniere, quindi possiamo gettare in un giorno solo di fila, e non ci ritroviamo con giunti freddi dappertutto come a Hardin Valley.”

“Quindi trentacinque?”

“Diciamo trenta.”

“Trecentonove.”

“Quindi centosettantuno ci danno una fondazione, un’intelaiatura, e un tavolato del tetto. Il tetto è quindici per i materiali, e ci puoi scommettere quel tuo bel culetto che sono altri dieci per metterlo giù.”

“Duecentoottantaquattro.”

“Finestre, cinquanta.”

“Duecentotrentaquattro.”

“Porte esterne, tre singole, due doppie, e le due d’ingresso principali. Se su quelle due risparmiamo, forse ce la caviamo con venti installate.”

“Duecentoquattordici.”

“Adesso viviamo in una scatola di compensato con un tetto e le porte. Niente impianto idraulico, elettrico, riscaldamento e aria, elettrodomestici, piastrelle del bagno, piani della cucina, mobili, scale, porte delle camere, porte del garage, deck, ed ecco che se ne vanno i tuoi duecentoquattordici.”

“Lo vedo. Ma non è così lontano come pensavo.”

“Quello è il costo, più venticinque. Arriva giusto ai nostri seicento se va tutto alla perfezione. E ogni centesimo di sforamento esce dal cuscinetto dell’LMA e dai nostri stipendi, e quelli sono già impegnati per i lavori delle infrastrutture.”

“La casa non la costruisci tu, Michael. Non passo dal vivere in un cantiere al vivere nel prossimo.”

“È vicino, Stefanie. Vicinissimo. Anche con tutto questo, non ho messo in conto la pittura, le cornici di porte e finestre, i battiscopa, l’officina, il solare; mi immagino due sistemi di ventilazione perché ci serve il riscaldamento a gas come riserva, e un impianto geotermico dual fuel davvero efficiente non lo fanno.”

“Michael.”

“Okay, mettiamola da parte. Ne abbiamo già parlato, e io almeno devo prendermi un trancio e un’insalata, o lo stomaco mi si mangia la spina dorsale.”

“Questo posto non mi piace.”

“Puoi prenderti un trancio e basta e andiamo a cena sabato?”

“Sabato sera ho l’addestramento, e ho già detto a Emma che davo una mano al centro comunitario.”

“Che ti ha preparato?”

“Ha un sacco di gente che si riunisce per pulire e imbiancare. Dovresti venire.”

“Ehm. Mamma mia, meno male che me l’hai chiesto tu e non lei.”

“Sì, lei se ne sarebbe accorta di sicuro.”

“Sottile, eh? Adesso non mi va di lavorare al centro comunitario, e ho un milione di cose nostre da fare – soprattutto adesso.”

“Mmhmm.”

“A che ora è Maddron domani?”

“Non l’ho ancora fissato, ma ha detto pranzo.”

“Seymour Grill?”

“Va bene.”

“Fissalo. Passo dalla casa modello e vedo se riesco a mettermi in contatto col proprietario per il permesso di visitare il cantiere col nostro impresario --- non ci credo che l’ho appena detto.”

“Te lo lascerà fare?”

“Sono sicuro di sì. È un cantiere.”

“È ancora un cantiere?”

“È un po’ che non ci passo, ma probabilmente sì. Ci serve un assegno per Maddron domani?”

“Cioè, portane uno, ma di quello non ne abbiamo parlato. Ha detto che cercava di mettere insieme un contratto di massima – almeno qualcosa da guardare.”

“Adesso si fa sul serio. Questa settimana ho già speso tipo trentamila, e appena…”

“Come diavolo hai fatto a spendere trentamila dollari in una settimana?”

“Primo, c’è la roccia, tesoro. C’è un enorme bozzo di roccia blu di scisto non eroso proprio in mezzo alla sede della casa. Abbiamo noleggiato una macchina col martello demolitore, e ho ordinato il nostro martello demolitore da Ag-Pro.”

“Un martello demolitore costa trentamila dollari?”

“No. Il noleggio era duemila, e il martello ottomila.”

“Non fermarti lì. Sono solo diecimila.”

“Ti sento, Stefanie. Davvero. Ma devi capire.”

“Non capisco, e non capirò…”

“Devi. Adesso ascolta. Stai attaccando le singole voci e il costo, ma non stai trasformando le informazioni in conoscenza.”

“Hai ragione. Sono stupida.”

“Dai. Piantala. Smettila subito.”

“Non parlarmi così.”

“Devo. Mi parli come se spendessi soldi in carte dei Pokemon o roba del genere. È casa nostra, tesoro, e in un modo o nell’altro va costruita.”

“Trentamila in tre giorni, Michael.”

“Tre giorni? Non sono tre giorni.”

“Questa l’abbiamo fatta tre giorni fa nello stesso identico parcheggio del ristorante.”

“Sì, ma le spese vere non sono tutte in quei tre giorni. Il tubo del canale di scolo è una fattura. Ne avevamo già parlato, e adesso la dobbiamo pagare.”

“Le capriate, Michael.”

“Sì, ecco, quelle sono dei tre giorni. Tecnicamente.”

“Non so cosa vuol dire tecnicamente, ma farai meglio ad arrivare da qualche parte con questo discorso.”

“Okay. Ascolta. Ho speso circa quattordicimila sull’LMA, Gli stipendi sono passati martedì, settemila, ma quelli sono usciti ancora dal mio stipendio. E ne ho spesi novemila con la carta.”

“Mi stai prendendo in giro! Ce ne avevi già più di sessanta sopra.”

“Basta. Spenderemo un sacco di soldi. Un sacco. Tipo un sacco vero. Ci saranno migliaia e migliaia di voci su migliaia di ricevute per centinaia di giorni. Non puoi ammazzarmi a furia di micromisurarmi. Ho speso novemila con la carta. Ho comprato la recinzione antierosione e l’anguilla da mettere intorno al laghetto, e un noleggio di una macchina, ma quello non è ancora stato addebitato.”

“Così la carta di credito va sopra i settantamila.”

“Lo so, amore, ma è più facile strisciare la carta che firmare un assegno – davvero ci passiamo tutto l’appuntamento su questa cosa?”

“Ripaga la carta con l’LMA. Io non sono questa persona.”

“Non sei tu quella che li spende.”

“Ripagala… Dovresti proprio rispondere al telefono.”

“È solo un’altra chiamata spam.”

“Non smette mai di squillare.”

“Prendilo. È caduto giù accanto al tuo sedile.”

“È Cody.”

“Cody?”

“Questa sarà interessante. Ehi, Cody.”

“Ehi, Bossman. Scusa se non ho chiamato. Sono stato male.”

“È quello che succede quando te ne vai a metà giornata incazzato dicendomi di andare a farmi fottere. Stai così male che non riesci a usare il telefono.”

“Già. Mi son preso la schifezza.”

“Covid?”

“No, Michael. La Schifezza non è il Covid. La Schifezza è la schifezza.”

“Ciao, Stefanie. Come stai?”

“Ciao, Cody. Sento che ti sei perso un paio di giorni. Vuoi fare cambio?”

“Signora?”

“Niente, amico. Dice solo che è un po’ gelosa.”

“Domani ci sono. Scusa se non ho chiamato.”

“Perfetto. Hai chiamato Tanner? Non hai ancora l’assicurazione, ma probabilmente troviamo un modo per fatturare una visita alla guardia medica se ti serve.”

“Nah, non mi serve. Domani ci sono.”

“Bene.”

“Okay, allora, ciao.”

“Ciao, amico.”

“Interessante. Perché l’hai fatto tornare?”

“Non lo decido io.”

“In che senso?”

“È socio della ditta che ho preso per fare il lavoro.”

“Lo sai che non è vero, sì?”

“È vero, Stef. È vero. Deve esserlo o sto commettendo frode fiscale.”

“Michael. Questi uomini li hai assunti tu.”

“Li ho scelti per fargli un regalo. Il mio metodo è stato prendere uno e lasciare che scegliesse lui gli altri. Hanno saputo in ogni minuto del percorso che se non sono una ditta, io non li faccio lavorare. Posso saperne più di loro. Posso perfino stargli addosso su ogni cosa, ma non posso assolutamente assumerli, licenziarli, o punirli senza punire tutti quanti. E l’unico modo in cui posso farlo è usare i loro servizi o non usarli.”

“Il loro lavoro lo controlli tu.”

“Controllo anche DirecTV e pure il geometra. Robby Giles si è fatto prestare il mio laser rotante. Questo lo fa diventare un mio dipendente?”

“Ti credi proprio furbo, eh?”

“Senti, c’ho già Cody che mi controlla ogni mossa sperando che commetta qualche reato e che abbia quello che mi merito, preferirei non averlo anche a casa. Devo mangiare.”

“Sto morendo di fame.”

“Tu? Io c’ho così fame che adesso stai cominciando a sembrarmi uno di quei tacchini dei cartoni animati.”

Capitolo 77 – venerdì 1 marzo 2024

“La porta è aperta.”

“Kitty è sull’albero tagliato.”

“Lui dov’è?”

“Boh.”

“Gatta, ’ndo sta quello yankee?”

“Non lo sa manco lei.”

“Allora, ehm, direi che ci mettiamo al lavoro e basta.”

“La sede è asciutta. Io e Russ possiamo metterci su questa.”

“Devin, lo so che sei stufo della recinzione antilimo, ma va messa. Scavare una buca senza permesso è già brutto abbastanza, ma farlo senza recinzione antilimo è proprio andarsele a cercare le figuracce.”

“Mettiamo l’anguilla.”

“Così male, eh?”

“Amico, ho piantato cento paletti, e le vesciche mi hanno detto di restare a casa.”

“Ricevuto. Però neanche l’anguilla è una crociera di piacere. Quei trucioli di legno pesano in fretta quando cominci a tirare il salsicciotto intorno al lagheto.”

“Non possiamo agganciarne la punta allo skid e trascinarla?”

“Comunque, è un tubo da venticinque centimetri pieno di trucioli, lungo novanta metri, e lo skid non te lo mette lungo il bordo dell’acqua.”

“Non ce la faccio proprio a dare un’altra mazzata. Metà di queste vesciche sono scoppiate. Guarda.”

“Dovresti andare alla guardia medica stasera a farti dare una pomata antibiotica o qualcosa del genere.”

“C’ho il Neosporin.”

“Una mazza non la puoi tirare, poco ma sicuro, ma secondo me neanche quest’anguilla puoi tirare.”

“Cody lo skid non lo molla.”

“Lo mollerebbe, ma quel pendio non è posto per uno che non sa usarlo con un angolo cieco che si muove. Però te lo insegniamo. Promesso. Oggi non è giornata.”

“Mi metto i guanti e basta.”

“Sei sicuro? Non devi lavorare con le mani messe così.”

“Sono solo vesciche, amico.”

“Fammela rivedere. Sì, vedi? Con quella non ci trascini un rotolo antierosione. Quelle anguille sono tipo intrecciate e ruvide con i trucioli che spuntano fuori, e quella vescica è enorme.”

“Non è più una vescica.”

“Ancora peggio, però. Guardala. È quasi dentro il palmo, e c’ha già la terra sotto il lembo di pelle.”

“Va bene così.”

“Con quella l’anguilla non la tiri. Cerca su Google, come curare una grossa vescica rotta sul palmo.”

“L’ho fatto ieri sera quando l’ho scoppiata.”

“L’hai scoppiata apposta?”

“Più o meno. Ho preso una maniglia della porta, e si è rotta, ma non si è tipo svuotata tutta in una volta, così l’ho bucata un po’ di più.”

“Che ha detto?”

“Ti parlano le vesciche, Tanner?”

“Che ha detto Google?”

“Tenere pulito, non strappare, pomata, dottore se mi cade la mano.”

“Allora è deciso. Una vescica così grossa non l’ho mai vista in vita mia. Quella roba ti arriva fino in mezzo al palmo, e l’anguilla non la tiri. Allora ecco cosa fai. Mettiti i guanti, prendi quelle clip piccole che abbiamo lasciato sulla mensola nel rimorchio, e comincia a sistemare i fili penzolanti dietro i supporti dei pannelli solari, e quando hai finito fammi sapere. Il resto della recinzione antilimo la metto io.”

“Non ci vorrà molto.”

“Lo so, ma le abbiamo lasciate lì, e puoi passare la giornata su tutte quelle cose quasi finite, pulire e mettere in ordine gli attrezzi se finisci quelle. O questo, o vai alla guardia medica.”

“Le clip sulla mensola in alto?”

“Proprio come pensavo. Guardalo lassù. Con quella macchina è duro, ma quella terra la lavora come se la macchina fosse attaccata a lui.”

“Lui quella macchina la odia.”

“Perché dici così?”

“È solo la faccia che fa quando l’escavatore lo prende Rusty.”

“È tipo un balletto duro, guarda. Il tizio ha tipo un cerchio per lavorare che non è più grande della macchina stessa, e non ho idea di come raccoglie quella terra, la solleva sopra la macchina così ha spazio per girarsi, e intanto porta giù la benna intorno al muro di roccia – su un pendio andando via a scaricarla. Io mezzo carico lo rovescerei o ribalterei la macchina.”

“È un artista. Però qui lo odia.”

“Lo so, ma non ha senso. Per lui è letteralmente perfetto. È il capo di se stesso, ma non deve andare a fare offerte tutti i giorni per farsi arrivare il lavoro.”

“Pensa un po’.”

“Ci ho pensato.”

“Non è bello.”

“Non è poi così male, ma questo lavoro mi ha fatto pensare. Allora, hai una ditta, e la gente chiama, e tu vai a vedere il lavoro, e ne parli, è come un colloquio di lavoro tutti i giorni della tua vita. Cody non è fatto per quello, e credo che lo sa, ma come squadra, Io e Rusty possiamo fare le offerte e lui può guidare squadre e macchine, e avrebbe tutto il tempo da solo in una macchina che riesce a sopportare, e avrà tutto questo per niente più che tenersi il primo lavoro finché il lavoro non è finito.”

“Quella è la parte difficile. Ha già cominciato.”

“A mollare?”

“Già.”

“Non credo che stia mollando. Credo che voglia solo lavorare part time con la paga del tempo pieno.”

“Però la paga del tempo pieno non la prende. Lunedì e martedì è andato via presto, e mercoledì, giovedì non è venuto proprio.”

“E in più, gli pignorano lo stipendio.”

“Sta cercando di farsi pagare in contanti.”

“Non funzionerà.”

“Ehi!”

“Ci ha sentito?”

“Fareste mejo a spigne’ quella porta là, e fa’ entra’ quella gatta.”

“No, in piedi su quella benna non ci può sentire.”

“Guarda ’sta gatta. Vo’ entra’.”

“La vedo, amico.”

“Col cavolo che ci ha sentito da quella macchina.”

“Quanto è stato fuori?”

“Non l’avevo notato.”

“Kitty, da quanto stai seduta su ’sto scalino – Arrivo. Chissà se lo sa che ha lasciato la porta aperta.”

“No, quando l’ho montata, ci hanno interrotto, e mi ha detto di metterci un chiavistello, ma non siamo arrivati a fare neanche quello. Scommetto che è scivolata quando l’ha chiusa.”

“Capisco perché mettiamo la recinzione antilimo, ma è strano tipo perché lui non ha preso il permesso per cominciare a scavare, quindi che importa se hai una recinzione antilimo montata come si deve?”